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Title: Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2
Author: Botta, Carlo
Language: Italian
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Copyright Status: Not copyrighted in the United States. If you live elsewhere check the laws of your country before downloading this ebook. See comments about copyright issues at end of book.

*** Start of this Doctrine Publishing Corporation Digital Book "Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 2" ***

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                          STORIA DELLA GUERRA
                          DELLA INDEPENDENZA
                                DEGLI
                        STATI UNITI DI AMERICA


                              SCRITTA DA
                             CARLO  BOTTA


                            VOLUME SECONDO



                                MILANO
                         PER ANTONIO FONTANA
                            M.DCCC.XXVII



STORIA DELLA GUERRA AMERICANA



LIBRO QUINTO


[1775]

Giace Boston nel mezzo della provincia di Massacciusset su d'un tratto
di terra, il quale congiunto essendo col continente per mezzo di una
strettissima lingua, che chiamano l'istmo, si allarga per dar luogo, e
ricevere tutta l'ampiezza della città. Questo tratto ha una figura
irregolare, ritirandosi in dentro qua e là, per formare seni di mare, o
sporgendo in fuori per fare promontorj. In su d'uno di questi seni,
volto ad oriente, si trova il porto per ogni sorta di navi sì da guerra,
che da commercio molto opportuno. Verso tramontana la Terra si divide in
due parti a guisa quasi di due corna, delle quali quella che guarda
verso greco chiamano punta di Hudson, e quella che è volta a maestro
punta di Barton. A dirimpetto di queste due punte osservasi un'altra
penisola, che da una grossa Terra, la quale vi si trova in quella parte
che guarda verso Boston, piglia il nome di Charlestown, e si congiunge
col continente per mezzo di un istmo molto stretto, che chiamano pure
col nome di Charlestown. Tra le due punte di Hudson e di Barton, e tra
quella di Charlestown, s'insinua il mare formando uno stretto braccio
circa un mezzo miglio largo, e va a dilatarsi e fasciare dall'altra
parte tutta la costa occidentale della penisola di Boston. In questa
cala mettono varie riviere, delle quali le principali sono la Muddy, la
Carlo e la riviera Mistica, o sia riviera di Medford. Poco lungi
dall'istmo di Boston il continente sporge in fuori, e forma un lungo
promontorio, che si distende per la dritta verso levante, e forma quasi
un'altra penisola, abbenchè si congiunga al continente con un istmo
molto più largo di quelli di Boston, e di Charlestown. Lo chiamano
l'istmo ed il promontorio di Dorchester. Tanto la penisola di
Charlestown, quanto quella di Dorchester sono così vicine a quella,
sulla quale è situato Boston, che sta in mezzo all'una e all'altra, che
le batterie poste su quelle possono coi tiri loro arrivare alla città.
La quale cosa tanto più facilmente si può fare, in quanto che vi sono
nelle due mentovate penisole monticelli molto a quest'uopo convenevoli.
Imperciocchè uno ve ne ha su quello di Charlestown, il quale chiamano
Breed's-hill, che sta a sopraccapo del borgo di Charlestown, e guarda
molto da vicino la città di Boston; ed un altro si trova più indietro
verso l'istmo, e perciò da Boston più lontano, che ha il nome di
Bunker's-hill. E medesimamente su quello di Dorchester vi sono le
alture, che portano questo stesso nome, ed un'altra, che chiamano
Nook's-hill, la quale è posta sopra uno sprone, che la penisola forma
verso Boston. Il seno poi di mare, pel quale si va al porto, è cosperso
di molte isolette, delle quali le più principali sono quelle di Noddles,
di Thompson, del Governatore, l'Isola Lunga, e quella del Castello. A
ponente della città di Boston sulla riviera di Carlo è situato il grosso
borgo di Cambridge, ed a ostro in rimpetto dell'istmo quello di Roxbury.
Adunque l'esercito americano coll'ala sua sinistra teneva la riviera
Mistica, ed impediva il passo per l'istmo di Charlestown; il grosso
aveva i suoi alloggiamenti a Cambridge, e l'ala diritta, che stanziava a
Roxbury, teneva in rispetto il presidio dalla parte dell'istmo di
Boston, acciò per questo, ch'era fortificato assai, non isboccasse, e
facesse correrie nel paese.

In questa situazione rispettivamente si trovavano i due eserciti nemici;
ma la condizione loro era molto l'una dall'altra diversa pel numero e la
qualità dei combattenti, per le opinioni, per la perizia nei fatti di
guerra, per le armi, per le munizioni e per le vettovaglie. Erano gli
Americani molto superiori di numero; ma questo numero era a continua
variazione soggetto; imperciocchè non essendosi ancora quella severità
di disciplina presso di loro introdotta, che tanto è necessaria al buon
ordine ed alla stabilità degli eserciti, i soldati andavano e venivano
come loro pareva meglio; e nuova gente ognidì sottentrava a quella, che
lasciava l'oste. Abbondavan nel campo loro ogni sorta di vettovaglie, e
specialmente i vegetabili cotanto necessarj alla sanità dei soldati. Ma
scarsissime erano le armi, avendo in tutto sedici pezzi d'artiglierie da
campo, delle quali a mala pena sei potevano convenientemente adoperarsi.
Quelle di bronzo, ch'eran poche, eran di piccola portata. Ne avevano
però alcune grosse di ferro con tre o quattro bombarde e obici, con
qualche scarsa provvisione di palle e di bombe. Ma di polvere
difettavano assai, essendo che, fatta la veduta nei fondachi pubblici,
se ne trovarono soltanto ottanta due mezzi barili, abbenchè una certa
quantità si poteva dalle vicine Terre ottenere; ma questa anche sì poca,
che sarebbe stata di breve logorata. Di archibusi abbondavano, ma non di
comune calibro, ciascuno avendo portato il suo. Gli maneggiavano con
maravigliosa destrezza, e perciò erano attissimi a far l'uffizio di
soldati leggieri e di stracorridori; ma nelle battaglie giuste avrebbero
fatto cattiva pruova. Abiti comuni non avevano, nè riposte per le
vettovaglie, e vivevano di giorno al dì, come Dio la mandava. Ma in su
quei primi calori ogni cosa abbondava, portandone le genti all'intorno
molto sollecitamente. Moneta non avevano, se non poca; ma sì biglietti
di credito, che io quel tempo valevan tant'oro. Gli uffiziali erano mal
pratichi, eccettuati quei pochi, i quali avevan le guerre anteriori
vedute. Eran essi eziandio dai proprj soldati mal conosciuti, non
essendo ancora le compagnie ben ferme, e andando soggette a continuo
cambiamento. Gli ordini male si osservavano; ognuno voleva comandare e
far a modo suo; pochi obbedire. In somma, se si salvano alcuni pochi
reggimenti, che in certe province erano stati da capitani esperti
ammaestrati, il rimanente era un esercito tumultuario. Ma a tutte queste
cose sopperiva la pertinacia delle menti loro, il calor delle parti,
l'opinione, che tutti avevano grandissima, della giustizia della causa
loro, i conforti dei Capi e dei ministri della religione, i quali in ciò
non mancavano all'uffizio loro, esortando giornalmente quelle genti già
molto di per sè stesse inclinate all'entusiasmo ed alle cose religiose,
di persistere, di star forti in una impresa, che a Dio piaceva, ed a
tutti gli uomini diritti e dabbene. Con questi deboli apparati, e con
questo grande animo incominciarono gli Americani una guerra, che ogni
cosa annunziava dover riuscire aspra, lunga ed ostinata. E si poteva ben
prevedere, che ove fossero costanti stati, quantunque avessero ad esser
perdenti in sui principj, dovevano tuttavia alla fine vincer la pruova;
imperciocchè conservando quel coraggio, ed acquistando la disciplina e
la scienza della guerra, non era da dubitare, non i soldati loro
diventassero finalmente in ogni parte uguali ad altri qualsivolessero.

Dall'altro canto agl'Inglesi abbondavano tutte quelle provvisioni, che
all'esercizio della guerra si appartengono. Perciocchè di cannoni e di
ogni altra sorta d'artiglierie, di archibusi eccellenti, di polveri e di
ogni maniera d'armi avevano non che abbondanza, dovizia. Eran tutti
soldati espertissimi, usi alle fatiche ed ai pericoli; serbavan gli
ordini, ed avevano imparato da lungo tempo l'arte difficile, e sì
necessaria nella guerra, di obbedire. Si ricordavano delle segnalate
pruove fatte altre volte in servigio della patria loro, pugnando contro
le più agguerrite nazioni del mondo. E quello, che molto accresceva di
fermezza a quell'esercito, ciò era, che combattevano sotto le insegne
del Re; dal che suole più riscaldarsi la opinion dell'onor militare; ed
avevano ad incontrare un nemico, il quale tenuto era ribelle; il che
suol dare oltre il coraggio una certa concitazion d'animo più forte del
coraggio stesso. Volevano dell'affronto di Lexington vendicarsi, e non
potevano recarsi nell'animo, che potessero questi Americani resister
loro, nè abbandonar l'opinione, concetta della codardia di quelli,
attribuendo il successo di Lexington ai luoghi difficili ed alla
moltitudine dei nemici. Credevano, che quando venuto si fosse ad un bel
fatto, ad una battaglia giusta, non si ardirebbono di mostrare il viso.
Ma però prima che arrivassero gli ajuti, che si aspettavano
dall'Inghilterra, era gioco forza si contenessero, essendo a paragone sì
pochi, che non arrivavano ad un terzo dei loro nemici. Incominciavano
intanto a difettar grandemente di carnaggio e di ogni specie di
camangiare, usando gli Americani grandissima diligenza, perchè dai
vicini luoghi non ne fossero portati dentro la città. E sebbene avessero
gl'Inglesi il mare libero e molti navilj sottili, dalle Terre della
Nuova-Inghilterra non potevano alcuna cosa procacciarsi, avendo gli
abitatori sgombrati i bestiami alle parti interne della provincia, e
dall'altre colonie potevano poco e nulla ottenere di buon grado, nè
volevano usar la forza, per non esser quelle ancora chiarite ribelli.
Perciò si viveva in Boston in grandissime angustie, essendo le carni
salate divenute l'unico cibo sì del presidio, che dei cittadini; perciò
gl'Inglesi ardevano di desiderio, che arrivassero i rinforzi
d'Inghilterra per poter fare qualche rilevata pruova, e sbrigarsi dalle
difficoltà, nelle quali si ritrovavano.

Siccome i Bostoniani privi di vettovaglie proprie non avevano donde
trarre gli alimenti loro, se non se dai magazzini del Re, così gli
assedianti anche per questo effetto usavano ogni più attenta opera,
perchè di fuori non ne fossero portate, sperando, che il difetto delle
vettovaglie indurrebbe finalmente il governatore al acconsentire, che
quelli uscissero dalla città, o che almeno le bocche disutili, donne e
fanciulli, avrebbero ottenuto la licenza di partirsene. La qual cosa i
provinciali parecchie volte, e con molta instanza richiesta avevano. Ma
il governatore malgrado gli stretti termini, in cui si trovava rispetto
alla difficoltà di pascere l'esercito, stava molto alla dura,
considerando gli abitanti, come altrettanti statichi per assicurare la
città ed il presidio, temendosi, che i provinciali volessero dar la
battaglia, e di quella impadronirsi a stormo. Della qual cosa però non
vi era pericolo nissuno, nonostante che ne facessero correr la voce a
bello studio. Imperciocchè i Capi loro consideravan molto bene, quali
perniziosi effetti prodotti avrebbe nell'opinione generale, e di quanto
si sarebbero gli animi raffreddi, se l'assalto si fosse tentato
infelicemente in quel primo periodo della guerra. E che avesse a riuscir
a buon fine, si aveva poca speranza, stantechè le fortificazioni
sull'istmo erano molto formidabili, e dall'altre parti si poteva poco
frutto aspettare, essendo gl'Inglesi padroni del mare, ed avendo in
pronto un numeroso navilio. Ma finalmente il generale Gage, stretto
dalla necessità, e volendo anche cavar le armi dalle mani dei cittadini,
sul conto dei quali non istava senza molta apprensione, dopo una lunga
pratica tenuta col Consiglio della città consentì ad un accordo, col
quale si stabilì, che rendendo le armi e deponendole a Faneuil-Hall, od
in altro luogo pubblico, avrebbero coloro, che volessero, la facoltà di
andarsene, dove meglio piacesse loro con tutte le robe loro;
intendendosi però, che le armi fossero restituite in tempo opportuno. Si
accordò ancora, che trenta carri avrebber la facoltà di entrare in
Boston per prendervi le cose appartenenti ai fuorusciti, e che a questo
medesimo fine fornirebbe l'ammiraglio le navi necessarie. In sulle prime
l'accordo si osservò da una parte e dall'altra fedelmente. Gli abitanti
deposero le armi, e Gage concedeva le licenze. Ma poco dopo, o ch'egli
non volesse privarsi del tutto degli statichi, o che temesse, siccome si
divulgò, che i nemici covassero il disegno di metter fuoco alla città,
tostochè le persone a lor fedeli abbandonata l'avessero, o qualunque
altra cagione, che il movesse, trovato il pretesto, che a quei che
andavan fuori pei bisogni degli affezionati alla causa reale, erano
fatte soperchierie, incominciò a non voler più permettere le uscite. Del
che si levò fra i Bostoniani ed i provinciali, che stavano all'intorno,
un romore grandissimo. Ciò nonostante il governatore persisteva nella
sua risoluzione. Finalmente, come per bella forza concedeva di nuovo la
uscita ad alcuni con condizione però, lasciassero dietro di sè le
masserizie; il che riuscì ad essi di non poco danno e scomodo. Molti di
coloro, ch'erano stati soliti a vivere con tutti gli agi della vita, ora
si trovavan ridotti per causa di questo rigor nuovo del generale nella
mancanza di tutte le cose. Si disse ancora, e ciò par molto probabile,
ch'egli per certa crudeltà che non può a patto nissuno scusarsi, nel
concedere i passaporti usasse a bella posta di sceverare le famiglie,
separando le mogli dai mariti, i padri dai figliuoli, i fratelli dai
fratelli, dei quali alcuni ottenevan la facoltà di andarsene, ed altri
costretti erano a rimanere. I poveri e gl'infermi furon tutti lasciati
sortire. Ma anche qui successe una cosa barbara, la quale se non fu
fatta a bello studio, doveva almeno a bello studio impedirsi; e questa
fu, che fra gli ammalati furon lasciati uscire quelli, ch'erano presi
dal vajuolo, malattia mortalissima in America ed in altrettanto orrore
tenuta, in quanto la peste stessa nelle regioni dell'Asia e dell'Europa.
Questo malanno si appiccò tosto, e fece un danno incredibile fra i
provinciali.

Mentre queste cose si facevano intorno e dentro la città di Boston, le
altre province si apparecchiavano con grande sforzo alla guerra. La
città medesima della Nuova-Jork, nella quale abbondavano più, che in
qualunque altra gli amici dell'Inghilterra, e che fin allora aveva sì
modestamente proceduto, udite le novelle del fatto di Lexington, si
commosse grandemente, e fece la determinazione di accostarsi alle altre
colonie. Deliberarono i Jorchesi di abbracciare le risoluzioni fatte dal
congresso generale, ed in quelle persistere, finchè non fossero nei
termini dell'antica costituzione ritornati. Scrissero una lettera molto
risoluta al Gran Consiglio della città di Londra, la quale si era
mostrata favorevole alla parte delle colonie, mandandogli, che tutte le
calamità, che la guerra civile accompagnavano, non avrebbero potuto
sforzare gli Americani ad acconsentire alle voglie della Gran-Brettagna,
e che questa era la disposizione degli animi, che si osservava dalla
Nuova-Scozia sino alla Giorgia. Aggiungevano, facessero i Londinati gli
estremi sforzi per ristorar la pace fra le due parti dell'impero; ma che
in quanto ad essi non avrebber mai potuto la tirannide ministeriale
sopportare. Gli abitanti si preparavano tutti alle armi con grandissima
contenzione, i libertini per contrastare alle mire inglesi; i leali, che
non eran pochi, o per non ardirsi di andar contro il temporale, o per
impedire i disordini, o per poter pigliare, stando in sull'armi, le
prime occasioni per mostrarsi. Ma siccome la città di Nuova-Jork è tutta
esposta dalla parte del mare, e che non si poteva molta speranza avere
di difenderla contro gli assalti di un'armata inglese, così
determinarono di anticipare il tempo, ed insignorirsi delle munizioni e
delle armi, che nei magazzini reali si ritrovavano. Si allontanarono
anche le donne ed i fanciulli dal luogo del pericolo. Il che fatto si
preparavano alle difese, e nel caso, ch'essi non avessero potuto
resistere alle forze nemiche, stabilirono, cosa orribile a dirsi, ma
nelle guerre civili non rara, d'incendiar la città.

Nella Carolina Meridionale si sperava universalmente, che il perseverare
nelle risoluzioni contro il commercio inglese avrebbe piegato il governo
a risoluzioni meno rigorose. Ma si ebbero nel medesimo giorno le novelle
degli aspri statuti del Parlamento, in cui si combattè la battaglia di
Lexington, della quale vi si ebbe avviso pochi dì appresso. Rimasero i
Caroliniani attoniti e paurosi, conoscendo benissimo, a quanto pericolo
si mettessero a voler fare guerra contro la Gran-Brettagna così potente
sugli apparati navali, essendo le coste loro per tutta la lunghezza di
dugento miglia accessibili a cotali armi, e non avendo in pronto nissune
o poche armi, o munizioni da guerra, o abiti da soldato, o navi, o
danaro, o uffiziali pratichi dell'arte della milizia. Non erano eziandio
senza molta apprensione in riguardo ai Neri, che abbondavano nella
condizione servile in quella provincia. Questi si potevano coi doni e
colle promesse corrompere, ed indurre a por le mani addosso ed uccidere
i padroni loro in quelle ore, in cui meno se lo aspettassero. La
provincia medesima non era stata compresa nella proscrizione
parlamentare, e non poteva senza una nota di evidente tradigione
spontaneamente entrar a parte della ribellione e della guerra. Tuttavia
non si perdettero di animo, e fecero animosamente quelle risoluzioni,
che credettero del caso. La notte, che seguì l'avviso delle ostilità di
Lexington, corsero all'arsenale, e s'impadronirono di tutte le armi e
munizioni, che dentro vi si trovavano, e quelle sortirono tra i soldati
condotti a' pubblici stipendj. Si convocò un congresso provinciale, il
quale sottoscrisse una lega sì fatta; che i Caroliniani si unissero tra
di loro con tutti i vincoli dell'onore e della religione per difendere
il paese loro contro qualsivoglia nemico; si tenessero pronti a marciare
quandunque e dovunque i congressi, o generale o provinciale, avessero
creduto necessario; le vite e facoltà loro sacrificassero per mantenere
la pubblica sicurezza e la libertà; avessero per inimici tutti coloro,
che ricusassero di sottoscrivere la lega, la quale avesse a durare,
finchè una riconciliazione conforme agli ordini della costituzione si
fosse tra la Gran-Brettagna e l'America operata. Risolvette inoltre di
levare due reggimenti di fanti, ed uno di cavalleggieri ch'essi chiamano
_Rangers_. E tale era l'ardore dei popoli, che più uffiziali si
appresentavano, che non bisognava, e molti di questi fra le famiglie più
ricche e più riputate del paese. Si fece parimente una gittata di
biglietti di credito, i quali in quei tempi erano da tutti con
grandissima prontezza accettati.

Nella Nuova-Cesarea il popolo, ricevute le nuove di Lexington,
s'impadronì del tesoro provinciale; ed una parte ne destinò per dar le
paghe ai soldati, che si levavano al medesimo tempo nella colonia.

A Baltimore di Marilandia gli abitanti ponevano le mani addosso alle
munizioni da guerra, che nel pubblico fondaco si ritrovavano, e tra le
altre cose recarono in potestà loro quindici centinaia di archibusi. Si
decretò ancora pubblicamente, si arrestasse ogni trasporto di derrate
alle isole, dove si fanno le pescagioni, ed all'esercito ed armate
inglesi, che stanziavan a Boston.

La medesima deliberazione pigliarono i Filadelfiesi, i quali anch'essi
in ogni modo si apparecchiarono a difendere colle armi in mano la causa,
che intrapresa avevano. Gli stessi Quaccheri, nonostanti le credenze
loro tanto pacifiche, vennero a parte del calore, col quale gli altri
cittadini concorrevano a novità.

Ma nella Virginia, colonia tanto principale ed avversa alle prerogative
inglesi, pervennero le novelle del fatto d'armi in tempo, in cui ella
era già tutta commossa a subuglio da una causa leggiera in sè stessa,
ma, avuto riguardo ai tempi, di sommo rilievo. Il congresso provinciale,
il quale sedeva nel mese di marzo, aveva stanziato, che si levassero in
ciascuna contea compagnie di volontarj, affine di meglio difendere la
contrada. Il governatore, ch'era il lord Dunmore, al nome delle
compagnie di volontarj si alterò grandemente, ed entrò in sospetto di
qualche pernizioso disegno; e dubitando, volessero impadronirsi di un
pubblico magazzino, che si trovava nella città di Williamsburgo, fe'
trasportare di notte tempo le polveri d'artiglierie dal magazzino a
bordo di una nave da guerra, che aveva gittate le ancore in quella
riviera, che essi chiamano di _James_. All'indomani, accortisi gli
abitanti del fatto, si alterarono maravigliosamente, corsero all'armi, e
si assembrarono a calca, facendo segni di volere, o di amore o di forza,
fosser loro restituite le polveri. Si aspettava qualche gran male. Ma il
Consiglio della città s'interpose, e, frenando il tumulto, chiese per
lettere pubbliche al governatore la restituzione. Si querelarono con
parole gravi della ricevuta ingiuria, e dimostrarono i pericoli, che
soprastavano da una ribellagione dei Neri, della quale se ne avevano
avuti poco prima, e parecchie volte non dubbj indizj. Rispose il
governatore, che le polveri erano state levate, perchè si era udito di
una imminente sedizione nella contrada; ch'esse s'erano trasportate di
notte tempo per non sollevar gli animi; che si maravigliava bene che si
fosser levati in armi; che in questo stato di cose non credeva prudente
consiglio di mettere in mano loro le polveri. Affermò finalmente, che
nel caso di una ribellione dal canto dei Neri, sarebbero restituite. Le
cose si quetarono. Solo essendosi la sera sparsa la voce, che i soldati
della nave da guerra si accostavano armati alla città, di nuovo trasse
il popolo in arme, e stette attento tutta la notte, come se aspettasse
l'assalto.

Il governatore non sapendo, o non volendo accomodarsi alla condizione
de' tempi si mostrò oltre modo alterato a queste popolari sommosse. Ei
si lasciava uscir di bocca certe minacce, che sarebbe stato molto più
opportuno il tacere. Accennava, che avrebbe inalberata la bandiera
reale, francati i Neri ed armati contro i padroni loro; cosa egualmente
imprudente che barbara, e lontana da ogni specie di civiltà; che avrebbe
distrutta la città, e vendicato ad ogni modo l'onore suo e quello della
Corona. Queste parole non solo sollevarono a gran sospetto tutta la
colonia, ma eziandio ingenerarono grande abborrimento contro il governo.
In tal modo ogni accidente anche di poco momento, e perfino la mala
tempera, e gli animi incomposti e rotti degli uffiziali, che
l'Inghilterra aveva preposti alle faccende dello Stato in America,
contribuivano ad accelerar il corso delle cose a quel fatal termine, al
quale già tendevano pur troppo di per sè stesse.

Intanto molte adunate popolari si andavano facendo in tutte le contee
della provincia, nelle quali si condannavano aspramente la presura delle
polveri e le minacce del governatore. Ma quei della contea di Hannover,
e di alcune altre circonvicine contrade non istettero contenti alle
parole. Pigliate le armi, avendo per condottiere l'Enrico, uno dei
deputati al congresso generale, marciarono contro la città di
Williamsburgo a fine, come pubblicavano, non solo di ottenere la
restituzione delle polveri, ma ancora per sicurare il pubblico tesoro
contro i tentativi del governatore. Cento cinquanta de' più spediti
erano già arrivati presso la città, quando si appiccò una pratica, la
quale si terminò in concordia; ma gli animi erano ingrossati, e si
temeva ad ogni tratto un'altra sommossa. Tuttavia i contadini se ne
tornarono quietamente alle case loro.

Il governatore affortificò nel miglior modo che seppe il suo palazzo,
circondandolo di artiglierie, e mettendovi dentro un presidio di soldati
di marina. Mandò un bando, col quale chiarì ribelli l'Enrico ed i suoi
seguaci. Attribuì con aspre parole (cosa troppo imprudente ed indegna di
coloro, che tengono i magistrati, i quali non debbono nell'esercizio
dell'uffizio loro lasciarsi all'ira trasportare) le presenti commozioni
alla disaffezione dei popoli, ed al desiderio loro di far rivoltar lo
Stato. La qual cosa accrebbe gli sdegni, e troncò le speranze d'ogni
bene.

In mezzo a questi disgusti tra i popoli di Virginia ed il governatore,
successe un accidente, che gl'incitò maggiormente, il quale fu, che
siccome il dottor Franklin quelle dell'Hutchinson, così qualche altra
persona quelle lettere del Dunmore scritte intorno agli affari spettanti
al suo uffizio, trovò modo di sottrarre dalle scritture del ministro, al
quale erano in Londra commesse le cose dell'America, e le aveva ai Capi
virginiani inviate. Venute a notizia del pubblico, si levò un romore
incredibile contro il governatore, siccome quegli, che avesse scritto
cose false ed ingiuriose alla provincia. Così ogni mutua confidenza era
perduta; così ogni bruscolo che passava era creduto un gran che; le cose
indifferenti si trasformavano in cattive, e le cattive si avvelenavano
per la vicendevole nimistà.

In mezzo a tutti questi travagli, i quali se non che davano animo ai
popoli, e contro il governo gli aizzavano, non importavano però molto
per sè stesse alla somma delle cose, una rilevata impresa fu tentata
dagli uomini del Connecticut. La strada, che conduce dalle colonie
inglesi nel Canadà, è quasi tutta posta sui fiumi e laghi, che tra
queste due contrade s'incontrano, andando per la diritta da ostro a
tramontana. Quei, che intraprendono un tale viaggio, incominciano a
montar a ritroso il fiume del Nort sino al Forte Edoardo, d'onde, o
pigliando la destra via arrivano a Skeenesborough, Forte situato presso
le sorgenti del Wood-Creek; o voltandosi alla stanca pervengono al Forte
Giorgio, posto all'origine del lago, che si distingue collo stesso nome.
Gli uni e gli altri montati sulle navi, i primi pel Wood-Creek, i
secondi pel lago Giorgio si conducono a Ticonderoga, nel qual luogo
questi due laghi si congiungono insieme per formare il lago Champlain,
così chiamato dal nome di un governatore francese, che vi affogò dentro.
Pel lago Champlain, e quindi per la riviera Sorel, che nasce da quello,
e che ne è l'emissario, si arriva nel gran fiume San Lorenzo, e per
questo a seconda nella città di Quebec. È posta adunque Ticonderoga
presso il congiungimento di queste acque tra il lago Giorgio e quello di
Champlain. Essa è perciò un luogo molto importante, per essere posto
nelle fauci, e quasi nel liminare stesso del Canadà, e chi ne è padrone
può impedir il passo dal Canadà alle colonie, o da queste a quella
provincia. Quindi è, ch'era stata con molta diligenza fortificata dai
Francesi, dimodochè gl'Inglesi durarono a' tempi della precedente guerra
non poca fatica per impadronirsene, e nella contesa fu versato molto
sangue da ambe le parti. Considerarono adunque i Capi di questa fazione,
che furono i due colonnelli Easton e Allen, di quanta importanza fosse
il preoccupare questa chiave di entrata e d'uscita, primachè vi fossero
fatte dagl'Inglesi le difese, o vi avessero mandato un conveniente
presidio. Conciossiachè a quei tempi di pace, avendosi nissun sospetto
di lontana, non che di vicina guerra, i governatori del Canadà non
avevano fatte provvisioni a Ticonderoga, dimodochè rimaneva con
debolissimo presidio. Egli era evidente, che volendo il governo inglese
proseguir la guerra contro le sue colonie avrebbe mandati eserciti nel
Canadà per inviargli poscia per la via di Ticonderoga a ridosso di
quelle. Si sapeva inoltre, che questa Fortezza e quella di Crown-Point,
che giace un po' più sotto sul medesimo lago di Champlain, erano
munitissime di artiglierie, delle quali gli Americani stavano in
grandissimo bisogno. Oltre a ciò era una cosa di non poca importanza,
che in su quelle prime mosse si facesse qualche segnalata pruova per dar
maggior animo ai popoli tumultuanti. Fu dunque questa impresa molto bene
considerata nel principio, e con molta prudenza condotta nei mezzi, ed
ebbe quel fine, che si doveva aspettare. Mirava il consiglio loro
principalmente ad assalire il nemico sprovveduto, e perciò determinarono
di procedere con molta segretezza; poichè se i comandanti di Ticonderoga
e di Crown-Point avessero avuto qualche sentore della cosa, avrebbero
tosto dalla vicina Fortezza di San Giovanni fatti venire i presidj.
L'istesso congresso generale, che a quei dì si assembrava in Filadelfia,
non ne ebbe avviso, temendo i congiurati in tanto numero dei membri di
quello, che qualcheduno non tenesse credenza. Per sovvenire ai bisogni
dell'impresa, l'assemblea di Connecticut fece un accatto di diciotto
centinaia di dollari (egli è un dollaro cinque franchi, e qualche soldo
più). Provvedevansi segretamente polvere e palle, e tutti gli arnesi da
involar la Terra; si faceva con gran prestezza la mossa delle genti a
Casteltown, Terra posta sulle rive del Wood-Creek per a Ticonderoga.
Erano la maggior parte abitatori delle Montagne Verdi, e perciò chiamati
nella lingua loro _i figliuoli delle verdi montagne_; tutta gente
animosa, arrisicata ed usa ai pericoli. I condottieri erano oltre
l'Allen e l'Easton, i colonnelli Brown e Warner, ed il capitano
Dickinson. A questi si era accozzato a Casteltown il colonnello Arnold,
che veniva dall'oste di Boston. Costui nato con un ingegno smisurato,
con una mente inquieta, e di una intrepidezza piuttosto maravigliosa,
che rara, aveva di per sè stesso fatto il medesimo pensiero. Tanta era
la convenienza dell'impresa e l'ardire di quei Capi americani. Si era a
questo fine indettato colla congregazione di sicurezza di Massacciusset,
la quale lo aveva chiamato colonnello coll'autorità di levar soldati, e
con questi di far l'impresa di Ticonderoga. Arrivò egli in questo mezzo
a Casteltown. Gli parve cosa nuova l'essere preoccupato. Ma siccome non
era uomo da rimanersi per un po' di stizza; e che nissuna cosa più grata
gli poteva accadere, che l'occasion di menar le mani, si acconciò cogli
altri, ed acconsentì, quantunque cosa molto ostica gli paresse, a porsi
sotto i comandi dell'Allen. Ponevano le scolte in su tutte le vie per
impedire, non trapelasse qualche fumo della loro venuta a Ticonderoga.
Arrivavano di notte sulla riva del lago Champlain opposta a Ticonderoga.
E siccome la principale speranza di fornire quest'impresa era riposta
nella prestezza, superate tosto le difficoltà del tragitto, Allen e
Arnold pigliavan terra dall'altra parte vicino al Forte. Si spinsero
avanti l'uno e l'altro, ed in sul far dell'alba vi entrarono. Procedendo
per la strada coperta, arrivarono sulla spianata. Quivi gridarono ad
alta voce gli evviva loro, e menarono gran gazzarra. Il presidio che
dormiva, risvegliatosi, trasse. Ne seguì una baruffa coi calci degli
archibusi e colle bajonette. Escì fuori il comandante del Forte, ed
Easton avendogli detto, che egli era prigioniero dell'America, non la
sapeva capire, e andava dicendo: _che vuol dir questo?_ Deposero le
armi, e tutto fu posto in potestà dei vincitori. Si trovarono in
Ticonderoga da 120 pezzi d'artiglierie di bronzo da sei a ventiquattro
libbre di palla, parecchj obici e bombarde, palle e bombe di ogni
maniera, ed ogni sorta di munizioni. Essendo poscia le genti, che erano
rimaste sull'altra riva, traghettate e congiuntesi colle prime, se ne
mandò tosto una parte alla volta di Crown-Point, perchè se ne
impadronissero, dove vi era un presidio di pochi soldati. La cosa riuscì
facilmente. Vi si trovarono meglio che cento bocche di artiglierie.

Ma l'impresa degli Americani non sarebbe stata compita, se non
ottenevano essi soli il dominio del lago. La qual cosa non potevano
sperare, fintantochè non si fossero impadroniti di una corvetta da
guerra, che gl'Inglesi tenevano presso il Forte di San Giovanni.
Determinarono di armare un grosso giunco, al quale essi danno il nome di
_Schooner_, di cui avrebbe avuto il comando Arnold, mentrechè Allen
avrebbe condotta la gente sulle piatte, che servono ad uso di navigare
su quei laghi. Soffiando il vento da ostro, la nave di Arnold lasciò
dietro di sè le piatte, e sopraggiungendo all'improvviso sulla corvetta,
il comandante della quale a tutt'altro pensava, fuori che a questo,
Arnold se ne fece padrone. E come se il cielo volesse con un evidente
segno dar favore a queste prime fazioni degli Americani, il vento, che
poco prima spirava dall'ostro, trapassò repentinamente a tramontana, ed
in men, che non fa un'ora, se ne tornava Arnold sano e salvo colla
corvetta predata, e col suo giunco a Ticonderoga.

Lo stesso evento sortirono le cose degli Americani a Skeenesborough,
essendosi insignoriti di questa Fortezza, ed avendo acquistato molte
minute artiglierie, che si trovavan dentro, e fatto prigioniero il
presidio. Allen, essendosegli in tal modo arrese le Fortezze, vi pose
presidio di soldati, e vi deputò per castellano Arnold. Ei se ne tornò
nel Connecticut. Questo esito ebbe la prima impresa tentata dagli
Americani sui confini loro settentrionali. Essa è stata di somma
importanza, e sarebbe anche stata in progresso di maggiore per la somma
di tutta la guerra, se queste Fortezze, che sono lo scudo e l'antemurale
delle colonie, fossero state ne' tempi che seguirono, con eguale
prudenza e valore difese, coi quali state erano acquistate.

Ma presso a Boston le cose andavano molto strette. Gli Americani
ponevano ogni industria, per impedir le vettovaglie agl'Inglesi, e
questi ogni sforzo facevano per procacciarsene. Il che dava luogo a
frequenti abboccamenti tra l'una parte e l'altra. Uno di questi, che fu
uno dei più grossi, successe intorno le isole di Noddes e di Hog, poste
tutte a due nella cala di Boston a greco di questa città, la prima
rimpetto a Winnesimick, e la seconda rimpetto e vicino a Chelsea.
Essendo queste due isole abbondanti di strame e di bestiami erano di
molta utilità agl'Inglesi, i quali vi andavano spesso a foraggiare. I
provinciali determinarono d'impedirgli, portando via i bestiami, e
distruggendo quanto strame potessero. La qual cosa mandarono ad effetto,
non però senza gran contrasto dalla parte dei regj. I provinciali
vennero di nuovo sopra l'isola di Noddes, e predarono molto bestiame sì
grosso che minuto. L'istesso operarono alcuni giorni dopo in su quelle
di Pettick e di Deer. In tutti questi fatti dimostrarono gli Americani
grandissimo ardire, ed in maggior confidenza entrarono di sè stessi. La
guernigione di Boston, che già pativa di viveri, ne pruovò un incomodo
ed un danno gravissimo.

Queste fazioni furono annunziatrici di un'altra di troppo maggior
momento, che seguì pochi giorni dopo. Erano arrivati in Boston gli ajuti
dall'Inghilterra, i quali col presidio formavano in circa un esercito di
dieci in dodicimila soldati, tutta buona e fiorita gente. Eranvi
medesimamente giunti tre generali di buon nome, e questi erano Howe,
Clinton e Burgoyne. La contenzione degli animi e l'aspettazione erano
grandissime da ambe le parti. Gl'Inglesi ardevano di desiderio di
levarsi dal viso la macchia di Lexington, non potendo tollerare nelle
menti loro, che gli Americani avessero le spalle loro vedute. Non
potevano pensare senza sdegno, che i soldati del Re britannico, i quali
avevano dato tanti esempj di valore, fossero ora dentro le mura di una
città strettamente assediati. Volevano ad ogni modo con qualche bel
tratto mostrare la superiorità loro sopra le bande raunaticce degli
Americani non essere una vana credenza. Bramavano soprattutto di por
fine con una rilevata impresa a questa vituperosa guerra, soddisfacendo
ad un tempo alla gloria loro, all'aspettazion della patria, agli ordini,
ai desiderj ed alle promesse dei ministri. Del che sovrastava loro anche
una stretta necessità pel difetto delle vettovaglie, che ogni dì
diventava maggiore, e sarebbe fra poco tempo divenuto intollerabile. E
se pure dovevano nell'impresa lasciar la vita, amavano meglio morire di
ferro che di fame. Da un altro canto non erano gli Americani meno cupidi
di venirne ad un giusto cimento, sperando dalle già fatte cose e dalla
fidanza nuova, che presa avevano, di vincere la pruova. Stando le cose
in questo stato, i capitani inglesi non si restavano di andar
considerando, qual fosse il miglior consiglio per istrigarsi dalle
difficoltà loro, e per uscire alla campagna. Due erano le vie da poter
saltar fuori. Una di far impeto dall'istmo di Boston, assaltare i nemici
affortificati a Roxbury, e, superatigli, correre il paese dalle parti
della contea di Suffolk. L'altra era, traghettato il braccio di
Charlestown ed attraversata la penisola di questo nome, sboccare per
l'istmo, e cacciando i nemici, che occupavano le alture tra Willis-Creek
e la riviera Mistica, distendersi dalla parte di Worcester. Il generale
Gage aveva da qualche tempo avuto il pensiero di tentare la prima di
queste imprese, avendo per le fortificazioni dell'istmo di Boston, in
caso di mal successo, la ritirata libera alle spalle. Gli Americani
avendone avuto odore il dì medesimo, che si doveva mandare ad effetto,
stettero molto avvisati. O sia questa, ovvero altra più vera cagione,
che svolgesse il generale inglese dalla sua risoluzione, fatto è, che nè
quel giorno, nè i seguenti non uscì. I provinciali si valsero
dell'indugio, ed affortificarono molto il luogo con palancate e
terrapieni. Vi posero anche l'artiglierie, ed ingrossarono assai quella
parte dell'esercito con farvi marciare tutte le milizie delle Terre
circonvicine. Queste cose eseguirono con tanta sollecitudine, che il dar
la batteria da questa parte sarebbe riuscita agl'Inglesi opera non solo
malagevole, ma piena di molto pericolo. Perciò ne abbandonarono il
pensiero, e si risolvettero a volgersi verso la penisola e l'istmo di
Charlestown. I Capi americani ne ebbero tosto avviso, e si determinarono
a voler usare ogni sforzo per attraversare questo nuovo disegno del
nemico. Per ciò fare il miglior partito si era di affortificar
gagliardamente le alture di Bunker's-hill, le quali signoreggiano
l'entrata e l'uscita della penisola di Charlestown. Fu ordinato al
colonnello Guglielmo Prescott, occupasse quelle con una banda di mille
soldati, e vi facesse sollecitamente le trincee. Ma qui seguì un errore,
che arrecò un presentissimo pericolo alla guernigione di Boston, e che
pose le due parti nella necessità di venirne subitamente alle mani.
Conciossiachè, o sia per la somiglianza del nome, ovvero per qualche
altra meno nota cagione i provinciali invece di recarsi ad occupare le
alture di Bunker's-hill, e quivi affortificarsi, si portarono più avanti
nella penisola, occuparono, ed incominciarono ad affortificare
Breed's-hill, altro monticello, che sta a sopraccapo a Charlestown, ed è
situato verso l'estremità della penisola più vicina a Boston. Ivi con
tanta prontezza lavoravano, che quando incominciava l'alba del seguente
giorno ad apparire, avevan di già construtto un ridotto quadrato, che
poteva offerir loro una qualche difesa contro le artiglierie del nemico.
E tanto fu il silenzio che osservarono in questa opera, che gli Inglesi
non ne ebbero nissun sospetto; finchè alle quattro della mattina il
capitano di una nave da guerra non senza grandissima maraviglia se
n'accorse, ed incominciò a trarre colle artiglierie. Il rimbombo fe'
correre la gente a rimirare la novità del fatto. Ma più di tutti i
generali inglesi non ne potevano restare capaci. La cosa era di troppa
importanza, perchè non cercassero cacciar di là i provinciali, od almeno
impedire che tirassero a perfezione le incominciate fortificazioni.
Imperciocchè, stando l'altura di Breed's-hill a sopraccapo di Boston,
questa città non si sarebbe più potuta tenere, se gli Americani avessero
fatto la batteria su quel luogo eminente. Laonde ordinarono, che si
desse fuoco a tutte le artiglierie sì della città, che delle navi da
guerra e delle batterie galleggianti, che stavano attorno alla penisola
di Boston. Ne seguì un fracasso, ed una tempesta di palle e bombe, che
si scagliavano contro le opere degli Americani. Dava loro specialmente
gran noja una batteria piantata su d'una eminenza chiamata Cop's-hill,
che situata dentro la città medesima di Boston le sta a cavaliero ed a
rimpetto di Breed's-hill. Ma ciò fu tutto invano. Seguitarono gli
Americani a lavorare con grandissima costanza tutto il giorno, e verso
sera avevano già tirata a buon termine una trincea, che dal ridotto
discendeva sino alle falde del monte, anzi quasi sino alla riva della
riviera Mistica; quantunque non l'avessero potuta perfezionare per la
furia delle artiglierie nemiche. In questo frangente non era rimasta
altra speranza ai generali inglesi fuori di quella di dare l'assalto, e
snidiar di viva forza gli Americani da quella forte positura. Ad un tal
partito non tardarono ad appigliarsi, e ne seguì il diciassette giugno
il fatto d'armi di Breed's-hill, che molti chiamano di Bunker's-hill,
molto notabile per la intrepidezza, per non dir l'ostinazione delle due
parti, pel numero dei morti e dei feriti, e pell'effetto, ch'ei produsse
sull'opinione delle genti in riguardo al valore degli Americani, ed
all'esito probabile di tutta la guerra. Avevano gli Americani l'ala
dritta protetta dalle case di Charlestown, la qual Terra essi
occupavano, e quella parte dell'ala medesima, che si congiungeva al
corpo della battaglia, era difesa dal ridotto praticato sull'alture di
Breed's-hill. Il corpo di battaglia poi, e l'ala sinistra si riparavano
dietro la trincea, che scendendo dal monte si distendeva, senza però
raggiungerla, verso la riviera Mistica. Ma gli uffiziali americani,
avendo fatto considerazione, che la parte più debole alle difese si era
appunto quella estremità dell'ala sinistra; perciocchè in questo luogo
la trincea non arrivando fino alla riviera, ed essendo in questo luogo
il terreno facile e piano, vi era pericolo, il nemico vi penetrasse e
gli assalisse alle spalle, immaginarono di far chiuder quell'adito con
due stecconati paralelli, riempiendo di erbe l'intervallo tra uno
stecconato e l'altro. I Massacciuttesi occupavano Charlestown, il
raddotto ed una parte della trincea; quei del Connecticut retti dal
capitano Nolten, e quei del Nuovo-Hampshire capitanati dal colonnello
Stark il rimanente della trincea medesima. Pochi momenti prima che si
venisse alle mani, arrivò con alcuni ajuti il dottor Warren, che era
stato nominato generale, personaggio di molta autorità, ed uno dei più
ardenti difensori della causa americana. Giunse con lui anche il
generale Pomeroi. Si accostò il primo a' suoi Massacciuttesi, ed il
secondo a quei del Connecticut. Il generale Putnam sopravvedeva il
tutto, e si teneva pronto a correre là, dove il bisogno il richiedesse.
I provinciali non avevano cavalli, non essendo ancor giunti quei, che si
aspettavano dalle province meridionali. Di artiglierie erano forniti, se
non abbondantemente, almeno sufficientemente. Di archibusi non
mancavano, ma per altro tutti ordinarj; perciocchè de' rigati, che hanno
maggior gittata, non ne avevano, la maggior parte però senza bajonette.
Ma per maneggiargli con destrezza, e saper trarre a mira ferma
avanzavano gli Americani ogni altro. Con questi mezzi, con non poca
speranza, ed accesi di desiderio di combattere aspettavano la vicina
battaglia. Fra mezzo dì e un'ora, essendo il caldo grande, tutto era in
moto nel campo britannico. Una moltitudine di barche e di battelli pieni
di soldati partivano dalle rive di Boston, e si accostavano a
Charlestown. Sbarcavano a Moreton's-point, non incontrata nissuna
resistenza; perciocchè le navi da guerra ed altri legni armati colle
artiglierie tenevano nel momento dello sbarcare i nemici lontani,
sforzandogli a rimanere nei ripari. Erano dieci compagnie di granatieri,
altrettante di fanti leggieri, con un proporzionato numero di
artiglieri, tutti condotti dal maggior generale Howe e dal brigadiere
generale Pigot. Appena sbarcate le genti spiegavano gli ordini loro, i
fanti leggieri sulla diritta, i granatieri sulla sinistra. Ma osservata
la fortezza del luogo, e l'ardimento che gli Americani mostravano, Howe
fe' fermar le ordinanze, e mandò a chiedere un rinforzo. Si attelarono
in due file. Il disegno loro era, che mentre l'ala sinistra guidata da
Pigot assaliva i ribelli dentro Charlestown, il corpo di battaglia
assaltasse il raddotto, e l'ala destra composta di fanti leggieri
dovesse forzare il passo presso la riviera Mistica, e ferire in tal modo
gli Americani da' fianchi e dalle spalle; il che avrebbe dato
agl'Inglesi la vittoria certa. Egli pare ancora, che Gage abbia avuto in
animo, sloggiati i nemici da Charlestown, di metter fuoco alla Terra,
acciocchè le fiamme ed il fumo, ingombrando l'aria, le genti che dovevan
assaltar il raddotto, potessero essere meno nojate dai provinciali.
Adunque, ogni cosa essendo in pronto, gl'Inglesi si movevano per andare
all'assalto. I provinciali, che dovevano difendere Charlestown, temendo,
che i nemici penetrassero tra il borgo ed il raddotto, il che gli
avrebbe tagliati fuori del rimanente dell'esercito, si ritirarono.
Gl'Inglesi entrarono nella Terra e vi appiccarono il fuoco. In un
istante, essendo le case di legno, tutto fu in fiamme. Intanto
marciavano a passo lento contro il raddotto e la trincea, facendo alto
di quando in quando per dar tempo alle artiglierie di seguitare e di
fare qualche effetto, prima che arrivassero. Il fumo e le fiamme di
Charlestown non offrivano loro alcuna comodità, essendo dal vento volte
alla contraria parte. Il proceder loro lento, e la chiarezza dell'aria
facevano sì, che gli Americani potevano meglio drizzar la mira degli
archibusi. Aspettavano questi taciti l'assalto, e non traevano, volendo
prima lasciar approssimare il nemico. Ora non si potrebbe con parole
meritevolmente descrivere la terribilità di quella circostanza. Una
grossa Terra tutta avviluppata dalle fiamme, le quali si elevavano ad
una altezza maravigliosa, e ad ogni momento crescevano, spirando un
vento fresco. La gente traeva da ogni parte per vedere l'inusitato
spettacolo, ed una contesa piena di tanto pericolo e di tanti presagi. I
Bostoniani ed i soldati del presidio, che non avevano uffizj, erano
montati sui campanili, sui tetti e sulle alture. Le colline ed i campi
circonvicini, dai quali si poteva sicuramente prospettare la
spaventevole scena, erano ingombri dalla gente affollata di ogni sesso,
di ogni classe e di ogni età: ognuno stava coll'animo dubbio, secondo
che a questa od a quella parte era inclinato. Giunti gli Inglesi a tiro,
gli Americani lanciarono loro addosso un nugolo di palle. Furono sì
frequenti, sì numerosi, sì bene aggiustati i tiri, che gli ordini
degl'Inglesi ne furono scompigliati, e si ritirarono disordinati fino al
luogo dello sbarco. Alcuni si gettarono a scavezzacollo alle navi. Molti
restarono morti sul campo di battaglia. Ora si vedevano gli uffiziali
fare ogni sforzo, parte con promesse, parte con esortazioni e parte con
minacce per inanimare i soldati e condurgli ad un altro assalto.
Finalmente dopo molte fatiche, e non senza grande ripugnanza pigliaron
di nuovo gli ordini, ed ivano alla batteria. Gli Americani gli
aspettarono come la prima volta a gittata, ed allora scaricaron contro
un'altra simile furia di archibusate. Gl'Inglesi, perduti molti dei
loro, e rotti gli ordini, si ritirarono a riva. In questo periglioso
momento della battaglia, Howe, morti o feriti tutti gli uffiziali, che
gli stavano all'intorno, rimase per alcun tempo solo sul campo. In tal
frangente, dal qual dipendeva l'esito totale della giornata, dicesi, che
il generale Clinton, che stava a mirar l'evento della battaglia dal
Cop's-hill, veduta la distruzione de' suoi, venisse in soccorso loro, e
da quell'esperto capitano, ch'egli era, con una opportunissima mossa
riformasse gli ordini e conducesse, secondato anche dagli altri
uffiziali, che prevedevano benissimo di quanta importanza fosse all'onor
inglese ed alla somma delle cose la perdita o la vittoria, per la terza
volta i soldati allo sbaraglio. Si diè adunque la batteria da tre parti
al raddotto. Le artiglierie delle navi non solamente proibivano ogni
sorta di rinforzo, che potesse agli Americani venire per la via
dell'istmo di Charlestown; ma eziandio scoprivano e strisciavano
all'indentro la trincea. Le artiglierie da fronte fulminavano anch'esse;
agli Americani venivano meno le munizioni, e nuove non ne potevano
sperare. Per la qual cosa i tiri loro si rallentavano. In tale stato di
cose gl'Inglesi spintisi avanti arrivarono sul raddotto. I provinciali
privi di bajonette fecero pur anche una ostinata difesa coi calci degli
archibusi. Finalmente essendo già pieno il raddotto di nemici, il
generale americano, suonato a raccolta, fe' ritirare i suoi.

Mentre così si travagliava sul lato sinistro e sul centro dell'esercito
inglese, i fanti leggieri avevano assalito con molta furia la bastita
imperfettamente fatta dai provinciali a riva la riviera Mistica. Dall'un
canto e dall'altro si combattè ostinatamente; e se gagliardo fu
l'assalto, non fu debole la resistenza. Nonostante tutti gli sforzi
delle genti reali, i provinciali mantenevano ancora in questa parte la
battaglia, ed allora solamente pensarono a ritirarsi, quando ebber
veduto, che il raddotto e la parte superiore della trincea erano venuti
in mano dei nemici. Eseguirono la ritirata con tant'ordine, che
difficilmente si sarebbe potuto sperare da soldati, come questi erano,
nuovi e collettizj. Questa pertinace resistenza dell'ala sinistra
dell'esercito americano fu al tutto la salute del rimanente; poichè, se
essi avessero dato luogo un poco prima, i fanti leggieri del nemico
avrebbero fatto impeto, e corso alle spalle della battaglia e dell'ala
diritta, si sarebbero queste trovate in grandissimo pericolo. Ma i
provinciali non erano ancora arrivati al fine dei travaglj loro. La sola
via di potersi ritirare, ch'era lasciata, si era per l'istmo della
penisola di Charlestown, e gl'Inglesi avevano collocato una nave da
guerra e due batterie galleggianti, dimodochè le palle lo rasentavano da
una parte all'altra. Tuttavia riuscirono gli Americani fuori della
penisola senza molto danno. Si fu al tempo della ritirata, che il dottor
Warren ricevè la morte. Trovandosi i suoi, che piegavano, perseguitati
aspramente dai vincitori, sprezzato ogni pericolo, si fermò solo avanti
le file, sforzandosi di raccoglier le genti e d'incorarle col proprio
esempio. Ei gridava loro, si ricordassero del motto scritto sulle
insegne. Avevan esse da una parte queste parole: _Appello al cielo_; e
dall'altra: _Qui transtulit, sustinet_. Il che voleva significare, che
quella Provvidenza, la quale aveva i loro antenati condotti in mezzo a
tanti pericoli in luogo di salvazione, quella stessa avrebbe eziandio
dato favore ai discendenti loro. Un uffiziale del Re, vedutolo e
conosciutolo, fattosi dare un archibuso da uno de' suoi, pose la mira al
Warren, e lo ferì talmente, chi scrive nella testa, e chi nel petto,
ch'ei cadde morto sul campo. Temettero gli Americani, che gl'Inglesi,
usando la vittoria, uscissero dalla penisola ed assaltassero il
principal alloggiamento, che si trovava in Cambridge. Ma si contentarono
di pigliar possesso di Bunker's-hill, dove si fortificarono a fine di
guardare l'entrata dell'istmo contro qualche nuovo tentativo del nemico.
Avendo i provinciali il medesimo sospetto, affortificarono
Prospect-hill, che sta alla bocca dell'istmo dalla parte della
terra-ferma. Ma nè gli uni nè gli altri osarono tentare alcuna novità, i
primi per la perdita di tanti soldati, gli altri per quella del campo di
battaglia e della penisola. Perdettero i provinciali cinque pezzi
d'artiglieria, con molti istrumenti da fortificare e non pochi arnesi da
campo.

Fu biasimato assai da alcuni il generale Howe per aver voluto assalir
gli Americani, dando la batteria di fronte alle fortificazioni, ch'erano
state fatte sul Breed's-hill, ed alla trincea, che si distendeva verso
il mare dalla parte della riviera Mistica. Portarono opinione, che se
avesse fatto sbarcare un buon polso di gente sull'istmo di Charlestown,
il che gli poteva agevolmente venir fatto coll'ajuto delle navi da
guerra e delle batterie galleggianti, avrebbe obbligato, senza che
bisogno fosse di venirne ad un sanguinoso combattimento, i provinciali a
ritirarsi dalla penisola. Imperciocchè in questo modo avrebbe loro
mozzata la comunicazione col campo, che stava fuori della penisola; e
per la parte del mare non potevano sperare di trovare rifugio, per esser
questo signoreggiato dagl'Inglesi. Così si sarebbe ottenuto l'intento di
piano e senza sangue. Dicesi, che Clinton ne abbia mosso il partito; ma
non si ottenne. Tanto era il fondamento, che si faceva sul valore e la
disciplina dei soldati inglesi, e sulla codardia degli Americani; delle
quali cose, se la prima non era senza ragione, la seconda era del tutto
vana, e più acciecamento di mente dinotava negl'Inglesi, che prudenza o
sperienza de' tempi. Da questo primo errore ne fu grandemente confermato
l'ardire degli Americani, debilitato l'esercito inglese, abbattuti gli
animi dei soldati, e nacque forse la perdita finale dell'impresa.

La possessione della penisola di Charlestown non giovò tanto ai reali,
che loro non nuocesse molto più. L'esercito loro non era tanto
abbondante di genti, che potesse senza molto disagio metter le poste
nell'istesso tempo, e guardar la città di Boston e quella penisola. Le
fatiche dei soldati si moltiplicarono a gran pezza. Dal che ne nacquero,
essendo anche assai calda la stagione, moltissime e gravi malattie, le
quali ed impedivano grandemente, e per le frequenti morti
assottigliarono l'esercito. Al che si debbe aggiungere, che fra i feriti
gran numero passavano di questa vita per causa degl'insoliti calori di
quel clima, e della carestia dei viveri. Così, cavatone l'onore di aver
acquistato il campo di battaglia, nissun frutto raccolsero i vincitori
da questo fatto, che importasse alla somma della guerra; che anzi fu
esso, e nella opinione dei popoli e nella propria, siccome pure pella
forza dell'esercito, di molto detrimento. Per lo contrario nell'oste
americana, abbondando i viveri d'ogni sorta, ed essendovi la gente
avvezza al clima, la più parte dei feriti erano a guarigione condotti, e
s'infiammarono viemaggiormente gli animi nel desiderio della vendetta,
essendo, come suole avvenire, riscaldati i sangui dalla sparsione. Al
che contribuì anche non poco l'incendio di Charlestown, che da una Terra
fiorente e frequentissima di commercio, era un ammassamento di ceneri e
di rovine diventata. Non potevano gli Americani riguardarla senza un
grave disdegno, e non senza esecrare i soldati europei.

Ma una perdita luttuosa dal canto loro fu quella del generale Warren.
Egli era uno di quegli uomini, che più affezionati sono alla libertà,
che alla vita; ed altrettanto nemico dell'ambizione e della rapacità,
quanto amico alla libertà. Era di buona mente e di felice ingegno
dotato, e bellissimo favellatore, sicchè nelle consulte private era
riputato di ottimo giudizio, e nelle pubbliche aveva grande autorità
presso i circostanti. Gli amici ed i nemici egualmente, conosciutolo
fedele e dabbene in ogni cosa, gli avevano grandissima credenza. Avverso
ai malvagi senza sdegno, propenso ai buoni senza adulazione; affabile,
cortese ed alla mano con ognuno, fu da tutti, ed amato santamente, e
riverito senza invidia. Quantunque anzi scarso, che no della persona,
era però di gratissimo aspetto. La donna sua, che con isviscerato amore
amava, e la quale con eguale affetto lo riconosceva, l'aveva, poco tempo
prima da questa vita dipartendosi, lasciato vedovo e sconsolato; ed egli
venendo meno in sì memorabil giorno, ed in sì grande uopo alla patria
sua, lasciò orfani parecchj figliuoli ancora in età fanciullesca
constituiti, dei quali però la ricordevol patria prese amorevole e
diligente cura. Così mancò alla patria ed alla famiglia sua in sì grave
frangente, e nella sua ancor verde età quest'uomo in pace ed in guerra
eccellente; e noi, per quanto ciò fosse in facoltà nostra, seguendo
l'instituto della storia, distributrice delle lodi ai buoni, e del
biasimo ai tristi, non abbiam voluto questo altrettanto buono che
valoroso Americano defraudare di quell'onorata ricordanza presso i
posteri, che è alle sue virtù meritevolmente dovuta.

L'impresa tentata dagl'Inglesi nel voler cacciar gli Americani dalla
penisola di Charlestown diè sospetto a questi, che volessero dar la
batteria a Roxbury, ed insignoritisi di quel luogo, aprirsi la via alla
campagna. Indotti da questo timore i Provinciali con opera incessante, e
molto studio vi si affortificarono vieppiù, con far nuovi puntoni qua e
là alle trincee loro, e fornendogli copiosamente di artiglierie, le
quali di fresco erano state condotte al campo. Il presidio abbondava in
munizioni da guerra, e tentava con ispessi colpi d'artiglieria, massime
con bombe, d'impedir gli Americani dall'opera loro. Questi ebbero alcuni
morti e feriti. Parecchie case arsero in Roxbury. Ciò nonostante
continuarono a lavorare con una costanza maravigliosa. Non si
ristettero, finchè le fortificazioni non furono condotte a quella
perfezione, che desideravano, e che poteva di sufficiente difesa servire
contro gli assalti del nemico.

I Bostoniani, veduti scacciati i loro non solo da Breed's-hill, ma
eziandio da tutta la penisola, e temendo gl'incomodi di un assedio, che
ogni cosa presagiva dover riuscir lungo, si accesero di nuovo desiderio
di uscire dalla città, e di ritirarsi a luoghi addentro della provincia.
Per la qual cosa gli uomini eletti della città furono dal generale Gage,
pregandolo, permettesse le uscite, ed affermando, che giusta l'accordo
fatto tutte le armi erano state dai cittadini portate e deposte in
palazzo. Ma egli, volendo tutt'ora ritenergli, mandò un bando due giorni
dopo il fatto di Breed's-hill, col quale dichiarò, che per molte e
chiare pruove ei sapeva che numerose armi s'erano nascoste ne' luoghi
più segreti delle case con sinistro disegno degli abitanti. Così gli
rapportavano la cosa i leali, che, considerati il valore, e la rabbia
dimostrati dai libertini in quella battaglia, temevano di qualche
accidente, e non volevano lasciarsi uscir di mano gli ostaggi. Ma il
vero si fu, che i più avevan portate e deposte le armi, quantunque
alcuni serbate avessero in casa le migliori e le più care. Ma il
generale inglese voleva bene, che gli altri serbassero la fede, ma non
la voleva già serbar egli. Perciò rifiutò lungo spazio le permissioni
d'uscita. Ma finalmente, crescendo dall'un canto la scarsità delle
vettovaglie, e dall'altro scemando la speranza di poter rompere
l'assedio, fu costretto a viva forza, per isgravarsi di molte bocche
disutili, concederle; abbenchè si fosse di bel nuovo ostinato, a non
voler permettere l'uscita agli arnesi e masserizie di coloro, che se ne
andavano. Così spinto da una necessità concedeva quello che non poteva
impedire, ed una condizione dura vi aggiungeva, altrettanto più da
biasimarsi, quanto che era del tutto inutile, e nissun fine, che cattivo
non fosse, partorir potesse. In tal guisa quegli uomini, che della
temperanza e moderazione dell'animo si dispogliano, e che dandosi in
preda alle incomposte passioni dispettano e s'adirano, pigliano spesso
di quei partiti, i quali non che gli avvicinino, gli allontanano vieppiù
dal fine, che proposti si sono.

La strettezza dei viveri, alla quale si trovava ridotta la guernigione
di Boston, faceva sì, ch'ella tentasse in ogni modo, andando alla busca
qua e là sulle propinque marine, di procacciarsene. Quindi è che
succedevano tra l'una parte e l'altra frequenti avvisaglie, nelle quali
gli Americani acquistavano e maggior animo e maggiore sperienza; e
gl'Inglesi più rabbia e maraviglia all'ardimento di quelli. I primi però
avendo maggior perizia de' luoghi, e sapendo bene usar le occasioni, ne
andavano per l'ordinario colla migliore, ora portando via i bestiami che
rimanevano, ora abbruciando lo strame, ora incendiando le case, che
potevano ai nemici servire di ricovero. Invano era, che stessero
gl'Inglesi vigilanti col numeroso navilio loro; che i provinciali
trapelavano ora in questa isola, ora in quella, e con improvvise fazioni
gli opprimevano. Sulle coste parimente si facevano frequenti
abboccamenti, andandovi gli uni per predare, e gli altri cercando
d'impedirgli. Questa che riusciva meglio una ladronaia, che una guerra,
non conduceva ad alcun fine, che potesse le cose inclinare più a questa
parte, che a quella. Solo servì ad inasprir gli animi degli uomini, ed a
fargli diventare da parziali, ch'erano, inviperiti ed irreconciliabili
nemici.

Mentre in tale guisa si travagliava intorno e dentro di Boston, erasi il
nuovo congresso nel mese di maggio raunato in Filadelfia. Se il primo
aveva incominciato un'opera difficile, questo l'aveva a continuare. Nel
che maggiori difficoltà doveva incontrare. In tempo di quello si temeva
la guerra; ora essa era incominciata, e bisognava con ogni più grande
sforzo esercitarla. Allora, siccome suol addivenire nel principio delle
cose, erano riscaldati gli animi, e correvano con un certo naturale
empito di per sè stessi alla meta; ora, quantunque fossero nei medesimi
pensieri infiammatissimi, tuttavia vi era pericolo, non si
raffreddassero, essendo a sì fatta vicenda soggetti i moti popolari, che
sono più facili ad eccitarsi, che a mantenersi. Molti fra i leali,
credendo che non si sarebbe venuto agli estremi casi, e che o le
petizioni inviate in Inghilterra avrebbero piegato il governo al volere
degli Americani, o che si sarebbero col tempo raffreddati gli animi
loro, si erano sin qui contenuti nella quiete; ma era da temersi, che
adesso, ch'era spenta ogni speranza di concordia, e che già non che
imminente fosse, era rotta la guerra contro quel Re, al quale volevan
essi rimaner fedeli, tumultuassero e si congiungessero colle forze reali
contro gli autori della sedizione. Era medesimamente da dubitarsi, che
molti fra i libertini, i quali avevano molta speranza nelle petizioni
collocata, ora vedendo i vicini danni e gl'inevitabili pericoli, non si
rimanessero. Tutto annunziava, che la contesa doveva esser lunga e
perigliosa. Poco si poteva sperare, che una popolazione fino allora
pacifica stata, ed occupata nelle arti dell'agricoltura e del commercio,
potesse ora imparare ad un tratto quelle della guerra, ed in queste
persistere lungo tempo. Si doveva temere, che ove fosse sbollito quel
primo fervore, ricorrendo nelle menti loro le immagini della passata
vita, si disbandassero, e fossero ridotti alla necessità di chiedere i
patti. Perciò, non era impresa senza molte e gravi difficoltà al
congresso, quella di fare provvisioni e di creare ordini, che bastanti
fossero a mantener vivo il presente fervore, e fare che da questi
nascessero gli effetti, che sulle prime dalla pubblica opinione
nascevano. Nissuno non vede, quanti impedimenti si dovessero superare
per ridurre una moltitudine tumultuaria e raunaticcia alla forma di un
giusto e ben ordinato esercito; senza del quale invano si sarebbe
sperato di pervenir a buon fine. Nè facil opera era quella d'impedire,
che nei casi della futura guerra non ripullulassero quelle gelosie, che
correvano tra una colonia e l'altra, e servissero di causa o di
pretesto, perchè alcune di esse calassero agli accordi, e la impresa
comune abbandonassero. Denaro, che potesse bastare agli usi della
guerra, non si aveva in pronto a gran pezza; ed al difetto di questo
principale nervo non si poteva sperare di rimediar per l'avvenire. Che
anzi si doveva più ragionevolmente credere, che avesse a crescere per
motivo dell'interrompimento, anzi della totale cessazione del commercio
dal Parlamento britannico introdotta. Ma grandissima era poi la mancanza
dell'armi e delle munizioni da guerra; non che non se ne avessero di
nissuna sorta in pronto, ma quelle che si avevano, non erano di gran
lunga a sì grand'uopo sufficienti. Si deve anche far considerazione, che
è cosa molto dubbia, se i Capi americani sperassero di poter di per sè
stessi resistere coll'armi in mano all'Inghilterra, e l'impresa a quel
fine condurre, al quale tendevano. Si debb'anzi credere, che molto
fondamento facessero sugli ajuti esterni, i quali però non potevano
aspettare, se non dai principi dell'Europa, i quali, se propensi erano
agli effetti della querela americana, non potevano non essere avversi
alle cagioni sue, ed alle massime, sulle quali da parte dell'America
ella era fondata. Era pur anche cosa molto evidente, che i principi non
si sarebbero discoperti in favor degli Americani, ed i soccorsi concessi
non avrebbero, se non quando essi mostrati si fossero gagliardi in sulle
armi; che anzi non avessero con qualche bel fatto, che importasse alla
somma della guerra, dato segni di valore, pruove di costanza, speranza
di riuscita. Si accorgevano benissimo gli Americani, che indarno
avrebbero sperato di trarre sul bel principio a parte della guerra i
principi europei; e che i primi sforzi dovevano da sè stessi unicamente
procedere, i quali, se infelici fossero stati, ogni speranza di soccorso
esterno sarebbe diventata vana. La felicità dell'impresa era per
l'appunto meno probabile, quando era più necessaria, non potendosi in
poco corso di tempo fare tutte le provvisioni necessarie alla guerra. Da
tutto questo si vede, quanto incerta dovesse riuscire la speranza dei
soccorsi esterni. Il che doveva quegli ardenti spiriti dei Capi
americani rintuzzare, ed una certa titubazione indurre nei consiglj
loro. Un oggetto finalmente di sommo rilievo, che doveva la mente del
congresso occupare, quello si era della condotta, che le vicine nazioni
indiane fossero nella presente querela per tenere. Che queste stessero
di mezzo, ovvero che seguissero questa o quell'altra parte era
l'importanza, e quasi il fondamento di tutta l'impresa. Ma dovevano
temere gli Americani, che gl'Inglesi maggior autorità esercitassero
presso quelle nazioni. Imperciocchè esse coi doni e colla speranza della
preda solo si possono tentare. Nelle quali cose gl'Inglesi molto gli
avversarj loro avanzavano. Il predare poi potevano meglio sperare dal
canto degl'Inglesi, presso i quali si riconosceva in quei principj stare
al tutto la probabilità della vittoria, e dovendosi la guerra esercitare
sul territorio americano. Era anche agl'Inglesi aperta la via per mezzo
del Canadà per comunicare cogl'Indiani, i quali abitavano per lo più a
riva i laghi a ridosso delle colonie, ed a fronte di quella provincia
inglese. Importava anche moltissimo agli Americani, che procedessero
giustificatamente, e soprattutto presso i popoli della Gran-Brettagna, e
presso quei dell'America stessa, ch'erano o avversi, o titubanti, o
tiepidi, i quali non potevano non esser grandemente alterati alle
ostilità commesse. La qual giustificazione, se potevano non senza molta
difficoltà intraprendere in rispetto alla battaglia di Lexington, ed a
quella di Breed's-hill, nelle quali combattettero in propria difesa
contro una soldatesca che gli assaltava, riusciva però assai malagevole
in rispetto alle cose fatte sui confini del Canadà contro le Fortezze di
Ticonderoga e di Crown-point, nelle quali essi furono gli assalitori.
Non che questi ostili procedimenti non potessero escusazion trovare
presso gli uomini intendenti degli affari di Stato, stantechè, poichè la
guerra era rotta, era ben ragione, che gli Americani si sforzassero di
nuocere piucchè potessero al nemico, e da' suoi assalti preservarsi. Ma
presso l'universale dei popoli era questa una cosa, che aveva in sè
molta disagevolezza. Eppure l'evidenza della onestà della causa che
difendevano, era di grandissimo momento. Imperciocchè la forza loro
tutta consisteva nell'opinione, e le armi stesse da questa dipendevano;
mentrechè presso i governi dalla diuturnità del tempo confermati, e
negli ordini loro bene constituiti, ragione o no che si abbia, i soldati
prezzolati corrono alle battaglie, i popoli pagano le gravezze, le armi,
le munizioni, le vettovaglie e tutti gli apparati della guerra sono in
pronto, o si procacciano con facilità e con abbondanza. Ma il più
grand'ostacolo, che avesse a superare il congresso, era quello della
gelosia delle assemblee provinciali. Siccome tutte le province erano
entrate nella lega e nella guerra, così questa si doveva con comuni
consiglj amministrare, e tutte le mozioni del corpo politico
dell'America dovevano ad un solo scopo inviarsi. Quest'era stata
l'origine del congresso generale. Ma non poteva questi recarsi in mano
il governo di tutte le parti della lega senza assumere una parte di
quell'autorità, che alle assemblee provinciali si apparteneva; come
sarebbe a dire quella di far le leve, di ordinar l'esercito, di eleggere
i generali, che avessero in nome dell'America ad amministrare la guerra;
quelle ancora d'impor gravezze e di crear biglietti di credito. Era da
temersi, che se si conservava troppa autorità nelle assemblee
provinciali, si amministrassero gli affari della lega con parziali
consiglj; il che sarebbe stato di gravissimi danni cagione. Da un altro
canto si aveva gran sospetto, che le medesime assemblee acconsentir non
volessero al concedere l'autorità necessaria al congresso, spogliandosi
di una parte della loro; e che perciò, o si opponessero alle sue
deliberazioni, ovvero con quella puntualità non le secondassero ed
eseguissero, ch'erano alla gravità del caso ed al finale evento della
guerra cotanto necessarie. Dalle cose sin qui dette si conosce, quanto
fossero difficultose le circostanze, in cui si trovava il congresso; ed
altri forse, i quali stati fossero o di minor ardire e di maggior
prudenza dotati, se ne sarebbero sgomentati. Ma quegli animi nuovi ed
invasati, o non vedevano i pericoli, o non conoscevano le probabilità
degli eventi, o gli uni e le altre disprezzavano. Certo è, che poche
imprese furono incominciate da uomini audaci, che più di questa fossero
dubbie nell'evento, e pericolose nel fine. Ma il dado era gettato, e non
che altro, la necessità, nella quale si trovavano o credevan di
ritrovarsi, non lasciava titubare. E per anticipare gli accidenti, non
volendo aspettare, che i tempi venissero loro addosso, o che la
necessità gli strignesse, deliberarono di por mano già fin d'allora ai
più pronti ed ai più efficaci rimedj.

