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Title: Igiene dei piaceri secondo le età, i temperamenti e le stagioni
Author: Debay, Auguste, 1802-1890
Language: Italian
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Copyright Status: Not copyrighted in the United States. If you live elsewhere check the laws of your country before downloading this ebook. See comments about copyright issues at end of book.

*** Start of this Doctrine Publishing Corporation Digital Book "Igiene dei piaceri secondo le età, i temperamenti e le stagioni" ***

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                         CURIOSITÀ FISIOLOGICHE



                          *IGIENE DEI PIACERI*

                                SECONDO

                  LE ETÀ, I TEMPERAMENTI E LE STAGIONI


                                  DI
                              *A. DEBAY*


                         RIDUZIONI DAL FRANCESE
                                  DEL
                         D. Introzzi Gianpietro



                            GIOVANNI GNOCCHI
                             EDITORE MILANO

                                 1886.



                    Bergamo--Stab. Tip. Frat. Bolis.



                            ================

                               CAPITOLO I.

                       *Definizione del piacere.*

                            ================


La vita dell'uomo è un misto di _piaceri_ e di _dolori_. Queste due
sensazioni del pari forti e diametralmente opposte si agitano nell'animo
umano, lottano incessantemente tra loro, e a vicenda si vincono, ma ben
di rado si cancellano. L'uomo portato dalla sua natura ardente, vivace
cerca sempre ed ovunque il piacere, come lo stato nel quale egli meglio
può gustare la vita, usandone però moderatamente. E per _piacere_
intendo accennare a qualunque aggradevole sensazione che faccia presa
sui nostri sensi. Così chiamerò _piacere_ le ebbrezze voluttuose di
amore, come le dolcezze del riposo. Le gradazioni del piacere più forte,
più vivo a quello più debole sono innumerevoli. Ma tutti non esciranno
mai da questa grande classificazione, cioè _piaceri sensuali_ e _piaceri
morali_. Inutile pure il dire che i generi sono infiniti.

_I piaceri fisici o sensuali_, quantunque più ricercati, sono quelli che
meno restano impressi, anzi cercano col cessare dell'eccitante che li ha
prodotti. I _piaceri morali_ sono i più puri, sono quelli che giammai si
cancellano dall'animo.

I diversi generi di piaceri però sono prodotti da varie cause. Dalla
condizione sociale, dal temperamento nervoso, dall'educazione, dai
climi, dalle stagioni, dall'età, dal sesso, dallo stato di salute, ecc.
Come ben si può scorgere a priori un vecchio ottuagenario non ricercherà
i piaceri vivaci e focosi della gioventù. Diversi saranno i piaceri che
si ricercheranno in inverno ed in estate, in città ed in campagna. Come
pure diversi sono i piaceri dell'amore da quelli della mensa; quelli
della caccia da quelli del riposo, ecc.

Molto agisce sui piaceri anche il temperamento; infatti lo stesso
piacere farà una più viva impressione sul temperamento nervoso che sul
linfatico.

La nostra vita è dunque un complesso di piaceri e di dolori.
L'indifferenza che tanti definiscono uno stato intermedio fra il dolore
ed il piacere, raramente si scontra nella vita.

Il piacere può anche dirsi il possesso dei beni che si desiderano, il
dolore la loro privazione. E siccome tutti nella loro vita desiderano,
così tutti potranno andar soggetti alla realizzazione di questi
desiderii o alla loro privazione. E questa asserzione è puramente
pratica. Non è forse un piacere il riposarsi quando si è stanchi? Il
mangiare, il bere quando si ha fame o sete? Anche l'amare ed essere
riamato dal nostro ideale, poter sacrificare a lei tutto perfino la
vita, non è forse una dolce soddisfazione, non è forse un piacere?
Soccorrere l'infelice, consolare l'afflitto, morire per la patria, per
un'anima bella non son forse piaceri? E se questi lo sono, la negazione
di essi non produce dolore nell'animo nostro?

Ora dirò che l'uomo cerca sempre il piacere e sempre fugge il dolore.
Questo non ha bisogno di dimostrazione. Anche i bruti per istinto
cercano la gioia, le sensazioni gradevoli. Eccetto nel caso d'una
perversione di istinto tutti cercheranno il piacevole e fuggiranno
quello che può loro nuocere.

Non mi si accusi però di voler fare l'apologia del piacere o del
sensualismo. No; una accusa di tal genere classificherebbe subito chi la
lancia per un'anima poco elevata. Il piacere è anche _morale_, diss'io;
e del resto, anche gustando i _fisici_, sempre però con riservatezza, è
un bene.

Un uomo che sente dignità di se stesso non abusa dei piaceri sensuali,
perchè ha anche la cognizione di sapere che, oltrepassato un dato
limite, diventano dannosi. È forse male gustare l'odore grato d'una
mammola, il delicato sapore d'un frutto maturo? È forse male amare
onestamente una vaga fanciulla dalla treccia nera e lucente? L'Ente
supremo ci ha largiti questi beni affine di sollevare lo spirito nostro
dalle fatiche del lavoro; non sarebbe forse follia il rifiutarlo?

Uno dei più dolci incanti della vita è la unione _dei piaceri dei sensi_
al _godimento dello spirito_, perchè ci sollevano come in un mondo
incantato, tutto nuovo per noi. Guai però a chi si lascia trasportare
dal piacere. Esso non deve mai essere un bisogno, una abitudine, un
vizio! Se lo fosse ci abbasserebbe al livello del bruto, perchè
soffocherebbe in noi qualunque altro lodevole sentimento. Quanti uomini
che, dominati da un piacere sensuale, presentano nella loro fisionomia
analogia coll'animale, cui li assimila la loro inclinazione!....

I piaceri sensuali avviliscono ed annientano l'uomo! Quanti uomini
d'ingegno non si sono per questo completamente abbrutiti. Basterà citare
il romano Antonio. Non avrebbe egli vinto Ottavio se un amore cieco non
lo avesse gettato fra le seducenti braccia della regina Cleopatra!

Da questo capitolo deduciamo dunque la morale seguente: gustiamo i
piaceri leciti con somma prudenza; mai non lasciamoci dominare da essi.
Fuggiamo quei piaceri che, pregiudicando altri, pregiudicherebbero noi
stessi. Non vuotiamo per intiero il calice del piacere; dopo questo
viene l'ebbrezza, la sazietà, il dolore.

Evitiamo dunque gli eccessi, uniformandoci alle nozioni d'igiene che
verranno esposte in questo libro.



                            ================

                              GAPITOLO II.

                   *La giovinezza ed i suoi piaceri*

                            ================



                              PARTE PRIMA.

                         *Adolescenza--Pubertà.*


_Adolescenza e sua igiene_.--Questa bella età che si rimpiange sempre ha
i suoi piaceri innocenti ed anche giovevoli alla salute. Essi consistono
in giuochi meno o più rumorosi, come il salto, le corse, la ginnastica,
la danza, il nuoto e qualche volta l'equitazione. Piaceri che, quando
non affaticano di soverchio il fanciullo, sono giovevoli; perchè
irrobustiscono i suoi muscoli; gli allargano il torace, consolidano la
sua salute e lo rendono agile e destro.

Le malattie e le indisposizioni che affliggono questa età sono le
bronchiti, i mali di gola, le eruzioni cutanee, le emorragie nasali, i
colpi, le cadute, ma principalmente i flussi di ventre e le
indigestioni. Quando le prime cure materne non bastano a guarire il
giovinetto, allora la prudenza esige di chiamare il medico, perchè è
meglio prevenire una malattia che guarirla. Secondo i casi giova
all'ammalato delle bibite emollienti o diluenti.

I mali di corpo e le coliche provengono dalla ghiottoneria propria a
questa età; dal mangiare cioè in quantità frutti succosi, dal rodere gli
acerbi.

Sono pure a temere pei fanciulli le indigestioni provocate da
zuccherini, confetti, pasticci, dolci ed altro, perchè queste chicche
sono molto pesanti e indigesti, e bisogna procurare di non guastare lo
stomaco sì da bambini. Quando dopo qualche malattia il fanciullo non si
corregga, bene è d'uopo che i genitori gli facciano una continua
vigilanza, perchè la malattia si rinnoverebbe con somma facilità.

Non si predicherà mai abbastanza ai bimbi i tristi effetti
dell'ingordigia, massime poi alle giovinette, perchè le chicche tolgono
loro la giovanile avvenenza e la seducente freschezza.

_Pubertà_.--La pubertà è l'età nella quale una grande rivoluzione
s'opera nel corso della nostra vita, l'età nella quale il fanciullo
diventa uomo; la ragazza, donna. Questa è l'età nella quale ci si
schiude davanti un orizzonte dorato; nella quale tutto ci sembra color
di rosa. È l'epoca dei sogni più lusinghieri, degli affetti più vivi; è
l'epoca nella quale la fervida immaginazione ci trasporta, in cui si
fanno mille castelli in aria; castelli che pur troppo si sfasciano al
primo vento glaciale del nord. Eppure si è felici, o per lo meno molti
lo sono, perchè adulti si rimpiange questa fase della vita nella quale
cominciano a far capolino i prodromi di potenti fenomeni organici che la
pubertà non indugia a svolgere. È l'amore, il quale, a partire da
quest'epoca, domina tirannicamente il nostro essere. E ciò ha voluto
natura per mantenere il suo fine: _la propagazione della specie_.

Innumerevoli sono i piaceri di questa età perchè è appunto nella pubertà
che lo spirito nostro è avido di novità, di svaghi, di divertimenti, di
forti impressioni.

Le feste, le gioconde serate, i balli, i concerti, i teatri sono piaceri
che attraggono la gioventù, ed ella vi si slancia con tale ardore al
quale è bene mettere un freno. Infatti essi ponno e _moralmente_ e
_fisicamente_ riuscire dannosi alla gioventù.

_Fisicamente_ potranno nuocere non usando tutte quelle precauzioni che
pur troppo in queste occasioni, nelle quali si è esaltati, non passano
nemmeno per la testa. Infatti il subitaneo passaggio dal caldo al freddo
o viceversa, l'eccitazione cerebrale che si propaga al corpo, le
soppressioni totali o parziali di una esalazione, di una evacuazione
sono cause di affezioni polmonari acute, di irritazioni intestinali, di
dolori addominali, di bronchiti, di reumi, che possono svilupparsi dopo
un po' di tempo od anche istantaneamente.

_Moralmente_ potranno nuocere se il carattere del giovinetto è molto
impressionabile. È cura dei genitori il preservarlo da questi pericoli.
Non che io dica di privare affatto il giovane da qualsiasi divertimento
suaccennato, dal teatro, per esempio, no. Ma aver cura, se si tratta del
teatro, di sapere a quale produzione assisterà il giovane. Infatti non
resterebbe male impressionato se assistesse ad una produzione nella
quale l'amor coniugale si mette in ridicolo e s'innalza l'adulterio ad
un eletto sacrificio da parte della donna?... Nella quale si passano in
rassegna le turpitudini di qualche scellerato? Allontanatelo dunque da
questi luoghi equivochi, ma però accompagnatelo là dove delle produzioni
morali inspireranno nel suo cuore il sentimento del buono, del vero e
del bello.

Inoltre un piacere pericoloso pei giovani è il pubblico ballo,
maggiormente quello di una grande città, dove vi si slancia una folla
ardente e vivace, avida di trovare il piacere nell'ebbrezza della danza.

Però i genitori potranno accompagnarvelo se il desiderio di curiosità
del figlio loro si mantenga come un'idea fissa.

I piaceri che si provano invece frequentando le feste di famiglia ed i
piccoli giuochi di società sono molto più innocenti e dovransi accordare
di buon grado perchè sollevano lo spirito giovanile.

È in queste riunioni che il giovane si reca volentieri perchè sa di
trovare l'oggetto dei suoi pensieri, e i suoi più rosei sogni giovanili.
La danza per questa età è un divertimento carissimo, perchè possono far
pompa della loro abilità ed eleganza, soddisfacendo l'ambizione
nascente, che se si mantiene nei limiti è una leggiera alterazione
dell'amor proprio. A questi convegni intervengono sempre amici di casa,
per cui la decenza e il pudore non hanno nulla a soffrire. Ne risulta
quindi una gaiezza sincera e scevra di qualunque fine secondario.

Inutile d'enumerarsi sono poi tutti i diversi generi di piaceri fisici e
morali. Raccomandiamo alla gioventù i piaceri morali, perchè oltre
all'essere incancellabili, sono di utilità grandissima agli altri, e
lasciano nell'anima una soddisfazione ed un contento grandissimo. Eccone
un esempio.


                 _Un beneficio è sempre ricompensato._

                               RACCONTO.


Con passo frettoloso e col viso allegro e giulivo un giovane studente
per nome Edmondo Derval si avviava ad un convegno per andare con diversi
suoi amici a fare una scampagnata. Ma fu arrestato durante il suo
cammino da un crocchio di gente che attorniavano un poveretto steso al
suolo. A tal vista Edmondo si avvicinò, e vista la faccia smunta e
macilente di quel giovane infelice domandò alla folla che gli era
accaduto. È ubbriaco, dicevano gli uni; è uno stratagemma per carpirci
qualche soldo; è colto da apoplessia, dicevano gli altri. Derval lo
esaminò attentamente, e disse indignato a chi osava ingiuriare il
poveretto:

--Largo, signori, concedetegli un po' di aria; quest'uomo è estenuato
dalla fame.

E siccome nessuno lo soccorreva, rivoltosi a tre giovanetti vicini:

--Animo, disse loro, aiutatemi a portare questo disgraziato nella vicina
osteria; gli faremo ingoiare qualcosa.

E seguiti dalla folla che benedicevano quel giovane pietoso, entrarono,
e deposto l'affamato su una banca, Edmondo domandò una tazza di brodo e
un bicchier di vino del più buono. Appena bevuto un sorso di quel brodo
vivificante, l'infelice aprì gli occhi, sollevò un po' la testa e
compreso cosa eragli accaduto:

--Grazie, disse ad Edmondo con uno sguardo languido, ma espressivo, Dio
ve ne compenserà.--E a lenti sorsi trangugiò il resto della bevanda
ristoratrice. Derval gli fece anche portare un bel pezzo di vitello, e
raccomandato al suo protetto di mangiare lentamente, chiamò l'oste, gli
diede una moneta da 5 lire, dicendogli di pagarsi e di consegnare il
resto a quel povero giovane, e tra i ringraziamenti i più sinceri uscì.

Intanto l'ora del convegno era trascorsa, ed il borsellino s'era
impicciolito, ma egli lungi dal rimpiangere la gita perduta, tornò a
casa col cuore soddisfatto di avere fatto una buona azione. L'indomani
a' suoi amici, che gli domandavano perchè non era intervenuto a una così
bella gita, raccontò il fatto, ed essi lo approvarono dicendo che una
così rara soddisfazione valeva meglio che i folli piaceri d'una
scampagnata.

--Ma tu hai dato tutto il tuo gruzzolo al poverello? gli domandò un
amico.

--Sicuro, era l'ultimo pezzo da lire 5 che mi rimaneva, rispose egli.

--Ebbene, noi siamo amici; mancano quattro giorni alla fine del mese,
puoi abbisognare di qualche cosa. La mia borsa non è tanto ben fornita,
ma io la metto a tua disposizione!...

       *       *       *       *       *

Pochi anni dopo, la rivoluzione del 1789 scoppiava. La plebe inferocita
sfogava il suo furore da lungo tempo represso su tutto ciò che le pareva
colpevole. L'aristocrazia fuggiva, il re era prigione, l'esercito
disfatto. Nel decimo giorno circa del furore plebeo un giovane
elegantemente vestito si difendeva a stento dalle ingiurie e pur troppo
dalle busse dei popolani, e certamente non sarebbe uscito di là colle
proprie gambe se un giovane operaio, fattasi la via a forza di gomiti,
non avesse fatto il largo attorno al nostro eroe con due poderosi pugni.
E presolo per mano gridò: «Guai a chi lo tocca! Questi è un amico del
povero, un consolatore degli afflitti; senza di lui io sarei morto di
fame» E rivoltosi al giovane, dissegli: «Venite, vi condurrò a casa,
questo quartiere non è sicuro per voi!» Quell'operaio era l'affamato
dell'osteria, quel giovane elegante era Edmondo Derval!



                            PARTE SECONDA.

              *I piaceri della giovinezza e loro igiene.*


Qualunque sia il piacere che ci procuriamo, dobbiamo sempre porre un
limite ad esso, perchè gli eccessi sono sempre funesti, e sono il più
delle volte cause di serie malattie che possono renderci infelici per
l'intiera vita.

Chi non conosce le dolorose indisposizioni che provengono da un eccesso
nel mangiare o nel bere?

Come si disse poi nel capitolo precedente bisogna tener calcolo anche
del luogo, delle stagioni, dell'ora e del tempo. E mi spiego. Non tutti
i luoghi sono adatti al benessere del nostro temperamento, e sono a
fuggirsi i siti umidi, dove si leva quella nebbia malsana causa di
febbri dolorose. Anche le stagioni influiscono sui generi dei piaceri,
come pure il tempo. Nessuno potrà divertirsi e ritrarre giovamento
intervenendo ad una partita di piacere, di caccia, di pesca, al nuoto,
se non in giorni sereni e in luoghi salubri. Un consiglio che i giovani
dovrebbero sempre ascoltare è il seguente. Mai non si deve bere, anche
sentendo il più stimolante bisogno, quando si è corso, saltato, fatto
esercizi ginnastici, perchè, sopprimendo istantaneamente la
traspirazione, si va incontro a malattie molto pericolose. Altresì, per
la stessa ragione, non si deve esporsi ad una corrente d'aria fissa.
Tenetevi fisso nella memoria questo consiglio se un giorno o l'altro non
volete che, a seconda del vostro temperamento più o meno debole, essere
assaliti da reumi, da flussi di ventre, da coliche, da mali alla gola e
da altre di queste forti indisposizioni che tutte provengono dalla
soppressione istantanea della traspirazione. Quanti che per aver
trascurato questi precetti si rovinarono per tutta la vita!....

I piaceri poi non devono essere spinti fino alla fatica, altrimenti
diventano nocivi. Anche l'amore allo studio deve essere frenato, perchè
un'occupazione continua logora gli organi. Così gli studi che esigono
una posizione incomoda devono essere di poca durata. Tali sono il
disegno, il pianoforte, il ricamo e l'arpa.

Anche la musica vocale riesce dannosa a coloro che si sforzano, o che
ripetono intempestivamente esercizi che non sono alla loro portata,
perchè le corde vocali logorandosi si può perdere del tutto quella voce
che per tanti è la loro vita.

È dunque meglio che tali studi si ripetano spesse volte nel giorno,
piuttosto che sacrificare ad essi delle ore intere.



                             PARTE TERZA.

                 *Igiene alimentare della giovinezza.*


Questo capitolo deve essere attentamente considerato, essendo la
questione degli alimenti la principale, poichè, questi sono i fattori
principali della vita. È una questione che dolorosamente non fa parte
del programa scolastico; dolorosamente dico, perchè molti giovani
istruiti escono dagli istituti senza avere nemmeno le prime cognizioni
riguardo a questa materia. La scelta degli alimenti, la loro quantità e
qualità dovrebbe essere calcolata in ragione del sesso, dell'età e del
temperamento dell'individuo. Influiscono molto anche su esse le
stagioni, i luoghi, le professioni. Essendo provvisti di queste utili
cognizioni si scanserebbero tante malattie, e l'alimentazione avrebbe
pieno il suo corso di rinvigorire le esauste forze del giovane. E il
nutrimento di esso richiederebbe maggiori cure di quelle che attualmente
si prestano. La qualità e quantità delle sostanze alimentari devono
essere conformate e proporzionate sulle perdite del soggetto, quindi
nella giovinezza l'alimentazione dev'essere più abbondante, perchè in
quest'epoca della vita molto attiva ed operosa il giovane subisce un
continuo ed abbondante spreco di forze muscolari.

Si deve avere riguardo anche al genere di vita che conduce l'individuo;
infatti un impiegato che è condannato ad una vita sedentaria dovrà
nutrirsi meno d'un manuale che s'affatica tutto il giorno. Le stagioni
pure influiscono, ed infatti tutti d'inverno mangiano molto più che
d'estate, e nella scelta dei cibi si deve aver molto riguardo nella
primavera e nell'autunno.

Circa poi il numero dei pasti, questi devono essere regolati sulla forza
dello stomaco dei giovani. I giovanetti hanno bisogno di fare quattro
pasti al giorno. Due abbondanti e due più leggieri intermedi per
attenuare la fame che si farebbe troppo sentire. Dopo i 24 anni invece
bastano due soli pasti abbondanti o al massimo tre.