I primi pensieri del congresso dovevano essere rivolti all'esercito, che
osteggiava Boston, acciocchè non vi mancassero, nè le armi, nè le
munizioni, nè i soldati, nè i buoni ordini, nè generali esperti e
valorosi. E siccome in rispetto a quest'ultimi quelli, che allora erano
in offizio, avevano l'autorità loro ricevuta dalle assemblee colonarie,
così non potevano governar l'esercito in nome di tutta la lega. E se
pure si eran tutti sottomessi ai comandamenti del generale Putnam, ciò
era a causa della sua anzianità; e quest'autorità sua era piuttosto una
specie di dittatura estemporanea conferitagli dalla libera volontà
dell'esercito, che un uffizio derivato dal generale governo. Il nuovo
stato delle cose richiedeva un nuovo modo di reggimento militare, e le
genti confederate dovevano necessariamente aver un Capo eletto da quel
governo, il quale tutta la confederazione rappresentava. L'elezione di
un generale di tutta la lega era una cosa di sommo momento. Da questo
solo poteva dipendere il buon successo, o la rovina di tutta l'impresa.
Fra gli uomini di guerra, che allora si trovavano in America, e che si
dimostravano non che favorevoli, ardenti, quei ch'erano in maggiore
stima, erano Gates e Lee, il primo per la sua esperienza, ed il secondo
per la esperienza e per l'eccellenza del suo ingegno. Ma erano l'uno e
l'altro nati in Inghilterra, e qualunque fossero le opinioni loro, e
l'ardore col quale la impresa dei coloni abbracciata avevano, e
qualunque anche fosse la fidanza, che in elli avesse pigliata il
congresso, stimava egli cosa poco sicura il commettersi alla fede
d'uomini inglesi in un affare di così somma, anzi di totale importanza.
Ed anche nei casi d'infortunio non si sarebbe potuto persuader alla
moltitudine, ch'eglino non avessero fatto tradimento, ovvero almeno non
avessero diligentemente fatto il debito loro. La qual cosa avrebbe
pessimi effetti partoriti in su di un esercito, che tutto stava
sull'opinione. Inoltre era Lee uomo rotto ed arabico; ed odiava forse
più la tirannide, che amasse la libertà. Quegli uomini riguardosi e
sospettosissimi temevano di taluno, che potesse volere, secondo
l'opinione loro, dopo che gli avesse alla tirannide inglese sottratti,
la libertà loro occupare. Aggiungevasi a ciò, che, se si fosse una volta
posta la somma delle cose in balìa di un uomo inglese, non rimaneva a
questi altra elezione, che quella, o di soggettargli di nuovo
onninamente con inudito tradimento alla potestà assoluta
dell'Inghilterra, ovvero all'intiera independenza condurgli. Ed i Capi
americani, se la prima di queste condizioni abborrivano, non volevano
però, che si togliesse via la coperta della seconda. Quest'istessa
cagione fu quella, che fece sì, che il congresso non volle risolversi ad
eleggere uno dei generali delle province della Nuova-Inghilterra, come
per esempio Putnam o Ward, i quali allora comandavano all'esercito
dell'assedio, e che avevano di recente tanto valor mostrato, e non poca
perizia in tutte le fazioni, che si erano fatte nelle vicinanze di
Boston. Questi si erano troppo vivi dimostrati in favore
dell'independenza; la quale si voleva bene, ma però in tempo opportuno
procurare. Nè si deve tralasciar di dire, che i Massacciuttesi avevano
un'opinione addosso, di voler esser troppo uomini del paese loro,
Massacciuttesi più, che Americani mostrandosi. Le province del miluogo,
e le meridionali erano insospettite; ed avrebbero veduto di mal occhio,
che la causa di tutta l'America si commettesse a taluno, che potesse
lasciarsi muover da certe parzialità di luoghi in un tempo, in cui tutti
i desiderj e tutti gl'interessi dovevano esser comuni. Fecero anche, ed
a ben giusto titolo considerazione, che l'uffizio del generalato
americano doveva concedersi ed una persona, la quale nell'ampiezza delle
sue facoltà una sufficiente guarentigia offerisse della fede sua, sia
nel proseguir l'impresa secondo la mente del congresso, sia per
astenersi dal piglio e dal sacco delle proprietà cittadine. Imperciocchè
ei sapevano benissimo, che questi uomini militari, quando non sono da
una gentile educazione temperati, si fanno lecito ogni libito, e pongon
mano molto volontieri non solo nelle robe dei nemici, ma sì pure in
quelle degli amici, e dei proprj concittadini. La qual cosa è sempre
stata la peste, e spesso la rovina degli eserciti. Adunque il congresso,
avendo, secondo l'importanza del caso, molto bene considerate e
ponderate tutte queste cose addì quindici di giugno procedette allo
squittinio per la elezion del generale americano; e, raccolto il
partito, si ritrovarono tutti i voti in favore di Giorgio Washington,
uno dei deputati del congresso per la provincia di Virginia. I
Massacciuttesi non l'avrebbero voluto vincere; perciocchè ivano alla
volta d'uno dei loro; ma vedendosi in voce si accostarono agli altri, e
rendettero il partito favorevole. Conosciuta la cosa, Washington, ch'era
presente, alzatosi disse: che rendeva egli grazie immortali al congresso
per l'onore, che conferito gli aveva. Ma che dubitava bene di non aver
forze sufficienti a poter reggere ad un tanto peso; che però non voleva
venir meno dell'opera sua in così gran bisogno alla patria, giacchè
questa aveva contro l'aspettazione sua, ed oltre le sue facoltà tanta
fede in lui collocata; solo pregava, che allorquando un qualche sinistro
caso arrivasse alla sua riputazione poco favorevole, volessero
ricordarsi, ch'egli aveva sincerissimamente dichiarato in quel dì, che
non si riputava abile a sostener quel grado, del quale veniva allora
onorato. Assicurava il congresso, che siccome nissuna speranza di
emolumenti l'aveva indotto ad abbandonar la domestica quiete e felicità,
per entrar in quell'ardua carriera, così ei non voleva ricavarne alcun
prò; che stipendio non voleva di sorta alcuna. Aveva il colonnello
Washington, che tal era il suo grado, prima che fosse eletto a generale,
acquistato il nome di animoso e prudente capitano nelle ultime guerre
contro gl'Indiani, e contro i Francesi. Ma fermata la pace del 1763 si
era alla vita domestica ritratto, e più non si era nell'armi
travagliato. Si poteva pertanto da molti dubitare, ch'ei fosse abile a
sostener il peso di tanta guerra. Ma però avendosi generalmente
grandissima fede nell'ingegno e nell'animo suo, non esitarono punto gli
Americani ad innalzarlo a quel grado. Egli era non solamente nato ed
allevato in America, ma vi aveva ancora continuamente dimorato. Era
modesto ed assegnato, e sempre mostratosi molto lontano dall'ambizione;
cosa, che più di tutte osservavano quei popoli sospettosi ed
insospettiti. Era piuttosto ricco, che di mediocri facoltà fornito, e
presso di tutti in voce d'uomo dabbene e costumato. Era soprattutto
riputato prudente, e di mente gagliarda ed invitta. Credevasi
generalmente, non mirasse all'independenza; ma che desiderasse un
onorevole accordo coll'Inghilterra. Questa sua opinione molto quadrava
colla intenzione dei Capi americani, i quali volevano bene procedere
verso l'independenza, ma ancora non volevano discoprirsi. Speravano bene
di poter col maneggio delle cose far di modo, che un dì l'independenza
diventasse una necessità; e che Washington stesso, quando proceduto
fosse già molt'oltre nella carriera, si sarebbe facilmente lasciato
indurre, o dall'onor del grado, o dalla necessità delle circostanze, o
dalle lusinghe della gloria a continuare nell'intrapresa via, quando
anche allo scopo di ottenere l'annullazione delle leggi fosse sostituito
quello della totale independenza. Così nella persona di questo capitano,
ch'era allora nell'età di quarantaquattro anni, e perciò già lontano
dall'ambizione giovanile, tutte quelle doti si riunivano, che
desideravano coloro, i quali avevano in America la somma delle cose in
mano. Onde non è da far maraviglia, se la elezione di lui non dispiacque
a nissuno, e se anzi i più la commendarono sommamente.

Eletto il Capo di tutta l'impresa, volendo il congresso dimostrare,
quanto si promettessero della sua fede e virtù, stanziò, che gli
avrebbero prestato ajuto, ed a lui aderito colle vite e facoltà loro per
preservare e mantenere l'americana libertà. Poscia volendo dar
all'esercito altri Capi sperimentati, i quali potessero secondar
Washington, elessero Artemo Ward primo maggior generale, Carlo Lee
secondo maggior generale, e Filippo Schuyler terzo maggior generale;
Orazio Gates fu nominato ajutante generale. Pochi giorni dopo crearono
sette brigadieri generali, che furono i seguenti: Seto Pomeroy di
Massacciusset, Riccardo Montgommery di Nuova-Jork, Davidde Wooster di
Connecticut, Guglielmo Heath di Massacciusset, Giuseppe Spencer di
Connecticut, Giovanni Thomas di Massacciusset, Giovanni Sullivan del
Nuovo-Hampshire, e Nataniele Greene dell'isola di Rodi. Se qualche cosa
dimostrò la buona mente del congresso, questa certamente si fu della
prima elezione dei generali; stantechè tutti si adoperarono nel corso
della guerra, come soldati coraggiosi, e custodi fedeli della libertà
d'America.

Come prima prese Washington la dignità, si condusse al campo di Boston
in compagnia di Lee. Ei fu ovunque passava ricevuto a grand'onoranza, e
molti gentiluomini ordinatisi in compagnia gli fecero l'accompagnatura.
I congressi massacciuttese e jorchese furono a complire con esso lui,
testimoniando l'allegrezza, che provata avevano alla sua elezione.
Rispose gratamente e modestamente; fossero pur sicuri, che tutti i
pensieri, tutti gli sforzi suoi, siccome pure quelli de' suoi compagni
rivolti sarebbero a ridurre le cose a condizioni oneste tra le colonie,
e la comune madre; che in quanto all'esercizio delle fatali ostilità,
vestendo essi la persona del guerriero, non si sarebbero dispogliati di
quella di cittadini; e che allora sarebbero stati contenti e
rallegratisi sommamente dentro sè stessi, quando, sicurata essendo
l'americana libertà, sarebbe loro fatto facoltà di ritornarsene alla
privata condizione in mezzo ad una libera, pacifica e felice patria.

Il generale, fatta la rassegna dell'esercito, trovò, oltre una
moltitudine pressochè inutile, solamente 14,500 uomini atti al
combattere, i quali avevano a difendere uno spazio di più di dodici
miglia. Arrivarono in vero in buon punto i nuovi generali al campo.
Imperciocchè già la disciplina dell'esercito essendo trascorsa in
corruttela aveva gran bisogno di essere riformata. Gli uffiziali
emulazione alcuna non avevano; i soldati eran poco osservanti degli
ordini, e non curanti della mundizia; e siccome quelli, ch'erano i più
uomini della Nuova-Inghilterra, ritrosi, e di ogni soggezione
impazienti. A questo rimediarono, non senza fatica, i generali del
congresso. Nella qual bisogna Gates, siccome quello, che peritissimo era
delle cose militari, prestò un'opera eccellente. I soldati appoco appoco
si avvezzarono all'obbedienza, gli ordini furon distinti, le regole
della disciplina osservate, e ciascuno venne a conoscere il debito suo;
sicchè l'oste, deposta la sembianza di una moltitudine tumultuaria,
acquistò quella di un esercito giusto e bene ordinato. Ei fu diviso in
tre schiere. La dritta sotto i comandi di Ward occupava Roxbury; la
sinistra capitanata da Lee difendeva Prospect-hill, e quella di mezzo,
che obbediva agli ordini di Washington, nella quale si comprendeva
eziandio una banda di gente scelta per servire alle riscosse, stanziava
a Cambridge. La circonvallazione poi fu con sì frequenti ridotti
affortificata, e di sì numerose artiglierie munita, che l'assaltar
Cambridge, e penetrar nella campagna era cosa affatto impossibile
diventata agli assediati. Si credeva eziandio, che questi avessero fatto
grave perdita di gente, noverando gli uccisi in battaglia, ed i morti di
ferite o di malattie.

Ma una mancanza di grandissimo momento quella si era della polvere
d'artiglierie, la quale era grandissima. Fatta la veduta dei fondachi
pubblici appartenenti all'esercito di Roxbury, Cambridge ed altri vicini
luoghi, non se ne trovarono più di novanta barili. Si sapeva eziandio,
che non se ne avevano più di trentasei nei magazzini di Massacciusset;
alla quale quantità aggiunta quella, che si aveva in pronto nel
Nuovo-Hampshire, nell'isola di Rodi e nel Connecticut, appena che se ne
avessero diecimila libbre. Il che non poteva somministrare più di nove
tiri per soldato. In tale scarsità e pericolo si rimase l'esercito per
ben quindici giorni; e se gl'Inglesi avessero dato dentro in questo
tempo avrebbero facilmente rotto il campo, ed aperto l'assedio. In
ultimo per opera della congregazione della Nuova-Cesarea se ne mandarono
al campo alcune botti, le quali supplirono tanto o quanto al difetto, ed
allontanarono i mali che si temevano.

Mancavano eziandio gli Americani di soldati corridori, i quali eran per
altro molto necessarj per le improvvise e subite fazioni, per mantener
la disciplina nel campo, e per proteggere l'arrivo dei soldati, delle
munizioni e delle vettovaglie. Se poi la guerra, come si credeva,
arrivati dall'Inghilterra i rinforzi al nemico, si fosse condotta in
sull'aperta campagna, questa maniera di soldati leggieri in una
contrada, come l'America è, frequente di acque, di fossa, di selve, di
siepaje, di monti, e di passi stretti e difficili, era al tutto
indispensabile. Perciò il congresso aveva decretato, si descrivessero
senza indugio alcuno buon numero di corridori nella Pensilvania e nella
Virginia, che dovessero marciare, tostochè le compagnie riempite
fossero, al campo presso di Boston, dove fossero obbligati a far le veci
di fanti leggieri. Ricevute poi le novelle della battaglia di
Breed's-hill, il congresso ne aggiunse alle compagnie della Pensilvania
altre due da levarsi pure nella medesima provincia, le quali tutte
fossero riunite in un sol battaglione da esser capitanato da quegli
uffiziali, che l'assemblea od il congresso provinciale eleggessero.
Queste compagnie di corridori arrivarono al campo sul cominciare
d'agosto. Erano circa quattordici centinaia di soldati vestiti
scioltamente, ed armati i più d'archibusi rigati, che avevano gran
gittata.

Mentre in tal modo l'esercito americano, che assediava la città di
Boston, s'ingrossava ogni dì, e si forniva di tutte le cose alla guerra
necessarie, il congresso s'adoperava con moltissima diligenza a fare
quei provvedimenti, ch'ei credeva fossero del caso per mantenere in piè
l'esercito già raccolto, e per farlo anche più grosso e meglio fornito,
quando il bisogno ne sarebbe venuto. Vinse perciò un partito, che tutte
le colonie avessero a mettersi in istato di difesa, e quel maggior
numero d'uomini, d'armi e di munizioni apprestassero, che meglio fosse
in potestà loro; che si facesse dappertutto ricerca e riposta di nitro e
zolfo. Per questo fine si andavano diligentemente rivilicando gli avelli
ed i carnai per fare procaccio di queste materie tanto preziose
nell'esercizio delle guerre moderne; ed in ogni canto si moltiplicavano
le manifatture della polvere, e gli ordini per gettar le artiglierie. In
ogni parte risuonavano grandissimi apparati di guerra. In questo le
assemblee ed i conventi provinciali secondavano maravigliosamente le
operazioni del congresso, e gli uomini obbedivano con incredibile
prontezza ai decreti dell'uno e delle altre.

Essendosi il congresso accorto, che lo zelo verso le libertà
dell'America aveva prevalso alle gare parziali ed alla gelosia
dell'autorità nelle assemblee provinciali, prese maggiore animo, e si
risolvette a mandare ad effetto un'ordinanza generale, la quale dovesse
servir di norma a tutte le leve, che in ciascuna provincia si andavano
facendo. Ei sapeva molto bene, quanto l'uniformità sia utile nelle cose
della guerra, perchè con animi uniti si concorra al medesimo fine, e
quanto efficace per prevenire le dissensioni. Vinse adunque un partito,
col quale si raccomandò (e le sue raccomandazioni erano in quel tempo
come altrettante leggi ricevute e mandate ad effetto), che tutti gli
uomini atti a portar le armi in ciascuna colonia dai sedici fino ai
cinquant'anni si ordinassero in regolari compagnie; che si fornissero di
armi, ed in quelle si esercitassero; che le compagnie fossero ordinate
in battaglioni; che si tenessero pronte alle difese; che la quarta parte
della milizia di ciascuna colonia fosse trascelta per servire ad uso di
minuti uomini sempre apparecchiati a marciare dove l'opera loro fosse
richiesta. Si esortarono coloro, i quali impediti erano dal portare le
armi dalle opinioni religiose, venissero con tutti quegli altri più
efficaci mezzi che leciti riputassero, in soccorso dell'afflitta patria.
Stabiliron le paghe ai soldati, che furono venti dollari per ciascun
mese ai capitani, tredici ai luogotenenti ed ai banderai, otto ai
sergenti e caporali, e sei ai gregarj. Raccomandarono ancora, che in
ciascuna colonia si creasse un maestrato, che chiamarono comitato, o sia
congregazione di sicurezza per sopravvedere e diriggere tutte quelle
cose, che alla salute pubblica importassero, duranti le vacanze delle
assemblee, o dei conventi; e che quei provvedimenti si facessero, che
creduti sarebbero necessarj per armar navi o altrimenti, a fine di
proteggere le coste e la navigazione da ogni insulto delle navi nemiche.

Questi intendimenti del congresso furono mandati ad effetto in ogni
parte della lega con grandissima prontezza; ma in nissuna provincia più
bramosamente e più pienamente, che nella Pensilvania, e soprattutto
nella città stessa di Filadelfia. La milizia di questa città fu partita
in tre battaglioni di quindici centinaja d'uomini ciascheduno, con una
compagnia di cencinquant'artiglieri, e sei bocche da fuoco, e finalmente
una banda di cavalleggieri, parecchie compagnie di fanti spediti, di
corridori e di guastatori. Si riunivano tutti sovente, e facendo
sembianze di battaglie si esercitavano nelle mosse militari alla
presenza del congresso e dei popoli, che vi concorrevano da ogni parte.
Ciò eseguivan essi con tanta destrezza, che ognuno se ne maravigliava; e
tutti ne sentivano un piacere incredibile. Erano almeno ottomila
soldati, molto buona gente, nella quale erano entrati molti
gentiluomini, e persone d'onorata condizione. Le istesse cose si
facevano nel contado della Pensilvania. Ei pare, che sottratto il conto
di tutti coloro, che in essa avevano pigliate le armi, e dentro vi si
esercitavano, sommassero a meglio di settantamila soldati. Tanta era
l'affezione, che in questo anno portavano quei popoli alla causa loro,
che molti fra i Quaccheri stessi, cui le opinioni religiose proibiscono
dal pigliar le armi, e di spargere il sangue umano, quantunque tutta la
credenza loro sia di pazienza e di sopportazione, si lasciarono
trasportar al fervore universale, entrando anch'essi nelle compagnie dei
Filadelfiesi. Affermavano, che sebben la religion loro gli proibisse dal
portar le armi in favore di una causa, il fine di cui sia o l'ambizione,
o la cupidigia, o la vendetta, potevano essi però intraprendere la
difesa dei nazionali diritti e della libertà. Così non havvi opinione,
per gagliarda ch'essa sia, la quale non trovi le scappate; nè animo,
avvengadiochè pacifico, che non si accenda nelle commozioni dei popoli.

Ma una cosa in Filadelfia trasse a sè gli occhi di ognuno; o fosse
verità, o mostra accordata per incitare. Quei Tedeschi fuorusciti, che
questa città abitavano, ed erano già molt'oltre cogli anni, e che per la
maggior parte vedute avevano le guerre d'Europa, al nome di libertà si
risentirono anch'essi; cosa, che poco si doveva aspettare, massimamente
in quell'età da quegli uomini trauzeschi, e si unirono in una compagnia,
che fu denominata la _compagnia dei vecchi_. Ripigliate le armi, l'uso
delle quali intermesso avevano già da sì lungo tempo, vollero entrar a
parte della comune difesa. Il più vecchio di tutti fu eletto capitano,
ed era coll'età molto vicino ai cent'anni. Portavano invece d'insegna un
crespone nero per significare il cordoglio, che provavano all'infelice
caso, che in quella cadente età gli obbligava a riassumere le armi per
difendere la libertà di quella contrada, che aveva servito loro non solo
d'asilo, ma anche di nuova patria, quando, cacciati dalla propria,
furono costretti ad andar cercando ventura in longinque e strane
regioni.

Le donne stesse vollero dimostrare lo zelo loro in difesa della patria.
Nella contea di Bristol determinarono di levare un reggimento a proprie
spese, somministrando ogni cosa necessaria, e perfino le armi a coloro,
che di per sè non le potevano procacciare. Lavorarono colle proprie mani
le bandiere con motti opportuni. Quella, che presentò la bandiera al
reggimento, orò molto acconciamente sulle faccende comuni, ed esortò con
accomodate parole i soldati ad esser fedeli, ed a non disertar le
bandiere delle donne americane.

Queste cose, quantunque in se stesse di poca importanza, servivano però
maravigliosamente ad accender gli animi, ed a vieppiù rendergli
ostinati. Al qual fine i diarj pubblici non cessavano di concorrere con
ogni maniera di concioni, di esempj e di novelle. Le battaglie di
Lexington, e di Breed's-hill erano i soggetti, sui quali si esercitavano
gl'ingegni americani. Ogni accidente, ogni più particolare minuzia di
quei fatti erano convenevolmente descritti; e coloro che vi avevano
lasciata la vita, con sommissime lodi commemorati. Il dottor Warren
sopra tutti era con mirabili parole innalzato fino al cielo. Lo
chiamavano lo Hamden della età loro; e come un modello lo proponevano da
imitarsi a tutti coloro, ai quali la patria era cara. Pubblicarono nelle
gazzette di Filadelfia un elogio di lui molto patetico, ed accomodato a
concitar gli animi della moltitudine.

«Che nobile spettacolo è quello mai, _dicevano_, di un eroe, il quale ha
dato la sua vita per la salute della patria! Venite qui, o crudeli
ministri, e mirate i frutti dei vostri sanguigni editti. Qual ristoro
potrete dar voi a' suoi figliuoli per la perdita di un tanto padre, o al
Re per quella di un sì buon suddito, od alla patria per quella di un sì
buon cittadino? Mandate qui i vostri satelliti, venite a saziar le brame
della tirannide. Perciocchè il suo più implacabile nemico è morto. Solo
vi preghiamo di rispettare queste onorate reliquie del corpo suo.
Abbiate compassione al dolore della sua antica e sconsolata madre. Di
lui non vi è più cosa di che temer possiate. La sua eloquenza è spenta,
le sue armi abbandonate. Mettete pur giù le spade; che più vi resta a
compiere, infami che siete? Ma finchè sarà vivo il nome dell'americana
libertà, quello di Warren infiammerà i nostri cuori, darà forza alle
nostre mani contro l'esecrabil peste degli eserciti stanziali.

«Venite qua, o voi, senatori dell'America, venite a consultar qui
intorno la libertà delle colonie unite. Sentite, ch'ei vi parla, ch'ei
vi esorta, e vi prega a non contaminare la presente sua felicità col
dubbio, che possa egli aver la sua vita spesa per un popolo di schiavi.

«Venite qua, o voi, soldati, o voi, campioni dell'americana libertà, e
rimirate uno spettacolo, che deve ne' vostri generosi petti nuove
scintille di coraggio e di gloria riaccendere. Ricordatevi, che l'ombra
sua erra invendicata fra di noi. Diecimila soldati ministeriali non
sarebbero egual ristoro alla sua morte. Che l'antica congiunzione vostra
con essi non vi rattenga. I nemici della libertà non son più oltre i
fratelli degli uomini liberi. Aguzzate le vostre armi, e non le
deponete, finchè non sia la tirannide dall'impero britannico sbandita;
od almeno l'America sia fatta al tutto la terra della libertà e della
felicità.

«Venite qua finalmente voi, o americani padri, o americane madri, a
contemplar le primizie della tirannide. Vedete il vostro amico, il
guardiano della vostra libertà, l'onore, la speranza della vostra
patria. Osservate questo illustre eroe trafitto dalle ferite, bagnato
dal proprio sangue. Ma che non sia senza frutto il vostro dolore, nè
oziose le lagrime. Andate, correte alle vostre case; raccontate a'
vostri figliuoli il tristissimo caso. Che gl'incontaminati petti loro si
agghiadino e si raccapriccino, sentendo ricordare le crudeltà dei
tiranni, e gli orrori della servitù. Fornitegli, armategli, mandategli
al campo. Pregate dal cielo prosperità alle armi loro, e, pigliando da
essi l'ultimo addio, ammonitegli di vincere o di morire, come Warren,
nelle braccia della libertà e della gloria.

«E voi, posteri, voi guarderete spesso indietro a questa Era memorabile.
Voi i nomi di ribelli e di traditori trasporterete dal fedele popolo
d'America alla vera origin loro. Voi scruterete, ed ogni parte
ricercherete di quella trama di dispotismo, che fu testè ordita pel
britannico impero. Voi vedrete pii Re sviati da perfidi ministri, e pii
ministri sviati da perfidi Re. Voi mostrerete, siccome perfino
britannici Re sparso hanno lagrime nell'ordinare ai sudditi loro, che
accettassero gli orribili mandati; e nel medesimo tempo esultato hanno
in mezzo a pochi parricidi, aspettando di vedere un continente intiero
arrossato dal sangue degli uomini liberi. Oh! salvate voi l'umano genere
dalle infamie estreme, e siate pietosi e giusti alle americane colonie.
Rivocate in vita la romana e la britannica eloquenza antiche, e non
siate avari delle meritate lodi a coloro, che a voi hanno questa libertà
tramandata. Ella ci costa di molti tesori e di molto sangue. Ella ci
costa, ahi duro prezzo! la vita di Warren».

Il congresso volendo questa disposizione degli animi mantenere, e
fargli, se possibil fosse, ancor più ardenti ed ostinati, e conoscendo,
quanta autorità abbiano le cose della religione nelle menti umane, operò
sì, che i sinodi di Nuova-Jork e di Filadelfia pubblicarono una lettera
pastorale, la quale fu letta, essendovi concorsa una infinita
moltitudine di popolo, in tutte le chiese. Affermarono, che finora si
erano contenuti nel silenzio, non volendo essere gl'istrumenti di
discordia e di guerra tra uomini e tra fratelli. Ma che però eran ora le
cose giunte a tale, ch'eglino si erano risoluti a manifestare, quali
fossero nella presente querela le opinioni loro; che gli esortavano
pertanto a pigliar la difesa della patria loro; e che stessero pur
persuasi, che, ciò facendo, camminerebbero nella via del principe dei Re
della terra; che andassero pur sicuri alla vittoria, od alla morte.
Aggiunsero alcuni ricordi morali molto accomodati ad infiammar vieppiù
quelle menti religiose, ed a persuader loro, che la causa dell'America
era la causa di Dio. Raccomandarono ancora l'umanità e la misericordia
ai soldati; ed a tutti gli ordini di persone di umiliarsi, di digiunare,
di pregare, d'implorare l'assistenza divina in quella perigliosa
contesa.

Il congresso statuì, che il dì venti di luglio fosse un giorno di
digiuno in tutte le colonie, il quale fu religiosamente osservato; ma
più solennemente nella città di Filadelfia, che altrove. Tutto il
congresso assistette unitamente ai divini uffizj, e furon fatti nella
chiesa sermoni accomodati a' tempi.

Questo medesimo dì, stando il congresso per entrar nel tempio, gli
sopravennero dalla Giorgia desideratissime novelle, le quali furono, che
questa provincia si era accostata alla confederazione, ed aveva eletto
cinque deputati, che dovessero intervenire al congresso. La qual cosa fu
presa da tutti in lietissimo augurio, e molto rallegrò gli animi, tanto
per l'importanza che aveva in sè stessa, quanto per l'ora, in cui ella
era venuta a notizia del governo e del popolo. Avevano in quella
provincia lungo tempo prevalso i leali, di modo ch'ella non si moveva, o
pareva voler tener la via di mezzo. Ma le estremità, in cui erano venuti
gli affari, le giornate di Lexington e di Breed's-hill, le crudeltà
commesse dalle soldatesche reali, o vere, o credute, l'inclinazione
generale dell'esito della guerra in favore degli Americani, l'unione ed
il consenso delle altre colonie, e l'opera efficace dei libertini, tra i
quali più attento e più vivo di tutti si dimostrò il dottor Zubly, furon
cagione, che fattosi un convento provinciale, accettarono tutte le
risoluzioni del congresso generale, e vinsero parecchj partiti molto
animosi contro l'Inghilterra, o sia che volessero con questi l'antica
freddezza compensare, ovvero che i libertini, tenuti in freno per lo
avanti, fossero a maggior rabbia concitati. Dichiararono, che l'esser la
provincia della Giorgia stata eccettuata negli atti vinti nel Parlamento
contro l'America, ricevevan essi piuttosto in luogo d'ingiuria che di
favore, essendo, aggiugnevano, questa esenzione fatta a bello studio per
sceverargli dai loro fratelli. Deliberarono eziandio, che non
riceverebbono alcuna merce, la quale fosse nell'Inghilterra stata
imbarcata dopo il primo di luglio; e che, facendo tempo dal dieci di
settembre, nissuna ne imbarcherebbero dalla Giorgia per alla volta
dell'Inghilterra; ed oltre a ciò, che nulla trasporterebbero alle isole
dell'Indie occidentali inglesi, ed a quelle parti del continente
americano, le quali le risoluzioni del congresso generale accettate non
avessero. Queste cose erano in sè di molto momento, essendo la Giorgia,
avvegnachè non vasta provincia, fertilissima in biade, e massimamente in
riso. Vollero eziandio astenersi da ogni superfluità, e sbandire il
lusso; dar animo agli agricoltori, che quel maggior numero, che più
possibil fosse, di pecore allevassero. Nè tralasciarono d'inviare una
petizione loro al Re molto acconcia, e piena delle solite asseverazioni
di lealtà, le quali forse più efficacemente si facevano, perciocchè si
aveva in animo di non osservarle.

Ma ritornando al congresso generale, avendo egli qualche gelosia della
provincia della Nuova-Jork, sia perchè vi abbondavano i leali, sia
perchè la medesima è molto aperta agli assalti di un nemico forte in
sull'armi di mare, deliberò, che, perchè quelli non vi avessero a
sormontare, dovessero nell'appartinenze stanziare cinquemila fanti; e
antivedendo i bisogni, ai quali i soldati loro sarebbero stati soggetti,
siccome pure le malattie e le ferite, volle, che si ordinasse
un'ospedale atto a ricevere i malati di un esercito di ventimila uomini.
Fu eletto a direttore e medico principale il dottor Beniamino Church.

Considerato ancora di quanta importanza fosse l'aver gli spacci delle
lettere prontissimi, e l'esser l'uffizio delle poste commesso a uomini
zelanti e fedeli, elessero a direttore generale sulle poste il dottor
Beniamino Franklin, il quale l'istesso luogo aveva occupato in
Inghilterra per le lettere d'America, ed erane stato dismesso per l'amor
suo verso le libertà delle colonie. Stabilirono regolari procacci,
facendo principio da Falmouth nella Nuova-Inghilterra sino alla città di
Savanna nella Giorgia.

Ma siccome il principale nervo della guerra consiste nella pecunia, così
il congresso non tardò a rivolgere i suoi pensieri verso di
quest'oggetto; il quale in un cogli uomini e l'armi, è il più
importante, anzi il più necessario di tutti, massimamente nei casi della
guerra difensiva, come per la natura stessa delle cose doveva quella
essere, che si esercitava dagli Americani. Nelle guerre offensive, nelle
quali si va ad assaltar l'inimico correndo e guastando il suo paese, gli
uomini e l'armi possono nella prosperità della vittoria trovar la
pecunia. Ma nei casi di guerra difensiva la pecunia è quella, che deve
gli uomini e le armi procurare. Questo affare però aveva in sè
grandissima difficoltà. La pecunia non si poteva riscuotere, se non per
via di accatti, o per via di balzelli. L'una e l'altra erano non che
malagevoli, quasi impossibili; essendovi da molti anni addietro, e per
causa dei dispareri nati coll'Inghilterra, assottigliata di troppo la
quantità del conio, che girava nelle colonie. Le province della
Nuova-Inghilterra ne erano sempre state anzi scarse che no, e gli atti
proibitivi del Parlamento da dieci anni addietro avevano ancora questa
sottil massa attenuata. Nelle province meridionali poi, quantunque più
ricche per la fertilità delle terre, la scarsità della moneta era andata
crescendo, non solo per la sovraddetta cagione, ma eziandio per la
numerosa introduzione dei Neri, la quale in quegli ultimi tempi aveva
avuto luogo. Laonde il trar danaro da quei popoli per via d'accatti, o
di balzelli sarebbe stata cosa imprudente, dannosa, e forse, od anche
senza forse, impossibile, almeno in quella quantità, che i bisogni dello
Stato richiedevano. Aggiungasi in rispetto agli accatti, che, sia che i
ricchi avessero la pecunia loro a fornire, o no, avrebbero però sempre
potuto prestare il credito, ed il far uso di questo secondo mezzo,
meglio che del primo era conveniente. Imperciocchè se essi o l'una, o
l'altra cosa, od ambedue potevano somministrare, gli uomini dotati di
mediocri o di tenui facoltà non l'avrebbero potuto del pari. Eppure gli
accatti parziali di moneta non si sarebbero potuti abbracciare, quando
che all'incontro un accatto parziale di credito si poteva eleggere, il
quale sarebbe stato in nome comprensivamente verso di tutti, ma in fatti
parzialmente sopportato nell'opinione generale dalle larghe facoltà del
ricchi. In rispetto poi ai balzelli, non sarebbe stato il porgli, se non
cattivo eleggimento; perciocchè, essendo poco usi quei popoli alle
gravezze, il recarsi di punto in bianco ed in sul bel principio, in sul
toccare le borse dei cittadini, avrebbe sull'opinione dell'universale i
più perniziosi effetti partorito. I popoli infiammati in una impresa
comune fanno più volentieri giattura della vita, che non della pecunia;
perciocchè a quella sta annessa più gloria che a questa, e l'onor dei
bravi è più frequente, che l'onor dei facoltosi. Per la qual cosa il
congresso aveva in ciò un'impresa molto malagevole alle mani. Ci
accorgeremo eziandio, dover essere cresciute vieppiù le difficoltà, se
farem considerazione, che il congresso aveva bensì la facoltà di
raccomandare, ma non già quella di comandare; e che la obbedienza dei
popoli era più volontaria, che costretta; ed era da temersi, ch'essi
ricusassero, se si fossero toccate le borse. Era anche molto da
apprendersi, che le assemblee provinciali gelosissime del diritto di
impor le gravezze pubbliche, non avrebbero di buon grado, ed in niun
modo acconsentito a questo, che il congresso assumesse la facoltà di
tassare. Poi come questi avrebbe potuto sperare di porre un balzello
giusto e ben temperato in rispetto a ciascuna colonia, se, stantechè le
ricchezze loro erano in gran parte fondate sul commercio, ed erano state
l'una e l'altra in varie maniere dalle presenti turbolenze
impressionante, e perciò molto soggette a variazione, non si conoscevano
a puntino le facoltà di ciascuna di esse? Nissuna evidenza della
conveniente rata si sarebbe potuta avere, e molto meno dimostrare; e la
sembianza di parzialità, o vera fosse od apparente, o soltanto creduta,
avrebbe guasta tutta l'opera e prodotto clamori e dissensioni
pregiudiziali. Questi erano gli scogli, che il congresso incontrava in
rispetto ai modi di trar pecunia pei bisogni dello Stato e della guerra.
Perciò si risolvette a schivargli, ed a volersi accostare agli accatti
del credito col gittar biglietti, che avessero la mallevadoria della
fede delle colonie unite. Nella qual cosa si sperava, che l'abbondanza
delle derrate, l'ardore e l'unanimità del popolo, e massimamente dei
ricchi, i quali, i più erano alle cose nuove favorevoli, avrebbero esso
credito mantenuto vivo, ed impedito che i biglietti non cadessero in
bassanza. Abbenchè quello ch'era già accaduto nelle province
settentrionali, in cui i biglietti che allora esistevano, scapitavano,
avrebbe dovuto tenergli avvisati del pericolo. Oltre a ciò gli uomini
prudenti prevedevano benissimo, che per la facilità della cosa, e pei
bisogni che si sarebbero ad ogni ora moltiplicati, si sarebbe gittata
una sì grande quantità di biglietti, che sarebbe diventata del tutto
soprabbondante, e gli avrebbe fatti scapitare. Aggiungasi, che il
congresso non era solo a far gittate di biglietti, ma che anche le
assemblee provinciali avevano, ed usavano l'istessa facoltà; il che
doveva produrre di breve la soprabbondanza. Quest'era un male, che fin
da principio doveva far temere i più pregiudiziali effetti. Nè si deve
passar sotto silenzio, che, siccome sono sempre incerti i casi della
guerra, potevano le armi inglesi andarne colla migliore, e correre
vittoriosamente il paese. Dal che ne sarebbe nata di necessità la totale
rovina del credito, ed i biglietti sarebbersi forse anco ridotti al
niente. Si sa per pruova, che in cotesti affari la sfidanza dei popoli
non ha rimedio. Questi erano i pericoli, questi i timori, che non senza
gran cagione tenevano sospesi gli animi dei prudenti nell'affare del
gittar fuori i biglietti. Ma non era luogo ad elezione; ed il congresso
era in tali termini constituito, che gli abbisognava, come si suol dire,
o bere o affogare. Perciò non esitarono punto a por mano a quel
compenso, il quale, se non era buono, era al certo necessario. Adunque
il congresso nel mese di giugno deliberò, si gittassero due milioni di
dollari di Spagna in altrettanti biglietti di credito, e che la fede
delle colonie unite dovesse stare per la redenzion loro. Qualche tempo
dopo fece un'altra gittata di biglietti sino ad un milione di dollari
pure di Spagna, dei quali biglietti ciascuno avesse ad esser di trenta
dollari. Questi furono ricevuti su quei primi principj con consenso
universale dei popoli.

Avendo il congresso procurati gli uomini, le armi e la pecunia, applicò
l'animo ad assicurarsi alle spalle con guadagnarsi le nazioni indiane,
sulla mente delle quali non si stava senza qualche timore. Sapeva, che
il generale Gage aveva spedito da Boston un suo messo per nome Giovanni
Stuart presso la nazione dei Cherokee, che abitava le regioni prossimane
alla Carolina Meridionale; e che il generale Carleton, governatore del
Canadà, aveva mandato il colonnello Johnson presso gl'Indiani di San
Francesco, ed altri pertinenti alle sei tribù, che più erano vicine a
quella provincia. Il fine loro era di adescar quelle nazioni con
promesse, con danari, e con presenti per indurle a pigliar le armi
contro i coloni; la qual cosa, se per avventura si sarebbe potuta
tollerare, quando, perduta ogn'altra speranza e forza, l'Inghilterra
fosse stata ridotta alla necessità o di adoperar gl'Indiani, o di dar
vinta la causa agli Americani, certamente non potrà non condannarsi, e
come orribile non biasimarsi, allorquando altre armi, altri soldati si
avevano in pronto per esercitar con prosperità di fortuna la guerra
contro le colonie. La posterità non potrà non detestare i consiglj di
coloro, i quali, da nissuna necessità spinti, hanno anteposto gli
sfrenati e crudeli Indiani ai soldati disciplinati dell'Inghilterra.
Quest'è stato un partito non solo di barbara ferità notato, ma che
riuscì anche in ultimo ai suoi proprj autori esiziale. Ma la mente
dell'uomo è cieca, l'animo suo spesso crudele, e le ire civili non
placabili. Pensò adunque il congresso ad opporsi con efficaci mezzi a
questi tentativi inglesi; e perchè la cosa procedesse con più ordine
determinò, che le tribù indiane divise fossero secondo la mente sua in
altrettanti distretti; a ciascuno dei quali fosse destinato un uomo a
posta, il quale, essendo pratico della lingua, dei costumi e dei luoghi
loro, ad essi corrispondesse, spiasse gli andamenti loro, soddisfacesse
alle domande in ciò, che fossero ragionevoli, ed ai bisogni e necessità
loro provvedesse. In somma non dovevano questi mandatarj nissun mezzo
lasciar intentato per cattivarsi la benevolenza degl'Indiani, acciò non
dessero ajuto all'armi reali, e tenessero la via neutrale. Credono
alcuni, che gli uomini del congresso avessero anche il mandato di far in
modo, che gl'Indiani entrassero a parte della guerra, accostandosi agli
Americani contro gli eserciti inglesi. Il che non ci pare abbia la
sembianza della probabilità, stantechè chiara cosa ella era, che la
guerra si doveva in grandissima parte esercitare sul territorio
americano; e che quest'Indiani erano soliti a mettere a sacco ed a morte
così gli amici, come i nemici. Inoltre non è da credersi, che gli
Americani potessero avere in animo di macchiare con una nota di barbarie
sul bel principio una causa, ch'essi volevano, fosse da tutti riputata e
giusta e santa. Tuttavia non vogliamo tralasciar di dire, che in
Filadelfia si credeva e si annunziava, come un caso prospero, che
gl'Indiani Moacchi, e quelli di Stockbridge, avendo i primi mandato la
ciarpa ai secondi, il che presso di quelle nazioni era un segno di
leanza, si eran confederati, e stavan pronti ad unirsi ai coloni, per
correre a' danni degli Inglesi. Si credeva istessamente nel
Massacciusset, che i Seneca, altra nazione indiana, fossero
apparecchiati a far lo stesso. Oltre a ciò un Capo indiano, per nome
Svyashan, con altri quattro Capi della tribù di San Francesco arrivarono
nel mese di agosto al campo di Cambridge guidati da un Reuben-Colburn.
Venivano ad offerirsi pronti ad intraprendere la difesa dell'americana
libertà. Furono fatte loro le grate accoglienze, e condotti al soldo.
Svyashan si vantava, che avrebbe all'uopo condotta molta gente,
aggiungendo eziandio, che gl'Indiani nel Canadà, e perfino i Francesi
erano a favore degli Americani volti, e pronti a collegarsi con loro.
Queste cose si dicevano, e si credevano universalmente. Ma fossero
qualsivogliano i desiderj del popolo, il congresso si contentava di
avergli neutrali, ed a questo fine solo s'avviavano i suoi maneggi. Ciò
per altro non potè impedire, che gl'Inglesi non si prevalessero di
queste prime dimostrazioni, affermando aver essi tratto alla parte loro,
ed usati gl'Indiani, perchè gli Americani i primi avevan voluto
adoperargli.

Speditosi il congresso dalla bisogna degl'Indiani, la quale lo aveva
grandemente tenuto sospeso, si rivolse, fatto più ardito dalle giornate
di Lexington e di Breed's-hill, ad onestar la causa sua, e la presa
dell'armi nel cospetto di tutte le nazioni del mondo; e ciò facendo usò
lo stile delle nazioni independenti. Mandarono un bando, o sia
dichiarazione, nella quale con molto gravi parole ricordarono le
fatiche, i disagi ed i pericoli dagli antenati loro sopportati
nell'andar a piantare le colonie in quelle strane e rimote regioni; le
cure loro nel farle crescere e prosperare; i patti fermati colla Corona,
e l'utilità e le ricchezze che ne erano all'Inghilterra derivate.
Rammentarono la lunga fedeltà e la lodata prontezza a venir in soccorso
della comune madre. Quindi trapassarono a parlare dei nuovi consiglj
presi dai ministri sul finire dell'ultima guerra, e fecero una diligente
enumerazione delle lamentate leggi. Narrarono acconciamente le lunghe e
vane querele, le decennali ed inutili supplicazioni. Accennarono le
inique condizioni per la pace proposte nel Parlamento (intendo di
parlare della proposta d'accordo del lord North), escogitate a bella
posta per dividergli, per metter le tasse all'incanto, al quale una
colonia concorrerebbe contro l'altra, non sapendo ambedue qual prezzo
sia a redimer le vite loro bastevole. Descrissero la possessione
nimichevolmente presa della città di Boston dalla soldatesca armata
sotto i comandamenti del generale Gage; le ostilità di Lexington
incominciate dai soldati reali, e le crudeltà commesse in quel fatto; la
rotta fede di quel generale pel rifiuto delle permissioni di uscita, e
le più peggiori permissioni concesse, per avere con barbara inumanità
separato i mariti dalle mogli, i figliuoli dai genitori, gli amici dagli
amici, i vecchi e gl'infermi dai pietosi, dai forti e dai sani, i
padroni dalle robe e masserizie loro. Rammentarono la beccheria di
Breed's-hill, l'incendio di Charlestown, l'arsione delle navi, il guasto
delle vettovaglie, la minacciata rovina e distruzione di tutte le cose.
Favellarono delle tente fatte dal governatore del Canadà per ispingere
a' danni loro gl'Indiani, gente fera e bestiale, ed i disegni
ministeriali notarono di voler accumulare sulle infelici ed innocenti
colonie tutti i flagelli del fuoco, del ferro e della fame.

«Siamo, _esclamarono essi_, al bivio ridotti, o di sottometterci
intieramente alla tirannide d'irritati ministri, o di resistere colla
forza. Abbiam ragguagliati i danni da una parte e dall'altra, e trovato
abbiamo, che nulla è più da temersi, che la volontaria schiavitù.
L'onore, la giustizia, l'umanità ci vietano di abbandonar vilmente
quella libertà, che abbiamo dai nostri valorosi antenati ricevuta; e che
la nostra innocente posterità ha diritto di ricevere da noi. Non possiam
portar l'infamia di dar in preda le future generazioni a quella
miserabilità, che sovrasta loro inevitabilmente, se noi con inudita
viltà lasciam loro per eredità la servitù. La nostra causa è giusta,
l'unione perfetta, le facoltà grandi; e non mancheranno all'uopo i
soccorsi esterni. Noi ringraziamo grande e gratamente la divina
Provvidenza, che a questo terribil cimento non ci abbia tratti, se non
quando erano già le nostre forze al presente grado cresciute, ed avevamo
nelle precedenti guerre imparato l'uso dell'armi, ed acquistato i mezzi
di difesa. Con i cuori confortati da questi pensieri noi solennemente,
avanti Dio ed avanti gli uomini, dichiariamo, che noi giusta nostra
estrema possa quelle armi, che il benefico Creatore ha nelle nostre mani
poste, ed alle quali i nostri nemici ci hanno sforzati di ricorrere, ad
onta di ogni pericolo, con animi invitti ed insuperabil costanza
adopreremo in difesa delle nostre libertà, essendo tutti, ed al tutto
risoluti a morir liberi, piuttosto che a vivere schiavi. Che le menti
dei nostri amici e concittadini non si sollevino a queste nostre
determinazioni. Noi non intendiamo a niun modo quell'unione
disciogliere, la quale da sì lungo tempo dura fra di noi, e che con ogni
sincerità desideriamo di veder ristorata. La necessità non ci ha peranco
spinti a questo disperato consiglio, nè alcun'altra nazione abbiam
contro di essi alla guerra provocata. Noi non leviamo gli eserciti
coll'ambizioso disegno di separarci dalla Gran-Brettagna, e diventar
Stati independenti. Noi non combattiamo nè per la gloria, nè per le
conquiste. Noi offeriamo al mondo lo spettacolo di un popolo assaltato
da un nemico non provocato, senza niuna imputazione, o sospetto di
offesa. Vantan essi i privilegj e la civiltà loro. Eppure altre
condizioni non offrono, che la servitù, o la morte.

«Nella nostra propria contrada, in difesa di quella libertà che abbiamo,
nascendo, eredata, che abbiam goduta dai tempi della rivoluzione in poi,
per la protezione delle nostre proprietà solo acquistate per la onesta
industria de' nostri antenati, e nostra, e contro la violenza testè
usata, noi abbiamo le armi pigliate. Queste porremo noi giù, ma non
prima, allor quando gli assalitori avran cessato le ostilità, ed ogni
pericolo che ricominciar possano, sarà allontanato. Posta umilmente ogni
nostra confidenza e speranza nella mercè del supremo, ed indifferente
Giudice e Governatore di tutte le cose, noi divotamente supplichiamo la
sua divina bontà di proteggerci in questo gran conflitto, ed a felice
fine condurci, di piegare il cuore de' nostri avversarj alla concordia,
di fargli a ragionevoli termini consentire, ed in tal guisa l'impero
preservare dalle calamità della cittadina guerra».

Questo manifesto, il quale fu molto lodato a quei tempi, fu sottoscritto
da Giovanni Hancock, il quale era in iscambio del Rutledge stato eletto
presidente del congresso, e dal segretario Carlo Thompson.

Il congresso non tralasciò anche in questa circostanza di usare il mezzo
della religione. Il manifesto fu mandato in ogni parte del continente, e
letto su pei pulpiti dai ministri colle opportune esortazioni. Nel campo
bostoniano fu letto con preparata solennità. Il maggior generale Putnam
assembrò quella parte dell'esercito, che obbediva a' suoi comandamenti
in sul Prospect-hill, e quivi con insolita pompa fu letto ai soldati.
Terminata la lettura si fe' un'accomodata preghiera. Dato il segno dal
generale, tutto l'esercito gridò tre volte _amen_, ed in quel mentre si
sentì lo scoppio dell'artiglieria, che tirò dal Forte. Drappellavano
nell'istesso tempo colla insegna mandata recentemente al Putnam col
solito motto di _Appello al Cielo_, e con quell'altro; _Qui transtulit
sustinet_. Le istesse solennità osservate furono tra le altre schiere.
Tutti erano contenti e concitati. A Cambridge poi, essendovi concorsi i
principali uomini della provincia di Massacciusset, la lettura fu fatta
in presenza loro e di molto popolo con grande apparato. Il che contribuì
non poco ad indur negli animi, con una ardenza e zelo religiosi, una
grandissima ostinazione. Queste cose si facevano ad imitazione di
quelle, che stat'erano praticate dai libertini ai tempi di Carlo I,
sicchè pareva, fosse quell'istessa guerra rinnovata, nella quale la
religione protestante serviva di motivo o di pretesto agli autori della
libertà, od ai fautori dell'anarchia; e la religione cattolica serviva
di titolo o di coperta ai difenditori della temperata Realtà, od agli
stabilitori del dispotismo. Tanta è la forza della religione nei cuori
umani! E tanta è sempre stata la propensione dei reggitori delle nazioni
a profittarne! Dal che la religione stessa ricevè gran danno; ed è nata
in gran parte quella freddezza, che in proposito di lei fu osservata in
certi tempi, e che fu sì meritevolmente lamentata dagli uomini prudenti.
Imperciocchè l'universale dei popoli si accorse, che gli uomini astuti
della religione si servivano, come di un istromento per arrivare ai fini
mondani loro. E siccome l'uomo è pur troppo sfrenato, e ne' desiderj
suoi molto intemperante, sicchè non contento di rimanersi ai limiti del
bene non precipiti spesso nel suo contrario, così la religione, che
dovrebb'essere sempre santa ed intemerata, diè talvolta favore a
biasimevoli imprese con grave scandalo dei popoli, e con molta
diminuzione della propria autorità, che riuscì assai dannosa alla
rettitudine ed al buon costume. Comunque ciò sia, ella è cosa certa, che
questa sembianza religiosa, colla quale vollero gli Americani colorire
l'impresa loro, se produsse fra di essi maggior consenso ed ostinazione,
fu causa eziandio della pertinacia del governo inglese, del rigore e
della severità, coi quali esercitò egli la presente guerra. Oltre la
ragion di Stato si tramescolava nella mente sua la ricordanza dei
passati casi dei britannici Re; il che doveva con un certo spavento
indurre anche più rabbia e maggior livore.

Avendo in tal modo il congresso cercato di giustificar l'opera sua
presso le nazioni del mondo, voltò il pensiero a protestare al popolo
inglese, che l'intendimento degli Americani era quello di voler l'antica
congiunzione con essi mantenere, la quale, affermavano, era stata, e
tuttavia era la gloria, la felicità ed il primo dei desiderj loro. Gli
ammonivano in istile grave e molto patetico, si ricordassero dell'antica
amicizia, delle gloriose e comuni imprese degli antenati, e
dell'affezione verso gli eredi delle virtù loro, le quali la vicendevole
congiunzione fin'allora conservata avevano. Ma quando, soggiungevano,
l'amicizia era violata colle più atroci ingiurie; quando ciò, ch'era
l'onore e l'ornamento degli antenati riputato, diventava una cagione di
biasimo, e quando niun'altri rispetti rimanevano fuori di quelli, che
fra tiranni e gli schiavi esistono; quando finalmente ridotti erano
all'alternativa di rinunziar al favor loro, od alla libertà, non dover
poter essere dubbia la elezione. E dopo di aver toccato i meriti loro e
le dannose leggi, concludevano con dire, che la vittoria sarebbe del
pari pregiudiziale all'Inghilterra, che all'America; che quei soldati, i
quali avrebbero cacciato le spade dentro le viscere degli Americani, le
avrebbero anche senza esitazione alcuna rivolte contro i Brettoni; che
pregavano bene il cielo, volesse dagli amici loro, fratelli e
concittadini, imperciocchè con tali nomi volevano ancora appellargli,
primachè la memoria dell'antica affezione cancellata non fosse,
quell'eccidio e quella rovina frastornare, che loro soprastavano.

Composero anche una dicerìa indiritta al Re, colla quale narrati prima i
meriti loro, la fede verso la Corona, le disgrazie e calamità presenti,
pregarono e scongiurarono, che il reale animo di Sua Maestà si piegasse
a voler interporre l'autorità sua per sottrargli dalla presente
condizione, ed a trovar qualche buon mezzo, onde, le unite supplicazioni
delle colonie udite, possano alla riconciliazione condursi. Imploravano
eziandio, cessassero intanto le armi, e quelle leggi si rivocassero,
dalle quali maggiore e più prossimo danno provavano. Che ciò fatto,
avrebbe il Re tali prove del buon animo delle colonie avute, che le
avrebbe tosto alla sua reale grazia ritornate, ed esse nulla lasciato
per testimoniare la divozione loro verso il sovrano, e l'affezion verso
la comune patria.

Desiderava il congresso di rendersi benevola la nazione irlandese,
essendochè molti utili cittadini ne venivano ogni anno dall'Irlanda ad
abitar l'America, e tra i soldati, anzi tra i generali americani si
trovavano alcuni Irlandesi. Temeva eziandio, che gli uomini di quella
nazione avessero mal animo contro i coloni per causa delle leghe contro
il commercio, dalle quali avevano ricevuto molto danno. Nè non sapeva,
che anche gl'Irlandesi erano per molte ragioni scontenti del governo
inglese; e quantunque si fossero ultimamente fatte loro concessioni,
tuttavia rimaneva ancora molto disgusto negli animi loro. Questa mala
contentezza intendeva di usare il congresso, e d'invelenir quelle
piaghe, che già andavano serpendo nei cuori irlandesi. La qual cosa come
potesse consistere colla fedeltà, nissuno non potrà non giudicare. Ma la
guerra era rotta, e già molto avanti trascorsa, e gli Americani volevano
con tutti i mezzi esercitarla; tra i quali secondo il solito, quello si
è di aver la sembianza di desiderar la pace, e quell'altro ancora di
sollevare ed inasprire gli animi dei sudditi del nemico contro
l'autorità dello Stato. A questo fine il congresso scrisse una molto
accomodata lettera, la quale inviò al popolo irlandese. Affermarono che
siccome ingiuriati ed innocenti, così desideravano di goder il favore
dei virtuosi ed umani uomini; che comunque incredibile dovesse parere,
che in quel secolo, tanto chiaro per la civiltà e per le dottrine, i
reggitori di una nazione, la quale in ogni tempo aveva per la libertà
combattuto, e la memoria degli amici di quella con perpetua onoranza
proseguiti, tentassero di stabilire un'arbitraria potestà sulle vite, le
libertà e le proprietà dei concittadini loro dell'America, ciò era non
di meno una altrettanto deplorabile, che incontrastabile verità.
Parlavano ancora delle battaglie di Lexington e di Breed's-hill,
dell'incendio di Charlestown, e delle prigioni di Boston. Continuarono
dicendo, che nissuno gli poteva biasimare di aver voluto colla forza
arrestar il corso di tanta desolazione; di ributtare gli assalti delle
feroci schiere; che speravano bene coll'ajuto di Dio di poter resistere
alle usurpazioni ministeriali, e che già anticipavano nella mente loro
quell'età d'oro, in cui la libertà, con tutte le gentili arti della pace
e dell'umanità, avrebbe il suo dolce dominio in quel mondo occidentale
stabilito, e rizzati monumenti eternali a quei virtuosi amici e martiri
della libertà, i quali avevano combattuto per la causa sua, e
riportatone ferite, patimenti o morte; che ringraziavano
grandissimamente gl'Irlandesi del buon animo loro verso l'America; che
sapevano, che non istavan essi nemmeno senz'aggravj; che molto si
condolevano alle strettezze loro; e che si rallegravano, che il disegno
dei ministri di voler soggiogar le colonie gli avesse indotti a graziar
l'Irlanda di alcuni benefizj; che per fino la mercè del governo era
stata crudele verso gl'Irlandesi, e che nei grassi pascoli dell'Irlanda
molti affamati parricidi avevano trovato e cibo, e forze per macchinare
la distruzion sua; che speravano, che la pazienza dei modesti uomini non
sarebbe sempre lasciata in dimenticanza, e che Iddio permetterebbe, che
fosser guasti e rotti i disegni di coloro, i quali volevano spegnere la
libertà nel britannico impero; che avevan essi pigliate le armi per
difenderla, e con essa la vita, la roba, l'onore e tutto quello, che
l'uomo ha più caro quaggiù; che per ottenere un prospero fine
all'impresa loro molto confidavano nei buoni uffizj dei compagni loro al
di là dell'Atlantico, giacchè questi altro destino sperar non potevano
dal comune nemico, se non quello di esser gli ultimi artigliati.

Insistendo nel medesimo pensiero scrisse il congresso una lettera alla
città di Londra per ringraziarla della parte, che aveva presa in favor
dell'America; il quale procedere, dicevano, molto bene si conveniva alla
prima città del mondo, a quella che in ogni tempo era stata la
difenditrice della libertà e di un giusto governo contro la tirannide.

Ma il congresso stimava importare assai al buon fine del suo negozio
tenersi gli animi dei Canadesi benevoli, sicchè od agli Americani si
accostassero, od almeno tenessero la via di mezzo. Sapevano, che la
prima lettera non era riuscita senza effetto, e questo intendevano di
confermare con una nuova. Del che avevano grandissima speranza;
conciossiachè l'atto di Quebec avesse in quella provincia effetti
partoriti del tutto contrarj a quelli, che gli autori suoi si erano
proposti. La maggior parte degli abitatori del Canadà l'avevano
ricevuto, eccettuati i nobili, con evidenti segni di disgusto, e
generalmente lo riputavano tirannico e tendente all'oppressione. E
quantunque non si potesse aspettare che i Canadesi, siccome quelli che
per lungo tempo sotto il governo francese erano stati avvezzi ad un più
duro freno, fossero altrettanto inclinati alla resistenza, che i coloni
inglesi usi a vivere sotto le leggi di un governo più largo, tuttavia
non si stava senza speranza, che, pel tedio della signoria degl'Inglesi,
entrassero anch'essi a parte della querela, e con quelle dei vicini le
armi loro congiungessero. Non ignoravano eziandio, che alcuni fra i
Canadesi, e massimamente quelli di Monreale e di altri luoghi più vicini
alle colonie, si erano gravemente risentiti all'occupazione fatta dai
coloni delle Fortezze di Ticonderoga, e di Crown-point, ed alla signoria
da essi presa dei laghi, pei quali si ha la via dalle colonie al Canadà.
Questi sospetti e queste gelosie volevano gli Americani purgare. Ma
quello ch'era più degno di considerazione, si era, che si avevano certe
notizie de' sforzi, che non cessava il governo inglese di fare per
indurre i Canadesi a pigliar le armi, e coi soldati britannici
accozzarsi. Gli agenti del Re nè ad oro risparmiavano, nè a lusinghe, nè
a promesse per ottener il fine loro. Il generale Carleton, che ne era
governatore, sebbene molto di propria natura severo, faceva in questo
però molto frutto coll'autorità, che aveva grandissima presso quei
popoli, e coll'opinione in cui era, e molto meritamente tenuto, di buon
guerriero, di uomo umano, e d'integerrimo cittadino. Era noto, ch'egli
era arrivato nella provincia con un mandato amplissimo. Poteva giusta
suo piacere eleggere tutti i membri del Consiglio, o congedargli;
obbligare quanti volesse dei sudditi del Canadà contro qualsivoglia
nemico ch'ei credesse di dover combattere; piantar Fortezze, o disfarle,
e tutte quelle provvisioni fare, che alla sicurezza della provincia
riputasse necessarie. Egli poi non era uomo da non saper usar bene
l'autorità che gli era stata conferita. Aveva già posto mano all'opera
avendo pubblicato, che si sarebbero volentieri ricevuti i Canadesi agli
stipendj del Re, ed ordinati in un reggimento. Avevano inoltre gli
Americani avuto lingua, che il governo aveva deliberato di spedire alla
volta del Canadà quindicimila archibusi per mettergli in mano ai
cattolici romani di questa provincia. Tutto annunziava, che si volesse
fare una testa grossa per assalir alle spalle le colonie, e cooperar di
là coll'esercito del generale Gage. L'istesso lord North, favellando in
Parlamento, si era lasciato intendere, che quest'era il disegno del
governo. Le cose erano molto strette, e se non si poneva un pronto
rimedio, gli animi dei Canadesi si sarebbero di breve rivolti a cose
nuove contro la sicurezza delle colonie. Per la qual cosa si risolvette
il congresso di scrivere una lettera a quei popoli, intitolandola: _Agli
oppressi abitatori del Canadà_, la quale riempirono di pensieri
opportuni, coloriti con istile elegante e molto concitato. Recavan essi
in mente dei Canadesi, che già avvisati gli avevano dei perniziosi
disegni, che si covavano contro gli uni e gli altri; che ora avevan bene
di che condolersi, che questi disegni si volessero mandare ad effetto;
che anzi i medesimi per la nuova forma di governo data alla provincia
del Canadà si erano già introdotti; che per questa gli abitatori suoi,
le donne, i figliuoli erano fatti schiavi; che più non avevan cosa, che
loro propria potessero estimare; che tutti i frutti delle fatiche e
della industria loro potevano essere involati, quandunque un avaro
governo, un rapace consiglio il volessero; che potevano in lontane
contrade trasportati essere, per combattervi le battaglie, nelle quali
non avrebbero niun interesse; che il godersi la religione loro stessa
dipendeva da una potestà legislativa, della quale non eran partecipi;
che i sacerdoti loro sarebber cacciati, banditi, spogliati, quantunque
volte le ricchezze loro e possessioni avessero sufficienti cagioni di
tentazione offerite; che non potevan esser sicuri, che un buon Re sempre
occupasse il trono, e se un cattivo, o non curante principe concorresse
con malvagi ministri nel cavar denaro per impoverire ed infievolire la
provincia, non si poteva prevedere, a quali estremità sotto le presenti
leggi avessero i Canadesi ad esser ridotti; che sapevano molto bene gli
Americani, che si faceva ogni sforzo, che si usava ogni ingegno per far
correre i fratelli del Canadà ai danni loro; ma che s'eglino
consentissero a ciò fare, si ricordassero, che, nascendo la guerra colla
Francia, sarebbero i tesori loro spesi, i figliuoli mandati nelle
spedizioni contro le isole francesi dell'Indie occidentali; che in
quanto ai coloni si erano essi determinati a viver liberi, od a morire;
che erano amici, e non nemici ai Canadesi; che la occupazione delle
Fortezze e delle navi sui laghi era stato l'effetto della necessità; ma
che stessero pur sicuri, che altri modi non avrebbero tenuti fuori di
quelli, che l'amicizia e l'interesse comune dei due popoli avrebbero
consentito; che speravano finalmente, si sarebbero i Canadesi ai coloni
congiunti per difendere la comune libertà.

Fatta la lettera la mandarono alla volta del Canadà. La cosa ebbe
l'effetto che desideravano, per quanto si voleva, che i Canadesi
tenessero la via neutrale. Risposero questi alle instanze del
governatore, che stavano sotto il governo inglese molto volentieri, e
sempre si sarebbero pacificamente e lealmente comportati. Ma ch'erano
affatto stranieri, e non potevano e non dovevano esser giudici delle
controversie nate tra il governo e le sue colonie; che in nissun modo
conveniva loro, che diventassero parte in questa contesa; che se il
governatore volesse levar le milizie della provincia per difenderla nel
caso in cui venisse assaltata, ciò farebbono di buonissima voglia; ma al
marciare oltre i confini, ed assaltare i popoli vicini non potevan
acconsentire. Da questo buon animo dei Canadesi ne ricevettero le cose
del congresso verso tramontana maggior sicurtà.

Trovata Carleton nei Canadesi tanta durezza si rivolse all'autorità
della religione, e pregò il signor Brand, vescovo di Quebec, acciò
volesse pubblicare un mandamento, il quale dovesse esser letto dai
parrochi in sui pulpiti nelle chiese a tempo dei divini uffizj.
Intendeva, che il vescovo esortasse quei popoli a pigliar le armi, ed a
secondare i soldati del Re nell'impresa loro contro i coloni. Il
vescovo, con memorabile esempio di pietà e temperanza religiosa, ricusò
di metter mano in quest'opera, dicendo, ch'ella era troppo indegna della
persona del pastore, e troppo contraria ai canoni della chiesa romana.
Tuttavia alcuni ecclesiastici, siccome in tutti gli ordini si trovan di
quelli, che antepongono l'interesse al dovere, e l'utile all'onesto, si
adoperavano caldamente in questa bisogna. Ma ciò fu tutto invano. I
Canadesi persistettero nella determinazione loro a volersene stare di
mezzo. La nobiltà, siccome quella che aveva tanto favore ricevuto
dall'atto di Quebec, credette, fosse della gratitudine sua di secondare
in questo le intenzioni del governatore, e vi si adoperò con molto
fervore. Ma i suoi sforzi a far correr la gente pacifica alle risse ed
al sangue riuscirono, come quei del governatore, del tutto vani.
Forsechè nel confermar gli animi degli abitanti di questa provincia a
non uscire della neutralità, oltre le esortazioni del congresso,
contribuì non poco la speranza, che il pacifico proceder loro in una
occorrenza piena di tanto pericolo, e nella quale la congiunzione loro
coi coloni sarebbe stata di tanto danno cagione agl'interessi
britannici, avrebbe piegato il governo ad usar con essi più
mansuetudine, ed a conceder loro favori, che senza di ciò non avrebbono
potuto conseguire.