Sopratutto però badate di non mangiare e bere eccessivamente! Guai agli
intemperanti! Lo stomaco starei quasi per dire che è il centro della
vita nostra, perchè è nello stomaco che i cibi subiscono quella
trasformazione chimica, per la quale, ridotti in chimo, si assimilano
col sangue, risarcendoci per tal modo delle forze perdute. Chi è sano
di stomaco godrà d'una vita lunga e felice, e potrà giungere ad una
robusta vecchiaia esente da infermità. Una raccomandazione importante
sarebbe quella di alzarsi da tavola con un leggiero appetito, mai
mangiare ingordamente fino a che vi sentite sazi, perchè se lo stomaco
affatica a digerire tutti quei cibi coi quali lo empite, esso si
logorerà ben presto e si andrà soggetti ad indigestioni, a gastriche ed
altre malattie sempre gravi allo stomaco ed agli intestini. Abbiate
dunque sempre cura di questo apparato sì necessario alla vita; rifiutate
qualunque cibo o bevanda che gli possa nuocere e che lo rendono incapace
di funzionare nella tarda età.

Abbiate dunque sempre in mente questi precetti, perchè chi ve li dice è
uno che per molto tempo ha violentemente sofferto di stomaco e vi
scongiura pel male nel quale potreste incorrere di osservare
attentamente queste norme elementari.



                            ================

                             CAPITOLO III.

                           *Dell'amor fisico*

                            ================



                              PARTE PRIMA.

                        *Primi palpiti d'amore.*


È nella giovinezza che noi cominciamo a pensare ed a sognare: è in
questa età che le nostre forze fisiche e le facoltà intellettuali e
morali si sviluppano e s'ingrandiscono; è in questa età che il nostro
cuore si apre ad una vita novella, che esso si accende e batte per una
nuova passione che in un istante può incendiare tutto l'umano edificio.
È l'amore che si mostra sotto un aspetto giocondo alla nostra fervida
immaginazione, è l'amore che incomincia ad impossessarsi dei nostri
giovani cuori per forse poi straziarli e farsene giuoco. Quasi tutti o
ben pochi vanno esenti da questa passione; e gli antichi avevano ragione
di raffigurare l'amore sotto le sembianze d'un vispo fanciulletto alato,
cogli occhi bendati tenendo in una mano una fiaccola, nell'altra un arco
sempre teso e sulle spalle una farètra piena di acutissimi dardi. Nulla
può contro esso; anche gli Dei stessi dell'Olimpo, persino il sommo
Giove furono trafitti dalle freccie dorate d'Amore.

Tutti adorano l'amore e specialmente i giovani, per esso tutto
sacrificano, per esso cercano la riputazione, la fama, la gloria! Di
quante nobili e generose azioni è causa l'amore! Dante, Petrarca, Tasso
per lui si immortalarono! E Amore sempre volubile, perchè bello, spinge
gli uni alla gloria, gli altri al tradimento, alla ignominia; quanti
esempi che pur troppo si potrebbero citare!... Meglio è il silenzio.



                            PARTE SECONDA.

                        *Sensazione del coito.*


Al fine di conservare la nostra specie sul globo la natura ci ha
concesso durante l'atto della riproduzione uno dei più vivi piaceri.
Questa sensazione in certi insetti è così intensa che perfino la morte
non varrebbe a separare il maschio dalla femmina durante il coito.

Nell'uomo un improvviso arresto, qualunque sia il motivo, dei pieceri
venerei, può produrre gravissime conseguenze e in certi casi anche la
morte. I piaceri d'amore poi offrono i più svariati fenomeni a seconda
della costituzione fisica dell'individuo, della sua impressionabilità
nervosa e del clima in cui vive.

Vi sono taluni che li gustano e vi si abbandonano con una vera frenesia;
altri che restano quasi insensibili. Però questi due casi sono anormali,
e dinotano un'alterazione del sistema nervoso. Il coito, per produrre
buoni frutti, deve aver luogo in un voluttuoso raccoglimento.

La donna nella più tenera età, come per istinto, preludia alla
riproduzione colle sue bambole e col suo amore ad esse come fossero
figlie.

La giovinetta sogna d'amore e scorge davanti a sè un orizzonte roseo e
sorridente.

La donna pone tutto il suo amore nei figli, uniche sue speranze
avvenire, e fattasi vecchia circonda colle cure più sollecite i suoi
vispi nipotini.



                              PARTE TERZA.

                        *I due lati dell'Amore.*


Non sempre l'amore è causa di gioie pure ed infinite; talvolta lo è di
dolori e di una vita sventurata. Se giovani lo si cerca e lo si brama,
in seguito poi a qualche disillusione si cerca di fuggirlo e lo si
maledice.

Esso, come già dissi, spinge gli uni alla gloria; gli altri, perchè
comanda la devozione e l'ubbidienza, all'ignominia, al tradimento!

Eppure l'amore è l'ideale di tutti; tutti pongono in esso i loro sogni,
le loro speranze. Ma guai a chi leggiermente vi s'abbandoni! Prima di
cadere completamente nei lacci d'amore bisogna ponderare ben bene dove
esso ci potrà condurre.

L'amore ha un lato vivace, sorridente, che ci attrae; l'altro è tetro,
imbronciato, che ci disgusta.

L'amore puro, timido e casto appartiene al primo genere. Esso è l'amore
che deve formare la felicità nostra, è un amore tutto poetico e
lusinghiero.

Al secondo appartiene l'amore irato, focoso, che è funestato dalla
gelosia. Guardiamoci da questo, perchè il fuoco che arde nei nostri
petti ben presto si consuma senza poter nulla di poetico godere. Esso è
un amore direi quasi despota e tiranno.

È vero che all'amore nulla può comandare, ma è bensì vero che gli si può
resistere con un grandissimo sforzo di volontà. Tocca ai genitori di
mostrare ai loro figli il lato brutto e pericoloso, tocca ad essi, dico,
ad arrestarli sul lubrico cammino che conduce ad una vita desolata,
piena di pianti e di tristezze.

Guardatevi pure, o giovinetti inesperti, dagli amori volubili, gelosi e
violenti. Se un tal genere di amore cominciasse a far presa nel vostro
animo soffocatelo al suo nascere; meglio negare, anche con dolore, la
propria volontà, che essere infelici, e disgraziati più tardi.



                             PARTE QUARTA.

                   *Dell'Amore e sua igiene morale.*


Se l'amore coi suoi nodi difficilmente solubili avvicina due giovani
cuori e li fa battere entrambi dello stesso palpito, raramente si può
arrestare i battiti di quei cuori, raramente si può scindere i due
amanti. Nulla, nemmeno l'esilio potrebbe spegnere la fiaccola ardente di
quel primo amore.

Ciò che alle volte pone un ostacolo insormontabile è l'incompatibilità
di carattere, la differenza della posizione sociale. E quì l'igiene e il
ragionamento devono riunirsi in uno sforzo comune per rendere evidente
ai due innamorati l'impossibilità di accendere la fiaccola d'Imeneo. Le
ragioni però che i genitori dovranno addurre sempre, devono avere un
serio fondamento, e devono essere esposte con dolcezza se si vuole
ottenere la vittoria. Esporle con severa durezza non si farebbe altro
che attizzare il contrariato amore.

Se questi mezzi fossero vani, allora l'amore essendo troppo radicato nel
cuore del giovane, nulla varrà a estirparlo, e se un languore incurabile
s'impossessasse del povero innamorato, l'unico rimedio è il matrimonio.

Però di rado si scontrano questi casi, perchè una cura amorosa e assidua
da parte dei genitori può allontanare queste sventure. E più tardi,
quando il giovane comprenderà la disgrazia alla quale è sfuggito,
avranno la soddisfazione di sentirsi ringraziare e di essere più di
prima amati.

Dopo però s'accorgono della giustezza dei rifiuti dei genitori; nella
foga della loro passione nulla vedono, e non pensano che i genitori
hanno molta maggiore esperienza di loro.

Mi ricordo d'una giovinetta che disse:

«Pare che i miei genitori dimentichino che io voglio maritarmi per me e
non per essi. Perchè rifiutarmi l'uomo che io amo e designarmene un
altro che mi è indifferente e che ben presto mi tornerà odioso?»

Se questi giovani potessero in queste occasioni riflettere, vedrebbero
che queste determinazioni sono state prese dopo le più minute
informazioni e ricerche, circa al futuro sposo o sposa alla sua
famiglia, al suo carattere, alla sua condotta.

Vorreste voi che un padre e una madre avessero d'abbandonare la loro
creatura allevata con tanti sacrifici sulla via della virtù a un giovine
dedito ai piaceri più vergognosi e illeciti, a un giovane che invece di
essere il sostegno della sposa, fosse il suo carnefice? Oh! no... farete
bene a rifiutare la domanda d'un simile soggetto che farebbe infelice la
vostra prole diletta.

È dovere sacrosanto de' genitori di vegliare sui figli loro, di
consigliarli, di guidarli sul lubrico sentiero della vita. Essi non
hanno esperienza, la loro mente è piena di poesia, vedono tutto color di
rosa; perchè sono i primi passi che fanno nel mondo, perchè sono
desiderosi di tutto vedere, di tutto gustare.

E voi giovani, pur troppo sempre presuntuosi, ascoltate i vostri
genitori; se voi avete lo studio, essi hanno la conoscenza pratica della
vita, e sempre potranno giovarvi i loro saggi consigli; i loro precetti
potranno togliervi dal precipizio che si apre sotto ai vostri piedi. Se
ora vi sembrano irragionevoli e severi li benedirete in seguito quando
la vita vi sarà nota colle sue disillusioni, coi suoi disinganni. Voi
non potete sapere dove può condurvi un amore pernicioso. Non disperate
se il primo amore sarà infelice; un altro meno poetico, più ragionato
del primo formerà la gioia della vostra vita futura. Anzi vi persuaderò
con un esempio.


        _Come chiodo scaccia chiodo, così amore scaccia amore._

                               RACCONTO.


Quando l'amore si fa sentire nell'animo del giovane, palpita il primo
suono ardente di esso e tutto il suo essere ne è invaso. È la vista
d'una graziosa giovanetta degli occhi neri ed espressivi che gli ha
messo nell'animo questo fuoco sino allora sconosciuto. Egli allora
abbandona i giuochi, i trastulli di bambino, fugge i compagni, cerca
solo i luoghi poetici e nascosti per poter sognare di lei, per lasciar
libero corso all'immaginazione sua. E lo assale una dolce melanconia che
in certi momenti lo annichilisce, è l'estasi d'amore che lo assale e gli
fa trascorrere istanti dolci e felici.

A questo grado di amore giungeva quello d'Emilio e la sua _bella_ se
n'era accorta e il contraccambiava di pari affetto vero e sincero. I
colloqui si succedevano, ed in uno di questi Emilio afferrata la mano di
Lei, che dolcemente gli abbandonò, gl'impresse un bacio ardente, un
bacio che svelava la sua interna e violenta passione. Quel bacio fece
sussultare ambedue, e fece battere i loro cuori d'uno stesso palpito
violento e pieno di amore. Emilo ed Aspasia erano felici; le
dichiarazioni d'un amore eterno, che si sarebbe seppellito con essi
nella tomba, si succederono. I baci non erano più sulla bella manina, ma
sulle rosee guancie animate dal fuoco d'amore. Essi erano troppo
contenti, una sventura pareva imminente. E la sventura pur troppo
amareggiò il loro amore. Emilio fu condotto da suo padre a Parigi per
ivi continuare i suoi studi. L'ultimo convegno d'addio fu pieno di
giuramenti d'un amore costante e fedele.

Le lettere si succedettero senza alcuna interruzione nei primi sei mesi,
ed erano ardenti come il loro cuore. Ma dopo questo tempo Emilio,
corrotto dalle seduzioni della tremenda capitale, si sentì meno
innamorato, le sue lettere diminuirono finchè cessarono del tutto. Egli
attirato da alcuni suoi cattivi amici aveva dimenticata la sua gentile
Aspasia per slanciarsi anima e corpo nei balli e nei festini.

La povera amica dimenticata si struggeva come una candela; un malore
inqualificabile s'impadronì di lei, e senza i conforti e i saggi
consigli d'una sua amica sincera, sarebbe forz'anche morta di
crepacuore. Ma convinta e fatta forte dalla rassegnazione, divenne
ancora la bella donzella seducente di prima.

E siccome le rose non appassiscono mai sullo stelo, trovò subito chi
davvero l'amò d'un amore meno ardente e focoso ma più costante e reale.
La giovanetta sulle prime non voleva aprire il suo cuore a nessuno, ma
consigliata dall'amica sua lasciò che questo amore benefico cancellasse
i dolorosi avanzi del primo così sfortunato.

E ciò serva a dimostrare come il primo amore rare volte finisce col
matrimonio essendo troppo ardente e focoso.



                            ================

                              CAPITOLO IV.

                            ================


                  _Conseguenze d'una cattiva scelta._

                               RACCONTO.


Eugenia B..., figlia di ricchi genitori che avevano pensato a ritirarsi
dagli affari per godere nella vecchiaia i discreti frutti del loro
assiduo lavoro giovanile, era una graziosa fanciulla sui 18 anni. Fra i
molti adoratori, un giovane per nome Horimonte aveva saputo far breccia
nel suo cuore e farsi amare. Era un giovanotto di belle apparenze,
quantunque nascondesse sotto la sua ricercata eleganza e compitezza un
cuore cattivo e un animo perverso. Tuttavia tanto seppe fare e dire che
entrò anche nelle grazie dei genitori, i quali illusi e privi d'ogni
informazione sul suo conto, lo tenevano caro e vedevano di buon occhio
l'amore dei due giovani. Horimonte era pieno di attenzioni per la sua
giovane sposa che in certo modo amava, ma d'un amore vivo e volubile
quanto il suo carattere; cercando di nascondere i suoi difetti egli non
faceva pompa che delle sue buone qualità che si sforzava di far credere
che avesse.

Finalmente tutti completamente illusi acconsentirono al matrimonio e
giunse il giorno nel quale uniti per sempre a braccio uno dell'altro
esciti dalla chiesa si avviavano verso casa. La folla che era accorsa
numerosa applaudiva a questa unione, e i giovani e le fanciulle da
marito si comunicavano tra loro la propria ammirazione. Molti anzi
invidiavano questa coppia che tutti chiamavano felice.

E così fu nei primi cinque o sei mesi di matrimonio. Il marito mai non
lasciava sola la sua cara Eugenia e le prodigava mille cure e mille
attenzioni.

Ma la luna di miele, ahimè! troppo presto passò e una completa
rivoluzione si palesò nelle abitudini di Horimonte.

Un giorno tra gli altri marito e moglie ebbero un grave diverbio che
fece accorrere la fantesca, la quale non potendo aprire l'uscio, essendo
questo chiuso al di dentro, stette ad origliare e tutto comprese. Di
maniera che dopo potè essere in grado di consolare la sua povera
padrona, alla quale voleva molto bene. Questa la pregò di tacere quanto
aveva udito. Essa lo promise; ma il giorno dopo tutto il quartiere seppe
che il giovane sposo tradiva la moglie e l'abbandonava per correr dietro
alle crestaie ed alle donne di mondo, per le quali spendeva e spandeva
con una eccessiva prodigalità. E pur troppo era vero. Horimonte dotato
d'un ricco temperamento sanguigno, aveva bisogno d'uno sfogo, e, diceva
egli, doveva cangiare amore e piaceri per sopportare passabilmente la
vita. Aveva speso il resto di quel patrimonio che gli era restato, e per
pagare gl'innumerevoli debiti aveva già intaccata la dote della moglie.

Povera Eugenia, ben altre sciagure le sovrastavano!... Tuttavia dopo
qualche tempo dacchè conduceva questa vita scapestrata sembrò si
cangiasse, e ritornò infatti ad essere il marito affettuoso ed
obbediente dei primi mesi. La moglie credula e resa cieca dall'amore,
credette a una conversione e dimenticò le sventure trascorse. Poveretta!
Questa non era che un'infame commedia. Horimondo aveva bisogno di una di
lei firma per poter vendere una casa che formava parte della dote di
lei. Infine dopo una settimana di costanza e di scioccherie infinite, il
marito, esposto il suo progetto, rimase tutto sconcertato perchè la
moglie invece di accondiscendere subito, come aveva sperato, disse che
abbisognava anche il consenso di suo padre. Horimonte, preso dall'ira
per vedere il suo progetto sfumato, con una voce aspra e brutale
soggiunse:

«Ah! sono queste le proteste d'amore? Indegna, le vostre parole furono
sempre una vile menzogna. Se il mio onore e la mia vita fossero in
pericolo, voi non fareste il minimo sacrificio per salvarlo.»

Una lagrima spuntò sulle ciglia di Eugenia; voleva parlare, ma il pianto
le faceva nodo alla gola.

Il vile, vedendola intenerirsi, non pose tempo in mezzo, e disse
estraendosi da tasca una rivoltella:

«Signora, scegliete: o firmate o mi uccido ai vostri piedi.»

La misera moglie, impietosita, fattasi forte, prese la penna, e già
stava per mettere il suo nome, quando, vedendo la faccia inferocita del
marito, fu presa da un tremito convulso, e la penna le cascò di mano.

Il marito, male interpretando tale atto, fu acciecato dallo sdegno, e
gridò: «Ah! voi volete il mio disonore!.... Ebbene non avrete questa
soddisfazione. Voi non mi vedrete più.» E si slanciò verso l'uscio.
Eugenia l'afferrò, e voleva trattenerlo, ma egli con una spinta brutale
la fece rotolare sul pavimento e fuggì. Disgraziatamente, battendo del
capo contro uno spigolo, si fece una larga ferita; alla vista del sangue
mandò un debole grido e svenne.

Quando ritornò in sè era debolissima. Per fortuna un grumo di sangue
aveva arrestato l'emorragia. Pure ebbe la forza di alzarsi, di lavare il
pavimento, di pulirsi i capelli e il viso per nascondere la brutalità di
suo marito. Aveva appena finito quando entrò suo padre, che tutto
accorato le domandò se era successo qualcosa di grave avendo veduto
Horimonte tutto stralunato ed agitato.

«Nulla padre mio.» Ma un secondo svenimento sconfessò la risposta. La
ferita si riaperse, ed il sangue usci di nuovo. La fantesca corse pel
medico, e dieci minuti dopo entrò con esso. Dopo aver fatto rinvenire
Eugenia medicò la ferita, ed assicurò il padre sulla poca gravezza di
questa, dicendo che dopo un po' di giorni sarebbe stata completamente
rimarginata. Andato che fu il medico, il padre volle sapere la causa di
quella ferita. Ella cercò di scusarsi dicendo che era caduta
accidentalmente; ma il buon genitore, che già sospettava di qualche
cosa, insistè cosi amorevolmente che Eugenia tutto gli confessò. Il
padre la lodò della sua rassegnazione e ringraziò Iddio di avergli
concesso una figlia sì buona, dotata di un carattere così generoso,
poscia soggiunse:

«Fin troppo, figlia mia, hai sopportato i legami di quell'uomo brutale;
ora questi saranno rotti per sempre, e tu vivrai ancora in grembo alla
tua famiglia come quando eri zitella.»

E infatti il giorno istesso lasciò questa casa testimone di sì acerbi
dolori e visse tranquilla vicina ai suoi genitori. Quel po' d'affetto
che ancora restavale dell'immenso amore di quello sciagurato ben presto
sfumò, e subentrò l'indignazione, ed ebbe la forza, acconsentendo alle
preghiere del padre, di domandare una legittima separazione.

Dopo tre mesi però, dacchè Horimonte era fuggito, ella ricevette una
lettera da lui scritta, nella quale egli domandava mille perdoni alla
moglie, e la supplicava di riceverlo ancora sotto il tetto coniugale.
Inutile dire che questa domanda fu lasciata senza risposta. Egli fu così
vile da scriverne un'altra alla quale rispose il padre d'Eugenia in
questi termini:

«I legami che esistevano un tempo tra mia figlia e voi sono oramai
rotti per sempre. Noi ne abbiamo fatto il solenne giuramento. Tra poco
la legge pronuncierà il suo voto. La vostra brutale e codarda condotta
ci ha spinti a questo passo. Non cercate di rivederci. Per noi non
dovete esistere sulla terra.

Questa lettera laconica, e pur tanto espressiva, esaspirò il nostro
bellimbusto. Mai non avrebbe pensato che sua moglie così timida avesse
avuta tanta forza d'energia. Invano scrisse ancora, intromise terze
persone; padre e figlia furono irremovibili.

Allora disperato, vedendo che nulla poteva ottenere colle buone,
bestemmiò, imprecò e giunse persino a scrivere una lettera piena di
minaccie ad Eugenia.

Ma questo atto gli costò caro, perchè un agente di polizia s'incaricò di
portargli la risposta, e fu una risposta amara amara. Dovette umiliarsi
a chiedere perdono all'agente, dichiarando di conoscere la sua mancanza
e di andare tanto lontano di maniera che i signori D.... più non
udissero parlare di lui.

Ed infatti quel codardo non solo abbandonò la città ma esule volontario
andò a finire tra la rabbia ed il dolore i suoi giorni in estraneo
paese. Eccovi, o genitori e giovanette, un esempio atroce, ma pur
veritiero dei danni che avvengono per una scelta fatta con troppa
leggierezza o per capriccio.