Accorgendosi Carleton, che non poteva sperare di poter formar reggimenti
canadesi, e conoscendo che ciò non ostante esistevano nella provincia
alcuni leali, i quali non sarebbero stati lontani dal pigliar le armi,
ed altri ancora che per amor del guadagno sarebbero venuti volentieri al
soldo, si voltò ad un'altra via, e fe' dar ne' tamburi in Quebec per
eccitar la gente ad arrolarsi sotto le insegne d'un reggimento che
chiamò dei _Reali montanari fuorusciti_. Propose favorevolissime
condizioni; dovessero condursi solamente duranti le turbolenze; ciascun
soldato ottenesse dugento acri di terra in quella provincia dell'America
settentrionale, che più gli venisse a grado; il Re pagherebbe esso tutte
le gabelle solite a pagarsi nell'acquisto delle terre; per venti anni
avvenire non avessero a pagar censi alla Corona; ciascun soldato
ammogliato ottenesse cinquanta acri per conto della moglie, e
cinquant'altre per conto di ciascun figliuolo, le une e le altre colle
medesime esenzioni e privilegj, e di più una guinea di caposoldo nel
pigliar la condotta. In questo modo riuscì Carleton a raggranellare
alcuni pochi soldati; ma questa fu cosa di poco momento. Ben più
importante si fu quella delle mosse degl'Indiani. Il governatore e gli
agenti del Re presso di queste selvagge nazioni avevano tanto detto e
tanto fatto, che finalmente riuscirono in una parte dello intento loro,
avendo persuaso ad alcune di pigliar le armi in favor della parte
inglese, non ostante che avessero con tanti giuramenti asseverato di
volersene star dall'un de' fati senza impacciarsi più in questa parte,
che in quella. Ma non sono già le nazioni barbare meglio mantenitrici
della fede, che le civili; e grand'incentivo è l'oro, l'amor della
preda, e la sete del sangue. Adunque in sul finir di luglio arrivò in
Monreale il colonnello Guido Johnson, soprantendente generale del Re
sugli affari indiani, accompagnato da un gran numero di Capi, e di
guerrieri delle sei tribù. Vi si fece una solenne adunata, alla quale
essi intervennero, siccome pure i Capi ed i guerrieri degli Indiani
confederati. Erano una grossa banda. Giurarono, seguendo il costume
loro, ed in cospetto del generale Carleton di sopportar la causa del Re.
Questo fu il primo principio della guerra indiana. Questi furono quei
barbari, che, accozzatisi colle genti del generale Burgoyne, fecero, due
anni dopo, tanti guasti, ed usarono tante crudeltà, come apertamente
potrà vedere colui, che sarà vago di leggere il progresso di queste
storie.

Intanto non poteva il congresso non manifestare qual fosse la opinion
sua intorno la provvisione d'accordo del lord North. Il passarla sotto
silenzio avrebbe dimostrata troppa caparbietà, e' si sarebbero
discoperti gli Americani a non voler ascoltar alcun temperamento. Ciò
non pertanto il congresso non volle troppo affrettare questa
risoluzione, ed aspettò ben due mesi, prima ch'ei venisse ad un partito
terminativo. Voleva con l'indugio mostrare maturità di consiglio, ovvero
noncuranza verso la provvisione. Ma la più principal cagione si fu
questa, che essendo incominciata la guerra, voleva aspettare l'esito
delle prime battaglie. Imperciocchè altra doveva esser la risposta, se
le armi inclinavano a suo favore, ed altra se la fortuna si dimostrasse
favorevole agl'Inglesi. E quantunque, quando si ricevette la
provvisione, che fu ai trenta di maggio, si fosse già combattuta la
battaglia di Lexington, nella quale gli Americani avevano acquistato la
lode di gente valorosa e forte, era però questa stata piuttosto
un'affrontata di moltitudine collettizia contro pochi soldati
d'ordinanza, che una giusta battaglia, dalla qual si potesse qualche
probabile augurio pigliare intorno l'esito finale della guerra. Vedevano
benissimo, che sarebbe stato tempo di calare agli accordi, e volevan
serbarsi nel caso di qualche sinistro evento una via aperta a potere,
quell'appuntamento accettare, che l'Inghilterra stessa aveva offerto. La
vittoria sarebbe divenuta inutile, se prima avessero acconsentito ai
patti, e la mala fortuna non avrebbe peggiorate le condizioni
dell'accordo. Perciò dal temporeggiare nissun danno si poteva ricevere,
e molto utile ricavare. Ma la battaglia di Breed's-hill cambiò affatto
lo stato delle cose, e l'ardore col quale i coloni correvano sopra
Boston, la prontezza colla quale si procacciavano le armi e le
munizioni, la costanza, e quasi l'allegrezza, che si manifestavano nel
sopportare i disagi della guerra, e quei prodotti dagli ultimi atti del
Parlamento, le confermarono. Se l'evento poteva ancor parer dubbio agli
uomini indifferenti, in quegli animi concitati doveva più potere la
speranza, che il timore. Adunque i membri del congresso confortati dal
favorevole aspetto delle cose, ed avendo indugiato la risposta, quanto
parve dignità, si accostarono alla disaminazione delle condizioni
d'accordo, e ciò fecero con animo di volerle rifiutare. Il che però non
era senza qualche disagevolezza. Poichè nel momento stesso, in cui
ricusavano i patti, volevano peranche aver la sembianza di desiderar la
concordia. Dovevasi al rifiuto dare qualche probabile colore, e far
vedere agli occhi di tutti, che non ogni condizione, ma quelle solamente
ch'erano allora offerte, ricusavano. Opinarono, che le colonie d'America
avevano sole il diritto di dare e concedere la pecunia loro; e che
questo diritto importava quell'altro di poter deliberare, se una qualche
concessione, ed a qual proposito debba esser fatta, ed a quanto ella
debba sommare, le quali cose tutte in virtù della provvisione di lord
North erano tolte affatto dalla facoltà dei coloni; che siccome le
colonie hanno il diritto di giudicare dell'uso che si deve fare della
concessa pecunia, così dovevan anche aver quello di sopravvederlo,
acciocchè non sia adoperata nel comprare, o corrompere questo e quello,
a fine di sovvertire i civili diritti dei concessori, di trattener gli
eserciti stanziali, ed opprimere la libertà loro. Il quale diritto era
violato dalla provvisione, stantechè per questa la pecunia riscossa
doveva serbarsi a disposizione del Parlamento; che la provvisione era
irragionevole, perciocchè non si poteva sapere, a quali somme sarebbe
stato contento il Parlamento, ed insidiosa, perciocchè il Parlamento
stesso poteva accettar le modiche offerte di una colonia, e rifiutar le
grosse di un'altra, e perciò accordarsi con le prime, e ributtar in una
nimichevole condizione le seconde, le quali, abbandonate a sè stesse,
avrebbero dovuto a qualunque più grave termine acconsentire, e che da
questa divisione delle colonie ne sarebbe nata a posta del Parlamento la
schiavitù di tutte. Che siccome la sospensione del diritto di tassar le
colonie altrettanto doveva durare, e non più, quanto duravan le
concessioni, così potrebbero queste ad arbitrio del Parlamento diventar
perpetue; la qual cosa sarebbe molto pericolosa alla pubblica libertà;
ed il Parlamento stesso era solito a non conceder la pecunia, se non per
lo spazio di un anno, rinnovando ciascun anno la concessione. Che
quand'anche si volesse credere, che le condizioni altrettanto fosser
giuste e ragionevoli, quanto sono ingiuste ed insidiose; il risuonar
d'ogni parte romori sì grandi d'armi, gli eserciti e le flotte, che
l'America infestavano e circondavano, dovrebbero soli renderle odiose e
non accettabili. Che si credeva, che l'impresa di volere colla forza
trarre dalle mani loro le contribuzioni per la comune difesa era del
tutto inutile, stantechè di buon grado avevano sempre contribuito;
ch'essi soli erano i giudici competenti delle provvisioni a ciò
necessarie, e che non volevano, che i popoli d'America fossero gravati
per procurar pensioni agli oziosi ed ai malvagi, sotto colore di fornire
la Camera reale; che se il Parlamento ordinava nei limiti della sua
giurisdizione il civil governo, come gli pareva meglio e piaceva, così
anche speravan essi di poter ordinar il loro senza molestia; che la
provvisione non gli poteva soddisfare, sia perchè importava solamente
sospensione, e non rinunziazione del diritto di tassare, sia perchè non
annullava gli odiosi atti del Parlamento; che il ministro voleva far
credere, che di nulla altro si disputasse, che del modo di riscuotere le
tasse, quandochè in vero pretendeva di aver il diritto di tassar le
colonie ad arbitrio suo, e per quelle somme ch'ei voleva. Che inoltre il
governo inglese pretendeva di aver la facoltà di alterar i diplomi e le
patenti delle costituzioni delle colonie; che finalmente, se si farà
considerazione alle tante ingiurie, le quali alle colonie fatte si erano
da undici anni in poi, alle pacifiche e rispettose supplicazioni loro, o
trasandate, o con nuovi insulti ricevute; se si porrà mente a quel che
disse il ministro, che non avrebbe consentito ad entrare in nissuna
pratica d'accordo, se non quando sarebbe l'America prostrata a' suoi
piè, ed al motto di quell'altro, il quale, parlando dell'America, ebbe a
dire, che _si spegnesse Cartagine_; il che nissuno dei senatori
britannici imprese a contraddire; se si attenderanno le armi, colle
quali state sono le colonie assalite, e le crudeltà che le
accompagnarono, nissuno potrà credere, esser gli Americani (così
conchiudevano) discosti dalla ragione; che anzi ognuno si persuaderà,
che niuna cosa fuori dei proprj sforzi poteva rompere i ministeriali
disegni di eccidio e di servitù.

Queste furono le risoluzioni del congresso rispetto alla provvisione
d'accordo del lord North, le quali fece pubblicare e mandare in ogni
luogo. Nissuno non vi potrà osservare lo stile acerbo, e le nuove
pretensioni degli Americani, che evidentemente dimostrarono, quanto
fossero lontani dalla concordia. Tuttavia volendo purgar il pregiudizio,
che alla causa loro arrecava la opinione, in cui si era generalmente,
che mirassero già fin d'allora all'independenza, e desiderando di
lavarsi da quel biasimo, che loro si dava di non aver mai voluto in
tutto il tempo della contesa mettere in mezzo veruna proposizione
d'accordo, ed intendendo forse di tenersi una via aperta verso il
vincitore nel caso, in cui le cose della guerra sinistrassero, e forse
anche per preoccupare l'adito alle proposizioni del lord North, che non
avevano in animo di accettare, il congresso aveva deliberato di offerire
le seguenti condizioni; avessero le colonie non solamente a continuare a
concedere gli straordinarj sussidj a tempi di guerra, ma di più, se loro
fosse concessa la libertà del commercio, a pagare nella cassa di
redenzione tale somma annualmente per lo spazio di cento anni avvenire,
la quale sarebbe in tal tempo stata sufficiente, quando fosse fedelmente
impiegata, ad estinguere il presente debito della Gran-Brettagna. E nel
caso, che questa condizione non fosse accettata, offerivano, che
avrebbero consentito a far un accordo colla Gran-Brettagna, in virtù del
quale fosse concessa alla medesima la facoltà per lo spazio eziandio di
cento anni, di fare tutte quelle provvisioni, che avrebbe creduto
necessarie per regolar il commercio, e verso l'utile generale
dell'impero indirigerlo; ma che in tal caso niun'altra somma di pecunia
potesse loro venire richiesta. La qual offerta, come ognun vede, alcuna
nuova concessione non conteneva; che anzi era questo veramente il
soggetto proprio della controversia. Alcuni credettero ancora, che
proponessero, il Parlamento ponesse una tassa generale su tutto
l'impero, intendendosi dell'Inghilterra, della Scozia e delle colonie
americane, della quale ciascuna delle parti dovesse sopportare la rata
sua all'avvenante delle sue facoltà. Speravano in tal modo, che il
Parlamento sarebbe andato a rilento nel por tasse sull'America,
stantechè, fatto questo accordo, non poteva porne su di questa, senza
gravare nel medesimo tempo, ed in egual proporzione l'Inghilterra. Ma il
fatto di Breed's-hill, lo stretto assedio di Boston, l'ardore dei
popoli, e forse già qualche più probabile speranza di soccorsi esterni
fecero sì, che queste proposte furono messe in disparte, e gli animi si
voltaron del tutto ai pensieri di guerra.

Fatte tutte queste cose, le quali riguardavano od alle provvisioni della
guerra, od a conservarsi nell'amicizia le vicine nazioni, ovvero a dar
favore alla causa loro presso gli abitanti della Gran-Brettagna e
dell'Irlanda, il congresso applicò l'animo a determinare, qual fosse
l'autorità sua ed i termini, sino a' quali essa si doveva distendere,
siccome i rispetti che doveva avere coll'autorità delle assemblee
provinciali. La qual cosa era di somma necessità non senza ragione
tenuta. Imperciocchè fin allora il suo operare era meglio fondato
sull'opinione favorevole dei popoli, che su statuti, i quali fossero da
questi, o dalle assemblee, che gli rappresentavano, approvati. Si
obbediva al congresso, perchè tal era l'inclinazione delle genti, ma non
già perchè così fosse dagli ordini pubblici statuito. Si desiderava
eziandio, che siccome si voleva condurre l'America allo stato di una
nazione independente, la quale avesse un governo proprio, ed un solo
maestrato supremo, così si cominciassero appoco appoco a questo fine
indirizzare le cose, e la somma di esse ritraendo dalla potestà dei
maestrati locali, in una sola e generale si concentrassero. Quest'era
anche un mezzo efficace per ottenere, che nissuna provincia si ardisse
da sè sola scostarsi dalla lega; perchè in tal caso non solo sarebbe
diventata infedele alle altre, ma ancora ribelle al governo generale
dell'America. Con tutto ciò non si poteva questa bisogna senza molta
disagevolezza maneggiare per causa delle gelosie delle assemblee
provinciali, le quali difficilmente avrebbero consentito a rinunziare ad
una parte dell'antica autorità loro per investirne un maestrato insolito
e nuovo. E se non fosse stata la propensione dei popoli e la necessità
di continuare nella carriera, nella quale si era di già camminato sì
gran tratto, forse che tutta l'impresa si sarebbe guasta per causa di
queste ambizioni parziali. Ma le sorti eran tratte, e bisognava o andar
avanti più che non si sarebbe voluto, o ritornar indietro più che non si
sarebbe temuto. Adunque tra di queste speranze e queste necessità il
congresso divisò e pubblicò gli articoli della confederazione, coi quali
veniva a stabilire ed a dichiarar l'autorità sua non più fondata
sull'impeto momentaneo dei popoli, ma sugli ordini pubblici approvati e
consentiti da tutti. Si obbligassero i coloni e la posterità loro per la
comune difesa contro i nemici, per la sicurezza delle libertà e
proprietà loro, siccome delle persone e della prosperità dell'America;
ritenesse ciascheduna colonia l'intiera sua giurisdizione dentro i suoi
limiti, e quella ancora di far leggi di amministrazione interna, ed una
independente sovranità in tutti i suoi domestici affari: si eleggessero,
pel più conveniente maneggio delle faccende generali, da ciascuna
colonia delegati da doversi riunir in congresso a tali tempo e luogo,
che dal precedente congresso sarebbero determinati, e che nei casi
ordinarj s'intendesse, che la sede del congresso dovesse andar a volta
da questa colonia a quella, sinchè in tutte successivamente assembrato
si fosse; il che fatto, si dovesse ricominciar la vicenda; la potestà
del congresso fosse di far la guerra o la pace, di contrar leanze, di
comporre le controversie tra una colonia e l'altra, e di piantarne nuove
là, dove fosse creduto necessario; dovesse il congresso, e far potesse
quelle generali provvisioni, che all'utilità generale delle colonie
fossero stimate necessarie, e per le quali non fossero le assemblee
provinciali competenti, come sarebbe a dire ordinar le forze della lega,
e le faccende appartenenti al commercio, od al conio; dovesse nominare
tutti gli uffiziali, tanto civili che militari della lega, come
sarebbero generali, ammiragli, ambasciadori e simili; dovessero le
gravezze della guerra ed altre spese della lega pagarsi dal comun
tesoro, il quale dovesse da ciascuna colonia riempirsi in proporzione
del numero dei maschi dell'età dai sedici infino ai sessant'anni; il
numero dei delegati per colonia al congresso fosse scalato secondo il
numero degli abitanti maschi nella medesima, dimodochè un delegato vi
fosse per ogni numero di cinquemila abitanti maschi; le provvisioni nel
congresso si dovessero vincere colla metà dei suffragi; e che si potesse
anche render suffragio per procurazione; vi fosse un Consiglio esecutivo
composto di dodici persone elette fuori del congresso, quattro delle
quali dovessero aver gli scambj ogni anno; dovesse questo Consiglio a'
tempi delle vacanze del congresso mandare ad esecuzione tutte le
provvisioni da questo fatte, e che i partiti vi si dovessero vincere con
due terzi delle voci; avesse il medesimo Consiglio il maneggio delle
faccende generali tanto interne quanto esterne; ricevesse gli uffizj
presentati da parte dei Principi e governi forestieri; preparasse la
materia da sottomettersi alla considerazione del prossimo congresso;
riempisse nelle vacanze di questo tutti i maestrati che vacassero; ed
avesse inoltre la facoltà di estrar la pecunia dal pubblico erario. Si
stabilì ancora, che nissuna colonia potesse offender con guerra alcuna
nazione indiana, senza il consentimento del congresso; che i confini e
le terre di ogni nazione indiana dovessero esser riconosciute loro, ed
assicurate; che si trattenessero agenti da parte del congresso tra le
nazioni indiane nei distretti a ciò appropriati, il cui debito fosse di
prevenir le fraudi e le soperchierie nel traffico con quelle; che questa
general lega dovesse bastare, finchè i termini di composizione proposti
nella petizione del varcato congresso al Re fossero accettati
dall'Inghilterra, e gli atti proibitivi del commercio americano
annullati, ed un compenso fosse dato per la chiusura del porto di
Boston, per l'incendio di Charlestown, e per le spese fatte nella
guerra, e finchè ancora le genti britanniche non avessero votato
intieramente il territorio dell'America. Aggiunsero in ultimo, che
quando le soppraddette condizioni avesse il governo inglese adempite,
sarebbero le colonie all'antica congiunzione ed amicizia colla
Gran-Brettagna ritornate. Ma che diversamente dovesse la confederazione
esser perpetua. Fu lasciato luogo ad entrar nella lega alle province di
Quebec, di San Giovanni, della Nuova-Scozia, delle due Floride, ed alle
Bermude. Questi furono i fondamenti gettati dal congresso alla grandezza
dell'America.

Ma le colonie nell'accettar questi articoli fluttuarono. La Carolina
Settentrionale apertamente gli ricusò. Le cose non erano ancora a tal
maturità pervenute, che già si potesse venire allo stabilimento della
lega. I popoli si lasciano troppo spesso condurre o da vani timori, o da
vane speranze. Ed a quel tempo l'universale dei coloni andavasi tuttavia
lusingando di poter ritornare, quando che fosse, con onorati termini
all'antica unione colla Gran-Brettagna. Si vedeva in vero, a qual fine
mirasse il congresso. Ei considerava la riconciliazione come se fosse,
se non affatto impossibile, almeno molto improbabile. E se vi fosse
stata tuttavia qualche speranza di componimento, questi stessi capitoli
(e perciò forse il congresso gli aveva messi avanti) l'avrebbero molto
attenuata, per non dir del tutto spenta. Imperciocchè, passando anche
sotto silenzio le acerbe e minaccevoli parole, e gli stabiliti ordini
pubblici affatto lontani dalla costituzione inglese, e dal tenore dei
diplomi, solo questa nuova pretensione dei compensi sarebbe stata
sufficiente per rompere ogni pratica d'accordo; poichè nissuna speranza
si poteva avere, che il governo britannico fosse per calare a sì
vituperevoli condizioni. Laonde essa era una cosa molto manifesta, che
nel mentre che le due parti protestavano di volersi appuntar l'una e
l'altra, facevano ogni sforzo per disgiungersi e vieppiù discostarsi. Da
questo si vede ancora, che quando nel Parlamento si proponevano dagli
avversarj dei ministri concessioni e condizioni d'appuntamento, molto a
ragione gli ridarguivano i ministri, dicendo, ch'esse concessioni e
condizioni non solo sarebbero inutili state, ma eziandio dannose,
perciocchè avrebbero dato animo ai coloni a tirarsi su maggiormente
colle dimande. E se i ministri stessi poi proposero e vinsero una
provvisione di accordo, ciò fu per colorire e per dividere, e non per
accordare. Avevan adunque i ministri la ragione, quando volevano ad ogni
modo continuare la guerra; ebbero bensì il torto a non averla esercitata
coll'armi sufficienti.

Io non so quello che taluno sarà per dire, leggendo queste storie,
considerando, che mentre i popoli in tutte le colonie correvano
all'armi, pervertivano o annullavano le leggi pubbliche, ed ogni sorta
di dimostrazione ostile facevano contro l'autorità del Re, i
governatori, i quali questo rappresentavano, si stessero, per così dire,
colle mani alla cintola, e nissuna di quelle determinazioni pigliassero,
che fossero atte a ristorare l'antica obbedienza e divozione. Se
qualcuno avesse preso maraviglia, che nessuno dei governatori abbia
fatto sforzi eguali alla gravità delle circostanze, ci ponga mente, che
in nissuna provincia si avevano in pronto eserciti stanziali per
costringere gli abitatori alla obbedienza. La sola forza, alla quale
solevano i governatori ricorrere per mantenere la pubblica quiete e far
eseguir le leggi, eran le bande paesane, le quali essendo parte del
popolo sollevato, ed alle voglie di questo del tutto favorevoli, nissuna
forza rimaneva per proteggere efficacemente l'autorità loro. Non era
quivi il caso, che si osserva ne' regni europei, nei quali una milizia,
che non è più parte del popolo, ma sibbene questo signoreggia, e,
perpetuamente armata essendo, è sempre apparecchiata a mandar ad effetto
le leggi ed i comandamenti del principe. Per lo contrario nelle colonie
inglesi la milizia non era altra, ma sì la stessa col popolo, e, mancata
questa, mancava di necessità ogni nervo del governo. Tuttavia i
governatori si adoperarono più o meno efficacemente, secondo la natura e
circostanze loro, nel voler mantenere l'autorità del Re; dal che ne
nacquero memorabili effetti, siccome in appresso si vedrà, e l'estinzion
totale del governo regio.

Abbiamo già notato i disgusti che correvano tra lord Dunmore e
l'assemblea, e generalmente tutti i popoli della provincia di Virginia.
Nuovi umori si mossero, tostochè arrivarono dall'Inghilterra le novelle
della provvisione d'accordo del lord North, e si può dire, che un mezzo,
che portava in titolo la pace e la concordia, sia stato la cagione, non
solo di discordia, ma di aperta guerra. Il governatore pose innanzi gli
occhi dell'assemblea, che fu a quest'uopo convocata, la provvisione,
dicendo molte cose della bontà del Parlamento. Ei si lasciò anche
intendere, che il frutto della condiscendenza loro sarebbe stato
l'annullazione delle lamentate leggi. Ma le dolci parole poco
profittavano negli animi esacerbati e nelle menti insospettite dei
Virginiani. L'assemblea, che voleva la gara, in vece di entrare nella
disquisizione della proposta, venne tosto in sulla querela del
magazzino, e voleva che si ristorasse. Ma non potendo ciò fare senza il
consenso del governatore, mandarongli dicendo, fosse contento, vi
potessero entrare. Qui nacquero le altercazioni, e mentre tra il sì ed
il no si tenzonava, ecco che il popolo a calca vi fe' impeto dentro, e ne
portò via le armi. Ma se prima erano alterati, ora, veduto lo stato in
cui si trovava, entrarono in grandissimo furore; la polvere guasta; i
focili tolti dagli archibusi; ogni cosa mancante, artiglierie piantate,
ed effetti predati nell'ultime turbolenze.

Il governatore, veduta la mala parata, si ritirò colla sua donna ed i
figliuoli a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta in sull'ancore
presso Jork-Town nella riviera di questo nome. Prima di partire lasciò
un messaggio indiritto all'assemblea, col quale dopo di aver narrato,
che in rispetto al pericolo, ch'egli e la sua famiglia correvano per
causa della infuriata moltitudine, aveva cosa prudente stimato di
ritrarsi ad un luogo di sicurezza; annunziava, ch'ei desiderava,
continuassero le bisogne loro; che dal canto suo avrebbe continuato ad
esercitare l'uffizio; e mandassero, secondo che mestiero ne sarebbe,
alcuni dei membri loro a conferir con lui a bordo della nave sugli
affari che correvano.

Rispose l'assemblea, che non potevano recarsi a credere, che alcuno vi
fosse in mezzo ai Virginiani d'animo così scellerato, che fosse capace
di trascorrere all'eccesso, del quale il governatore apprendeva. Si
lamentavano, ch'ei non gli avesse fatti consapevoli dei suoi timori
prima di abbandonar la sede del governo; che avrebbero volonterosamente
tutti quei partiti abbracciati, ch'egli stesso avesse saputo proporre
per la sicurezza sua e della sua famiglia; che in quel luogo così
sconcio non era possibile di seguir il corso degli affari con quella
convenevolezza e celerità, che richiedevano. Lo pregavano perciò,
ritornasse, soddisfacesse all'impazienza dei popoli, e gli disponesse
con questa pruova di confidenza alla quiete ed alla concordia.

Il governatore rescrisse molto acerbamente, perchè questi moti popolari
troppo più, che non si conveniva, gli perturbavano l'animo. Ritornò però
in fine sulla provvision dell'accordo, conchiudendo, che sarebbesi
recato a felicità sua, se avesse potuto esser l'istrumento della
concordia tra le disgiunte parti dell'impero britannico.

La mansuetudine del fine non era valevole a mitigare l'acerbità concetta
negli animi per le male parole del principio della lettera. E se questa
fu aspra, nissun dubiti, che la risposta dell'assemblea non lo sia stata
molto più. In rispetto poi alla provvisione d'accordo risposero, ch'essa
era vana ed insidiosa. Conchiusero, che cambiava bene il modo
dell'oppressione, ma non la levava; perciò non la volevano accettare.

Stando in tal tempera gli animi da ambe le parti, le altercazioni eran
senza fine. Finalmente avendo l'assemblea fatte le provvisioni, mandò
dicendo al governatore, fosse contento di venire nella città di
Williamsburgo per dar la ferma alle medesime. Rispose Dunmore, che non
voleva la sua persona arrisicare in mezzo ad un popolo impazzato,
mandassergli le provvisioni; le avrebbe esaminate. Venisse anche
l'assemblea per fermar gli atti che avesse approvati. Qui fu fatto fine
ad ogni pubblica corrispondenza tra il governatore e la colonia di
Virginia. Se il governatore non voleva fidar sè stesso ai Virginiani,
questi non vollero di vantaggio fidarsi in lui. Senza di che pareva
anche una strana cosa, che in mezzo a tanti sospetti gli uomini
principali di tutta una provincia andassero a mettersi a bordo di una
nave da guerra affatto in balìa di una persona, che credevano avversa, e
che avrebbe in tal modo potuto ritenergli, come statichi a' suoi
ulteriori disegni.

Ricevuta questa risposta l'assemblea vinse un partito, col quale
dichiarò, che si avevano sospetti, che qualche sinistro disegno si
tramasse contro il popolo di quella colonia. Perciò si avvertivano gli
abitatori di star avvisati e pronti a difendere le proprietà e
gl'inestimabili diritti loro. Fatte poscia protestazioni di lealtà al
Re, e di amore verso l'antica patria si risolvettero, aggiornandosi al
mese di ottobre. Così verso la metà di luglio cessò affatto il governo
reale in Virginia, dopo ch'esso aveva bastato per ben dugento anni con
universale soddisfazione dei popoli, e felicità di tutti.

Ma soprastava grave travaglio e pericolo alla provincia. Si temevano
sulle coste e sulle rive dei grossi e numerosi fiumi, che la bagnano, le
correrie del nemico, che tanto prevaleva per le forze di mare. Nè si
stava senza sospetto sugli schiavi, che in essa erano numerosissimi, e
che Dunmore aveva dato intenzione di voler far rivoltare contro i
padroni. Questa generazione d'uomini crudele, e crudelmente trattata, se
si fosse congiunta con alcuni leali in quei primi momenti, in cui il
governo virginiano era tuttavia così tenero, avrebbe potuto operare i
più perniziosi effetti, e forse lo sterminio totale della provincia. Per
la qual cosa fecero i Virginiani un convento, nel quale presero
grandissima confidenza. Procedettero senza soprastamento alcuno ad
assoldar genti, a procacciar munizioni, a far provvisioni di pecunia, ed
a tutti quei partiti pigliare, che credettero poter partorire qualche
benefizio alle cose loro.

Escluso in tal modo Dunmore o per propria caparbietà, o dalla necessità
delle cose dal proprio governo, non volle per altro, essendo egli uomo
pratico nell'arte della guerra, abbandonar la speranza di ricuperar
l'autorità; al qual tentativo l'invitavano oltre l'animo suo tenace e
capace di ogni più grande disegno, anche il desiderio, che aveva
grandissimo, di far qualche rilevata pruova in servigio del suo Re, e
l'opinione, in cui egli era, che sarebbe nato qualche gran moto infra
gli schiavi. Credeva eziandio, che fosse grande il numero dei leali, i
quali non avrebbero, come ei riputava, mancato di romoreggiare, quando
si fosse rappresentato con forti e numerose navi sulle coste, e per fino
nel cuore stesso della provincia. La quale speranza, se non era affatto
vana, non aveva però in sè certezza alcuna; ed il motto volgare, che
dice, che chi vive nella speranza muore a stento, in nissun caso più
pienamente si è verificato, che in questo. Ma questo sperare nelle Sette
e divisioni intestine dei popoli sollevati è stato un errore comune in
tutti i tempi, ed a tutti i capitani. In fatto però vennero a
congiungersi col governatore tutti coloro, che venuti essendo in voce di
popolo non potevan più rimanere sicuramente nella provincia, ed un certo
numero di schiavi, gente tutta di mal affare. Con questi, e colle
fregate da guerra, che là stanziavano, aveva in animo di poter fare
qualche impressione di momento nei vicini luoghi. Ei non omise nemmeno
nissuna diligenza per accrescere il suo navilio, per poter raccor più
gente, e maggiormente alla terra avvicinarsi. Nel che avendo ottenuto il
suo intento, poichè già aveva in pronto oltre le fregate un gran numero
di navi minute, si mise all'opera, mostrandosi ora in questa parte, ora
in quella. Ma di per sè non era abile a produrre qualche considerabil
effetto. Sperava bensì, che il popolo avrebbe fortuneggiato, e pigliate
le armi in favore del Re. Ma questa speranza fu vana. Allora stretto
dalla necessità incominciò le ostilità, le quali riuscirono piuttosto
una ladronaia, che una buona e giusta guerra. Cosa in vero brutta, che
il governatore corresse con ogni sforzo ai danni della sua provincia, e
fosse costretto ad accattar colla forza i viveri, dei quali abbisognava.
E che dall'altro canto coloro, che testè, e per lungo tempo, obbedito
avevano ai comandamenti suoi, s'ingegnassero diligentemente a
ributtarlo. Abbenchè i Virginiani affermavano, ch'era loro data onesta
cagione di così far dal governatore; poichè le soldatesche regie non
solo la conservazione di sè, ma di più la distruzione del paese avevano
in mira. Si lamentavano, che rapissero le persone a loro moleste, ed in
sulle navi le confinassero; che guastassero le piantagioni,
incendiassero le case, rubassero i Neri; nella quale devastazione
seguirono molte ferite e morti. I Virginiani fecero marciar verso i
fiumi e le coste alcune bande di fresco assoldate dal convento
provinciale. Ne seguiva una guerra altrettanto crudele, quanto era
inutile, ed a niun altro fine tendeva, che a vieppiù accendere ed
inasprire gli animi da una parte e dall'altra.

Il governatore inserpentito incendiò la Terra di Hampton, situata sul
porto di questo nome. Avrebbe voluto pigliar ivi le stanze, e farvi un
capo grosso. Ma i Virginiani, sopravvenuti a calca, il rincacciarono.

Lord Dunmore pubblicò la legge marziale, per la quale ogni ordine civile
doveva cessar nella provincia; si esortarono i leali a ripararsi alle
insegne del Re, a ritener presso di loro i censi dovuti alla Corona ed
altre tasse, finchè la pace fosse ristorata. Si dichiararono inoltre i
servitori appartenenti ai ribelli, Neri o Bianchi che si fossero, del
tutto liberi, purchè, pigliate le armi, andassero ad unirsi alle
soldatesche reali.

Questo bando, e massimamente la dichiarazione di liberar gli schiavi,
che dimostrarono, Dunmore fosse un uomo poco prudente e poco temperato
nell'animo, non produssero quegli effetti, ch'egli aveva sperato. Fu
essa generalmente e nelle colonie, e in tutti gli altri paesi biasimata,
siccome quella, che tendesse a turbar fin in fondo la società, a
distruggere la domestica securità, ad ingenerare mortalissimi sospetti,
e ad eccitare una gente, già di per sè stessa crudele, all'ire ed al
sangue. In fatti poi questo partito del governatore riuscì non che vano,
dannoso. Irritò molti, e non sottomise nessuno.

Tuttavia essendo il governatore venuto a terra, prese i suoi
alloggiamenti a Norfolk, Terra molto grossa posta sulle rive del fiume
Elisabet, nella quale, e nelle vicinanze abbondavano i leali. Quivi
concorsero a lui alcune centinaia di questi, e di Neri, dimodochè
diventò in quella parte superiore ai nemici. Alcune milizie provinciali,
le quali avevano fatto le viste di opporsi, furon di leggieri sconfitte.
Già si aveva concetta nell'animo la speranza di esser in grado di
ricuperare la provincia, ed alla divozione del Re tutta ritornarla.

Queste cose, come origine di più importanti moti, e seme di più gran
guerra furono gravemente sentite dai reggitori dello Stato di Virginia;
onde deliberarono di porvi un pronto rimedio. Mandarono con ogni maggior
diligenza alla volta di Norfolk un reggimento di soldati d'ordinanza, ed
una mano di minuti uomini sotto i comandi del colonnello Woodford. Avuto
il governatore intenzione di questi rinforzi, occupò molto prudentemente
un forte luogo sulla sponda settentrionale della riviera Elisabetta,
chiamato _Great-Bridge_, o sia Gran Ponte, distante a poche miglia da
Norfolk. Questo dovevano traversare i provinciali, se volevano arrivare
alla Terra. Quivi construsse tosto un puntone dalla parte di Norfolk,
che affortificò il meglio che seppe e potè per la brevità del tempo, e
lo fornì copiosamente d'artiglierie. Il puntone era da ogni parte
attorniato d'acque e da paludi, e solo vi si aveva il passo per un
dicco, o sia argine molto lungo. Le forze del governatore non erano di
gran momento. Aveva da due centinaia di stanziali, ed una banda di
volontarj norfolchesi. Il resto era, tra gentame di Bianchi, e
servidorame di Neri racimolati in fretta, una moltitudine disordinata. I
Virginiani pigliarono gli alloggiamenti a fronte degl'Inglesi in un
piccolo villaggio a gittata di cannone. Avevano avanti di sè il dicco
molto stretto, l'estremità del quale affortificarono anch'essi con un
puntone. In questo stato stettero molti dì l'una parte e l'altra senza
far moto alcuno. Finalmente accortosi Dunmore, che l'indugio era
pregiudiziale a lui ed utile agli Americani, ai quali abbondavano le
vettovaglie, e che s'ingrossavano ogni giorno, essendo egli stesso
d'animo grande, ed avendo forse a vile i soldati del nemico, deliberò di
dar la batteria. Sperava in questo modo di potersi aprir la via nelle
viscere della provincia. Adunque la mattina dei 9 dicembre prima del dì
ordinò a Fordyce, capitano di una compagnia di granatieri, andasse
all'assalto. Marciarono baldanzosamente contro il puntone degli
Americani. Fordyce guidava l'antiguardo; il luogotenente Baturst i fanti
perduti. Il capitano Leslie veniva dopo con una schiera di trecento tra
Neri e Bianchi, e dugento stanziali. Si risentì tosto il campo
americano, e si apparecchiò alle difese. Il combattimento durò lunga
pezza con un'ostinazione incredibile. Finalmente, morto Fordyce, che
meritò in questo fatto le lodi di animosissimo soldato, a pochi passi
del puntone, e molti de' suoi, le genti britanniche si ritirarono al
ponte. Gli Americani non gli seguitarono, impediti dall'artiglieria del
Forte. I Neri fecero cattivissima pruova, e si salvarono con la fuga.
Trattarono gli Americani dolcemente gl'Inglesi venuti in mano loro,
duramente i leali. Fu questo fatto, dal canto di Dunmore, più di
temerario capitano, che di animoso soldato.

Il governatore, perduta ogni speranza di far frutto in questa parte,
abbandonato il Gran Ponte, si ritirò a Norfolk, lasciando in poter dei
nemici alcune bocche da fuoco. E non credendosi sicuro in questa Terra e
nella vicinanze, deliberò di montar di nuovo sulle navi, il numero delle
quali si era molto accresciuto per l'aggiunta di quelle, che si erano
trovate nel porto di Norfolk. Il che gli venne fatto in un gran bisogno;
poichè molti fra i leali, abbandonato il paese, cercarono rifugio
sull'armata, portando seco gli arredi e suppellettili più preziose. I
provinciali occuparono Norfolk, il quale quasi deserto trovarono, avendo
i più sgombrato alle navi del governatore.

Mentre in tal modo si travagliava sulle coste della Virginia, covava un
disegno di grand'importanza, e questo era di levare in armi gli
abitatori delle parti diretane delle colonie, ma particolarmente della
Virginia e delle due Caroline, i quali si sapeva essere bene affetti
verso la causa reale. Si sperava ancora, che gl'Indiani si sarebbero
accozzati, e non solamente avrebbero molestato alla coda i provinciali;
ma inoltre crescendo di numero e di forze, pervenuti sarebbero a
traversare le province, e congiungersi sulle coste col lord Dunmore. Fu
creduto istrumento opportuno a questo disegno un Giovanni Conelli, nato
nella contea di Lancastro in Pensilvania, uomo arrisicato ed audace
molto, il quale, trovatosi con Dunmore, aveva da lui ricevuto favorevoli
condizioni, ed un mandato amplissimo per poter mettere ad esecuzione il
carico, che gli era stato dato. Adunque questo Conelli, lasciato
Dunmore, andò a tentare gli animi degl'Indiani dell'Ojo e quelli dei
leali sui confini delle colonie. Avendo in ciò fatto grandissimo frutto,
se ne ritornava al governatore. Si era appuntato, che le guernigioni
vicine, e principalmente quelle del Detroit, e del Forte Gage fra
gl'Illinesi gli prestassero assistenza, e si sperava altresì, che gli
uffiziali delle guarnigioni del Canadà lo avrebbero secondato.
S'intendeva, che tostochè le genti sue fossero in pronto, dovesser far
capo grosso a Pittsburgo, e quindi, valicate le montagne Allegany,
correre la Virginia, e, traversatala, andarsi a congiungere con Dunmore
nella città di Alessandria, posta sulle rive del fiume Potamack. La
fortuna si era favorevole dimostrata a questi primi principj. Era già
Conelli andato parecchie volte sano e salvo da un luogo all'altro, e
tenute le sue pratiche cogl'Indiani e coi leali molto segrete. Già si
andava avvicinando a Detroit sulle estreme frontiere della Marilandia
presso il borgo di Tamar, seco stesso rallegrandosi di essere oramai
uscito da tutti i pericoli. Ma in questo luogo fu conosciuto, carcerato,
e le scritture che portava, pubblicate per ordine del congresso. Così
questa segreta trama che Dunmore, mancando di armi vive, aveva ordito,
riuscì come parecchie altre di niun effetto. Solo s'inasprirono vieppiù
gli animi dei coloni, e la sua autorità andò soggetta a maggior
diminuzione.

In questo mentre si preparava contro Norfolk un evento lagrimevole.
Quantunque molti fra i leali di Norfolk e del contado vicino avessero
cercato asilo sull'armata del governatore, molti però erano rimasti, o
sia, che non fosse bastato loro l'animo di lasciar le proprie terre, o
sia, che temessero i disagi del mare e della fame, o sia pure, che
sperassero di trovare più mansuetudine nei concittadini loro, i quali
facevano professione della libertà, ch'essi stessi non avevano fatto
provare a questi, quando erano stati superiori in quel tratto di
contrada. Certo è, che i libertini diventati superiori essi, gli
aspreggiarono fieramente, e sopra di loro tutte quelle più gravi
nimicizie esercitarono, che tanto sono frequenti nelle guerre civili tra
gli uomini di diverse Sette. Il governatore arrabbiato, e commosso alle
miserabili grida dei leali, se ne volle vendicare. Questo mal talento si
accresceva ogni giorno a motivo delle avvisaglie, che seguivano
frequentemente tra le due parti, sforzandosi i provinciali d'in sulla
spiaggia d'impedire, che i reali non isbarcassero per andare alla busca
nel paese, e questi per lo contrario brigando in ogni maniera di furar
vettovaglie ad ogni tratto. Per la moltitudine delle bocche erano stremi
di ogni cosa, e non avevano più di nissun ben vivente. Finalmente
essendo arrivata dall'Inghilterra nella cala di Norfolk una nave da
guerra, Dunmore mandò a terra un tamburino, intimando ai provinciali,
somministrassero i viveri, e cessassero il trarre; altrimenti avrebbe
fulminata la Terra. I provinciali risposero del no. Il governatore
deliberò di cacciargli colle artiglierie, e di ardere le case che
stavano in sulla riviera. La mattina mandò a dar notizia della presa
risoluzione, acciocchè le donne, i fanciulli e tutte le bocche innocenti
potessero ritirarsi in salvo. Il primo di gennajo la fregata il
Liverpool, due corvette ed il giunco armato del governatore traevano
furiosamente contro la città, e nel medesimo tempo alcuni uomini delle
ciurme sbarcavano e mettevano fuoco alle case. Tosto le fiamme si
apprendevano, l'incendio si propagava. Tutta la Terra fu consumata. Arse
anche tutto il paese all'intorno per opera dei provinciali stessi,
perchè volevano levare al nemico qualunque comodità, e tor quel nido
alle genti del Re. Tali sono gli effetti dell'ire civili, tali i
risultamenti delle umane discordie. Ma l'uomo è troppo spesso o
ambizioso, o ingannato; e se non mancano in ogni età gli autori delle
guerre, non manca nemmeno loro l'ingegno di ricoprirne coi soliti
inorpellamenti le cagioni, sicchè i miseri popoli oppressi e soppozzati
in fondo non sappian il più delle volte, da chi ne abbiano il buon prò.
In questo modo fu distrutta una delle più ricche e delle più fiorenti
città della Virginia.

Narrato lo stato della provincia di Virginia, dopo che vi aveva il
governo regio cessato, l'ordine della storia ricerca, che noi ci
voltiamo a raccontar quelle cose, che a questi tempi accaddero nelle
altre. Già abbiamo detto l'ardor dei popoli, che si manifestò nella
Carolina Meridionale al tempo, in cui vi si ebbero le novelle del fatto
di Lexington, e come vi si facesse un convento provinciale, si
sottoscrivesse una lega e vi si assoldassero fanti e cavalli per
difendere la colonia. In mezzo a questi travagli arrivava il governatore
Campbell, al quale nonostante i pubblici romori furon fatte le grate
accoglienze. Ei si pensò di voler usar la milizia per ostare ai
reggimenti d'ordinanza, che stati erano levati dal convento, o congresso
provinciale, ed a questo medesimo contrapporre l'assemblea provinciale.
Sperava in tal modo, col dividere i popolani, diminuir le forze loro ed
interrompere i loro disegni. Perciò di propria autorità spedì i ruotoli
agli uffiziali della milizia, e convocò l'assemblea secondo gli ordini
antichi. Ma l'uno e l'altro disegno riuscì vano; le milizie stettero
ferme nella impresa del popolo, e l'assemblea sì ostinatamente
resistette ad ogni sua proposta, ch'ei fu necessitato a congedarla.
Parve star quieto per qualche tempo. Ma si sapeva che teneva pratiche
segrete coi leali, che non eran pochi, e massimamente sui confini verso
le montagne ed i laghi. Per iscalzarlo i provinciali operarono di modo,
che uno, Adamo Macdonald, capitano nei reggimenti provinciali, uomo in
molta fede presso i libertini, andò a visitare il governatore sotto il
nome di Dick Williams, qualificandosi di messo, che i leali mandavano
per professar la fede loro e ricevere gli ordini. Il governatore, che si
sentì sollecitare dove gli pizzicava, si discoperse, e disse tutto quel
che sapeva. Macdonald, scovato nel modo che si è detto il governatore,
rapportò le cose al Consiglio generale. Si levò un romore grandissimo.
Il Consiglio diputò al governatore alcuni de' suoi, fra i quali lo
stesso Macdonald per chiedergli, mostrasse loro i dispacci ricevuti
dall'Inghilterra. Campbell ricusò risolutamente. Si mosse il partito di
farlo arrestare, ma non si ottenne. Il governatore ebbe paura, e si
ritirò a bordo di una corvetta, ch'era sorta nel porto. Portò seco il
sigillo della provincia. Il Consiglio mandò a pregare, ritornasse. Non
volle. Così cessò affatto il governo reale nella Carolina Meridionale, e
tutta l'autorità pubblica fu trasferita dagli antichi maestrati nel
convento provinciale, nella congregazione di sicurezza, e simili
maestrati popolari, alla potestà dei quali il popolo non pose alcun
limite, se non se, guardassero, la repubblica non ricevesse danno.

Ma intanto il governatore Campbell non istava ozioso. Sapeva, che i
reali erano numerosi in certe parti della provincia, e sperava, che
incitandogli e rizzando un'insegna, intorno alla quale avessero potuto
raunarsi, avrebbe fatto qualche gran frutto. Nella parte posteriore
della provincia abitava una generazione d'uomini chiamati _regolatori_.
Eransi questi nel 1770 arrogato il diritto di eseguire essi stessi le
leggi contro i malfattori. Sì oltre procedettero, che di propria
autorità davan le pene corporali a questo ed a quello. Per ovviare a
tanta enormità fu mandato lord Mantague, il quale, usando molta
severità, restituì in mezzo a quella gente trascorsa l'autorità delle
leggi. Adunque questi regolatori ricordevoli dello scotto avuto per
causa di quelle illegittime assemblee, non fu mai, che avessero voluto
consentire ad accostarsi al congresso ed agli altri maestrati popolari,
che, egualmente che i passati, riputavano irregolari ed illegali.
Ritrovavansi nei medesimi luoghi molti Olandesi ed Irlandesi, i quali
siccome quelli che dalle concessioni e liberalità del Re avevano
ricevuto le terre, o per debito di gratitudine, o per paura di perderle,
se si fossero congiunti coi libertini, si conservavano fedeli, ed ogni
opera facevano per contrastare ai nuovi reggitori. Ai medesimi si
congiunsero alcuni altri Irlandesi, i quali veniticci per paura dalle
province settentrionali si erano in questa ritirati. Perciò determinò
Campbell di usar queste genti per arrivare ai fini suoi. Andò seminando
fra di loro, che le colonie d'America erano di gran lunga troppo deboli
per poter resistere alla potenza della Gran-Brettagna; che non si
trattava, che di una piccola tassa sul te, il qual essi non erano usi di
logorare; che gli abitanti delle coste erano quelli, che si opponevano a
questa tassa, e ciò per averne il te franco, senza prendersi pensiero,
che questa ostinazione loro avrebbe privato gli abitatori delle parti
interne di molti oggetti al vivere necessarj; che la sola spesa di
mantenere i reggimenti provinciali oltrepasserebbe d'assai quella, a cui
sommavano le tasse imposte dal Parlamento. Accrebbero il mal animo di
costoro le violenze dei popolani, i quali si sforzavano, volessero o no,
di far loro sottoscrivere la lega. Dal che nacque, che molti, che
rimasti sarebbero neutrali, si gettavano di forza nella parte contraria.
In nessuna parte della provincia erano i leali altrettanto numerosi,
quanto in quel tratto di paese che giace fra i due fiumi Broad e Saluda.
Ricusarono di secondare le risoluzioni del congresso, di sottoscrivere
la lega e di far leve di soldati. I libertini desiderando di procedere
pacificamente, mandarono in quei luoghi due uomini di grandissima
autorità Guglielmo Enrico Drayton, e Guglielmo Tennent. Questi molto
dissero e molto fecero per sopire i sospetti nati fra quei popoli, ma
con niuno o poco frutto. Quindi nacquero gravi gelosie tra le due parti.
Corsero all'armi, e le due osti presero il campo l'una dirimpetto
all'altra. S'interposero i buoni cittadini per evitar il sangue, e
finalmente dopo alcuni giorni di pratica si conchiuse un accordo, pel
quale i leali dettero la fede di rimaner neutrali. Ma ruppe queste prime
speranze di qualche riposo un Roberto Cunningham, persona inquieta, ed
uno dei Capi più vivi dei reali, il quale non cessava di sparger nuovi
semi di discordia. Da ogni parte i reali correvano all'armi. Il
congresso, volendo porre il piè su di quelle prime faville, ordinò al
maggiore Williamson, comandante la milizia, di marciar contro i
sediziosi. Ma questi, in maggior numero essendo, prevalevano. I tempi
correvano difficili, ed il congresso caroliniano avendo un esercito ed
un'armata inglese a fronte, a ridosso i concittadini sospetti, non
poteva sperar di ottenerne la vittoria. I Capi provinciali per opprimere
questi tentativi degli avversarj fecero marciare alla volta dei luoghi
sospetti molte bande di milizie e di soldati di ordinanza sotto gli
ordini dei colonnelli Richardson e Thompson, ai quali si accozzarono di
vantaggio i colonnelli Polk e Rutherford, che guidavano i Caroliniani
settentrionali. I reali, dispersi, discordi, e privi di Capi di
riputazione, trattando tutte le cose con timore e con dubbioso
consiglio, dovettero ricevere i patti dai vincitori. A questo subito
impeto dei libertini stettero per lungo tempo quieti, e non fecero più
nissuna dimostrazione, fino a che le armi inglesi non prevalsero nelle
province della Giorgia e della Carolina Meridionale.

I Caroliniani essendosi al tutto risoluti al partito della guerra,
incominciarono a voltar l'animo a tutti quei provvedimenti, che
potessero abilitargli ad esercitarla con frutto. Pensarono sulle prime a
far procaccio di polvere d'artiglierie, della quale avevano grandissimo
difetto. Stava sull'ancore vicino al rialto o banco, che essi chiamano
_barra_, di Sant'Agostino nella Florida Orientale una nave inglese, che
aveva un gran carico di polvere. Alcuni popolani audaci e pratichi del
mare si recarono con grandissima celerità sopra la nave, l'abbordarono,
e s'impadronirono di quindici migliaia di libbre di polvere, che con
eguale felicità trasportarono in Charlestown. Questo fu acquisto
utilissimo in tanto bisogno loro, e ne fornirono molto opportunamente i
Massacciuttesi, siccome pure l'esercito, che fece poco dopo la
spedizione del Canadà. Ma rimaneva ancora in potestà del Re il Forte
Johnson posto sull'isola James, la quale sta a rimpetto della città.
Questo Forte signoreggiava il porto di Charlestown. La notte il
colonnello Motte con una buona smannata di nuove leve, sbarcato sulla
isola entrò dentro, essendosi la guernigione ritirata, come inabile a
resistere, sopra le navi da guerra. I Capi del popolo ordinarono, che
nissuno stesse a somministrare acqua o vettovaglie alle navi del Re,
altro che del giorno al dì. Gl'Inglesi bloccavano il porto e facevan
molte prede con infinito danno della città. Perciò il colonnello
Moultrie con una masnada di soldati provinciali, e colle artiglierie
andò ad occupare la punta di Huddrel, e piantativi alcuni pezzi ben
grossi obbligò i capitani inglesi a snidare di quei luoghi, e ad
allargarsi in alto mare. Così la città si trovò per allora libera dal
travaglio dell'armi inglesi. Ma per preservarsi dai futuri assalti
deliberarono di far fortificazioni sulla punta di Huddrel, che difende
l'entrata alla città per la via del canale di Hog-Island, e di
accrescere quelle del Forte Johnson, il quale assicura il porto in
faccia a James's-Island. Rizzarono eziandio un nuovo Forte in questa
medesima isola a ponente del Forte Johnson, ed un altro sull'isola di
Sullivan, il quale chiamarono poscia col nome del colonnello Moultrie.
Le milizie provinciali si esercitavano, e i reggimenti di ordinanza
s'ingrossavano ogni giorno. In somma in tutte le parti della provincia
si preparavano le difese contro gli assalti del nemico.

Ma questo zelo dei Caroliniani a difendere la propria provincia,
quantunque vi andassero molto di buone gambe, era anche acceso vieppiù
dalle risoluzioni del congresso generale. Aveva questi decretato, che se
si avesse a difendere Charlestown contro i tentativi dei nemici, si
dovessero mantenere a spese della lega nella colonia tre reggimenti di
fanti; che se il convento o la congregazione di sicurezza giudicassero
spediente di arrestare o distruggere qualsivoglia nave che si fosse, il
facessero, ed avrebbe il congresso approvato. Raccomandò eziandio, si
piantassero Forti e batterie nei luoghi, che più opportuni giudicassero.

Nè erano in questo tempo state del tutto quiete le cose della Carolina
Settentrionale, provincia, nella quale i reali abbondavano forse più che
in qualunque altra, cavatane però quella della Nuova-Jork. Eravi
governatore un Martin, uomo pronto ed operoso, il quale si studiava
continuamente a novità per accrescere le parti del Re. I libertini
stavano in molta gelosia rispetto massimamente agli abitatori delle
contrade superiori della colonia, tutti Scozzesi, e montanari
fuorusciti, coi quali si sapeva, che il governatore teneva pratiche
continue. Il congresso non aveva tralasciato di prendere risoluzioni,
che atte fossero a rompere questi disegni. Aveva raccomandato ai popoli
della colonia, amatori della libertà, si collegassero ed ordinassero in
bande di milizia, e nel caso in cui l'assemblea od il convento
provinciale giudicato avessero necessario di far genti, queste dovessero
esser considerate come parte dell'esercito generale, e condotte al soldo
della lega. La quale risoluzione del congresso fu mandata ad effetto, se
non con un consenso universale, certo con sufficiente prontezza. Si fece
anche un convento provinciale, il quale assunse l'autorità della
consueta assemblea dei rappresentanti. Si arrosero, secondo il solito,
le congregazioni di sicurezza, e gli altri maestrati popolari. Il
governatore s'insospettiva, ma non si perdeva di animo; ed a fine di
poter sostenere un primo impeto, finchè ad un gran bisogno fosser venuti
in suo soccorso i leali delle parti superiori, fece affortificare il suo
palazzo a Newburn, e munirlo d'artiglierie. Il popolo s'infuriò, corse
alle artiglierie, se ne impadronì, e ne portò via sei pezzi. Il
governatore allora si rifuggì precipitatamente al Forte Johnson sul capo
della Fear-river. Temendo i provinciali, che quivi si affortificasse e
facesse qualche capo grosso, siccome pure, che quel luogo servisse come
di porta, per la quale entrar potessero quelle forze, che sarebbero
mandate contro la colonia, deliberarono di cacciarlo da quel nido. Ei
pare eziandio, che non fossero senza sospetto, che fosse per bandire la
libertà degli schiavi a fine di servirsi dell'opera loro per ristabilire
il governo del Re. Desideravasi un pronto rimedio. Fecero una massa
generale a Wilmington, città molto principale della provincia, ed
elessero condottiere il colonnello Ashe, il quale dagli stipendj del Re
si era condotto a quelli del popolo. Corsero tosto contro il Forte
Johnson; ma il governatore, il quale non aveva voluto aspettare tanta
piena, si era ritirato a bordo di una nave del Re. La notte che seguì,
il colonnello Ashe entrò nel Forte, e vi arse ogni cosa. Guastò poi il
paese, acciocchè il governatore non se ne potesse prevalere. Chiarirono
il governatore nemico all'America, e gl'imputarono di aver voluto
sollevar i Neri contro i padroni, la qual cosa non gli fu apposta
falsamente. Rispose con una lunghissima scrittura, che fe' propagare
nella provincia. Ma il congresso provinciale chiarì questo bando del
governatore libello famoso, e lo fece ardere pubblicamente per le mani
dell'esecutor della giustizia. Fecero anche a questi dì una lunga
lettera agli abitanti della Gran-Brettagna piena delle solite
protestazioni. Queste cose tutte attizzavano singolarmente il popolo. Ma
quello che diè nuova e maggior esca a questo fuoco si fu, che nel
giardino, e dentro le volte del governatore furono trovate nascoste
polvere e palle con altre armi e munizioni. Intanto aveva il convento
provinciale decretato, si facesse una leva di mille stanziali, ed
un'altra di tremila di minuti uomini. Creò biglietti di credito pel
mantenimento loro. Il congresso generale desiderando di viemmeglio
assicurare le cose sue, e conoscendo di quanta importanza fosse l'aver
favorevoli i regolatori ed i montanari, che abitavano le parti
superiori, mandò loro due ministri del Vangelo per fargli capaci della
natura della controversia, che correva allora tra la Gran-Brettagna e le
colonie. Così nissun mezzo intentato si lasciava dai Capi del popolo per
arrivare ai fini loro. Le armi e la pecunia si preparavano; i soldati si
esercitavano, e gl'inesperti si ammaestravano. Gl'indifferenti od i
tiepidi si riconfortavano. I Capi popolari in questa colonia per
l'abbondanza degli avversi si mostraron altrettanto più operativi,
quanto più difficil'era la condizione, nella quale si ritrovavano.

Nella Pensilvania si procedeva temperatamente, o fosse l'indole più
quieta degli abitanti, o la prudenza del governatore. Tuttavia, e
l'assemblea provinciale, che continuava a risiedere in Filadelfia, e
tutti gli abitatori generalmente non si dimostravano meno costanti nel
procacciar le difese. A questo fine si esercitavano con molta efficacia
nell'armi. E siccome per la vastità e la profondità dell'acque del fiume
Delawara, il quale corre vicino alle mura della città di Filadelfia, vi
era pericolo che gl'Inglesi colle navi loro vi si accostassero, la qual
cosa sarebbe stata cagione di gravissimo danno alla provincia e
universalmente a tutta la lega, si consigliarono di serrar il passo con
affondar dentro nel filo dell'acqua grosse e pesanti travate, ch'essi
chiamarono _cavalli di frisia_, e che noi con vocabolo italiano
chiameremo triboli. Questi triboli eran così fatti, che su due grosse
travi poste in fondo del fiume fra di loro paralelle, e ad una
convenevole distanza, e congegnate insieme con le opportune correnti, o
sia travicelli trasversali si elevavano all'insù, ed inclinantemente un
poco verso la china del fiume altre due grosse travi colle teste
broccate di ferro capaci di forar le navi, che si attentassero di andar
su pel fiume. Tutte queste macchine gravi per sè stesse, ed aggravate
ancora da grosse pietraje, non potevano nè sì facilmente esser rotte, nè
arrovesciate, nè rivoltate. Furono esse, essendo state con molto ingegno
immaginate, e con ogni maestria costrutte, di non poca utilità negli
avvenimenti della guerra. Oltre a ciò i Pensilvanesi erano
diligentissimi nel fornir le armi e le munizioni. L'assemblea
provinciale aveva deputato una congregazione d'uomini eletti per
sopravvedere, se le armi si fabbricavano con quella prontezza che si
desiderava, e con quella perfezione ch'era richiesta. Questi non
cessavano di andare attorno per istimolare all'opera gli archibusieri ed
altri armaiuoli. E perchè non venissero meno le polveri, delle quali già
si provava grandissimo difetto, pubblicarono, che si sarebbe dato un
premio a chiunque avesse portato salnitro ben condizionato. Ordinava
l'assemblea, si levassero parecchj battaglioni, e si vestissero ed
armassero. Grandissime quantità di polvere si fabbricavano nelle
vicinanze di Filadelfia, e da un sol molino se ne avevano cinquecento
libbre la settimana. In somma ogni cosa si volgeva alla guerra. Il
governatore non poteva opporsi ad una inclinazione cotanto universale,
non avendo in pronto nella colonia soldatesche proprie.

La provincia, e principalmente la città della Nuova-Jork si ritrovavano
in grave travaglio. Erano da ogni parte esposte alle offese delle armate
britanniche, e questa aveva un presidio, sebbene debole, di soldati
reali d'ordinanza. S'aspettavano inoltre dalla Gran-Brettagna nuovi
rinforzi, e si sapeva che tutte le genti che arrivavano in America,
sbarcavano e facevano capo grosso nella Nuova-Jork. Fecero dunque un
mandato ai deputati loro al congresso generale, perchè movessero,
acciocchè questi avvisasse, in qual maniera dovessero procedere nel
caso, in cui arrivassero le genti, le quali era noto, fossero già
partite dall'Irlanda per alla volta dell'America. Rispose il congresso,
stessero sulle difese, le lasciassero sbarcare, fossero permesse di
rimanere nelle baracche, purchè pacificamente e quietamente si
comportassero; non potessero però rizzar fortificazioni per interrompere
la comunicazione tra la città ed il contado; se usassero la forza, si
resistesse colla forza; le munizioni da guerra si sgombrassero ai luoghi
interni della provincia; si dinotassero i rifugi per le donne e pei
fanciulli; si armassero, e stessero avvisati gli abitanti. Ma i Jorchesi
non indugiarono molto ad essere liberati dalle apprensioni in cui erano.
Le genti regie arrivarono; ma invece di sbarcare alla Nuova-Jork
andarono a prender terra a Sandy-Hook, donde, trovati gli ordini del
generale Gage, si rimbarcarono per alla volta di Boston. Il fatto di
Breed's-hill aveva assottigliato il presidio di questa città, e nuovi
soldati abbisognavano per riempir le compagnie. Quelle soldatesche
istesse, che da molto tempo avevano gli alloggiamenti nella Nuova-Jork,
si ripararono a bordo di una nave da guerra, ch'era sorta nel porto,
dimodochè la città, liberata affatto dalla presenza delle soldatesche
reali, fu intieramente in propria balìa riposta.

In questo tempo arrivò da Londra a Nuova-Jork il governatore Tryon, uomo
d'ingegno molto svegliato, d'animo pronto e di molta autorità nella
provincia. Fu accolto gratamente. Ei non si ristava nel promuovere la
causa reale. Nel che faceva gran frutto. Le cose passarono assai quiete
per un tempo. Poi successe una baruffa, in cui una nave regia trasse a
palla ed a scaglia contro la città, perchè i cittadini vollero
allontanar le artiglierie da certi luoghi. Molti fuggendo si ritirarono
in contado. Il governatore, pregato il convento, la congregazione di
sicurezza e gli uffiziali delle milizie, lo udissero, l'ottenne. Disse,
che aveva provato grandissimo dolore alla presente discordia; pregò,
usassero prudentemente la potestà, che avevano intiera; osservò, che i
partiti violenti allargavano la ferita, e ponevano la Terra in manifesto
pericolo di esser da capo in fondo distrutta. Da questo si vede
chiaramente, a quali termini fosse condotta, ed a quanto deboli
fondamenta si appoggiasse allora l'autorità reale in America; perciocchè
nella provincia stessa della Nuova-Jork, in cui forse più che in
nissun'altra abbondavano i leali, il governatore era a tali strette
arrivato, che invece di comandare era obbligato di pregare. Da ciò si
manifesta ancora, che il Tryon era stato inviato non per governare una
provincia, che più non lo voleva obbedire, ma per brigare di segreto,
per seminar la zizzania, per corrompere i buoni, e per istipendiar i
tristi. La qual cosa quanto sia lontana dalla dignità del governo di una
nazione potente, e quanto atta sia a renderlo agli occhi dell'universale
contennendo, ognuno sel può immaginare. Ei sarebbe stato molto migliore
partito, se il governatore, conosciuta la condizione delle cose, si
fosse ritratto altrove, lasciando la provincia tutta in poter dei
libertini. Imperciocchè il reggere senza comandare, ed il comandare
senza essere obbedito non poteva essere se non con molta diminuzione
della dignità sua e dell'autorità regia.

Il congresso generale era entrato in grandissimo sospetto alle arti, che
il governatore Tryon usava. Temevano, ch'ei vi movesse umori pericolosi,
i quali fluttuando avrebbono facilmente sortito qualche fastidioso
termine. Perciò pensarono al rimedio. Deliberarono, si arrestassero, e
con buona guardia si custodissero in tutte le province tutti coloro,
siano, chi esser si vogliano, ed avesser nome come lor paresse, i quali
per le opinioni loro dessero qualche sospetto. Questa fu la legge dei
sospetti. I deputati jorchesi ne mandarono copia nella provincia loro.
Tryon, udita la novella, dubitando di qualche strana risoluzione, si
rifuggì tosto a bordo di una saettìa inglese, che stava in porto. Portò
seco il sigillo della provincia. In sul finire dell'anno poi, avendo
avuto licenza dal Re, mandò un bando ai Jorchesi, col quale notificò
loro questa intenzione del Principe, ed il desiderio, ch'egli aveva
grandissimo, che si ritrovasse tra l'una parte e l'altra qualche termine
di onesta composizione. Così svanì del tutto perfino la sembianza
dell'autorità regia nella Nuova-Jork, la qual autorità però era cessata
già da molto tempo prima. Questo fu il fine delle speranze, che i
ministri avevano collocato nelle arti e nei maneggi del governatore
Tryon, il quale riputato avevano istrumento molto potente a travagliare
le cose di quella provincia tanto principale.

Intanto aveva il convento provinciale divisa la colonia in altrettanti
distretti, dimodochè ciascuno fornir dovesse una compagnia di soldati.
Nel medesimo tempo aveva ordinato, quale avesse ad esser la forma e
l'ordine delle compagnie. Ma erano in molti più vane dimostrazioni, che
vere protestazioni. Imperciocchè alcuni membri del convento provinciale
stesso si discoprirono con dire, che i biglietti di credito non
avrebbero ricevuto, e che si sarebbero allo stendardo reale riparati,
quando fossero arrivate le soldatesche inglesi. I soldati jorchesi
stessi disertavano alla ricisa. Tanto era stato efficace il subbillare
di Tryon, o sì grandi erano l'avarizia, o la paura, o la fedeltà degli
abitanti. Delle quali cagioni, quando si voglia credere, che l'ultima
sia stata la vera, non si potranno con tuttociò i Jorchesi scusare dalle
note di viltà e d'ipocrisia, per non aver essi avuto ardire di seguitare
apertamente le bandiere reali, ed aver anzi simulato zelo per la causa,
che la maggior parte dei coloni abbracciata avevano. Ma le simulazioni e
le dissimulazioni in nissun tempo sono tanto frequenti, quanto nei
rivolgimenti politici delle nazioni. Perciocchè quelli, che testè
seguivano i Re, dopo seguirono le repubbliche, e quei che testè
seguivano le repubbliche, appresso parteggiarono pei Re, secondo che gli
guidava o l'ambizione, o l'avarizia, o l'una o l'altra di queste due
pesti. Tal è la miserabil condizione dell'umana natura, ch'ella non è
mai a sè stessa consentanea; e che quando lascia un partito per correre
ad un altro, questo fa il più delle volte piuttosto per biasimevoli
cagioni, che per lodevole consiglio.

La Marilandia seguiva l'esempio delle altre province. Anche in questa
l'autorità della consueta assemblea fu trasferita in un convento, che si
fece nella città di Annapoli, il quale propose gli articoli di una lega
da accettarsi da tutti i suoi membri, e da tutti gli uomini liberi della
provincia. Si univano, e la lor fede impegnavano l'uno verso dell'altro,
e tutti verso l'America di persistere giusta lor possa nella
opposizione, sia coll'armi, sia colle restrizioni commerciali.
Decretarono, si arrolassero quaranta compagnie di minuti uomini, e che
tutti gli abitanti della provincia, uomini liberi, dai sedici ai
cinquant'anni, eccettuati solamente gli ecclesiastici, i medici
esercenti l'arte loro, i serventi del governatore, i minuti uomini, i
bombardieri, e quelli i quali le opinioni religiose proibivano dal
portar le armi, si facessero descrivere in una qualche compagnia di
milizia. Dal che si può conoscere, quanto assegnati, e da ogni cieco
impeto lontani fossero quei popoli, i quali stretti da un sì grave
bisogno essendo, esentarono però dal carico della milizia quegli
uffiziali del pubblico, che più credevano all'utilità comune necessarj;
ed in quanto rispetto avessero le opinioni appartenenti alla religione.
Determinarono con molta accuratezza, quali avessero ad essere gli ordini
di questa milizia, e quali le paghe dei soldati e degli uffiziali.
Crearono ancora una congregazione di sicurezza, che governar dovesse le
bisogne spettanti alla milizia ed ai minuti uomini; e che a tempo delle
vacanze del convento tutte quelle provvisioni facesse, le quali alla
salute della provincia si appartenessero. Ordinarono congregazioni per
sopravvedere il tutto, e per ricevere e mandare l'un all'altro le
opportune notizie. Finalmente crearono 266,666 dollari in biglietti di
credito per sovvenire ai bisogni della milizia. Intanto il popolo aveva
già fatto impeto nel magazzino provinciale, e ne aveva portate via le
armi e munizioni, che erano una quantità notabile.

Nella Nuova-Cesarea continuava l'autorità regia secondo gli ordini
consueti, la quale però non faceva nissun effetto, non essendo munita
delle necessarie armi; e di già era sorta l'autorità popolare, la quale
avendo le armi e l'opinione dell'universale volte in suo favore reggeva
ogni cosa. Vi si descrivevano, si armavano, si ordinavano e si
esercitavano le milizie a norma dei provvedimenti fatti da un congresso
provinciale. Il popolo era corso al Tesoro provinciale, dove si
contenevano da venti in trentamila lire di sterlini, e di questi si
impadronì, riserbandogli alle paghe della milizia. Intanto oltre alle
milizie provinciali il congresso generale raccomandò, che il convento
della Nuova-Cesarea levasse senza soprastare, a spese della Camera
generale, due battaglioni; che gli uffiziali le medesime paghe avessero
dei compagni dell'esercito della lega; e che i soldati si conducessero
per un anno. In questo frattempo il governatore convocava l'assemblea
provinciale, alla quale favellando parlò con dolore delle presenti
turbolenze, ed annunziò, che i comandanti delle armate britanniche sulle
coste d'America tenevano ordini di procedere nimichevolmente contro ogni
porto o Terra, nei quali o stati fossero offesi gli uffiziali del Re, o
fatte genti, o piantate Fortezze, o messi a ruba i pubblici fondachi.
Parlò ancora del desiderio dell'independenza, e toccò della sicurezza
della sua persona, aggiungendo, che in questo se ne voleva del tutto
rimettere nella fede loro. Rispose l'assemblea, in quanto alla
independenza, negando molto asseverantemente; circa la sicurezza del
governatore, stesse egli di buon animo; e finalmente in rispetto alle
turbolenze, che le deploravano essi bene; ma che non potevan far altro,
standone la causa nelle deliberazioni del Parlamento.