                            ================

                              CAPITOLO V.

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                              PARTE PRIMA.

                    *Il matrimonio ed suoi piaceri.*


Il matrimonio dovrebbe essere l'unione di due cuori, di due anime che si
comprendono a vicenda, che a vicenda si amano. Dovrebbe essere l'unione
di due esseri di sesso diverso che si propongono di condividere le gioie
ed i dolori della vita. Il fine del matrimonio è di perpetuare
_legittimamente_ l'umana specie. Due esseri che si amano desiderano
adrentemente quest'unione che per sempre li congiunge con una catena
dorata, che assimila le loro inclinazioni, le simpatie loro e la loro
moralità. E infatti, come è sufficientemente dimostrato nel precedente
racconto, questa dote è indispensabile per rendere un matrimonio felice.
Tanto le gioie quanto i dolori poi li uniscono ancora più strettamente,
perchè accrescono la simpatia e la stima reciproca. L'amore ardente che
li univa d'amanti a poco a poco s'acquieta, si calma, dando luogo ad un
affetto profondo che raramente si può svellere dal cuore.

Difficilmente i _matrimoni d'onore_ riescono a bene, ed anche il
proverbio «_chi per onor si piglia per rabbia si scapiglia_» conferma
quest'asserzione.

Come sono felici coloro che legati dai vincoli della stima,
dell'affezione e della devozione trascorrono la vita loro tranquilli,
col cuore pieno di gioia e di tenerezza! Come lesti trascorrono i giorni
loro! Come arride loro il sereno avvenire.

E la loro contentezza s'accresce quando il primo frutto d'amore rende
ambiziosa e fiera la sposa che può sentirsi chiamata col dolce nome di
_madre_.

Le cure dei coniugi allora sono rivolte al figlio loro perchè possa
crescere dietro il loro esempio buono e virtuoso, e benedica quando sarà
adulto chi gli diede la vita fisica e morale!



                            PARTE SECONDA.

                *Piaceri dell'amore materno e paterno.*


Quando la donna è resa madre, i suoi pensieri, le sue più tenere cure,
le sue più dolci affezioni sono riservate per la sua creaturina. È
istinto di amarle profondamente affinchè possano crescere forti e
robuste. E l'amore e tanto più intenso verso il bambino quanto più
grande è l'affetto che porta al marito. Osservate con quanta gioia
quella affettuosa madre accarezza il suo fanciullino, con quanta gioia
lo bacia prodigandogli le più affettuose cure. Essa si assoggetta per
lui a fatiche, a veglie, a inquietudine con costanza e quasi con gioia,
per avere un sorriso, un bacio del suo angioletto. Come scrive Giusti
nella sua poesia:

     «In ogni pena, un nuovo affetto impara.»

Essa condivide le piccole afflizioni del bimbo, e gioisce de' suoi
giuochi infantili. Cerca di indovinare i suoi minimi bisogni, i suoi
piccoli desideri per soddisfarli affine di vedere il viso del suo
figliuolino raggiante di gioia. E non meno profondo, quantunque diverso,
è l'amore del padre. Anche esso è dominato da questo istinto
lodevolissimo che lo attacca sempre più alle gioie della famiglia. Solo
gli uomini abruttiti dal vizio mancano di questo sentimento naturale,
rendendosi così di lunga inferiore alla belva la più feroce.

Se il padre non presta ai bimbi suoi quelle amorose cure che sono
proprio delle madri, egli però cerca col suo indefesso lavoro di
formarsi uno stato sempre migliore del presente per poter dare alle sue
creature quell'educazione di cui tanto abbisogna un giovane. E quando
stanco del lavoro giornaliero si reca a casa, con quanta gioia vede
venirsi incontro i suoi demonietti vispi e allegri, e gettarsi fra le
sue braccia e baciarlo e chiamarlo col tenero nome di _papà_.

Non è questa per un uomo di delicati sentimenti una delle più dolci
soddisfazioni? Ma il suo amore s'accresce quando i fanciulli si fanno
più grandicelli, quando cominciano a parlare, a comprendere. Con quanta
pazienza esso allora cerca d'istruirli e risponde loro alle più piccole
domande!... E fatti giovani, allora i coniugi ripongono in loro le loro
più lusinghiere speranze, perchè allora possono raccogliere il frutto
dei loro sacrifizi, del loro amore!



                            ================

                              CAPITOLO VI.

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                              PARTE PRIMA.

                         *Della procreazione.*


_Norme igieniche_.--Coloro che amano di godere sempre una buona salute e
quei conjugi che desiderano avere una bella e maschia prole devono
procurarsi e leggere attentamente l'_Hygiène du Mariage_, perchè per la
salute dei frutti e per quella degli stessi procreatori non è
indifferente di librarsi ai piaceri voluttuosi di amore in tutti i
luoghi, tempi e circostanze. Noi accenneremo le norme elementari.
Intanto le epoche migliori per la fecondazione sono la _primavera_ e
l'autunno. Migliore poi è la _primavera_, perchè quella dolce aura
profumata che spira accarezzando i primi fiori, i verdi ramoscelli, quel
tiepido sole che ci rallegra, la natura che ci risveglia, tutto insomma
ci invita a gustare delle dolci ebbrezze di amore.

I fisiologi, in base a molte osservazioni prese, sostengono che gli
individui concepiti durante i rigori invernali, o durante i cocenti
calori d'estate, crescono deboli, gracili, e sono difficilmente
educabili.

Gli animali invece non hanno che una sola epoca dell'anno per procreare;
ma sebbene l'uomo possa far ciò in tutte le stagioni, deve osservare le
predette norme, e prova della verità di questi citerò il seguente


                              RACCONTO[1]

[1] Estratto dagli annali fatti rari.


«I coniugi di Lor..., dotati d'una buona costituzione fisica, d'una
salute floridissima e senza alcun vizio ereditario, dopo 10 anni di
matrimonio, non avevano potuto conservarsi un sol figlio dei sei che
avevano avuto, perchè, quantunque il parto fosse regolare, essi non
campavano che due o tre mesi stante la loro gracilità.

«I medici riuniti a consulto credettero che il male fosse durante la
gestazione, perciò ordinarono un regime particolare di vita alla signora
quando si sentì di nuovo madre. Il parto ebbe luogo felicemente, ma il
bambino ebbe la stessa sorte dei fratelli.

«I signori di Lor..., esasperati, decisero di non aver più prole. Ma il
caso volle che al sig. Lor... capitasse nelle mani l'_Hygiène du
Mariage_. La lesse attentamente, la comunicò anche alla moglie, e
decisero di seguire tutte quelle auree norme e quei precetti per una
nuova procreazione, giacchè in loro il desiderio d'avere un figlio era
vivissimo.

«Il 15 gennaio infatti la signora Lor...... partorì un grazioso bambino
che prometteva di campare visto la sua robustezza. La madre medesima lo
alattò, ed ebbe la consolazione di vederselo crescere dinanzi sano e
vispo come un pesce. Ne ringraziò di ciò Iddio che le aveva fatto
capitare fra le mani il suddetto libro.»

Ed ora due paroline di ossarvazione:

Perchè quest'ultimo bimbo sopravisse e gli altri morirono? Basterà per
risposta far osservare che i parti della signora Lor.... avvenivano
sempre nei mesi di marzo, aprile, agosto o settembre, il che vuoi dire
che la fecondazione avveniva nei mesi di luglio, agosto, dicembre e
gennaio, i mesi più sfavorevoli ad una sana procreazione.



                            PARTE SECONDA.

   *Pericoli che s'incontrano abbandonandosi ai piaceri dell'amore.*


I piaceri dell'amore sono cause che producono una intensa scossa del
sistema nervoso. Questa scossa è talmente forte che ha prodotto perfino
la morte; essa chiamasi anche _spasimo venereo_. È evidente dunque, ed
anche la scienza ce lo insegna, che pur gustandoli moderatamente bisogna
che noi ci troviamo in uno stato di calma fisica e morale, e che tutti i
nostri organi sieno in riposo.

_Norme elementari_.--Il coito non si dovrà effettuare quando noi
avessimo ammalato un organo qualunque, perchè il male si aggraverebbe.

Quando si è mangiato e bevuto copiosamente, perchè, arrestando la
digestione, sarebbe causa d'una gastrite fortissima o peggio.

Quando si hanno appena finiti lavori intellettuali o fisici che
richiedono fatica, o quando si ha corso, saltato, camminato, ecc. perchè
il nostro fisico ha bisogno di riposo; l'atto sessuale non farebbe che
prostrarlo maggiormente.

Quando si è stato poco prima in preda a un eccesso d'ira, di dolore, di
spavento, o si è provato una forte emozione, perchè il male non solo si
propagherebbe a voi, ma anche alla prole vostra.

Quando poi si gustano questi piaceri non si deve mai oltrepassare i
limiti prescritti dalla natura, perchè il nostro fisico ne risentirebbe;
dopo ci abbisogna un assoluto riposo, perchè mettendo in moto subito
dopo i nostri muscoli, s'incorrerebbe in abbattimenti.

Bisogna altresì evitare durante il coito le posizioni anormali od
incomode; il luogo, l'occasione, la paura d'essere scoperti durante
questo atto sono sempre nocevoli. Sono malori che non si sentiranno
direttamente, e da giovani si considerano questi avvertimenti come
superflue pedanterie, ma ben se ne pente quando vecchi si è aggravati da
tutti quei piccoli acciacchi e malori che sono l'effetto degli eccessi
giovanili.

Quegl'individui che sempre vivono sotto la influenza genitale perdono a
poco a poco ogni intelligenza. Non sono più capaci di pensare, nè di
agire, e si rendono uguali ai bruti dominati sempre dal pensiero di
soddisfare i loro brutali desideri. E questi eccessi venerei, dei quali
prego i giovani di sempre astenersi, producono gravi malanni e _forse
anche la morte_. Questo fatto convincerà gli increduli.


                                RACCONTO.


Massimo Dub..., figlio di ricchi genitori, era un bel giovane sui 24
anni circa, e studiava volonteroso alla Facoltà di Parigi, quando per
somma sventura gli morì il padre. Passatogli il primo dolore, e
trovandosi padrone d'un bel capitale, si recò di nuovo a Parigi, che
aveva lasciato per recarsi in famiglia. Gli amici suoi, sapendolo ricco,
si attaccarono maggiormente a lui, ed approfittavano dell'inclinazione
di Massimo ai piaceri per godere alle sue spalle.

Da principio erano festini, gite in campagna, pranzi in compagnia di
donne prive del pudore. Vennero in seguito le serate, le orgie, alle
quali Massimo invitava tutti i suoi compagni libertini e le loro
mantenute. Il nostro povero giovane che camminava diritto al precipizio
era da tutti adulato, tutti lo riguardavano come il campione della
festa, ed egli pur troppo non ismentiva questa asserzione. Ma il
patrimonio intanto scemava, e la salute gli si era alterata. A 25 anni,
in seguito agli strapazzi ed agli eccessi dei piaceri d'amore, pareva
già vecchio. Le sue forze erano esauste, il suo volto era pallido e
macilento, gli occhi senza vita, come coperti di un fitto velo; una
completa calvizie denotava una precoce caducità.

Ben se ne avvide Massimo, se ne avvilì, ed ebbe abbastanza intelligenza
per comprendere che la sua vita sarebbe oramai perduta. Per cui decise
di finirla in mezzo ai più folli piaceri.

E così fu.... Pochi giorni dopo diede una festa sontuosa, alla quale
invitò tanti amici e prostitute quanti ne poteva capire la sala. Questa
era tutta messa a nuovo, tutta dorata ed illuminata da mille candele. I
fiori più rari esalavano un odore delicato e soave, tutto invitava
all'orgia. Il banchetto incominciò. Lascio al signor lettore immaginarne
la descrizione, che mi ripugna il farla. Fu un vero inferno: uomini e
donne, assaporati i cibi più succosi ed irritanti, e accesi da vini ed a
liquori alcoolici, si abbandonarono, ebbri, ai più ributtanti piaceri, e
al pari dei bruti, quando le loro forze furono esauste, s'addormentarono
sul pavimento, gli uni addosso agli altri, seminudi e nelle posizioni
più schifose. Era una scena ributtante. Quando il sole era già alto
sull'orizzonte, parecchi ancora stravolti si alzarono, ed a vicenda
svegliaronsi. Cercarono Massimo, lo videro, lo scossero, lo chiamarono
ripetutamente!.... Invano.... Massimo Dub.... abbracciato strettamente
ad una giovane donna, era freddo cadavere!



                            ================

                             CAPITOLO VII.

                 *Mali derivanti dai piaceri solitari.*

                            ================



                              PARTE PRIMA.


I piaceri solitari sono fra i vizi i più degradanti e i più dannosi,
perchè non solo sono funesti al fisico, ma anche al morale, e le facoltà
intellettuali si impiccioliscono sempre più.

Se noi dunque parliamo di questi vergognosi vizi, gli è per mostrarne i
pericoli, gli è per poter arrestare quei giovani che vi si abbandonano,
e che corrono indubbiamente su quella via sdrucciolevole che li conduce
al precipizio. Pur troppo entrambi i sessi hanno esempio di infelici che
furono trascinati ad una mala fine per questa degradante abitudine.

I caratteri principali dai quali si potrà conoscere l'infelice dedito ai
piaceri solitari sono:

Affievolimento della intelligenza, perdita della memoria, timidità
eccessiva, pusillanimità, pigrizia, stupidità ed alle volte follia.

Si conoscono dal fisico per:

Persistente pallidezza, magrezza, indebolimento di forze, tremito
nervoso, alito fetente, in seguito sordità, tisi, consunzione e forse
anche la morte.

Questa deplorevole passione però è più frequente fra le ragazze, perchè,
dicono i medici, maggiore è il loro sistema genitale, e perchè, facendo
una vita sedentaria, non possono essere distratte da brutti pensieri
quanto un giovane.

Noi traccieremo qui un quadro dei mali che derivano da questa tremenda
passione.

Questi mali nelle donne sono _diretti_ o _simpatici_.

Diretti se colpiscono direttamente il sistema genitale, simpatici se
colpiscono organi meno o più lontani.


                               _Diretti._


Distruzione della verginità.

Dilatazione del canale vulvo-uterino.

Rilassamento della mucosa che copre quelle parti, donde hanno luogo i
fiori bianchi meno o più abbondanti e fetidi.

Irritazione e indebolimento dell'utero, da cui l'interruzione della
mestruazione.

Emorragie uterine.

Vapori isterici.

Rilassamento del canale della vescica, da cui l'incontinenza di urina.

Sterilità.

Perdite abbondanti che alterano la salute, distruggono le forze,
conducendo al marasmo e fors'anche alla morte.


                              _Simpatici._


Ammollimento delle mammelle.

Indebolimento delle forze digestive, indigestioni, vomiti, gastriche
croniche.

Irritazione cronica dei polmoni, catarri, asma, tisi.

Indebolimento del cervello e del sistema nervoso.

Degradazione intellettuale.

Tristezza, noia, disgusto per la società.

Stupida indifferenza.

Aspetto d'idiota.

Perdita della memoria.

Difficoltà di pensare, ecc.

Debolezza muscolare.

Pigrizia, affievolimento generale.

Magrezza del corpo intero.

Pelle floscia, pallidezza, orbite profonde, occhi senza vita.

Finalmente atonia completa, sonnolenza, morte.

Ecco le terribili conseguenze che derivano da questo detestabile vizio.
Voi giovinette osservate di quali mali sia causa la masturbazione, e
pensate che se non vi arrestate, vi piomberanno tutti addosso
conducendovi ad una certa e misera fine. Voi che dovreste essere
corteggiate ed adorate, voi che dovreste ispirare la poesia, l'amore,
sarete da tutti fuggite, da tutti disprezzate. I vostri lineamenti
gentili si altereranno, la vostra giovanile freschezza scomparirà per
dar luogo a rughe precoci, il vostro colorito roseo darà luogo a una
pallidezza livida. Oh! no, no fuggite questo vizio così abbominevole e
funesto!

Non seguendo i miei consigli, invece di una gioventù brillante, d'un
vicino matrimonio sereno e ridente, che vi farà gustare tutti gli
ineffabili piaceri di sposa e di madre, non troverete sul vostro cammino
che compianto, tristezza ed abbandono.

Spero che questa lettura vi sarà di giovamento, e se il vizio non è già
radicato in voi, potrete svellerlo con forza d'animo e di volontà, e
allontanare tutti quei mali che da questo derivano mediante alcune cure
ragionate, un'alimentazione particolare, distrazioni, viaggi, esercizi
fisici, ecc. Allora soltanto potrete vivere di un'altra vita, e
diverrete ancora vispe, allegre e amate da tutti.

E ciò che dissi per le giovinette, fra le quali però questo vizio si
osserva maggiormente, lo dico a voi giovani che foste d'animo sì basso
per abbadonarvi ai pieceri solitari. Non vedete i mali che ne
provengono, non vedete come voi perdete in gaiezza, in salute, in
intelligenza?

Fino a che questo vizio vi dominerà, voi non potrete concepire nulla di
nobile, nulla di grande; i vostri studi saranno per voi ardui, perchè
svanita sarà la memoria, rimarrete ignoranti, e sarete spregiati da chi
conosce l'abitudine vostra. Oh! no, miei cari giovani, sradicate con
ogni sforzo questo vizio riprovato dalla natura e dalla società;
ritornate coi vostri amici, fate parte dei loro giuochi chiassosi, dei
loro divertimenti! Non sentite vergogna di voi medesimi? dunque rialzate
orgogliosi la testa, dimenticate i giorni vergognosi trascorsi,
ridiventate giovani onorati e forti, pensate che avete parenti, amici e
sopratutto una _patria_.



                             PARTE SECONDA.

                *Mezzi per impedire i piaceri solitari.*


Quando i genitori o coloro presso i quali vive il fanciullo abbiano
acquistato la certezza che il giovinetto è dedito a questo detestabile
vizio dovranno porre in opera tutti i mezzi per impedirlo. Dovranno però
usare prudenza e dolcezza perchè la violenza ed i castighi irriterebbero
solamente il soggetto.

I mezzi da impiegarsi sono _fisici_ o _morali_.

I mezzi morali, però, sono quelli che meglio riescono, perchè scuotendo
l'immaginazione, destano un sentimento di timore e risvegliano l'amor
proprio.

Si cercherà, per esempio, di far comprendere al giovane come tutti
possono accorgersi delle sue abitudini, perchè gli traspare dal viso, e
che invece di compiangerlo, lo disprezzeranno e mostrandolo a dito, lo
lascieranno solo, temendo che esso guasti i compagni che gli sono
vicini.

Se giungete a fare arrossire di vergogna il fanciullo o la fanciulla
siete sicuri che questi faranno il loro possibile per cambiarsi.

Un altro mezzo da usarsi colle giovinette, è di suscitare la loro
ambizione, ripetendo loro sovente che erano belle, fresche, avvenenti, e
che gli adoratori cominciavano a ronzare loro d'attorno, invece che ora
sono brutte, pallide, macilenti, e che in luogo di farle segno di mille
gentilezze come le sono le giovinette loro pari, sono fuggite e
guardate con disprezzo.

Se l'ambizione comincia a far capolino, se si persuadono che un giorno
potranno eclissare in bellezza le loro orgogliose compagne, allora siete
sicuri che esse saranno istantaneamente guarite da questo vizio.

Bisogna allontanare dai giovanetti le occasioni che possono trascinarli,
come la lettura di romanzi, la vista di pitture o di incisioni
indecenti, i teatri dove si danno produzioni immorali o leggiere, e
tutto ciò che può accendere l'immaginazione loro.

Le giovinette che raggiunsero la pubertà sono dotate di una
impressionabilità squisita, e risentono più vivamente dei giovani lo
stimolo d'amore.

Se la giovinetta che manifesta l'inclinazione per l'altro sesso è nubile
è un sacro dovere dei genitori di maritarla. Se non lo è bisogna che
questi raddoppino l'attenzione perchè è facile che si dia al piacere
solitario. I mezzi eccellenti per arrrestarlo sono le gite, le partite
di piaceri, i viaggi, le passeggiate, ecc.



                              PARTE TERZA.

          *Mezzi per curare gli effetti dei piaceri solitari.*


_Alimentazione e distrazioni_:

_a_) Nutrimento dolce e corroborante da cui saranno escluse le carni
scure, i pesci di carne rossa, il caffè, il vino, le vivande ventose, le
droghe, gli zuccherini, ecc.;

_b_) Fare una leggiera cena di frutti rinfrescanti prima ai coricarsi;

_c_) Vietare gli alimenti indigesti e le bevande eccitanti;

_d_) Fare uso di cioccolatte di buona qualità, che è un alimento
eccellente e di facile digestione. Accennerò il cioccolatte fabbricato
dalla Compagnia coloniale, che è preparato con zuccaro e cacao di prima
qualità;

_e_) Si procurerà di far fare un leggiero esercizio fisico dopo il
pasto;

_f_) Ogni quindici o venti giorni si dovrà accordare al soggetto il
piacere d'un pranzo o d'una colazione in campagna, quando il tempo lo
permette, oppure in un albergo, perchè la distrazione e il cambiamento
di cibi sono efficacissimi, e producono ottimi effetti.

_Raccomandazioni diverse_:

_a_) Si cerchi di stancare il giovane con esercizi muscolari faticosi
prima di lasciarlo coricare;

_b_) Si procuri che il suo letto sia abbastanza duro e poco carico di
coperte;

_c_) Si faccia alzare appena svegliato;

_d_) Gli si dieno vesti leggiere piuttosto ampie e non mai troppo calde;

_e_) Non si lasci scaldare al sole o al fuoco;

_f_) Non si permetta l'uso dello scaldino alle giovanette;

_g_) Si allontani finalmente qualunque causa morale o fisica che ecciti
le loro funeste tendenze.

_Consiglio ai genitori_.

Si cerchi di correggere il fanciullo sino da bambino, perchè allora,
come la pianticella, più facilmente si sradicheranno dall'animo loro le
cattive abitudini.

Che le correzioni sieno dolci e prudenti, e che si cerchi di sfavorire
lo sviluppo delle buone qualità, l'amore al lavoro, all'operosità, alle
occupazioni attive, che sono la salvaguardia dell'innocenza e la
conservazione della salute.



                            ================

                             CAPITOLO VIII.

                 *Della donna e dei piaceri che offre.*

                            ================


La donna, secondo gli artisti, è un complesso grazioso ed armonioso di
linee delicate e di soavi contorni; è l'essere il più perfetto che abbia
prodotto Natura. Essa giganteggia sopra tutte le altre creazioni; è
intelligente quanto l'uomo, lo supera per le doti morali.

La donna è indispensabile per l'uomo, e senza lei, infatti, non vi
sarebbe nè amore, nè famiglia, quindi nessun piacere puro e soave.

Oh! sì, l'uomo deve rispettare e amare la donna che si sacrifica a lui,
che prodiga le più affettuose cure ai frutti del suo amore, che
condivide i suoi dolori e le sue gioie. Dovrà esserle immensamente
grato, perchè essa è un inestimabile tesoro di modestia, di grazia, di
amabilità, di devozione, di amore. E quanto più l'uomo la ama e la
rispetta, tanto più essa gli si affeziona, e gli è devota, e maggiori e
ineffabili saranno i piaceri che essa gli apporterà, e di tutto farà
per rendere felice l'uomo che le dimostra un vero e sincero amore.

Morali e fisici sono i piaceri che ci procura la donna.

I fisici derivano dalla sua bellezza, dalle sue attrattive che
soddisfano gli occhi nostri.

I morali derivano dalle doti che essa possiede, dalla grazia, dal suo
spirito, dalla dolcezza del suo carattere, ecc. La donna può
impressionare tutti i sensi nostri, ma principalmente quelli dell'udito,
della vista e del tatto.

Quantunque il senso dell'udito ci procuri minori sensazioni che quello
della vista pure gli armoniosi suoni d'una voce graziosa di donna ci
scendono sempre dolci al cuore. Non si prova forse una squisita
sensazione quando la donna amata ci parla, quando arrossendo ci confessa
il suo amore?.... Allora tutti i sensi sono come soggiogati da una
ebbrezza deliziosa, non si desidera che di sentire ancora la sua voce
melodiosa e soave.

E il senso dell'udito non resta dolcemente impressionato quando una voce
di donna canta una bella romanza e quando le diverse modulazioni e
colore delle sue note esprimono i diversi sentimenti dell'animo suo?

Il timbro della voce d'una donna è generalmente puro e dolce, ed
accarezzando il nostro orecchio, ci fa una impressione gradevolissima.
Però si da il caso che molte giovinette anche belle abbiano una voce
grossa e rozza, che fa perder loro i pregi e le attrattive fisiche
esterne. Per cui è da raccomandarsi ai genitori di rettificare
possibilmente la voce dei figli loro quando sono ancora bambini per
mezzo di utili esercizi che troveranno nella nostra _Hygiène de la
voix_.

Il senso della vista ci procura le più dolci sensazioni. È infatti cogli
occhi che si osservano le bellezze della donna, che si ammirano i
contorni delle sue forme eleganti, che si seguono i suoi movimenti
graziosi, che si scorge il suo incantevole sorriso; cogli occhi infine
che si apprezzano le mille attrattive delle quali Natura la regalò.

Il senso del tatto è la sede dei piaceri fisici, inutile è il
dimostrarlo. Infatti quale sensazione è più dolce di quella che si prova
quando la gentile e morbida mano della donna amata ci accarezza, o
quando questa ci bacia dimostrandoci l'amor suo, la sua devozione?

Guai però a quegli individui che non hanno abbastanza forza per
resistere alle voluttà dei piaceri fisici! Questa funesta passione è
causa di molti mali morali e materiali; presto le loro forze si
estenuano e se la morte non li colpisce, invecchiati precocemente
conducono una vita misera e amareggiata dall'infermità.



                            ================

                              CAPITOLO IX.

               *Delle aberrazioni o traviamenti d'amore.*

                            ================


Tutte le passioni umane vanno soggette a dei traviamenti più o meno
comuni, ma l'amore offre delle aberrazioni singolarissime. Talvolta si
manifesta con tale energia che inspira perfino paura. Talvolta si tiene
celato fino ad una propizia occasione, e allora si manifesta
pubblicamente.

Generalmente l'amore ha per iscopo il godimento fisico. Quando si trova
rivestito della forma platonica si manifestano delle singolari
aberrazioni, e allora la passione è portata alla frenesia, al delirio.
Gl'infelici che ne sono colpiti destano timore e devono essere rinchiusi
in stabilimenti opportuni.

I traviamenti venerei si manifestano sotto diverse specie, dall'amore
sensuale all'_irritazione genitale_ e all'_uteropatia_.

La prima, propria all'uomo, comprende il _priapismo_ e la _satiriasi_
mali gravissimi che finiscono spesso colla morte.

La seconda, propria alla donna, comprende l'_isterismo_ e
l'_uteropatia_, mali che però offrono speranza di guarigione.

Fra questi mali gravissimi ve ne sono altri intermedi che sono
perversioni dell'apparecchio nervoso-sensorio.

Vi sono anche, all'incontro, parecchi individui d'un eccessivo rigorismo
per la maggior parte delle donne, e non comprendono la donna che in
mezzo alle ricchezze, all'eleganza, alle dovizie; tutte le altre per
loro sono sciupate e ripugnanti. Ben presto però la follia
s'impadronisce di essi.

Esistono taluni anche ai quali piacciono le donne alte, altri le
piccole, altri ancora o le grosse o le magre; v'è chi adora la donna dal
colorito vivace, chi ama quella dal viso pallido, ecc.

Vi sono individui pei quali i piaceri sensuali sono la loro principale
occupazione, e cercano qualunque mezzo per soddisfarli, però sono
frenati abbastanza per nascondere il loro vizio. Questa irritazione
genitale soddisfatta conduce alla _satiriasi_. Si dica lo stesso delle
donne che, soddisfando le loro brame sensuali, vanno incontro
all'_isterismo_ e alla _uteropatia_. Questo sia d'avviso a coloro che
hanno un temperamento tendente all'amore.

Inoltre se lo spasimo venereo è prolungato oltre i limiti possono
derivare infiniti mali, e pur troppo delle convulsioni mortali, e
fors'anche la morte fulminante.

Questi piaceri poi, gustati troppo spesso, ci abbrutiscono, facendoci
svanire le facoltà intellettuali e le forze fisiche, e rendendoci
inutili a noi stessi e alla società.



                              PARTE PRIMA.

                              *Satiriasi.*


Questa funesta affezione deriva dal temperamento con predominio
genitale, dall'impero dell'istinto brutale sulla ragione, e
dall'irritazione morbosa del sistema nervoso, dell'apparato generatore e
del cervelletto. L'individuo affetto da questa malattia soccombe
indubitabilmente.

Citeremo un esempio.

Il giovanetto Amedeo R..., dotato di un temperamento nervoso-sanguigno
con predominio genitale, si era fin da fanciullo abbandonato ai piaceri
solitari. Ma la sua forte costituzione e la sorveglianza dei genitori ne
scongiurarono i tristi effetti. Uscito però dalla famiglia potè
abbandonarsi anima e corpo ai piaceri d'amore, bazzicando nelle case di
tolleranza e dandosi in braccio a prostitute. Perfino la morte di suo
padre non giunse a scuotere quest'anima depravata. Lasciò la capitale
per andare a raccogliere l'eredità, e poi vi tornò sciupandovi più di
prima patrimonio, salute e onore. Ben presto però, povero affatto e
cacciato anche dalle donne perdute, cui incuteva spavento colle sue
brutali passioni, si vide costretto per soddisfarle di girovagare pei
luoghi deserti della capitale tra i ruderi e le rovine, dando l'assalto
alle donne che per malaventura vi passavano sole. Ma la polizia seppe
subito arrestarlo, e lo trasse in prigione. Ma da qui fu trasportato
all'ospedale dei pazzi, e ivi legato con ferri, perchè offrì i più
violenti sintomi di furore genitale.

Fu messo in una gabbia di ferro della quale mordeva le spranghe, e qui
stette come un cane idrofobo per una settimana in preda a convulsioni
tremende. Impossibile fare il ritratto di quest'infelice; più non era un
uomo, aveva l'aspetto d'una belva arrabbiata, l'espressione di Lucifero.
Infine, dopo sette giorni in preda ad una tremenda ed atroce
convulsione, spirò. Fu una scena orribile. Il guardiano stesso,
assuefatto ed insensibile, non potè trattenere una lagrima!



                             PARTE SECONDA.

                  *Erotismo per soverchia continenza.*


Come gli eccessi _in più_ sono dannosi alla salute, così lo sono anche
gli eccessi _in meno_, perchè distruggono l'equilibrio che deve esistere
fra le diverse funzioni. Infatti, essendo qualunque organo necessario
alla macchina umana, se le funzioni di questo organo sono soppresse o
ritardate, ne deriva un disquilibrio più o meno profondo. Il solo buon
senso ci dimostra che sarebbe una follia il volere porre un limite alle
leggi naturali. Quindi bisogna usare moderatamente delle cose della
vita, ma non privarsene affatto.

Gli esempi dei mali che provengono da una soverchia continenza sono
raccolti negli annali della medicina, e non potendo qui esporli
indirizziamo il lettore alla nostra _Igiene del matrimonio_.



                             PARTE TERZA.

                           *Follia erotica.*


Abbiamo detto che la _satiriasi_, speciale all'uomo, prende il nome di
_ninfomania_ quando s'impadronisce della donna. I mali che ne provengono
sono i medesimi e le cause sono le stesse, le cause predisponenti
consistono nell'avere un temperamento bilioso sanguigno, nel leggere o
vedere cose oscene, e infine nell'avere amici viziosi e dediti ai
piaceri venerei.

La _ninfomania_ prende alle volte spaventevoli proporzioni, avendo la
donna organi genitali molto sviluppati; allora bisogna legare le
infelici che ne sono affette, perchè squarcierebbero tutti gli uomini
che loro capitassero sotto mano. Per fortuna però questa forma di
ninfomania è rara, e coloro che ne sono colpiti o guariscono per mezzo
di una rivoluzione nel temperamento loro, o muoiono fra le convulsioni
della febbre erotica.

Vi sono però diverse gradazioni di ninfomania, ma il pudore e la
vergogna fanno sì che le donne affette nascondino i loro trasporti
nell'ombra e nel mistero.

Quando la ninfomania assale fortemente le donne, queste cadono in
convulsioni alla vista di un uomo. Il viso loro è orribile a vedersi,
perchè tutti i muscoli si contraggono in un ironico sorriso, gli occhi
scintillanti, la voce rauca ed acuta, le membra scricchiolanti denotano
il loro spasimo e il loro dolore.



                             PARTE QUARTA.

                    *Follia erotica intermittente.*


                               RACCONTO.


Vive una giovane che all'età di 23 anni offriva i più singolari
contrasti di lubricità e di pudore. Ciascun mese essa era in preda alla
crisi ninfomaniaca che durava cinque o sei giorni, e durante questo
tempo sentiva un insaziabile desiderio dei piaceri venerei.

Quando la crisi era passata si vergognava degli eccessi che aveva
commessi, e camminava a testa bassa per paura che le si leggesse in viso
il vergognoso difetto che la degradava.

Impiegò tutti i mezzi sedativi ed antivenerei, ma invano. Due anni durò
questo stato. Alla fine del secondo per fortuna ingravidossi; dico per
fortuna, perchè da quest'istante in poi le crisi erotiche più non si
manifestarono. Diede alla luce una bella bambina. L'amor materno soffocò
qualunque altro sentimento. Essa vive ritiratissima, riponendo tutte le
sue gioie, i suoi affetti, le sue speranze nella sua creaturina, che ama
profondamente.

Molte volte il triste ricordo dell'obbrobrioso passato le si affacciava
alla memoria, ma ella lo cacciava da sè, e ritraeva novello e vigoroso
coraggio da un bacio della sua bambina.

E questa donna vive ancora, quantunque sempre triste, cercando di
espiare il passato con una vita esemplare e ritirata.

Eccovi in breve le diverse affezioni erotiche che affliggono i due
sessi. L'unico consiglio che possa darvi si è quello di chiamare lo
aiuto di un medico rinomato appena se ne sentano i sintomi. Un giorno
che si ritardi potrebbe causare gravi crisi e forse anche la morte.



                             PARTE QUINTA.

       *Norme igieniche contro le aberrazioni dell'amor fisico.*


Per preservarsi dalle malattie suaccennate, bisogna avere delle
precauzioni e perseveranza. La prima norma è quella di allontanare da sè
il predominio generale all'irritazione prima che questa si dichiari
negli organi genitali.

I genitori devono avere cura della condotta e delle tendenze del figlio
loro, dipendendo queste malattie dal temperamento del giovane. Se
riconoscono l'esistenza della predisposizione dovranno senza indugio
consultare un medico.

Le norme igieniche da osservarsi per combattere l'irritazione genitale
riguardano la alimentazione, e richiedono la ginnastica.

Si sottoporrà il giovane ad un regime alimentare basato sopra lo stato
della sua salute e delle sue forze.

Se è d'un temperamento robusto, gli si prescriveranno carni bianche,
fecule, latticinii, erbaggi, sostanze povere di succhi nutritivi; gli si
proibiranno le bibite eccitanti, dandogli invece quelle che rinfrescano.

Se invece è d'un temperamento debole, gli si ordinerà il brodo di carne,
l'arrosto di bue, vitello, pollo, e specialmente dell'eccellente
cioccolatte, e per bevande le acque zuccherate, aromatizzate, le
infusioni leggiermente toniche, per esempio la camomilla, il tiglio,
l'acqua di fior d'arancio e simili.

Si dovrà in seguito sottoporre il soggetto ad esercizi ginnastici, al
ballo, all'equitazione, al giuoco della palla, del bigliardo, ecc., e
qualunque altro esercizio o giuoco che richiegga uno sforzo muscolare,
così si riporterà sul tronco quella forza che è in eccesso negli organi
genitali.

Se questi mezzi fossero vani, e le tendenze erotiche non diminuissero,
si ricorrerà alle medicine ed agli altri mezzi sedativi ed antivenerei.
I salassi, le bevande rinfrescanti e debilitanti abbattono
l'irritazione. Ma il regime alimentare trionfa su tutto. Noi abbiamo
dimostrato questo ad evidenza nella nostra _Hygiène alimentaire_, e
infatti coll'alimentazione non solo si possono sradicare le malattie, ma
perfino mutare la costituzione dello individuo.



                           ================

                              CAPITOLO X.

                     *Igiene dei piaceri venerei.*

                           ================



                              PARTE PRIMA.


I piaceri dell'amore gustati con prudenza e moderazione servono come
tutte le altre funzioni vitali a mantenere la nostra salute. Invece gli
eccessi la sciupano, e sono causa di gravissime malattie. Quegli
spensierati giovani che si abbandonano con trasporto alle snervanti
voluttà d'amore, e si vantano coi loro amici di poter più volte
rinnovare la fatica d'Ercole, non sanno che la loro spavalderia ed
imprudenza attenterà alla loro salute, alle loro facoltà mentali e che
prepara loro una vecchiezza precoce.

Quando i primi desiderii si manifestano bene sarebbe d'ammogliarsi. Ma
da noi pur troppo non è così, perchè si prende moglie quando si è già
avanzati in età e quando si ha davanti la prospettiva d'una bella dote.

E pur troppo i desiderii, che già sono abbastanza forti, devono essere
soddisfatti. Pur troppo, dico, perchè per soddisfarli bisogna gettarsi
in braccio alle donne pubbliche!

Giovani, siate per lo meno sobrii se dovete abbandonarvi a questi mezzi
estremi!

Le prostitute sono a temersi, perchè appartenendo esse a tutti gli
uomini che le pagano, possono facilmente incalzarsi varie malattie
sempre gravi, perchè infettano il sangue, e fra le tante la più grave
che è la _sifilide_. Guai a colui che ne è colpito, perchè il _virus_
non solo appesta l'affetto senza speranza di guarigione, ma si trasmette
anche alla prole innocente.

Voi, giovani, pensate ai mali che vi possono danneggiare varcando la
soglia di una casa di prostituzione, non dispregiate questi consigli,
pensate che la vergogna ed il rimpianto succedono sempre alle ore
dell'orgia.

Eccone un esempio.


                               RACCONTO.


Un giovane di 24 anni Alfonso Du..., figlio d'agiata famiglia, aveva
abbracciato la carriera di commerciante. Primo commesso di una delle
principali case della capitale, era ben veduto da tutti, perchè amato e
stimato da' suoi superiori e da quelli a lui sottoposti.

Da parecchi anni conviveva con una donna, ma l'aveva circondata da tanto
mistero che nessuno poteva immaginare questo fatto. Ma avuti dei
dissensi con essa, erano già quattro giorni che più non la vedeva,
quando una sera in compagnia di tristi amici varcò la soglia di un
postribolo. Mai non l'avesse fatto. Ne uscì col germe di una malattia
che amareggiò la sua esistenza. S'affidò ad un medico, ma dopo due mesi
la malattia peggiorò, e l'infelice si vide perduto. Le glandole erano
oltremodo gonfie, gli cadevano i capelli a ciocche, la pelle gli si
copriva di pustole, il _virus_ straziava orribilmente il povero Alfonso.

Fortuna volle che un suo amico lo condusse da un celebre medico, il
quale, pur non nascondendogli la gravezza del suo male, gli promise la
guarigione se adottava il suo sistema. Alfonso seguì infatti tutte le
istruzioni del bravo medico, e dopo 10 mesi si credette libero dal
_virus_ che l'infettava. Infatti egli si sentiva tanto bene che dopo due
mesi pensò a prender moglie. Il medico non glielo permise, dicendogli
però che poteva ammogliarsi senza pericolo di trasmettere la malattia ai
figli dopo due anni. Alfonso ebbe tanta costanza di aspettare a sposarsi
passati i ventiquattro mesi ed ebbe anche la consolazione di avere un
figlio. Esso crebbe robusto sino al ventesimosesto mese, nel quale fu
colpito da un'oftalmia purulenta. Questa guarita, il male si trasportò
all'orecchio e alla bocca. Insomma aveva ereditato il male paterno. La
povera creaturina rimase mingherlina per tutta la sua infanzia.

Sorte migliore non ebbe il secondo figlio, epperò la sua costituzione
rimase egualmente molto gracile.

Alfonso, desolato, decise di non aver più figli, per non avere il dolore
di vederli sopportare le conseguenze de' suoi trascorsi.

Povero giovane! Egli condusse poi una vita trista, pensando che i suoi
due figliolini un giorno gli rinfaccierebbero le amarezze della loro
esistenza! Ancora qualche anno vegetò piuttosto che visse, e morì di
dolore e di crepacuore!

Lettori, che questo fatto vi sia d'esempio. Pensate a tutte le
conseguenze prima di gettarvi fra le braccia d'una cortigiana.



                             PARTE SECONDA.


Credo utile di riassumere in questo capitolo alcuni precetti
risguardanti i piaceri dell'amore.

L'unico consiglio per conservare a lungo la propria salute è di gustare
con moderazione i piaceri venerei. Gli eccessi prostrano il nostro
fisico ed estenuano le nostre forze. L'unico mezzo per rendere il
piacere più vivo è di gustarlo raramente.

Inoltre è male abbandonarsi alle voluttà d'amore dopo il pasto, perchè
tale voluttà, turbando la digestione, può essere causa di soffocazioni,
di svenimenti e fors'anche di apoplessia.

Dopo una lunga corsa od esercizi che richiedono spreco di forze fisiche.

Quando si ha qualche organo ammalato, si prova un malessere generale,
perchè il coito non farebbe altro che accrescere il male.