Le due province del Connecticut e dell'isola di Rodi avendo gli uomini
loro di natura molto inclinati alla libertà, e non avendo l'impaccio di
un governatore reale, imperciocchè giusta gli ordini antichi, esse
stesse a voce di popolo se lo eleggevano, avevano molto per tempo fatto
provvedimenti d'uomini, d'armi e di munizioni. Del che stavan essi in
tanto maggior bisogno, quanto che la vicinanza delle genti inglesi da
Boston dava lor sospetto, e le navi nemiche andavano corseggiando per le
coste a fine di trarre vettovaglie; non solo per uso loro, ma eziandio
del presidio assediato in quella città. Oltre di questo il capitano
Wallace, comandante di una nave del Re, con alcuni altri legni armati in
guerra noiava grandemente il commercio loro, predando ora questo, ora
quell'altro legno mercantile appartenenti ai Rodiani od ai
Connecticuttesi. Poi trasse a furia contro la città di Bristol. Le case,
i fondachi e la chiesa ricevettero gran danno. La sera si fece un
accordo, concedendo gli abitanti bestiame minuto all'infuriato capitano.
Queste ostilità esercitate dalle navi del Re contro una città disarmata,
diedero nuova cagione ai già troppo gravi disdegni degli Americani, i
quali se ne dolsero nelle numerose scritture pubbliche e private, molto
acerbamente.

Ma Wallace non era tale, che si lasciasse smuovere facilmente dal suo
proposito, e forse anche la necessità lo costringeva. La colpa non era
sua, ma sibbene di quei ministri, i quali avevano con rigidissimi
decreti provocata la guerra, senza aver apprestate le necessarie armi.
Perciò, poichè non si poteva combattere apertamente alla campagna per
vincere, bisognava predare per vivere. Fece adunque una molto aspra
correria nell'isola di Conanicut, depredando quanto gli si era parato
davanti. Per dare ajuto ai Rodiani arrivarono dall'esercito
massacciuttese alcune bande di soldati sotto i comandamenti del generale
Lee, il quale da quell'uomo rotto, ch'egli era, e poco curante delle
leggi e degli ordini pubblici, quando si trattava di dar favore
all'americana rivoluzione, tosto obbligò i Rodiani a prestar un molto
terribile giuramento, di non tener nissuna pratica cogl'istrumenti, così
dicevan le parole del giuramento, della tirannide ministeriale, chiamati
volgarmente le truppe e le armate del Re, di non prestar loro soccorso
di sorta alcuna, di disvelar ai maestrati pubblici i traditori, e di
pigliare le armi in difesa della libertà dell'America, quandunque il
congresso generale ed i maestrati provinciali il richiedessero. Questo
procedere di Lee fu riprovato dal congresso. Del che egli poco si curò;
perciocchè chiamava timido consiglio la risoluzione di voler osservar le
leggi civili in mezzo all'armi; e credeva potersi, e doversi a' tempi
delle rivoluzioni far d'ogni erba fascio per arrivare al proposto fine.
Il quale metodo però, se conduce una rivoluzione alla meta, lascia da un
altro canto, come la esperienza dimostra, l'appicco e l'addentellato per
un'altra.

L'assemblea dell'isola di Rodi decretò, che coloro fra gli abitanti
della colonia, i quali tenessero pratiche coi ministri della
Gran-Brettagna o cogli agenti loro, o fornissero gli eserciti, ed armate
con armi, e munizioni da guerra o da mare, o servissero di piloti alle
navi inglesi, incorressero la pena di morte, e la confiscazione delle
terre e beni loro. Confiscò ancora i beni di alcuni, ch'ella chiarì
nemici alle libertà dell'America. Ordinò ventimila lire di sterlini in
biglietti di credito. Per la presenza di Lee, e per questi provvedimenti
dei popolani le cose dell'isola di Rodi restarono in sicuro.

Continuava nel Nuovo-Hampshire il governatore Wentworth. Ma appoco
appoco andavano prevalendo le forze dei libertini, e diminuiva a
proporzione l'autorità sua in mezzo a quella popolazione. Perciò temendo
di qualche sinistro caso si ritrasse ad abitar nel castello denominato
Guglielmo e Maria.

I maestrati popolari si erano anche introdotti nella provincia della
Giorgia, e l'autorità pubblica tolta ai maestrati consueti. Tuttavia
prevalevano i partigiani regj, ed il congresso generale, stando in gran
sospetto aveva ordinato, vi si tenesse un battaglione armato a spese
della lega. Ma innanzi ch'ei vi arrivasse era accaduta nella città di
Savanna una feroce mischia tra i libertini, che tenevano il Forte, ed i
regj, che lo assaltavano. Rimasero questi superiori. I patti furon
osservati, e non si udirono crudeltà commesse contro i vinti. Tuttavia
nel rimanente della provincia eran più potenti i libertini, e si
preparavano gagliardamente a dar l'assalto per insignorirsi di nuovo del
Forte di Savanna. Erano essi, e meglio armati, e più concordi dei nemici
loro, i quali mancavano di munizioni, e si trovavano dispersi in
differenti luoghi.

In tal modo, siccome raccontato abbiamo, cessò l'autorità reale nelle
diverse colonie, la quale fu succeduta appoco appoco da quella del
popolo per mezzo dei congressi, o conventi straordinarj in ciascuna di
esse. Ma ciò non bastava a quelli, i quali dirigevano i consiglj
americani. Conciossiachè, siccome il fine loro era la independenza, e
che questo stato di cose, appunto perch'egli era straordinario, e perciò
di sua propria natura temporale, lasciava tutt'ora la via aperta, per la
quale si poteva venire ad un accomodamento colla Inghilterra, conservate
l'unione e la dependenza, così desiderarono, si creassero in ciascuna
provincia ordini tali, che avessero la sembianza di una costituzione
permanente, acciocchè s'inducesse l'opinione nei popoli, che gli
Americani erano di per sè stessi abili al reggimento loro, e ad essere
governati dalle proprie leggi. Nel che fare i Capi popolari non era, che
non incontrassero qualche difficoltà, malgrado l'ardore che si
manifestava in ogni parte nel seguitare i consiglj loro. I più lodavan
bene la resistenza, ma detestavano tuttavia l'independenza, o almeno al
disegno di questa si sgomentavano. Per la qual cosa coloro, che avevano
la somma delle cose in mano, temendo che, se si discoprissero fuori di
tempo, avrebbero del tutto guasta l'opera loro, si determinarono a
procedere in questa bisogna con molta cautela, e la mandarono ad
effetto, accennando, ch'ella fosse volta a tutt'altro fine, che a quello
che intendevano. Era eziandio di molta importanza, che questo disegno
s'incominciasse a tentare in quelle province, che più si erano mostrate
avverse alla Inghilterra. Si sperava, che una volta, che fosse recato ad
effetto in una od in più, le altre avrebbero seguitato. A questo fine
nissuna provincia pareva più opportuna, che quella di Massacciusset.
Adunque il congresso provinciale di questa colonia mandò attorno le
scritte per l'elezione dei rappresentanti, i quali avessero a statuire
la forma del governo. Dugento membri si assembrarono in Watertown, e
pigliando le antiche forme della costituzione britannica, si
risolvettero in assemblea ordinaria, o sia Camera dei rappresentanti, ed
assunsero tutta quell'autorità, che a somiglianti assemblee negli
antichi ordini competeva. Determinarono altresì di creare il solito
Consiglio, il quale dovesse assistere nelle sue deliberazioni il
governatore. Così l'autorità regia si cambiò, prima in autorità popolare
tumultuaria, e poscia in autorità popolare regolare. Tutte queste cose
si facevano, non già, come dicevan essi, per arrivare alla independenza,
ma sibbene per indur l'Inghilterra a calare ad onorevoli e giusti
accordi. Una delle prime provvisioni fatte da questa Camera si fu quella
di riscuoter per via di una tassa trentamila lire di sterlini. Il che
produsse un'alterazion d'animi non mediocre; imperciocchè quei popoli
s'eran dati a credere, che poichè si trattava di non pagar tasse
all'Inghilterra, così non ne dovessero neppur pagar nissuna al proprio
governo.

Ma le altre colonie andarono a rilento nel seguire i modi di
Massacciusset, o sia perchè le mire sue verso l'independenza fossero
state troppo manifeste, o sia perchè essendo la medesima posta in
circostanze peculiari, le altre, che si ritrovavano in diverse, non
credessero di dover seguitare i vestigi di lei. Contuttociò non si
ristettero i Capi americani, e determinarono di usare in questa cosa
l'autorità del congresso generale. Si fecero venire dal Nuovo-Hampshire
nuove instruzioni a' suoi delegati in quel congresso, acciò
sollecitassero, dichiarasse, qual fosse il suo consiglio intorno al modo
di amministrar la giustizia ed il governo interno nella provincia. La
cosa incontrò non poche difficoltà, opponendosi molti membri del
congresso, i quali vedevano benissimo, dove questo disegno andasse a
ferire. Tuttavia i libertini, siccome quelli, che avevano il temporale
in favor loro, ed erano più degli altri operosi e vivi, prevalsero. Fu
deliberato, si raccomandasse al convento provinciale del
Nuovo-Hampshire, raunasse da tutte le Terre i rappresentanti del popolo,
i quali dovessero quei partiti pigliare, e fare quelle risoluzioni, che
meglio potessero la pace ed il buon ordine confermare della provincia
durante la presente controversia. Ma il convento provinciale o
impaziente, o perchè paresse più vera la cosa, quanto più calore in essa
si mostrava, aveva prevenuto le mosse, e già aveva mandato attorno le
scritte per la elezione dei rappresentanti. Convennero questi in Exeter,
assunsero il nome e l'autorità della Camera dei rappresentanti, e
crearono il solito Consiglio.

Ma l'esempio di Massacciusset e del Nuovo-Hampshire non parevano
sufficienti a muover gli animi in tutte le altre a seguire le stesse
deliberazioni. Gli abitatori delle altre colonie non istavano senza
gelosia con quelle della Nuova-Inghilterra. Si desiderava perciò, che le
medesime mutazioni seguissero in qualcheduna di quelle del miluogo. A
quest'uopo la più opportuna era la Virginia, sia per la grandezza e
potenza sua, come pei rivolgimenti politici, ai quali era testè stata
soggetta, avendovi Dunmore, coll'aver pubblicato la legge marziale,
fatto cessare ogni autorità civile da parte dell'Inghilterra. Il
congresso generale adunque fece rispetto a questa le medesime
risoluzioni, che fatte aveva pel Nuovo-Hampshire. Riferì in questa
bisogna fra gli altri Samuele Adams, il quale in questa bisogna
camminava con più affetto degli altri; e, se ciò gli attagliasse, non è
da domandare.

Arrivarono in questo tempo dall'Inghilterra gli avvisi, che il governo
aveva disdegnato di dar risposta alla petizione del congresso inviata al
Re, e portata dal Penn, che fu governatore della Pensilvania. S'intese
di più, che niuno fra i ministri si era piegato a domandargli
checchessia intorno gli affari dell'America. Il che dimostrava
l'ostinazione loro e le irrevocabili risoluzioni. Queste cose accrebbero
singolarmente gli sdegni nelle colonie, diedero il gioco vinto ai
fomentatori dell'independenza, i quali andavano dicendo a tutti coloro
che lo volevano udire, che nulla si poteva più sperare dal governo
inglese, e che la sola via di salute che rimasta fosse, quella era di
farsi forti in sull'armi, di levarsi dal collo ogni superiorità, e di
risolversi in fine a camminare colle proprie gambe.

Udite queste cose l'assemblea generale di Filadelfia, la quale stava per
la dependenza, quantunque per volontà di resistere alle insolite leggi
del Parlamento a nessuna fosse inferiore, si alterò grandemente, e mandò
dicendo a' suoi deputati al congresso generale, avessero ad opporsi ad
ogni proposta che fosse fatta, la quale ad una separazione dall'antica
patria tendesse, od a cambiare la forma del governo. Quest'erano le
tente, che si facevano in America per arrivare all'independenza.

Ma ritornando ora alla guerra guerriata, che si faceva sotto le mura di
Boston, in due difficoltà, l'una e l'altra grandissime si ritrovavano
gli Americani, la prima delle quali si era la carestia delle polveri,
che tuttavia continuava, mal grado gli sforzi che si facevano per
procacciarne; e l'altra il fine della ferma dei presenti soldati.
Essendosi gli Americani, o dati a credere che la contesa si avesse a
terminar di breve, ovvero temendo gli eserciti stanziali, avevano i
soldati loro condotti solamente pel termine di un anno. Onde correvasi
pericolo, che tutto l'esercito si disbandasse sul finir del presente, e
così si risolvesse tutto ad un tratto l'assedio. Per rimediare alla
prima posero in opera ogni cosa, ed il paese loro non potendo
somministrare quella quantità di polvere, che fosse sufficiente,
pensarono di andare a farne procaccio presso i forestieri. Molte navi
fra le più veloci furon mandate sulle coste della Guinea in Africa,
donde ne riportarono quantità grandissime, avendola comprata dalle navi
europee, che per quelle spiagge andavano trafficando. I Filadelfiesi
conoscendo il buon animo degli abitatori dell'isola Bermuda, ed in
quanto bisogno stessero di vettovaglie, vi mandarono un grosso giunco,
ed i Caroliniani una corvetta, e levaron circa centodieci bariglioni di
polvere. L'assemblea di Massacciusset volle, che gli abitanti non ne
consumassero col trarre senza necessità alle fiere, agli uccelli, o per
modo di diporto. In questo modo incominciò a scemare nel campo
bostoniano il difetto di questo principalissimo istrumento della guerra.
Per andar poi all'incontro del finire della condotta dei soldati, il
congresso mandò al campo deputati, acciò, accozzatisi col generale
Washington, mettessero in uso que' più efficaci modi, che immaginar
sapessero, per impedir la risoluzione dell'esercito. Questi delegati
eran tutti uomini di gran maneggio, e fra di loro avanzava gli altri di
credito e di nome il dottore Beniamino Franklin. Seppero condur questa
bisogna con tanta prudenza, che quasi tutto l'esercito consentì, sebbene
non senza grave difficoltà, a continuare ne' stipendj. Inoltre il
congresso decretò, che l'oste che stava presso Boston, dovesse sommare
al numero di più di ventimila soldati, e che le particolari colonie
facessero leve di battaglioni a spese del continente.

In questi dì si chiarì traditore il dottor Church. Teneva pratiche
segrete dentro Boston. Scoperto, essendo egli membro dell'assemblea dei
rappresentanti, fu tradotto al cospetto di questa. Non negò, ma disse,
che il faceva pel bene della patria. Non provò. Fu casso dall'assemblea.
Alcuni credettero, fosse una cicatrice, o sia trattato doppio. Il
congresso decretò, fosse tenuto nelle segrete del Connecticut.

Il generale Gage ritornò in Inghilterra, chiamatovi dal suo Re. Non
riuscì all'aspettazione. Usò i consiglj miti, quando bisognava por mano
ai gagliardi, e pose mano ai gagliardi, quando bisognava usare i miti.
Arrivò in America accompagnato da molta benevolenza. Ne partì detestato,
colpa forse più dei ministri che sua, i quali invece di decreti rigorosi
avrebbero dovuto mandare possenti eserciti, o invece di possenti
eserciti mandar proposte d'accordo consenzienti colle opinioni
americane. Ma gli uomini non sanno per l'ordinario usar tutta la forza
loro, nè superare affatto la vergogna del calar agli accordi; e quindi
è, che gl'indugi, le peritanze ed i mezzani consiglj rovinano sì spesso
le imprese. William Howe, capitano di molto grido e di chiaro sangue,
succedette a Gage.

Si trovava in questo tempo Washington in molte e gravi difficoltà, le
quali derivavano dall'ordinanza del suo esercito, ed ogni dì si
accrescevano in proporzione, che quei primi calori dei soldati si
raffreddavano. Ogni ora più si persuadeva, che le guerre non si vincono
cogli impeti popolari, ma colle buone armi, coi buoni ordini e colla
obbedienza. Di tutte queste cose si provava gran difetto nel campo, e
principalmente delle due ultime. Un vizio principalissimo quello si era,
che siccome la più parte delle genti dell'assedio erano state levate non
dall'autorità del congresso, ma sibbene dai maestrati provinciali, così
non erano comuni, ma per lo contrario molto differenti gli ordini loro
in rispetto alle armi, alle paghe, ai gradi, alla disciplina e ad ogni
sorta di fazione militare. La qual disparità quanto fosse per nuocere al
pubblico servigio, nissuno è che non lo veda di per sè stesso.
Oltreacciò egli aveva fatto gran fondamento sui soldati massacciuttesi,
siccome quelli, ch'erano i più numerosi nel campo, e dovevansi riputare,
per causa dell'opinione generale della provincia loro, i più zelanti nel
proseguir l'impresa, e perciò più inclinati a seguir tutte quelle
deliberazioni, che al buon esito della guerra potessero contribuire. Ma
però ei fu molto ingannato nella credenza sua. I soldati massacciuttesi,
seguendo troppo oltre quel desiderio della libertà, avevano eletto essi
stessi i proprj uffiziali; il che nocque incredibilmente alla
disciplina; imperciocchè mancando il rispetto verso i medesimi, nissuno
voleva prestar obbedienza. Si debbe anche aggiungere, che alcuni fra
essi uffiziali non avevan nissun ritegno nel por mano nelle private e
nelle pubbliche facoltà. Gridavano libertà per poter senza freno
soddisfare all'incredibile avarizia loro. Nè si creda, che poichè tanto
afflitta fosse la patria loro se ne muovessero a compassione, o usassero
qualche riguardo; che anzi la fame, e per così dire agonia del rapire, e
le ingorde voglie parevano crescere all'avvenante dei bisogni di quella.
Questa è stata in ogni tempo una peste fatalissima dei popoli ai tempi
dei rivolgimenti politici; che i più tristi, i più perduti uomini
facciano professione di amare il ben pubblico, e mettano sotto questa
coperta ed a man salva ogni cosa a ruba ed in iscompiglio. In questo
stato di cose i buoni non son creduti, perchè i tristi fanno le medesime
protestazioni ch'essi fanno; ed i tristi non si possono frenare, perchè
s'ha bisogno di loro. Un altro vizio dell'esercito americano quello si
era, che ciascuna colonia, non il congresso generale, pagava, vestiva e
vettovagliava le sue genti; il che era cagione di una discrepanza
pregiudiziale molto all'ordine ed alla disciplina. Nè si era ancor
immaginato, ovvero in mezzo a tante parzialità non si era potuto creare
il maestrato, che chiamano abbondanziere, o contator generale, il quale
solo reggesse tutte le bisogne appartenenti al pagare, al vestire ed al
vettovagliar gli eserciti. Si aggiungeva a tutte queste cose, che alcuni
fra i generali americani avevano preso dispiacere alle promozioni fatte
dal congresso, e si erano ritirati sdegnosamente alle case loro. Le
malattie ancora s'erano introdotte nel campo, e più di tutte la
disenteria, peste cotanto fatale agli eserciti. Avvicinandosi poi la
fine dell'autunno, e incominciando il freddo a noiare, i soldati
pativano assai dal mancamento delle baracche; non che il congresso
avesse questa cosa trascurata: ma gli appaltatori, quantunque avessero
ricevuto il denaro dal comune, tuttavia seguendo l'uso loro, non
fornivano, e gridavan con tuttociò a gola, che non erano pagati; e
pareva, che avessero ragione essi e torto gli altri; tanto sono
avviluppati e fini quegli andirivieni ed inorpellamenti loro. Tuttavia
Washington colla prudenza ed autorità sua provvedeva ad ogni cosa; e se
molta gloria acquistò nell'avere la presente guerra a buon fine
condotta, certamente non minore lode gli si debbe per aver tenuto
congregato un esercito tanto incomposto, disordinato e bisognoso. Questa
è stata del pari, e forse più difficile impresa della prima.

Gli Americani, non avvezzi allo spettacolo di un esercito proprio,
concorrevano dalle vicine e dalle rimote contrade a vederlo. Uomini e
donne arrivavano in copia al campo di Boston, e molto soddisfatti si
dimostravano al marziale aspetto dei concittadini loro. I soldati si
riconfortavano, e gli altri pigliavano migliori speranze. Gl'Indiani
stessi accorrevano. Molto sospettosi di natura ed insospettiti volevano
cogli occhi proprj assicurarsi della verità delle cose che avevano udite
raccontare. Furon trattati molto civilmente, ed essi per divertir il
campo, o per far nascere l'opinione della forza e destrezza loro
facevano spesso sembianze e rappresentazioni delle feste e delle guerre
a modo loro. Le vicendevoli accoglienze, la nata famigliarità, e la
presenza di tante schiere americane unite insieme, che tenevan serrate
dentro le mura di una città le soldatesche britanniche, fecero sì, che
gl'Indiani, adescati ed attizzati in mille guise dagl'Inglesi, si
mostraron tuttavia generalmente avversi al seguitar le bandiere loro; il
che fu di grandissimo giovamento ai coloni.

Quantunque nissuna fazione di momento si facesse intorno a Boston, erano
però spesso commesse leggieri battaglie, nelle quali gli Americani
acquistavano nuovo ardire e nuovo desiderio di gloria. Washington molto
desiderava che i suoi si mescolassero coi nemici in questi piccoli
fatti, acciocchè per l'ozio non venisse a fiaccarsi la virtù loro, e si
avvezzassero al romore delle armi, ed al veder in viso il nemico.

Intanto crescevano ogni dì più le necessità, in cui si trovava la
guernigione di Boston. Le prede che le navi andavano facendo sulle
vicine coste, non potevan bastare ad un tanto bisogno. Gli abitanti
avevan ritratte le robe loro a' luoghi interni, e quelle che rimanevano,
difendevano ostinatamente coll'armi. Nè potevano molto sperar gl'Inglesi
di trar le vettovaglie dalle vicine isole o dall'altre parti del
continente americano, che continuavano nell'obbedienza del Re, perchè
esse stesse ne difettavano. Il qual difetto era prodotto da una
provvisione del congresso, per la quale proibì ogni trasporto di derrate
o merci dalle colonie verso il Canadà, la Nuova-Scozia, l'isola di San
Giovanni, Terranuova, e verso le due Floride, siccome pure a' luoghi,
dove gli Inglesi esercitavano le pescagioni. Succedevano frequenti
avvisaglie tra gli Inglesi, che cercavano di foraggiare sulle coste di
Massacciusset, ed i provinciali che s'ingegnavano d'impedirgli. Per
questo aveva il Re ordinato, che le sue navi trattassero nimichevolmente
quei luoghi che resistessero all'autorità sua. Inoltre gli abitatori di
Falmouth, Terra fiorente e ricca, posta sulle marine di Massacciusset,
avevano molestato una nave, la quale cercava di trasportar le robe di
alcuni leali. Gl'Inglesi fulminandola colle artiglierie, e venuti anche
a terra l'arsero tutta.

L'eccidio di Falmouth fu cagione di una molto audace risoluzione
dell'assemblea di Massacciusset, la quale poco tempo prima aveva già
ordinato, che si armassero navi per proteggere le coste. Decretò,
esercitando la potestà sovrana, che si concedessero lettere di marca e
di rappresaglia, e si creassero le Corti dell'ammiragliato, per
giudicare della validità delle prede. Dichiararono per altro, che
l'intenzion loro era solamente di difender le coste, e che si dovessero
solo arrestar quelle navi, che inviate fossero a portar vettovaglie a
quei soldati, che contro gli Americani esercitavano la guerra.

Poco tempo appresso, il congresso generale medesimo, a ciò indotto dalla
necessità di tener travagliata la navigazione e le cose degl'Inglesi, e
proteggere le sue marine, come pure dall'esempio delle prede fatte dai
corsari massacciuttesi, determinò, si construisse ed armasse una flotta
di cinque navi da trentadue cannoni, cinque altre di ventotto, e tre di
ventiquattro una nel Nuovo-Hampshire, due nel Massacciusset, una nel
Connecticut, due nell'isola di Rodi, due nella Nuova-Jork, quattro nella
Pensilvania ed una nella Marilandia. Alla quale flotta prepose
l'ammiraglio Hopkins. Il congresso parve esitare nel concedere le
lettere di marca e di rappresaglia. Prese però una risoluzione, la
quale, quantunque in nome meno nimichevole, in essere partoriva per
altro i medesimi effetti. Diè facoltà alle sue navi di pigliar tutte
quelle che impiegate fossero nel dare assistenza al nemico in
qualsivoglia modo ch'esse ciò facessero. Creò anche poco poi le Corti
dell'ammiragliato. Così appoco appoco si recava in mano l'autorità
sovrana tutta intiera. Usarono gli Americani grandissima diligenza
nell'allestir i legni, ed in men che non si poteva credere, un numero
grandissimo correva i mari vicini, e faceva molte prede sugl'Inglesi, i
quali un tanto ardimento non aspettavano, e si vedevano non senza
maraviglia soprappresi su quell'istesso elemento, del quale si erano fin
allora tenuti, e stati erano signori. Il corseggiare di questi nuovi
navigli riuscì agli Americani molto vantaggioso, e di gravissimi danni
cagione agl'Inglesi; perchè il governo britannico informato delle
strettezze, alle quali si trovava ridotta la guernigione di Boston,
aveva con incredibile spesa imbarcato una copia inestimabile di buoi, ed
ogni altra sorta di bestiame vivente, di carni salate e di vegetabili di
ogni maniera, e le aveva con una veloce armata alla volta di quella
città inviate. I venti contrarj primamente la trattennero per un tempo
inaspettato in mare, sicchè i bestiami morirono, ed i vegetabili si
guastarono. Il rimanente arrivato sulle coste dell'America diventò preda
in gran parte delle navi americane, e ciò spesso sugli occhi stessi dei
comandanti delle navi inglesi, i quali o impediti dalle bonacce, o
battuti dai venti contrarj non potevano soccorrere i loro. Si difettava
massimamente in Boston di legna; al che il governo aveva voluto
provvedere con avere imbarcato a bordo delle passeggiere una quantità
considerabile di carbone. Queste la maggior parte caddero in mano degli
Americani con grandissimo dispiacere e danno sì della guernigione, che
dei Bostoniani medesimi, i quali nella stagione aspra, in cui già si era
entrato, non avevano di che ardere. Nè solo si mostrò prospera la
fortuna agli Americani nell'aver impedito i soccorsi di bocca, che
dall'Inghilterra erano stati mandati al presidio, ma eziandio nell'avere
intrapreso, come fecero, le munizioni da guerra, e le armi, delle quali
essi stessi avevano un presentissimo bisogno.

Stretto da tante necessità il generale Howe aveva già mandato fuori di
Boston, e fatto trasportare sulla terra-ferma vicina, meglio di
settecento bocche inutili. Ecci chi scrive, che tra costoro si trovasse
qualche sprazzo di vajuolo. Il che, se vero è stato, non è credibil
cosa, sia stato fatto a bella posta per infettare il campo americano,
essendo certamente l'animo dell'Howe molto lontano da sì orribile
proposito. Certo è bene, che molti fra gli Americani se lo credettero,
ed alcuni il pubblicarono; e l'assemblea di Massacciusset o perchè sel
credesse ella, o perchè volesse, che sel credessero gli altri, ordinò,
si mandassero ad effetto le cautele solite a pigliarsi ne' tempi
sospetti di quella peste. Intanto Howe costretto dalle necessità per
aver da ardere ordinò, si disfacessero di molte case in Boston;
imperciocchè infestando gli Americani colle navi continuamente il mare,
ogni speranza di trarre dalle vicine terre le legna ed il carbone era
mancata.

In questo mezzo la Camera massacciuttese creava cinquantamila lire di
sterlini in biglietti di credito; e conoscendo, che gli uomini si
lasciano molto condurre alle parole ed ai segni, così essi biglietti fe'
fornire in gentil maniera. Era la divisa loro un Americano tegnente
nella man ritta una spada, attorno la quale si leggevano queste parole
latine: _Ense petit placidam sub libertate quietem_. Colla manca
sostentava il seguente motto: _Magna charta_; e attorno, si leggeva
così: _Fatti in difesa dell'Americana libertà_. La medesima Camera
ordinava, si portasse da ardere all'esercito. Queste cose, egli pare,
facessero quasi per maladetta forza, essendosi molto raffreddati gli
animi loro, o per impazienza o per avarizia. Il generale Lee, che aveva
sciolto molto il freno della lingua, e svertava ogni cosa, gli biasimava
aspramente, e gli chiamava alla discoperta torpidi e timidi, siccome
quelli, che per non perdere l'aura popolare, non si ardissero por mano
ai risoluti consiglj, e venire in sul toccare i cofani. Il congresso
generale poi decretava, che colle medesime pene, le quali fosser fatte
portare a coloro fra gli Americani, che caduti erano in mano del nemico,
fosser puniti per la legge del taglione quelli, i quali caduti in poter
loro avessero dato favore alla ministeriale oppressione. E di vero erano
nate molte querele tra l'una parte e l'altra in rispetto ai trattamenti
usati ai prigionieri di guerra. Abbiamo molte lettere scritte in istile
molto risentito all'un l'altro dai generali Gage e Washington intorno
questa cosa. E siccome è probabile, che da ambe le parti si
magnificassero i danni, così egli è certo, che non si è fatto coi
prigionieri a buona guerra, e che si procedette contro i medesimi con
molta inumanità. Del che nissuno deve pigliar maraviglia, essendo questi
i soliti frutti delle cittadine guerre.

In tal modo travagliavano in sul finir del presente anno le cose civili,
e quelle appartenenti alla guerra nella provincia di Massacciusset, e
specialmente intorno le mura di Boston. Quei di dentro non s'ardivano
saltar fuori, e diventavano ogni ora più stremi di vettovaglie e di
legna da ardere, mentre quei di fuori non s'attentavano di assaltargli,
e si credevano di dover vincere alla fin fine questa pruova di piano e
di queto.

Ma la fazione più importante di tutto questo anno si fu quella
dell'invasione del Canadà tentata dall'armi americane. Aveva il
congresso considerato, che non senza grave cagione aveva il governo
inviato per governatore in quella provincia il generale Carleton, uomo
di animo invitto, di mente vasta, e di chiaro nome nelle faccende
militari; ed investitolo, siccome già abbiam veduto, di sì piena
autorità, che nissun governatore prima di lui ne aveva a gran pezza
avuto altrettanta. Sapeva, ch'egli ogni sforzo faceva per far levar i
Canadesi e gl'Indiani, e spignerli all'armi contro le colonie. E sebbene
da principio molta ripugnanza avesse incontrato tra i primi, temevasi
però, che coll'arti e coll'autorità sua riuscisse finalmente a potergli
soldare. Non ignoravasi la disposizione in cui erano i popoli del
Canadà, i quali erano, siccome Francesi, poco stabili, e non poco
irritati all'atto di Quebec, siccome quello, che sebbene la religion
loro favorisse, gli metteva però di nuovo sotto l'antica soggezione
verso la nobiltà, ch'essi detestavano; e non si voleva trasandar
l'occasione di far profitto di questo mal animo loro, prima che Carleton
svolti gli avesse. Speravasi, che giunti colà gli Americani vittoriosi,
non avrebbero i Canadesi esitato ad abbracciar le parti loro per l'odio
che portavano alla nobiltà, e per la moderazione, colla quale gli
Americani eran soliti procedere nelle cose appartenenti alla religione.
La provincia del Canadà era allora sfornita di soldati di ordinanza, i
quali tutti erano stati chiamati a Boston. Aveva per altro il congresso
avuto intenzione, che nella vegnente primavera era il governo per fare
un grande sforzo in quella provincia, mandandovi in copia armi, soldati
e munizioni per assalir le colonie alle spalle. La qual cosa, se si
fosse aspettata, senza farvi contro nissun rimedio, era da dubitarsi di
qualche gran male. Imperciocchè i coloni, assaltati nel medesimo tempo
di fronte ed alla coda, non avrebbero potuto resistere. Dava eziandio
favore a questo disegno il felice evento dell'impresa di Ticonderoga e
di Crown-point, per la quale era stata aperta agli Americani la via del
Canadà. Pensavano, che si dovesse usar bene la presente occasione, in
cui le soldatesche britanniche erano tutte rinchiuse in Boston, ed
avevan là ben che fare, senza che andar potessero a prestar ajuto in una
parte sì lontana dalle province della lega. Ma vi era da temere, che se
s'indugiasse, avrebbe il governo inglese fatti gli opportuni
provvedimenti per opprimere ad un tratto le colonie, ed all'antica
divozione ritornarle. Nè non era da non curarsi la considerazione, che
sui principj massimamente dei moti popolari si deve far dai Capi qualche
rilevata impresa per confermar gli animi; senza di che si corre
pericolo, che si raffreddino, e, deposta la foga, si ricompongano nella
pristina quiete con grave danno e perdita loro. Nelle imprese dubbie,
che i popoli sollevati tentano, la speranza ed il timore nascono e si
depongono prontissimamente. Al che si debbe aggiungere, che altrettanto
più ostinatamente difendono i popoli una causa, quanto più la credono
giusta; ed altrettanto giusta la credono, quanto essa è felice. Da tutte
queste ragioni mosso il congresso, si risolvette a far la spedizione del
Canadà. Nella qual cosa però non è, che gli uomini prudenti non
trovassero molte e gravi difficoltà. Questo non era più un volere star
sulle difese, ma sibbene un offendere gravissimamente quel principe, al
quale protestavano ancora fedeltà, portando le armi in una sua
provincia, la quale in nissun modo gli aveva chiamati. Quest'era non
solamente incitar con parole i sudditi quieti e non offesi alla
resistenza contro l'autorità legittima del proprio sovrano, ma ancora
occupar violentemente il paese loro, e trargli per forza a parte della
sedizione. Si doveva temere, che un sì audace disegno non discoprisse
troppo le intenzioni del congresso generale, e che perciò quelli fra i
coloni, i quali di buona fede combattevano per ottener dal governo la
rivocazione delle novissime leggi, e desideravano, detestando la totale
separazione dalla Gran-Brettagna, di ritornare all'antica obbedienza, si
ristassero, ed i compagni abbandonassero. Nè non istavano molti senza
apprensione, che si perdesse per l'esecuzion di questo disegno quel
favore, che molti abitanti dell'Inghilterra, e parecchj membri del
Parlamento avevano sin allora alla causa dell'America prestato, perchè
in tal caso, da sudditi offesi diventati sarebbero pregiudiziali nemici,
da uomini oppressi soldati oppressori, da cittadini difendentisi contro
una sembianza di tirannide insaziabili assaltatori di una pacifica
provincia. Si doveva anche credere, che il timore che non fossero messe
a sacco ed a ruba le merci e le proprietà inglesi, che in gran copia si
ritrovavano ammassate nel Canadà, e massimamente nella città di Quebec,
alienasse molto gli abitatori dell'Inghilterra. Ma però si discorreva
dalla contraria parte, che allorquando si è già venuto all'armi e sparso
il sangue, il persistere nella guerra difensiva, egli è un lasciar
migliori condizioni all'inimico, il quale non ha il medesimo rispetto;
che giacchè si era la guerra incominciata, si doveva essa con tutti i
più efficaci mezzi continuare, e che certamente nissuno più efficace si
poteva immaginar di quello di assalire e preoccupare il nemico nella sua
parte più debole. Si osservava, che l'Inghilterra non avrebbe usato
questa distinzione delle difese e delle offese, ma che avrebbe
esercitato sopra tutti indistintamente la medesima vendetta; che l'armi
sole, e queste gagliardamente e pienamente usate, e non i timidi rimedj
quelli erano, che dovevano gli Americani dagli estremi danni preservare;
che la felicità dell'impresa, la quale molta probabilità aveva, non solo
i titubanti, ma forse anche gli avversi avrebbe conciliato, e che ogni
tentativo che l'uomo faccia, qualche parte d'incertezza s'incontra e
qualche pericolo; ma che non debbono perciò ristarsi gli animi generosi.
Ricordavasi quell'antico motto, _che chi non fa quando e' può, non fa
quando e' vuole_. Riflettevasi finalmente, che gli acconci parlatori
delle due Camere del Parlamento o per amor della libertà, come dicevano,
o certo almeno per l'ambizione e per l'agonia di contraddire ai
ministri, non si sarebbero rimasti dal lodare, non che dal difendere la
causa degli Americani, quantunque questi avessero fatto peggio, che
assaltare la provincia del Canadà.

Fatta la risoluzione non fu lento il congresso a fare tutti quei
provvedimenti, ch'erano a sì importante spedizione necessarj. Tremila
soldati, parte abitatori della Nuova-Inghilterra, e parte Jorchesi
furono trascelti all'impresa. Erano capitanati da due brigadieri
generali Wooster e Montgommery, ed avevano per capitano generale il
maggiore generale Schuyler, uomini tutti, in cui l'America aveva
grandissima fede collocata. E siccome per arrivar nel cuore del Canadà,
bisognava far la via del lago Champlain, dei fiumi Sorel e San Lorenzo,
dei quali l'ultimo largo e profondo bagna le mura di Quebec, città
capitale della provincia, così si era dato opera a construrre piatte a
Ticonderoga ed a Crown-point per trasportar le soldatesche, ovunque
d'uopo fosse. Dovendosi poi andare in una provincia, la quale non era
nella lega americana entrata, e che si reggeva alle sue proprie leggi,
non si poteva sperare che gli abitanti suoi ricevessero i biglietti di
credito che correvano nelle colonie, e medesimamente si abborriva, che i
soldati vivessero a discrezione in una contrada, che s'intendeva doversi
rendere favorevole ed amica. Perciò il congresso aveva, fatto un sforzo,
raggranellato cinquantamila dollari in ispecie, e destinatigli alla
spedizione. Egli era ancora necessario per assicurarsi alle spalle, che
si confermassero nell'amicizia gl'Indiani, che abitavano le rive del
fiume Mohack, che mette in quello del Nort un poco al di sopra di
Albanìa. Perciò il generale Schuyler si era fermato in questa città, e
teneva continue pratiche coi medesimi, coi quali esercitava grandissima
autorità. Era già arrivato Montgommery a Crown-point accompagnato da una
parte dell'esercito, e stava aspettando l'arrivo del rimanente.
Carleton, che stava molto avvisato, vedendosi venire tanta piena
addosso, e pensandosi che, se s'impedisse agli Americani l'entrare nel
fiume Sorel, sarebbe loro impossibil cosa stata il penetrar nel Canadà,
aveva fatto construrre ed armare un grosso giunco, con altri legni
minori, e dal Forte di San Giovanni intendeva di fargli innoltrare sino
all'emissario del lago nel Sorel, sperando in tal modo, e non senza
ragione, di chiudere affatto il passo agli Americani. Montgommery,
avutone intenzione, giudicando questo disegno di Carleton di quella
importanza ch'egli era, determinò di preoccuparlo, e si mosse, con
quelle poche genti che aveva, verso il Sorel. Entratovi andò ad occupare
l'isola delle Noci, la quale giace sull'entrar del fiume presso il lago.
In questo mezzo arrivava Schuyler da Albanìa, non senza però aver prima
lasciato gli ordini opportuni per far marciar le genti della spedizione
all'isola delle Noci. Quivi accozzatisi i due generali mandarono un
bando ai Canadesi, col quale gli esortavano a congiungersi cogli
Americani per difendere le libertà loro, e dichiararono, ch'essi
entravano nella contrada, non come nemici, ma come amici e protettori, e
che solo avrebbero combattuto contro le guernigioni inglesi. Per
accoppiar poi alle dimostrazioni la forza, determinarono di avvicinarsi
al Forte San Giovanni, il quale, posto alla sinistra riva del Sorel,
tutto lo signoreggia ed impedisce il transito verso il San Lorenzo.
Adunque si mossero, sebbene senza artiglierie, verso San Giovanni, e
sbarcarono ad un miglio e mezzo distante dal Forte dentro di una palude,
per la quale marciarono, serbando gli ordini, verso il medesimo a fine
di riconoscere il luogo. In questo mentre ebbero a ributtare un feroce
assalto degl'Indiani, i quali volevano impedire, non guadassero un
fiume. Dispersi quelli, gli Americani si accamparono la notte a veggente
del Forte, ed incominciarono a farvi le trincee. Ma avuto avviso, che il
Forte era ottimamente munito, non isperando di far frutto per allora, se
ne ritornarono il giorno seguente all'isola delle Noci, dove
determinarono di aspettare i rinforzi e le artiglierie. Quivi per
impedire il passo alle navi di Carleton da San Giovanni al lago chiusero
la riviera, che quivi ha il suo letto molto angusto, con macchine
opportune. Intanto ritornava Schuyler ad Albanìa per ultimar il trattato
cogl'Indiani, e per accelerar l'arrivo dei soccorsi all'isola delle
Noci. Ma quivi o trattenuto dagli affari, od impedito dalla malattia,
imperciocchè ei pativa di gotte, si ristette, di maniera che tutto il
governo della guerra del Canadà rimase nelle mani del solo Montgommery,
uomo per altro molto capacissimo a sostentare un tal peso. Incominciò
egli con opportune pratiche a spiccar gl'Indiani dalle parti di
Carleton, acciocchè stessero neutrali, il qual fine ottenne senza molta
difficoltà. Poi essendo arrivati i rinforzi e le artiglierie, deliberò
di andare a porre l'assedio a San Giovanni. Consisteva il presidio in
cinquecento, o seicento soldati d'ordinanza, con dugento Canadesi
capitanati dal maggiore Preston. Ma l'esercito del Canadà, siccome tutti
gli altri delle colonie unite, avevano carestia di polvere e di palle
d'artiglieria, e perciò si faceva poca impressione contro la Fortezza.
Si aggiungeva a questa difficoltà il difetto della disciplina nelle
truppe provinciali ritrose e male obbedienti ai comandi. A questo
rimediava il Montgommery colla pazienza, colle promesse e colle minacce,
ajutate tutte dalla sua magnanimità e dall'autorità della persona sua,
che presso tutti era grandissima. Per superar poi la prima offerì la
fortuna un mezzo favorevole. È posto un poco sotto il Forte San
Giovanni, pure sul fiume medesimo di Sorel, un altro piccolo Forte
chiamato Chambli, il quale non avevano gl'Inglesi fornito, perchè
credevano che il nemico non vi potesse arrivare, se non si fosse prima
impadronito di quello di San Giovanni. A questo voltò tosto il pensiero
il generale americano. Mandovvi un buon polso di genti tra coloni e
Canadesi sotto i comandamenti dei maggiori Brown e Livingston, i quali
arrivati alla non pensata entrarono nel Forte, e se ne fecero padroni.
Il presidio, ch'era debolissimo, fu fatto prigioniero. Vi si trovarono
alcuni pezzi di artiglieria con centoventiquattro barili di polvere. Le
bandiere inglesi conquistate furon mandate a gran festa al congresso.
Gli Americani, ottenute le munizioni, delle quali mancavano, strinsero
l'assedio di San Giovanni, aprirono una batteria a dugento cinquanta
passi dal Forte, e vi piantarono le artiglierie.

Molte bande di Americani correvano il paese tra il fiume Sorel e quello
di San Lorenzo, dove furono ricevuti con grandissime dimostrazioni di
allegrezza dai Canadesi, i quali venivano ad unirsi con loro a schiere,
portando armi, vettovaglie e munizioni. Trovandosi adunque superiori, si
accrebbero loro gli animi, ed i due Capi, il colonnello Allen ed il
maggiore Brown, l'uno e l'altro gente molto avvisata, fecero la
determinazione di sorprendere e pigliar per una battaglia di mano la
città di Monreale, capitale del Canadà superiore, posta in un'isola
fatta da due rami del San Lorenzo. Allen pervenuto a Longueil, trovate
le barche, traversò il San Lorenzo di notte tempo sotto Monreale. Doveva
nell'istesso tempo varcare Brown: ma mancò; onde l'altro si trovò in
pericoloso frangente. Carleton, il quale era allora in Monreale, ed era
uomo, che sapeva bene usar le occasioni, conosciuta la debolezza
dell'Allen, gli venne all'incontro con alcune centinaia d'uomini tra
Inglesi, Canadesi ed Indiani. Si attaccò una feroce mischia, nella quale
Allen si difese con molto valore. Ma sopraffatto dal numero, perduti
molti de' suoi, ed abbandonato dagli altri, principalmente dai Canadesi,
fu costretto ad arrendersi. Il governatore non volle far seco lui a
buona guerra; ma, fattolo incatenare, lo mandò in Inghilterra.

Il governatore, preso nuovo ardire da questo prospero successo, si
determinò a far qualche pruova per liberar dall'assedio San Giovanni. A
quest'effetto aveva raggranellato tra Indiani, Inglesi e Canadesi un
buon numero di soldati. Ma non credendosi di aver forza sufficiente per
ottener il suo fine, deliberò di partir da Monreale per andarsi a
congiungere col colonnello Maclean, il quale col reggimento di Scozzesi
chiamato i _Reali Montanari fuorusciti_ occupava la foce del Sorel nel
San Lorenzo. Intendeva egli con queste genti unite poter con sicurezza
marciare contro Montgommery, e levar al tutto l'assedio. La fortuna non
favorì il disegno. Stando il generale americano in sospetto, che la
guernigione di Monreale governata da un uomo tanto sagace ed attivo,
quanto Carleton si era, non facesse qualche motivo, aveva fatto correre
da numerose schiere de' suoi la riva dritta del destro ramo del San
Lorenzo. Il governatore, preparata ogni cosa, ed entrato nei battelli si
attentava di passar il fiume per andar a sbarcare dall'altra parte a
Longueil. Accortisi del disegno gli Americani condotti dal colonnello
Warner piantarono le artiglierie in riva del fiume, e cogli archibusi
stavano pronti a ributtare il nemico. Lasciarono avvicinare le navi del
governatore, contro le quali, giunte ch'esse furono a gittata,
scaricarono le armi, ma principalmente le artiglierie, che trassero a
schegge. Le genti del governatore soprapprese da questo improvviso
impeto, tosto si disordinarono. Abbandonata l'impresa si ritirarono di
nuovo dall'altra parte del fiume a Monreale. Il colonnello Maclean,
avute le novelle delle cose poco felicemente succedute intorno Longueil,
si ritirava a Quebec, lasciando libera agli Americani la bocca del
Sorel.

Intanto si procedeva caldamente nell'assedio di San Giovanni.
Montgommery si era già molto colle sue trincee avvicinato alla murata, e
si apparecchiava a dar l'assalto. Ma quei di dentro si difendevano
gagliardamente, e non facevano alcuna vista di volersi arrendere,
quantunque incominciassero a difettar di vettovaglie. Arrivarono
finalmente i certi avvisi della rotta ricevuta da Carleton, e
Montgommery mandò tosto dentro un trombetto accompagnato da uno dei
prigionieri fatti dal Warner con una lettera per informar Preston di
quell'avvenimento, che gli toglieva ogni speranza di soccorso, e per
esortarlo a por giù un'ostinata difesa, la quale altro non era per
partorire, che uno inutile spargimento di sangue. Ricusava dapprima
Preston, e domandava qualche giorno di soprastamento. Ma l'Americano non
poteva consumar il tempo inutilmente, essendo già molto innoltrata la
stagione. L'Inglese fu obbligato ad arrendersi il giorno tre di
novembre, dopo un mese e mezzo d'assedio, salve le robe e le persone, e
con tutti gli onori della guerra. Furon condotti prigionieri per la via
di Ticonderoga in quelle colonie, che furon credute più accomodate. Così
venne in poter degli Americani il Forte di San Giovanni, il quale dopo
la perdita di Ticonderoga e di Crown-Point era meritamente riputato la
chiave del Canadà. Vi si trovarono diciassette bocche da fuoco tutte di
bronzo, ventidue di ferro, sette bombarde, con una quantità notabile di
palle e di bombe, ed alcuni attrezzi navali; munizioni da guerra e da
bocca poche, essendo state logorate.

Preso il Forte di San Giovanni corsero tosto i provinciali ad occupar le
bocche del Sorel, e quella punta di terra, che questo fiume forma nella
sua congiunzione col San Lorenzo. La cosa era di somma importanza per
impedire, che le navi armate, le quali il governatore teneva allestite a
Monreale, non potessero, calando a seconda dell'acqua pel San Lorenzo,
salvarsi a Quebec. Si aveva speranza eziandio d'intraprendere la persona
stessa di Carleton, il quale si trovava tuttavia in Monreale, città, che
non essendo fortificata, non era capace di alcuna difesa. A questo fine
rizzarono i provinciali batterie su quella punta, ed essendo il fiume
molto largo construssero con grandissima sollecitudine foderi e batterie
galleggianti, colle quali non solamente impedirono il transito all'ingiù
al naviglio del governatore, ma di più, assaltatolo, l'obbligarono a
ritirarsi verso Monreale. Tutto quell'apparato navale, ed il governatore
medesimo correvano grandissimo pericolo. Arrivava intanto sotto le mura
di Monreale Montgommery il giorno dopo, che Carleton ritrattosi a bordo
delle navi l'aveva abbandonato. Gli abitanti proposero incontanente
molti articoli di capitolazione, ai quali Montgommery non volle
ratificare, allegando, che non essendo essi in istato di difesa non
potevano far accordo, e perciò intimò loro, si arrendessero a
discrezione. Tuttavia essendo egli non meno cortese, che valoroso, ed
ornato di tutte quelle virtù civili, che in uomo capir possono, concesse
ai Monrealesi umanissime condizioni, promettendo loro con una scritta di
sua mano, che avrebbe protetto le proprietà, le persone e la religione.
Aggiunse, volendo accennare un accordo e lega colle colonie unite, che
sperava, che i civili e religiosi diritti di tutti i Canadesi stati
sarebbero stabilmente constituiti da un provinciale congresso; che le
Corti di giustizia sarebbero ordinate a modo della costituzione inglese,
e generalmente, dei chiesti patti, concesse tutti quelli, che la
sicurezza del suo esercito, ed i suoi ulteriori disegni potevano
consentire. Queste cose faceva Montgommery non solo, perchè così portava
l'animo suo, che invero era cortesissimo e liberalissimo, ma eziandio
per dar sicurtà agli altri Canadesi, e principalmente agli abitatori di
Quebec, acciocchè, deposto ogni timore, e confidandosi affatto nella
fortuna e nella fede sua, alle parti americane si accostassero.
Assicurati così gli abitanti di Monreale, entrò vittorioso nella città
addì tredici di novembre.

Le genti di Montgommery, essendo mal in arnese, erano grandemente noiate
dal freddo della stagione, che incominciava ad innoltrarsi, e dal rigor
di quel clima. Specialmente nel viaggio loro da San Giovanni a Monreale,
essendo quelle terre molto basse e piene di fango, incontrarono molte
fatiche e disagi, i quali però sopportarono con incredibile pazienza. Ma
giunte in Monreale incominciarono ad inritrosire; e molti soldati,
essendo terminata la condotta, se ne volevano alle case loro ritornare.
Ma Montgommery colle parole e coll'autorità sua, e coll'aver partiti fra
di loro nuovi abiti di panni trovati in quella città, e comprati a buon
prezzo, ne fermò una parte. Gli altri se n'andarono, sicchè diminuì
l'esercito già non troppo grosso. Ma più crescevano gli ostacoli, e più
s'infiammava nell'impresa quell'animo smisurato del Montgommery.

Coll'essersi i provinciali renduti padroni di Monreale, si era tolta
ogni speranza al navilio del governatore. Si trovava questi come
assediato in quella parte del fiume San Lorenzo, ch'è compresa tra
quella città e le bocche del Sorel. Sotto gli serravano il passo le
batterie galleggianti, ed i foderi armati con artiglierie sotto i
comandamenti del colonnello Easton. La presa del governatore stesso
pareva inevitabile; la quale se avesse avuto luogo, si sarebbe ad un
tratto terminata la guerra del Canadà, e gli Americani avrebbero
acquistato tutta questa provincia colla città di Quebec. Tutta la somma
della guerra, tutta la speranza della vittoria era posta nella sola
persona del governatore, il quale coll'animo suo invitto, colla prudenza
e colla sperienza governava ogni cosa. In così imminente pericolo ei
trovò la via di scampare, quando pareva più vicina la perdita sua.
Montato su d'un battello, e fatto avviluppare i remi per diminuire il
romore dei medesimi in sul batter dell'acque, ebbe la ventura di
passare, usando l'oscurità della notte, a traverso delle guardie delle
navi nemiche, e di ritornarsene sano e salvo a Quebec. Il generale
Prescot, che, partito Carleton, aveva il comando delle navi, fu
obbligato ad arrendersi. Vennero in mano dei provinciali il generale
stesso con molti altri uffiziali, alcuni gentiluomini, che tenevano i
maestrati civili nel Canadà, i volontarj canadesi, e molti soldati
inglesi, i quali tutti avevano cercato rifugio a bordo delle navi,
quando Montgommery si era avvicinato a Monreale. Lasciate le guernigioni
in Monreale e nei Forti di San Giovanni e Chambli per tener aperta la
via tra Quebec e le colonie, conservar nella divozione i Canadesi, e
tener in rispetto gl'Indiani, siccome pure le guernigioni di Detroit e
di Niagara, s'incamminava alla volta di Quebec con poco più di trecento
soldati, che soli rimanevano di tutto l'esercito.

Mentre così si travagliava nelle parti superiori del Canadà, sovrastava
da una parte inaspettata un presentissimo pericolo alla città stessa di
Quebec. Aveva Washington nel campo suo presso Boston concetta nell'animo
una impresa molto mirabile per la novità sua, e per la difficoltà ed i
pericoli, che si dovevano superare nel mandarla ad effetto. Ma se ella
era arrisichevole, non era meno utile. Ei pensò, che una via vi doveva
essere, quantunque non battuta, e solo corsa dai montanari a' buoni
tempi, la quale dalle parti superiori del Nuovo-Hampshire e della
provincia di Mena guidasse a traverso deserti, paludi, bricche e
montagne pressochè inaccessibili nel Canadà inferiore dalla parte di
Quebec. Considerò, che una impressione fatta in questo luogo sarebbe
tanto più efficace stata, quanto più era inaspettata. Conciossiachè non
solamente nissun esercito era mai passato per quelle solitudini aspre e
selvagge, ma eziandio nissuno si era mai recato in mente, che ve ne
potesse alcuno passare. Sapeva egli, che la città di Quebec non era a
gran pezza fornita delle cose necessarie alla difesa. Il disegno di
Washington era molto opportuno per cooperare con quell'esercito, che
doveva per la via trita dei laghi e del Sorel penetrare nel Canadà
superiore. Si sapeva, quanto deboli forze avesse seco Carleton, e che
non poteva, dividendole opporsi con qualche speranza a due eserciti, che
lo assalissero, uno verso Monreale, e l'altro dalla parte di Quebec.
S'ei si ostinasse a difendere il paese intorno Monreale, Quebec veniva
in poter degli Americani. S'egli per lo contrario accorreva a Quebec,
avrebbero essi occupato Monreale, e tutte quelle vicinanze.

Il governo di questa insolita e difficile fazione fu commessa al
colonnello Arnold, uomo, non che audace, temerario, e con ciò di
grand'ingegno e di ammirabile fortezza. Furono scelte a quest'impresa
dieci compagnie di archibusieri, tre di corridori ed una di artiglieri
sotto gli ordini del capitano Lamb. Seguivano alcuni volontarj, tra i
quali il colonnello Burr, quegli, che fu poi vice-presidente degli Stati
Uniti d'America. Sommavano in tutto a undici centinaia di soldati.

Scorre per la provincia di Mena un fiume, che i paesani chiamano
Kennebec, il quale sorge dalle montagne che dividono questa provincia da
quella del Canadà, e correndo da tramontana verso ostro, va a mettere in
mare poco lungi da Casco-Bay. All'opposto delle sorgenti della Kennebec,
dall'altra parte dei monti, e non molto distante da quelle, nasce un
altro fiume chiamato Chaudiere, il quale va a sboccare nel fiume di San
Lorenzo poco sopra alla città di Quebec. Tra le sorgenti della Kennebec
e della Chaudiere havvi un tratto, per dove si passa da una sorgente
all'altra tra aspre montagne, e, come suole, impedito da spessi torrenti
e paludi. Non si trova in tutti questi luoghi anima vivente. Questa è la
via che le genti dell'Arnold dovevano tenere per arrivare a Quebec.
Aveva egli ricevuto ordini convenevoli per corrispondere all'esercito di
sopra per mezzo degli Indiani di San Francesco, i quali abitano le rive
di un fiume di questo nome, posto tra quel della Chaudiere ed il Sorel.
Doveva ogni ingegno usare per mantenersi i Canadesi amici, e per tener
avvisato il generale Washington di tutto ciò, che accadesse alla
giornata. Ei portava seco mille lire di sterlini, e bandi pei Canadesi
in copia. Imperciocchè in quei tempi, come poi, di bandi, che ora
gl'Italiani chiamano con vocabolo dedotto dai Latini, ma in effetto pel
pizzicore di parlar francescamente, _proclami_ e _proclamazioni_, non
v'era penuria.

Adunque Arnold con tutto questo apparato e tutte queste genti piene di
ardire e di speranza, partì dal campo di Boston verso la metà di
settembre, ed arrivò al porto di Newbury, situato alle foci del fiume
Merrimack; donde imbarcatosi sulle navi, che ivi lo aspettavano,
pervenne per via del mare alle bocche della Kennebec nel
Nuovo-Hampshire. Spirando il vento favorevole entrarono nel fiume, ed
arrivarono alla villa di Gardiner, dove, imbarcate su dugento battelli
le vettovaglie e le armi, procedettero su pel fiume sino al Forte Wester
situato sulla destra riva. Da questo luogo le genti furono divise in tre
schiere, la prima delle quali composta tutta di corridori, e guidata dal
capitano Morgan, si mosse oltra per andar a sopravveder il paese,
tentare i guadi, preparar le strade, e soprattutto riconoscere un luogo
di porto, ch'essi chiamano nella lingua loro _portaggio_. Sono questi
portaggi luoghi de' fiumi, dove, cessando di esser navigabili, è
mestiero portare a braccio od a soma tutte le cose, e per fine le navi
stesse, fin dove di nuovo diventano atti a potersi navigare. La seconda
schiera partì il giorno dopo, e la terza il posdomane. Le acque erano
molto rapide, il letto del fiume sassoso, interrotto spesso da cadute e
da altri impedimenti. Accadeva non di rado, che le acque superavano, ed
entrando nei battelli o guastavano, o sommergevano le vettovaglie e le
munizioni. Ai numerosi porti, o sia portaggi erano obbligati non solo a
caricare e scaricar le navi, ma eziandio a recarsele in sulle spalle, e
portarle oltre ai luoghi navigabili. Per la via di terra non s'incorreva
in minori difficoltà, che per quella dell'acqua. Dovevasi penetrare per
foltissime selve, valicare aspri monti, guadare profonde paludi, e
superare orribili precipizj. Questi ostacoli tutti dovevan vincere i
soldati portando addosso ogni roba loro. Perciò procedevano molto
lentamente. Incominciavano le vettovaglie a venir meno, primachè si
arrivasse alle sorgenti della Kennebec, sicchè molti furon costretti a
mangiarsi i cani, od altro cibo più insolito e sozzo, che lor venisse
fatto di trovare. Molti consumati dalle continue fatiche, e stenti
ammalavano. Tosto che si toccarono le fonti della riviera morta, ch'essi
chiamano _Dead-river_, e che è un ramo della Kennebec, il colonnello
Enos ebbe ordine di mandar indietro gli ammalati e tutti quelli, ai
quali, non si potessero somministrar i viveri. Ma egli usando la
occasione, se ne ritornò con tutta la sua schiera al campo di Boston.
Vedendolo comparire, si commosse l'esercito a grave sdegno contro di
lui, siccome quelli, che i proprj compagni avesse abbandonato in un
estremo pericolo, e perciocchè la sua diserzione poteva guastar tutto
l'esito della impresa. Ma però tratto in giudizio fu assoluto, essendosi
conosciuto, che in quei luoghi strani e deserti era impossibile trovar
vettovaglie per tutti.

Intanto Arnold colle due prime schiere seguitava il suo cammino, avendo
consumato trentadue giorni nello attraversare una spaventevole
solitudine, dove nè abitazione, nè volto umano s'incontrò a vedere. Le
paludi, le montagne, i precipizj si appresentavano ad ogni passo, e
parevano spegnere ogni speranza non che di riuscita, di salute. La morte
desideravano più, che temessero. Le fatiche, gli stenti, i disagi erano
senza fine. Pure persistevano con incredibile costanza, e la necessità,
non che altro, gli sostentava nell'estremo caso. Arrivati in sulle lari,
o sia in su quella più alta sommità dei monti, che dividono le acque
della Kennebec da quelle della Chaudiere e del fiume San Lorenzo, quel
miserabile avanzo di vettovaglie, che si trovavano in pronto, divisero
in eguali parti fra tutte le compagnie, e fu detto loro, corressero
avanti a cercar ventura, poichè quella era la sola speranza che rimaneva
di salvamento. Arnold stesso precedeva tutti gli altri, e stracorreva
qua e là per riconoscere i luoghi e cercar vettovaglie. Le compagnie
erano ancora a trenta miglia lontane dai luoghi abitati, quando si
trovarono, aver logorato insino all'ultimo boccone. Già si disperavano;
quando ecco arrivare a precipizio Arnold, che tornava dalla busca, e
portava di che soddisfare ai primi bisogni della natura. Si spingevano
avanti, e finalmente con incredibile allegrezza discoprirono le fonti
della Chaudiere, e pocostante divallatisi vieppiù, incontrarono le prime
abitazioni dei Canadesi. Questi si mostrarono ottimamente affetti verso
il congresso, e porsero tutti quegli ajuti che potettero. Arnold, che si
affrettava, ed era impaziente di côrre il frutto di tante fatiche e di
tanti pericoli non volle fermarsi, se non se quanto fu necessario,
perchè giugnesse il retroguardo, e si raccogliessero gli smarriti.
Quindi mandò fuori un bando del generale Washington scritto nello stesso
stile, che quello di Schuyler e di Montgommery. Si esortavano i Canadesi
ad entrar nella lega ed a condursi alle bandiere della general libertà;
si affermava, che non venivano per rubare o perseguitare, ma per
proteggere le proprietà e le persone, e che riputavano trovarsi dentro
ad una contrada amica. Stessero adunque; non fuggissero dagli amici
loro; fornissero aiuti e viveri, dei quali sarebbero largamente
rimeritati. Di nuovo incominciarono a marciare, ed arrivarono il nove di
novembre ad un luogo detto Pont-Levì, posto rimpetto a Quebec sulla
destra riva del fiume San Lorenzo. Se gli abitatori di Quebec
rimanessero stupefatti all'apparizione di queste genti, nissuno il
domandi. Non potevano restar capaci, nè come, nè per qual via fossero in
quelle spiagge pervenute. La cosa pareva loro non che maravigliosa,
miracolosa; e se in quella prima giunta Arnold avesse potuto valicar il
fiume e venir sopra Quebec, se ne sarebbe fatto padrone. Ma il
colonnello Maclean, avendo avuto avviso per tempo delle cose per mezzo
di una lettera, o intrapresa, o consegnata a posta, la quale Arnold,
quando stava sulle fonti della Kennebec, aveva fidato ad un Indiano di
quelli di San Francesco, perchè la recasse al generale Schuyler, aveva
fatto opportunamente ritirar le navi dalla destra alla sinistra riva del
fiume. Oltreacciò soffiava a quei dì un vento tanto gagliardo, che non
si sarebbe potuto traversare il fiume senza un presentissimo pericolo.
Quest'impedimenti preservarono la città. Arnold intanto fu obbligato a
soprastare molti giorni, e solo poteva sperare di poter passare di notte
tempo; poichè la fregata il Lizard sorta in sull'ancore presso la città,
ed altri legni armati più piccoli, guardavano il passo. Ma per lo spazio
di molte notti il vento soffiò più forte, che di giorno. I Canadesi
avevano Arnold fornito di battelli; e solo aspettava il tempo opportuno
per tentar il passo.

In questo mezzo la città di Quebec si trovava in grandissima debolezza,
sia perchè essa era in parte sia per la pochezza della guernigione. I
negozianti ed abitanti inglesi stavano molto di malavoglia per motivo
delle leggi francesi testè introdotte nella provincia, e del poco conto,
in cui il governo aveva le petizioni loro tenute. Si querelavano, che
tutte le grazie, tutti i favori fossero volti agli abitanti francesi, e
che la cura di volersi rendere benevoli questi nemici avesse nella mente
dei reggitori fatto disprezzare gli amici; ch'essi Francesi montati in
superbia non cessassero di oltraggiare e di soperchiare gl'Inglesi; che
nelle brigate andassero questi umili servitori mettendo a bello studio
discorsi intorno gli affari di Stato, e, battendo intorno le buche per
fargli uscire, a fine di poter andar poscia a rapportar i detti loro a
coloro, che avevano il governo in mano. Così, dicevan essi, quella
libertà, di cui godono gl'Inglesi nei fatti e detti loro, si trasformava
in pruova di poco affetto e di sinistri disegni. Si dolevano eziandio
della licenza militare, e finalmente molto alterati si mostravano
all'essere stata la città lasciata senza presidio, allorquando le
soldatesche erano state mandate contro i ribelli verso il Sorel e
Monreale, ed al non essere state in quel frangente ordinate le compagnie
delle milizie cittadine. Nè pare, che gran fondamento si dovesse fare
sulla fede dei Francesi, i più dei quali erano titubanti, ed alcuni
anche avversi. Da un altro canto il presidio era debolissimo, e solo
consisteva nelle compagnie dei reali Irlandesi del Maclean, ed in quelle
delle milizie, le quali in ultimo per la diligenza del vice-governatore
erano state messe in assetto. II Consiglio degli uffiziali delle navi
non aveva permesso che le compagnie de' marinari sbarcassero a terra a
causa della stagione molto tarda e delle difficoltà della navigazione.

Ma tostochè si videro comparire dall'altra parte del fiume le insegne
americane, tutti i cittadini o soldati, o non soldati, o uomini da
terra, o da mare, o Francesi, o Inglesi, che si fossero, riuniti dal
comune e vicino pericolo, e volendo le ricchezze loro preservare, che
non eran poche, bramosamente concorsero alle difese, e fecero con
grandissima diligenza, prima che il nemico potesse valicare, tutte
quelle provvisioni, ch'erano del caso. Le compagnie delle milizie
cittadine furon disposte ai luoghi loro, ed armate. I reali Irlandesi
mostrarono un grandissimo ardire, ed i marinari furon posti a terra, i
quali essendo pratichi nell'arte del maneggiar le artiglierie, furon
posti a ministrare quelle, che difendevano le mura. In mezzo a questi
primi pericoli, l'opera del colonnello Maclean riuscì di grandissimo
giovamento. Ed in vero ei si portò molto egregiamente per assicurar gli
animi, e nel preparar tutte le cose necessarie alla resistenza.

Finalmente essendosi il vento calmato, ed avendo Arnold fatte le
provvisioni per passare il fiume, e per dar l'assalto alla città, la
notte de' tredici novembre si mise all'ordine per tentar il passo.
Imbarcò le sue genti, lasciandone da cencinquanta, perchè fabbricassero
scale. Superata la corrente rapidissima dell'acqua, ed evitate non senza
gravi difficoltà e pericoli le navi nemiche, sbarcò sull'altra riva poco
sopra a quel luogo, dove il generale Wolfe nel 1759, con sì chiaro
augurio per la patria sua, e sì funesto per lui, aveva sbarcato. E non
potendo egli superare le grotte del fiume per esser quivi molto
dirupate, marciò all'ingiù, avvicinandosi a Quebec, e camminando sempre
su di quelle, finchè pervenuto a quell'istesso precipizio, per sormontar
il quale il generale Wolfe aveva durato tanta fatica, saliva per quello,
seguendolo i suoi audaci commilitoni. Arrivato in cima mise in ordinanza
la sua piccola schiera sulle alture vicine alle pianure di Abraam. Quivi
attese ad incoraggiarla, ed a raccor le compagnie, che erano rimaste
indietro dall'altra parte del fiume. Aveva sperato Arnold di sorprendere
la città, e d'impadronirsene alla non pensata. Ma gli avvisi dati per la
lettera intrapresa, l'essere stato scoperto al Pont-Levì, e l'avere
tratto contro un palischermo, che dal porto di Quebec se n'andava verso
la fregata, avevano sollevati gli animi, e fatta accorta la città del
pericolo ch'ella correva. Perciò si stava dentro a grande guardia. Della
quale cosa egli ebbe certezza; poichè avendo mandato oltre le compagnie
dei corridori per riconoscere i luoghi, e sopravvedere l'inimico,
queste, tornate indietro, riferirono, che le scolte stavano molto
avvisate, e che avevano fatta la chiamata. Ciò nonostante il colonnello
avventato voleva dar l'assalto. Ma gli altri uffiziali gli
contrastarono. Gran parte degli archibusi erano diventati inutili nel
lungo viaggio, che i soldati fornito avevano; una sì gran parte delle
munizioni si era guasta, che non rimanevano più di sei colpi a ciascuno
de' suoi soldati. Artiglierie non n'aveva di sorta alcuna. Ma però,
s'egli aveva perduto la speranza di farsi padrone della città per una
battaglia di mano, conservava tuttavia quella, che mostrandosi in arme
ed in ordinanza sotto le mura di essa, si romoreggiasse dentro, e quindi
qualche via si aprisse per entrarvi. Per la qual cosa ei si mostrava
spesso sulle alture, e mandò anche due tamburini a far la chiamata. Ma
tutto fu invano. Il colonnello Maclean, ch'era, trovandosi tuttora
assente Carleton, alla custodia della città, non solo vietò loro
l'entrare in essa, ma ancora fe' trarre all'uffiziale che gli
accompagnava. Tra queste cose ebbe l'avviso, che i soldati scampati
dalla rotta di Monreale scendevano il fiume, e che Maclean voleva saltar
fuori dalla Terra. Laonde gli fu forza il ritirarsi, ed andò a pigliar
campo ad un luogo chiamato la _Punta delle Tremule_, a venti miglia
distante sopra Quebec, per aspettar Montgommery, il quale doveva
arrivare dal Canadà superiore. Mentre marciavano, osservarono la nave,
che portava all'ingiù Carleton. Giunti poscia alla punta delle Tremule
trovarono, che questi si era fermato poche ore prima in quel luogo.
Tanto sono incerti gli avvenimenti della guerra, e da tanto fortunevoli
casi dipende spesso la somma delle cose.