Si debbono scansare o reprimere i desideri immoderati, o i trasporti
troppo focosi, perchè logorando rapidamente la macchina umana ci possono
essere funesti. Coloro che hanno stomaco debole, e che sono disposti
alle affezioni polmonari sono generalmente inclinati a siffatti piaceri,
dovranno dunque fare ogni sforzo per frenarsi, perchè le voluttà
sensuali precipitano i battiti del cuore, producono delle congestioni ai
polmoni, che sono sempre funeste per chi tende alla tisi.

Quando l'appetito venereo fu soddisfatto, oppure quando è assopito
naturalmente, è sempre dannoso alla salute il ridestarlo con mezzi
morali o fisici, perchè bisogna concedere agli organi genitali il loro
istante di riposo. E così dicasi di tutti i mezzi usati dagli impotenti.

È male gustare in piedi i piaceri dell'amore, perchè lo spasimo venereo,
cagionando una forte tensione dei muscoli degli arti inferiori che già
portano il peso del corpo, li affatica oltre misura. Le conseguenze non
si manifestano istantaneamente, e fin che si è giovani e robusti non ci
si bada, ma ben se ne accorge quando, vecchi, le gambe, ricusando il
loro ufficio, domandano l'aiuto del bastone, e si affaticano per un
nonnulla, di maniera che la stanchezza vi accompagna perfino a letto.

Male è ripetere il coito più volte, perchè scuote il sistema nervoso ed
esaurisce le nostre forze. Per lo meno tra un accostamento e l'altro è
bene lasciare l'intervallo di un giorno.

L'impotenza si riscontra specialmente nei beoni, perchè il loro sangue
fu riscaldato da liquori, da vivande aromatiche, da idee lubriche, che
accelerano i moti del cuore ed irritano il cervello.

Può derivare anche da un'alimentazione povera, debilitante, dal regime
latteo o esclusivamente vegetale e dall'uso delle bevande acide.

Siccome le perdite della donna sono minori di quelle dell'uomo, così
essa può ripetere il coito più volte, ma però è bene se ne astenga,
perchè è provato che quelle che ne abusano vanno soggette alle tristi
affezioni delle ovaie, della matrice, qualche volta anche al cancro.

Dunque, riassumendo, diremo:

L'assoluta continenza, come l'incontinenza della voluttà d'amore, sono
due estremi riprovati dalla natura e dalla ragione.

Infatti se la continenza è conservata strettamente è causa d'una sequela
di malattie e di acciacchi, e qualche volta dà luogo alle allucinazioni
oscene, alla follia, al delirio erotico.

L'incontinenza o gli eccessi, come abbiamo veduto logorano
istantaneamente la salute, e sono causa di sterilità. È il libertinaggio
che produce quegli esseri che poi crescono gracili e sparuti; è il
libertinaggio che riempie le sale degli ospedali di infelici che
aspettano la morte come fine dei loro mali. Giovani, guardatevi dagli
eccessi delle voluttà sensuali; essi conducono spesso alla morte.



                            ================

                              CAPITOLO XI.

                     *Età virile e i suoi piaceri.*

                            ================



                              PARTE PRIMA.

                              *Virilità.*


La virilità è l'epoca più lunga della vita umana, poichè comincia
qualche anno dopo della pubertà, e finisce giunti alla prima vecchiaia.

Questa è l'epoca la più felice della vita di colui che non è stato
deteriorato dagli eccessi giovanili, dalle malattie o dalla privazione.
È l'epoca in cui tutti i sogni giovanili ci lasciano, nella quale la
riflessione prende il loro posto, e la realtà si presenta senza tante
illusioni ai nostri occhi oramai fatti esperti. Una rivoluzione fisica e
morale si è operata nel nostro organismo. L'amore scema per dar luogo ad
un affetto profondo, a una sincera devozione. L'amicizia diventa un
bisogno, e getta nel nostro cuore profonde radici. È in questo periodo
che i gusti diventano più serii e ragionati, e che l'uomo tende a
procurarsi una stato degno di lui nella società. Questa è l'epoca dei
lavori utili, nella quale i piaceri sono meno strepitosi, ma più vivi,
nella quale non si gustano le distrazioni se uon quando si hanno
adempiti ai doveri di cittadino, di marito, di padre! Di marito e di
padre, dico, perchè in questi anni l'uomo si cerca una sposa buona e
gentile, e la donna un compagno laborioso ed onesto. Questo passo è il
più importante della vita, e la prudenza di usare prima di stringere il
nodo coniugale non è mai troppa, perchè da questa unione dipende la
nostra felicità o la nostra sventura.

Ho detto che una grande rivoluzione si è operata nel morale
dell'individuo; infatti esso non obbedisce come da giovane alle prime
impressioni, ma si lascia guidare dalla ragione e dall'esperienza. Prima
di intraprendere una speculazione riflette, la guarda da tutti i suoi
lati, e se la trova dubbia vi rinunzia per non esporre i suoi beni,
giacchè egli è responsabile anche del benessere della sua famiglia.
Cerca qualunque mezzo onesto di arricchire, perchè le ricchezze
acquistate da giovane servono nella tarda età ed all'educazione dei
figli suoi.

Il marito deve essere più sobrio che il celibatario nei piaceri
dell'amore e condurre una vita più regolata di questi, perchè i figli
che procurerà saranno più belli e rigogliosi.

È oramai provato che le qualità fisiche e morali del padre si
trasmettono direttamente ai figli, per cui quanto più il padre godrà
una florida salute, tanto più il figlio crescerà forte e robusto. È
dunque necessario per un padre che senta il proprio dovere, che abbia a
dar vita ai figli che diverranno utili alla patria, stante che ciò sta
per tre quarti in suo potere. Dovrà perciò consultare varii libri che
trattano della procreazione, fra i quali anche la nostra _Hygiène du
mariage_.



                             PARTE SECONDA

                             *Età matura.*


L'età matura non è che la continuazione della virilità, quindi tutte le
qualità che in quell'epoca già germogliavano ora prendono vita e si
manifestano. Infatti questa è l'epoca la più pratica della vita. È
l'epoca nella quale si cercano avidamente le ricchezze, le cariche, gli
onori, nella quale l'uomo si occupa con ardore per aumentare il proprio
benessere e stabilirsi una fortuna. Quando i mezzi che egli adopera per
giungere al suo fine sono onesti, allora non si può che applaudire, ma
pur troppo non tutti li impiegano. Questi, quantunque dispensino oro,
dovunque passano, dovrebbero essere disprezzati! Ma non lo sono; l'oro
accieca gli occhi del volgo, e purchè gli si dia denaro non svela le
macchie che intaccherebbero l'onore di questi ricchi. Ai nostri tempi la
potenza del danaro è sì grande che con esso si acquista persino l'onore!



                              PARTE TERZA.

                       *Piaceri dell'età matura.*


Siccome nell'età matura il cerchio delle relazioni è più largo che
durante la giovinezza, così i piaceri saranno più numerosi, perchè
maggiori saranno anche le soddisfazioni.

Però le inclinazioni ed i gusti dell'uomo in questo periodo si sono
cangiati. L'ardore giovanile che lo animava nelle sue partite di piacere
è scomparso. Gioie più calme e meno effimere sottentrarono a quelle
folli e strepitose. Ancora gli piacciono i divertimenti, i solazzi, i
passatempi, ma pur godendoli, ha sempre innanzi agli occhi il fine de'
suoi desiderii. In quest'epoca c'è molta varietà di piaceri a seconda
del diverso grado che si occupa nell'umano consorzio.

Pel commerciante i prosperi e lucrosi affari sono fonti di piacere, come
le fortunate speculazioni pel capitalista, un isperato raccolto per
l'agricoltore, un'abbondante messe per l'affittaiuolo, ecc.

Non è forse un'immensa gioia per uno scrittore che una sua opera ottenga
un favorevole successo? Per un poeta, per un pittore sapere che il suo
nome vola di bocca in bocca accompagnato da elogi e ammirazione? Non è
forse una gioia sincera quella dell'impiegato, del soldato che avanza di
grado, che si rende superiore ai compagni per la sua abilità?

E lo scienziato che dopo un faticoso studio e un indefesso lavoro giunge
ad ottenere una scoperta che renderà un immenso servizio all'umanità non
prova nell'anima una calda soddisfazione, una gioia ineffabile? Infiniti
sono i piaceri di questo genere, che potrei enumerare, sempre graditi
agli uomini eletti.

Gli onori, le decorazioni, le distinzioni, ecc. sono quelle che
solleticano vivamente l'amor proprio dell'uomo di questa età. Il piacere
che si prova giungendo in possesso di una decorazione, per esempio, è
tanto più grande quanto maggiori furono le difficoltà che si
sorpassarono per arrivarvi. Però bisogna guardarsi da questi generi di
piaceri, perchè alle volte si provano delle disillusioni e degli acerbi
disinganni, vedendo onorato chi non ne ha punto i meriti e vedendo sè
dimenticati. Ma non affliggetevi per questo, chè il merito e la virtù
sempre sono ricompensati!



                             PARTE QUARTA.

                      *Piaceri paterni e materni.*


Nell'età matura i piaceri della tavola sono più sentiti e più ricercati,
perchè quivi generalmente l'uomo laborioso riposando delle fatiche
giornaliere, prova i più cari piaceri della famiglia. È infatti a tavola
che il padre di famiglia si trova circondato dai suoi cari figliuoletti,
e quando l'appetito non manca a nessuno, il pranzo è allegro e
chiassoso, perchè in quest'ora in cui tutti sono riuniti si raccontano
le cose della giornata, e generalmente l'allegria regna tra la
famigliuola. Il pranzo del celibe invece è privo di tutta questa gioia
sincera, anzi è il più delle volte freddo e melanconico, perchè il suo
cuore non si apre alle dolcezze infinite che procurano una moglie
affettuosa e dei vispi fanciulletti.

Gioia e piacere maggiore provano il padre o la madre quando ricorre il
santo del loro nome, perchè i figli lor fanno a gara a preparare loro
mille sorprese, che loro attesti il loro affetto e la loro riconoscenza.
E questi sono piaceri vivi, che scendono soavi al cuore, e vi lasciano
traccie indelebili, sono piaceri che sorpassano di lunga quelli che si
gustano al teatro, a un ballo, ad un festino, sono piaceri infine che
non può immaginare se non chi ha moglie ed è padre di figli amorosi ed
educati.



                             PARTE QUINTA.


L'uomo prudente che desidera una vecchiaia esente da infermità deve
essere in particolar modo sobrio dei piaceri dell'amore dai 40 ai 50
anni, perchè, sebbene l'uomo si trovi ancora forte e robusto, pure,
essendo la perdita di fluido nerveo piuttosto copioso, così ne deriva un
indebolimento muscolare, e alle volte un malessere non si ripara che col
tempo e talora imperfettamente. Dalla sua nascita sino ai 40 anni le
funzioni organiche dell'uomo crescono crescono, poi rimanendo un po'
stazionarie, decrescono sensibilmente.

Come nelle altre età l'amore è un grato piacere, così lo è anche
nell'età matura, ma il marito non ha per iscopo dell'amore il solo
piacere. Esso pensa alla prole, perchè in questa età la si desidera
ardentemente.

Ripeteremo dunque che l'uomo ammogliato deve essere più che mai sobrio
dei piaceri d'amore, perchè questi diminuiscono le sue forze fisiche ed
intellettuali, delle quali più che mai abbisogna, e perchè deve sentire
il dovere di procreare figli forti e robusti, e se il suo corpo è
sciupato gli esseri a cui darà la vita saranno pure deboli e gracili.
Infatti è oramai provato l'ereditorietà delle qualità fisiche e morali
del padre, e se quest'opera lo permettesse si potrebbero citare mille
esempi a testimonianza.

Ripetiamo dunque per conclusione che coloro i quali nella giovinezza
fuggono gli eccessi e i disordini, godono nella virilità maggior numero
di piaceri.



                           ================

                            CAPITOLO XII.

                        *Nubilità--Età matura.*

                           ================


Quantunque i piaceri della donna sieno meno numerosi e svariati di
quelli dell'uomo, pure non sono meno vivi, anzi le donne li sentono
maggiormente e più profondamente di noi.

Il sogno della giovinetta è di potersi unire con un nodo indissolubile
all'uomo che ama, che ha fatto sossultare il suo cuore, e di poter
legittimare il suo amore col matrimonio. E il giorno di nozze rimane
sempre scolpito nel suo cuore come un lieto e sacro ricordo.

La gioia della giovane sposa sempre più si aumenta quando ella sentirà
portare nel seno il frutto del suo amore, perchè presto avrà la
consolazione di sentirsi chiamare col dolce nome di madre! Nulla è più
dolce infatti per una donna di vedersi circondata da una corona di
figliuoletti vispi e graziosi.

La donna incinta negli antichi tempi era stimata ed onorata da tutti.
Presso i Romani e presso i Greci si prodigavano tutte le cure le più
amorose. La condizione non influiva nulla, la donna incinta aveva la
preminenza su tutti, perchè essa doveva dare alla patria un cittadino di
più.

I Greci si alzavano rispettosamente all'avvicinarsi di una donna in
istato di gravidanza, e anche oggi la società civile prodiga le più
minuziose attenzioni alla donna che sta per diventare madre di famiglia.

Voi donne che non avete scelto un compagno, se comprendeste le soavi
gioie della maternità, sono sicuro che invidiereste colei che tiene fra
le sue braccia un bambinello vezzoso, che lo nutre col suo latte, che lo
bacia, che lo accarezza, e per ricompensa vuole da lui un sorriso che
dimostri la sua contentezza. Non si possono descrivere con parole le
emozioni, le gioie che può provare una madre, emozioni sempre dolci,
gioie sempre ineffabili.

Il marito poi, quantunque abbrutito dai vizii, prodiga alla moglie
incinta le attenzioni di cui egli è capace. La gravidanza dunque è
l'epoca più importante della vita femminile.



                           ================

                            CAPITOLO XIII.

                       *Igiene dell'età matura.*

                           ================


L'igiene di questa età comprende le azioni della vita fisica e morale,
ma principalmente sulle tendenze essa deve apportare i suoi consigli.

Come già abbiamo accennato, ciò che si impadronisce dell'uomo a questa
età è l'ambizione e la vanità. È infatti in questa età che l'uomo
ambisce alle cariche, agli onori, alle ricchezze, alle distinzioni.
Questa passione se non oltrepassa i limiti è di vantaggio all'uomo,
perchè gli dà il coraggio e il desiderio di sopportare e di riescire.

Ma se tale passione oltrepassa i limiti, allora è dannosa e rende
all'individuo che è assalito la vita pesante e penosa. È allora che il
desiderio di possedere ricchezze, di acquistare una fortuna, si
impossessa di lui e gli resta nella mente come un'idea fissa. Si
combatta dunque questa passione al suo nascere, si cerchi qualunque
mezzo per soffocarla, perchè la _tendenza all'acquisività_, spinta
all'eccesso, può diventare _avarizia_, e all'avarizia va sempre unita
l'invidia, questa passione che rode sordamente l'animo dell'uomo, e che
sempre cresce e mai non gli lascia riposo.

Tuttavia anche quando questa passione si è impadronita di noi non
bisogna mai disperare, perchè con forza d'animo si può sradicarla dal
cuore. I mezzi che si suggeriscono sono i soliti che distruggono il
nostro spirito, e ci offrono nuovi piaceri. Tali sono la caccia, la
pesca, la scherma, i viaggi, l'equitazione, ecc.

I piaceri che in questa età predominano sono i piaceri della tavola.
Abbiamo già detto che l'individuo giunto a questa età ricerca tutte le
vivande le più piacevoli e i vini più squisiti, perchè questi piaceri
sono quelli che maggiormente rallegrano l'individuo. Questi piaceri,
gustati moderatamente, sono di vantaggio all'uomo, perchè gli procurano
distrazioni e gioie, essendochè si riunisce in liete brigate d'amici e
di compagni.

Ma se questi piaceri occupano troppo la mente dell'individuo, allora
degenerano nella ghiottornia, vizio che, oltre all'essere sprezzato da
tutti, può nuocere immensamente alla salute. L'abuso delle vivande
stuzzicanti e dei liquori sono cagioni di gravissime infermità che,
sviluppandosi presto o tardi, sono però d'una gravezza talora
irrimediabile.

Le bevande alcooliche in ispecie portano un immenso danno al sistema
nervoso, e producendo sconcerti nel cervelletto, intorpidiscono
l'intelligenza dell'individuo che ne abusa, rendendolo vecchio prima del
tempo e inutile a sè stesso ed alla società.

Con tutto ciò però io non biasimo gli allegri pranzi di famiglia, perchè
sono essi mezzi eccellenti per far nascere le gioie sì pure e sì sante
come quelle dell'amicizia. Però ricorderò ancora che coloro che sono
ingordi e mangiano più del bisogno diventano stupidi, sonnacchiosi,
pigri, vanno soggetti a malattie infiammatorie e possono con tutte le
probabilità essere colpiti d'apoplessia.

Gli uomini dovrebbero fare come fanno gli animali; mangiare e bere
solamente quando hanno fame e sete, e non stuzzicare l'appetito per
gustare gli squisiti cibi e le delicate vivande. Fin che si è giovani la
costituzione è robusta, e non sente le tristi conseguenze degli eccessi,
ma giunti all'età matura gli organi, trovandosi logorati, non prestano
intiero il loro ufficio, e troppo tardi si rimpiangono i bagordi
trascorsi.



                            ================

                             CAPITOLO XIV.

                           *Prima vecchiaia.*

                            ================


La prima vecchiaia comprende nell'uomo il periodo dai 50 ai 65 anni,
nella donna dai 45 ai 55. Periodo poi che in ambo i sessi varia in più
od in meno a seconda della costituzione dell'individuo che gli fu
trasmessa dai genitori.

Questa età è per taluni piena di acciacchi, per altri scorre limpida e
serena. È in questa epoca che si manifestano tutte le tristi conseguenze
degli eccessi giovanili, è in questa epoca che si riprovano tutti gli
abusi ed anche le soverchie continenze.

Se invece nella giovane età l'individuo ha condotto una vita regolare,
ed i disordini ed i vizi non hanno logorato i suoi organi, allora la
prima vecchiaia può essergli grata, perchè ancora può provare varii
piaceri. Quando però l'età del declino arriva si devono raddoppiare le
attenzioni e le cure, perchè il minimo eccesso è in questa età fatale.

I piaceri che si provano in questa età non sono molto variati, perchè a
60 anni si affatica facilmente. Si cerchino quindi quei piaceri che
richiedono minor spreco di forze muscolari. Si abbandoneranno dunque le
passeggiate lunghe, le partite di caccia, di pesca, di campagna. Si
cercheranno invece le riunioni d'amici nei caffè o nei _clubs_, i
concerti; si frequenteranno i teatri, le accademie musicali, le case
private, le distrazioni artistiche.

Questa è l'età nella quale si attende con più pazienza ai lavori non
faticosi. Per un pittore od uno scultore questa è l'età nella quale più
diligentemente attende ai suoi artistici lavori.

Nelle lunghe sere d'inverno questi buoni vecchietti cercano di scacciare
la noia facendo una partitina agli scacchi, alle carte, a dama o a
dominò.

Inoltre il piacere più sviluppato in questa età è quello della tavola.
In quest'epoca però non si bada alla quantità ma specialmente alla
qualità del cibo, e al vecchio piace immensamente di vedersi davanti una
tavola bene imbandita e ama gustare un po' di molti cibi squisiti. Si
guardi però il vecchio dalla ghiottornia, perchè una sola indigestione
può essergli fatale. Siate dunque prudenti, perchè anche il proverbio
dice: _Chi più mangia meno mangia_.



                            ================

                              CAPITOLO XV.

                    *Dell'erotismo nella vecchiaia.*

                            ================


Quando l'individuo, uomo o donna, è giunto alla vecchiaia deve astenersi
assolutamente dai piaceri che procura l'amore.

Quantunque la facoltà riproduttrice occupi la più gran parte della vita
umana, pure finisce al cominciare della vecchiaia, ossia verso i 60 o 65
anni. Le forze dell'uomo verso questa età sempre più diminuiscono, e per
lo più anche i suoi desiderii. Così vuole natura. L'imprudente che
osasse infrangere queste leggi si troverebbe ben presto pentito, perchè
andrebbe incontro ad amare disillusioni. E pur troppo si è constatato
che in questa età i desiderii si ridestano in molti con una insolita
forza, e si mantengono con una certa costanza nella mente del misero che
ne è assalito. Questo, invece di accarezzare e secondare tali desiderii,
deve fare di tutto onde allontanarli da sè. E pur troppo nella
maggioranza dei casi ciò non avviene. Il vecchio che è assalito da
questi nocivi desiderii, cerca ogni mezzo per poter soddisfarli e per
ristabilire la sua attitudine genitale. Infelice! esso forse ignora il
danno che da ciò deriva. Esso forse ignora la malattia, gli acciacchi
che lo assaliranno, conseguenze di questa insana passione. Ebbene legga
attentamente queste poche righe, e se ragiona si asterrà per sempre dal
gustare i piaceri dell'amore.

Ogni sacrifizio che il vecchio dedica all'amore è una parte della
salute, della sua stessa esistenza che da lui sen fugge. Di più il
vecchio che si abbandona ai piaceri venerei subisce un enorme
disperdimento di fluido nerveo, e siccome questa perdita non si può
riparare come in gioventù, ne deriva che lo individuo resta abbattuto
per settimane intere. L'abuso poi produce delle laboriose digestioni,
delle notti insonni, delle tremende infiammazioni alla vescica e mille
altre malattie che conducono l'individuo alla tomba. Si guardi bene da
ciò il vecchio, perchè se coltiva la sua lubrica immaginazione può
essere colpito da quella schifosa malattia che abbiamo precedentemente
descritta: _la follia erotica_!



                           ================

                            CAPITOLO XVI.

           *Prima vecchiaia, sue distrazioni e suoi piaceri.*

                           ================


Anche la prima vecchiaia che, come abbiamo già detto, corre dai 60 ai 70
anni, può offrire i suoi piaceri e le sue distrazioni. Il vecchio che è
arrivato a questa età senza aver abusato delle cose mondane, senza
essere in preda a dolori e ad afflizioni morali, e che si trova in
condizioni agiate, può condurre una vita abbastanza felice,
accontentandosi del proprio stato, e cercando le distrazioni proprie
alla sua età.

Questa per chi ha lavorato per tutta la vita è un'epoca di riposo, è
un'epoca nella quale, non essendo più soggetto agli usi del mondo, può
condurre una vita indipendente e gustare la sua libertà.

Questa età riesce più ricca di distrazioni per colui che ha avuto la
fortuna d'istruirsi. Infatti quale migliore distrazione della
conversazione per un vecchio? Quale maggior passatempo di discutere su
mille cose tra parenti e amici?

La conversazione in generale è piacevole pel vecchio, perchè egli ama
riandare coi suoi amici d'infanzia sulle cose passate, sugli
avvenimenti, sulle peripezie comuni della giovinezza; ed ora che si è
divenuti più riflessivi, si considerano attentamente le scapate
giovanili, e se ne cavano utili avvertimenti per la gioventù nascente.

Anche la lettura offre un gradevole passatempo pel vecchio istruito,
perchè non solo trova diletto nella lettura dei giornali, ma anche nelle
produzioni letterarie rinomate, e si compiace di vedere i progressi
nelle arti e nelle scienze. In questa età si apprezzano quei lavori
classici che da giovani si trascuravano, e si leggono e si analizzano
con piacere.

Ma il più dolce piacere che il vecchio possa provare si è quello del far
del bene. E per far ciò non occorrono le ricchezze; un consiglio, un
saggio avvertimento, una correzione a tempo possono apportare più utili
frutti che una manciata d'oro. Il far del bene non consiste solo, come
molti lo credono, di distribuire elemosine quà e là dove la miseria fa
strage; vi sono infelici che muoiono di fame piuttosto che abbassarsi a
domandar l'elemosina. Il vecchio che ama di vedersi venerato e amato da
tutti deve andare egli stesso a visitare gli ammalati, a soccorrere i
poverelli; in persona deve penetrare nei più oscuri bugigattoli,
incoraggiare il misero, procurargli un utile lavoro, asciugare le
lagrime agli orfanelli. Egli deve cercare di mantenere la pace ovunque
egli possa, egli deve avviare i giovani sulla retta strada del buono,
del bello, del vero; egli deve cercare di lenire i dolori, calmare gli
affanni! Egli insomma deve mettere la sua esperienza a profitto di quei
poverelli che si trovano in condizioni d'abbisognarne. Così facendo egli
sarà da tutti benedetto, i suoi protetti e i suoi beneficati pregheranno
per lui l'Ente Supremo. La sua vita trascorrerà lieta e serena,
l'orizzonte sempre azzurro gli arriderà sempre, non una nube offuscherà
il suo avvenire e camminerà verso la tomba su un allegro cammino coperto
di fiori. La sua coscienza sarà pura e tranquilla, un'interna
soddisfazione lo renderà contento perchè tutti lo mostreranno a dito,
come il benefattore dei poveri, il consolatore degli afflitti. E quando
Iddio lo chiamerà a sè, egli morrà rimpianto da tutti i suoi protetti,
che rimanderanno il suo nome ai posteri a eterna memoria della loro
sincera gratitudine e riconoscenza.



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                            CAPITOLO XVII.

                          *Seconda vecchiaia*

                           ================



                              PARTE PRIMA.


La seconda vecchiaia comincia nel 70° anno, e finisce verso il 79° anno
più anno meno e seconda della costituzione del regime e della condizione
sociale dell'individuo. Questa età, secondo i fisiologi, sarebbe la
penultima della vita umana, ma è ben raro che l'individuo che raggiunga
questo periodo sia ancora in buona salute, perchè di rado un giovane si
mantiene lontano dai vizi e dagli abusi.

Gli svaghi e i passatempi di questa età sono affini a quelli della
precedente, solo che diventano molto più rari.

Il vecchio a 70 anni desidera la quiete, il riposo. Le distrazioni che
ancora gli rimangono sono la compagnia di un amico d'infanzia, la
tavola, la pipa o la tabacchiera.

Ciò che a un settuagenario torna molto caro e gradito è il discorrere
della sua gioventù, delle sue avventure, delle sue buone azioni, e una
debolezza comune a tutti i vecchi è quella di sentirsi lodare.

Un altro piacere speciale a certi individui è quello di ammassare
ricchezze per paura che abbia loro a mancare il necessario, anche quando
hanno denaro più del bisogno. Coloro poi che furono prodighi in gioventù
sono ora tanto più parchi ed economi. Qualità del resto che _gli eredi_
trovano buona quando il vecchio non si assoggetti a privazioni.



                            PARTE SECONDA.

               *Dell'abitudine e della noia dei vecchi.*


Pei vecchi settuagenari l'abitudine è divenuta una necessità, una
propensione irresistibile della loro esistenza che bisogna guardarsi
bene dal contrastare, perchè ne potrebbe derivare uno sconcerto nel
debole organismo dell'individuo. Nei vecchi le abitudini si verificano
su tutte le cose e su tutte le circostanze della vita. Inutile è
l'enumerare tutte le occupazioni, gli svaghi dei quali un vecchio può
formarsi un'abitudine. Diverse sono a seconda del suo grado, della sua
posizione sociale. Così può riscontrarsi l'abitudine di alzarsi e
coricarsi ad una data ora, di fare quella data passeggiata, quella tale
visita, di frequentare una conversazione, un caffè, ecc.; abitudini che
se gli sono contrariate, il vecchio diventa irascibile, si inquieta e si
attrista. E infatti è evidente. Il poveretto a quest'età, non potendo
gustare certi piaceri, non potendo avere altri svaghi, si attacca
vivamente a questi ultimi passatempi che gli rimangono per non restare
solo e non lasciarsi sopraffare dalla _noia_.

La noia infatti è uno dei principali nemici della nostra salute. La noia
colpisce il nostro fisico e il nostro morale. Essa ci abbatte e ci
annichilisce rendendoci incapaci di operare con saggia energia. Ciò che
mantiene viva ed animata la vita nostra è la speranza di raggiungere un
fine che abbiamo concepito. Se questa speranza per varii motivi viene a
cessare, cessa anche lo stimolo, l'eccitante della vita, la noia
sopravviene e l'uomo da questa assalito più non vive, ma vegeta.

Se la noia è mortale per un giovane, lascio immaginare al lettore quanto
funesta sia per un vecchio la cerchia delle cui distrazioni è sì
ristretta. Quando essa assalisce il povero settuagenario, esso non
desidera altro che la morte venga a por fine alla sua monotona e
melanconica vita di amarezze e di rimpianti. Felice è il letterato, il
filosofo e l'artista che s'invecchia; per loro la vecchiezza non ha
queste mortali ore di noie e di scoraggiamento. Felice il vecchio che ha
la fortuna di passare gli ultimi suoi anni in grembo alla sua famiglia,
circondato dai figli amorosi e da una allegra corona di nipotini. Per
lui le ore scorrono piacevoli e serene! Felice anche il settuagenario
contadino, che, conducendo una vita operosa, quantunque dura e faticosa,
non può essere assalito dalla noia. Felice infine il vecchio che da
giovane ha condotta una vita regolata, perchè godendo ora buona salute,
può camminare ridente e sereno verso l'età del declino.



                             PARTE TERZA.

                            *Decrepitezza.*


La decrepitezza è l'ultima fase della vita umana. Pochi sono coloro che
vi arrivano, e questi pochi sono tormentati da acciacchi e da diversi
malanni.

In quest'epoca le distrazioni sono infinitamente rare. L'ottuagenario,
essendo molto debole, ha bisogno d'un costante riposo, quindi le lunghe
passeggiate più non convengono a lui. Esso pone la sua vita quasi sempre
seduto sul seggiolone. Le sue membra inferiori essendosi di molto
affievolite hanno bisogno d'un bastone sul quale appoggiarsi per
camminare. I sensi più non gli servono, perchè funzionano
imperfettamente; il gusto è quello che ancor più gli serve. Lo stomaco,
se ha condotto una vita regolata nelle fasi precedenti della vita,
funziona regolarmente, e quindi anche la salute sarà buona.

L'unico passatempo che resta all'ottuagenario è la conversazione. Però
egli ama sempre discorrere delle passate cose, e trova che tutto una
volta andava meglio, che il mondo presentava più attrattive, che insomma
ora più non si progredisce e che si comincia a deteriorare.

Così sembrano le cose a lui, perchè i suoi sensi affievoliti non
funzionano che imperfettamente,

E conducendo questa vita abbastanza monotona ogni giorno s'avvicina ad
una morte serena e tranquilla. Pochi però arrivano alla _morte senile_.
I più sono colpiti avanti la caducità.



                            ================

                             CAPITOLO XVIII.

                              *Dei sensi.*

                            ================


Come la storia naturale ce lo insegna, cinque sono i sensi umani. La
vista, l'udito, l'odorato, il gusto, il tatto. Per mezzo di essi noi
siamo suscettivi di dolore o di piacere. I sensi ricevono la impressione
esterna, la quale viene immediatamente trasmessa al cervello per mezzo
dei nervi. Colui che possiede i suoi sensi in tutta la loro integrità
può essere felice, perchè sopra essi agiscono tutti gli eccitanti della
vita. Per ragioni plausibili ed incontrastate i fisiologi hanno
collocato i sensi in ordine di merito come più sopra li abbiamo
accennati. La _vista_ occupa il primo posto, perchè è il senso il più
delicato e sottile. La retina, principale organo della visione, è il
prolungamento dei nervi ottici, è perciò quindi che gli occhi brillano
del fuoco della mente. L'_udito_, che occupa il secondo posto, ha pure
la sua origine nel cervello. È un senso abbastanza esteso perchè
possiamo intendere i suoni più minuti a grandi distanze.

L'_odorato_, che ha col cervello meno intimità, ha anche una sfera
d'azione poco estesa.

Il _gusto_, che occupa il quarto posto, è ancora più lontano del
cervello e non agisce se non colle molecole colle quali è in contatto.

Il _tatto_ infine, che occupa il quinto posto, è il più esteso, e si
esercita immediatamente su tutti i corpi sottomessi alla sua azione. A
seconda della corrispondenza e dell'armonia che esiste fra questi sensi,
le facoltà intellettuali sono altrettanto sviluppate. Per esempio, le
orecchie, gli occhi ben conformati trasmettono rigorosamente al cervello
le sensazioni che provano.

Siccome la _vista_ e l'_udito_ sono in maggior relazione col cervello,
così questi, ricevendo le impressioni del bello, sono detti _sensi
superiori_.

Il _gusto_ e il _tatto_ invece, che ne sono più lontani, non ricevono
che impressioni fisiche, perciò chiamaronsi _sensi inferiori_.

L'_odorato_ appartiene tanto alla prima, quanto alla seconda categoria a
seconda delle occasioni.

Quanto più i sensi superiori sono esercitati, tanto meno hanno
preponderanza gli inferiori e viceversa. In generale un senso più degli
altri esercitato sempre più si sviluppa e prepondera su noi. Per
esempio, i fanciulli che hanno bisogno di mangiare sovente si mostrano
ordinariamente golosi, ecc.



                              PARTE PRIMA.

                          *Piaceri dei sensi.*


_Vista_. La vista, come senso superiore, è fonte di piaceri d'un ordine
elevato. Questi piaceri colpiscono ordinariamente l'immaginazione,
mettendo in attuazione le facoltà intellettuali. Infinite sono le
impressioni che ci procura la vista, impressioni gradevoli o dolorose,
diverse le une dalle altre, che fanno però sempre breccia nell'animo
nostro. Non è forse cogli occhi che noi ammiriamo le bellezze
dell'universo, che noi apprezziamo le produzioni del Creatore?

Sempre ci occorre di vedere; la vista è il senso il più indispensabile.
Qualunque divertimento che noi godiamo, qualunque passatempo che ci
procuriamo ha per fattore principale la vista. Noi viaggiamo, andiamo in
campagna, al teatro, ecc.; è per vedere luoghi nuovi, per bearsi alla
vista di prospettive incantevoli, per vedere le produzioni più
spettacolose. Non è forse delizioso l'assistere ad un ballo grandioso?
Ad un ballo nel quale lo splendore dei fuochi e della illuminazione, la
magnificenza delle decorazioni, la leggierezza e la leggiadria delle
ballarine, la ricchezza dei loro costumi, ecc., ti inebbria e ti
rapisce.

Non è delizioso l'assistere ad una solennità, ad una festa pubblica; il
vedere quella folla giuliva che accorre per assistere all'illuminazione
fantastica, al bengala, ai diversi fuochi d'artifizio? Non ci fanno una
dolce impressione quei cento razzi che scoppiettando si elevano al
cielo, si dividono e cadono in forma di stelle lucenti di tutti i
colori?

Non la finirei più se volessi accennare tutte le impressioni, tutti i
piaceri che ci procura il senso della vista. Il lettore medesimo li
prova; è inutile quindi che glie li dica io.



                            PARTE SECONDA.

              *Allucinazioni ed aberrazioni della vista.*


Le cause che producono le allucinazioni possono essere fisiche o morali.

Le fisiche consistono nell'abuso delle bibite alcooliche, o di quelle
che eccitano il sistema nervoso, nell'uso della digitale, dell'aconito,
della belladonna, ecc.

Le morali sono più numerose, come per esempio le idee fisse, le tristi
passioni che irritano il cervello, i rimorsi, l'isolamento, il timore,
la speranza, ecc.; e le aberrazioni che producono solo talvolta
gradevoli e piacenti, altre volte lugubri e spaventevoli apparizioni.


                               RACCONTI.


Giovane e pieno di dolci memorie, viaggiava in Grecia. Una sera tiepida
e serena di primavera m'era sdraiato ai piedi del monte Liceo all'ombra
d'un colossale platano, ed assorto come in estasi contemplava il
tramonto che dava a questa regione un singolare ed incantevole aspetto.
Lontano lontano la cima dei monti si confondeva coll'azzurro cielo e
l'azzurra onda del golfo d'Arcadia scintillava agli ultimi bagliori del
sole. I crisantemi e gli anemoni fiorivano sulle rive del fiume Ladone
che scorreva ai miei piedi. Gli uccelletti dolcemente gorgheggiavano
salutando il giorno morente. Ed io, sdraiato com'era, teneva fisso lo
sguardo su quelle amene rive, e mi pareva d'udire il canto delle ninfe
che danzavano al suono del flauto del Dio Pane. E distingueva le loro
eleganti e seducenti personcine che premevano coi loro piedi il suolo in
cadenza, e scorgeva le loro braccia voluttuosamente alzarsi e di quando
in quando scopriva le loro forme rotondeggianti ed incantevoli, se il
zeffiretto profumato solleva mollemente i loro aerei vestiti.

Ma ahimè, un sol movimento della pupilla dissipò questa dolce visione.

       *       *       *       *       *

Tra le allucinazioni della vista è da notarsi anche questa:

Un impiegato al Ministero della guerra ogni mattina quando si destava
vedeva un ragno che, girando rapidamente, s'ingrossava in maniera tale
da occupare tutto il locale, quindi l'infelice era costretto ad uscire
perchè gli sembrava di soffocare.

Questa allucinazione in seguito si cambiò, e lo stesso impiegato tutte
le mattine si deliziava alla vista d'una stupenda colazione. Ma
avvicinandosi per gustarla questa spariva e a lui non restava altro che
l'appetito insoddisfatto.



                             PARTE TERZA.

                         *Igiene della vista.*


Essendo la vista il più delicato senso, così bisogna usare ogni riguardo
per mantenerlo e conservarlo nella sua integrità.

La prima cura che devesi avere è la pulitezza. Gli occhi devono essere
lavati con acqua fresca l'estate e con acqua leggiermente tiepida
l'inverno, e ciò basta per levare le impurità che le glandole lagrimali
e sebacee che hanno deposto sui contorni dell'occhio. Se l'occhio fosse
un po' irritato bisogna lavarlo con acqua ove siavi qualche goccia di
astringente.

Bisogna evitare, per conservare l'integrità della vista, il fumo, la
polvere, i colpi, le cadute, la luce viva, l'oscurità profonda. È di
grave danno un assiduo lavoro al lume della candela, perchè la fiamma
oscillando obbliga incessantemente l'occhio a mutar centro. È di danno
alla vista una fiamma biancastra, meno una rossa. Si cercherà di non
passare mai da una viva luce ad uva profonda oscurità e viceversa.

Un consiglio utile ai giovani è questo: di non portar occhiali se non
per un imperioso bisogno, perchè questi indeboliscono la vista.

Si avrà altresì cura di non esporsi alle intemperie a capo scoperto, e
di non bagnarsi il cranio quando la pelle di esso è in traspirazione,
perchè può risultar danno alla vista, all'udito e ai denti. Dunque che
il lettore segui queste norme se vuol conservare sano questo
indispensabile senso.



                            ================

                             CAPITOLO XIX.

                             *Dell'udito*

                            ================



                              PARTE PRIMA.


Il senso dell'udito, che occupa il secondo posto, segue immediatamente
quello della vista. Esso appartiene alla categoria degli organi
superiori, perchè ci procura piaceri poetici e sentimentali.

Questo senso è pure importantissimo, e, direi, quasi indispensabile. È
infatti per mezzo dell'udito che possiamo intendere ciò che i nostri
simili ci dicono, e possiamo colla parola rispondere loro ed essere
intesi. L'udito e la parola riconfermano quindi i vincoli sociali.

Per mezzo dell'udito noi conosciamo e distinguiamo i suoni, per mezzo di
esso noi gustiamo i dolci canti degli uccelletti, il dolce mormorio del
ruscello, il fremire del zefiro fra i rami fronzuti. È per mezzo
dell'udito anche che intendiamo la graziosa voce della donna amata, e
ci beiamo di questo suono melodioso e gentile che giocherella contro la
membrana del nostro timpano. È per mezzo dell'udito infine che l'animo
nostro si solleva e può gustare le infinite dolcezze che procura la
musica.

È l'udito che ha dato origine alla musica; a misura che questo senso è
più delicato tanto più è atto ad afferrare le leggiere gradazioni delle
melodie vocali ed istrumentali. Ed è specialmente la _voce cantata_ che
tocca deliziosamente il nostro udito e ci procura degli ineffabili
piaceri. Il canto è l'unione della melodia alla poesia, e quando esso è
l'espressione fedele dei moti del core di chi canta quale essere tanto
insensibile potrebbe resistere agli incanti ineffabili di quella voce?
Il sordo soltanto è insensibile a tutte queste note d'amore, di gloria,
di ebbrezza.



                             PARTE SECONDA.

                  *Della musica sull'organismo umano.*


La musica piace generalmente a tutti e specialmente a quelle persone che
hanno la mente colta. Il suono musicale è il più numeroso fra gli
eccitanti dell'udito. Si accetta sempre con piacere di assistere ad un
concerto, ad un'accademia musicale, ad un'opera, ad una riunione, dove,
come si dice, si fa un po' di musica. La musica produce più violenti i
suoi effetti se il sistema nervoso dell'individuo è molto
impressionabile.

Infiniti sono gli esempi che ci offre la storia antica. Ne citerò
qualcuno.

Il musico Antigenita riscaldò talmente il cervello di Alessandro Magno
suonando su un flauto _Il Governo del Carro_ che il re, levandosi da
tavola e gettandosi sulle sue armi, voleva far strage de' suoi
commensali.

Tepandro, musico spartano, pacificò col suono della sua lira una disputa
che doveva decidersi con un duello.

Tutti conoscono l'impero dell'arpa di Davide sopra il re Saulle.

E potrei citare altri esempi, ma rimanderò il lettore alla _Hygiène de
la voix_, dove ne può trovare di curiosi assai.

La musica inoltre può estendere la sua benefica influenza anche su
persone ammalate. Così si racconta che la lira di Chirone e il flauto
d'Ismenia calmarono i dolori sciatici.

Asilepiade ordinava certi motivi musicali contro la frenesia.