Intanto il governatore arrivava a Quebec. Tosto pose opera a far tutte
quelle provvisioni di difesa, che la brevità del tempo, e la strettezza
delle circostanze permettevano. Mandò fuori della città colle famiglie
loro tutti coloro, che ricusarono di pigliar le armi in sua difesa. Il
presidio annoverati tutti gli ordini delle genti, sommava in circa a
quindici centinaia di combattenti, numero molto inferiore a quello, che
sarebbe stato necessario per custodir diligentemente tutte le
fortificazioni, ch'erano grandi e moltiplicate. Di essi, appena che
alcuni fossero soldati di ordinanza; imperciocchè le compagnie di
Maclean eran di nuova leva, ed una compagnia, che si aveva del settimo
reggimento, tutte reclute. Il rimanente era un raccozzamento di milizie
francesi e inglesi, di alcuni pochi soldati di marina, e di ciurme delle
fregate del Re, e delle navi mercantili, che allora invernavano nel
porto. Il principale nerbo della guernigione eran costoro, perchè
sapevano egregiamente maneggiar le artiglierie.

In questo mezzo Montgommery speditosi dagli affari del Canadà superiore,
lasciate le guernigioni nelle Fortezze, ed assicurati gli animi dei
Canadesi tutto all'intorno, marciava alla volta di Quebec. La stagione
era molto aspra, essendosi nell'entrar di dicembre, le strade difficili,
le nevi copiose. Incontrarono però tanti disagi con incredibile
costanza. Nel che si deve ammirare la prudenza e la fortezza di
Montgommery, siccome pure l'autorità, che aveva presso i suoi soldati.
Erano questi una moltitudine raccogliticcia, che, lasciate le civili
arti, eransi tutto ad un tratto condotti a guerreggiare in sul campo
nella più cruda stagione dell'anno: e quanto sia difficile cosa
l'introdurre gli ordini e la subordinazione fra simil sorta di gente,
nissuno è, che non sel veda. Al che si deve aggiungere ch'erano, e per
gli abiti loro e per le opinioni, molto lontani da quella obbedienza,
che tanto è necessaria negli eserciti. Oltreacciò era prossima al suo
fine la condotta, e si appresentava alle menti loro la immagine di
tornarne tosto ai domestici agi e felicità. In tali angustie si
ritrovava il generale americano. Ma il suo nome caro a tutti, la sua
eloquenza, lo splendore stesso della sua persona, le sue virtù ed il
continuo esempio, ch'ei dava di maravigliosa costanza nel sopportare
egualmente, ed anche più degli altri, tutti i disagi della presente
condizione, non che confortassero gli animi, ad ogni più ostinata e più
ardua impresa gli disponevano. Certo la gita dell'Arnold a traverso le
orride solitudini, che il Mena dividono dal Canadà, e quella del
Montgommery pel Canadà superiore, e l'aver l'uno e l'altro saputo in
mezzo a tanti pericoli mantenere gli ordini e la buona volontà fra quei
soldati, che usciti testè dalle case, ed invasati dal desiderio
dell'independenza erano stati avvezzi a fare ogni voler loro, sono
imprese, che se non superano, uguagliano almeno tutte quelle anche più
difficili e fatigabili, che le storie ci hanno intorno i capitani
antichi tramandate. E perchè queste fazioni siano state fatte da
eserciti di poca levata a comparazion di quelli, che hanno esercitato le
guerre nell'altre parti del mondo, non si debbono però scemare a quegli
uomini arditi le debite lodi nella memoria dei posteri.

Arrivava Montgommery il primo dicembre alla punta delle Tremule con una
banda di soldati, che se ascendevano, non oltrepassavano i trecento.
Quivi con mirabile allegrezza Arnold, ed i suoi gli andarono
all'incontro, e si accozzarono insieme. Aveva portato abiti da vestire i
soldati d'Arnold, che ne stavano in grandissima necessità. Marciarono di
conserva l'uno e l'altro all'ingiù, e arrivarono il dì cinque dicembre
in vista della città di Quebec. Non eguagliava la forza loro quella del
presidio, che assaltare volevano. Mandaron dentro un trombetto a far la
chiamata. Il governatore ordinò, se gli tirasse addosso, e non fu
lasciato entrare. Con tutto ciò Montgommery trovò modo, avuta da
qualcuno di dentro la intesa, di far trapelar un'altra lettera, colla
quale dopo di aver magnificate le proprie forze, la debolezza della
guernigione, e l'impossibilità della difesa, dimandava una immediata
dazione, minacciando l'assalto, e tutte quelle calamità, che alle città
prese per forza sogliono far provare i soldati irritati e vittoriosi.
Non ne fu nulla; perciocchè il governatore, vecchio e sperimentato
capitano, non era uomo da lasciarsi intimorire così di leggieri. Con un
esercito tanto debole, e con soldati sì poco avvezzi a mantener gli
ordini, e non facendo quei di dentro alcuna vista di voler romoreggiare,
non poteva il capitano del congresso avere molta speranza della
vittoria. Tuttavia l'abbandonar un'impresa, alla quale si era volto con
tanto spirito, gli pareva cosa troppo indegna del nome e valor suo.
Senza di che non ignorava, che in su quei primi principj l'infelice fine
di una fazione tanto accetta all'universale dei popoli, e sopra la quale
avevano fondate tante speranze, avrebbe operato un pernizioso effetto
nella comune opinione, e fattigli da animosi e confidenti ch'erano,
scorati e disperati. Nè si poteva credere di poter conservare il
rimanente della provincia del Canadà, che già si era conquistata, quando
restasse tuttavia in poter degl'Inglesi la città capitale. Imperciocchè
si sapeva, che la prossima primavera dovevano arrivare grossi rinforzi
dalla Inghilterra, i quali ne avrebbero di leggieri cacciate le armi
americane. Mancando adunque le armi sufficienti, ma non l'ardire, la
sola via che gli restava aperta, quella si era di tribolare con ispessi
e furiosi assalti la guernigione per tenerla in continua apprensione,
travagliarla ed istancarla. Non era senza speranza, che in mezzo a
questi continui affronti si presentasse qualche opportunità di fare una
gagliarda impressione. Il che si aveva tanto maggior fondamento di
credere, che la guernigione, debole anch'essa, non era a gran pezza
abile a custodir convenevolmente le vaste e moltiplici fortificazioni di
così gran città. Incominciò pertanto con cinque piccole bombarde a
gettar bombe, e credeva con questo mezzo di far nascer dentro qualche
moto. Ma tanta fu la prudenza e la vigilanza del governatore, tanto il
coraggio, l'industria e la perseveranza degli uffiziali e soldati, e
particolarmente dei marinari, i quali in quest'assedio prestarono
un'opera molto eccellente, che non ne seguì alcun notabile effetto.

Pochi giorni dopo Montgommery piantò una batteria di sei cannoni e di un
obice, distante settecento braccia dalle mura. Posavano queste
artiglierie non sulla terra, ma su mucchi di neve e di acqua, che il
rigor del cielo aveva congelato. Ma le artiglierie, essendo minute,
facevan poca passata, e poco frutto se ne poteva aspettare. Intanto la
neve, che cadeva continuamente a grosse falde, ingombrava la terra, ed
il verno era diventato sì aspro, che non era possibile all'umana natura
il poterlo sopportare alla campagna. I disagi, ch'ebbero i provinciali a
sopportare sì per la crudezza del clima, che pel piccolo numero loro,
sono piuttosto incredibili, che maravigliosi. Solo l'affezione, la quale
portavano grandissima alla causa loro, e la fede, che fermissima avevano
nel capitano, erano capaci a fargli star forti a sì dura pruova. Si
aggiunse, che il vajuolo incominciava ad andar serpeggiando pel campo;
il che dava un grandissimo terrore ai soldati. Si ordinò pertanto, che
gl'infetti portassero un sorcolo di cicuta sui cappelli, perchè gli
altri gli potessero riconoscere e starne chiari. Ma la costanza degli
animi umani si cambia in disperazione, quando non si vede fine ai mali.
Il che era tanto più da temersi nei provinciali, ch'era arrivato il
termine della condotta, ed in tutti colla facoltà nasceva anche il
desiderio di ritornarsene alle case loro. Montgommery si persuadeva, che
senza un grande e prossimo sforzo non si sarebbe potuto soddisfare
all'aspettazione universale, e la sua propria gloria ne sarebbe stata
oscurata. In questa condizion di cose l'ardire doveva prudenza
riputarsi, e si doveva meglio desiderare di lasciar la vita in un
onorato fatto, che di ostinarsi con vergogna, la quale avrebbe recato
gran danno all'armi americane.

Determinatosi adunque l'Americano a voler tentar l'assalto, convocato il
Consiglio di guerra, aperse loro, qual fosse il suo pensiero, e dimostrò
con accomodate parole, che, se l'impresa era difficile, non era però
impossibile, dando probabile speranza, che col valore e colla prudenza,
si sarebbero tutte le difficoltà superate. Tutti assentirono. Solo
nicchiarono alcune compagnie d'Arnold per alcuni disgusti avuti col
comandante. Ma essendosi alzato a favellare il capitano Morgan, uomo di
gran valore, si lasciaron persuadere, e tutti unitamente concorsero nel
voler la fazione. Aveva il generale già concetto nell'animo suo tutto
l'ordine dell'impresa, e fatte le necessarie provvisioni per mandarla ad
effetto. Intendeva di assaltare ad un tratto le due parti alta e bassa
della città. Ma avutosi notizia, che un disertore ne aveva dato avviso
al governatore, si risolvette a dividere il suo esercito in quattro
schiere, delle quali due composte in gran parte di Canadesi sotto i
comandi dei maggiori Livingston e Brown dovevano tener a bada il nemico
con due assalti simulati contro la Terra superiore verso San Giovanni ed
il capo Diamante. Le altre due, una guidata dal Montgommery in persona,
e l'altra dall'Arnold dovevano nel medesimo tempo assalire dalle due
opposte parti la Terra inferiore. Si sapeva bene, che, conquistata
questa, rimanevano ancora a superarsi molte difficoltà per entrare nella
superiore; ma speravasi, che gli abitatori, veduta cadere in mano dei
vincitori la miglior parte delle ricchezze loro, avrebbero indotto il
governatore a venirne ai patti.

L'ultimo dì dell'anno 1775 tra le quattro e le cinque della mattina, in
mezzo ad un gran nevazìo si movevano con maraviglioso ordine le quattro
schiere, ciascuna verso il luogo destinato. È voce, che il capitano
Frazer degl'Irlandesi fuorusciti, facendo la ronda, abbia veduto i
razzi, che avevano gli Americani mandati per segnale, e che tosto
senz'aspettar altri ordini abbia fatto dar nei tamburi, e chiamata la
guernigione all'armi. Le schiere di Livingston e di Brown impedite dalla
neve, e da altri ostacoli non arrivaron in tempo a dar l'assalto dal
canto loro. Ma Montgommery, guidando la sua, composta massimamente di
Jorchesi, si faceva avanti sulla sponda del fiume, camminando per la via
denominata l'_ansa di mare_ sotto il capo Diamante. Quivi s'incontrava
una prima barriera al luogo chiamato _Potassa_, la quale era difesa da
una batteria di pochi cannoni; ed a dugento passi in fronte di questa
stava piantato un Fortino con una guardia. I soldati di questa, la più
parte canadesi, vedendo venir alla volta loro il nemico, presi dalla
paura, se ne fuggivano, gettando via le armi. La batteria stessa fu
abbandonata. E se avesse potuto l'Americano spingersi avanti tosto, se
ne sarebbe senza dubbio insignorito. Ma girando egli il capo Diamante,
le falde del quale sono bagnate dall'acque del fiume, massi enormi di
neve gl'impedivano il cammino. Colle proprie mani s'ingegnava di aprir
la via. Gli Americani seguivano alla sfilata. Era obbligato ad
aspettargli. In fine avendone raccolto il novero di dugento, i quali
incorava colla voce e coll'esempio, si mosse animosamente e velocemente
alla volta della barriera. Ma in questo mentre uno, o due bombardieri
fra gli assediati, avendo veduto sostare il nemico, riavutisi dalla
paura, erano alla batteria ritornati, e dato di mano alla corda accesa,
che stava di presso, dier fuoco ai cannoni, ch'erano carichi a scaglia,
essendone soltanto i provinciali distanti a quaranta passi. Questo unico
e fortunevole sparo spense ad un tratto le speranze, che si avevano gli
Americani concette. Montgommery ed i capitani Macpherson, e Cheesman,
ambidue giovani di grandissima aspettazione, e cari al generale,
restarono miserabilmente morti sul campo.

Si sgomentarono i soldati alla morte del generale, ed il colonnello
Campbell, al quale era rimasta la suprema autorità in questa parte, non
era uomo da volere, e da poter eseguire una sì pericolosa impresa.
Perciò diedero a furia indietro, sicchè quella parte della guernigione,
che contro di essi doveva combattere, ebbe comodità di correre in ajuto
di quella, che combatteva contro Arnold.

Si era mosso questi guidando egli stesso la banda dei fanti perduti
all'assalto, camminando per la contrada di San Rocco verso il luogo
detto il _Saut au Matelot_. Seguitava il capitano Lamb con una compagnia
di bombardieri, ed una bocca da fuoco. Veniva dopo la battaglia
preceduta dai corridori del Morgan. In capo alla contrada avevano gli
assediati piantato una batteria, la quale difendeva una barriera. La
via, che dovevan tener gli Arnoldesi, era così ristretta dai mucchi di
neve e dalle opere degli assediati, che le artiglierie, caricate a
scaglia la strisciavano tutta. Procedeva intanto rapidissimamente
Arnold, essendo molto noiato sul fianco dai tiri de' nemici, che
traevano dalle mura. Quivi fu ferito in una gamba da una palla
d'archibuso in modo, che ne fu offeso l'osso molto sconciamente. In tale
stato con incredibile suo dispiacere fu da' suoi trasportato
all'ospedale. Ma Morgan, uomo di natura molto terribile, preso il
capitanato delle genti, e precipitatosi alla testa delle due compagnie
faceva ogni sforzo per occupar la batteria. Le artiglierie nemiche
traevano a schegge, ma con poco effetto. I suoi feritori destrissimi,
come erano, ferivano per le cannoniere molti de' soldati inglesi.
Applicate le scale allo stecconato saltavan dentro; gli assediati
impauriti abbandonavano la batteria, che venne in poter degli
assalitori. Morgan colla sua compagnia, ed alcuni altri de' più arditi,
i quali dalla battaglia eran venuti correndo all'antiguardo, fecero
molti prigionieri inglesi e canadesi. Ma le cose intanto diventavan
molto pericolose per Morgan. La battaglia non lo aveva seguitato; ei non
aveva guida, e non conosceva la città; non aveva artiglierie; la notte
era molto scura. Determinava di fermarsi. Quivi i provinciali
incominciavano a pensar ai casi loro. Il calore concetto pel passato
fatto negli animi e nei corpi loro cominciava a raffreddarsi.
L'ignoranza, in cui erano del destino dell'altre schiere, l'oscurità
della notte, la neve che veniva giù a fiocca a fiocca, l'udire tratto
tratto gli scoppj, e veder il lume delle armi nemiche alle spalle loro,
e l'incertezza dell'avvenire ingombravano quegli animi, tuttochè feroci
e rischievoli, d'insolito terrore. Solo Morgan non si ristava. Ordinava,
stessero. Gli confortava a sperar bene. Correva intanto alla superata
barriera per far inoltrare quei ch'erano rimasti indietro. Giungevano il
luogotenente colonnello Green, ed i maggiori Biggelow, e Meigs colle
compagnie loro. L'alba incominciava a spuntare, quando Morgan con voce
terribile richiamava i suoi alla battaglia. Gli guidava a furia contro
una seconda batteria, che sapeva esser lontana pochi passi, quantunque
nascosta dietro una svolta della contrada. Girando il canto
s'incontravano in una schiera de' nemici, che guidati dal capitano
Anderson uscivano in quel punto dalla batteria. Fecer questi la chiamata
agli assalitori. Morgan infuriato tirò di un'archibusata, per la quale
Anderson, ferito nella testa, rimase morto. Gli assediati si ritirarono
dentro, serrando il rastrello. Succedeva un ferocissimo assalto, nel
quale molti morirono da ambe la parti, ma più dei provinciali per esser
feriti ne' fianchi dalle finestre, e dagli sportelli delle case.
Tuttavia alcuni de' più audaci, accostate le scale al palancato, facevan
sembianza di volervi saltar dentro. Ma vedutovi due fila di soldati in
ordinanza colle bajonette incannate pronti a ributtargli, non si
attentarono. Noiati ora da ogni parte dai frequenti tiri, cercaron i
provinciali rifugio qua e là per le case. Morgan rimase pressochè solo
vicino la barriera. Invano chiamava egli i suoi, e s'ingegnava
d'incoraggiargli. La stanchezza e la vista minaccevole del nemico avevan
fiaccati gli animi, perfino dei più coraggiosi. Le armi loro stesse non
servivano più all'uopo, essendo bagnate e guaste dalla tempesta, che
tuttavia infuriava. Perciò, già disperate le cose, cercando d'uscire
dalle mani dei nemici fe' suonar a raccolta. Ma i soldati, i quali si
eran rifuggiti nelle case, non ardivano pel timore delle palle nemiche,
che tuttavia fioccavano, saltar fuori nella contrada, per andar a girar
il canto della medesima, dove sarebbero stati fuori di pericolo, ed
avrebbero potuto ritrarsi sicuramente alla prima barriera. La sofferta
strage, la furia del temporale, l'assiderazione prodotta dal freddo gli
avevano fatti avvilire. In questo frattempo una banda di assediati con
due pezzi d'artiglieria saltavan fuori dalla porta del palazzo; ed
essendosi il capitano Dearborne, il quale colla sua compagnia di
provinciali stava alle riscosse vicino a quella porta, arreso
prigioniero, s'insignorirono di tutta quella parte della città, sicchè i
soldati del Morgan restarono attorniati da ogni lato. Ei proponeva
d'aprirsi coll'armi la via alla ritirata. Ma gli altri, sperando forse,
che l'assalto dato dall'altra parte avesse avuto felice fine, e che
Montgommery potesse cooperar con essi loro, non acconsentivano. Si
risolvettero a rimanere, e a difendersi. Ma in ultimo accortisi per la
moltitudine dei nemici, che ad ogni momento s'ingrossavano, di quello
ch'era, cedettero al destino, e poste giù le armi, si diedero in balìa
dei vincitori. Cotal fine ebbe l'assalto dato alla città di Quebec dagli
Americani in mezzo alla stagione più rigida dell'anno, il quale,
quantunque forse a prima giunta possa temerario parere a taluno, si vide
però nel progresso, che non era affatto impossibile a dover riuscire.
Imperciocchè certa cosa è, che, se Montgommery non restava morto nel
primo affronto, ei si sarebbe fatto padrone dal canto suo della
barriera, la quale, essendo stata la batteria abbandonata, e solo al
momento della sua morte ministrata da pochi, non aveva difesa alcuna. La
qual cosa giunta ai progressi, che dall'altra parte aveva fatto Arnold,
e dopo lui Morgan, sarebbe stata cagione, che tutta la bassa città
sarebbe venuta in poter degli Americani. Ma quale opinione si debba
tenere di questo, se essi restarono privi del frutto della vittoria, non
potrà certo questo loro egregio fatto mancare di vera laude. Il
governatore, deposto colla vittoria ogni sdegno, trattò i prigioneri
molto umanamente. Fece anche con onorate esequie all'uso di guerra
sotterrare il generale americano.

La perdita di Montgommery fu molto, ed assai meritamente lamentata da'
suoi. Nato egli da una famiglia molto chiara in Irlanda, aveva a
buon'ora intrapresa la carriera dell'armi, e con molta lode combattuto
nella ultima guerra tra la Gran-Brettagna e la Francia. Avendo pigliato
a donna un'Americana, ed acquistato una terra nella Nuova-Jork, era
tenuto, e tenevasi egli stesso Americano. Amava molto la gloria, ma più
la libertà. Non gli mancò nè l'ingegno, nè la virtù, nè l'occasione; ma
il tempo e la fortuna. E per quanto si può dalle preterite azioni
dell'uomo argomentar alle future, se la morte nol toglieva a' suoi ed
alla patria nella sua ancor verde età, avrebbe qualche singolare esempio
lasciato di ottimo guerriero, e di amorevole cittadino. Fu amato dai
buoni, temuto dai tristi, onorato dai nemici. Ebbe graziosissimo
aspetto. Fu bello di corpo, e d'animo puro. Lasciò in questa vita la sua
amatissima ed amantissima donna, con alcuni figliuoli ancor fanciulli,
miserabile ad un tempo, e mirabile spettacolo alla patria loro, la quale
per gratitudine verso il morto padre con ogni maniera d'amorevolezza e
di riverenza gli proseguì. Così morì quest'uomo, non solo con infinita
lode de' suoi, ma senza biasimo ancora, cosa maravigliosa, e quasi
inudita, dei parziali stessi della contraria parte.

Carleton riportò una lode di prudente ed animoso capitano per aver
mantenuta in sì grave frangente l'unione e l'ordine in una guernigione
di soldati raunaticci, perancora non usi all'armi, e per aver con questa
ributtato un feroce assalto dato da una gente infatuata e quasi
disperata. E se sostenne fortemente la battaglia, non usò meno
generosamente la vittoria.

Arnold, il quale dopo la morte di Montgommery aveva pigliato il governo
delle genti, non tenendosi più sicuro vicino alla città, allargò il
campo, pensando ormai ad ottenerla più per via d'assedio, che
d'espugnazione. Perciò si ritrasse a tre miglia distante, dove
affortificatosi il meglio che potette per la stagione, la carestia di
ogni cosa, e la brevità del tempo, attendeva, quantunque molto impedito
dalla sua ferita, a correre la contrada, e ad intraprendere le
vettovaglie, che si conducevano alla città. Da un'altra parte Carleton
contento alla presente sicurezza, ed alla vicina speranza dei soccorsi,
non volle più, con tentar di nuovo la fortuna, mettere a ripentaglio
l'acquistata gloria, la fortuna della provincia, e quella forse di tutta
la guerra. Perciò se ne stette quietamente nella città, aspettando, e la
stagione propizia e gli ajuti dall'Inghilterra. Con questa fazione si
terminò in America l'anno 1775 per lasciar luogo al seguente, non meno
di questo pieno di gloriose pruove e di memorabili avvenimenti.


FINE DEL LIBRO QUINTO



LIBRO SESTO


[1775]

Intanto in Inghilterra i popoli si commovevano grandemente a maraviglia,
e le Sette molto si riscaldavano alla resistenza degli Americani. Si era
sperato, ed i ministri avevano con molt'asseveranza affermato, che per
le ultime leggi, e per le soldatesche colà inviate sino a quel dì,
sarebbersi i sediziosi potuti raffrenare, e costringere all'obbedienza.
Si teneva per certo, che gli affezionati alla causa reale confortati
dalla presenza dei soldati, e desiderosi di schifare la vendetta delle
leggi, avrebbero fatto qualche gagliardo motivo, e, separatisi dai
tumultuanti, accostati si sarebbero alle genti del Re per ristabilire
l'autorità del governo. Si aveva eziandio una ferma opinione, che non
mai le province meridionali, veduti gli estremi casi, abbracciato
avrebbero la causa delle settentrionali; e si aveva molta aspettazione,
che per la divisione delle une e delle altre, si sarebbe di leggieri
ottenuto il soggiogamento di tutte. Ma queste speranze essendo state a
gran partito ingannate, ognuno stava di mala voglia, e molti agramente
condannavano i consiglj dei ministri. Non potevan tollerare negli animi
loro, che i soldati del Re, in vece di correre vittoriosi la contrada,
fossero essi stessi, senz'ardirsi di saltar fuori, rinserrati fra i
termini di una sola città; che le commozioni, ch'erano state parziali,
ora diventate fossero universali; che in vece del ristoramento
dell'autorità regia fossero dappertutto i governatori stati sforzati ad
abbandonar le sedi loro, ed a ritirarsi a gran fretta a bordo delle
navi; e che in luogo di far vista di temere o di cedere, acquistassero
gli Americani nuovo coraggio e nuovo ardire alla resistenza. Quei che
avevano contrastato alle deliberazioni dei ministri andavan vociferando,
che questi erano i necessarj frutti, gli antiveduti e presagiti effetti
dell'imperizia e caparbietà loro; che giacchè non avevan essi voluto
concedere ai coloni l'addimandata pace, avrebber dovuto almeno colle
sufficienti armi la guerra esercitare; che avevan fatto troppo per
irritare, poco per suggettare; che in vece di sorprendere ad un tratto
l'avversaria parte, prima che avesse a sè stessa procacciato i mezzi di
difesa, l'avevan di lungi avvertita, quasi desiderassero, si
apparecchiasse; che avevano cimentata tutta la fortuna con una parte
delle forze, e che avevano la nazione britannica disgraziata, non solo
presso gli Americani, ma presso tutte le nazioni del mondo con una nota
di crudeltà, senz'averle conciliato rispetto collo splendore della
vittoria; ma che poi si rallegravano bene e grandemente, che i disegni,
i quali i ministri avevano contro l'America immaginati, fossero stati
guasti ed interrotti, acciocchè si accorgessero, che lo stabilir la
tirannide nell'Impero britannico non era opera così agevole, siccome in
tanta rabbia e cecità loro si avevano nell'animo concetto; che molto
contento provavano al vedere, che questi modi stuardi, queste fogge
scozzesi preparate in America, e destinate in ultimo per l'Inghilterra,
avessero quella opposizione incontrato, che gli uomini dabbene, che gli
amici della libertà tutti desideravano; che felice augurio ne
prendevano, e quindi non disperavano della pubblica salute, fossero
qualsivogliano i pregiudiziali disegni degli efferati ministri.

Ma all'incontro redarguivano questi; che avevano essi creduto, che il
procedere con mansuetudine in su quei primi principj ottimamente
s'appartenesse alla natura delle leggi e degli uomini inglesi; che la
carità e la sopportazione verso i sudditi eran le guide principali del
britannico governo; che tante volte, e per così leggieri cagioni dagli
uomini parziali erano stati i ministri accusati di volere un modo di
vivere dispotico introdurre, che nella presente controversia hanno
voluto tenersi lontani per fino dal sospetto di somigliante desiderio. E
che cosa avrebbero detto gli avversarj, se i ministri in sui bei primi
romori fossero corsi all'armi, e, mandati prepotenti eserciti in
America, posto avessero di colpo a ferro ed a fuoco quel continente?
Allora sì, che avrebbero alzato la voce, e gridato contro la tirannide;
ma siccome ciò fanno anche nel contrario caso, così non doversi far
conto nissuno de' schiamazzi loro; perciocchè quindi si dimostra, che
non l'amor della libertà, ma l'ambizione, non il desiderio della
giustizia, ma quello di contraddire ai ministri gli movevano. Dovevano i
ministri, continuavano a discorrere, prima di venirne agli estremi
rimedj, dar tempo al ravvedimento ed alla penitenza, e solo ai mali
divenuti incurabili doversi il ferro ed il fuoco applicare; che per
verità si era sopportato lunga pezza la petulanza americana, ma che si
doveva sperare, che questa lunga pazienza avrebbe gli Americani fatti
accorgere della bontà della comune madre, la quale andava magnanimamente
sopportando, quando poteva insuperabilmente gastigare; imperciocchè
della forza e della superior potenza della Gran-Brettagna non potevano i
coloni a patto veruno dubitare. E si doveva credere, che avrebbero essi
a tal condotta del governo aperti gli occhi, se dai Capi invasati al di
là, e dalle vociferazioni degli oppositori al di qua stati non fossero
ingannati, infiammati e travolti. Ma che ora si vederia bene dalle
risolute deliberazioni del governo, e dall'uso gagliardo, che egli era
per fare di tutte le forze sue, ch'ei non era per mancare a sè stesso,
nè all'onor della Corona, nè agl'interessi della patria. Aggiungevano in
ultimo luogo, che dopo tanta longanimità si sarebbe senza rispetto
potuto procedere contro gli Americani; che non si dovevano più oltre
come uomini inglesi riguardare, ma sì piuttosto come implacabili nemici;
e che se di presente si aveva in animo di usar contro di essi tutta la
forza della Gran-Brettagna, questa si poteva eziandio liberamente e
piamente usare. In tal modo ribattevano i ministri le imputazioni degli
avversarj loro; le quali escusazioni sarebbero accettabili state, se
essi non avessero le leggi irritatrici adoperate, peggiori assai
dell'armi vincitrici; imperciocchè a queste si resiste con gloria, a
quelle senza sfogo.

Ma non si ristavano però nè l'una parte nè l'altra; e pareva, che colla
diuturnità, invece di raddolcirsi, più s'inasprissero questi rancori
cittadini; e che quanto più necessario diventava l'unanime consentimento
di tutti per ostare al pericolo della patria, tanto più l'amor delle
parti gli animi dividesse l'uno dall'altro e vieppiù gli allontanasse.
Tanto peggiore e più funesto augurio annunziavano queste intestine gare,
in quantochè avevano esse la sembianza di quelle antiche e sanguinose
contese, nelle quali con tanto danno e pericolo dell'Inghilterra a'
tempi della Regina Anna i libertini ed i reali, sotto i nomi di Whigs, e
di Tori, avevano la rabbia loro esercitato. Gli amici ed i nemici alla
causa americana dimostravano, ed il medesimo impeto, e la medesima
ostinazione; e pareva, che non solo l'America parteggiasse, ma eziandio,
che l'Inghilterra stessa avesse a prorompere nelle intestine dissensioni
e nella civil guerra. I Tori, dicevasi da una parte, sono essi gli
autori delle frequenti lettere pubbliche indiritte al Re ed al
Parlamento, per le quali si esorta il governo a mettere a fuoco, a ruba
ed a sangue il continente americano; sono essi i falsi rapportatori,
gl'incenditori della discordia. Ostinati come sono, ed infatuati nelle
massime della Casa stuarda, nè l'esempio dei mali, ai quali andò per
quelle l'Inghilterra soggetta, nè l'eccidio totale di quella famiglia
medesima, del quale furono la cagione, non possono le tenaci menti loro
illuminare, nè i feroci animi ritrarre dalla crudeltà e dalle voglie
tiranniche. Il lagrimevol caso del padre non potè storre un ostinato
figliuolo da seguitar la pericolosa via, che lo condusse al precipizio;
e tali sono tutti i Tori, che lo stato loro, la vita e la fortuna tutta
pospongono alle anticipate opinioni loro ed all'ambizione del
signoreggiare. Quando le crudeli stelle, che lucevano a' dì della
signoria stuarda, avevano la servitù esterna condotta e la guerra
cittadina, allora si rallegravano i Tori, siccome quelli, i quali l'onor
nazionale non curano, ed hanno in non cale la pubblica felicità. Le
massime loro consuonano con quelle dei Principi assoluti dell'Europa, e
non si vergognano di soggettar a questi la patria, trovando presso i
medesimi un facile patrocinio all'ambizione loro. Le terre europee tutte
sono a sovrani independenti sottoposte. Sola l'Inghilterra gode per un
dolce risguardo della provvidenza di un temperato e libero governo. Ma i
Tori vogliono anche questo disfare, quasi disiosi fossero di una
dispotica uniformità in tutti i paesi d'Europa. Hanno essi gli animi
macchiati di tutti i vizj delle superbe, infinte ed ingorde Corti, i
quali largamente si diffondono, come un pestilente soffio, e contaminano
tutta la nazione. Nissun uomo apprezzano, se non vile; nissuno onorano,
se non superbo e tracotato. Piaggiano i superiori, insultano
agl'inferiori; sempre invidiano il felice, soccorrono al misero rado, e
per vana gloria. La pubblica felicità fanno servire all'introducimento
della servitù, la quale stabilita, han poscia più cura di mantenere
questa, che di continuar quella. Il sommo bene pongono nell'assoluto
dominio; e la miglior condizione della società credono consistere nella
muta servitù. Lodano le rivoluzioni, quando conducono un popolo verso la
tirannide, ed i mali di quelle con ipocrita carità lamentano, e con
accomodate parole magnificano, quando mirano alla libertà. Hanno sempre
in bocca l'argomento della pubblica tranquillità; ma gli abusi
dell'arbitraria potestà, le consumatrici tasse, le impronte gabelle, le
soperchierie dei potenti, i non ristorati oltraggi, le non emendate
ingiustizie passano sotto silenzio. Ora sono alla causa americana
contrastanti, perchè interrompe i già concetti disegni di guastare il
presente libero e felice governo di questa patria, e d'introdurre nel
cuore stesso del Regno gli ordinamenti di Carlo e di Jacopo. Speran
essi, che, spenti i semi della libertà in America, e sottomessi quegli
spiriti generosi, le soldatesche vittoriose abili saranno a porre anche
il crudele giogo sul collo agli uomini inglesi. Queste sono le brame
loro, questi i pensieri, che notte e dì gli tormentano, e non il
desiderio di veder ristorata la pace in un continente, che a bella posta
spinto hanno alla guerra. Si prevengano adunque, dicevano, i funesti
disegni, si resista alle spietate voglie, e si conservi intera quella
eredità, che i maggiori nostri tramandata ci hanno mercè il valore e la
generosità loro, e le magnanime imprese del Gran Guglielmo. Così si
servirà alla patria, e fors'anche ai Brunsvicchesi stessi, i quali non
possono senza pericolo ingrati mostrarsi verso i libertini, od
allontanarsi sicuramente da quelle massime, le quali all'altezza del
britannico soglio innalzati gli hanno.

Dall'altra parte insistevano con molto calore i Tori; che poco bene si
confaceva ai libertini il chiamar i Tori crudeli ed avventati, poichè
qual sia stato l'animo loro ai tempi della repubblica, ed anche a quei
della Realtà, allorquando avevano la somma delle cose in mano, nissuno
è, che non lo sappia; imperciocchè allora le morti, gli esilj, le
confiscazioni hanno conculcata in fondo, e quasi sommersa questa
infelice patria; le prigioni e le mannaie erano gl'istrumenti della
bontà libertina. E se un felice e generoso Principe non poneva fine alle
voglie loro di sangue e di anarchia, introducendo coll'ajuto di tutti i
buoni un vivere libero, e tale, quale il desideravano i Tori,
l'Inghilterra era arrivata all'ultimo dì, e diventava preda agli esterni
nemici. Che cosa vogliono i Tori? Che nelle controversie e
negl'interessi nazionali vi abbia un'autorità suprema, la quale le
definisca, e gli regoli irrevocabilmente, e quest'autorità credono
consistere nel Re unito col Parlamento. Ma i libertini alla decisione di
cotesta autorità non si vogliono rimanere, e vanno a cercare, non si sa
quale autorità popolare, la quale dicono consistere nella universalità
dei cittadini, come se una moltitudine tumultuaria, ignara e parziale
dovesse, e potesse di quelle cose giudicare, nelle quali i più prudenti,
i più esperti uomini trovano grandissima difficoltà. E' ci deve pur
essere un fine alle nazionali disputazioni, il quale malamente taluno
sperar potrebbe nel giudizio della plebe, cui i più audaci, i più
perduti uomini impressionano meglio, che i buoni ed i prudenti; e la
domestica fame necessita a pigliar i bocconi dai malvagi. A questo fine
sono stati instituiti il Re ed il Parlamento, acciocchè così nei casi
ordinarj dello Stato, come nei difficili e straordinarj consultino e
vedano, che non riceva la patria detrimento alcuno. Nella querela
americana i ministri non hanno operato di per sè soli, nè di propria
autorità. Ma il Re ed il Parlamento decretarono ed approvarono; e ciò
dee persuaso avere ogni uomo amante della pubblica autorità e degli
ordini della costituzione. Ma agognano i libertini di veder
l'Inghilterra, siccome l'America, in preda ad una disordinata
moltitudine per poter dar di piglio, per acquistar potere, per
soddisfare ad una sfrenata ambizione, per isconvolgere gli ordini di
questo libero governo. Sono essi i libertini i figliuoli, ed i
rappresentanti di quei repubblicani, che desolarono il Regno un secolo
addietro. Gridano essi il nome di libertà, perchè vogliono essi medesimi
esercitare la tirannide. Sotto il colore della pubblica salute rompono,
e mettono dall'un de' lati ogni forma od ordine civile, ed esercitano
pienamente la potestà arbitraria. E se molto disprezzanti si dimostrano
delle leggi protettrici delle persone, delle proprietà e dell'onore, non
son meno crudeli gli animi loro; che per una opinione o vera, o creduta,
od a bello studio supposta, per un sospetto, per un nonnulla corrono
all'ire, ed agli estremi casi riducono i padri di famiglia, i padri
della patria, i migliori, i più necessarj, i più riputati cittadini.
Piaggiano essi il popolo, quando sono inferiori; diventati superiori lo
taglieggiano, lo decimano, lo affamano; e per aggiungere lo scherno al
danno non cessan di dire, che queste cose fanno per renderlo felice.
Molte cose vanno spargendo i libertini in sui vizj delle Corti, come se
le aperte e le secrete ruberie, lo sprofondare in mezzo allo sfrenato
lusso le male acquistate ricchezze, l'ingolfarsi nella libidine, il
contaminar i maritali letti, il mettere a prezzo di adulterio alle
fedeli spose la vita dei diletti mariti, il trionfar pubblico delle
meretrici, la viltà di andare a' versi ai vilissimi uomini, le quali
cose tutte si notarono molto evidentemente a' tempi della signoria dei
libertini, fossero buoni e lodevoli costumi. Ma, si aggiungeva dalla
parte dei ministeriali, qualunque siano le trame, i desiderj e le
speranze di cotesta inquieta generazione d'uomini, di cotesti partigiani
non di una giusta libertà, ma sì della sfrenata licenza dei popoli
coperta sotto il nome di libertà, si saprà bene resister loro, conservar
la pubblica tranquillità, assicurare alle leggi la dovuta obbedienza, e
mandare ad effetto quelle risoluzioni intorno i ribelli Americani, le
quali tanto solennemente, e secondo gli ordini pubblici prese furono dal
Re e dal Parlamento. La necessità delle cose, la fedeltà dei popoli, e
la ricordanza della varcata tirannide dei libertini faranno sì, che
tutte le vociferazioni loro, tutti i maneggi, tutti gl'incentivi
riusciranno vani. Del rimanente i Tori sono dessi gli amici della
libertà, e non gli avversarj loro; imperciocchè la libertà consiste non
nel chiamare ad ogni piè sospinto il popolo a parlamento: ma sibbene
nell'obbedire fedelmente a quegli statuti fondamentali, che con unanime
consentimento della nazione fatti furono, e che l'autorità reale
coll'autorità popolare mitigarono e temperarono.

Così si pungevano e mordevano acerbissimamente i libertini ed i
ministeriali. Pareva, avesse a seguir di breve qualche gran disordine, e
per la maggior parte degli uomini si viveva in malissima contentezza.
Nel che si può notare, quanto siano lontani da ogni temperanza gli animi
umani, quando sono una volta compresi dall'amor delle Sette.
Imperciocchè, se a condannabili eccessi trascorsero a' tempi della
signoria loro, così i reali, come i libertini, non è però, che presso
l'una parte e l'altra molti non vi fossero, uomini diritti, i quali se
giudicavano male, desideravano però bene; e con questi ogni maniera di
governo sarebbe buona, purchè non fosse meramente dispotica. Ma gli
ambiziosi, dei quali per mala ventura non si ha mai penuria, sono essi
la peste più esiziale in ogni buon governo; perchè non istanno contenti
agli ordini civili della patria loro, ma gli trascorrono, e danno luogo
in tal modo alle rivoluzioni ed al potere arbitrario. E quegli, che
ordinar volesse un buon governo, dovrebbe meno curare la Realtà, o la
non Realtà, la repubblica, o la non repubblica, che di creare quegli
ordini, i quali atti fossero a tenere in freno gli ambiziosi. La qual
cosa, se sia stata fatta fin qui, o se sia possibile a farsi, noi non
sarem per giudicare. Certo è, che non si debbono biasimare gli uomini
temperati nel desiderar le Realtà, o le repubbliche; si debbono bensì
detestare ed esecrare gli ambiziosi, i quali fanno cambiar le Realtà in
dispotismo tirannico, e le repubbliche in anarchia anch'essa tirannica.

Vivendosi pertanto in Inghilterra fra questi umori si divulgava; che il
lord Darmouth, uno dei segretarj di Stato, aveva fatto intendere a Penn
e Lee, i quali da parte del congresso gli avevano presentato la
petizione indiritta al Re, che non le si sarebbe data nissuna risposta.
Del che quei che seguivano le parti americane, si commossero a
grandissimo sdegno, ed andavano facendo gran querimonie, che i ministri
mostrassero troppo maggior ostinazione, che i tempi non comportavano.

Ma i ministeriali dal canto loro redarguivano gli avversarj, ed
instavano dicendo; ora che ogni cosa è in pronto; che il popolo ha
concetto grandi speranze; che l'Europa tutta sta in aspettazione per
vedere, quale abbia ad essere il frutto della rotta pazienza, e delle
apprestate armi, si dee dar dentro, e gagliardamente usar quella guerra,
che la Gran-Brettagna con inudito esempio di longanimità ha voluto
evitare, ed alla quale gl'insolenti e caparbj sudditi l'hanno e
chiamata, e provocata con tanti oltraggi.

Queste insinuazioni dei ministeriali facevano grand'effetto presso una
nazione di propria natura e valorosa ed orgogliosa; e gli animi si
disponevano gradatamente alla guerra. Ciò nonostante le petizioni contro
di questa eran frequenti.

In questo mezzo arrivarono infelici novelle delle pescagioni di
Terra-nuova; poichè avendo il congresso proibito ogni trasporto di
viveri a que' scanni, quei che vi erano iti per la bisogna del pescare,
dovettero, per non morir di fame, abbandonarla, e prestissimamente
ripararsi ad altri lidi. A questo s'aggiunse una fortuna di mare, che
con furore insolito desolò quelle spiagge. Gonfiò molto terribilmente, e
si alzò oltre trenta piedi sopra l'usato livello. Fu sì improvviso
l'impeto suo, che prevenne ogni scampo; più di settecento barche
pescherecce colle intiere ciurme perirono. Alcune più grosse navi
affondarono del pari colle genti. Nè minore fu la devastazione sulle
terre. Imperciocchè, dilagando il mare, pose ogni cosa in rovina. A tale
calamità molto si sgomentarono gli uomini in Inghilterra, e parve a
tutti una cosa malaugurosa. Pareva, che la fortuna fosse corrucciata in
ogni luogo contro il britannico Impero.

I popoli superstiziosi si ristavano. Conguagliavano la fortuna americana
colla loro. Dal canto dei coloni il cielo propizio, l'abbondanza delle
vettovaglie, la sanità degli eserciti, la prosperità delle armi, la
moltitudine pronta a correre sotto le insegne. Dal canto loro un
esercito assediato, malattie mortalissime, ferite incurabili, lo stento,
la fame, ogni sorta patimenti; un cielo irato, un mare infuriato,
naufragi frequentissimi; molta ritrosia nell'andar soldati, ogni cosa in
declinazione. Gli oppositori politici per ambizione o per amor della
libertà; i mercatanti per interesse proprio o per amore della pubblica
prosperità della smarrigione universale approfittavano. Le petizioni
contro la guerra non furon poche; le città di Londra e di Bristol furono
tra le prime. Favellarono del sangue da spargersi, delle spese da
sopportarsi, dei nuovi nemici da incontrarsi. Vista l'ostinazione dei
coloni, la vittoria stessa sarebbe esiziale. Il vincitore e il vinto
sarebbero accomunati nella fatale sventura. Esortavano, pregavano,
scongiuravano, si desistesse da inimichevoli consiglj, che nissun bene
annunziavano, che tanta rovina presagivano.

Ma i ministri non si lasciavano svolgere dal proposito loro. Accrebbe in
questo stesso tempo il mal animo dell'universale, e la voglia di
contrapporsi ai disegni ministeriali, il rifiuto del Conte d'Effingham,
uomo assai ricco, ed uffiziale molto riputato negli eserciti britannici.
Aveva egli in ogni occorrenza difeso con molto calore l'impresa dei
coloni. E non volendo esser diverso da sè stesso rassegnò l'uffizio. Fu
lodato da molti. Le città di Londra, di Dublino e di Middlesex con
lettere pubbliche molto lo commendarono e ringraziarono. Parecchj altri
uffiziali imitarono l'esempio, ed era diventato uso il rinunziare. Nel
che coloro, i quali si dilettano delle cose politiche, potranno
osservare, con quanta facilità si potesse in Inghilterra seguire diversa
via da quella del governo; poichè gli oppositori, in luogo di riportarne
vergogna o danno, ne riportavano lode e favore. E fatta considerazione
delle imprese in varj tempi eseguite dalla nazione britannica, e con
quanta lena abbia essa esercitate le guerre contro nazioni potentissime,
non potranno non conchiudere, esser falsa l'opinione di coloro, i quali
credono, che un governo largo indebolisca le nazioni, e che la forza
loro non possa consistere, se non col dispotismo.

Ma tornando alla nostra narrazione, le vociferazioni degli opponenti, e
le licenze degli uffiziali avevano fatto di modo, che la bisogna dello
arruolare andasse molto lentamente. Quindi potevan bene a posta loro gli
uffiziali far dar nei tamburi per le città più popolose, rizzar le
insegne reali, prometter premj e caposoldi molto ingordi, che non
pertanto pochi si accostavano al voler pigliar soldo. In ciò si
dimostravano renitenti i cattolici egualmente che i protestanti. Solo
gli abitatori delle parti settentrionali della Gran-Brettagna pigliavano
le armi molto volentieri, e si facevano descrivere nei reggimenti. Ma
l'aiuto loro non poteva esser sufficiente in tanto bisogno. Perciò i
ministri si trovavano in grandissime difficoltà; per isbrigarsi dalle
quali si determinarono di rivolgersi agli aiuti esterni, sperando
coll'oro, del quale abbondavano, accattar gli uomini, dei quali
difettavano. A questo fine fecero i maneggi loro presso la Corte di
Pietroburgo per ottenere ventimila Russi, i quali dovessero essere
inviati in America la vicina primavera. Molto fondamento facevano su
questi soldati, siccome quelli, che nella precedente guerra contro i
Turchi avevano molta lode di disciplina e di valor militare riportato.
Ma le speranze riuscirono vane. Quel governo non volle acconsentire, che
i suoi soldati andassero a condursi ai soldi esterni, ed in quella
guerra entrassero per una poca di pecunia, nella quale interesse di
sorta alcuna non avevano. Allora i ministri applicarono l'animo a
tentare le Province Unite dell'Olanda. Avevano gli Stati Generali al
soldo loro alcuni battaglioni di soldati scozzesi, e questi domandò il
governo inglese per adoperargli nella guerra americana. Sperava, che per
l'antica lega, e per altri interessi comuni avrebbe facilmente dagli
Stati Generali ottenuto l'intento. Ma essendo la cosa di grandissimo
momento essi Stati non vollero di per sè stessi definirla, e
determinarono, si consultassero sopra di ciò le assemblee provinciali.
La Zelanda ed Utrecht consentirono; l'Olanda e le altre ricusarono.
Giovanni Derk, della Capella, orò molto opportunamente contro la
provvisione nell'assemblea degli Stati dell'Overissel. Disse, che il
tramescolarsi nelle intestine gare di una nazione esterna era cosa
troppo indegna della dignità della Repubblica; ch'essi si stavano troppo
deboli in sull'armi, e troppo prosperi in sul commercio per potersi
intromettere così di leggieri nelle brighe altrui; che se si soccorreva
all'Inghilterra contro l'America, altri Stati assai potenti, intendendo
della Francia, avrebbero soccorso l'America contro l'Inghilterra, e che
l'Olanda tratta sarebbe necessariamente a parte della pericolosa guerra.
Ricordò la tirannide inglese in sui mari, le visite fatte sulle navi
olandesi, e le confiscate merci sotto il pretesto del contrabbando.
Parlò dell'indole efferata di questa guerra, e toccò peranche i crudeli
Indiani condotti ai soldi dei capitani britannici. Favellò finalmente
dell'imprudenza, che sarebbe grandissima, nel dar le mani a quel costume
testè introdotto generalmente in Europa dei grossi eserciti stanziali,
peste esiziale di ogni buon governo, e principale sostentamento del
servaggio dei popoli. Il partito non si ottenne. Del che non debbe
alcuno pigliar maraviglia; stantechè appariva generalmente agli Olandesi
la causa americana molto simile a quella degli antenati loro; e pareva
ad essi strana cosa, che avessero a concorrere nel punir coloro, che il
proprio esempio imitavano. In questa sentenza concorrevano e quelli fra
gli Olandesi, che seguivano le parti inglesi, e quelli ancora, che
setteggiavano pei Francesi, i primi, perchè credevano, che il voler
colla forza soggiogar gli Americani, sforzati gli avrebbe alla fine di
gettarsi nelle braccia della Francia, ed i secondi, perchè desideravano,
che fossero rintuzzati l'orgoglio e la potenza della nazione britannica.
Certo è, che a que' tempi la prosperità e la ricchezza dell'Inghilterra
facevano invidia a tutti; e che i suoi modi pieni di superbia
inasprivano, e gli animi generalmente di secreto odio e di nimistà
riempivano.

Ma i ministri, fatto avendo un gran dimenare in Germania, sortirono
miglior effetto presso i principi d'Assia, di Brunswich ed alcuni altri
minori sovrani di quella contrada. Si fece l'accordo con grande
allegrezza e speranza dei ministri, i quali molto si rallegravano, che
la prontezza germanica avesse ad un sì gran bisogno alla lentezza
inglese sopperito. Nel che tanto maggior contento provarono, che,
siccome questi uomini tedeschi poco s'intendono di libertà, o di non
libertà, e parlando eziandio una diversa lingua, poco si poteva temere,
che potessero essere svolti dalle dicerìe e dagl'incentivi degli
Americani. Della qual cosa non istavano senza qualche dubitazione
rispetto ai soldati inglesi, siccome quelli, che avevano la medesima
favella che gli Americani, e che contro coloro andavano a combattere, i
quali difendevano o parevano difendere una causa ai sudditi più
favorevole che al governo.

Divulgatesi in Inghilterra le novelle dei soldati limosinati dai
principi di Germania non si potrebbe facilmente dire, a quanta rabbia si
commovessero coloro, i quali ai disegni ministeriali si opponevano.
Molti eziandio di quelli, che per essi parteggiavano, se ne alterarono
grandemente. Andavano dicendo, ch'era una cosa da non potersi tollerare,
che i soldati mercenarj dei principi forestieri venissero ad
intromettersi nelle domestiche discordie; ch'era questo un mettere una
mala cannella, un porre un pernizioso esempio, del quale audaci ed
artifiziosi ministri si avrebbero potuto prevalere per sovvertir gli
ordini civili, e spegnere ogni libertà nell'Inghilterra medesima; che
questi soldati, compiuta che avessero la bisogna loro in quelle lontane
contrade, potevano sotto varie coperte venir condotti ne' più vicini
luoghi, e fors'anche nel cuore stesso del Regno; che quest'era un caso
di Stato, un crimenlese l'aver voluto senza il consenso del Parlamento
introdurre soldati stranieri nei dominj britannici. Certamente nissuna
risoluzione dei ministri aveva sin qui tanto disgusto, e tanta
perturbazione prodotto nei popoli, come questa. Accese ella
viemmaggiormente la rabbia degli uni, e molto raffreddò gli altri, e
parve a tutti illegale nel principio, pericolosa nel fine, ed ingiuriosa
al nome britannico, come se non fosse bastata la vista agl'Inglesi soli
di condur a buon fine la contesa. Ognuno stava di mala voglia, ed
incominciavasi generalmente a condannare la cagione della guerra e
l'ostinazione dei ministri.

In mezzo a tutti questi sospetti e travagli fu convocato il Parlamento.
Ma prima di entrare a descrivere le discussioni ch'ebbero luogo in
questa sessione, ci par cosa conveniente il raccontare, quali fossero a
questo tempo i disegni dei ministri intorno la guerra americana.
Essendosi accorti, in quanta disgrazia fossero venuti dell'universale
per non aver mai voluto dar luogo ad alcuna proposta d'accordo, e per
non avere o saputo o voluto esercitar la guerra cogli opportuni
provvedimenti, si risolvettero finalmente a mostrarsi vivi, e ad
adoperare tanta forza contro gli Americani, che poca speranza potessero
avere di poter resistere. Vedevano benissimo a quanta diminuzione già
fosse andata soggetta la riputazione delle armi inglesi, la quale, se
non vi si poneva un pronto rimedio, sarebbe divenuta di gravissimi danni
cagione, ed avrebbe in fine dato origine alla guerra esterna.
Imperciocchè, quantunque andassero spesso affermando, che i principi
europei non cessavano di dar segni di voler continuare nell'amicizia,
sapevano tuttavia, che questa era cosa impossibile a dover riuscire,
quando la lunga contesa durasse più oltre, e che le armi inglesi
continuassero ad esser perdenti. Egli era facile il pensare, che la
Francia non dormiva, ed avrebbe molto volentieri pigliato le prime
occasioni per mostrarsi. Quantunque fossero i ministri inglesi di quel
tempo d'animo piuttosto gretto, che no, e piuttosto taccagni, che
prudenti, non eran però sì dolci, che si lasciassero pigliare al boccone
delle amichevoli protestazioni, le quali più efficacemente si fanno,
quando si ha in mente di non osservarle. Sapevasi, che negli arsenali
della Francia si lavorava indefessamente nell'allestir i navilj, e nel
procacciar le munizioni navali, e che quel governo in ciò con
grandissima costanza si travagliava, perchè i recenti danni si
riparassero, e la forza e lo splendore delle armate francesi si
ristorassero. Nel che la nazione tutta si dimostrava consenziente, e
prontissima a secondar il governo. Di più non era nascosto, che dai
porti francesi partivano ogni dì munizioni da guerra alla volta
dell'America; la qual cosa, se non si faceva immediatamente dal governo,
era però molto pazientemente tollerata. Osservavasi non senza molta
gelosia, che i Francesi avevano testè mandato nelle Indie occidentali
una flotta molto bene numerosa, e che anche i soldati da terra vi
s'ingrossavano di maniera, che già avevan la sembianza di un esercito
giusto. Dava ancora qualche sospetto, che alcuni gentiluomini francesi
si erano per lo spazio di molti giorni abboccati col generale Washington
nel suo campo presso Boston, e che quindi si eran recati a conferir col
congresso. Il passato ammoniva i ministri inglesi del futuro; e giacchè
in niun tempo si era alzata una insegna di guerra in America, che le due
nazioni francese e inglese non entrassero a parte della controversia
l'una contro l'altra, così si doveva ragionevolmente pensare, che
l'istessa cosa sarebbe avvenuta questa volta; e tanto più facilmente,
che ora d'interessi di molto maggior momento si trattava, che quelli non
erano, i quali erano venuti in contesa ai tempi andati. La Francia in
questa bisogna molto accortamente usava quelle arti, che le si
convenivano. Ella non si voleva discoprire in su quei primi principj,
sia perchè temeva, che il governo inglese, quando avesse innanzi tempo
intrapreso apertamente la difesa degli Americani, avrebbe a questi tali
condizioni d'accordo proposte, che le due parti si sarebbero
rappacificate, e colle forze unite avrebbero contro di sè medesima volte
le armi; e sia massimamente perchè non era ancora alla guerra navale
apparecchiata. Voleva temporeggiare, finchè fossero pronte le armi, e
che per la continuazione delle offese fosse la ferita tra le due parti
diventata del tutto incurabile; ed altresì finchè vedendosi da ognuno la
inclinazion delle cose, gli Americani, perduta ogni speranza d'accordo,
e preso nuovo ardire dai prosperi successi dell'armi, si risolvessero a
dichiarar l'independenza. Allora sarebbe pressochè impossibile diventata
la riconciliazione, sia per la maggiore esacerbazione degli animi, sia
per la gravità delle offese, sia finalmente per l'assoluta contrarietà
dello scopo, al quale le due parti tendevano. Perciocchè in tal caso non
si tratterebbe più di voler venire sotto certe condizioni ad un
amichevole componimento, ma sibbene di andarne ad una totale
separazione. Tali erano i pensieri del governo francese rispetto al
tempo, in cui dovesse discoprirsi; ma però per non far disperare del
tutto gli Americani, si era determinato a conceder loro sottovia tutti
quegli aiuti, e di far loro tutte quelle promesse, che atte fossero a
mantener viva in essi la speranza di una efficace cooperazione a tempi
più opportuni. Non si dubitava poi, che allorquando la Francia si fosse
risoluta a sostentar a viso scoperto gli Americani, anche la Spagna
sarebbe venuta a parte della guerra per la consanguinità delle due
famiglie reali, per l'identità degl'interessi, e perchè ardeva di
desiderio di levarsi dal viso la fresca vergogna della spedizione contro
Algeri. Tutti questi pericoli stavano molto fissi nelle menti dei
ministri britannici, e perciò disegnarono di volergli prevenire con un
repentino e gagliardo sforzo.

Oltre le armi e le munizioni, le quali abbondantissimamente si
preparavano in tutti gli arsenali, ed armerie dell'Inghilterra,
determinarono che avessero ad aver le stanze sulle coste d'America
ottanta navi da guerra per favorir i trasporti dei soldati e delle
munizioni là, dove bisogno ne sarebbe, per impedire quei del nemico, per
guastar le sue navi, e per secondare in ogni più conveniente modo le
imprese dell'esercito. Dovevano oltre quelle genti, le quali già si
ritrovavano in America, esser inviate meglio, che quarantadue migliaia
di soldati stanziali tra Inglesi e Tedeschi; cioè venticinque migliaia
d'Inglesi, e un poco più di diciassette migliaia degli altri. Queste
genti tedesche eran così fatte che vi avevano 4,300 Brunsvicchesi,
12,394 Essiani del Landgravio, e 668 del principe ereditario di Assia,
conte di Hanau. Si sarebbero aggiunte a queste tutte le reclute
canadesi, le forze dei reali d'America, ed i guerrieri indiani,
dimodochè si sperava, che quando fossero tutte le compagnie riempite, si
avrebbe un esercito di cinquantacinque migliaia di soldati, il quale,
salvate tutte le paghe morte, avrebbe in ogni caso sommato a meglio, che
a quaranta; forza, che credevasi più che sufficiente per soggiogar tutta
l'America. Se qualcuno poi desiderasse d'intendere quali fossero le
condizioni della condotta dei Tedeschi, sappia, che un Brunsvicchese si
aveva per centosessanta franchi di levata, e quattro soldi e mezzo di
soldo quotidiano. Un Essiano del Landgravio costava centosessanta
franchi di levata, e sotto sopra undici soldi di paga quotidiana; ed un
Essiano del principe ereditario medesimamente si comperava con
centosessanta franchi di levata, e circa dodici soldi di paga
quotidiana. Vollero ancora i ministri accompagnare i preparamenti della
guerra con alcune provvisioni, le quali dovevano, secondo la mente loro,
gli effetti di quelli molto efficacemente secondare. E siccome
conoscevano in quanto bisogno di pecunia si trovassero gli Americani, la
quale a sè stessi procacciare non potevano, se non col mezzo del
commercio, così determinarono di volerlo interrompere, sperando in tal
modo, che l'interesse privato avrebbe vinto l'ostinazione politica, e
che i biglietti stessi di credito, mancando affatto la pecunia numerata,
sarebbero andati soggetti ad una fatale bassanza. Ma per altro, per non
togliere agli Americani ogni speranza, e per non fargli ostinati per
disperazione, si consigliarono di dar la facoltà di perdonare ad alcuni
commissarj del Re, sperando, che molti, vinti dalla benignità,
tornassero al grembo dell'Inghilterra. Speravano, che questa
mansuetudine avrebbe inclinato i meno audaci a posar le armi, ed a
ricomporsi nell'antica quiete. La qual cosa, se si fosse, come
credevano, ottenuta, gli altri, che rimanessero armati, sarebbero stati
di leggieri oppressi. Questi erano i consiglj che i ministri avevano
presi, e che si proponevano di sottomettere alle deliberazioni del
Parlamento.

Orò il Re gravissimamente, rammentando le male arti usate in America per
sedurre i popoli, ed in certe opinioni, contrarie alla costituzione ed
alla subordinazione verso la Gran-Brettagna, infatuargli; che già erano
corsi ad un'aperta resistenza, e s'avevan recato in mano ogni potestà
del governo; che per ingannare facevano bene speciose protestazioni di
lealtà, ma che in fatti miravano all'independenza; che sperava però, che
il coraggio e la forza della nazione britannica comportato non
avrebbero, che vilmente si abbandonasse ciò, che con tanta cura e tanta
fatica si era acquistato; ch'era ormai tempo di levarsi in piè e di
usare tutte le forze del Regno; ma che però essendo sempre da anteporsi
la clemenza al rigore, l'animo suo era di concedere i perdoni, e far
cessar tosto le calamità della guerra a quegli uomini ed in que' luoghi,
che fedeli si dimostrassero. I ministri posero il partito, si rendessero
le solite grazie al Re, e si approvassero le cose proposte.

Ma lord Giovanni Cavendish con grandissima veemenza arringando disse,
che si maravigliava bene, che si volesse ostinatamente continuare in
quelle risoluzioni, che già sì perniziosi frutti partorito avevano; una
metà dell'Impero perduta; l'altra malcontenta e parteggiante; un Regno
altre volte felicissimo, ora infelicissimo; una nazione già
virtuosissima, ora corrottissima; ogni pubblica virtù guasta e
contaminata; e con ogni vizio entrate le perdite e le sconfitte. Si
taccian gli Americani delle mire d'independenza. Certo per l'Inghilterra
non istette, che un tale partito non pigliassero, giacchè i ministri
ogni opera hanno fatto per a ciò sforzargli; si taccian di
dissimulazione i coloni; ma hanno essi costantemente asseverato, che i
termini della concordia eran quelli di ritornare allo stato dell'anno
1763. Forti eserciti e poderose armate si voglion contro gli Americani
mandare. Ma son essi in casa loro, circondati dagli amici, abbondanti di
ogni cosa; gl'Inglesi lontanissimi, scarsi di vettovaglie; han per
nemici gli uomini, i venti, il cielo. E quali ricchezze, quali tesori,
necessarj non saranno per procurare fin là ai soldati le provvisioni? Le
selve impenetrabili, le montagne inaccessibili serviran nei casi
sinistri d'asilo, ove si ricoverino, di nido donde sbocchino di nuovo,
agli Americani. Ma agl'Inglesi converrà vincere o morire, od incontrar
la vergogna, peggiore assai della morte, del fuggir alle navi. Gli
Americani useranno le opportunità de' luoghi da essi soli conosciute per
tribolar le genti britanniche, per mozzar le vie, per sorprendere le
munizioni, per opprimer con fazioni improvvise gli stracorridori, per
istancare, per consumare, per temporeggiare, per protrarre l'esito
finale della guerra. Non si metteranno al rischio delle battaglie,
esclamava l'oratore, ma ci piglieranno alla stracca, noi, che lontani
siamo a tremila miglia. Sarà loro facil cosa il riempir le compagnie, a
noi impossibile. Sapranno usar le occasioni delle temporali superiorità
per riportarne qualche rilevata vittoria, sicchè i tardi soccorsi per
mezzo dell'Atlantico non arriveranno in tempo. Eglino impareranno alla
scuola nostra l'uso dell'armi e l'arti della guerra; e tal riscontro
daranno di lor medesimi ai maestri loro, che a questi ne increscerà
grandemente. Ma, suppongasi la vittoria; sarà ella certamente molto
sanguinosa, ed il frutto ne saranno Terre distrutte, campi abbruciati,
sudditi da odio irreconciliabile inveleniti, la prosperità del commercio
guastata, e sospetti continui di futuri motivi di guerra. Sono molto
antiche le querele intorno i pericoli alla libertà dei grossi eserciti
stanziali; ma la lunga e difficil guerra americana gli accrescerà
viemmaggiormente, e per ristoro del male ci comperano i ministri quei
malandati Tedeschi, buona gente al postutto, ma per isgabelli di
dispotismo maestri di coloro che sanno. Ma se per lo contrario sarem
perdenti, i tesori perduti rifar non si potranno, il commercio non potrà
risorgere, la nazionale gloria, prima sorgente della virtù e della
generosità degli animi, ne sarà oscurata, il nome britannico macchiato,
il valore spento; e non potrem nelle disgrazie nostre avere il conforto
di avere operato con maturità di consiglio, nè quello di non essere
stati avvertiti. La querela americana diventerà tosto querela europea, e
se questa patria non ne sarà sobbissata, sarà piuttosto da ascriversi
alla fortuna sua, che alla prudenza de' suoi reggitori. Tale è la
grandezza, tale l'importanza del soggetto, che dee far maraviglia, che
nella considerazione di questo sorgano passioni ed animosità, quandochè
converrebbe invece, che tutti si recassero nella quieta mente la
difficoltà della condizion nostra, e ponderatamente esaminassero, quali
avessero ad essere i più pronti, i più efficaci, i più conducevoli
rimedj. Si preghi adunque, concludeva, si supplichi Sua Maestà, perchè
si sospendano le ire, e non si corra sì tosto a versare colle mani
inglesi il sangue inglese. E che intanto con diligenza e con pacatezza
d'animi si avvisino le cause della presente discordia, e gli opportuni
mezzi si ritrovino per ricongiungere le lacerate parti del britannico
Impero; per ristorar in maestà del governo, l'obbedienza alle leggi,
l'autorità del Parlamento, il contento e la felicità di tutto questo
inclito e nobilissimo popolo.

Gli ascoltanti si trovavano in tempera, e la veemente orazione del lord
Cavendish aveva una mirabile impressione fatta sulle menti di tutti. Ma
replicarono con non minor calore i ministeriali, che non si poteva
restar capace, come questi acconci oratori, i quali tanta pompa facevano
d'amor della patria, tante lunghiere spendevano per provare, che quei
che si trovavano in ribellione contro l'autorità della Gran-Brettagna,
avessero la ragione; e come sembrassero voler recarsi a diletto il
perturbar nell'opere sue il governo a tempi di sì grave frangente. Nè
meglio si poteva comprendere, come si fossero risoluti a voler
dimostrare, che di necessità gli Americani ne sarebbero andati colla
vittoria; che nei decreti del congresso, che nei bandi di Washington si
mettano innanzi tali dottrine, ciò si potrebbe comportare; ma che da
uomini inglesi, da padri stessi della patria siano con tanta certezza
affermate, e tanto studiosamente propagate, non potersi a patto nessuno,
nè osservar senza maraviglia, nè tollerar senza sdegno. Affermasi, gli
Americani non mirar all'independenza. La qual cosa si concederà
facilmente, se si voglia contendere, che non vogliono avere, ma che di
già hanno ed usano la independenza, giacchè di già sonsi recato in mano
tutta l'autorità del governo col batter moneta, col gittar biglietti di
credito, coll'impor tasse, col far leve, col dichiarar le guerre,
coll'esercitarle, col concedere lettere di marca e di rappresaglia. Ma
le dolci e corrive persone, che qui stanno all'intorno, rispondono, che
i coloni protestano la leanza, e contraddicono alla independenza. Cosa
nuova invero, che si debba più fede prestare alle parole, che ai fatti;
e mentrechè questi uomini agevoli al credere loicano fra queste mura,
gli Americani immaginano, e ad effetto mandano nuove costituzioni di
governo, certamente per conservar gli ordini antichi, ed alla
Gran-Brettagna riunirsi. Ma quali sono le condizioni d'accordo, che sin
qui offerto hanno gli Americani? Di consentire a riconoscere il medesimo
sovrano. Certo il riconosceranno eglino, purchè possano far ogni voler
loro, e prestar niuna obbedienza alle ingiunzioni sue. E si vorrebbe,
che calasse l'Inghilterra a simili condizioni, le quali se non sono
oltraggiose, sono certamente ridicole? Il Parlamento ha aperto un adito
di concordia, col quale s'ei non rinunziava del tutto al diritto della
tassazione, fuori di dubbio poco ne conservava, e gli Americani medesimi
potevano di per sè stessi tassarsi. Ma si ha da far con uomini, che non
possono essere piegati nè da benefizio, nè da misericordia. Con quali
parole, con qual istile l'abbian essi ricevuto, il Mondo tutto, ed i
segreti nemici nostri stessi, che ne restaron maravigliati, il sanno. Se
l'Inghilterra s'ha da piegar ad un tanto bassamento, se si ha da
abbandonar l'onore cotanto alle monarchie necessario; se in luogo di
pigliar le armi contro un nemico che ci disfida, che disprezza il
governo e gli uomini della Gran-Brettagna, si ha ad inclinar la volontà
alle sue dimande ognor crescenti, si pigli pure il partito posto in
mezzo dagli avversarj. Che il costringere all'obbedienza i coloni sia
impresa difficile, nissuno lo nega. Ma dove non è difficoltà, non è
gloria. Poco conoscono la perizia degl'Inglesi capitani, ed il valor di
questi soldati coloro, che ci vogliono far disperare. I potentissimi
Borboni, gridavano i ministeriali, tutti congiurati contro di noi
nell'ultima guerra non han potuto farci stare; ed il Re di Prussia trovò
negli aiuti nostri la forza di resistere alla lega del Nort.
L'Inghilterra signoreggia i mari; ella conquistato ha quelle stesse
terre, sulle quali insistono questi medesimi ingrati sudditi; e non
potrà ella suggettargli? Che possano alcuni potentati europei venir a
parte della contesa si crede facilmente, se si considera la prosperità
nostra, la invidia forestiera, e l'arti di cotesti Americani intenti a
commoverci contro tutto il mondo. Ma dobbiam noi pigliar i partiti sui
desiderj, o sull'ingiustizia altrui? Facciam quel che dobbiamo, perchè
non c'intervenga quel che temiamo. Le gagliarde armi ci faran
rispettare, i timidi consiglj disprezzare. Le guerre seguono i deboli,
fuggono i forti. Che cosa poi sian iti immaginando questi uomini
fisicosi intorno quegli innocenti Tedeschi, non è facile il dire.
L'esempio dei mercenarj non è nuovo, e stato è sempre senza pericolo. I
soldati forestieri quelli non sono, che possano la servitù stabilire
delle terre inglesi; ma sì gli animi disposti alla servitù alla quale
più spesso conducono le vociferazioni e l'esagerazioni dei demagoghi,
che non le trame dei maestrati. In rispetto poi a quelle lunghe
lamentanze in sui vizj d'oggidì diciamo bene, seguitavano i ministri a
discorrere, che miglior opinione abbiamo noi di un popolo, presso il
quale si abborrisce il deridere il buon costume, che è famoso al mondo
per la civiltà sua, e stato è di tanti egregi fatti autore sì in pace,
che in guerra. Son queste piuttosto fole da infermi, o impronte
esasperazioni d'animi ambiziosi, i quali vanno immaginando, che non vi
possa esser virtù, finchè non hanno essi il dominio. Il destino della
Gran-Brettagna si trova ora in bilico. Dopochè ha per mare e per terra
grandemente fiorito il suo imperio, e la sua fortuna meglio che ogni
altro regno della cristianità, si tratta di presente, se questa
prosperità si debba più oltre continuare; se queste ricche e potenti
colonie, l'opera delle nostre mani, il frutto della nostra industria,
l'oggetto di tante nostre cure, il prezzo di tanti tesori e di tanto
sangue, debbano ora con un esempio d'inudita ingratitudine, per le mani
stesse dei popoli loro, e per le astute macchinazioni dei falsi amici, e
dei segreti nemici nostri, separate esser per sempre dall'antica patria,
dall'amorevole e comune madre. Il non risentirsi a sì fatto danno
piuttosto esiziale che grave, il non porci tutte le facoltà nostre e la
vita per frastornarlo, sarebbe viltà troppo inudita nella memoria delle
cose inglesi, e troppo del nome britannico indegna. Così parlarono i
ministeriali. Raccolto il partito, fu vinto il no sulla proposta del
lord Cavendish. Si proposero quindi da parecchj fra i primi oppositori
diverse provvisioni d'accordo a favore dei coloni. I dispareri
camminarono al colmo. Ma i ministri, che si appresentavano coi pensieri
fatti e coll'armi apparecchiate, fecero cadere ogni trattazione in
questo proposito.

Avendo i ministri tutti gli apparati fatti, che per la guerra facevan di
mestieri, vollero anche tagliare al nemico i nervi principali della
medesima, che sono gli uomini, le armi e la pecunia. Una parte degli
uomini impiegavano gli Americani sopra le navi per la bisogna del
corseggiare; le armi e le munizioni traevano o di soppiatto, od anche
apertamente dai paesi esterni, e la pecunia era il frutto del commercio
loro. Adunque i ministri proposero una provvisione così fatta, che ogni
specie di traffico colle tredici colonie unite fosse proibito; che ogni
proprietà americana o galleggiante in sui mari, o stanziante nei porti
fosse dichiarata legale preda in favore degli uffiziali, e compagnie
delle navi del Re; che gli uomini, i quali sulle americane navi si
ritrovavano, presi che fossero, si obbligassero a servire su quelle
dell'Inghilterra indistintamente come semplici marinari; e che in ultimo
luogo fosse la Corona autorizzata ad inviar commissarj colla potestà di
conceder i perdoni a quei particolari uomini, che meglio paressero
meritargli; e di chiarire anche tutta una colonia, od una parte di essa
in istato di obbedienza verso il Re, nel qual caso potessero farle
esenti dal rigor della legge, ed all'antica condizione restituirle.

Questa provvisione era molto consentanea all'altre di già vinte, ed al
disegno che i ministri si erano nell'animo loro concetto intorno il modo
di esercitar la guerra, ed era generalmente da lodarsi. Conteneva però
certi articoli, che gli uomini prudenti non potranno non biasimare.
Imperciocchè il voler far la guerra agli Americani anche in sui mari,
non era che bene. Bene era considerata anche quella parte, che i
commissarj fossero autorizzati a conceder le perdonanze sì ai
particolari uomini, che alle province. Ma il confiscare
indifferentemente le proprietà così private, come pubbliche; il
concederne la preda ai rapitori, e lo sforzar gli uomini appartenenti
alle ciurme americane, di qualunque grado o condizione si fossero, a
divenir gregarj sulle navi inglesi, nissuno non sarà per detestare. I
dissenzienti nel Parlamento ne fecero un grandissimo scalpore, e con
molto acerbe parole la condannarono. La provvisione però si ottenne con
gran favore.

[1776]

Terminata la bisogna del Parlamento, pose fine il Re alla presente
tornata, assicurando, ch'ei non temeva di moto alcuno dei principi
europei, i quali tutti si dimostravano disposti a volere mantener la
concordia. I ministri avevano ottenuto dal Parlamento ogni intento loro,
e poco o nulla dubitavano del prospero successo delle cose. Pareva loro
impossibile, che i soldati accogliticci del congresso potessero tener le
armi in mano, allorchè vedessero le soldatesche europee; e credevano,
che la fama solamente della venuta dell'esercito inglese era bastante ad
aprir l'occasione a nobilissimi acquisti. E ponendo eziandio, che le
truppe colonarie tenessero il campo, come si poteva dubitare, che male
armate, peggio disciplinate, e poco use ai pericoli della guerra ed al
romor dell'armi, avessero potuto resistere lungamente ai veterani
d'Europa? Una prima impressione sarebbe stata fatale agli Americani, e
le arti che si erano poste in opera per dividergli, avrebbero allora
pienamente l'efficacia loro esercitata. Pochi, che fossero corsi agli
accordi, avrebbero tratto con loro tutta la moltitudine; poichè nei moti
popolari ogni cosa è soggetta al temporale. I commissarj in sui perdoni,
uomini tutti di grandissima autorità, e molto splendidi per chiarezza di
sangue, e per la gloria delle cose fatte per terra e per mare, dovevano
esser presenti, secondando le operazioni dell'esercito, e pronti a
pigliar le prime occasioni, che appresentate si fossero. Così
argomentavano i ministeriali, e tali erano le speranze loro. Una gran
parte della nazione aveva i medesimi pensieri e le medesime speranze;
chi per orgoglio, chi per confidenza nel governo, chi per amor delle
parti, e chi per effetto dell'interesse, credendo l'uomo facilmente ciò,
che utile stima a sè stesso. Ciò non ostante non mancavano di quelli, i
quali o avevano per amor della patria, o dimostravano, per la peste
delle Sette, molta inquietudine, e sinistri augurj prendevano delle
future cose. Argomentavano essi dalla pertinacia loro alla pertinacia
degli Americani; e non tralasciavano di avere ad ogni tratto in bocca i
miracoli, come dicevano, operati in varj tempi, e presso molti popoli
dall'amor della libertà. Molto magnificavano l'ardire, la costanza ed il
coraggio americano; ed i sarcasmi, i motti, le dicerìe sui satelliti,
come dicevano, della tirannide, intendendo di parlare dei soldati
inglesi, e molto più dei tedeschi, eran senza fine. Chiamavano la
perdita fatale, la vittoria pericolosa; lamentavano il sangue sparso per
una iniqua causa. Ogni dì si pubblicavan libelli in favore o contro i
coloni. Gli uni rimproveravano agli altri, che prezzolati scrivevano;
gli altri agli uni, che licenziosi essendo essi medesimi, favorivan la
licenza. Ebbe specialmente molta voga un libro dato alla luce dal dottor
Price intorno la civile libertà, e fu letto da tutti con grandissima
avidità. Ne ricevette pubbliche grazie dalla città di Londra, e ne fu
presentato con una scatola d'oro.

I due fratelli Howe, l'uno ammiraglio dell'armata, e l'altro capitano
generale dell'esercito in America, furono eletti dal Re commissarj a
fine di ristorar la pace nelle colonie, e concedere i perdoni a coloro,
che paressero meritare la reale misericordia. Il Signor Peter-Parker, ed
il conte di Cornwallis eransi, già buon tempo, imbarcati con molte genti
per alla volta dell'America. Partivano eziandio coll'altre genti inglesi
e tedesche l'Almirante Hotham, ed i generali Burgoyne e Philipps.

Mentre queste cose si facevano in Inghilterra, i provinciali, che
assediavano Boston, erano entrati in grandissima speranza non solo
d'impadronirsi della città, ma ancora di far prigione tutto il presidio,
e distruggere il navilio, che gl'Inglesi tenevano nel porto e nella cala
di Boston. Aspettavano impazientemente, che col crescere del verno
montasse di modo il freddo, che ne gelassero i vicini mari ed i fiumi,
che in quelli hanno le foci. Il gelicidio per l'ordinario soleva
mettersi verso il Natale; e tenevano per certo, che in sull'uscir
dell'anno vecchio, od in sull'entrar del nuovo sarebbe per la grossezza
del ghiaccio fatto loro abilità di valicare a piè asciutti il braccio di
mare, che la penisola divide dal continente, dove stavano accampati. In
tal caso gl'Inglesi non avrebbero potuto resistere alle forze molto
superiori dell'esercito americano. Ma essendo contro il solito corsa in
quell'anno molto temperata la stagione, furono i provinciali ingannati
delle speranze loro. L'indugio fu di molta utilità alla guernigione;
perciocchè gli Americani in su quell'aspettazione si tennero assai
quieti negli alloggiamenti loro. Questa tregua durò ben tutto l'inverno.
Ma entratosi nel mese di marzo le cose si riscaldavano di nuovo; e gli
Americani ardevano di desiderio di por fine con una onorata fazione al
lungo e fastidioso assedio. Del che avevano e l'incentivo e la
necessità. Era giunta in America la nimichevole dicerìa fatta dal Re al
Parlamento, e copie di questa andavano attorno nel campo bostoniano.
Inoltre si sparsero le novelle, che la prima petizion del congresso era
stata disgradata. Tutto l'esercito se ne commoveva a grandissima rabbia,
e la dicerìa fu arsa in pubblico dagl'infuriati soldati. Cambiarono in
questo medesimo tempo il campo rosso delle bandiere, e lo fecero
addogato con tredici liste, come un simbolo del numero e dell'unione
delle tredici colonie.

Il congresso, avendo ricevuto le novelle degli avversi procedimenti del
governo, e massimamente quelle della provvisione del commercio, e della
condotta delle genti tedesche, si persuase facilmente, che niuna altra
speranza era rimasta fuori di quella dell'armi. Senza metter tempo in
mezzo, volendo approfittarsi della rabbia eccitata nell'universale dei
popoli, fe' una gran calca a Washington, acciocchè, posti dall'un de'
lati tutti gl'indugi, e sprezzati tutti i pericoli, ad ogni modo
voltasse la mira principale a finir la guerra bostoniana, e cacciasse
via da quelle mura il nemico. Ei prevedeva benissimo, che di
quell'esercito si sarebbe avuto un vicino bisogno per opporsi in altri
luoghi all'armi britanniche, ed i disegni del nemico guastare nelle
altre parti dell'America. Non si dubitava punto, che gl'Inglesi
avrebbero fatto qualche forte impressione nei luoghi più deboli, e
temevasi principalmente della città della Nuova-Jork. Perciò se non si
levava quel nido agl'Inglesi, che sarebbe rimasto loro alle spalle, le
cose si sarebbero trovate in gravissimo pericolo. Ricevuti gli ordini, e
stimolato eziandio dalla necessità del frangente e dal desiderio della
gloria, andava Washington considerando i mezzi, i quali al desiderato
fine più sicuramente condurre il potessero. Ei non istava senza speranza
di poter dare alla città con prospero successo l'assalto. Quella parte
della cala di Boston, che è vicina a Cambridge ed a Roxbury, era gelata;
il che avrebbe grandemente facilitato l'impresa, e per valicar le
restanti acque sino alle mura di Boston, si aveva in pronto un gran
numero di battelli. Si avevano inoltre due batterie galleggianti situate
alle bocche del fiume di Cambridge. Sapevasi, che il presidio mancava di
munizioni da guerra, e ch'era molto estenuato dalle fatiche e dalle
malattie. Aveva poi anche il generale una grandissima confidenza posta
nel valore e nella costanza dei proprj soldati. Perciò pose in una
Dieta, che si fece di tutti i generali, il partito dell'assalto. Ward e
Gates, ambedue soldati di gran conto si opposero, affermando, che senza
mettersi ad un tanto rischio si poteva ottenere il fine di cacciar i
nemici da Boston con occupare le alture di Dorchester, le quali
signoreggiavano al tutto la città. Il partito non si ottenne; del che il
generale si mostrò molto mal contento, ma fu obbligato ad accomodarsi
all'opinione dei più. Si risolvette adunque di andar a prender il posto
delle alture; alla qual bisogna per conforto dei generali Ward, Thomas e
Spencer, era stata apparecchiata una gran quantità di fascine e di
gabbioni. Erano anche state condotte da Ticonderoga e da Crown-point
grosse artiglierie con una quantità sufficiente di obici e di bombarde.
Ei pare, che il generale Howe, il quale era di natura molto circospetta,
non abbia voluto prevenire, trovandosi troppo debole, questo disegno dei
provinciali, il quale dava loro sicuramente vinta tutta la guerra
dell'assedio. Eglino poi, per tenere attento da un'altra parte il
nemico, piantarono grosse batterie a riva il mare a Cobbs-hill, alla
punta di Lechmere, a Phipps-farm ed a Lambsdam in sul canto di Roxbury.
Incominciarono a trarre la notte dei due marzo con molta furia. Le bombe
cadevano frequenti nella città. Il presidio era tutto intento
all'ispegnere l'incendio delle case, ed in tutti quegli altri uffizj
fare, che sono necessarj in simili casi. Intanto si preparavano gli
Americani con grandissima non solo contenzione, ma allegrezza alla
fazione delle alture; ed a quest'uopo s'eran fatte marciare da' vicini
luoghi molte compagnie di milizie per ingrossar l'esercito. Sceglievano
i Capi la notte del quattro marzo; conciossiachè speravano, che la
ricordanza dell'uccisione dei loro seguìta ai cinque di marzo in Boston
nel 1770 avrebbe nuovo ardore aggiunto col desiderio della vendetta a
quegli animi già pur troppo inferociti. Venuta la notte nella sera dei
quattro, ogni cosa essendo all'ordine, procedevan gli Americani con
mirabile silenzio verso la penisola di Dorchester. La notte era
propizia, il vento favorevole, perchè non portasse al nemico quel poco
di strepito, che non si poteva schivare. Le strade facili pel gelicidio.
Le batterie di Phipps-farm, e quelle di Roxbury fulminavano con un
rimbombo maraviglioso. Ottocento uomini d'antiguardo precedevano gli
altri; seguiva il carreggio cogl'istrumenti da trincerare. In terzo
luogo venivan i lavoratori in numero di dodici centinaia, guidati del
generale Thomas, ed in ultimo trecento carri carichi di fascine,
gabbioni e di manne di fieno. Quest'erano per difendere sui fianchi i
provinciali nel passare, e ripassare l'istmo di Dorchester, il quale
molto basso essendo poteva esser da ambe le parti strisciato dalle
artiglierie delle navi nemiche. L'impresa ebbe prospero fine. I
provinciali arrivarono sulle alture non solo senza offesa alcuna da
parte del nemico, ma ancora senza che questi ne avesse alcun sentore. Si
misero essi tosto a lavorare sì rattamente, che alle dieci della sera
avevan già costrutti due Forti atti a difendergli contro le offese delle
armi minute, e dei tiri a scaglia; uno sull'altura che è più vicina alla
città, e l'altro su quella che guarda verso l'isola del Castello. La
mattina, sendo scuro sulle alture, continuarono a lavorare, senza che si
facesse dal canto del presidio alcun motivo. Finalmente, diventata
l'aria chiara, ebbero a mirar gl'Inglesi non senza molta maraviglia le
nuove opere degli Americani. L'ammiraglio inglese, veduta la cosa,
protestò, che, se non si snidavano di là i nemici, le navi sue non
potevano senza un presentissimo pericolo di totale distruzione stanziar
più oltre nella cala. La città stessa era soggetta ad esser rovinata da
capo in fondo a posta dei provinciali. La comunicazione ancora, tra le
genti che guardavano le fortificazioni dell'istmo di Boston e le
restanti, molto difficile e pericolosa diventata. Le artiglierie nemiche
dominavano la spiaggia, dalla quale avrebbero dovuto gl'Inglesi
imbarcarsi nel caso della ritirata. Adunque nissun altro partito era
rimasto loro, che quello, o di combattere per isloggiar da quella nuova
stanza il nemico, ovvero d'abbandonar del tutto la città. Non esitò
punto Howe da quel capitano valoroso ch'egli era, a pigliare il primo, e
disponeva ogni cosa per l'assalto. Washington, accortosi del disegno,
preparava le difese. Le trincee si perfezionavano diligentemente, si
raccoglievano i soldati dai luoghi più vicini, e si accordavano segnali
da praticarsi su tutti i monticelli, i quali da Roxbury sino alla
riviera Mistica fanno, come se fosse, una corona su tutta la spiaggia
che guarda Boston; e ciò affinchè le novelle e gli ordini potessero in
un subito trasmettersi da un luogo all'altro. Andava dicendo a' suoi, si
ricordassero del giorno cinque di marzo. Nè solo apparecchiava i mezzi
di sostener la vicina battaglia e di ributtar il nemico; ma ancora
quelli di offenderlo e cacciarlo, se durante la battaglia o dopo di
essa, qualche buon'occasione avesse offerto la fortuna. Era il suo
pensiero, se il nemico nell'assalto di Dorchester, come sperava, avesse
toccato una rotta, che quattromila uomini scelti stessero pronti dalla
parte di Cambridge a montar sulle navi a quest'uopo state preparate, e,
traversato quel braccio di mare che sta in mezzo tra la terra-ferma e la
penisola, tentassero fra il tumulto e la confusione la Terra. Il
generale Sullivan comandava la prima schiera; Greene la seconda. Si
aspettava un altro fatto, come quello di Charlestown, ed un'altra
battaglia, come quella di Breed's-hill. Howe faceva far le scale per
iscalar le opere degli Americani. Ordinava, che una grossa schiera di
soldati guidati da lord Percy, entrati nelle navi da carico, che stavano
allestite nel porto, andassero ad approdare ad una bassa terra verso la
punta opposta all'isola del Castello. Già si movevano le schiere, e gli
Americani incitati dalla ricordanza del dì anniversario, e della
battaglia di Breed's-hill, siccome anche dai continui conforti dei
capitani, le aspettavano non solo senza tema, ma con allegrezza. Intanto
pel riflusso le acque diventaron sì basse, ed il vento incominciava a
trarre sì forte, che non si poteva valicare. Bisognò sostare per quel
dì, intendendo Howe di dar la battaglia all'indomani molto per tempo. Ma
succedeva la notte un temporale sì grosso, che le acque ne erano
agitatissime la mattina. Poi piovve dirottamente. Il generale inglese
non potè mandar ad effetto il suo disegno. Ma gli Americani, usando bene
l'indugio, avevano un nuovo puntone costrutto, e le altre fortificazioni
condotto a perfezione. Il colonnello Mifflin aveva apprestate molte
botti piene di sassi e d'arena, e collocate intorno le fortificazioni,
acciò, quando il nemico andasse all'assalto, rotolando con grandissima
furia in giù, rompessero gli ordini, e dessero luogo ai suoi di potersi
giovar della confusione. Osservate diligentemente tutte queste cose,
gl'Inglesi si persuadettero, ch'era divenuta impresa troppo pericolosa,
e quasi disperata il dar l'assalto, l'infelice evento del quale, o
solamente la vittoria piena di sangue, come quella di Breed's-hill,
avrebbero in troppo grave rischio poste le cose inglesi in America. Nè
non era da farsi stima, che quand'anche la battaglia fosse stata
prospera, la guernigione non era sì numerosa, che si avesse potuto
conservare senza pericolo la possessione della penisola di Dorchester,
dovendo essa di già custodire non solo la città, ma ancora la penisola
di Charlestown. La battaglia si poteva meglio fare, e la vittoria
desiderare, perchè le armi del Re non ricevessero percossa nella
riputazione, che per l'evento totale delle cose su quelle spiagge. Non
era perciò il frutto della vittoria eguale al pericolo della battaglia.
Si doveva anche far considerazione, che il posto di Boston non era gran
fatto accomodato alle future fazioni dell'esercito che si aspettava
dall'Inghilterra, e Howe medesimo aveva qualche tempo prima avuto
istruzioni dal lord Darmouth, uno dei segretarj di Stato, per votar la
città, ed andarsene a posare nella Nuova-Jork. Il che non potè eseguire
per non avere avuto a quel tempo alla mano il navilio sufficiente pei
trasporti. Considerate attentamente tutte queste cose, i generali
inglesi si risolvettero ad abbandonare la città, lasciandola del tutto
in potere dei provinciali. Nella qual cosa s'incontravano però
grandissime difficoltà. Imperciocchè non avendosi in pronto più di
cencinquanta navi tra grosse e sottili, appena che capir vi potessero le
ciurme e la guernigione, le quali tra l'una e l'altra sommavano a dieci
migliaia di persone, e quei Bostoniani, i quali essendosi dimostrati
favorevoli alla causa reale, non potevano rimanere senza pericolo. Il
viaggio da intraprendersi era lungo e difficile, non potendosi attendere
con quelle soldatesche stanche ed infievolite di poter far con frutto
una qualche impressione sulle coste nemiche. Le speranze in ciò eran sì
deboli, che non si credette nemmeno di poter tentare la città della
Nuova-Jork, Terra più di qualunque altra esposta alle offese dal canto
del mare. Nè altro partito si poteva pigliare, che quello di andarsene
ad Halifax; pel quale viaggio, oltre la mancanza dei viveri ch'era
grandissima, in stagione era molto contraria; e se in ogni tempo
pericolosa, in quello pericolosissima. Regnavano allora fortemente i
venti da greco, i quali temevasi non ispignessero l'armata di forza sino
alle Antille; pel quale lungo tragitto non erano a gran pezza le
provvisioni delle vettovaglie sufficienti. Si aggiungeva a tutte queste
difficoltà, che il territorio di Halifax era una contrada sterile, dalla
quale poco ristoro si poteva aspettare, e nissuna provvisione vi si era
precedentemente potuta fare, essendo la partita da Boston, e la
determinazione di ritirarsi ad Halifax, state improvvise. Nè non
travagliava molto l'animo dei soldati il pensare, che la necessità delle
cose gli spingesse verso tramontana, mentrechè sapevano, che le future
fazioni degli eserciti inglesi si dovevano fare nelle colonie del mezzo,
ed anche nelle meridionali. Ma non era lasciato luogo ad elezione
veruna. E siccome gli Americani potevano coi tiri delle artiglierie, o
impedire in gran parte, o sturbare assai l'imbarco delle genti, così
Howe pose l'animo a rimuovergli da un tal disegno. Mandati chiamare gli
uomini eletti di Boston, disse loro, che non essendo più la città di
nissun utile al Re, si era risoluto ad abbandonarla, purchè Washington
non fosse per disturbare la sua partenza. Mostrò loro le materie
accendibili, che aveva fatto apparecchiare per metter fuoco ad un tratto
alla città, quando i provinciali in qualunque modo il molestassero; che
pensassero molto bene di quale e quanto pericolo sarebbe per riuscir
alla Terra, se i due eserciti nemici per le vie della medesima si
azzuffassero; che in quanto a lui si era risoluto di andarsene di
quieto, e senza far nissun danno, quand'anche gli Americani dal canto
loro avessero in animo di così fare. Gli esortava perciò, andassero da
Washington, e gli facessero intendere, qual fosse in questo la mente
sua. Furon gli eletti uomini col generale americano, raccomandandogli
molto la misera città. Ei pare da quello che seguì, ch'ei consentisse.
Ma tregua scritta non ne fu nissuna. Alcuni scrivono, che acconsentisse
col patto, che gl'Inglesi lasciassero indietro le munizioni da guerra.
Questo non affirmerei di sicuro. Furon esse ben lasciate, se per accordo
o per necessità, non si sa. Gli Americani stettero quieti, e gl'Inglesi
s'imbarcavano senza ricevere molestia. Ma tristissima era in questo
frangente l'immagine della città. Nonostante gli ordini dell'Howe tutto
era affoltata e confusione. Mille e cinquecento leali colle famiglie e
colle masserizie loro più preziose si affrettavano con infinito sbattito
d'animo ad abbandonare quelle stanze, ch'erano loro tanto care state, e
nelle quali di sì lunga felicità goduto avevano. I padri colle robe
loro, le madri coi figliuoli correvano piangendo alle navi; e le ultime
salutazioni ed abbracciamenti di coloro che se ne andavano, e di coloro
che rimanevano, erano un miserabile spettacolo; al quale però pochi
attendevano, intenti tutti alla bisogna della propria salvezza. Gli
infermi, i feriti, i vecchi ed i fanciulli dimandavano pietà. I carri e
le bestie da soma erano divenuti cagione di contesa fra i cittadini, che
i primi gli avevan fermati, ed i soldati che se ne volevan servir essi.
Accrescevan molestia alla presente sventura le animosità, che
prevalevano tra i soldati da terra e le genti da mare, gli uni
rimproverando alle altre la cagione di tanta infelicità. Si dolevano
altresì della freddezza e della ingratitudine della patria loro, la
quale pareva in tanto pericolo, in tante miserie ed in sì lontani lidi
gli avesse non che abbandonati, dimenticati. Imperciocchè dal varcato
mese d'ottobre in poi non aveva il generale Howe, nè ordine, nè
istruzione, nè avviso di sorta alcuna dall'Inghilterra ricevuto, i quali
dimostrassero, esser vivo il governo, e ricordevole dell'esercito
bostoniano. Intanto i più perduti fra i soldati e marinai, rotte le
porte, mettevano a sacco le botteghe e le case. Guastavan quello, che
via portar non potevano. In somma la città andava a ruba, e si temeva ad
ogni tratto, che nascesse qualche grande incendio, che la consumasse.
Addì quindici di marzo il generale mandava un bando, che nissuno fra i
Bostoniani sino alle undici della mattina s'ardisse d'uscir dalle
proprie case, perchè non impedissero l'imbarco delle soldatesche, che si
doveva in quel dì effettuare. Ma un vento di levante le faceva
soprastare; ed elleno per passatempo ritornarono in sul saccheggiare. In
questo mezzo gli Americani avevano rizzato un puntone su quello sprone
di Nook's-hill nella penisola di Dorchester, e munitolo d'artiglierie,
signoreggiavano intieramente l'istmo di Boston, e tutta la parte
australe della città. Temevasi ancora, che, occupata l'isola di Noddes,
e piantatevi le artiglierie, tirando dall'uno e dall'altro posto a pelo
d'acqua a traverso il porto chiudessero affatto il passo alle navi, e
fosse perciò tutto il presidio ridotto alla necessità di arrendersi a
discrezione. Per la qual cosa non si frapposero più indugi. Le genti
britanniche ed i leali incominciarono a montare sulle navi alle quattro
della mattina dei diciassette marzo, e tutti si trovarono a bordo alle
dieci. Erano nel torno di dieci migliaia di bocche. Ma le malattie, e le
gelosie, che correvano fra le genti di terra e quelle di mare, molto
gl'indebolivano. Le navi erano sopraccariche d'uomini e di robe;
scarseggiavan le vettovaglie; ogni cosa in confusione. Montavano sulle
navi le ultime genti del retroguardo, quando Washington entrava colle
sue nell'altra parte della città colle bandiere spiegate, coi tamburi
battenti e con tutti gli apparati della vittoria e del trionfo. Fu
ricevuto dagli abitatori con tutte quelle dimostrazioni di gratitudine e
di osservanza, colle quali si debbono riconoscere i liberatori.
L'allegrezza tanto più grande si dimostrava, quanto erano stati più
gravi i mali, che sofferto avevano. Avevan essi provato per ben sedici
mesi la fame, la sete, il freddo e gli oltraggi di una soldatesca
infuriata, che gli riputava ribelli. Era stata la città sì asseccata di
vivanda, che vi si pagava una libbra di pesce fresco ventiquattro soldi;
un'oca si comprava oltre dieci lire: un gallo d'India quindici;
un'anitra cinque; il prosciutto cinquanta soldi la libbra; legumi non se
ne trovavano; un montone costava più di quarantadue franchi; le mele
quaranta franchi il barile; le legna da ardere si pagavan oltre
cinquanta franchi la catasta, e non se ne trovava. Si eran arse le
panche delle chiese; già si ardevano i palancati e gli assiti dei
magazzini; le case non abitate si eran disfatte, per averne le legna. La
carne da cavallo, quei, che ne poteron avere, la trovarono buona.
Lasciaron gl'Inglesi molte artiglierie e munizioni. Le prime sommarono a
dugencinquanta tra grosse e minute trovate in Boston, nell'isola del
Castello e nelle trincee di Bunker's-hill, e dell'istmo. Queste
gl'Inglesi avevan tentato d'inchiodare e di guastare; ma con poco
successo per la fretta. Altre n'erano state gettate in mare, ma furon
cavate. Si trovaron oltreacciò quattro bombarde, e fra le munizioni si
ebbero 2,500 misure di carbon da mare; altrettante di fromento; 2,300
d'orzo; 600 di avena; cento giare d'olio, e cencinquanta cavalli.

Così venne, dopo un lungo e tedioso assedio, di nuovo in poter degli
Americani la città capitale della provincia di Massacciusset con
grandissim'allegrezza, e de' suoi cittadini, e di tutta la lega, i quali
preveggevano benissimo, di quanta importanza fosse un tale avvenimento
sia per la opinion dei popoli, e sia pel buon successo delle future
operazioni della guerra. Nel che si debba anche notare la vanità e
l'infatuazione dei ministri britannici, i quali in su quei primi
principj della guerra non fecero i provvedimenti necessarj per render la
vittoria certa, anzi tutte quelle cose eseguirono, che la dovevano
rendere, non che dubbiosa, improbabile. In tal modo operarono, perchè
sia per l'orgoglio inglese, sia per gl'infedeli rapportamenti, o sia
pure per non aver curato gli esempj delle storie, si eran dati a
credere, che i provinciali non sarebbero stati osi a guardare in viso le
soldatesche inglesi, e che quella foga si sarebbe tosto convertita in
freddezza ed in malavoglia. Non pensarono, che la natura stessa delle
cose già da qualche tempo dava incitamento alla rivoluzione americana,
essendo diventati quei popoli ricchi e potenti, e nulla avendo rimesso
dell'antico entusiasmo. Quindi è, che entrarono i ministri nella guerra
con deboli apparati, e non mandarono gli aiuti, quando era tempo, e gli
mandarono, quando non era più tempo.

Entrati i provinciali in possesso di Boston posero tosto al fisco i beni
mobili e stabili di quei fuorusciti, i quali, lasciata la patria,
accompagnato avevano il generale Howe ad Halifax. Gli vendettero
all'incanto, ed il ritratto usarono nelle bisogne del pubblico. A
quelli, ch'erano rimasti, fu fatto il processo, e furon chiariti nemici
e traditori della patria; i beni loro parimente venduti e confiscati. Ma
una cosa più di tutte occupava le menti dei Bostoniani, e questa si era
di affortificar la città, dimodochè si potesse per l'avvenire preservare
da quelle calamità, dalle quali di fresco era stata liberata. Usavasi in
ciò grandissima diligenza; ed i cittadini intendevano a volta a volta
all'opera. Soprantendevano il tutto quattro ingegneri Prussiani, ed uno
Francese con parecchj Americani. Ma nonostante la diligenza, che si
usava, non era possibile, che si riducesse Boston ad uno stato di buona
Fortezza a poter tenere contro una regolare oppugnazione; bensì si
poteva preservare da una battaglia di mano.

Siccome appariva da certe mosse dei provinciali, e principalmente
dall'aver essi occupato alcune delle isolette poste nella cala di
Boston, che assaltar volessero il castello Guglielmo situato nell'isola
di questo nome, il che avrebbe impedito alle navi inglesi l'ingresso nel
porto, e preservato dagli assalti loro la città, il generale Howe
credette, opportuna cosa fosse lo smantellarlo ed arderlo; e così fece
prima della sua partenza, quantunque non si portasser via le
artiglierie, ma solo a molta fretta s'inchiodassero. Indugiò ben una
settimana pei venti contrarj, o per la bonaccia l'armata britannica
prima, che potesse uscire dalla cala, ed entrar nell'alto mare. Ma
finalmente ciò ottenutosi non senza molta fatica, contro l'aspettazione
di tutti, e fuori del solito della stagione ebbe il viaggio molto
prospero, e se n'andò a golfo lanciato ad Halifax. L'ammiraglio Shuldam,
il quale comandava a tutta l'armata, lasciò nelle acque di Boston con
molte navi il comandante Banks, acciocchè restassero i mari aperti, e la
navigazione sicura alle navi del Re, le quali ignorando l'abbandonamento
della città, a quella via fossero incamminate. Il disegno riuscì in
parte, ed in parte no; conciossiachè la cala essendo grande, ed
interspersa di molte isolette con alcuni porti qua e là opportuni alle
insidie, da questi saltavan fuori improvvisamente i corsali, e le navi
non guardate e non guardantisi opprimevano ad un tratto. Tra gli altri
il capitano Manly predò una nave da carico, che portava quattrocento
botti di carne salata, di piselli, di tartuffi e d'altri camangiari in
copia.

Ignorando Washington, quali fossero i consiglj di Howe, ed a qual parte
fosse avviata l'armata britannica, stava in molto sospetto per la città
della Nuova-Jork. Per la qual cosa ei scrisse tosto al brigadier
generale lord Stirling, che vi era dentro, mandandogli, stesse avvisato,
e che aveva spinto in suo aiuto alcune compagnie di corridori, e cinque
battaglioni. Ma le genti del Re non erano a gran pezza in condizione di
poter tentare alcuna cosa contro la città. Si recarono a gran ventura il
poter arrivare sane e salve ad Halifax. Howe si era fermo, prima di
procedere a nuovi fatti, a voler rinfrescare i suoi, e ad aspettare i
rinforzi, che non dubitava, dovessero arrivare dall'Inghilterra.

Nè meno prosperamente procedevano le cose del congresso nella provincia
della Carolina Settentrionale, che nel Massacciusset; nella quale però
avevano incominciato a scoprirsi grandi e pericolosi movimenti. Il
governatore Martin, quantunque si fosse rifuggito sulla nave del Re, non
istava però ozioso, e non cessava notte e dì nell'inventar nuovi disegni
per far risorgere la causa reale nella sua provincia. Tanto maggiore
speranza aveva di poter fare qualche notabile effetto, che sapeva, che
l'ammiraglio Peter-Parker, ed il conte Cornwallis erano partiti dai
porti dell'Inghilterra per una spedizione contro le Caroline. Egli era
anche informato, che il generale Clinton con alcune compagnie doveva
venire a congiungersi seco lui al capo Fear, situato alle foci della
riviera Fear per alla via di Wilmington. Non dubitava punto con queste
genti riunite, e coi montanari scozzesi, ed i Regolatori, gli uni e gli
altri uomini avvezzi all'armi, e molto temuti dagli altri Caroliniani, e
che si dimostravano non solo fedeli, ma ardenti in favor
dell'Inghilterra, di far rivoltar la provincia, e sotto le leggi del Re
di nuovo ridurla. Indettatosi adunque con tutti costoro rizzò lo
stendardo reale, e comandò, che tutti vi accorressero per difendere la
patria e le legittime leggi contro i ribelli. Per render più efficaci
gli aiuti dei montanari e dei Regolatori, siccome pure di tutti gli
altri leali, creò il colonnello Macdonald, persona fedele e zelante
molto, capitano generale di tutte le leve, acciò le riducesse sotto gli
ordini, ed in ischiere regolari le informasse. Il disegno riuscì.
S'ingrossavano ogni giorno a Cross-Creek, e facevano timore di qualche
moto importante, se non vi si poneva un pronto rimedio. L'assemblea
provinciale, conoscendo l'importanza della cosa, spedì con grandissima
celerità contro quella testa di leali tutte le genti, che apparecchiate
si trovavano, e da ogni parte ne raccoglieva delle nuove. Così in tutta
la Carolina si erano levate in arme le parti leale e libertina, e l'una
contro l'altra con grande ferocia procedevano. Fu eletto a condottiere
dei libertini il generale Moore, il quale con alcune bocche da fuoco
andò a pigliar posto presso i leali ad un luogo detto Rockfish-bridge,
dove studiava ad affortificarsi. Ebbe intanto rotto il ponte. Macdonald
gli mandò, venisse a porsi sotto lo stendardo reale; e nel caso
rifiutasse, lo tratterebbe da nemico. Fu la risposta di Moore, che
sottoscrivesse egli stesso un giuramento di fedeltà al congresso,
ponesse giù le armi, e sì facendo sarebbe ricevuto nel numero degli
amici. Nel mentre che queste pratiche s'intertenevano tra l'uno, e
l'altro Capo, le quali il Moore a bello studio andava tirando in lungo,
e frapponendo tempo in mezzo, le genti sue s'ingrossavano, finchè
divennero del tutto superiori a quelle del nemico. Si accorse finalmente
Macdonald del pericolo in cui si trovava; e quantunque fosse già da ogni
parte cinto dai provinciali, ciò non di meno con mirabile destrezza e
coraggio se ne sbrigava. Camminando, senza mai posarsi, molto
celeremente, mettendo spesso tra di lui ed i seguitatori fiumi, selve e
passi difficili, dopo di aver corso lo spazio di ottanta miglia,
malgrado la vigilanza del nemico, che cercava in ogni maniera di
mozzargli la via, arrivò a Moore's-Creek, sedici miglia distante da
Wilmington. Ivi sperava, che si sarebbero accozzate le genti del
governatore Martin, e del generale Clinton, ch'erano di già l'uno, e
l'altro arrivati al capo Fear. Ma i provinciali che non avevano mai
intermesso di seguitarlo, non solo impedirono questa congiunzione, ma lo
ridussero alla necessità di combattere. Assalì il nemico con una foga
grandissima. Ma il capitano Macleod, e molti altri uffiziali de' suoi
essendo rimasti uccisi sulla prima giunta, perdutisi di animo andarono
in volta, abbandonando il generale loro in mezzo dei nemici. Fu fatto
prigioniero con molti altri leali. Questa vittoria fu di molta
importanza; imperciocchè, se i leali ne fossero iti colla migliore, che
solo avessero potuto congiungersi colle genti del governatore, e del
generale Clinton, e, stando in sul capo Fear, aspettato avessero gli
aiuti che dovevano arrivare dall'Irlanda, certa cosa è, che gli affari
del congresso sarebbero andati molto stretti nelle colonie meridionali.
Oltreacciò i Caroliniani impararono a conoscere le proprie forze, e si
levò via quella opinione, che generalmente aveva prevalso, della
debolezza della Carolina Settentrionale; conciossiachè nella presente
fazione non solo combattettero con prospero successo contro i Regolatori
e gli Scozzesi, uomini europei, dei quali sino allora erano stati in
gran terrore; ma ancora avevano in dieci giorni raccolti dieci migliaia
di soldati, tutti buona e risoluta gente. Da un altro canto la fretta
dei leali fu cagione della rovina loro. Poichè, se avessero
temporeggiato sino all'arrivo delle genti d'Europa, ed allora solamente
rizzate le insegne del Re, avrebbero certamente fatto qualche egregia
pruova in suo prò, e forse fatto inclinare del tutto a favor suo le cose
nelle province meridionali.

Ritornando ora a parlare del lord Dunmore, ei continuò ancora per lungo
tempo a stanziare colle sue navi nelle acque della Virginia. Ma essendo
tutti i luoghi, e tutte le coste diligentemente guardate dai
provinciali, non solo non poteva fare impressione nissuna, ma neanco
procacciarsi le cose necessarie al vivere di tanta moltitudine. Perciò
essendo i calori grandi, le acque guaste, streme le vettovaglie, le
genti stivate nelle navi, nacque pell'orribil puzzo e tanfo delle
sentine, e pel sucidume dei corpi, in questi una pestilenziosa e
mortalissima infermità, della quale morirono, e Bianchi, e Neri in
grandissima copia; ma molti più di questi, che di quelli. In questo
stato il navilio di Dunmore andava errando qua e là da questa isola a
quell'altra, da questa piaggia a quella; ma quando ei voleva accostarsi
alla terra, trovava le popolazioni nemiche, che il ributtavano, e per la
debolezza delle sue genti non poteva far frutto. Per sopra mercato dei
mali, i venti spinsero una parte delle navi sulle spiagge virginiane,
dove i miseri sbanditi divenuti cattivi in mano dei proprj concittadini
cambiarono le stanze delle puzzolenti corsie in oscure ed orribili
prigioni. Finalmente per non morir di certa morte su quelle fatali
spiagge, arse prima le navi meno preziose, andarono questi miseri avanzi
di soldati e di cittadini sbattuti dalle tempeste, afflitti dalla fame,
dalla sete e da mortalissime malattie a cercar rifugio, parte nelle
Floride, parte nelle Bermude e parte nell'Antille. Così, discacciato del
tutto il nemico, rimase assicurata la provincia. Cotal fine ebbe
l'impresa di Dunmore contro la Virginia, e cotal esito sortì il disegno
di aver voluto gli schiavi contro i proprj padroni loro rivoltare.

Non aveva intanto il congresso rimesso la diligenza negli apparecchj
della guerra marittima; al che lo induceva la necessità di difendere le
proprie coste dagli insulti dei corsali nemici, e d'intraprendere con
ogni migliore modo possibile le navi loro da carico. A ciò non mancavano
nè le materie atte alla costruzione delle navi, le quali erano anzi
molto abbondanti, nè la copia nei marinari eccellenti, la quale era
grandissima; ed essendo in gran parte cessati il commercio e le
pescagioni, era venuta meno ogni opera, e non sapevan più dove esercitar
l'industria loro. Lavoravasi perciò instantemente negli arsenali del
Mariland, di Filadelfia, e dell'isola di Rodi, dimodochè, in sull'entrar
dell'anno, si trovarono allestite e fornite di tutto il bisognevole
nell'acque della Delawara le navi, l'Alfredo di 32 cannoni, il Colombo
pure di 32, l'Andrea Doria di 16, il Sebastiano Caboto di 14, e la
Provvidenza di 12; ed inoltre tredici galee, alle quali diedero i nomi
seguenti: il Washington, il Dickinson, il Chatam, il Cambden, il Burke,
l'Effingham, il Bulldog, il Franklin, il Congresso, lo Sperimento,
l'Hancock e Adams, ed il Warren. Oltre a queste aveva il congresso
ordinato, che si fabbricassero con ogni speditezza tredici fregate di
trentasei cannoni ciascuna. Perchè poi si esercitassero le ciurme
nell'arte della guerra marittima, ed anche per far procaccio di armi e
di munizioni, e massimamente di polvere, aveva comandato ad Ezechiele
Hopkins, capitano generale dell'armata, di recarsi sulle isole di
Bahama. Partì Hopkins verso la metà di febbraio, e nel principio di
marzo dopo un prospero viaggio arrivò all'isola Abacco, una delle
Bahame. Quivi avendo inteso esservi in quella della Provvidenza gran
copia di munizioni da guerra, precipitati gl'indugi, vi arrivò
all'improvvista, e se ne impadronì. Trovarono gli Americani molte
artiglierie con bombe e palle, e centocinquanta bariglioni di polvere,
la quale era stata il principale oggetto della spedizione. Ritornando,
conflissero onoratamente con una fregata inglese, e predarono un
brigantino. L'armata del congresso con tutte le prede faceva porto a
Nuova-Londra. Seguivano similmente frequenti abbattimenti nella cala di
Boston tra le navi del comandante inglese Banks, e quelle dei
Massacciuttesi. Uno dei più notabili fu quello, in cui il capitano
Mugford si fe' padrone di una nave da carico, che portava molte armi e
munizioni da guerra. In tal modo gli affari del congresso non solo
procedevano prosperamente sulle terre vicine al mare, ma anche, cosa
maravigliosa e nuova, sul mare stesso. Dal che quelle genti già
concitate ed insuperbite pigliarono nuovo ardire e nuove speranze; ed
appoco appoco si avvezzarono ad adoperare, come sogliono le nazioni in
propria balìa poste. In quella misura, in cui succedeva lor bene la
resistenza, in molti nasceva, in parecchj cresceva il desiderio, ed in
altri si confermava il proposito dell'independenza.

Ma non camminavano già con simil prosperità le cose degli Americani nel
Canadà. Arnold, il quale aveva continuato con poche genti l'assedio di
Quebec, si trovava oppresso da grandissime difficoltà. Gli ajuti, che il
congresso aveva promesso all'esercito canadese non arrivavano, se non
lentamente, ed a spilluzzico, sia perchè pel rigor della stagione eran
diventate le strade quasi impraticabili, sia perchè per l'infelice esito
dell'assalto dato a Quebec si era molto raffreddo quell'ardore, che
avevano in sulle prime gli Americani concetto per la novità, e la
felicità dell'impresa. Ei pare che il congresso medesimo, o distratto
dai troppi negozj, o impotente per la mancanza dei mezzi, abbia quasi
tralasciato la cura delle cose del Canadà, od almeno non abbia
continuato a fare tutti quei provvedimenti ch'erano necessarj. Invano si
eran fatte marciare alla volta di Quebec quelle genti, che per la
guardia di Monreale risparmiare si potevano. Le soldatesche, che
obbedivano all'Arnold, appena che sommassero ad un migliaio di
combattenti. I Canadesi poi, i quali sul primo giungere degli Americani
gli avevano amichevolmente accolti e forniti di tutte quelle cose, che
per le facoltà loro potevano, ora, essendo manomessi in più guise da
quelle bande indisciplinate, cambiato avevano la benevolenza in odio.
Del che ne avevan essi gran ragione. I preti cattolici erano stati non
solo trasandati, la qual cosa irrita l'amor proprio, ma eziandio
scherniti, il che suole ingenerare rabbia e desiderio di vendetta.
Queste cose, aggiuntovi le insinuazioni del governator Carleton, e di
tutti coloro, che seguivano le parti sue, avevan fatto di modo, che i
preti medesimi negavano i sacramenti a coloro, che setteggiavano per gli
Americani. E siccome questa risoluzione grandemente impressionava le
menti dei Canadesi, e riusciva di un notabile pregiudizio agl'interessi
dei provinciali, mandarono dalla Marilandia un prete cattolico, affinchè
riempisse presso i Canadesi tutti gli uffizj pertinenti alla sua
religione. Ma il rimedio fu tardo; perciocchè le cose già si volgevano a
manifesta rovina; e contuttochè gli Americani avessero prosperamente
combattuto contro Beaujeu, gentiluomo francese di molto ardire, il quale
assembrati molti nobili canadesi ed altre genti, colle quali aveva
autorità, aveva fatto una testa grossa e preso il campo, tuttavia questo
non bastava per riparar a quei mali, che dalla debolezza loro, e dalle
ingiurie fatte agli abitatori di quella provincia erano nati. Si
aggiungeva a tutto questo, che si avvicinava la stagione, nella quale
gli ajuti, che si sapeva esser partiti d'Inghilterra alla volta del
Canadà, dovevan arrivare, e, sciolto il ghiaccio che ingombrava la
navigazione del fiume San Lorenzo, avrebbero potuto salire sino alla
città di Quebec. Sarebbe stata troppo pericolosa cosa l'aspettargli con
sì deboli forze. Perciò Arnold, il quale era stato di fresco tratto dal
congresso brigadiere generale, faceva con piccoli apparati, ma con
grand'animo, ogni sforzo per rendersi padrone di Quebec. Imperciocchè in
tal caso la nimistà dei Canadesi non avrebbe potuto nuocere, se non
poco, ed i soldati inglesi avrebbero trovato chiuso il passo alle parti
superiori della provincia. Della qual cosa aveva egli qualche speranza.
Si trovava Carleton allora con tutto il presidio a molto stretti termini
ridotto per la mancanza dei viveri, che i provinciali con eguale
diligenza e felicità intraprendevano per ogni dove. Non cessavan nemmeno
di noiare e fastidiare la guernigione con ispesse rappresentanze di
battaglie, e con nuovi stratagemmi, sperando, che per la debolezza di
quella si aprisse qualche via a potersi insignorir della città. Perciò
vi si erano accostati più vicino, e già avevan piantate la artiglierie
sulle rive del fiume per battere il navilio del governatore, ed avevan
posto mano a lavorare nelle trincee. Traevano altresì con palle roventi,
e briccolavano ogni sorta di fuochi artificiati dentro la città. Ma il
governatore vigilantissimo provvedeva a tutto, e non dava adito alla
fortuna. Crebbero vieppiù le difficoltà, in cui si trovavano gli
Arnoldesi, quando entrò nel campo loro il vaiuolo, malattia tanto grave
in quei climi. Dal che ne nacque, che gli ajuti, che si aspettavano,
arrivavano a stento; molti fuggivano, alcuni s'inoculavano, sicchè tra i
malati ed i fuggiaschi ridotta era l'oste a pochissimi soldati. Arrivava
in questo punto il general Thomas. Prima di scioglier l'assedio vollero
gli Americani far l'estrema pruova, tentando di metter fuoco alle navi
del governatore, e stando pronti nel medesimo tempo a dar l'assalto, se
mai vi nascesse dentro qualche tumulto. Essendo il fiume lungo le rive
di Quebec già libero dal ghiaccio, mandarono la notte dei tre maggio
all'insù un brulotto. Apparecchiavan le scale, ed ogni cosa per
l'assalto. Ma gl'Inglesi, accortisi dell'inganno, incominciarono a
trarre; e gli Americani che governavano il brulotto, vedutisi scoperti,
lo arsero. In questo stato di cose avendo perduto ogni speranza di poter
far frutto, sia per assalto, sia per assedio, scemando ogni di più le
genti nel campo sì di numero, che di coraggio, non trovandosi più nelle
riposte viveri da logorare, che per tre dì, e temendo grandemente, che
arrivassero in sul fatto le navi inglesi cogli ajuti, si risolvettero ad
abbandonar del tutto l'impresa, e di ritirarsi verso Monreale. La
mattina stessa del dì, in cui si doveva il nuovo disegno mandare ad
effetto, arrivava a veduta di Quebec l'Iside, nave da guerra da 54
cannoni, con la fregata la Sorpresa, ed un altro legno minore. Queste,
con eguale industria che pericolo, avevano in mezzo ai grossi ghiacci
felicemente navigato dalle bocche del San Lorenzo sino alla città.
Portavano alcune compagnie di ottimi soldati al soccorso. Furono questi
posti incontanente a terra, e le navi fattesi padrone del fiume
intrapresero del tutto la comunicazione tra le varie parti dell'esercito
americano. Presero eziandio molti navilj appartenenti ai provinciali. A
sì improvviso accidente entrarono questi in grandissima consternazione.
Abbandonarono tosto e precipitosamente gli alloggiamenti, lasciandovi il
bagagliume, le artiglierie, le provvisioni ed ogni altra sorta
d'impedimenti; le quali cose tutte vennero in potere dei nemici. Gli
ammalati la maggior parte di vaiuolo scampavano, come meglio potevano. I
Canadesi n'ebbero pietà, e gli nascondevano qua e là. Intanto il
governatore era saltato fuori e gli perseguitava. Fe' non pochi
prigioni. Ma i provinciali non si rimasero, finchè non ebber fatto ben
quarantacinque miglia all'insù del San Lorenzo, e, preso un poco di
riposo, si ritirarono sino alle bocche del Sorel, dove vennero a
congiungersi con loro quattro reggimenti. Ivi morì di vaiuolo il
generale Thomas, uomo bravo assai, ed in grazia di tutti pell'integrità
e valor suo. Successe nel comando Sullivan. Carleton dopo sì prospero
successo, trovandosi tuttora assai debole, si rimase dal perseguitare il
nemico, e ritornò a Quebec per ivi aspettar gli ajuti, ed allora saltar
fuori di nuovo ad onorata guerra. Ma prima esercitò l'umanità sua molto
conspicuamente. Gli Americani feriti o malati si erano nascosti nelle
selve, o nelle vicine abitazioni dei Canadesi, dove provavano ogni sorta
di disagi. Il governatore mandò fuora un bando, col quale ordinò, che
uomini a posta ne andassero in cerca, a spese pubbliche gli curassero,
ed a tutti i bisogni loro provvedessero. E perchè non temessero di
scoprirsi, diè la fede sua, che tostochè ricuperato avessero la sanità,
sarebbe fatta loro piena ed intiera abilità di ritornarsene liberi e
franchi alle case loro.

Queste cose si facevano nell'incominciar di maggio. In sul finir del
medesimo parecchj colonnelli di genti inglesi, e di lanzi di Brunswich
arrivarono nel Canadà, inguisachè la forza dell'esercito britannico in
questa provincia sommava a meglio di tredicimila soldati, condotti da
capitani espertissimi, tra i quali tenevano il primo luogo Carleton, che
guidava tutta l'impresa, Burgoyne, Philipps e Reidesel, generale tedesco
di buon nome. Questi volendo convertir in prò la rotta degli Americani
si consigliarono di portar la guerra nelle parti superiori del Canadà,
ed anche più oltre, se la fortuna avesse dato favore ai primi conati.
Determinarono adunque di far capo grosso alla Terra denominata le _Tre
Riviere_, situata sulla sinistra riva del San Lorenzo, egualmente
distante da Monreale e da Quebec. Verso quel luogo arrivavano tutte le
genti loro.

In questo mezzo tempo la fortuna, la quale tanto s'era dimostrata
avversa ai provinciali sotto le mura di Quebec, aveva anche la costanza
loro cimentata verso Monreale per un'improvvisa fazione fatta loro
addosso da una banda d'Inglesi, Canadesi ed Indiani. Occupavano i primi
un Fortino situato ad un luogo detto i _Cedri_, alcune miglia
superiormente a Monreale. Sopraggiungevano i regj, ed i Capi Beadle e
Butterfield, riguardando più alla propria sicurezza, che all'onor loro
ed all'utilità della patria, si arresero a patti. Vi si spedirono tosto
alcune bande di rinforzo da Monreale; ma, assalite per via, furon rotte
dai Canadesi e degl'Indiani, abbenchè non senza un'ostinata resistenza e
molto sangue. Gl'Indiani usarono contro i cattivi ogni sorta di
crudeltà. Arnold, il quale si trovava allora in Monreale, non potendo
tollerare, che le armi americane fossero superate da quelle degl'Indiani
e dei Canadesi, traeva fuori alla campagna i suoi, e si volgeva al lago
per presentar la battaglia al nemico. Ma il capitano Forster, gli mandò
dicendo, che se venisse tuttavia contro, e non consentisse ad uno
scambio dei prigionieri, tutti quei provinciali che in mano sua si
ritrovavano, sarebbero senz'altro posti a morte dagl'Indiani.
L'Americano, costretto dalla necessità, non senza molta ripugnanza,
acconsentì.

Questi eventi contrarj, ed il poco favorevole aspetto delle cose nel
Canadà non potettero tanto sbigottire gli Americani, che una fazione non
tentassero piena di molto ardire e di non poca difficoltà. Trovavansi le
forze inglesi, e brunswicchesi molto disperse e lontane l'une
dall'altre. Un grosso corpo aveva i suoi alloggiamenti alle Tre Riviere
sotto l'imperio del generale Frazer; un altro, il quale obbediva agli
ordini del generale Nesbit, stava sulle navi da carico; ed in fine la
banda più numerosa guidata dai generali inglesi Carleton, Burgoyne e
Philipps, e dal tedesco Reidesel, divisa in più schiere, stanziava più
sotto qua e là sulla via di Quebec, parte sulla riva e parte sul fiume.
Alcune altre barche piene di soldati avevano già oltrepassato le Tre
Riviere più in su verso il Sorel. Entrarono gli Americani in grande
speranza di poter sorprendere e tagliare a pezzi quella schiera inglese,
la quale occupava le Tre Riviere, prima che le altre potessero in
soccorso loro venire. Fatta la risoluzione, Sullivan ordinò al generale
Thompson, che montato con duemila soldati su cinquanta battelli, che a
simili usi tenevano apparecchiati, scendesse il fiume. Thompson montato
sulle navi andò costeggiando la destra riva del lago di San Pietro, dove
il fiume si dilata in una considerabile larghezza, ed arrivò, senza
essere osservato, al Nicolet, Terra situata sulla medesima riva del San
Lorenzo un poco più superiormente alle Tre Riviere, che si trovano sulla
sinistra. L'intendimento dei provinciali era di traversar il fiume di
notte tempo, e sbarcati sulla sinistra riva a nove miglia al di sopra
delle Tre Riviere, marciar la notte, ed arrivar sopra l'inimico prima
che si facesse giorno. Ma trattenuti da molti impedimenti non pensati,
non potettero arripare dall'altra parte, se non se a levata del dì.
Procedevano ciononostante con incredibile celerità verso le Tre Riviere,
allorchè, ingannati dalle guide, si sviarono. Ritornati, camminavano di
nuovo. Le strade eran difficili. Intanto s'era alzato il dì, e non
tardaron ad esser veduti dai nemici che stavano sulle navi. Diedero
questi tosto nei tamburi, e spedirono con grandissima prestezza a dar
avviso della cosa al generale Frazer. Gli Americani, vedutisi scoperti,
davano anch'essi all'armi, e si affrettavano il meglio che potevano.
Arrivarono verso le nove della mattina presso le Tre Riviere, che già il
nemico stava in armi ed in ordinanza. Ne seguì un'avvisaglia, dove
avendo fatto gli Americani cattiva pruova, e rotti di leggieri gli
ordini loro, si diedero alla fuga. Contuttociò si rannodarono. Ma già la
giornata era perduta, e non si poteva ricuperare. Nesbit, fatto sbarcare
i suoi, assaliva gli Americani alla coda. Si dissolvevano essi, e
ciascuno cercava di per sè, e senza nissun ordine serbare, la propria
salute nelle vicine selve. Incalzati instantemente da fronte da Frazer,
che traeva colle minute artiglierie, e noiati alle spalle da Nesbit, che
impediva loro il ritornare ai battelli, ricevettero grave danno al passo
di una palude. Riusciti finalmente con incredibile fatica dall'altra
parte, s'inselvarono talmente, che gl'Inglesi cessaron di perseguitarli.
Raccozzatisi gli Americani, e ritrattisi di nuovo sulle navi se ne
tornarono al Sorel. Perdettero in questo fatto molti prigionieri, tra i
quali lo stesso generale Thompson ed il colonnello Irwin con molti altri
uffiziali di conto. Ebbero pochi uccisi. Delle truppe reali pochi furono
i feriti, e pochissimi i morti. Cotale esito ebbe il fatto d'armi delle
Tre Riviere, il quale, se fu deliberato con maturità, ed incominciato
con ardire, fu certamente con imprudenza continuato; poichè, siccome il
successo dell'impresa dipendeva al tutto dall'arrivar di notte, e dal
fare un impeto improvviso, così dovevano gli Americani, quando si
accorsero di non poter giungere, che dopo fatto dì, e molto più ancora,
quando il nemico si era risentito, rimanersene, e, posta giù ogni
speranza, ritornarsene là, donde eran partiti.

Le genti americane, sbigottite dall'infelice successo delle cose e
trovandosi deboli, pensarono al ritirarsi; le inglesi per lo contrario
gagliarde, ed incorate dalla vittoria si determinarono ad usarla con
ogni prontezza. Perciò avendo fatta la massa alle Tre Riviere
procedettero, quattro giorni dopo il fatto d'arme, verso il Sorel parte
per la via di terra, e parte per quella del fiume; nel quale luogo
arrivarono, quando gli Americani impotenti al resistere, dopo di avere
sfasciate le batterie, e portate via le artiglierie e le munizioni,
l'avevano poche ore innanzi abbandonato. Quivi i generali inglesi
dividevano l'esercito in due schiere, delle quali la destra pel fiume
doveva andare ad impadronirsi di Monreale, e poscia, valicato quello a
Longueil, e traversato quel tratto di paese, che è compreso tra il San
Lorenzo, ed il Sorel, congiungersi sotto il Forte di San Giovanni colla
seconda, la quale guidata da Burgoyne doveva perseguitar il nemico pel
fiume sino a quella medesima Fortezza, alla quale intendevano o di dar
l'assalto o di por l'assedio. Credevano, che gli Americani si sarebbero
rattestati a San Giovanni. Arrivarono tosto i primi a Monreale, ed
entrarono senza contrasto nella città, avendo la sera precedente gli
Americani, condotti dall'Arnold, questa e tutta l'isola abbandonato.
Intanto Burgoyne colla sua schiera procedeva pel Sorel verso San
Giovanni molto cautamente, essendo il paese sospetto, e temendo di
qualche insidia. Gli Americani parimente si ritiravano con molta
circospezione, non volendo dar luogo al nemico di opprimergli con
qualche improvvisa fazione, e salvar le bagaglie, le quali portate dalle
navi sul fiume seguitavano l'esercito. Infine Arnold arrivò sano e salvo
a San Giovanni, e si ricongiunse con Sullivan. Ma quivi alienissimo dal
combattere, conoscendo il disavvantaggio, guastato prima ogni cosa, arse
le baracche, sfasciato il Forte, si ritirò sicuramente sotto la Fortezza
di Crown-point. Burgoyne nol potè seguitare per esser distrutto tutto il
navilio. Quantunque questa ritirata non sia stata del tutto senza
confusione, fu però essa, se si eccettuano i danni ricevuti alle Tre
Riviere ed ai Cedri, senza perdita notabile nè d'uomini, nè d'armi, nè
di munizioni, nè di bagaglio. Non tralasciò Sullivan in mezzo a tanti
pericoli alcuna parte del suo debito, al quale il congresso rendette
poscia per questo fatto pubbliche ed immortali grazie. Qui si fermarono
i disegni degl'Inglesi; imperciocchè avevano gli Americani per la
ritirata loro sino a Crown-point messo in mezzo tra loro ed il nemico
tutta la lunghezza del lago Champlain, del quale pel numero delle navi
armate, che vi avevano in pronto, erano padroni. Nè gl'Inglesi potevano
sperare di procedere più oltre per la via del lago verso ostro, se prima
apparecchiato non avessero un navilio più potente di quello, di cui
erano i provinciali forniti; ed inoltre bisognava fabbricar molte piatte
per servir ai trasporti degli uomini, delle armi e delle munizioni di un
tanto esercito. E quantunque di già sei grossi vascelli armati fossero
stati portati dalla Gran-Brettagna a quest'uopo, le cascate del fiume
Sorel presso Chambly rendevano il passaggio loro verso il lago, se non
impossibile, certo molto difficile. L'opera poi di construr le piatte
era di non poca difficoltà, e si ricercava assai tempo. Fecero adunque
gl'Inglesi fine alla loro perseguitazione, e gli Americani ebbero tempo
a prepararsi con nuove difese contro gli assalti di un nemico potente ed
esercitato. In tal modo fu fatto nodo nella gola agli Americani da
questa spedizione del Canadà, dalla quale sì grandi vantaggi avevano
sperato. Ma fu essa, o per l'inesperienza, per gl'impedimenti soliti a
nascere nei governi nuovi, e tumultuarj, incominciata, quando in quelle
fredde regioni era già troppo tarda la stagione; non fu coi debiti
mezzi, nè colle necessarie provvisioni continuata, e si perdette con una
insolenza militare nuova l'antica amicizia dei Canadesi, la quale alla
somma delle cose era, non che necessaria, indispensabile. Certo è però,
che, se questa impresa fosse stata con prudenza ed efficacia governata
eguali all'ardire, col quale era stata incominciata; o seppure solamente
non avesse la fortuna in sì grave frangente troncato il filo della vita
del Montgommery, ne avrebbero avuto gli Americani una compiuta vittoria.
Ma la fortuna non sempre favorisce gli audaci; nè gli audaci sanno
sempre bene usare la fortuna. Ne nacque forse per altro da questa
fazione del Canadà un insigne errore nel modo di amministrar la guerra
dal canto del governo e dei capitani britannici, dal quale solo
derivarono la inutilità di tutti gli sforzi loro contro l'America, e la
perdita totale dell'impresa. Conciossiachè la correria degli Americani
nel Canadà fu forse la prima cagione, che indusse il governo inglese a
voler fare una testa grossa in questa provincia, e così dividere
l'esercito suo in due parti; una che puntar dovesse dal Canadà pei laghi
contro le parti diretane delle colonie, e l'altra che le assalisse di
fronte sulle coste. E non è inverisimile, che se in luogo di due
avessero gl'Inglesi fatto un esercito solo, avrebbe la guerra un
diverso, e forse contrario fine sortito da quello, ch'ella ebbe in
effetto.

Il congresso decretò in onore di Riccardo Montgommery, uomo presso gli
Americani di laudatissima memoria, si procacciasse da Parigi, o da
qualche altro luogo della Francia un monumento con una accomodata
inscrizione tramandatrice a' posteri delle virtù e dell'eroiche doti
dell'animo suo. Così il congresso coll'esempio di quella dei morti
stimolava la virtù dei vivi; e generalmente si può dire, che, siccome
per l'ordinario gli autori delle rivoluzioni dei popoli più volentieri e
più spesso adoperano i tristi, che i buoni, sia perchè, quelli sono i
primi a far maggior rombazzo, o sia perchè, lasciandosi essi solamente
guidare all'interesse proprio, più pieghevoli e più arrendevoli sono,
che non gli altri alle voglie di coloro che governano, così il congresso
americano, la via tutta contraria seguendo, più adoperava e più onorava
i buoni che i tristi. Che poi questi ultimi ai tempi della rivoluzione
in America più che altrove fossero radi, e gli altri più copiosi, noi
non ardiremmo di affermare. Bene ci pare, che, se non mancarono presso
gli Americani di quei tempi i vizj procedenti dalla cupidigia del
guadagno in sul mercatare, non abbondaron però quelli, che hanno la
origine loro nel lusso, nella lussuria e nell'ambizione di soprastare.
Nè era ancora appo i medesimi venuta meno l'autorità della religione, o
si era la medesima corrotta; nè giunto l'annuale di lodar a scandalo i
vizj, o di burlarsi della virtù. Nè a minor ammirazione alle virtù di
Montgommery si levarono le menti inglesi, che le americane. Nel
Parlamento stesso i più acconci oratori tanto di bene e di lode ne
dissero, che gli scrittori delle antiche storie non fecero di vantaggio
verso i più riputati uomini dell'antichità. In ciò andarono a gara il
colonnello Baré, che con parole orrevoli e molto dogliose lamentò la sua
morte; Burke e Fox, il quale giovanissimo, com'egli era, dava saggio già
fin d'allora di quell'uomo, ch'egli era, e che poi fu. Lord North gli
riprendeva agramente, dicendo: che non era da comportarsi, che tante
lodi date fossero ad un ribelle. Concedeva egli, essere stato
Montgommery prode, capace, umano, generoso; ma contuttociò stato essere
un prode, capace, umano, e generoso ribelle. Citò poscia quel verso
dell'Addisson nel Catone, che significa: _Maledette le sue virtù, che
soggiogato hanno la sua patria!_ Al che rispose con bellissimo porgere
Fox; che poco si curava egli di purgare l'eccellente personaggio dalla
nota di ribelle testè datagli; perciocchè non era essa un certo segno di
disonore. I grandi stabilitori della libertà, continuava, i salvatori
della patria loro, i benefattori dell'umano genere sono stati in tutte
le età chiamati ribelli; e che quella costituzione stessa, per la quale
avevan essi la facoltà di potere in quella Camera sedere, da una
ribellione si doveva riconoscere. Aggiunse quei versi del principe dei
poeti latini: _Sunt hic etiam sua proemia laudi, Sunt lacrimae rerum, et
mentem mortalia tangunt_.