Teofrasto si sentiva sollevato mediante la musica, da un affezione
nervosa.

Si conta altresì che una donna caduta in letargo da cinque giorni si
risvegliò al suono della musica.

Inoltre Filippo V di Spagna, colpito da un'alienazione mentale, era
insensibile a qualunque rimedio. S.M. la regina, conoscendo il delicato
carattere del re, fece venire a Corte l'esimio cantante Farinelli. Il re
si sentì talmente trasportato da quella voce di tenore così penetrante
che volle vedere il cantante. Questi, giunto che fu alla presenza del
sire, gettandosi ai suoi piedi, esclamò: una grazia, sire, tornate a
presiedere al Consiglio. La grazia fu accordata. Il re era salvo, e dopo
un po' di tempo guarì completamente.

Questi esempi basteranno a dimostrare la influenza della musica
sull'udito.

Questo senso dunque, dopo quello della vista, ci procura maggiori e più
sentiti piaceri. Beato dunque colui che possiede un fino e delicato
orecchio.



                             PARTE TERZA.

                      *Allucinazioni dell'udito.*


L'organo dell'udito, come quello della vista, va soggetto a delle strane
aberrazioni. Citerò un esempio fra i molti, che darò al lettore un'idea.


                               RACCONTO.


La signora E......, quantunque godosse di tutta la sua ragione, andava
soggetta a delle aberrazioni che la disturbavano non poco.

Tutti i giorni infallibilmente, sedendosi alla sua toeletta, sentiva
d'apprima una voce di uomo gentile che lodava il suo angelico viso, le
sue rotondeggianti forme, la sua fresca carnagione, ecc. e dopo un po'
di tempo un'altra voce pure d'uomo, ma dura ed aspra che le sussurrava
all'orecchio: «Brutta civetta, vanitosa che prendi a imprestito dal
profumiere il tuo roseo colorito, che ti fai seducente di forme con
mille mezzi artificiali. Cosa direbbero i tuoi adoratori se ti
vedessero ora come io ti vedo?»

La povera signora E..... si guardava atterrita attorno per scorgere
l'imprudente, e poi esciva spaventata dal gabinetto per distrarsi e
dissipare le proprie emozioni.



                             PARTE QUARTA.

                          *Igiene dell'udito.*


Le norme igieniche relative alla conservazione dell'udito sono le
seguenti:

Guardarsi dagli agenti indiretti o diretti che in certo qual modo
possono nuocere alla mucosa che ricopre il condotto uditivo.

Così bisognerà guardarsi dalle manovre dello stuzzica-orecchi, dai
liquidi irritanti, dai rumori violenti, dalle scariche d'artiglieria,
dai colpi, dalle grida acute, dallo stridere della sega, dalle correnti
di aria fredda quando il capo è in traspirazione, dall'abuso delle
bevande alcooliche od eccitanti; tutte le cause che partoriscono una
maggiore o minore sordità, e che possono dar luogo a convulsioni nervose
o a veri attacchi di nervi.

Inoltre bisogna avere cura di tenere netto l'orecchio lavandolo con
acqua fresca all'estate e con acqua tiepida all'inverno, e se si fa uso
dello stuzzica-orecchi, guardarsi dall'offendere in qualsiasi modo la
membrana mucosa o il timpano. Che il lettore segua dunque queste norme,
perchè il senso dell'udito è fonte inesausta di piaceri.



                            ================

                              CAPITOLO XX.

                             *Dell'odorato*

                            ================



                              PARTE PRIMA.


Il terzo senso è l'_odorato_ o _alfato_, senso che, come l'intermediario
fra i sensi superiori e tra gl'inferiori, partecipa delle qualità dei
primi e dei secondi. La sede dell'odorato è nelle _fosse nasali_, dove
risiede la membrana _pituitaria_, sulla quale disponendosi le particelle
odorose fanno impressione sul nervo _olfativo_ che comunica col
cervello.

Quell'appendice più o meno lunga, che noi chiamiamo naso, non serve che
a dirigere l'aria carica d'odori verso la parte superiore delle forze
nasali. Affinchè l'odorato possa esercitare le sue funzioni conviene che
la membrana pituitaria sia sana e che l'aria circoli liberamente nel
canale nasale, essendo l'aria il veicolo delle molecole odorose.

Le sensazioni prodotte dagli stessi odori variano da individuo a
individuo, ossia agli uni piace un odore, che disgusta un altro.

Vi sono odori soavi e penetranti che svegliano in noi nobili sentimenti,
altri che eccitano i trasporti amorosi come gli odori ambrosiaci o
afrodisiaci.

Non sono del parere di fuggire gli odori, ma di usarne moderatamente,
perchè l'abuso degli odori non solo è dannoso alla salute, ma snerva ed
affievolisce il corpo.



                             PARTE SECONDA.

                     *Classificazione degli odori.*


Fino ad oggi non si è potuto classificare giustamente gli odori in
conseguenza della tenuità delle molecole odorose. Il naturalista Linneo
li divise in sette classi: aromatici, fragranti, ambrosiaci, agliacei,
nauseanti, fetidi, ripugnanti.

Trascriveremo la classificazione fisiologica che è basata sopra la
proprietà degli odori.

_Tonici_, che agiscono sull'economia animale;

_Debilitanti_, che producono svenimenti e lipotimie;

_Inebbrianti_, che cagionano l'ebbrezza;

_Caustici_, la cui prolungata azione produce la tumefazione delle
membrane mucose e provoca delle emorragie;

_Nevrofili_, che calmano l'agitazione nervosa;

_Antisterici_ e _isterici_, che calmano o provocano gli spasimi nervosi;

_Emmenagoghi_, che ristabiliscono il flusso catameniale ritardato o
soppresso;

_Sonniferi_, che producono sonnolenza;

_Vomitivi_, che danno luogo al vomito;

_Purgativi_, che danno luogo allo scioglimento di corpo;

_Carminativi_, che fanno cessare i dolori di ventre;

_Esilaranti_, che eccitano la gioia;

_Ambrosiaci_, che eccitano gli organi genitali.

Vi sono altri odori che hanno qualità speciali, ma rimandiamo il lettore
al libro _Les Parfums et le fleurs_.

È imprudenza il dormire in una camera ove vi siano tanti fiori, perchè
questi assorbono l'ossigeno dell'aria e versano in questa l'acido
carbonico; quindi chi non vuol levarsi alla mattina con un forte dolor
di capo, osservi questa norma.



                             PARTE TERZA.

                      *Aberrazioni dell'odorato.*


Quantunque le aberrazioni di questo senso sieno molto rare pure citeremo
due casi.


                               RACCONTI.


Un avvocato avendo fatto una fortissima indigestione di formaggio
trovava il sapore e l'odore di questo in tutte le vivande che gli si
portavano, e per ben sei mesi non mangiò altro che mele e frumento alla
stato naturale. Però dopo una fortissima flussione di stomaco, e
ricuperata la salute, si trovò libero da questa aberrazione.

Un'attrice s'immaginò che gli amanti da lei licenziati, oltre
all'ingiuriarla, le gettassero sulla sua candida pelle delle materie
fetide che le toglievano perfino il sonno.



                              PARTE QUARTA

                         *Igiene dell'odorato.*


Le norme igieniche sono le seguenti: non usare delle polveri irritanti
come la canfora il pepe, il tabacco che irritano la pituitaria, e fanno
perdere la sensibilità olfativa.

Evitare le variazioni troppo rapide di temperatura, perchè il
raffreddore è dannoso all'odorato. Pure dannosa è la vegetazione alla
superficie della pituitaria, lo scirro, il cattivo vezzo che tanti hanno
di stimolarsi il naso colle dita.

L'avulsione dei peli del naso è pure pericolosa; spesso ne risultano
ulcerazioni profonde e anche la cancrena. Per levarsi questi peli
bisogna servirsi del _depilatorio_.

Inoltre è da raccomandarsi, specialmente alle signore, di non abusare
dei profumi dei fiori, perchè l'abuso attutisce la sensibilità
dell'odorato stesso.



                            ================

                             CAPITOLO XXI.

                             *Del gusto.*

                            ================



                              PARTE PRIMA.

                     *Classificazione dei sapori.*


Il quarto senso è il gusto, che forma col tatto i sensi inferiori.
Questo senso agisce solamente quando le molecole dei corpi sapidi
vengono a contatto di esso. Varie sono le opinioni circa la residenza
del gusto. Alcuni lo mettono nelle papille della lingua, alcuni nel
palato, altri nel velo palatino, ma i più dotti credono che lingua,
palato, e velo palatino concorrano a completare il senso del gusto.
Questo senso guida l'uomo e specialmente i bruti, alla ricerca degli
alimenti.

I _sapori_ si dividono nelle classi seguenti:

_Dolci_: come lo zucchero, i datteri, i fichi, ecc., e hanno proprietà
emolienti, lassative.

_Acquosi_ o _scipiti_: come le zucche, i cocomeri, la lattuga, ecc., e
hanno proprietà debilitanti e leggiermente diuretiche.

_Grassi vischiosi_: come il tasso barbasso, la bismalva, i fiori di
soffola, ecc., e hanno proprietà dolcificanti e snervanti.

_Acidi_: come il ribes, la melagrana, il limone, e hanno proprietà
rinfrescanti, debilitanti.

_Amari_: come il rabarbaro, le foglie di salice, l'assenzio, e hanno
proprietà toniche e purgative.

_Salati_: come l'acqua di mare, la soda, la potassa, e hanno proprietà
detersive, purgative.

_Stitici_ o _acerbi_: come le cotogne, le sorbe, le nespole verdi, ed
hanno proprietà astringenti.

_Piccanti_, _aromatici_: come il pepe rosso, ì chiodi di garofano, la
cannella, e hanno proprietà toniche, fortemente eccitanti.

_Acri-mordenti_: come l'aglio, le cipolline, ed hanno proprietà
riscaldanti.

È da notarsi che l'odorato previene il gusto nella ricerca delle
sostanze alimentari, perchè le sostanze composte racchiudono in loro
stesse un profumo: come le fragole, le mele, i lamponi, ecc., quindi
agiscono doppiamente sul gusto e sull'odorato; questo poi si unisce al
primo per raddoppiare i piaceri. Il senso del gusto infatti è fonte di
svariatissimi godimenti più o meno vivi e squisiti a seconda dell'età,
della salute, della delicatezza, del temperamento e della condizione
sociale dell'individuo. Per esempio i fanciulli e le donne in generale
amano le cose dolci e per contrasto le acide o acerbe. Quando si è
giovani, siccome l'appetito si fa sentire, così si amano tutti i sapori
tranne quelli a tutti antipatici.

Avanzando sempre più in età i gusti si cambiano, il palato diventa più
ottuso, e si cercano le vivande eccitanti, i sapori forti e piccanti, e
ciò per eccitare l'appetito e rendere la digestione più facile. Alcune
volte sono dunque necessarie, ma più spesso alterano l'organismo, e
sono più di danno che di vantaggio alla salute. È un passatempo
abbastanza istruttivo assistendo a un numeroso pranzo di famiglia di
osservare sulle fisionomie di diversi le varie impressioni provocate
dagli organi del gusto e dell'odorato.

Voglio ora trascrivervi un raccontino fattomi da un amico all'uscire da
un lauto e copioso banchetto. Eccolo:

Esistono i due proverbi: _vivere per mangiare_ e _mangiare per vivere_.
Proverbi entrambi da evitarsi. Ecco perchè presi la via di mezzo. Io
mangio principalmente per vivere, ma in certo qual modo vivo anche per
mangiare. Se gusto, se assaporo una vivanda gli è perchè io sono un
essere superiore al bruto che inghiottisce gli alimenti per puro
istinto; si è perchè io sono un uomo intelligente che voglio servirmi di
tutti i sensi che l'Ente Supremo mi ha concesso; si è perchè voglio fare
onore al Lucullo che mi ha invitato alla sua mensa e al cuoco che ha
preparato le succose vivande. Non è forse vero quanto vi ho detto? Vi
scorgete l'ombra di una biasimevole leccornia? Del resto, signori miei,
leccardi non possono essere tutti, perchè per aguzzare il senso del
gusto occorre uno studio speciale che io feci con cura amorosa.

In primo luogo dovetti attenermi ad un severo regime per sviluppare
questo senso, regime al quale forse non tutti si assoggetterebbero, e
giunsi ad un discreto risultato dopo un corso di fisiologia degli organi
e dei sensi. Volete il riassunto delle mie osservazioni? Eccolo.

Ma quì non voglio infastidire il lettore con questi appunti che si
possono trovare più estesi in un trattato di storia naturale. Dirò
solamente che questo amico quasi quasi mi convinse che l'esser leccardi
non è una cosa tanto facile quanto credeva, perchè bisogna davvero
studiare tutte le minutezze per vieppiù assaporare una _bottiglia di
champagne_ o _un'ala di fagiano_.

       *       *       *       *       *

Il mangiare e il bevere, dicono taluni, è un piacere puramente fisico e
materiale; non importa, ma non si può negare che si ha un piacere dolce
e vivo.

Non si prova forse una gradevole soddisfazione quando dopo un eccellente
pasto, inaffiato con un delicato vinetto di Piemonte si fuma una
cigaretta seduto al balcone?

Chi potrebbe negare che il nostro fisico tutto si ristora quando
d'estate si beve una fresca e dolce bevanda al limone, al lampone, al
ribes; quando si prendono a centellini quei soavi gelati?

Sì, noi dobbiamo ascoltare anche il senso del gusto, perchè,
ascoltandolo moderatamente, si procura dei piaceri gredevolissimi,
quantunque sieno _fisici e materiali_.



                             PARTE SECONDA.

                        *Aberrazioni del gusto.*


                               RACCONTO.


Due avvocati, amici intimi, pranzavano sempre insieme, ed offrivano
delle aberrazioni affatto speciali. L'uno si lamentava che il cuoco
salava troppo le vivande. Al contrario l'altro le trovava insipide. Si
bisticciavano un po' e quando l'aberrazione cessava mangiavano tutti e
due deliziosamente.



                             PARTE TERZA.

                          *Igiene del gusto.*


Affinchè il senso del gusto agisca esattatamente occorre il completo
sviluppo e la sanità di tutte le parti che lo compongono.

Si dovrà quindi guardarsi da tutte quelle sostanze che possono
danneggiare la lingua, la mucosa della bocca o il velo palatino; da
quelle che alterano la sensibilità dell'apparato gustatorio, dalle
abitudini che nuociono alla secrezione salivale come l'abuso degli
aromi, della pipa, del tabacco, dei liquori, ecc.

Se la lingua fosse coperta da qualche impurità allora il gusto diventa
ottuso, appena percettibile; le bevande acide e toniche possono però
risvegliarlo dal suo torpore.

Il senso del gusto non è sviluppato se non nella età adulta, se questo
si affievolisce è un sintomo d'un'affezione allo stomaco. Quindi bisogna
guardarsi da tutte quelle cause che possono nuocere non solo a questo
senso ma all'intiero organismo.



                            ================

                             GAPITOLO XXII.

                              *Del tatto.*

                            ================



                              PARTE PRIMA.


L'ultimo senso inferiore, il più fisico e materiale, è il tatto. Esso
però è il più diffuso, poichè risiede nell'organo cutaneo.

Il _tatto_ si attua _toccando_ l'oggetto che si vuol esaminare. Per
mezzo di questo senso si conoscono le asprezze, la morbidezza, il peso e
la grandezza d'un corpo; per mezzo suo inoltre si sente il caldo e il
freddo, e molti individui anche lo stato elettrico dell'atmosfera.

La mano è la parte del corpo dove maggiormente risiede la sensibilità
tattile e precisamente esso si trova nei polpastrelli delle dita. Per
formarsi un'idea dell'importanza speciale di questo senso bisogna
pensare ai ciechi che fanno ogni sorta di lavori servendosi del tatto,
che perfino giungono a leggere gli scritti in rilievo ed a conoscere i
varii colori.

La mano, per meglio godere delle sensibilità tattiche, deve essere
coperta da una bianca e morbida pelle, deve avere le dita bene
articolate terminanti in una polpa mollemente arrotondita. Le signore
che s'interessano delle loro mani possono leggere la opera intitolata:
_Hygiène des mains et des pieds_.

Il tatto, a seconda del modo col quale è esercitato, prende varii nomi.

Il solletico è un tatto speciale che tutti conoscono. Quando è
esercitato sotto la pianta dei piedi provoca talmente il riso da essere
assaliti da convulsioni e fors'anche della morte in un eccesso titanico.

Il solletico delle labbra o del palmo della mano produce un'irritazione
voluttuosa, di maniera che si hanno parecchie donne che provano per
questo solletico dei trasalimenti nervosi e degli attacchi isteriformi.

Il solletico dell'ugula produce il vomito, quello della pituitaria lo
starnuto, ed altri fenomeni le altre parti del corpo.

Il tatto poi occupa il primo posto nei diversi atti dei piaceri
sessuali. Le impressioni però che sono trasmesse al cervello sono meno o
più vive e intense a seconda del temperamento dell'individuo. Se uno ha
un temperamento sensibile e nervoso il piacere che prova accarezzando
una superficie morbida, tondeggiante e vellutata è molto più vivo che
non quello di un linfatico, nel quale la fibra è più molle e meno
sensibile ed ha bisogno d'un contatto più pronunziato e prolungato per
giungere a sensazioni meno vive di quelle dei soggetti nervosi. È
dunque vero però che essendo il tatto il senso fisico per eccellenza
trova in amore le sue più dolci applicazioni.



                             PARTE SECONDA.

                        *Aberrazioni del tatto.*


Numerosi sono gli esempi di aberrazioni del tatto che ci offrono gli
annali di medicina. Noi ne citeremo qualcuno.

Una signora sentiva una miriade di sorci correre sopra il suo corpo;
finiti questi si credeva circondata da infiniti mosconi che la
punzecchiavano. L'allucinazione durava una mezz'ora e tutti i giorni
aveva luogo.

Un'altra signora si credeva d'essere preda d'una quantità di bruchi.

Una terza sudava a larghe goccie di sudore nel cuore del verno.

Una quarta, avendo bevuto ad un ruscello dove aveva visto una rana,
credeva di sentire le rane danzare nel suo stomaco.

E non la finiremmo più; eccone un'altra più curiosa:

Un povero notaio aveva una moglie che per fargli fare ciò che voleva lo
bastonava. Per farla corta la moglie morì. Il notaio, contento da una
parte, ringraziava il Cielo che lo aveva liberato. Ma ahimè! Povero
illuso! La moglie (così credeva lui) tutti i giorni a quell'ora istessa
gli faceva la sua visitina, e lo picchiava ancora di santa ragione, di
maniera che il povero notaio gridava perfino pel dolore!



                             PARTE TERZA.

                          *Igiene del tatto.*


Siccome il tatto si trova diffuso in tutto l'organo cutaneo, perciò chi
desidera conservarsi un tatto sensibile e delicato bisognerà che
allontani tutte le cause che possono alterare o guastare la pelle. È
perciò che per evitare le numerose affezioni che possono nuocere alla
pelle diviene indispensabile di vegliare alla sua integrità e di
mantenerla, in uno stato di polizia che nulla lasci a desiderare.

Bisognerà dunque guardarsi dai grandi calori, come dai freddi eccessivi,
dal fuoco, dagli alcali, dagli acidi; si dovrà evitare la alternativa
dell'acqua calda e di quella fredda, chè tutte sono cause di indurimento
dell'epidermide o di screpolature gravissime. Inoltre i geloni
trascurati possono anche trasformare le dita.

Coloro dunque che, oltre all'evitare queste affezioni abbastanza
dolorose, desiderano conservare il senso del tatto in tutta la sua
integrità, si procuri la nostra _Hygiène des mains et des pieds_, ove
diffusamente si parla di queste norme che qui sono solamente accennate.



                            ================

                            CAPITOLO XXIII.

             *Rapporti tra le quattro parti del giorno e le
                quattro stagioni.--Loro influenza
                sull'economia umana.*

                            ================


Il _giorno_ è indicato dalla natura per occuparsi dei propri affari, per
lavorare e anche per godersi qualche divertimento.

La _notte_ fu creata per riposare, per riparare, mediante il sonno, alle
perdite della giornata. Chi inverte queste leggi di natura si troverà a
suo tempo pentito.

E pur troppo nell'alta società si fa giorno della notte e viceversa. La
vita passata nei teatri, nei caffè, nei _clubs_, attrae questi signori,
ma li rovina e li rende gracili ed insani. Guardate le contadine che si
levano e si coricano col sole. Quantunque il loro viso sia abbronzito,
pure presentano i colori di una ferrea e vigorosa salute!


                              IL MATTINO.


Il _mattino_ corrisponde alla _primavera_ e alla _gioventù dell'uomo_.