Ma ritornando ora, dove ci richiama l'ordine della storia, le disgrazie
del Canadà furon compensate dai prosperi successi ottenuti sotto le mura
di Charlestown nella Carolina Meridionale. Avevano i ministri
determinato di fare un grande sforzo contro le colonie meridionali;
perciocchè si erano dati a credere, e non senza ragione, che in quelle
più che nelle settentrionali fossero frequenti gli amici
all'Inghilterra, i quali non avrebbero tralasciato di mostrarsi vivi,
tostochè l'esercito del Re fosse comparso gagliardo su quelle coste, o
fatto si fosse padrone di qualche posto d'importanza. Speravano allora
coll'aiuto dei leali, e colle proprie forze di potere il pristino ordine
di cose ristabilire in queste province; e che dalle medesime sarebbero
corsi da fianco a danno di quelle del miluogo e delle settentrionali, le
quali assalite da un grosso esercito alle spalle dalla parte del Canadà,
e da un altro egualmente forte da fronte verso la marina, non avrebbero
potuto far resistenza, e sarebbe convenuto agli Americani stare a posa,
ritornando all'antica obbedienza. Intendevano, che si facesse impeto
primamente, siccome più debole dell'altre, nella Carolina del Nort, e
quindi voltare le armi contro la Carolina Meridionale e contro la
Virginia secondo l'inclinazione delle cose. Quindi è, che l'armata che
doveva trasportar le soldatesche destinate a questa fazione, era partita
dai porti d'Inghilterra e d'Irlanda prima dell'altre, e che il generale
Clinton, il quale con un'altra buona mano di genti doveva dalla
Nuova-Jork venire a congiungersi coi nuovi ajuti, era già arrivato al
capo Fear dopo di aver tentato invano la Virginia. Ma dall'un canto
l'impazienza dei leali della Carolina Settentrionale nell'aver voluto
sorgere prima del tempo aveva guasto l'impresa e prodotto la rovina
loro. Dall'altro i venti contrari e le burrasche avevano contro ogni
aspettazione tanto ritardato il corso dell'armata, la quale sotto gli
ordini dell'ammiraglio Peter-Parker veleggiava alla volta del capo Fear,
che non potette arrivarvi, se non molto spazio dopo il convenuto e
sperato tempo, ed allorquando i leali erano già stati oppressi, e quando
gli abitanti dell'una e dell'altra Carolina stavano non solo avvisati,
ma già avevano fatto tutti i provvedimenti alla resistenza. Certa cosa
è, che, se i leali della Carolina del Nort avessero qualche tempo
indugiato prima di prorompere, o che il mare fosse stato più propizio
agl'Inglesi, le cose del congresso avrebbero portato verso ostro
grandissimo pericolo. Arrivarono verso il finire d'aprile od il
cominciar di maggio al capo Fear le navi di Peter-Parker con molte genti
da sbarcare, e coi generali Cornwallis, Vaughan ed alcuni altri, dove si
congiunsero col Clinton, il quale, siccome anziano, ebbe il governo di
tutta l'impresa. Per la ostinata resistenza dei Virginiani, e per le
disgrazie che testè afflitto avevano i Caroliniani del Nort volti a
favor dell'Inghilterra, non si poteva sperar di far frutto alcuno in
queste due province, e non vi rimaneva altro buon partito fuori di
quello di voltarsi contro la Carolina Meridionale. Nel che si aveva
anche questo vantaggio, che una volta superata e presa la città di
Charlestown si avrebbe avuto agevolmente l'entrata aperta all'acquisto
di tutta la provincia, impauriti i popoli dalla perdita della capitale,
ed essendo piana ed esposta alle correrie di un nemico attivo e
disciplinato. Nè si poteva credere, che l'impadronirsi di Charlestown
fosse opera molto difficile, essendo questa città posta sulla costiera.
Fatta la risoluzione, si apparecchiarono gl'Inglesi ad eseguirla. Ma i
Caroliniani non erano stati oziosi nel procurar le difese, tanto per
tutta la provincia, quanto particolarmente per la città. Avevano i Capi
del popolo, siccome abbiam già notato, molto affortificato l'isola di
Sullivan, lontana a sei miglia da quella punta di terra, che vien
formata dalla congiunzion dei due fiumi Ashley e Cooper, sulla quale
siede la città di Charlestown. Quest'isola è sì vicina al canale pel
quale si va a Charlestown, che da essa coi tiri delle artiglierie si
possono danneggiar le navi, che tentassero di passare. Il Forte Moultrie
stato era armato con trentasei pezzi di grossa artiglieria e ventisei di
minore. Il Forte stesso poi era costrutto con una sorta di legno del
paese, che gli abitanti chiamano _palmetto_, ed è sì spugnoso e sollo,
che l'impeto delle palle vi si rompe dentro, e se fan buca, non fan
rovina. Si chiamarono con grandissima sollecitudine le milizie da tutta
la provincia alla difesa della città. Nello spazio di pochi giorni il
presidio sommava a seimila soldati, se non disciplinati, certo molto
ardenti. Il reggimento stanziale della Carolina Meridionale fu mandato a
presidiar il Forte Johnson, situato sull'isola James, distante a tre
miglia da Charlestown, dal quale si poteva trarre a gittata nel canale.
Il secondo e terzo reggimento occupavano l'isola di Sullivan, il
secondo, di cui era colonnello Guglielmo Moultrie, il Forte, il quale
poi dall'onorata difesa ch'ei vi fece, fu chiamato col suo nome. Le
altre genti pigliarono i posti più opportuni; le contrade prossimane
alle acque abbarrate, i fondachi sulla riviera atterrati, e nuove
trincee construtte a riva. Nissuno vi era, che non avesse dato di mano o
all'armi, o alla pala, o alla marra. I Neri, che si eran fatti venire
dalla campagna, secondavano mirabilmente i Bianchi nell'affortificar la
città. Il generale Lee, nel quale i popoli avevano grandissima fidanza,
era capitano generale di tutte le genti; e se gli altri erano ardenti,
nissuno dubiti ch'ei nol fosse molto più. La rabbia, che da lungo tempo
aveva concetto contro il governo inglese, l'amor della gloria ed il
voler riuscire all'aspettazione universale attizzavano continuamente
quell'animo già di per sè stesso smisurato. Rutledge, uomo di
grandissima dependenza nella provincia, si affaticava anch'esso
moltissimo per animare i popoli alla difesa. Il suo esempio e le
esortazioni sue facevano mirabili effetti. Ognuno stava con grand'animo
e con non minore speranza ad aspettar l'assalto. Intanto arrivava la
flotta britannica, e sorgeva in sull'ancore a tramontana dell'isola
Sullivan. Le navi armate in guerra erano il Bristol e lo Sperimento di
cinquanta cannoni, quattro fregate, l'Attiva, l'Atteone, il Solebay, e
la Sirena di 28, la Sfinge di 20, l'Amicizia di 22, e due altri legni
minori da otto, tra i quali una detta il Fulmine, nave da bombarde. Cosa
di somma difficoltà era il valicare lo scanno per entrar nel canale di
Charlestown, massimamente pei vascelli più grossi. E non fu senza gran
fatica, che gl'Inglesi riuscirono a far entrare il Bristol e lo
Sperimento, quantunque alleggeriti gli avessero col tor via le
artiglierie e le altre cose da carico. Diedero nonostante nelle secche,
e fecero vista di rompersi; ma la perizia degli uffiziali inglesi la
perseveranza dei marinari gli preservarono. Si apparecchiavano
gl'Inglesi a dar la batteria al Forte Moultrie, per poter, superato
quello, andar sopra la città sicuramente. Quivi il generale Clinton
mandò fuori un cartello o bando, il quale per mezzo di un trombetto
introdusse nella città, e col quale rammemorando il sovvertimento di
ogni ordine civile, che nella Carolina esisteva, e la tirannide
stabilita nelle mani dei congressi, delle congregazioni e simili altri
maestrati insoliti e contrari alla britannica costituzione, ammoniva,
prima di procedere alle estremità, e scongiurava i Caroliniani,
ritornassero all'antica obbedienza, e con pacifici modi la vendetta di
una nazione irritata e potente allontanassero. Offeriva nello stesso
tempo il perdono a tutti quelli, che, poste giù le armi, si
sottomettessero. Questo bando riuscì del tutto inutile. I generali
inglesi per impadronirsi del Forte di Moultrie avevan disegnato di
operar in tal modo, che mentre le navi lo assalivano da fronte colle
artiglierie, una grossa banda di soldati inglesi, i quali a questo fine
si erano sbarcati nell'Isola Lunga, situata a levante di quella di
Sullivan, avrebbe traversato lo stretto braccio di mare, che l'una
dall'altra divide, e che si credeva facilmente guadoso, e venuta
sull'ultima avrebbe assalito il Forte alle spalle per la parte di terra,
dove le difese erano molto deboli. Tanta era l'opportunità di questo
disegno, che l'istesso Lee, dubitando dell'esito, opinava, si votasse il
Forte, e si attendesse solamente alla difesa della città. Ma gli uomini
di Charlestown, i quali temevano fuori di misura le bombe, si
risolvettero a voler tentare ad ogni modo la difesa del Forte. Essendo
ogni cosa in pronto dall'una parte e dall'altra, la mattina dei 28
giugno la nave il Fulmine, protetta da un altro legno armato, andò a
pigliar posto, e cominciò a gettar bombe dentro il Forte, mentre la
restante armata si faceva avanti. Verso le undici il Bristol, lo
Sperimento, l'Attivo ed il Solebay attelatisi di fronte incominciarono a
trarre furiosamente contro il Forte. La Sfinge, l'Atteone, e la Sirena
andarono a fermarsi verso ponente tra la punta dell'isola Sullivan, e la
città, parte per poter colle artiglierie strisciar all'indentro le
fortificazioni, e parte per impedir la comunicazione tra l'isola e la
terraferma; la quale cosa avrebbe dall'un canto impedito la ritirata
alla guernigione, e dall'altro i soccorsi di uomini e di munizioni, che
le si sarebbero potuti mandare. In questo modo si proibiva ancora ai
Caroliniani di potere con brulotti ed altri ingegni militari disturbar
l'assalto. Ma questo disegno per l'imperizia dei piloti riuscì vano. Le
tre navi diedero nelle secche su d'un renaio chiamato _Middle-Grounds_,
e quantunque per l'incredibile industria dei marinari, e non senza grave
danno, due ne fossero di nuovo tratte a galla, ciò non di meno non
potettero eseguire l'intento dei capitani, sia perchè l'ora era divenuta
tarda, sia perchè pel danno ricevuto non potettero convenientemente
ritirarsi. L'Atteone arenò, e l'indomane fu arso. In questo mezzo la
battaglia si era sboglientata orribilmente tra le altre quattro navi ed
il Forte, il Fulmine dopo di aver gettato meglio di sessanta bombe, si
trovò talmente danneggiato, che cessò il trarre. Ma le altre
continuavano; e se gagliardo fu l'assalto, non fu meno forte la difesa.
Gli Inglesi stessi ebbero ad ammirare l'americano valore in
quest'ostinato conflitto. La guernigione, che consisteva solamente in
pochi soldati di ordinanza e alcuni di milizia con incredibile audacia
insisteva, cosa, che non si sarebbe potuta credere così facilmente in
quelle genti, pressochè nuove sui cannoni, nonostante l'assalto
terribile degl'Inglesi. Traevano gli Americani di proposito deliberato,
ed imberciavano i nemici a sesta. Le navi inglesi ne ricevettero
infinito danno, e molti valorosi soldati ne furono uccisi. Il Bristol
più di tutti, essendovisi rotte le stacche del cavo, fu esposto per
qualche tempo alle palle nemiche talmente, che ne fu vicino ad esser
rotto e fracassato del tutto. Il capitano Morris, che lo padroneggiava,
toccate molte ferite, e morti quasi tutti i suoi, che si trovavano sul
ponte, rimasto pressochè solo non voleva consentire lo portassero sotto,
finchè una palla gli levò una gamba, ed allora fu tolto via senza
speranza di vita. L'Ammiraglio stesso Peter-Parker rilevò una
contusione. Lord Campbell, quegli stesso, ch'era stato governatore della
colonia toccò una ferita, della quale qualche tempo dopo morì. La
perdita del presidio fu di niun rilievo. Intanto si rallentò prima, e
poscia cessò affatto il trarre degli Americani; perciocchè eran venute
loro meno le munizioni; la qual cosa diè per un tempo agl'Inglesi la
speranza della vittoria. Ma, ricevutone altre, rinfrescaron la battaglia
colla medesima furia che prima. Durò essa sino alle sette della sera,
allorquando, accorgendosi gl'Inglesi che facevan poco frutto, avendo le
navi loro guaste e sconquassate, e non vedendo comparire i loro dalla
parte dell'Isola Lunga, dopo d'aver fatto l'estremo di lor possa, si
risolvettero ad abbandonar l'impresa. Avrebbero voluto i generali
Clinton e Cornwallis traversare il braccio, che le due isole Sullivan, e
Lunga tra di loro disgiunge, e venuti sopra la prima, assalire il Forte
Moultrie alle spalle, come era stato il disegno. Ma le acque, siccome fu
scritto, si trovarono contro ogni aspettazione sì profonde, che non fu
fattibile il valicarle. E da un'altra parte, quando anche quest'intento
loro avessero ottenuto, avrebbero probabilmente incontrato sulle rive
dell'Isola Lunga sì duro intoppo, che rimasti non ne sarebbero in
capitale. Conciossiacosachè il colonnello Thompson con trecento dei
primi feritori del suo reggimento, il colonnello Clarke con dugento
regolari della Carolina Settentrionale, ed il colonnello Horry con
dugento uomini delle bande paesane della Carolina Meridionale, e la
compagnia dei corridori di Racoon con alcune bocche da fuoco avevan
pigliati tutti i posti sull'estremità a levante, e diligentemente gli
guardavano. E' pare, che piuttosto le difese apparecchiate dagli
Americani, che la difficoltà del guado, abbia impedito i generali
inglesi dal tentare il passo; poichè ei non si può credere, che
uffiziali esperti, come questi erano, si siano rimasti per ben nove
giorni nell'Isola Lunga, senza sperimentare, qual fosse la profondità
dell'acque, ed accertarsi, se esse erano guadose, o no, molto tempo
prima della battaglia. Nè meglio si può restar capace, come sia
addivenuto, che, veduto gl'Inglesi, che o le acque dello stretto non si
potevano valicare, o che gli Americani sull'isola Sullivan erano
talmente forti ed affortificati, che non si poteva sperare di
sloggiarli, si siano rimasti tuttavia nell'Isola Lunga, e non abbiano
fatto la risoluzione di trasportare sulle barche, che avevano in pronto,
le genti loro, ed in qualche altra parte dell'isola Sullivan isbarcarle.
Certo sonvi nati in questo fatto molti accidenti, dei quali non si può
chiaramente conoscere la ragione. Checchè di questo pensar si debba,
gl'Inglesi, fattosi notte, si ritirarono, e la mattina del domane le
navi loro tutte eran già lontane a due miglia dall'isola. Alcuni giorni
poi, rimbarcate le genti, si avviarono alla Nuova-Jork, dove si
aspettava anche con tutto l'esercito, ingrossato dai freschi aiuti
venuti d'Inghilterra, il generale Howe. In cotal modo si terminò
l'assalto dato dagli Inglesi al Forte Moultrie, e le cose della Carolina
furono poste per allora in sicuro stato. Il Forte fu poco danneggiato,
sia perchè le palle volarono troppo alte, sia perchè la spugnosità delle
legna, colle quali era costrutto, aveva diminuito l'effetto loro. In
questa battaglia furon notati alcuni fatti da parte degli Americani, che
dimostrarono una grandissima ostinazione, e non sono soliti a
manifestarsi, se non se ai tempi delle rivoluzioni politiche degli
Stati, allorquando gli animi sono a molto ardore concitati. Si ricordò,
che un Jasper, sergente in una compagnia di granatieri essendo stata
rotta l'asta dello stendardo americano, il quale sventolava in sul
Forte, e questo caduto a terra, saltasse giù, e presolo ed attaccatolo
al frugatoio d'un cannone, e tenendolo in mano montasse di nuovo sul
parapetto, e nel suo luogo il ricollocasse, quantunque attorno di lui
molto frullassero le palle del nemico, che contro gli traeva a pruova.
All'indomani il presidente Rutledge lo presentò con una spada,
commendandolo molto, e pubblicamente. Il sergente Macdonald ferito
mortalmente, e già essendo vicino al fine della sua vita, non cessava di
gridar ai suoi, combattessero, stessero fermi nella difesa della patria
e della libertà. Questi esempj si ricordavano con molta lode, e con
ornate parole nei diarj, che si stampavano, e nelle brigate sì private
che pubbliche. Per questi prosperi successi i pensieri, ed i desiderj
degli Americani si accendevano maggiormente. Avendo i Caroliniani
conosciuto per pruova, di quanta utilità fosse riuscito il Forte
Moultrie, e da un'altra parte di quanta difficoltà fosse il mandarvi
rinforzi per causa del mare, risolvettero di congiungere con un ponte
l'isola Sullivan colla terraferma. Questa insigne e difficile opera fu
condotta a buon fine dal generale Gadsden, zelatore grandissimo della
libertà, ed uno degli uomini più riputati della provincia. Il congresso
rendette con solenne decreto pubbliche grazie al maggior generale Lee,
al colonnello Moultrie, al colonnello Thompson, ed a tutti gli uffiziali
e soldati, che avevano combattuto con sì mirabile coraggio, e con tanto
amore della patria loro in quell'ostinata battaglia.

A questo tempo si trovava l'America in una strana, e non mai più veduta
condizione costituita. La guerra, che durava già fin più d'un anno, e
che con tanta rabbia si esercitava, era contro un Re diretta, al quale
si protestava tuttora di voler prestare obbedienza; e quegli stessi, i
quali tutti quegli atti commettevano, che alla ribellione si
appartengono, non volevano esser chiamati ribelli. Nei tribunali si
amministrava la giustizia in nome del Re, e nelle chiese si pregava per
la conservazione e prosperità di quel Principe, l'autorità del quale non
solamente era cessata del tutto, ma ancora contro la quale si combatteva
con incredibile ostinazione. Si andava dichiarando, che si voleva
ritornare all'antica obbedienza, ed alla primiera forma del governo
regio, mentrechè in fatti già da lungo tempo i popoli vi si reggevano a
repubblica. Si diceva di voler arrivare ad un fine, quando tutti quei
mezzi si usavano, che ad un altro tutto contrario la cosa pubblica
avviavano; nè mai in alcun'altra occasione di rivolgimenti di Stati si
era osservata tanta discordanza tra le parole ed i fatti, come in
questa. Questo stato di cose non era tale, che potesse lungamente
durare; e se il volgare si persuadeva, che la vittoria potesse far
piegar il governo alla condescendenza, ed alla passata concordia
condurre l'America coll'Inghilterra, i più savj, ed i più prudenti
cittadini si accorgevano benissimo, che la ferita era diventata
insanabile; e che invano si sperava di poterne agli antichi termini
ritornare. Imperciocchè sapevano bene, che l'orgoglio induceva nel
governo inglese una grande ostinazione, e le vittorie, che gli Americani
avrebbero in tutto il corso della guerra potuto acquistare, per la
natura stessa delle cose non potevano esser tali, che fossero abili a
far nascere in quel governo un timor lontano, non che vicino circa la
propria esistenza; la qual cosa sola lo avrebbe potuto far calar agli
accordi. Esercitavano di necessità gli Americani la guerra difensiva, e
presupposto anche, avessero la vittoria compiuta contro gli eserciti
britannici, avrebbe nonostante la Gran-Brettagna potuto rinnovare
un'altra volta la guerra. Nè la perdita sola del commercio poteva il
governo indurre a concedere ai coloni le condizioni, che domandavano,
esercitandosi esso con tanta frequenza in tutte le altre parti del
mondo. Oltrechè si sa da tutti, che le grosse armate producendo negli
uomini la sicurezza, sono le vere sorgenti, e le guide del commercio; e
che quella nazione, che è più delle altre forte in sull'armi navali,
avrà sempre più di tutte il commercio ricco e fiorente. Nè si dee
tralasciar di dire, che quantunque in nome si combattesse tra la
monarchia meno temperata, e la monarchia più larga, infatti però era
venuta la contesa tra la monarchia, e la repubblica; nel qual caso non
potevano altro sperar gli Americani, che una intiera independenza e
libertà, od una intiera dependenza e servitù. E giacchè a tali termini
eran ridotte le cose, nissuno, che avesse fior d'ingegno o pratica delle
cose del mondo, non vedeva, che il levarsi la maschera dal viso, ed il
discoprirsi, dichiarando apertamente qual fosse il fine, al quale
intendevano gli Americani di arrivare, era per essi diventato un partito
non solo utile, ma necessario. Stantechè per questo non si accrescevano
i pericoli, nè si peggioravano le condizioni; ma per lo contrario si
ottenevano presentemente molti vantaggi, e se ne potevano sperare
maggiori per l'avvenire. I consiglj loro ne sarebbero diventati più
risoluti; della qual cosa nissuna è più utile per la felicità
dell'imprese; ed i soccorsi esterni si sarebbero più facilmente potuti
ottenere. Poichè ognuno vedeva, che, chiarita l'independenza, e
protestatosi una volta dagli Americani, che non mai, nè sotto
qualsivoglia condizione ritornati sarebbero all'obbedienza verso
l'Inghilterra, sarebbersi fatti più ostinati nelle difese. E perciò
essendovi minor pericolo che si accordassero, i principi esterni
avrebbero più facilmente la causa loro abbracciata. E forsechè
l'Inghilterra stessa per l'orgoglio ed alterigia sua avrebbe avuto minor
ripugnanza, nel caso che gli eserciti suoi avessero fatto la guerra
infelicemente, a trattar cogli Americani, come con una nazione franca ed
independente, che al conceder loro quelle condizioni, le quali erano
appunto la prima cagione ed il soggetto della discordia; conciossiachè
il più amaro fine di una guerra, quello sia di dover rimettere al nemico
quell'oggetto stesso, ch'era venuto in contesa. Per tutte queste cagioni
la via, che dovevan gli Americani tener per arrivare a buon fine, non
era a niun modo dubbia, nè il congresso l'ignorava. Ma, se utile cosa
era stimata, non era meno opportuna, e tutti i circostanti accidenti
parevan dar favore alla presente deliberazione. Le armi felicemente
usate nel Massacciusset, nella Virginia e nella Carolina Meridionale,
province tanto principali, la prosperità delle prime fazioni loro sul
mare, e l'abbondanza delle prede fatte sul nemico dai corsali loro
davano più che probabile speranza, che gli Americani avrebbero seguitato
tutto ciò, che il congresso avesse deliberato. Il terrore delle armi
inglesi per quei primi prosperi fatti era negli animi loro scemato
maravigliosamente, la confidenza nelle proprie molto accresciuta, il
consenso dei popoli confermato; e l'infelicità dei primi tentativi dei
leali aveva questi sbigottiti, ed indotto nei libertini la opinione,
ch'essi capaci non fossero a tentar alcun moto d'importanza. Ma, se
erano impotenti i leali ad ingenerar temenza dell'armi loro, andavano
però in questo medesimo tempo facendo congiure, le quali inasprivano
grandemente i libertini, ed a maggior odio gli concitavano contro di
quel governo, che non contento ad usar la forza, prezzolava ancora, come
si credeva, gl'incendiarj e gli omicidi, perchè contro di quelle
innocenti città, e contro i cittadini virtuosissimi le orribili arti
loro esercitassero. Alcuni leali della Nuova-Jork prezzolati, e messi
su, come si divulgò, dal governator Tryon, si erano congiurati ad
arrestare, e fors'anche ammazzare il generale Washington e gli altri
principali uffiziali, appiccare il fuoco ai magazzini, e pigliare i
passi alla città nel momento, in cui le armate britanniche, come si
aspettava, sarebbero venute sopra quella. Scoperta la cosa, molte
persone, che si erano mescolate nella congiura, furon sostenute, tra le
quali due guardie del generale, e lo stesso suo fattore. Alcuni furono
giustiziati. L'aver voluto incendiar una sì nobil città, e por le mani
nel sangue d'un uomo, al quale portavano i popoli tanta reverenza e
tanto amore, eccitò a grandissima rabbia i libertini, sicchè vennero in
maggior desiderio di separarsi da quel governo, che secondo l'opinione
che avevano, dava le paghe a questi scelerati sicarj. L'Inghilterra
stessa colle sue pubbliche risoluzioni aveva dato grand'incentivo a sì
fatta determinazione. La concione dal Re fatta in cospetto del
Parlamento aveva persuaso agli Americani, che nulla si voleva rimettere
del rigore concetto contro di loro, e che formidabili apparecchiamenti
di guerra fare si dovevano. Le discussioni poi e le risoluzioni del
Parlamento gli fecero accorgere, quanto fosse debole l'autorità di
coloro, che in questo la parte degli Americani difendevano. Ma per la
risoluzione dei quindici maggio, colla quale si davano in preda le
proprietà americane, sì pubbliche che private, a tutti coloro, ai quali
il destro sarebbe venuto di pigliarle, erano venuti gli Americani in
credenza, che non solo si volessero contro di sè medesimi usare gli
estremi dell'ostilità, ma ancora, che non si volesse con elli fare a
buona guerra; che s'intendesse, dovessero cessare a riguardo loro tutte
quelle leggi, che in mezzo alle nazioni europee scemano, per quanto
possibile sia, i mali della guerra, ed inducono qualche sembianza di
civiltà per fino in mezzo alle stragi ed alle rapine. Credettero che
contro di essi volesse il governo inglese esercitare non che la guerra,
la piratica ed il ladroneccio. La qual cosa se non si poteva aspettare
da una nazione esterna, che nemica fosse, molto meno comportare lo
potevano nei proprj concittadini; e se gl'Inglesi con questo inusitato
modo di procedere erano diventati agli occhi loro più che nemici, così
volevano gli Americani diventare ai medesimi meno che concittadini. La
benevolenza prodotta dalla congiunzion del sangue, e l'unione dello
Stato non possono più continuarsi là, dove non solo sono cessate le
leggi e gli usi, che corrono fra le nazioni amiche, ma perfino quelli,
che durano tuttavia in mezzo alle più crudeli discordie tra le civili
nazioni; e se all'uso dei Barbari intendeva la Gran-Brettagna di
esercitar la guerra contro l'America, questa doveva di necessità
adoperare, come se fosse una nazione esterna. L'aver poi l'Inghilterra
condotto a' soldi suoi, e mandati ai danni dell'America i soldati
mercenarj della Germania, i quali si rappresentavano agli occhi dei
coloni, come gente da ogni umanità lontana, aveva in questi una
incredibile alterazione prodotta. Credevano, non potersi più tenere in
luogo di padri coloro, che contro i proprj figliuoli sì crudeli
esecutori delle volontà loro inviavano. _Questi sono_, dicevano, _i
commissarj, i forieri della pace, che manda all'America l'Inghilterra,
gli Essiani, i Brunswicchesi, ed i Waldecchesi_ (imperciocchè un altro
trattato di sussidj avevano i ministri concluso col principe di
Waldech). _Gli ammazzamenti, le rapine e le implacabili ire di questi
prezzolati Tedeschi, come pure anche quelle dei crudeli Indiani sono
gl'istrumenti, coi quali spera il governo inglese di vincere la costanza
nostra, e sottometterci di bel nuovo al giogo suo. Poichè gl'Inglesi i
forestieri spingono ai danni nostri, e noi contro di essi combattiamo,
come se forestieri fossero. E poichè ancora dopo un'ingiustissima guerra
hanno colle crudeli risoluzioni, e coi barbari soldati rotta e spenta,
non solo l'antica congiunzione, ma perfino l'ultima speranza della
medesima, così noi nella giustissima causa nostra accettiamo la
proposta, la quale, se ci sarebbe orribile e pregiudiziale parata ai
passati dì, ci deve parere ora indifferente, e non che utile,
necessaria._ Egli è certo che le raccontate determinazioni dei ministri,
colle quali si erano proposto d'intimorir gli Americani, e fargli calare
agli accordi, gli misero per lo contrario più in sull'ostinarsi, e
diedero occasione al congresso, ed a tutti coloro, che miravano
all'independenza, di mandar sicuramente ad effetto l'intento loro. Che
anzi molti di coloro, i quali desideravano di ritornare all'antica
dependenza, ne pigliarono tanto sdegno, che si accostarono alle parti
dei primi, o molto almeno rimettettero dello zelo a difendere
gl'interessi britannici; onde accadde, che i nemici antichi, più forti
diventarono per la comune opinione cresciuta in favor loro, e per la
congiunzione dei nuovi, e gli antichi amici diminuirono di numero e
d'ardore. Il che dee servir d'esempio a quelli, i quali nella
concitazion loro si persuadono, che le risoluzioni che atte sono a
dividere gli uomini tra di loro, e gli uni spingere contro gli altri,
quando essi hanno gli animi raffreddi, lo siano del pari, quando sono da
qualche gagliarda passione commossi; perocchè in quest'ultimo caso
quello, che mitigar dovrebbe, irrita; quello, che intimorire, incora;
quello, che dividere, collega e congiunge. A grado a grado il desiderio
dell'independenza s'insinuava vieppiù nelle menti americane. Ad altro
oggetto non si pensava, che a questo, ne d'altro si favellava, sì
pubblicamente che privatamente, che di questo medesimo. Gli animi eran
sollevati universalmente, ed in grandissima aspettazione. Stando le cose
in questi termini uscì alla luce un libretto, al quale stavano
sottoscritte le parole _comun senso_; ma era opera di Tommaso Paine,
uomo nato in Inghilterra, ed arrivato poco tempo innanzi in America, al
quale forse più, che ad alcun altro scrittore il cielo aveva concesso,
sapere con istile e con pensieri accomodati muovere e volgere a suo
talento gli animi della moltitudine. Certamente si può affermare, che il
libro del Comun senso sia stato uno degl'istrumenti più efficaci
dell'independenza americana. L'autore si sforzò di provare, e con
argomenti molto probabili, che la ricongiunzione coll'Inghilterra era
impraticabile per la diversità, anzi per la contrarietà delle parti, e
per l'orgoglio britannico, siccome pure infedele pel rancore e pel
desiderio della vendetta. Da un altro canto discorreva assai
acconciamente della necessità, dell'utilità e della possibilità
dell'independenza. Aggiungeva certi sprazzi in sulla monarchia molto
accomodati a renderla odiosa nella mente dei popoli, e preponeva a
quella il governo dei più. Della costituzione inglese, l'eccellenza
della quale niuno, o pochi avevano in quei tempi recata in dubbio, parlò
molto alla libera, per quanto spetta alla parte della monarchia; con
lode degli altri ordini. Riandò i mali e le calamità pubbliche, alle
quali, malgrado la lodata bontà della costituzione sua, era andata
l'Inghilterra soggetta, e massimamente dopo il ristoramento della
monarchia; e quindi argomentava, che qualche vizio essenziale doveva
trovarsi in quella, pel quale era insufficiente a procurar la felicità
dei popoli; e questi vizj, questo male segreto affermava esser la
Realtà. Da questa ripeteva le discordie intestine, e la frequenza delle
guerre esterne. Si rallegrava in fine coi popoli americani, che il cielo
e la fortuna avessero loro fatto abilità di poter creare quegli ordini
pubblici, nei quali fossero raccolte tutte le eccellenze della
britannica costituzione, esclusi i suoi difetti, vale a dire, secondo la
mente sua, la Realtà. Non si potrebbe facilmente dire, con quanto
consentimento dei popoli sia stata ricevuta questa scrittura del Paine.
Chi diventava da ardente arrabbiato, chi da tiepido infervorato, e per
fino vi furono di quelli, che da leali diventaron libertini. Ognuno
voleva l'independenza.

Il congresso determinò di usar l'occasione. Ma per procedere
prudentemente, e perchè non gli cadesse, come dice il volgo, il presente
in sull'uscio, volle prima tentar il guado, e fece una risoluzione, la
quale, se non era l'independenza stessa, certo molto se le avvicinava.
Intendeva di starsene ad osservar gli effetti, per poter quindi
procedere più oltre sicuramente. Decretò, che, siccome il Re britannico,
in congiunzione coi Pari e coi Comuni della Gran-Brettagna, aveva
esclusi per gli ultimi atti del Parlamento gli abitanti delle colonie
unite dalla protezione della sua Corona, e siccome nissuna risposta era
stata, o sarebbe probabilmente data alle umili petizioni delle medesime
per ottener la rivocazione delle offenditrici leggi, e la
riconciliazione colla Gran-Brettagna; che per lo contrario tutta la
forza di quel reame, aiutata anche da mercenarj forestieri, doveva nella
distruzione di quel buon popolo adoperarsi; e finalmente, siccome sono
cose che grandemente ripugnano alla ragione ed alla buona coscienza di
quei popoli il pigliar più oltre i giuramenti, ed il far le promesse
necessarie nel prendere, o nell'esercitar i maestrati sotto la Corona
della Gran-Brettagna; e ch'egli è necessario, che l'esercizio di ogni
autorità qualsivoglia dalla detta Corona procedente sia totalmente
annullato, e tutte le potestà del governo esercitate sotto l'autorità
del buon popolo delle colonie; e ciò per mantenervi l'interna pace, la
virtù ed il buon ordine, siccome pure per difendere le vite, le libertà
e le proprietà dai nimichevoli assalti, e dai crudeli rapimenti dei
nemici loro, così era raccomandato alle rispettive assemblee e conventi
delle colonie unite, nelle quali nissun governo sufficiente all'esigenza
degli affari stato fosse fino a quel dì costituito, ordinassero quel
tale, che secondo l'opinione dei rappresentanti del popolo fosse meglio
conducevole alla felicità ed alla sicurezza dei mandatori loro
particolarmente, e dell'America generalmente. Questa risoluzione,
mandata speditamente nelle rispettive colonie, ebbe in questa ed in
quella diverso incontro. Alcune avevano già di per sè stesse preoccupato
il passo, e, recatosi in mano l'autorità del governo, avevano creato
ordini pubblici independenti dall'autorità reale, e questi non più
temporali come prima, ma durevoli, senza niuna restrizione o di tempo o
di condizione. Così adoperato avevano la Virginia e la Carolina
Meridionale. Il Connecticut e l'Isola di Rodi non ebbero che cambiare;
poichè già fin dagli antichi tempi ogni autorità vi procedeva dal
popolo, e da questo si eleggevano tutti i maestrati, sì quelli, ai quali
è commessa la cura di far le leggi, come quelli, il cui carico è di
mandarle ad esecuzione. La Marilandia, la Pensilvania, e la Nuova-Jork
fluttuarono. Ma vinte finalmente dall'insuperabil temporale, vi si
accomodarono. Adunque in ogni luogo erano intenti i popoli delle colonie
a creare nuove costituzioni, nelle quali, tratte quelle parti, che
all'ordinamento dell'autorità regia si appartengono, tutte quelle forme
conservarono, che sono della costituzione inglese proprie e private.
Generalmente si vollero diligentemente distinguere le tre potestà,
legislativa, esecutiva e giudiziale; e specialmente molta gelosia si
dimostrò intorno all'esecutiva. La legislativa fu divisa in alcune
colonie in due parti; in altre costituita fu in una sola, e da tutte
ebbero divieto tutti coloro, che maestrati tenevano, o uffizj
dall'esecutiva. I giudici si pagavano o dalla legislativa, o dalla
esecutiva. In alcune tenevano il magistrato a tempo, in altre durante la
buona condotta. Il governatore poi, secondo la maggiore o minor gelosia
dei popoli, si eleggeva a dovere star in uffizio per più breve, o per
più lungo tempo. In alcune colonie otteneva la facoltà del divieto, ed
in altre no. In queste ei doveva stare per ogni fatto suo; in quelle per
nissuno, perciocchè un Consiglio esecutivo, creato a posta, lo doveva
rivedere. In tutte queste disquisizioni, le quali tanto importavano alla
futura felicità delle colonie unite, non si sentirono, nè minacce, nè
corrucci, nè discordie malaugurose, e pareva, che ognuno, posta in
disparte l'ambizione, altro non agognasse, che la prosperità e la
libertà della patria; memorabile esempio di prudenza, di temperanza e di
benevolenza civile, nel quale se risguarderanno gli altri popoli, non
potranno non vergognarsi, seppure la corruzion dei costumi non dispoglia
anche i cuori smani dell'abilità del vergognarsi, di essersi in tutti i
tempi dimostrati dall'americano così diversi e lontani; imperciocchè
essi altro non sepper fare, che correre dai dispareri alla discordia, e
dalla discordia al sangue.

Trovato il congresso nelle colonie buona corrispondenza alla sua
risoluzione, e volendo dare alla incominciata opera compimento,
rimaneva, che venisse da quelle autorizzato a dichiarare l'independenza.
Questa bisogna fu con tanta prudenza governata, e di già erano i popoli
tanto inclinati al disegno, che la maggior parte delle assemblee
provinciali inviarono ai delegati loro al congresso il mandato libero
per consentire all'independenza. Alcune di vantaggio fecero loro abilità
di far leanze coi principi forestieri. Sole la Pensilvania e la
Marilandia si opponevano.

Adunque stando le cose in questi termini, nella tornata del congresso
degli otto giugno Riccardo Enrico Lee, uno dei deputati della Virginia,
posto il partito della independenza, parlò, dicesi, stando tutti
intentissimi ad ascoltarlo, nella seguente sentenza:

«Io non so, prudentissimi uomini e cittadini virtuosissimi, se delle
faccende nate dalle civili discordie, delle quali sino a questo dì ci
hanno gli scrittori delle storie tramandato la memoria, e le quali
originarono o il desiderio della libertà nei popoli, o l'ambizione dei
principi, alcuna se ne trovi, che più di quella, della quale ora a
trattare abbiamo, grave ed importante si fosse, o sia che si risguardi
il futuro destino di questo libero ed innocentissimo popolo, ovvero
quello stesso dei nemici nostri, i quali, mal grado la crudel guerra e
la tirannide nuova, sono pure i nostri fratelli, e dello stesso sangue
nati, che noi siamo, ovvero infine quello di tutte le altre nazioni del
mondo, le quali attente si sono rizzate in piè per rimirare il grande
spettacolo, e presagiscono a sè stesse nella vittoria nostra maggior
larghezza di vivere, o nella perdita più stretti vincoli, ed un più duro
morso aspettano. Conciossiacosachè qui non si tratti di acquistare il
dominio di qualche terra o territorio, o di volere ad alcuno con
scelerata cupidigia soprastare; ma sibbene di conservare, o di perder
per sempre quella libertà, che abbiamo dai maggiori nostri eredata, e
che abbiamo a traverso i mari sterminati, in mezzo alle furiose
burrasche cercata, ed in queste terre contro i barbari uomini, contro le
crudeli fiere, e contro un pestilente cielo tante volte mantenuta e
difesa. E se tante, e sì cospicue lodi date si sono, e tuttora si danno
a quei generosi difenditori della greca e della romana libertà, che si
dirà di noi, i quali quella, che non sulle voglie di una tumultuaria
moltitudine, ma sugl'immutabili statuti, e sulle tutelari leggi sta
fondata, difendiamo; non quella che il privilegio era di pochi patrizj,
ma quella, che è la proprietà di tutti; nè quella infine la quale
cogl'iniqui ostracismi, e collo spaventevole decimar degli eserciti era
macchiata; ma sibbene quella, che tutta pura è, e dolce e gentile, e
conforme ai civili e miti costumi d'oggidì? Or su dunque, che più
s'indugia, o quali dimoranze son queste? Si dia fine alla bene
incominciata impresa; e giacchè nella congiunzion coll'Inghilterra non
possiamo più oltre sperare quella libertà, e quella felicità trovare,
che tanto ci dilettano, si sciolga del tutto il nodo, e si ponga mano a
quello, di che già di fatto godiamo, voglio dire all'intiera ed assoluta
independenza. Nè voglio nell'ingresso medesimo del mio discorso
tralasciar di dire, che se a queste fatali strette condotti siam noi, se
a questo passo pervenuti, oltre il quale non potrà più altro tra
l'America e l'Inghilterra intervenire, che quella pace, o quella guerra,
che tra le forestiere genti esercitar si sogliono, ciò dalle insaziabili
voglie, dai tirannici procedimenti, dai replicati, e più che decennali
oltraggi dei ministri britannici dovrà solo, ed unicamente riconoscersi.
Per noi non istette, che non fossero l'antica pace ed armonia ristorate.
Chi non udì le nostre preghiere, e le supplicazioni nostre a chi non son
note? Stancarono esse il mondo intiero. Solo l'Inghilterra non volle a
quella misericordia verso di noi piegarsi, della quale si mostrarono
tutte le altre nazioni liberali. E siccome la sopportazione prima, e
poscia la resistenza non bastarono, che le preghiere inutili furono,
siccome il sangue novellamente sparso, così dobbiamo noi procedere più
oltre, e por mano alla independenza. Nè si creda da taluno, che questo
sia un partito, ch'evitar si possa. Tempo verrà fuori di dubbio, si
voglia o no, che la fatale separazione dovrà avvenire; perchè così
portano la natura stessa delle cose, la popolazione nostra ognor
crescente, la ubertà delle nostre terre, la larghezza del nostro
territorio, l'industria dei concittadini, gli sterminati mari frapposti,
la longinquità dei regni. E se questo è vero, come egli è verissimo, non
è nissuno, che non conosca, che il più presto è il meglio, e che sarebbe
non dico imprudenza, ma stoltizia il non pigliar la presente occasione,
in cui l'ingiustizia britannica gonfiato ha i cuori di sdegno, spirato
agli animi il coraggio, indotto nelle menti la concordia, riempiti
gl'intelletti di persuasione, e fatto correre le mani alle difenditrici
armi. E fino a quando dovrem noi valicare tremila miglia di un
tempestoso mare, per andar a chiedere presso uomini altieri ed
insolenti, o consiglio, od ordini ai nostri domestici affari? E non si
confà ottimamente ad una nazione grande, ricca e potente, come siamo
noi, ch'ella abbia in casa propria, e non in quella d'altrui il governo
delle cose sue? E come potrà un ministro di uomini forestieri
acconciamente delle cose nostre giudicare, delle quali cognizione non
ha, e nelle quali non ha interesse? La varcata giustizia dei britannici
ministri ci deve accorti fare dell'avvenire, se di nuovo potessero nei
nostri corpi i duri artigli loro piantare. Giacchè così è piaciuto alla
crudeltà dei nostri nemici di porci avanti gli occhi l'alternativa, o
della servitù, o dell'independenza, qual è quel uomo generoso ed amante
della patria sua, il quale stia in pendente per la elezione? Con questi
uomini infedeli nissuna promessa è sicura, nissuna fede è santa.
Pogniamo, il che il ciel non voglia, la soggiogazione, pogniam
l'accordo. Chi ci assicura della mansuetudine britannica nell'usar la
vittoria, o della fede nell'osservar i patti? Forse l'avere assoldato e
spinto ai danni nostri gli spietati Indiani e gl'inesorabili Tedeschi?
Forse la fede data, e rotta già tante volte nella presente querela?
Forse la britannica fede della punica stessa più infedele riputata? Che
anzi dobbiamo noi stimare, che, poichè venuti saremmo nudi, ed inermi
nelle mani loro, abbiano contro di noi a disfogare il conceputo sdegno,
ad esercitar la minacciata vendetta, a legarci, ed a strignerci con
istrette catene per torci non solo la forza, ma anche la speranza di
poter un'altra volta prorompere. Ma poniamo, nel caso nostro avvenga
ciò, che mai avvenuto non è in alcun altro, cioè sia il governo
britannico per dimenticar le offese, e per osservare i patti, crediamo
noi, che dopo una sì lunga discordia, dopo tante ferite, tante morti, e
tanto sangue possa la riconciliazione, che seguirebbe, esser durevole, e
che di nuovo, e ad ogni piè sospinto, in mezzo a tanti odj, a tanti
rancori, non nascano nuovi motivi di scandalo? Già son separate d'animo
e d'interessi le due nazioni; l'una è consapevole dell'antica forza;
l'altra diventata è della nuova; l'una vuol reggere senza freno; l'altra
non vuol obbedir nemmeno colla libertà. Qual pace, qual concordia
possonsi in tali termini sperare? Amici fedeli posson diventar bene gli
Americani agl'Inglesi, sudditi non mai. E quand'anche credere si
volesse, che la riunione fosse per riuscir senza rancori, non sarebbe
ella senza pericoli. La potenza stessa, la ricchezza della
Gran-Brettagna dovrebbero gli uomini preveggenti di timore riempire in
sulle cose future. Essendo ella a tanta grandezza pervenuta, che poco o
nulla a temere abbia dei potentati esterni, in mezzo alla sicura pace si
ammolliranno gli animi, si corromperanno i costumi, invizierà la
crescente gioventù, e, venute meno le forti braccia ed i generosi petti,
diventerà preda l'Inghilterra di un nemico forestiero, o di un ambizioso
cittadino. Se noi saremo tuttavia a quella congiunti, verremo a parte
della corruttela e della sventura, tanto più da detestarsi, quanto più
sarebbe irreparabile. Separati da quella, e tali quali siamo noi, non
avremo a temere nè la sicura pace, nè la pericolosa guerra. E
dichiarando la franchezza nostra, il pericolo non sarebbe maggiore, ma
bene più pronti gli animi, e più chiara la vittoria. E' bisogna, che noi
ci strighiamo da quest'incerti consiglj, e che usciam fuori da questi
avviluppati andirivieni. Abbiamo noi la sovranità assunta, e non osiam
confessarla; noi disubbidiamo ad un Re, e ci riconosciam per suoi
sudditi; noi esercitiamo la guerra contro una nazione, dalla quale
protestiamo ognora di voler dipendere. In mezzo a queste incertezze
stanno dubbiosi gli animi; le ardite risoluzioni si impediscono; la via
da tenersi non è spedita; i capitani nostri nè rispettati, nè obbediti;
i soldati nè zelanti, nè confidenti; deboli noi di dentro, e vilipesi al
di fuori; nè i forestieri principi potranno o stimare, o soccorrere sì
timida, sì dubitamentosa gente. Ma bandita una volta l'independenza, e
scoperto il fine, al quale si tende, diventeran ad un tratto più certi,
e più risoluti i consiglj; e per la grandezza del proposito
s'ingrandiranno gli animi; i maestrati civili di nuovo zelo si
vestiranno, i generali di nuovo ardire, i soldati di nuovo coraggio, i
cittadini tutti di più costanza, e con maggior prontezza attenderanno
tutti alla bella, all'alta, alla generosa impresa. Temono alcuni del
pericolo della presente risoluzione. Ma combatteranne forse
l'Inghilterra contro di noi con più vigore o rabbia, di quanto abbia
ella finora combattuto? Certo no. Chiama ella ribellione la resistenza
all'opressione, del pari che l'independenza. E dove sono queste
formidabili soldatesche, che abbiano a fare star gli Americani? Non
hanno potuto le Inglesi, e potranno le Tedesche? Son queste forse più
valorose, più disciplinate di quelle? Certo mai no. Senza di che, se è
il numero dei nemici cresciuto, non è altrimenti il nostro diminuito; e
l'uso dell'armi e l'esperienza della guerra ne' duri conflitti del
presente anno acquistato abbiamo. E chi dubita poi, che l'independenza
non ci guidi alle alleanze? Imperciocchè tutte le nazioni siano disiose
di venir a parte del commercio nelle nostre ubertose terre, e nei nostri
ricchissimi porti, che l'avara Inghilterra chiuso ha col monopolio sino
a questi tempi. Nè meno son vaghe di veder una volta alfine l'odiata
potenza britannica abbassata; che a tutti puzza questo barbaro dominio;
tutti desiderano veder fiaccate quelle corna, e tutti renderanno colle
parole e cogli aiuti immortali grazie ai valorosi Americani, per aver
essi alla umanissima impresa dato cominciamento. Non altro aspettano i
principi per iscoprirsi, che l'impossibilità degli accordi. Che se la
risoluzione è utile, non è essa meno alla dignità nostra confacente.
Pervenuta è l'America a quella grandezza, per la quale debb'ella fra le
independenti nazioni esser annoverata. Di sì alto grado siam noi
altrettanto degni, quanto gl'Inglesi medesimi. Perciocchè, se eglino son
ricchi, ed anche noi lo siamo; se essi son valorosi, e noi pure così
siamo; se essi son più numerosi, e noi per l'incredibile fecondità delle
nostre caste spose crescerem tosto in frequenza di popolo, quanto essi
cresciuti sono; se essi hanno celebrati personaggi in pace e in guerra,
e noi pur ne abbiamo; e questi rivolgimenti politici son soliti a
produrre i grandi, i forti, i generosi spiriti. Da quel che già si è da
noi in questi primi principj fatto, facilmente arguir si può a ciò, che
sarem per fare; poichè la sperienza è la madre degli ottimi consiglj, e
la libertà quella degli uomini eccellenti. Già il nemico fu cacciato da
Lexington da trentamila armati raccolti in un dì; già i famosi capitani
loro dato han luogo in Boston alla perizia dei nostri; già le ciurme
loro vanno vagando sulle ributtate navi pei mari immensi, morte di fame.
Si accetti il favorevole augurio, e si combatta, non già per sapere con
quali condizioni siam noi per servire all'Inghilterra, ma sì per poter
fra di noi ordinare un viver libero, fondar un giusto, un independente
governo. Combattettero i Greci contro l'innumerevol esercito dei
Persiani prosperamente; poichè la libertà gl'ispirava. Afflissero con
memorabili rotte la potenza dell'Austria, e sè stessi a libertà
rivendicarono gli Svizzeri e gli Olandesi; perciocchè l'amor
dell'independenza gli animava. Eppure anche questo Sole americano
risplende sulle teste degli uomini valorosi; le nostre armi tagliano
pure anch'esse; anche qui si sa, che cosa sia coraggio; anche qui si
vede un universale consenso; anche qui si è imparato ad andar, non che
animosamente, volentieri incontro alla morte per acquistare alla patria
la libertà. Orsù adunque, che più s'indugia, perchè stiamo tuttavia a
soprastare? Sorga, sì, sorga in questo faustissimo giorno l'americana
repubblica. Sorga ella, non iscorrucciata, non conquistatrice, non fera;
ma composta, ma pacifica, ma dolce. L'Europa ha gli occhi fissi in noi.
Ella da noi chiede un esempio vivo di libertà, che contrastar possa per
la felicità dei cittadini colla ognora crescente tirannide in su quei
contaminati lidi. Ella ricerca da noi una gradita sede, dove possano
gl'infelici trovar conforto, i perseguitati riposo. Ella ci prega, che
noi apparecchiamo un propizio e ben coltivato campo, dove allignar
possa, e crescere, e moltiplicare la sua bella e salutevol ombra
abbondevolissimamente quella generosa pianta, la quale nata prima, e
cresciuta in Inghilterra, ma ora dalle uggie malefiche della scozzese
tirannide grama e stremenzita fatta, e dalla sua diletta stanza
sbarbata, non trova in tutte quelle orientali terre una, che l'accolga,
ed il vitale umore presti alle sitibonde, inferme ed illanguidite sue
radici. Questo è il fine, a cui tendono tanti presi augurj; questo
vogliono significare queste prime vittorie; questo mostrano il presente
ardore, ed il consenso universale, questo presagiscono la fuga di
Guglielmo Howe, e la pestilenza nata in mezzo alle genti del Dunmore;
questo pronosticano i venti, che soffiarono insolitamente contrarj alle
armate, ed alle inviate vettovaglie; questo istesso confermano le
portentose burrasche, che sommersero le settecento navi in sulle coste
di Terranuova. E se oggidì noi non manchiamo del debito nostro verso la
patria, i nomi dei legislatori americani saranno nella mente dei posteri
in quel luogo stesso posti, in cui son quelli di Teseo, di Licurgo di
Romolo, di Numa, dei tre Guglielmi, e di tutti coloro, la memoria dei
quali è stata fin qui, e sarà per l'avvenire cara agli uomini diritti,
ed ai dabben cittadini.

Finito ch'ebbe Lee di parlare, si manifestarono da ogni parte fra gli
ascoltanti non dubbj segni di approvazione. Ma non essendovi presenti i
deputati delle province della Pensilvania e della Marilandia, e volendo
anche il congresso con un po' d'indugio mostrare più maturità, aggiornò
la cosa sino al dì delle calende di luglio. Intanto i libertini si
travagliavano gagliardamente per ottenere, che si vincesse
l'independenza anche nelle due province discordanti, e nei discorsi loro
molto efficacemente intendevano alle persuasioni, aggiungendovi anche le
minacce, che le altre colonie non solo le avrebbero dalla lega escluse,
ma ancora corse sarebbero immediatamente ai danni loro. L'assemblea
provinciale della Pensilvania non si lasciava svolgere. Fu convocato
finalmente il popolo pensilvanese a parlamento, nel quale le
disputazioni e le contese in proposito dell'independenza furono, e
molte, e grandi. Giovanni Dickinson, uno de' deputati della provincia al
congresso generale, uomo d'ingegno pronto, e di grande autorità, e che
stato era, ed era tuttavia uno dei difensori più vivi dell'americana
libertà, purchè però si consistesse nei termini della congiunzione
coll'Inghilterra, orò nel seguente modo, siccome è fama, contro
l'independenza.

«Sogliono per lo più gli uomini parziali, umanissimi e cortesissimi
cittadini, meglio all'apparenza delle cose, e quasi alla corteccia di
fuori nei discorsi loro risguardare, che alla ragione od alla giustizia;
perciocchè il fine loro non sia di quetar i tumulti, ma sibbene
d'incitargli; non di calmar le sfrenate passioni, ma d'infiammarle; non
di compor le feroci discordie, ma di vieppiù inasprirle ed invelenirle.
Nel che fare si propongon'essi, o di piacere ai potenti, od alla propria
ambizione soddisfare, e ad ogni modo, andando a versi alla moltitudine,
il favore suo accattare. Quindi è, che nelle popolari commozioni la più
sana e la miglior parte, ed il diritto ed il giusto si trovan per
l'ordinario coi meno, ed i contrarj coi più, ed in somiglianti casi i
partiti, se pur si vuole, che non siano dalla ragione scompagnati, andar
vinti dovrebbero per avventura, non col maggiore, ma piuttosto col minor
numero dei suffragj. Le quali cose essendo così, da un buon principio
debbe origine avere il mio ragionamento, siccome quello, che se non
all'opinione dei più, certo a quella dei più modesti, dei più costanti e
dei più indifferenti cittadini si rassomiglia, i quali questo
tumultuario procedere detestano, questo voler far forza alle volontà, ed
agl'intelletti condannano, questa tanta pressa in una cosa di tanto
momento con gravissime parole biasimano, e grandissimamente
abborriscono. Ma venendo a quello, ch'è il soggetto della presente
controversia, dico, che gli uomini prudenti non abbandonano quelle cose,
che certe sono, per correr dietro a quelle, che sono incerte. Che certa
cosa fosse poi, che acconciamente ed utilmente potesse l'America
governata essere alle leggi inglesi sotto il medesimo Re, e collo stesso
Parlamento lo dimostrano chiaramente, e la durata felicità di ben
dugento anni, e la presente prosperità, le quali il frutto sono di
quelle venerande leggi, e dell'antica congiunzione. Non come soli, ma
come congiunti ad altri, non colle americane, ma colle britanniche
leggi, non come independenti, ma come sudditi, non come repubblica, ma
come monarchia siamo noi a questa grandezza, ed a questa potenza saliti.
E che cosa vogliono significare queste nuove fole immaginate ai dì della
discordia e della guerra? Adunque gli abbagliamenti dell'ira avran più
forza in noi, che l'esperienza dei secoli? O s'avrà tutto ad un tratto,
ed in un momento di concetta collera a guastar la provata opera
dell'antichità? So, che a tutti è caro il nome della libertà, ed io
volentieri il concederò. Ma di questa abbiam noi goduto lungamente sotto
la superiorità della monarchia inglese. Il che certo è; e vorremmo poi
noi, lasciata questa in disparte, andarla a cercare, in non so qual
forma di repubblica, la quale tosto si convertirebbe in licenza
cittadina ed in popolare tirannide? E temo io bene, che, siccome
nell'uomo il capo regge e sostiene tutte le altre membra, e con mirabile
armonia le muove e governa, e tutti i moti loro con unità di consiglio
allo stesso fine, ch'è la salute e la felicità sua, gl'indirizza, così
ancora quel capo del nostro governo, che nel Re, e nel Parlamento è
posto, quello sia, che solo possa le discordanti membra di questo, testè
fortunato Impero, unite mantenere, ed i mali procedenti, o dalla varietà
delle opinioni, o dalla diversità degl'interessi allontanando, la
popolare anarchia, e la cittadina guerra impedire. E tanto son io in
questo pensiero persuaso, ch'io credo, che la più crudele guerra, che
far ci potrebbe l'Inghilterra, quella sarebbe di non farcene nissuna; ed
il mezzo più sicuro per farci alla sua obbedienza ritornare, quello
sarebbe di non usarne nissuno. Imperciocchè, cessato il pericolo
dell'armi inglesi, le province sorgerebbero contro le province, le città
contro le città, gli uomini contro gli uomini, e noi contro noi stessi
quelle armi, colle quali il nemico combattiamo, rivolgeremmo. Tratti
allora da un'insuperabile necessità, costretti saremmo a ricorrer di
nuovo a quella tutelare autorità, che avevamo lungi gittata da noi, la
quale forse non più nella condizione di cittadini liberi, ma sibbene a
patti di servitù ci riceverebbe. Che pruova abbiamo fatto noi inesperti,
e quasi fanciulli che siamo, di saper colle proprie gambe camminare, ed
ai proprj consiglj reggerci? Nissuna; che anzi, se si dee delle future
dalle preterite cose giudicare, la concordia nostra tanto basterà,
quanto il pericolo, e non più; che già fin d'allora quando la possente
mano dell'Inghilterra ci sostentava, per ignobili motivi di limitazioni
di territorj, o di lontane giurisdizioni corsi siamo all'ire, alla
discordia, e qualche volta perfino alle ferite. E che si dovrà pensare
adesso, che i sangui sono riscaldati, ingrossati gli animi, le ambizioni
svegliate, usate le armi? Abbenchè, se la congiunzione coll'Inghilterra
tanta utilità ci presta per la pace interna mantenere, non è poi meno
necessaria per procurarci presso le forestiere genti quella
condescendenza e quel rispetto, che alla prosperità del commercio, alla
dignità nostra ed al compimento di ogni nostra faccenda tanto sono
richiesti. Finora nel nostro traffico colle altre nazioni la mano
potente dell'Inghilterra, e la salutevole ombra delle armi sue ci
difendevano e proteggevano; non come Americani, piccola e debol gente,
ma come Inglesi nei ricchi porti, e nelle ragguardevoli città
dall'occidente all'oriente, da tramontana al mezzodì ci appresentavamo;
e con questo nome inglese addosso ogni porta ci era aperta, ogni via
piana, ogni domanda con favore udita. Ma pongasi la separazione, ogni
cosa si volgerà in contrario. Diventerà uso presso le nazioni, che noi
ne siamo tenuti a vile; e perfino i pirati dell'Africa e dell'Europa
correranno contro le nostre navi, e gli nostri uomini o uccideranno, o
meneranno in crudele e perpetua schiavitù. Havvi in questo strano,
oscuro, ed inesplicabile umano genere una evidente inclinazione ad
opprimere ed a manomettere i deboli del pari, che a piaggiare ed a
contentare i potenti; e più in esso opera il timore, che la ragione, più
la superbia, che la moderazione, più la crudeltà, che la misericordia.
So, che presso gli uomini è caro, e lodato il nome dell'independenza. Ma
dico bene, e mantengo, che nella presente controversia gli amici
dell'independenza sono gli autori della congiunzione, ed i fautori della
servitù e della dependenza, i promovitori della separazione; se pure
l'essere independenti vuol significare comandare e non obbedire agli
altri, e l'esser dependenti obbedire e non comandare. Se l'esser
independenti dall'Inghilterra, posto che ciò sia possibil cosa ad
ottenersi, il che io niego, ci rendesse anche da tutte le altre nazioni
independenti, si potrebbe abbracciar la proposta; ma cambiar la signoria
inglese colla servitù mondiale è partito da stolti. Se voi bramate di
essere a quella condizione ridotti, nella quale dovrete obbedire in
tutto agli ordini della superba Francia, che ora sta facendo fuoco
sotto, abbracciate pure la independenza. Se meglio amate la franchezza
olandese, o veneziana, o genovese, o ragusea, ed alla britannica la
anteponete, decretate pure la independenza. Ma se non vogliam cambiare
la significazione delle parole, conserviam pure, e gelosamente
mantegniamo, quella dependenza, che è stata fin qui il principio e la
sorgente di questa prosperità, della libertà nostra, della sicura
independenza. Ma qui parmi taluno guardarmi in viso, e dirmi, che
nissuno niega, stata essere la congiunzion della America
coll'Inghilterra cagione alla prima di molta utilità; ma che i nuovi ed
insoliti consiglj dei ministri hanno tutto guasto e contaminato. Se io
negassi, che il governo inglese dato abbia da dodici anni in qua un
pessimo indirizzo alle americane faccende, e che i suoi nuovi consiglj
non sappiano di tirannide, io negherei non solo quello che verissimo è,
ma eziandio quello, che io stesso ho tante volte predicato e mantenuto.
Ma crediamo noi, che non glien incresca, e non ne senta già buon tratto
penitenza al cuore? Queste armi ch'egli apparecchia, e questi soldati
ch'ei manda, non sono già per istabilire la tirannide in questi
americani lidi; ma sibbene perchè, abbandonati i pericolosi consiglj, e
vinta l'ostinazione nostra, consentiamo agli accordi. Nè giova il dire,
che il governo quelle precauzioni userebbe, che atte sarebbero ad
assicurarsi ad ogni modo di noi, e tentar poscia impunitamente sui
popoli disarmati ogni maniera della più cruda superiorità. Conciossiachè
il ridurci del tutto alla impossibilità della resistenza nei casi di
oppressione non è cosa, che si possa fra le possibili annoverare. La
lontananza della sede del governo, l'immensità dei frapposti mari, la
popolazione nostra già grande, e ogni dì grandeggiante, l'animo
bellicoso, la sperienza dell'armi; questi laghi stessi così larghi e
così spessi, questi fiumi così frequenti e così grossi, questo sì vasto
territorio, queste profonde selve, questi difficili e forti passi,
queste sicure strette, ogni cosa atta alla resistenza, ogni cosa
propizia alle difese, ogni luogo accomodato alle insidie faranno sempre
in modo, che l'Inghilterra trovi un più sicuro imperio nella
condiscendenza sua, e nella libertà di questi popoli, che non nel rigore
e nell'oppressione. Oltrechè, la soprastanza continua delle nostre armi,
e la costanza della vittoria sole potrebbero sforzar l'Inghilterra a
riconoscere la franchezza americana; le quali se possiam noi sperare,
chiunque che l'instabilità della fortuna conosca, potrà a giusta ragione
giudicare. E se noi combattemmo felicemente a Lexington ed a Boston,
siam pur perdenti stati sotto le mura di Quebec, ed in tutto il corso
della canadese guerra. Nè nissuno non vede, che, se agli occhi di tutti
è evidente la convenienza di ostare agl'insoliti tentativi dei ministri,
la necessità di combattere per arrivare alla independenza non è
egualmente manifesta a tutti. Si dee temere, che, cambiando il fine
della guerra, si turbi eziandio il consenso, o si raffreddi l'ardor dei
popoli nell'esercitarla, e che si scoprano in molti luoghi male
soddisfazioni del nuovo stato. Se all'annullazione delle abborrite leggi
la totale separazione dall'antica madre si sostituisse, starebbe la
ragione dal canto dei ministri; noi meriteremmo l'infame nota di
ribelli, e tutta la britannica nazione con gran consenso, e coll'estremo
sforzo suo correrebbe contro coloro, i quali, da sudditi offesi e
ricorrenti, diventati sarebbero di propria volontà esterni ed
irreconciliabili nemici. Amavano gl'Inglesi il nome della libertà, che
difendemmo; amavano la generosità e l'altezza dell'americana impresa; ma
e biasimeranno, e detesteranno la proposta dell'independenza, e con
animi concordi contro di noi combatteranno. Abbenchè io odo dire da
questi propagatori di nuove dottrine, che i forestieri principi per
gelosia contro l'Inghilterra non ci saranno dei soccorsi loro avari;
come se pei principi assoluti far potesse l'esempio della ribellione;
come se non avessero in questa stessa America colonie, nelle quali
importa loro di mantenere l'ordine e la dependenza. E posto ancora, che
più in quelli possano la gelosia, o l'ambizione, o il desiderio della
vendetta, che il timore delle ribellioni, crediamo noi, che non sian per
venderci ad assai caro prezzo quegli aiuti, che noi ne speriamo? Chi non
conosce, a chi non dolse della perfidia e della cupidigia europea?
Aonesteranno eglino con belle parole l'avarizia loro, e molto
garbatamente, e con grandissima creanza, di ciò non dubito, dei nostri
territorj ci spoglieranno, le nostre pescagioni e le nostre navigazioni
impediranno, le nostre franchigie, ed i nostri privilegj
intraprenderanno; e noi proverem con nostro danno, ma senza speranza di
ristoro, quanto improvvido consiglio sia il credere a queste lusingherìe
europee, ed il collocare negl'inveterati nemici quella fede, che negli
antichi e sperimentati amici si aveva. Molti ancora per arrivar ai fini
loro assai esaltano la repubblica sopra la monarchia. Io non sono in
questo luogo per disputare, quale fra queste due qualità di governo
debba l'uomo l'una all'altra preporre. So bene, che molte nazioni, e
particolarmente la inglese, le quali fatto hanno pruova dell'una e
dell'altra maniera di reggimento, trovato non hanno la pace ed il
riposo, che nella monarchia. So bene ancora, che nelle repubbliche
stesse popolari, tanta è nell'umana società la necessità della
monarchia, i maestrati monarchici più o meno larghi, o stretti sonsi
instituiti, e chiamati coi nomi di arconti, di consoli, di gonfalonieri,
di dogi, e perfino di re. Nè voglio qui tralasciar di dire una cosa, la
quale mi par molto vera, e questa è, ch'egli pare, che la costituzione
inglese sia come quasi il frutto di tutti gli sperimenti da tanti secoli
fatti in materia del civile reggimento dei popoli, nella quale sì
fattamente si temperò la monarchia, che le malsane voglie del voler
senza freno signoreggiare sono nel monarca rattenute, e si ordinò in sì
fatta guisa l'autorità popolare, che l'anarchia ne è sbandita. Egli è
perciò da temersi, che, tolto via il contrappeso della monarchia
prevalga l'autorità popolare, e tutto tragga in iscompiglio e rovina; e
che allora sorga qualche ambizioso cittadino, il quale occupi lo Stato,
e spenga del tutto la libertà; poichè questa è la solita conversione
degli Stati popolari mal temperati, che prima si volgono in anarchia, e
poscia in dispotismo. Queste sono, cittadini e signori miei amantissimi,
nella presente controversia le opinioni mie, le quali, se poste avanti
gli occhi vostri non ho con ornate e veementi parole, certo almeno le ho
candidamente e sinceramente, quanto per me si è saputo e potuto, donate
ed offerite. E voglia il cielo, che i miei sinistri presagi non riescan
veri un dì; e che voi in questo solenne concorso di popolo più non
crediate alle gonfiezze, alle esagerazioni ed alle concitazioni degli
uomini presontuosi e stemperati, che alle pacifiche esortazioni dei
buoni e prudenti cittadini; conciossiachè la prudenza e la circospezione
fondano e conservano gl'Imperj; la temerità e l'inconsiderazione gli fan
rovinare».

Fu Dickinson con grandissima attenzione ascoltato; ma non essendo il
temporale favorevole, ed operando in molti più il timore, che la
opinione, non ottenne. Raccolto il partito, i più si trovarono in favore
dell'independenza. Si fece adunque abilità ai deputati della Pensilvania
di ritornar al congresso, e quivi consentire, che le colonie unite si
dichiarassero liberi ed independenti Stati. Dickinson, essendosi tanto
gagliardamente opposto, ne fu escluso. L'istesse cose si facevano nella
Marilandia; e questa provincia debole in sè stessa, e situata nel mezzo
delle altre, autorizzò anch'essa i suoi delegati a ritornar al
congresso, e l'independenza approvare.

Adunque addì quattro luglio del presente anno riferendo Tommaso
Jefferson, Giovanni Adams, Beniamino Franklin, Ruggiero Shermann e
Filippo Livingston, le tredici colonie unite, rotta ogni leanza loro
verso la Corona della Gran-Brettagna, si dichiararono Stati liberi ed
independenti, ed assunsero il nome dei _tredici Stati Uniti d'America_.
Il manifesto, che il congresso fe' pubblicare, per giustificare in
cospetto di tutto il mondo la presente sua deliberazione, ed il quale si
credette, fosse opera particolarmente di Jefferson, fu con molta
concinnità di stile e di argomenti composto. Esso fu dagli scrittori di
quei tempi grandemente celebrato, e fu il principio dell'independenza di
una ricca e possente nazione. Incominciava con queste parole.

«Allor quando nel corso degli umani avvenimenti e' divien necessario ad
un popolo di disciogliere quei vincoli politici, i quali ad un altro lo
congiungevano, e di pigliar in mezzo ai potentati della Terra quella
separata ed eguale stanza, alla quale le leggi della natura e di Dio gli
danno diritto, egli si confà molto bene a quel rispetto, che alle
opinioni dell'uman genere portar si debbe, il dichiarar le cagioni, che
alla separazione spinto lo hanno.

«Noi crediamo, esser di per sè stesse evidenti queste verità, che tutti
gli uomini creati sono eguali; che dotati sono dal Creatore loro con
certi inalienabili diritti; che tra questi sono la vita, la libertà, ed
il proseguimento della felicità; che per questi diritti sicurare si sono
fra gli uomini instituiti i governi derivanti le legittime potestà loro
dal consenso dei governati; che ogni qualvolta che alcuna forma di
governo divien distruggitiva di questi fini, ha il popolo il diritto di
alterarla, o di abolirla, e di un nuovo governo instituire in su tali
principj fondato, e sì fattamente ordinato, che più probabilmente a lui
appaia la sua sicurezza e felicità procurare. Egli è ben vero però, che
la prudenza ci esorta, che non si debbono i governi da lunga pezza
stabiliti di leggieri, nè per cause transitorie cangiare. Ed in fatti la
sperienza ha dimostrato, che gli uomini più disposti sono a soffrire,
quando i mali loro sono sofferevoli, che all'usar i diritti loro
coll'abolir quegli ordini, ai quali sono eglino avvezzati. Ma quando una
lunga serie di abusi e di usurpazioni invariabilmente allo stesso fine
tendenti dimostra il disegno di volergli sotto l'assoluto dispotismo
ridurre, egli è il diritto loro, egli è il dovere di levarsi dal collo
un tal governo, e nuovi guardiani provvedere alla futura sicurezza loro.
Tale è stata la presente sofferenza di queste colonie, e tale è ora la
necessità, che le costringe ad alterare i primieri ordini del governo».

Fatta quindi una diligente enumerazione dei torti ricevuti e delle
sofferte oppressioni, conclusero con dire, che un principe, (intendendo
del Re d'Inghilterra) il quale stato è l'autore di tanti atti di
tirannide, era inabile diventato ad essere il reggitore di un popolo
libero. Raccontate poscia le pubbliche appellazioni ai popoli inglesi
fatte, aggiunsero, che non avevano questi voluto dar udienza alle voci
della giustizia e della consanguinità.

«Noi pertanto, proseguirono, essendoci di necessità fermi nella
separazione, dichiariamo, che gli terremo, come il restante genere
umano, nemici in guerra, in pace amici.

«Noi adunque rappresentanti degli Stati Uniti di America in generale
congresso convenuti, appellandone al supremo Giudice del mondo della
rettitudine delle nostre intenzioni, in nome e per l'autorità del buon
popolo di queste colonie, solennemente pubblichiamo e dichiariamo, che
queste unite colonie sono, e di diritto esser debbono liberi ed
independenti Stati: che assolute sono da ogni leanza verso la Corona
britannica; e che ogni politica congiunzione tra queste e lo Stato della
Gran-Brettagna è, ed esser dee totalmente disciolta; e che, siccome
liberi ed independenti Stati, hanno elleno piena potestà di romper la
guerra e di concluder la pace, di far le alleanze, di stabilire il
commercio, e di tutti quegli atti, e cose fare, che agl'independenti
Stati di diritto appartengono. E per l'eseguimento di questa
dichiarazione, ponendo tutta la nostra speranza e fede nella protezione
della divina Provvidenza, noi scambievolmente impegniamo l'uno
all'altro, e l'altro all'uno le nostre vite, le nostre sostanze ed il
nostro onore[1]».