La parte migliore del giorno è il mattino quando il sole non ancora
visibile sull'orizzonte, manda avanti a sè i suoi raggi di fuoco che
indorano e fanno brillare pari a gemme le terse goccie di rugiada che
coronano i petali dei fiori, quando gli uccelletti appena svegli
ringraziano col loro allegro cinguettio il sole nascente, il padre della
vita! Quanta gioia, quanta felicità si prova assistendo alla levata del
sole in un calmo mattino di primavera! Appena che i suoi benefici raggi
inondano l'atmosfera i contadini escono giulivi dalle loro case per
avviarsi al lavoro. Dovunque la vita circola e si manifesta, noi ci
sentiamo più spigliati, più vigorosi; è nel mattino che le nostre
facoltà intellettuali funzionano con maggior facilità ed energia. È per
questo che i letterati, i poeti e gli artisti stanno occupati più nella
mattina che nel resto della giornata.

Inoltre pei divertimenti campestri si sceglie sempre la mattina. Chi non
ama questi sollazzi? A chi non piace quando si è in una compagnia
allegra e piacevole andare in un ameno boschetto, sulla riva d'un
ruscello e fare una colazione resa saporitissima dall'appetito che
sviluppa l'aria del mattino?

I medici hanno anche osservato che il maggior numero di miglioramenti
nelle malattie avvengono nella mattina, perchè in questa fase del giorno
tutto concorre per allietare l'anima ed il corpo.


                            IL MEZZOGIORNO.


Il _mezzodì_ corrisponde all'estate e all'_età matura_ nell'uomo.

Nell'estate e nel mezzodì i raggi solari hanno acquistato tutta la loro
forza, i lavoranti in quest'ora di massimo calore cercano l'ombra e il
riposo per rivigorire le stanche loro membra.

Così l'uomo maturo che ha gustato tutti i piaceri della giovinezza e che
durante questa epoca si è procurato coll'assiduo lavoro uno stato
discreto, può gustare tranquillo e contento i piaceri e le pure gioie
della famiglia, godendo unitamente a questi un poco di riposo e di
tranquillità.

Un altro rapporto che esiste è il seguente: come nell'estate, così nelle
calde ore del mezzodì maggiormente si esercita l'azione morbifica e
particolarmente sullo stomaco, sul fegato e sugli intestini. È perciò
che l'igiene prescrive l'esclusione di certi alimenti che possono essere
funesti. E siccome l'età matura è un'età di riposo, così bisogna gustare
con grande moderazione quei piaceri che affievoliscono e rendono inerte
l'individuo.


                                LA SERA.


La _sera_ corrisponde all'_autunno_ e all'_età del declino_.

Come la sera fa cessare i lavori, sospende tutte le occupazioni, così
l'età del declino domanda l'assoluto riposo, perchè nelle età precedenti
si è a sufficienza lavorato e goduto.

La _sera_ come l'_autunno_ e l'_età del declino_ è triste e melanconica.

Infatti, sebbene l'autunno presenti le sue belle giornate, pure la
natura morente non può ispirare allegria. E in questa stagione che gli
alberi si spogliano delle loro verdi fronde; è in questa stagione che i
fiori scompaiono, che le praterie ingialliscono, che le pioggie
ingrossano i torrenti, è in questa stagione infine che la natura muore!

In tal modo cammina la vita umana che dall'età del declino entra nella
vecchiaia.

Come l'età del declino, così l'autunno è fertile in malattie; si
raccomenderà quindi la prudente sobrietà ai vecchi e l'astinenza degli
abusi di quei frutti che prodiga l'autunno.

Il rapporto che esiste è dunque spiccante. Tutti e tre offrono un vago
indefinibile che si avvicina alla tristezza.


                               LA NOTTE.


La _notte_ corrisponde all'_inverno_ ed alla _decrepitezza_.

La notte deve intieramente dedicarsi al riposo, poichè non solo gli
animali dormono la notte, ma anche un gran numero di vegetali, poichè
per essi il sonno è di assoluta necessità.

In primavera le notti sono spesso stellate e fredde; in estate ora
tiepide, limpide, ora calde tempestose; in autunno sono umide e malsane;
in inverno gelide.

A seconda delle stagioni il sonno è dolce, piacevole; grave ed
interrotto; profondo o leggiero a seconda dell'atmosfera; lungo e
intenso.

Si può dire che la durata del sonno è a seconda delle perdite fatte
nella giornata. Mille volte infelici quegli ammalati che la notte non
possono godere del sonno placido e riparatore, perchè sono molestati da
crudeli dolori!

Ecco così esaminate le diverse parti del giorno, le stagioni e le età
dell'uomo, ed accennato al rapporto che havvi tra loro.

Terminerò il capitolo raccomandando di non invertire le leggi naturali
facendo come i ricchi notte del giorno e del giorno notte, perchè
immenso è il danno che ne deriva.



                           ================

                            CAPITOLO XXIV.

             *Dei piaceri offerti dalle quattro stagioni.*

                           ================


In quest'ultimo capitolo accenneremo ai diversi piaceri che offrono le
quattro stagioni. Piaceri diversi tra loro, perchè, come ogni stagione
ha i suoi fiori, così ha i suoi godimenti.

Nei climi temperati, ove quattro sono le parti dell'anno, vi hanno
piaceri non conosciuti; nella zona torrida le stagioni sono due: quella
delle pioggie e della siccità.

Invece noi siamo contenti, quando dopo un po' di giorni di sole
eccessivo che dissecca la terra e infuoca il cielo, di ricevere una
benefica acqua che spenga gli eccessivi calori. Questa continua
alternazione non può renderci monotoma la vita.



                             PARTE PRIMA.

                      *Dei piaceri in primavera.*


L'inverno è passato, il vento gelido e freddo di questa stagione di
morte s'intiepidisce; e la natura si sveglia a nuova vita. Sì colui che
si è alzato una di queste mattine gioconde nella quale la natura ti
sorride a ciascun passo, si è sentito il cuore sollevarsi, e respirando
l'aria a pieni polmoni ha dovuto esclamare: Viva la primavera! Viva
questa epoca nella quale tutto rinasce sotto lo splendido risveglio
della natura, nella quale il cielo si fa più bello e la terra gli
sorride di amore. È in questi giorni che tutto ritorna, che ritornano le
rondinelle al nido del porticato, i piccoli fiori al vaso della
fanciulla, i zefiri profumati a scuotere certe ciocche di capelli nere e
lucenti. Chi sarà colui che non benedirà quest'epoca, la più bella, la
più gioconda di tutto l'anno; quest'epoca nella quale un sole brillante
dà la forza e la vivacità a tutta la natura?!....

La primavera! Non è forse la più bella di tutte le quattro stagioni? Non
è forse nella primavera che si può vedere ed ammirare la onnipotenza
dell'Ente Supremo?

Bisogna certamente essere pessimisti per odiare quest'epoca; bisogna
certamente aver perduto tutto lo spirito per non sentire questi profumi
che ti spingono all'amore plastico, come l'autunno all'amore platonico.

Infiniti sono i piaceri che quest'epoca ci offre. Le poetiche
passeggiate, le escursioni, le colazioni nei campi, le cavalcate, le
gite di campagna a piedi o a cavallo; e l'uomo fatto che ama studiare ha
la botanica, la zoologia, la mineralogia che gli offre un esteso campo
per acquistarsi utili cognizioni e passatempo.

È nella primavera che lo spirito, il talento, il genio che giaceva
annichilito, senza forza e senza slancio, è in questa stagione, dico,
che hanno preso il volo, che hanno stese le loro ali gigantesche e che
volano nei campi ridenti dell'immaginazione.

Vivano i fiori e la bella natura! Ecco il grido che l'anima invia alla
primavera, il grido che viene dal cuore tratto dai zeffiri profumati
all'ideale. Come si può restare insensibili davanti alla splendida
ricchezza che si spiega maestosa e sorride davanti agli occhi, che ci
attira, che ci solleva in un mondo novello, che ci mostra un orizzonte
dorato e meraviglioso, che ti fa sentire i profumi i più inebbrianti?!
Come sei bella o natura! Quanto sei grande! Dove hai preso le mille
forme di fiori che rendono vivaci le praterie, le siepi, i campi? Ove li
hai presi potenza soprannaturale?

In ciascun angolo il più remoto brilla un fiore, brilla uno de' tuoi
figli vaporosi che levano la monotonia e il dolore con un vago sorriso
che t'inspira amore. L'aria ne è addolcita, e ciascun zefiro che passa
accoglie sulle sue tiepidi ali il sospiro d'amore di mille rose. Nei
capelli neri e lucenti, sul seno della fanciulla, sugli altari, nei
pranzi e sulla tomba, sul davanzale dell'umile finestra e sulla terrazza
del sontuoso palazzo, avunque brilla un fiore, ovunque è un profumo
d'amore.

Il mese di maggio è arrivato e mille angioletti dalle rosee ali
l'accompagnano. Sono i fiori. Aprite, aprite le vostre finestre,
apritele al sole, al profumo dei fiori. Come sono belli; io vi amo e vi
saluto. Vi amo perchè dai vostri calici spira una dolcezza triste e
solitaria; v'amo perchè la bruna fanciulla poetica pure vi ama; v'amo
infine perchè siete i fiori, i figli della _primavera_.



                             PARTE SECONDA.

                       *Dei piaceri nell'estate.*


Le tiepide aurette primaverili più non scuotono mollemente la nera
treccia di capelli. La primavera è finita e l'estate col suo calore
tanto benefico alla campagna si fa avanti maestoso ed infuocato. Il sole
è giunto al punto più culminante. I suoi raggi sono perpendicolari alla
terra; la sua forza benefica è al massimo. In estate maturano le
biondeggianti messi, i frutti i più squisiti, le tinte si fanno più
scure e intense; tutto insomma partecipa al cambiamento che il sole di
giugno opera nei campi.

Fra i piaceri che si possono godere nell'estate figurano le passeggiate
di buon mattino e di sera in campagna. Queste passeggiate sono
piacevolissime per coloro che sanno gustare le pure gioie campestri.

In questa stagione deve essere contento anche il proprietario che può
passeggiare sui suoi fondi, e vedere le messi biondeggianti, l'uva che
matura, i prati smaltati di fiori. Beato il proprietario, perchè tali
beni, essendo suoi, ne può godere tutti i giorni e tutte le ore!

D'estate poi sono un'occasione di divertimento, e sono di un'utilità
incontestabile i bagni. Le acque minerali e termali sono molto
frequentate durante l'estate da ammalati, oppure da coloro che vogliono
condurre una vita relativamente quieta. In questi stabilimenti si
trovano tutti i divertimenti della capitale, di più si possono fare le
passeggiate campestri che sono d'una grandissima utilità alla salute.

La massima principale per migliorare in questi stabilimenti è di non
lasciarsi sopraffare dalla noia. La noia è il peggior nemico della
salute; quindi se un bagnante si annoia causa il cattivo tempo o lo
stabilimento, dovrà subito abbandonare questo luogo per cercarne uno
migliore, nel quale i concerti, la conversazione, i giuochi di società
non lo lascino annoiato o melanconico.

Altro fra i piaceri è quello dell'acque, e sotto questa denominazione
intendo le gite in barca, in battello a vapore, le passeggiate lungo le
rive dei fiumi o dei laghi, infine il nuoto, tutti esercizi che
dilettano immensamente ed irrubostiscono i nostri muscoli.

L'estate offre pure la sua parte di poesia. Non inspira forse dei nobili
ed elevati sentimenti la vista d'un ameno ed ombroso boschetto dove
nulla s'intende altro che il gorgheggio degli uccelli e il mormorio del
terso ruscello?

Non si rimpiangono forse i convegni amorosi datisi nei boschi remoti e
poetici? Non siamo eccitati alla riflessione quando seduti all'ombra
d'un gigantesco platano nella quieta campagna ammiriamo intorno a noi
l'opera del Creatore?

Insomma i piaceri estivi, quantunque meno chiassosi dei primaverili, ci
tornano ciononostante graditi, perchè accompagnati dalla riflessione.



                             PARTE TERZA.

                       *Dei piaceri in autunno.*


L'autunno è la stagione più ricca di frutta, è la stagione nella quale
anche il regno animale ci dà gli elementi più svariati e di migliore
qualità, per cui questa stagione è desiderata dai fanciulli, dai
buongustai e dai leccardi.

La natura in autunno cambia ancora di aspetto. Le mattine e le sere si
fanno sempre più fresche, l'aere è più mite. L'autunno è l'epoca dei
viaggi nei paesi meridionali; è l'epoca della caccia.

Riguardo a questo piacere dobbiamo dire che se è spinto alla fatica
diventa nocivo alla salute. Alla caccia bisogna guardarsi dalle correnti
d'aria fresca quando si è in traspirazione, nel bevere quando si è
sudati, o dall'attraversare qualche acqua quando i piedi sono riscaldati
dal percorso cammino. Queste sono norme che non si osservano quando
siamo in preda all'entusiasmo di inseguire qualche lepre, ma che
dovrebbero seguirsi per non prepararsi delle infermità.

Un altro piacere per i proprietarii di terre è quello di assistere al
raccolto e principalmente alle vendemmie. Nei paesi viniferi si danno
delle feste campestri, come le colazioni, i pranzi, i balli, feste che
ci tornano gradite, perchè nuove e purificate dall'aura imbalsamata
della campagna. Ma la seconda metà dell'autunno non presenta questi
dolci piaceri. Essa è triste, melanconica. La natura si spoglia de' suoi
verdi colori, gli alberi nudi sono tetri, gli augelletti più non
gorgheggiano, le brine cominciano a coprire la terra, l'aquilone freddo
sibila fra i rami, le nebbie, le pioggie sono frequenti, i torrenti
straripano, i raggi solari si affievoliscono, la natura si addormenta
per ridestarsi più viva, più appariscente in primavera.

L'autunno però, sebbene abbondante in piaceri, è pure abbondante in
malattie. Queste provengono dai cambiamenti repentini di temperatura che
sono frequentissimi in autunno. Provengono però principalmente dalle
scorpacciate di frutta di cui è ricca questa stagione. Si guardino bene
i golosi dagli eccessi di questo genere, perchè non sanno quanto
dolorosi sieno i flussi di ventre, le febbri ribelli o le dissenterie.

Un alimento che raccomando caldamente nell'affievolimento di stomaco è
il _buon cioccolatte_, perchè, oltre all'essere facilmente digeribile,
ripara subito le perdite del corpo. Bisogna però guardarsi dal
cioccolatte di cattiva fabbricazione, perchè non fa altro che ingombrare
lo stomaco.

Un'altra raccomandazione è quella di coprirsi ai primi freddi per
evitare i raffreddori e le soppressioni di traspirazione.



                             PARTE QUARTA.

                       *Dei piaceri in inverno.*


Questa è la stagione più monotona e melanconica dell'anno. Il sole più
non ci riscalda, e pare che ci abbia abbandonati. La neve bianca e
fredda copre come un funebre lenzuolo tutta la campagna. Ovunque è
tristezza, ovunque è torpore.

Ma se l'inverno è triste pel vecchio e pel fanciullo che se ne stanno
rincantucciati al caminetto, non lo è però pel giovane, il quale trova
nell'inverno dei cari e graditi divertimenti. Egli sfida i rigori del
verno per assistere all'opera, al dramma, ai concerti; egli sfida la
neve per correre dove la danza lo chiama e lo attira, e non lascia la
minima occasione per festeggiare l'amore e il piacere.

Una molestia dell'inverno è il freddo delle mani e dei piedi. Freddo che
deriva da ciò che il sangue più non circola nella rete muscolare
superficiale, ma bensì è spinto nei vasi interni.

È sopratutto nell'inverno che il vecchio deve usare a sè stesso tutti i
riguardi, perchè il freddo intenso è fatale a questa età. I suoi piaceri
devono essere quelli del focolare, della lettura, della conversazione,
dei giuochi di famiglia che occupano e cacciano la noia.

È nell'inverno poi che si gustano maggiormente i piaceri dell'amicizia,
perchè in questa stagione si stà lunghe ore coll'amico in conversazione.
Un vero amico non è mai abbastanza custodito. L'amicizia è un porto dove
si rifugia durante l'uragano, ove si felicita dopo il pericolo. Qual
maggior gioia di quella di rivedere dopo molto tempo l'intimo amico, al
quale si hanno mille cose da confidare, mille da sentire!

L'inverno è anche la stagione più propizia ai pranzi, ai festini, ai
banchetti. In questa epoca l'appetito è in tutti sviluppato; lo stomaco
possiede maggior energia; le sue funzioni hanno luogo più prontamente, e
può quindi digerire più presto una maggiore quantità di alimenti che
nelle altre stagioni.

È nell'inverno che si hanno le feste di Natale e quelle del primo giorno
dell'anno.

Quest'ultima in Francia è festeggiata da tutti, non solo dai bimbi che
desiderano i regali, ma anche dagli adulti, ai quali tornano gradite le
riunioni di famiglia.

Il carnevale viene poi a portare l'allegria ai giovani, e procurare loro
mille sorta di piaceri nei quali la folla delirante si getta a capo
fitto.

E quì termina l'opera, lo scopo della quale non solo era di accennare i
piaceri delle diverse stagioni, ma bensì di cercare di assegnar loro un
limite uniformandole alle norme dell'igiene. Dunque di nuovo
raccomandiamo ai nostri lettori di guardarsi dagli abusi delle cose
della vita, perchè, come abbiamo accennato in questo libro, possono
apportare gravi sconcerti, affezioni, malattie, infermità e forse anche
la morte!


                                 FINE.



                               *INDICE*


                              CAPITOLO I.

Definizione del piacere


                              CAPITOLO II.

PARTE I. La giovinezza ed i suoi piaceri--Adolescenza--pubertà

 »   II. I piaceri della giovinezza e loro igiene

 »  III. Igiene alimentare della giovinezza


                              CAPITOLO III

PARTE I. Dell' amor fisico--Primi palpiti d'amore

 »   II. Sensazione del coito

 »  III. I due lati dell'amore

 »   IV. Dell'amore e sua igiene morale


                             CAPITOLO IV.

Conseguenze d'una cattiva scelta--Racconto


                             CAPITOLO V.

PARTE I. Il matrimonio ed i suoi piaceri

 »   II. I piaceri dell'amore materno e paterno


                             CAPITOLO VI.

PARTE I. Della procreazione--Norme igieniche

 »   II. Pericoli che s'incontrano abbandonandosi ai piaceri d'amore


                             CAPITOLO VII.

PARTE I. Mali derivanti dai piaceri solitari

 »   II. Mezzi per impedire i piaceri solitari

 »  III  Mezzi per curare gli effetti dei piaceri solitari


                             CAPITOLO VIII

Della donna e dei piaceri che offre


                             CAPITOLO IX.

Delle aberrazioni o traviamenti d'amore

PARTE I. Satiriasi

 »   II. Erotismo per soverchia continenza

 »  III. Follia erotica

 »   IV. Follia erotica intermittente--Racconto

 »    V. Norme igieniche contro le aberrazioni dell'amor fisico


                              CAPITOLO X.

PARTE I. Igiene dei piaceri venerei

 »   II.


                              CAPITOLO XI.

PARTE I. Età  virile ed i suoi piaceri--Virilità

 »   II. Età matura

 »  III. Piaceri dell'età matura

 »   IV. Piaceri paterni e materni

 »    V.


                             CAPITOLO XII.

Nubilità--Età matura


                             CAPITOLO XIII.

Igiene dell'età matura


                             CAPITOLO XIV.

Prima vecchiaia


                             CAPITOLO XV.

Dell'erotismo nella vecchiaia


                             CAPITOLO XVI.

Prima vecchiaia, sue distrazioni e suoi piaceri


                             CAPITOLO XVII.

PARTE I. Seconda vecchiaia

 »   II. Dell'abitudine e della noia nei vecchi

 »  III. Decrepitezza


                            CAPITOLO XVIII.

Dei sensi

PARTE I. Piaceri dei sensi

 »   II. Allucinazioni ed aberrazioni della vista

 »  III. Igiene della vista


                             CAPITOLO XIX.

PARTE I. Dell'udito

 »   II. Della musica sull'organismo umano

 »  III. Allucinazioni dell'udito

 »   IV. Igiene dell'udito


                             CAPITOLO XX.

PARTE I. Dell'odorato

 »   II. Classificazione degli odori

 »  III. Aberrazioni dell'odorato

 »   IV. Igiene dell'odorato


                             CAPITOLO XXI.

PARTE I. Del gusto--Classificazione dei sapori

 »   II. Aberrazioni del gusto

 »  III. Igiene del gusto


                             CAPITOLO XXII.

PARTE I. Del tatto

 »   II. Aberrazioni del tatto

 »  III. Igiene del tatto


                            CAPITOLO XXIII.

Rapporti tra le quattro parti del giorno e le quattro stagioni--Loro
influenza sull'economia umana


                            CAPITOLO XXIV.

Dei piace riofferti dalle quattro stagioni

PARTE I. Dei piaceri in primavera

 »   II. Dei piaceri in estate

 »  III. Dei piaceri in autunno

 »   IV. Dei piaceri in inverno





*** End of this Doctrine Publishing Corporation Digital Book "Igiene dei piaceri secondo le età, i temperamenti e le stagioni" ***

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