Tale è stata la dichiarazione dell'independenza degli Stati Uniti
d'America, la quale se era, come pare, necessaria, non era però senza
pericolo. Imperciocchè sebbene le cose erano a tal condizione ridotte,
che la maggior parte degli Americani o la desideravano, o non la
contrastavano, ciò nondimeno molti o apertamente la disapprovavano, o
nell'animo loro la detestavano. E ciò che riusciva di maggior pericolo,
si era, che gli avversarj massimamente in quelle province abbondavano,
nelle quali si sapeva, che gli Inglesi avrebbero fatto una gagliarda
impressione. Gli eserciti americani erano deboli, l'erario povero, gli
ajuti esterni incerti; e che l'ardore dei popoli avesse a continuarsi,
molto era da dubitare. Si sapeva da un altro canto, che l'Inghilterra si
era ferma ad ogni modo a voler usar tutta la forza sua per ridur le
colonie all'obbedienza, innanzi che esse vieppiù sì confermassero nella
resistenza, od entrassero nelle alleanze coi principi forestieri. Nè non
era da temersi, che, se le armi americane, siccome più probabile pareva,
fossero state perdenti in su quei primi principj i popoli ne avrebbero
accusata l'independenza; ed isbigottiti essendo, sarebbero, come soglion
fare, coi desiderj loro molto più indietro tornati, che prima voluto non
avrebbero. Quando s'incomincia a disperare, non si fa fine alle
concessioni. Ma giacchè la guerra era inevitabile, e che ogni accordo
era impossibile per l'ostinazione delle due parti, si trovava il
congresso nella necessità di risolversi; non che credesse, che a
qualunque partito si appigliasse, non vi fosse pericolo; ma amò meglio
abbracciar quello, ch'era più risoluto, che non l'altro di continuar
nella pretensione della rivocazione delle leggi, ch'era pieno di
incertezza. Poichè quali fossero appunto le leggi da rivocarsi, non era
ben chiaro. Alcuni volevano, si annullassero tutte le leggi fatte dal
1763 in poi; alcuni non tutte quelle, ma solamente una parte; chi questa
e chi quell'altra; e finalmente vi erano di quelli, che non istavano
contenti nemmeno alla totale rivocazione, ma volevano, se ne rivocassero
alcune più antiche. Altri poi nel corso della querela avevano mosso
alcune cose del tutto impossibili ad ottenersi dalla Gran-Brettagna. Nè
si può negare, che la dichiarazione dell'independenza non fosse alla
natura stessa delle cose conforme; poichè i tempi non avrebbero
lungamente comportato, che un popolo numeroso, ricco, armigero ed
avvezzo alla libertà da un altro assai lontano, e non troppo più grande
dipendesse. Ogni cosa già si volgeva all'independenza; e questa è stata
forse la più secreta cagione, per la quale i ministri inglesi si erano
determinati a voler porre un più duro freno in bocca agli Americani.
Egli è vero ancora, che i principi forestieri non avrebbero consentito a
fornir gli ajuti, ed a far lega con coloro, i quali tuttavia si
confessassero sudditi di un altro regno; mentrechè si poteva sperare,
che fossero per praticare, e per concludere con quelli, che ad ogni
patto si eran risoluti a voler diventare una nazione franca ed
independente. Nel primo caso nemmeno la vittoria, nell'ultimo non che la
vittoria, ma solamente la difesa, ed il bilicar coll'armi la fortuna
avrebbe procurato le leghe.

Quale di questo sia la verità, egli è certo, che la dichiarazione fu
ricevuta da quei popoli con grandissimi segni di allegrezza. Nè si
trascurarono tutte quelle pubbliche dimostrazioni, che sono in
somiglianti casi solite a farsi dai governi per procurar presso i popoli
favore e grazie alle determinazioni loro. Fu bandita con molta solennità
a Filadelfia gli otto di luglio. Vi si fecero i fuochi, si spararono le
artiglierie; ed il popolo, come se impazzato fosse, era dappertutto in
gran galloria. Agli undici fu pubblicata nella Nuova-Jork, e con molto
apparato letta a ciascuna brigata dell'esercito americano, il quale
allora si trovava raccolto in quelle vicinanze. Fu udita con
acclamazioni ed applausi senza fine. La sera la statua del Re Giorgio
terzo, ch'era stata rizzata nel 1770, fu abbassata, e tratta pel fango
dai figliuoli della libertà. Deliberarono, che col piombo, col quale era
stata gittata, si facessero palle. Le quali cose, se si facevano contro
ogni civiltà, come è veramente, non si facevano però contro la ragione
di Stato; imperciocchè aizzavano i popoli, e gli facevan correre a quel
fine, che si desiderava. A Baltimore, essendovi l'independenza stata
bandita in presenza dei bombardieri e delle milizie, il popolo non
capiva in sè stesso dalla allegrezza. Si fecero molte salve, e le
acclamazioni ferivano l'aria, pregando tutti felicità ai liberi ed uniti
Stati d'America. La sera l'effigie del Re fu condotta a trastullo di
popolo per tutta la città, ed arsa poscia in un fuoco acceso a questa
bisogna. In Boston poi le dimostrazioni furono grandissime. Vi fu
bandita la independenza dal balcone del Palazzo in presenza di tutti i
maestrati civili e militari, ed al cospetto di un innumerabile popolo,
che vi era concorso sì dalla città stessa, che dal contado. Il presidio
stava affilato nella contrada del Re, che fu poi chiamata col nome di
contrada degli Stati, e diviso in tredici schiere per denotare i tredici
Stati uniti. Fatta a mezzodì la pubblicazione, seguirono gli evviva
popolari con un romore incredibile; e ad un dato segnale fu fatta dal
Fort-hill una salva di tredici colpi di artiglieria, alla quale
risposero a muta pure con tredici colpi quelle del castello, dell'istmo,
di Nantasket e della punta d'Alderton, siccome anche il presidio stesso
con una salva di moschettate, andando in giro l'una dopo l'altra le
tredici schiere. Convennero poscia i maestrati e molti gentiluomini a
banchettare nella sala del Consiglio, dove invitandosi l'un l'altro
fecero brindisi alla prosperità e perpetuità degli Stati uniti
d'America; al congresso americano; al generale Washington; al prospero
successo dell'armi degli Stati uniti; alla caduta dei tiranni e della
tirannide; alla propagazione della civile e della religiosa libertà;
agli amici degli Stati uniti in tutte le parti del mondo. Suonavano
intanto le campane a gloria; l'allegrezza era universale, ed i
festeggiamenti senza fine. La sera furono abbassate tutte le insegne del
Re, o marzocchi, o scettri, o corone, che si fossero, e furon tutte
spezzate od arse nella contrada degli Stati. Ma nella Virginia i
rallegramenti che vi furono, non si potrebbero con sufficienti parole
descrivere. Il convento virginiano decretava, che nelle pubbliche preci
si omettesse di pregare pel Re. Ordinava, che nel gran sigillo della
repubblica di Virginia si raffigurasse la virtù, siccome Genio della
repubblica, vestita alla foggia delle Amazzoni, la quale si appoggiasse
con una mano su d'una lancia, e coll'altra tenesse una spada, e col piè
calpestasse la tirannide rappresentata da un uomo prostrato, accanto la
corona cadutagli di testa con una catena rotta nella manca, ed un
flagello nella diritta. Nell'esergo si leggeva la parola _Virginia_, ed
all'intorno dell'immagine della virtù quest'altre: _sic semper
tyrannis_. Sul rovescio si vedeva un gruppo di figure. Quella di mezzo
rappresentava la libertà colla sua bacchetta e col pileo. Dall'un de'
lati stava Cerere colla sua cornucopia in questa mano, ed in quella una
spica di frumento, dall'altro l'eternità col globo, e colla fenice.
Nell'esergo si trovavano scolpite queste parole: _Deus nobis haec otia
fecit_.

In somma tra mezzo a queste esultazioni nulla si lasciò indietro di
quello, che poteva indurre nei popoli favore e desiderio del nuovo
stato, ed odio e nimistà non solo contro la tirannide, ma ancora contro
la monarchia; sforzandosi i libertini di fare in modo, che non che l'una
coll'altra si confondesse nella mente dei popoli, ma vi nascesse inoltre
la opinione, ch'esse non possano scompagnarsi. In questo modo dall'un
canto i Capi dei libertini americani prima colle segrete mene, poi con
aperti andari, e finalmente con una molto opportuna e molto ardita
risoluzione; e dall'altro i ministri britannici, prima con avare ed
insolite provvisioni, poi coll'incertezza dei consiglj, quindi con
inumane ed esacerbanti leggi, e finalmente colla debolezza dell'armi
diedero origine ad un avvenimento, il quale produsse in ultimo un totale
sceveramento di un glorioso e possente Impero. Tanto sono gli uomini o
costanti nella libertà, od ostinati nell'ambizione, o timidi nei
consiglj, o più pronti ad avvertire il nemico colle minacce, che ad
opprimerlo coi fatti. Certo è, che mancarono nei ministri britannici
l'ingegno per prevedere, o la forza per provvedere; sicchè i tumulti
d'America e nacquero inosservati, e crebbero senza ostacoli, e tanto
ingrossarono, che come un fiume gonfiato dalle insolite piogge i non
sufficienti argini, ed i tardi impedimenti sopravanzarono tutti, e
strabocchevolmente superarono.


NOTA

[1] I membri, che allora componevano il congresso, e che tutti
sottoscrissero la dichiarazione, sono i seguenti.

_Nuovo-Hampshire._ — Josia Bartlett, Guglielmo Whipple, Matteo Thornton.

_Massacciusset._ — Samuele Adams, Giovanni Adams, Roberto Treat-Paine,
Elbrigo Gerry.

_Isola di Rodi._ — Stefano Hopkins, Guglielmo Ellery.

_Connecticut._ — Ruggiero Shermann, Samuele Huntington, Guglielmo
Williams, Oliviero Wolcott.

_Nuova-Jork._ — Guglielmo Floyd, Filippo Livingston, Francesco Lewis,
Luigi Morris.

_Nuova-Cesarea._ — Riccardo Stockton, Giovanni Witherspoon, Francesco
Hopkinson, Giovanni Hart, Abramo Clark.

_Pensilvania_ — Roberto Morris, Beniamino Rush, Beniamino Franklin,
Giovanni Morton, Giorgio Clymer, Jacopo Smith, Giorgio Taylor, Jacopo
Wilson, Giorgio Ross.

_Delawara._ — Cesare Rodney, Giorgio Read.

_Marilandia._ — Samuele Chase, Guglielmo Paca, Tommaso Stone, Carlo
Caroll di Carollton.

_Virginia._ — Giorgio Ughte, Riccardo Enrico Lee, Tommaso Jefferson,
Beniamino Hamson, Tommaso Nelson minore, Francesco Lightfoot Lee,
Cartero Braxton.

_Carolina Settentrionale._ — Guglielmo Hooper, Giuseppe Hewes, Giovanni
Pena.

_Carolina Meridionale._ — Edoardo Rutledge, Tommaso Heyward minore,
Tommaso Lynch minore, Arturo Middleton.

_Giorgia._ — Button Gwinnet, Limano Hall, Giorgio Walton.


FINE DEL LIBRO SESTO



LIBRO SETTIMO


[1776]

Dopo che noi siamo iti riscorrendo i due primi periodi di questa
ostinata contesa, il primo, nel quale i britannici ministri con insolite
leggi gli Americani offendevano ed asperavano, ed il secondo, in cui con
deboli consiglj, e colle insufficienti armi la guerra esercitavano,
l'ordine della storia richiede, che ci facciam ora a descrivere quelle
cose, che avvennero nel terzo, in cui, fatti risoluti, e messa in opera
tutta la forza loro, si proponevano di opprimere subitamente con un
gagliardo sforzo, e di soggettar l'inimico. Arrivava il generale Howe da
Alifax, e sbarcava il dì venticinque giugno colle sue genti a
Sandy-Hook, ch'è una punta di terra situata nell'entrar di quel golfo,
che si comprende tra la terra-ferma della Nuova-Cesarea, le foci del
fiume Rariton, l'Isola degli Stati, e la bocca della cala della
Nuova-Jork da una parte, e l'Isola Lunga dall'altra. Ai due di luglio
pigliava possessione dell'Isola degli Stati, sicchè e' si possa, o lodar
come coraggiosa, o biasimare come temeraria la risoluzione
dell'independenza presa in quei dì medesimi, in cui ogni giorno più
risuonavano i nimichevoli apparecchiamenti dell'Inghilterra, ed arrivava
l'esercito reale, e si metteva in punto per assalire con grandissimo
apparato di guerra le parti più deboli dell'America. Avrebbe voluto il
generale aspettar tuttavia ad Halifax l'arrivo dei rinforzi, che il suo
fratello l'ammiraglio doveva condurre dall'Inghilterra, acciocchè, tosto
arrivati entrambi nelle acque della Nuova-Jork, potessero metter mano
all'opera, e, fatto un subito impeto, por fine alla guerra. Ma
l'ammiraglio indugiava molto ad arrivare, e le stanze di Halifax erano
di molto incomodo all'esercito, essendovi le provvisioni scarsissime, nè
potendosi le genti tutte ricoverar a terra, dimodochè furon obbligate a
rimanersene stivate sulle navi. Finalmente inoltrandosi già molto la
stagione, e cacciato dalla necessità si era deliberato ad andar aspettar
il fratello ed i rinforzi nelle parti vicine alla Nuova-Jork, ed erasi
partito con tutto l'esercito e coll'armata condotta dall'ammiraglio
Shuldam. Nel tragitto si accozzaron con esso lui alcuni reggimenti, che
separati dai compagni per venti contrarj navigavano soli alla volta di
Halifax. Altri furono intrapresi dai corsari americani. Gli abitanti
dell'Isola degli Stati ricevettero il generale inglese con grandissime
dimostrazioni d'allegrezza, ed i soldati acquartierati qua e là nei
villaggi, trovarono ogni maniera di rinfrescamento; del che avevano
strettissimo bisogno. Quivi venne ad incontrarlo il governatore Tryon,
il quale diligentemente lo ragguagliò dello stato della provincia,
siccome pure delle forze e degli apparecchiamenti fatti dal nemico.
Molti Cesariani venivano ad offerirsi a pigliar soldo nelle genti del
Re, e gli abitatori stessi dell'Isola degli Stati bramosamente entravano
sotto le insegne, dimodochè si aveva la speranza, che, ove tutto
l'esercito riunito si muovesse all'assalto, e corresse le province, non
si sarebbe incontrato difficoltà nell'ottenere una compiuta vittoria.
L'ammiraglio Howe, toccato Halifax, e trovatovi una lettera del fratello
colla quale lo avvisava della sua partenza per alla Nuova-Jork, e
pregava, lo andasse a raggiungere, si mise tosto di nuovo al viaggio, ed
arrivava felicemente all'isola degli Stati il giorno dodici di luglio.
Quivi si congiunsero con loro le genti, che guidate dal general Clinton
ritornavano dall'infelice spedizione di Charlestown. Arrivavano anche
giornalmente i rinforzi d'Europa conviati dal comandante Hotham, sicchè
in poco tempo tutto l'esercito sommò bene tra Inglesi, Essiani e
Waldecchesi al novero di ventiquattro migliaia di soldati. Si aspettava
ancora un'altra coda di Essiani, ch'erano di fanti elettissimi, i quali
erano rimasti indietro, e come prima arrivati fossero, avrebbe sommato a
trentacinque migliaia di soldati, tutta buona gente, e della migliore di
tutta l'Europa. Non v'era stata mai in America dimostrazione di sì gran
moto; e quest'era il primo esercito di sì fatta forza, che mai si fosse
veduto in quelle contrade.

Ora incominciava appoco appoco a colorirsi il disegno che ordito avevano
i ministri contro l'America, col quale speravano, oppressi con una
insuperabil forza gli Americani, e posto un subito fine alla guerra, le
passate incertezze ed i lunghi indugiamenti emendare. Da fronte
l'esercito principale guidato dai fratelli Howe, l'uno e l'altro
capitani eccellentissimi di terra e di mare, dovevano far impressione
nella provincia della Nuova-Jork, debole per sè stessa e, siccome piena
d'isole e di grossi fiumi, e distendentesi in una lunga costiera, molto
esposta alle offese di un nemico, il quale, siccome gl'Inglesi erano,
prevalesse in sulle armi di mare. Abbondavano in quello le armi e le
munizioni, ed i soldati ardevano di grandissimo desiderio di far qualche
segnalata pruova in servigio del Re. Alla qual cosa non solo erano
gl'Inglesi incitati per la rabbia loro contro il nemico, ma ancora per
l'emulazione che avevano verso i Tedeschi, stimando a diminuzione della
loro quella confidenza, che in questi aveva il governo collocato.
Volevan dimostrar a tutto il mondo, ch'essi soli senza l'aiuto di quei
lanzi sarebbero stati capaci a soggiogare l'America. I lanzi dall'altra
parte, che non si tenevano, e non erano in fatti da meno degl'Inglesi,
non volevano a patto nissuno scomparire, sicchè si dovevano aspettare
dagli uni e dagli altri gli estremi sforzi. Quando poi, domata la
provincia della Nuova-Jork, si avesse un piede fermo in America, piccoli
presidj, protetti massimamente dalla poderosa armata, avrebbero bastato
per guardarla dagl'insulti del nemico; e l'esercito avrebbe potuto
sicuramente procedere alla conquista delle altre vicine province. Poteva
esso, stantechè la Nuova-Jork tiene il miluogo delle province americane,
volgersi, come più opportuno creduto avesse, o a destra per portar la
guerra nel Connecticut ed in tutta la Nuova-Inghilterra, o a stanca per
correre la Cesarea, e, questa attraversata, minacciare la città stessa
di Filadelfia. Facil cosa era eziandio col mezzo delle fregate e degli
altri legni minori non solo tenere aperta la comunicazione tra l'una
parte e l'altra dell'esercito sulle due rive del fiume del Nort, ma
ancora valicarlo secondo il bisogno, e trasportar prontamente e
facilmente le genti dall'una delle sue rive sull'altra. In somma questo
posto della Nuova-Jork, sia per la natura sua, o si voglia considerare
il grosso e frequente navilio, del quale erano gl'Inglesi forniti, era
quasi come un nido sicuro, donde, e dove potevano ed infestare i vicini
luoghi, ed assalir il nemico a posta loro, e portar le armi, dove più
loro quadrava, ed offender con successo, e ritirarsi senza pericolo. Per
le quali cagioni intendevano di far di quella città la principale sedia
della guerra. Al che si aggiungeva, che per l'abbondanza dei leali
eranvi in essa più, che in qualunque altra città di America le parti del
congresso inferme. Nè si dee passar sotto silenzio una cosa di somma
importanza, la quale era, che, se il generale Carleton, superati i
laghi, siccome si sperava, penetrato fosse sino alle sponde del fiume
Nort, esso puntando all'ingiù, ed il generale Howe all'insù avrebbero
potuto l'uno coll'altro congiungersi, e tagliar in tal modo del tutto la
comunicazione tra le province della Nuova-Inghilterra poste sulla
sinistra riva, e le altre del mezzo, e le meridionali situate sulla
destra del medesimo fiume; il ch'era stato sempre il più favorito
disegno dei ministri. Finalmente si era considerato, che l'Isola-Lunga
separata soltanto da quella della Nuova-Jork per la riviera detta
dell'East o sia di levante, era di per sè stessa molto fertile, e,
siccome abbondantissima di biade e di bestiami, capace da sè stessa ad
alimentare il più grosso esercito. Credevasi oltre a ciò che gli
abitanti suoi molto fossero inclinati alla causa reale. L'impressione
poi, che l'esercito dell'Howe avrebbe fatto sulle coste della
Nuova-Jork, doveva essere nel medesimo tempo secondata dalla parte del
Canadà, siccome abbiam detto, da Carleton, che guidava dodici in
tredicimila soldati di fiorita gente; e dalla parte delle province
meridionali dal generale Clinton, il quale doveva assalire Charlestown.
Così essendo le forze americane divise, ed i Capi loro come soprappresi
ed aggirati da tanti assalti, non si dubitava, che la fortuna dovesse al
tutto e tostamente a favor dell'armi britanniche inclinare. Ma accadde
in questo ciò, che suole addivenire di tutti gli umani disegni, quando
sono troppo avviluppati, e di troppe parti composti; perciocchè, se una
se ne conduce a buon fine, le altre difettano; e, guastata per
conseguente tutta l'opera, non si ottiene il finale intento. Della qual
cosa si doveva altrettanto più nella presente bisogna temere, che non
solo si avevano a superare gli ostacoli frapposti dagli uomini, ma
ancora quelli dei venti e delle stagioni. Poichè non si poteva sperare,
che la natura stessa delle cose a quest'impresa servisse in guisa, che
tutti e tre gli eserciti, giusta la mente degl'intraprenditori,
giugnessero nel prescritto tempo al divisato campo, e gli uni cogli
altri opportunamente cooperassero. Era anche da dubitarsi, che tutti
fossero per esser vittoriosi. Il che per altro era necessario per
l'intiera giudicazion della guerra. Avvenne adunque da una parte, che i
venti contrarj ritardarono sul mare il corso delle navi dell'ammiraglio
Howe, sicchè tanto indugiarono ad arrivare, ch'era già fatta, siccome
raccontato abbiamo, con infelice successo la fazione di Charlestown. E
dall'altra le difficoltà incontrate nel passare i laghi del Canadà
arrestarono del tutto i progressi di quell'esercito, sicchè non potette
in quest'anno valicargli per recarsi sulle rive del fiume del Nort.
Quindi ne derivò, che Washington non solo non fu obbligato ad indebolir
di più il suo già debole esercito delle coste col mandar soccorsi verso
la Carolina Meridionale o verso il Canadà, ma ancora quelle genti
stesse, le quali con tanto valore avevano difeso Charlestown, o furono
mandate in aiuto dell'esercito che difendeva il passo dei laghi, o furon
fatte venire in rinforzo dell'esercito principale. Ma nonostante tutti
questi mancamenti si aveva buona speranza, che l'esercito solo di Howe
fosse abile a vincere la guerra. La quale speranza, se non era senza
ragione, chi non vede, che, se i ministri ed i capitani inglesi, invece
di aver disseminate e sparse in tre lontani luoghi le forze, le
avessero, soltanto lasciate le sufficienti guernigioni ne' posti
opportuni, tutte raccolte in un solo, e quivi fatta la massa generale,
corsi fossero così grossi e potenti contro l'esercito americano, ne
avrebbero non solo facilmente, ma fors'anche sicuramente avuta la finale
vittoria? Gli Americani dal canto loro non avevano niuna diligenza
lasciata indietro per resistere alla piena che loro veniva addosso. Ma i
provvedimenti non riuscivano eguali nè ai desiderj, nè agli sforzi loro,
nè al pericolo che sovrastava. Aveva bensì il congresso ordinato, che si
fabbricassero piatte, foderi armati, galee, ed altre batterie
galleggianti per la difesa del porto della Nuova-Jork, e delle bocche
dell'Hudson. Ma invano si poteva sperare, che questi deboli apparati
potessero ostare con qualche successo al prepotente navilio inglese.
Aveva egli anche decretato, che tredici migliaia di milizie provinciali
andassero a congiungersi coll'esercito principale di Washington il
quale, conosciuto per tempo il pericolo della Nuova-Jork, era andato ad
alloggiar in quei contorni; e che di più si mettesse in ordine un
esercito di diecimila soldati, il quale, stanziando nelle province del
mezzo, dovesse servire alle riscosse. Eransi diligentemente fortificati
con trincee e con artiglierie tutti i posti più deboli, ed una grossa
schiera alloggiava nell'Isola-Lunga a fine di proibire dallo sbarcar
gl'Inglesi, o di difenderla contro gli sbarcati. Ma l'esercito del
congresso non era a gran pezza abile a sostenere il peso di tanta
guerra. La mancanza delle armi vi era grande, e le malattie molto
frequenti e gravi. Quantunque poi per le continue istanze del generale
le milizie accorse fossero dalle vicine province, ed alcuni reggimenti
d'ordinanza chiamati dalla Marilandia, dalla Pensilvania e dalla
Nuova-Inghilterra fossero venuti a congiungersi coll'altre genti,
dimodochè si annoveravano in tutto l'esercito ventisette migliaia di
soldati, tuttavia non vi si poteva fare su gran fondamento, essendovene
ben tutta una quarta parte impedita dalle malattie, ed altrettanta
mancante delle necessarie armi. La maggior parte erano gente
indisciplinata e tumultuaria, che in un fatto d'armi giusto avrebbero
fatto cattiva pruova. Queste cose, che in tanto pericolo ponevano la
causa americana, si dovevan riconoscere parte dalla mancanza della
pecunia, che impediva il congresso e gli altri Capi della lega a poter
soldar genti, e fornirle di tutte le cose necessarie all'uso della
guerra; parte dalla grettezza loro, la quale faceva sì, che, volendo
essi trasportar la parsimonia della pace nell'esercizio della guerra,
andavano molto lenti nello spendere; e parte ancora dall'opinione molto
radicata in loro del pericolo pella pubblica libertà degli eserciti
stanziali, la quale gli aveva anche indotti nella credenza che possibil
fosse di apparecchiar ogni anno un esercito atto e fatto a poter
resistere alle armi nemiche. Forse ancora, e senza forse, molti andavano
a rilento nel correre all'armi e nel far le provvisioni convenevoli;
perciocchè speravano, che per mezzo della potestà dei commissarj
inglesi, i quali non solo erano capitani di genti armate, ma eziandio
pacieri, si sarebbe potuta la lite amichevolmente terminare.
Quest'esercito, tale qual egli era, stava accampato in modo, che
difender potesse comodamente i luoghi più esposti alle offese. Quella
parte, che stanziava nell'Isola-Lunga obbediva ai comandamenti del
maggior generale Greene; ma essendo egli malato ebbe lo scambio nel
maggior generale Sullivan. Il grosso occupava l'isola della Nuova-Jork,
che doveva esser la prima dell'americane province ad esser percossa
dagl'Inglesi, e due piccole bande difendevano l'Isola del Governatore,
ed il luogo detto Paulus-Hook, situato rimpetto la Nuova-Jork sulla
destra riva dell'Hudson, o sia fiume del Nort. Le milizie jorchesi
capitanate dal generale americano Clinton alloggiavano sulle rive del
Sound verso la Nuova-Roccella, ed i due Chester da levante e da ponente.
Perciocchè si temeva, che l'inimico sbarcato con buon nervo di gente
sulla settentrionale riva del Sound corresse a Kingsbridge, o sia ponte
del Re, ed impadronitosi di quel luogo serrasse al tutto l'esercito
americano nell'Isola della Nuova-Jork.

Stando le cose in questi termini, pronti gli uni ad assalire, e gli
altri a difendersi, e tutti a fidare alla fortuna delle battaglie il
destino dell'America, i commissarj inglesi prima di venirne all'armi
vollero usare la pacifica facoltà della quale erano investiti. Per la
qual cosa lord Howe aveva già fin dal mese di giugno, navigando sulle
coste del Massacciusset sulla nave reale l'Aquila, mandato per parte del
Re una lettera a tutti i governatori, ch'erano stati cacciati dalle
province loro, ingiungendo, la pubblicassero e propagassero in mezzo ai
popoli con tutti que' mezzi, che più opportuni e più efficaci
credessero. Annunziava la facoltà, che il Re aveva dato ai due
commissarj di concedere generali o particolari perdoni a tutti coloro, i
quali, in mezzo ai tumulti ed ai disordini di quei tempi, scostati si
fossero dalla leanza e dall'obbedienza dovute alla Corona, e
desiderassero, ritornando al debito loro, di raccogliere i frutti della
reale clemenza. Dichiarava ancora, ch'era fatta ad essi abilità di
chiarire qualunque colonia o provincia, o contea, o città, o porto, o
Terra riposte nella pace del Re; nel qual caso s'intendeva, che tutte le
penali leggi fossero senz'altro verso le medesime cessate. Prometteva
finalmente, che si sarebbero meritamente riconosciuti i servigi di
coloro, i quali contribuito avessero a ristorare l'autorità del Re.
Queste scritture trapelavano in mezzo ai popoli portatevi frequentemente
dai tamburini; ed il generale Washington mandò al congresso speditamente
quelle, ch'erano state indirette ad Ambuosa. Questi con generoso
consiglio risolvette, si stampassero nelle gazzette, acciocchè i buoni
popoli degli Stati uniti (quest'esse sono le parole della risoluzione)
potessero esser informati della qualità dei commissarj, ed intendessero,
quali fossero i termini, coi quali sperava la Corte della Gran-Brettagna
d'intrattenergli e di disarmargli; e fossero anche i più ostinati
convinti, che nel valor delle mani loro tutta consisteva le speranza di
salvar le loro libertà.

In questo mezzo un trombetto aveva portato una lettera di lord Howe
indiritta al signor Giorgio Washington senza più. Il generale non la
volle ricevere, allegando, che quei, che l'aveva scritta, non aveva il
suo pubblico grado espresso; e che come privata persona non poteva, e
non voleva alcun commercio di lettere, o altro intrattenere col capitano
del Re. Il congresso molto commendò Washington; e di più stanziò, che
niun capitano generale, o altro comandante qualsivoglia dell'esercito,
ed in nissuna occasione, stesse a ricever lettere, o altri messaggi da
parte del nemico, cavatone solo quelli, che nella soprascritta notato
avessero il grado di ciascheduno.

I commissarj inglesi non avrebbero voluto per causa di un cirimoniale
interrompere affatto col generale americano quelle pratiche, dalle quali
aspettavano qualche frutto. Contuttociò non potevano consentire a
riconoscere in Washington il grado del generalato, siccome quello, che
stato gli era, siccome pensavano, conferito da una illegittima autorità.
Immaginarono adunque un mezzo termine col far la soprascritta così: _al
Signor Giorgio Washington_, etc., etc. Inviarono la lettera per mezzo
del colonnello Patterson, aiutante di campo nell'esercito britannico. Fu
intromesso al generale Washington, al quale favellò col titolo di
eccellenza. Questi lo ricevette molto cortesemente, ma però con molto
sussiego. Scusò Patterson la difficoltà della soprascritta con dire, che
questi modi si usavano tra gli ambasciatori, quando non erano ben
riconosciuti i gradi. Aggiunse, che i commissarj lo tenevano in
grandissima stima, e che non avevano avuto in animo di pregiudicare alla
sua dignità. Concluse dicendo, che l'aggiunta degli eccetera avrebbe
tolte tutte le difficoltà. Rispose l'Americano, che quando si scrive ad
una persona constituita in grado, si dee far menzione di questo;
senzadichè la lettera sarebbe privata, e non pubblica; ch'egli era vero,
che gli eccetera comprendevano ogni cosa; ma ch'era vero ancora, che non
ne escludevano nissuna; e che quanto a lui, non avrebbe mai consentito a
ricevere alcuna lettera spettante al suo uffizio, dove il grado suo
notato non fosse. Riprese le parole Patterson, dicendo, che non voleva
instar più; e si parlò quindi dei prigionieri di guerra da ambe le
parti. Poscia l'Inglese fece una gran calca di parole, discorrendo della
bontà e della benevolenza del Re nell'aver eletti a pacieri il lord, ed
il generale Howe; che questi, siccome avevano le facoltà amplissime,
così ancora un grandissimo desiderio di poter accordare le differenze
nate tra i due popoli; e ch'ei bramava molto ardentemente, che questa
sua visita fosse l'incominciamento della concordia. Replicò Washington,
che non aveva nissun mandato a tal fine; ma che gli pareva bene, da
quanto se n'era inteso, che i commissarj avessero solo la facoltà di
concedere i perdoni; che quei, che errato non avevano, non abbisognavan
di perdono; ch'erano sempre stati gli Americani amatori del giusto e
dell'onesto, e che difendevano ciò, che credevano ai loro indubitabili
diritti appartenersi. Questo, disse Patterson, sarebbe troppo vasto
campo di discussione; e protestando anche, gli increscesse assai, che la
stretta osservanza delle formalità interrompesse il corso di un affare
di sì gran momento, chiesta licenza, se n'andò. In tal modo si partirono
l'un dall'altro senza aver fermo alcuna cosa, e ritornarono le cose al
primo desiderio di guerra. Imperciocchè dall'un canto il congresso
conosceva ottimamente, che non poteva senza vergogna dalla sì fresca
risoluzione dell'independenza rimuoversi; dall'altro dubitava, che le
proposizioni dell'Inghilterra non avessero altro veleno nascosto, che le
non dimostravano. Il congresso fe' pubblicare colle stampe le cose dette
da una parte, e dall'altra durante l'abboccamento.

I generali inglesi, veduta l'ostinazione degli Americani, e deposta ogni
speranza di concordia, volgevano tutti i pensieri alla guerra; e si
determinarono a non più metter tempo in mezzo alla prima mossa d'arme.
Per assicurarsi poi sulle prime di un posto, che servir potesse al
bisogno di ritirata, ed abbondevolmente somministrasse le vettovaglie
per una sì poderosa oste, si fermarono a voler tentar l'Isola-Lunga,
nella quale eziandio per l'ampiezza sua potevano far pruova di tutta
quella perizia nell'armi per cui si credevano sopravanzare, e
sopravanzavano invero gli Americani. Adunque il giorno ventidue di
agosto, ogni cosa essendo in pronto, e la flotta approssimatasi alla
costa occidentale dell'isola presso alle strette, che chiamano Narrows,
e dov'essa più s'avvicina all'Isola degli Stati, tutte le genti
trovarono quivi un accomodato e facile sbarco tra le ville di Gravesend
e del Nuovo-Utrecht, senza che gli Americani opponessero veruna
resistenza. Una grossa parte dell'esercito americano sotto l'obbedienza
del generale Putnam stava accampata a Brookland, ovvero Brooklin in una
parte dell'isola stessa, ch'è formata a foggia di penisola. Aveva egli
l'entrata in questa penisola gagliardamente fortificato con fossi e
trincee, e teneva il suo sinistro corno volto al golfo di Wallabond, ed
il destro era assicurato da una palude presso un luogo chiamato
Gowans-Cove. Dietro di sè aveva l'Isola del Governatore, e quel braccio
di mare, che l'Isola Lunga divide da quella della Nuova-Jork, pel quale
all'uopo avrebbe facilmente potuto valicare alla città di questo nome,
dove si trovava l'altra parte dell'esercito, e lo stesso generale
Washington. Questi, veduta vicina la battaglia, non cessava di esortare
i suoi; serbassero gli ordini, stessero forti, si ricordassero, che nel
valore loro, in quelle destre posta era l'unica speranza, che rimanesse
alla libertà americana; che per loro stava, che le case loro, i campi,
ogni proprietà non diventassero preda dei barbari; difendessero con
animi inviti i padri loro, i figliuoli, le spose dagl'insulti di una
soldatesca efferata; che l'America risguardava in quel dì i suoi diletti
campioni, e dall'operare loro aspettava o la salute o la morte.

Sbarcati gl'Inglesi, prestamente procedettero avanti. Erano i due
eserciti separati da una giogaia di monti selvosi, la quale correndo da
ponente a levante divide in due parti l'isola, e la chiamano le alture
di Guana. Questa giogaia dovevan di necessità varcar gli Inglesi per
andar a trovare il nemico dall'altra parte. Ma tre sole vie davano il
passo, una più vicina alle strette; un'altra, che è quella di mezzo, la
quale passa per Flatbush, ed una terza finalmente più lontana a destra,
che traversa Flatland. In sulla cima poi dei monti si trova una strada,
che va per la lunghezza loro, e mena da Bedford a Giamaica, colla quale
le ultime due fra le sopraddette s'incontrano, e fan crocicchio su
quelle alture. Le tre vie corrono tra balzi e dirupi, e molti passi vi
sono difficili, stretti e forti. Il generale americano volendo il nemico
tenere su quei monti, gli aveva con ogni diligenza occupati e forniti di
soldati, dimodochè, quando ognuno avesse fatto il debito suo, sarebbe
riuscito agl'Inglesi molto difficile il passare. Sulla strada da Bedford
a Giamaica eran sì frequenti le scolte, che con grandissima facilità si
potevano tramandare le novelle di quanto fosse per succedere sulle tre
vie, dall'una all'altra. Il colonnello Miles col suo battaglione doveva
guardare la via di Flatland, e mandar continuamente corridori tanto per
questa, che per quella di Giamaica per sopravvedere, ed avvisare di ciò
che occorresse. In questa condizione di cose l'esercito britannico dava
all'erta marciando in sì fatta ordinanza, che la sua ala sinistra era
volta a tramontana, la destra a ostro, ed il villaggio di Flatbush si
trovava nel mezzo. Gli Essiani guidati dal generale Heister stavano in
mezzo; gl'Inglesi sotto i comandamenti del maggior generale Grant
formavano l'ala sinistra; ed altri reggimenti inglesi condotti dal
generale Clinton, e dai due conti di Percy e di Cornwallis componevano
l'ala dritta, nella quale avevano i capitani britannici posta la
principale speranza della vittoria. Quest'ala si avvicinava a Flatland.
L'intento loro era, che mentre gl'Inglesi condotti da Grant, e gli
Essiani dall'Heister tenevano a bada il nemico in sui passi delle due
prime vie, l'ala dritta girando e marciando per la terza di Flatland
andasse ad occupare il crocicchio, che questa fa colla via per a
Giamaica, e di là scesa nella pianura che si trova dall'altra parte dei
monti, percuotesse gli Americani di fianco ed alle spalle. Speravano,
che, siccome quel posto era il più lontano dal grosso dell'esercito
loro, le guardie sarebbervi state più deboli, e forse più negligenti; e
ad ogni modo non avrebbero potuto resistere ad una sì grossa schiera,
che loro veniva addosso. Quest'ala dritta degl'Inglesi era la più
numerosa, e tutta composta di gente eletta. La sera dei 26, guidando
Clinton la vanguardia, che consisteva in fanti leggieri, Percy la
battaglia, dove si trovavano i granatieri, le artiglierie ed i
cavalleggieri, e Cornwallis la retroguardia, dove erano le bagaglie,
alcuni reggimenti di fanti, e le più grosse artiglierie, si moveva tutta
questa parte dell'esercito britannico con mirabil ordine e silenzio
contro il nemico, partendo da Flatland, e traversando la contrada detta
New-Lots. Il colonnello Miles non istando quella notte a buona guardia
non si accorse dell'avvicinarsi del nemico, sicchè questi già era vicino
ad un mezzo miglio alla strada di Giamaica sulle alture, due ore prima
dello spuntar del dì. Quivi Clinton fece alto, e si dispose a dar
l'assalto. Incontratosi in una pattuglia americana la faceva prigione.
Nissune nuove pervenivano a Sullivan, che comandava a tutte quelle
genti, le quali erano fuori degli alloggiamenti di Brooklin, di ciò che
succedeva in questa parte. Trascurava egli di mandar oltre nuovi
speculatori. Forse credette, che gl'Inglesi dovessero fare il principale
sforzo loro contro l'ala sua dritta, essendo là la via più breve. Inteso
Clinton dai prigioni, che la via di Giamaica non era guardata,
essendogli balzata la palla in mano, si spinse avanti velocemente, ed a
un punto preso l'occupò. Poscia senza frappor tempo in mezzo, voltosi a
sinistra verso Bedford, andò ad impadronirsi di un importante passo, che
i generali americani avevano lasciato senza guardia. Questa cosa diede
affatto vinta la giornata agl'Inglesi. Seguì il conte di Percy colla sua
schiera, e tutta la colonna avendo scollinato, scendè pel villaggio di
Bedford nelle pianure ch'erano frapposte tra i monti e gli alloggiamenti
degli Americani.

In questo mezzo il generale Grant per intrattener il nemico, acciò non
volgesse l'animo alle cose che succedevano sulla via di Flatland, e per
fargli credere, che gl'Inglesi intendessero di voler forzar il passo
sulla dritta del campo americano, si era mosso a mezza notte, ed aveva
assalito i Jorchesi ed i Pensilvanesi che lo guardavano. Questi andarono
in volta; ma arrivato il generale Parsons, ed occupata una eminenza,
rinfrescò la battaglia, e sostenne le cose, finchè venne in aiuto Lord
Stirling con 1500 de' suoi. Qui si menava le mani gagliardamente; e la
fortuna non inclinava nè da questa parte, nè da quella. Gli Essiani
ancora avevano dato l'assalto dal canto loro sin dallo spuntar del
giorno; e gli Americani condotti da Sullivan in persona sostenevano
valorosamente l'impeto loro. Nel medesimo tempo le navi inglesi, dopo
fatte alcune mosse, assalirono furiosamente una batteria posta a
Red-Hook, a fine di tribolare l'ala destra del nemico, che combatteva da
fronte contro Grant, e sempre più allontanarlo dal pensar alle cose, che
seguivano in sull'ala sinistra ed in sul mezzo. Ciò nonostante gli
Americani sostenevano con grandissimo ardire la carica dei nemici, e
tuttavia combattevano ostinatamente, ignorando, che tanto valore, e sì
fatti sforzi tutti erano indarno; poichè già era la vittoria posta in
mano degl'Inglesi. Sceso Clinton nella pianura, e girando sul fianco
sinistro degli Americani, percosse di costa coloro che sostenevano la
pugna contro gli Essiani. Aveva anche prima mandato più oltre una grossa
schiera, acciò, fatto un più ampio giro, assaltasse gli Americani alle
spalle. Accortisi questi, dall'arrivo dei primi corridori inglesi, di
quello ch'era, e del pericolo in cui si ritrovavano, suonarono a
raccolta, e si ritirarono con buon ordine verso il campo, conducendo
seco loro le artiglierie. Ma incontratisi coll'altra schiera delle genti
reali, che aveva girato loro alle spalle, e che con molta furia gli
caricò, furono rincacciati indietro, e ributtati in certe selve. Quivi
s'incontrarono di nuovo negli Essiani, e così furon mandati dagli
Essiani agli Inglesi, e da questi a quelli parecchie volte con infinita
perdita loro. In tale disperato frangente dopo di essere stati in tal
modo abburattati buona pezza, alcuni dei loro reggimenti con incredibil
valore puntando, si aprirono la via in mezzo alle schiere nemiche, ed
arrivarono agli alloggiamenti di Putnam. Altri trovarono scampo nelle
profonde selve. L'inegualità de' luoghi, la frequenza dei ridotti, ed il
disordine delle schiere fecero di modo, che si mantennero per parecchie
ore molte particolari zuffe, nelle quali dal canto degli Americani
morirono assai soldati. Sconfitta l'ala sinistra, e la battaglia
dell'esercito americano, gl'Inglesi volendo averne una compiuta
vittoria, spintisi a corsa furono tosto addosso ed alle spalle dell'ala
dritta, la quale, ignorando tuttavia l'infelice evento dell'altra,
seguitava a combattere contro il generale Grant. Finalmente, ricevute le
novelle, si ritirarono. Ma incontratisi negli Inglesi, alcuni cercarono
scampo nelle vicine selve, ed altri tentarono di varcar la palude di
Gowans-Cove. Qui alcuni annegarono nell'acque; altri affogarono nella
mota; ed alcuni pochi ebbero agio, quantunque perseguitati acerbamente
dal nemico, di rifuggirsi nel campo. Perdettero in questo fatto gli
Americani meglio di tremila combattenti tra morti, feriti e prigionieri.
Tra questi ultimi si contarono il generale Sullivan medesimo, ed i
brigadieri generali lord Stirling; e Woodhull. Quasi tutto il reggimento
della Marilandia, nel quale erano entrati i più riputati gentiluomini
della provincia, fu tagliato a pezzi. Sei bocche da fuoco vennero in
poter dei vincitori. La perdita degl'inglesi fu di poca importanza, non
arrivando a quattrocento tra morti, feriti e prigionieri. Certamente
fecero in questa giornata gli Americani grande errore, poichè furono
obbligati a combattere con una parte delle forze loro contro tutte
quelle del nemico. Non usarono quella diligenza ch'era richiesta per
venire in cognizione della quantità delle genti sbarcate; nè fecero
correre dai loro sufficientemente le strade a far la scoperta,
massimamente sul sinistro fianco, donde venne il pericolo; nè con
opportune guardie fornirono i passi difficili sulla strada per a
Giamaica. Alcuni bucinarono eziandio, quantunque leggermente, di
tradimento in coloro, che avevano in cura di guardargli. Ma egli è
certo, che peccaron meglio di negligenza, che di mal animo. Il
colonnello Miles poi era tale, che non lasciava luogo a sospetto. Ei
pare bensì, che Sullivan, o troppo confidente, o troppo rilassato, non
usasse quel rigore, di cui era mestiero in una occorrenza tanto
principale per impedire le pratiche, ed opprimere i trattati, che i
leali tenevano cogl'Inglesi; sicchè erano questi diligentemente
informati dei luoghi più deboli, e della negligenza, alla quale stavano
le guardie. Gl'Inglesi e gli Essiani combattettero non solo con valore,
ma ancora con una foga ed una rabbia incredibile per emulazion tra di
loro, e per volersi levare le antiche macchie dal viso.

Il generale Washington era passato durante la battaglia dalla Nuova-Jork
a Brooklin, e veduta la distruzion de' suoi; dicesi esclamasse
fortemente in segno di grandissimo dolore. Poteva egli, se avesse
voluto, trar fuora i suoi dagli alloggiamenti, e spingerli in soccorso
di quelli, ch'erano alle mani col nemico. Poteva altresì far venire
improvvisamente le restanti genti della Nuova-Jork, e comandar loro,
entrassero a parte della battaglia. Ma con tutti questi rinforzi il suo
esercito non sarebbe stato di gran lunga eguale a quello degl'Inglesi; e
l'aura della vittoria, che già del tutto spirava favorevole a questi, ed
il maggior ardire e disciplina loro ebbero ogni speranza tolto di poter
ristorare la battaglia. Se avesse dato dentro, egli è probabile, che
tutto l'esercito sarebbe stato a quel dì distrutto, e l'America ridotta
a soggezione. Gli si dee perciò molta lode per non essersi lasciato in
sì grave occorrenza trasportare ad un poco prudente consiglio; e per
avere sè stesso ed i suoi serbato, ai casi avvenire, ed alla miglior
fortuna.

Erano gl'Inglesi venuti in tanta baldanza per la recente vittoria, che
seguendo subito la fortuna vincitrice volevano dar la battaglia al campo
americano. Ma il generale inglese, rattenuto e prudente capitano,
ossiachè credesse, che gli Americani fossero dentro più forti veramente
di quello che non erano, o considerando che l'avuta vittoria gli avrebbe
senza altro rischio dato in mano la città della Nuova-Jork, che era il
principale oggetto della spedizione, contenne il furore de' suoi.
Accampossi poscia a fronte degli alloggiamenti nemici, e la notte dei 28
sboccò a seicento passi di un bastione sulla sinistra. Intendeva di
approssimarsi colle trincee, e di aspettare, che pel tempo l'armata
cooperasse dalla parte del mare coll'esercito di terra.

Gli Americani dentro gli alloggiamenti loro si trovavano in grandissimo
pericolo. Avevano da fronte un esercito superiore in numero, e che
presto sarebbe loro venuto contro con una fortuna fresca. Le
fortificazioni erano di poco momento, e gl'Inglesi lavorando
indefessamente non avrebber penato molto a dar l'assalto con molta
probabilità della vittoria. Da due dì e due notti pioveva dirottamente,
sicchè ne eran guaste le armi e le munizioni. I soldati oppressi dalle
fatiche, scorati dalla sconfitta, condotti a mal termine dai tempi
contrarj avrebber fatto poca difesa. Le navi inglesi stavano sempre in
procinto per entrare nella riviera di Levante. Il che fin allora non
avevan potuto eseguire, impedite da un greco, il quale sin là per un
riguardo favorevole della fortuna verso gli Americani, aveva loro
soffiato contro. Ma il vento poteva mutarsi; ed una volta che gl'Inglesi
si fossero fatti padroni di quella riviera, non avrebbero i soldati del
congresso potuto conservare in facoltà loro il ritirarsi, e tutto
l'esercito avrebbe portato pericolo di dover arrendersi alla prepotente
forza dell'inimico. Fatta adunque una Dieta, i generali americani
determinarono di votar tostamente quel luogo, e ritirarsi nella
Nuova-Jork. Adunque, ogni cosa essendo in pronto, si prepararono alla
ritirata coll'attraversare la riviera sopraddetta. Il colonnello Glover
ebbe il governo dei vascelli e delle piatte pei trasporti. Il generale
Macdougall stava sopra l'imbarco, ed il colonnello Mifflin doveva
guidare la coda dell'esercito. Incominciarono a muoversi alle otto della
sera dei 29 con grandissimo silenzio. Ma non eran a bordo, che alle
undici. Un vento gagliardo, che soffiava allora da greco, ed il riflusso
facendo correre rapidissimamente le acque all'ingiù, impedivano il
passare. Già temevano di male. Ma poco dopo le undici cessava il greco,
e si metteva forte un libeccio. Davano allora pieni di allegrezza le
vele al vento, e passarono a Nuova-Jork. Parve, che la Provvidenza abbia
voluto dar favore alla impresa loro. Imperciocchè verso le due della
mattina si levò una folta nebbia (accidente insolito a quella stagione
in quelle contrade), la quale ingombrò tutta la Isola Lunga, mentre
l'aria era chiara dalla parte della Nuova-Jork. Washington esortato con
molta instanza da' suoi, perchè si riparasse tosto dall'altra banda, non
volle acconsentire, e fu fra gli ultimi a partire, quando già le ultime
genti erano arrivate a bordo. Erano in tutto nove migliaia di soldati.
Sgomberarono le artiglierie, le altre armi, le bagaglie, le munizioni e
tutta la salmerìa. Gl'Inglesi non n'ebbero sospetto, finchè la mattina,
fatto alta ora, e dileguata la nebbia, s'accorsero non senza somma
maraviglia della levata del campo, e che gli Americani già avevano posto
ogni cosa in salvo. Solo osservarono una parte della retroguardia
americana fuori di gittata in sui battelli, la quale era poco prima
ritornata sull'isola a fine di sgomberare alcune munizioni, che rimaste
erano indietro. Chiunque vorrà attendere a tutte le circostanze di
questo fatto, crederà facilmente, che niuna fazione militare fu mai da
capitani eccellenti eseguita, che meglio di questa stata sia immaginata,
nè con più prudenza condotta, nè che più prosperevole cielo abbia
favoreggiato.

Rimaneva da votarsi l'Isola del Governatore posta sulla bocca della
riviera di Levante, nella quale avevano le stanze due reggimenti con
molte artiglierie e munizioni. L'avevano gli Americani fortificata per
impedire agl'Inglesi il passo di quella riviera. Ma perduta l'Isola
Lunga non si poteva questo intento più oltre ottenere, ed il presidio
correva imminente pericolo di cader in poter del nemico. L'impresa di
votar l'Isola del Governatore riuscì anch'essa molto felicemente, mal
grado le navi inglesi, che vicine si trovavano. In tal modo tutta l'oste
americana dopo la sconfitta dell'Isola Lunga si trovò ridotta in quella
della Nuova-Jork.

Per la rotta dell'Isola Lunga forte sbigottirono gli Americani, e le
cose loro grandemente impericolosirono. Fin allora si eran dati a
credere, che il cielo avrebbe costantemente dato favore alle armi loro;
e per verità le cose sino a quel dì erano loro successe assai
felicemente. Ma siccome quelli, che innanzi queste rotte non erano stati
assueti a sentire l'acerbità della fortuna, di troppo confidenti
ch'erano nella prospera, troppo dichinati diventarono nell'avversa.
Avevano eziandio persuaso a sè stessi, che il personal coraggio
convenientemente sopperisse alla mancanza della disciplina, ed erano
giunti a tale, che quasi tenevano a vile, e si facevan beffe della
disciplina europea. Ma ora, che con tanto danno avevano sperimentato,
quanto efficace questa sia nelle battaglie giuste, divennero del tutto
sbaldanziti, e perdettero ogni confidenza in sè stessi; e siccome prima
credevano, che il valore senza la disciplina potesse far ogni cosa, così
adesso pensavano, potesse nulla. Temevano ad ogni passo di qualche nuovo
tranello, di qualche agguato, di qualche aggiramento. Quindi è, che
perdutisi d'animo diventarono anche più negligenti negli ordini loro. Le
milizie massimamente, siccome soglion fare per lo più i soldati
raunaticci, quando vengono le avversità ed i tempi forti, diventavano
ogni dì più tumultuarie ed intrattabili. Nè contente al voler fare a
modo loro nel campo, se ne andavano a centinaia, ed intieri reggimenti
disertavano per ritornarsene alle case loro. L'esempio divenne anche
pregiudiziale ai reggimenti di ordinanza, i quali più renitenti si
mostravano, ed ogni dì vieppiù si assottigliavano pei disertori. Avevan
essi la condotta per un solo anno, ed alcuni per poche settimane; e la
speranza di poter tosto, ritornando alle case loro, riveder i parenti e
gli amici, operava in modo, ch'evitavano i pericoli. Dapprima l'ardore e
l'entusiasmo eran venuti sopra a questi domestici desiderj; ma ora,
perduto colla contraria fortuna quello zelo, ritornavano, e più vivi e
più vaghi, che mai stati fossero, alle menti loro si appresentavano. Si
sfidavano anche, se non della fede, della perizia dei generali loro, ed
ogni cosa pareva presagire una totale dissoluzione. Così gli Americani
stupefatti a questi colpi della fortuna, ed insoliti ad assaggiargli, vi
si aggiravano dentro quasi come perduti. Washington s'affaticava
coll'esortazioni, coi conforti e colle promesse d'impedir un tanto
disordine. Nel che se non riuscì, come avrebbe voluto, ottenne però più,
che non avrebbe creduto. Molti rimanevano vinti dall'autorità sua, e
dalla benevolenza che gli portavano. Ma intanto non aveva tralasciato di
scrivere al congresso, con parole gravissime accontandolo della
miserabil condizione del suo esercito, e instando grandemente, che,
posto una volta fine alle condotte mensuali ed annuali, si fermassero i
soldati per tutto il corso della guerra. Assicurava, ch'egli opinava
forte, che sarebbe l'americana libertà in grandissimo pericolo posta, se
la difesa sua non si commettesse ad un esercito, il quale dovesse durare
sino al termine di tutta l'impresa. Secondavano i desiderj e le instanze
del generale tutti i migliori capitani, che si trovavano allora in
America, sicchè finalmente fu vinta l'ostinazione del congresso; il
quale deliberò, dovessesi creare un esercito stanziale, in cui i soldati
si conducessero sino al fine della presente guerra, e fosse composto di
ottant'otto battaglioni da levarsi in ciascuna provincia all'avvenante
delle facoltà loro; tre nel Nuovo-Hampshire, quindici del Massacciusset,
due nell'Isola di Rodi, otto nel Connecticut, quattro nella Nuova-Jork,
altrettanti nella Nuova-Cesarea, dodici nella Pensilvania, uno nella
Delawara, otto nella Marilandia, quindici nella Virginia, nove nella
Carolina del Nort, sei in quella del Sud, ed uno nella Giorgia. Per
indurre poi la gente a pigliar soldo decretò ancora, che sarebbe dato un
caposoldo di venti dollari al momento della ferma, e si promisero alcune
porzioni di terre vacanti agli uffiziali ed ai soldati; cinquecento acri
al colonnello, quattrocento al maggiore, trecento al capitano, dugento
al luogotenente; cencinquanta al banderaio; ai bassi uffiziali e soldati
cento ciascheduno. Ma essendosi incontrata molta difficoltà nel trovar
le condotte per tutto il tempo della guerra, fu poscia emendata questa
risoluzione, e si fece abilità al condurre, o per tre anni, o per tutta
la guerra, dimodochè per le ferme di tre anni non avessero nissuna
ragione di pretendere alle terre. Questo fu molto utile provvedimento.
Così si vede, che la sventura è buona maestra ai popoli, e che se quelle
nazioni, che s'invaniscono nella prosperità, si atterrano o si smodano
nell'avversità, quelle altre, che usano modestamente la buona fortuna,
si fanno assennate nella contraria.

Il generale Howe volendo usare la riputazione, che si tira dietro la
vittoria, e valersi di quell'impressione, che doveva aver fatto,
credendo, che gli Americani sbattuti da tante avversità dovessero
oggimai avere pensieri più umili e più disposti ad accettare le
condizioni dell'accordo, mandò il generale Sullivan al congresso, acciò
gli esponesse, che quantunque non potesse trattar con esso, come con un
corpo politico, desiderava ciò nondimeno di abboccarsi con qualcheduno
de' suoi membri, riputati, come privati gentiluomini, in quel luogo,
ch'essi stessi sapessero indicare. Annunziava, ch'egli ed il suo
fratello l'ammiraglio avevano il mandato amplissimo per compromettere la
controversia nata tra la Gran-Brettagna e l'America con condizioni
profittabili ad ambedue, per le quali ottenere, aveva questi indugiato a
partire ben due mesi, in guisa che non aveva potuto arrivare prima, che
non fosse chiarita la independenza. Concludeva con dire, ch'ei
desiderava, che si fermasse un accordo ora, che nissun fatto, che
decisivo fosse, aveva avuto luogo, e che non poteva sospettarsi, che
l'una parte o l'altra fossero a ciò costrette dalla necessità; che se il
congresso consentiva a pigliar assetto coll'Inghilterra, molte cose, che
nemmeno addomandate si erano, sarebbero concesse; e che se dopo
l'abboccamento vi apparisse qualche probabile speranza di composizione,
sarebbe l'autorità del congresso riconosciuta, o altrimenti l'accordo
non sarebbe fermato. Così i commissarj largheggiavano di parole, volendo
in su quella prima giunta intonare l'inglese giogo più soave.

Questa proposta dei commissarj inglesi, la quale non saprei dire, se più
dimostrasse in essi la speranza o la disperanza della vittoria, e che
probabilmente, non avendo mandato sufficiente a concedere tutte quelle
condizioni che offerivano, mettevano in campo per far nascere le Sette,
o per dar pasto al nemico, acciò rallentasse gli apparati della guerra,
tenne però molto sospeso il congresso. Il rifiutarla senz'altro avrebbe
alterato gli animi di molti, ed il consentire ad entrare in negoziato
sarebbe stato un far credere, che la determinazione loro a voler
l'independenza era rivocabile; e che già sbigottiti incominciassero a
cedere all'avversa fortuna. Perciò per salvar una cosa e l'altra,
quantunque credessero, che que' commissarj non vi andassero di bello,
pigliarono una via di mezzo, e risposero per mezzo di Sullivan, che il
congresso, essendo il rappresentante dei liberi ed independenti Stati
dell'America, non poteva convenientemente mandar alcuno de' suoi membri
per conferire con chicchessia, altro, che nella pubblica qualità loro;
ma che siccome desiderava, si accordasse la pace con ragionevoli
condizioni, avrebbe mandato deputati, affine di conoscere, se i
commissarj avessero facoltà di trattare, e quali fossero le facoltà loro
o le proposizioni, che a questo fine sarebbero per fare. Mandarono anche
dicendo a Washington, che se i commissarj inglesi movessero qualche
pratica presso di lui, dovesse rispondere, che gli Stati uniti
d'America, i quali avevano pigliato le armi per difendere le vile e le
libertà loro, avrebbero volentieri consentito alla pace, purchè ne
fossero ragionevoli i termini, ed in iscrittura inviati al congresso.
Così parevan voler l'independenza, ma non però insistere sulla medesima,
come una condizione indispensabile alla pace, a fine di tenersi una via
aperta, se le cose dell'armi succedessero maggiormente avverse. Furono
dal congresso mandati ad udir le proposte dei commissarj, Beniamino
Franklin, Giovanni Adams, e Edoardo Rutledge, tutti e tre zelanti
avvocati dell'independenza. Seguì l'abboccamento gli undici di settembre
nell'Isola degli Stati rimpetto Ambuosa. Parlò il primo l'Howe, dicendo,
che quantunque non potesse risguardar sopra di essi, se non come sopra
privati gentiluomini, tuttavia, avendo egli la facoltà di poter praticar
con tutte le persone autorevoli nelle colonie intorno la pace, molto si
rallegrava di poter con essi conferire intorno quest'oggetto. Risposero
gli Americani, che, poichè erano venuti per udire, gli considerasse
pure, come meglio gli piacesse; che in quanto a sè medesimi non potevano
in niun altro grado riputarsi, che in quello, del quale stati erano dal
congresso investiti. Ricominciò Howe, ritornassero le colonie alla
leanza ed obbedienza verso il governo della Gran-Brettagna, e fossero
sicure, che si scopriva nell'animo del Re una ottima mente per la
concordia; che si sarebbero emendati gli atti offensivi del Parlamento,
siccome pure le istruzioni date ai governatori. Replicarono gli
Americani, raccontate prima le tiranniche provvisioni del Parlamento, e
le inutili supplicazioni delle colonie, che il ritornar sotto il dominio
della Gran-Brettagna non era cosa, che si potesse più oltre aspettare;
che gli Stati uniti d'America desideravano di comporre le cose loro
coll'Inghilterra, e che se questa aveva il medesimo desiderio, avrebbe
egli più facilmente ottenuto dal suo governo il mandato di trattar con
quelli, come Stati independenti, che il congresso ottenuto avrebbe dalle
province quello di consentire alla sottomessione. Howe allora pose fine
al ragionamento con dire, gli doleva assai, non rimanesse luogo ad
aggiustamento. Riferirono i tre deputati al congresso l'esito
dell'abboccamento, osservando, che i commissarj non avevano il mandato
sufficiente, e che niun partito buono si vedeva dentro, nè alcuna certa
speranza si poteva collocare nelle offerte e promissioni fatte. Il
congresso approvò; e così fu staccata del tutto questa pratica
d'accordo, la quale dimostrò dall'un canto, che il congresso in ogni
fortuna la medesima disposizione d'animo conservando, nè cedendo punto
alla calamità de' tempi, si era risoluto di non accomodare i suoi
consiglj all'appetito de' suoi nemici; e dall'altro, quanto fosse il
governo inglese ingannato intorno le opinioni, che regnavano in America,
ed intorno i mezzi, che usar si dovessero per ritornarvi l'antica
obbedienza. Ma pare, che in questo rivolgimento sia stato il destino
delle cose, che i rimedj venissero sempre, dopochè il male era diventato
incurabile; e che quel governo, il quale per l'orgoglio suo non voleva
consentire nel buon dì alle utili concessioni, dovesse poscia, perduta
la occasione, sopportar il rifiuto delle inutili.

I capitani inglesi, non avendo potuto fermar cogli Americani alcuna
cosa, e perturbate tutte le speranze dell'accordo, voltarono tutti i
pensieri alla guerra. L'esercito reale si trovava separato
dall'americano per la sola riviera di Levante, la quale continuandosi
coll'Harlemereek sta in mezzo tra l'Isola Lunga, e la Morrissonia da una
parte, e l'isola della Nuova-Jork dall'altra. L'intendimento loro era di
sbarcare in qualche parte di quest'ultima, dove fossero le difese più
deboli, ed il nemico meno attento. A questo fine le navi inglesi
andavano girando attorno, e minacciando ora questo luogo, ora
quell'altro, per tener sospeso in tutti il nemico, e poter poscia più
sicuramente far impeto in un solo. Una parte della flotta, girando
intorno l'Isola Lunga, era comparsa nel Sound, golfo assai largo, che
quest'isola divide dalle terre del Connecticut, e comunica colla riviera
di Levante per mezzo di uno stretto canale, il quale, assai pericoloso
essendo a navigare ed infame per naufragj, fu chiamato Hellgate, o sia
porta d'inferno. Quivi si erano gl'Inglesi impadroniti dell'Isola di
Montesoro, dove avevan rizzato una batteria per batter quella che i
provinciali avevano sull'altra riva del fiume a Hovenshook. Due fregate,
passando tra l'Isola del Governatore ed il Red-Hook, erano entrate nella
riviera di Levante, senza ricevere alcun danno dalle artiglierie
nemiche, ed erano sorte fuori del tiro di queste vicino ad una isoletta.
Il grosso poi dell'armata inglese stava sull'ancore presso l'Isola del
Governatore, pronta ad assalir la città stessa della Nuova-Jork, o di
entrare nella riviera di Levante, od in quella del Nort. Intanto
traevano continuamente le artiglierie inglesi ed americane da una riva
all'altra, e seguivano spessi abbattimenti pel possesso delle isolette
poste dentro il primo di questi fiumi, cercando gl'Inglesi
d'impadronirsene, il che era necessario ai loro ulteriori disegni, e gli
Americani di difenderle. Ma sia perchè le artiglierie dal canto dei
primi meglio fossero ministrate, sia perchè avevano i soldati più
confidenza della vittoria, e sia principalmente pell'aiuto delle navi,
ne andavano per l'ordinario colla migliore, dimodochè, occupate tutte
quelle isole, che più accomodate erano ai bisogni loro, eransi
gl'Inglesi aperta la via pel fiume.

Il generale americano aveva munito le due rive della isola della
Nuova-Jork con numerose artiglierie, e fattevi in differenti luoghi
fortificazioni. Aveva 4,500 soldati nella città, 6,500 a Harlem di
rincontro alle bocche del Sound, e dodicimila a Kingsbridge, Terra posta
all'estremità dell'isola, dove si era molto affortificato, per conservar
libera la comunicazione colla terra-ferma, ed impedire che il nemico,
fatta una improvvisa correria in quel luogo, non lo rinserrasse del
tutto dentro l'isola medesima. Ma stava in grandissima apprensione per
la città, ed incominciava a dubitare di non poterla conservare nella
divozione della lega. Essendosi il nemico fatto forte nelle parti
settentrionali dell'Isola Lunga, ed avendo la signoria del Sound, era da
temersi, ch'egli, o sbarcasse molto grosso sul mezzo fianco dell'isola
della Nuova-Jork, appunto verso le bocche del Sound, nel qual caso il
presidio della città, e tutte le vicine bande, non avendo più scampo
alcuno, avrebber dovuto arrendersi; ovverochè, traversato il Sound e la
Morrissonia, andasse a pigliar porto colla più gran parte del suo
esercito alle spalle di Kingsbridge. Nel qual caso avrebbe mozzato
affatto la comunicazione agli Americani dall'isola alla terra-ferma, e
sarebbero stati obbligati, o di arrendersi a patti, o di combattere una
battaglia, nella quale avendo gli Inglesi la elezione del luogo e del
tempo, ed essendo gli Americani ancora sbigottiti dalla recente
sconfitta, sarebbero questi secondo ogni probabilità stati perdenti. Nel
quale evento la fortuna americana non avrebbe più potuto risorgere,
tanto per lo scoraggiamento, che ne sarebbe nato degli uomini, quanto
per la perdita delle armi, della munizioni e delle bagaglie. Aveva
perciò Washington fatto consapevole de' suoi timori il congresso,
pregandolo, fosse contento d'informarlo, quale intendesse, avesse ad
essere il destino della città, quando fosse obbligato ad abbandonarla.
Al che rispose il congresso umanamente, si conservasse intiera e salva.
Fatta poscia una Dieta dei primarj capitani, pose il partito, se si
dovesse senz'altro indugio votar la città; e si vedeva chiaramente,
ch'egli inclinava al sì. Molti portavano la medesima opinione per le
ragioni sopraddette, e meglio ancora, perchè il ritirarsi più indentro
nelle terre sarebbe un privar il nemico del vantaggio, ch'egli aveva
grandissimo, delle sue flotte. Altri si opponevano, perchè credevano,
che il difender la Nuova-Jork avrebbe fatto consumar il tempo al nemico,
e che intanto sarebbe trascorsa la stagione del guerreggiare. Pensavano
ancora, che il votarla sarebbe stato segno di troppa viltà; cosa, che
sarebbe riuscita di troppo gran pregiudizi sulle opinioni dei soldati e
dei cittadini. Prevalse la sentenza di questi, e fu vinto il no. Ma
finalmente, ingrossandosi vieppiù gl'Inglesi alle bocche del Sound, ed
essendosi fatti molto forti nell'isola di Montesoro e di Buchanan, fatta
un'altra consulta, si determinò, che non solo era prudente, ma ancora
necessario di votar la Nuova-Jork. Si diè pertanto tostamente mano al
rimover di là per la via del fiume del Nort i malati, le bagaglie e le
munizioni, le quali si portarono molto in su sopra le coste della
Nuova-Cesarea. Dopo alcuni dì anche il presidio avrebbe abbandonata la
città, lasciandola del tutto in balìa del nemico.

Mentre queste cose si facevano con molto ordine dai soldati, e con molto
terrore dei cittadini della Nuova-Jork, ecco, che si levava un gran
romore per le ricevute novelle, che l'inimico sbarcasse nell'isola. I
soldati a molta fretta correvano a riunirsi coi loro nelle pianure di
Harlem. Nel mentre che le navi inglesi entrate nella riviera del Nort
per rivolgere a quella parte l'attenzione dei generali americani, ed
interrompere il trasporto delle bagaglie e munizioni, la prima schiera
dell'esercito inglese condotta da Clinton si era imbarcata in capo al
golfo di Newtown, e procedendo pel Sound, ed entrando nella riviera di
Levante per la Porta d'Inferno, navigato prima un poco all'ingiù, era
andata a sbarcare a Kippsbay a tre miglia distante dalla Nuova-Jork
verso tramontana. Erano in questo luogo più, che in qualsivoglia altro
deboli le difese, e le genti britanniche protette dalle artiglierie
delle navi pigliaron tutte terra senza quasi incontrar nissuna
resistenza. Non aveva tralasciato il generale americano, tostochè ebbe
avviso dello sbarcar degl'Inglesi, di mandar loro incontro le brigate
dei generali Parsons e Fellows, acciocchè riunite a quelle che
difendevano Kippsbay, sostenessero l'impeto del nemico. Ma quelle prima,
e poscia queste ancora si diedero vergognosamente alla fuga, nonostante
tutti gli sforzi dei capitani per ritenerle. Arrivato poi Washington
istesso le incorava e rannodava; ma, comparsa una banda di nemici, di
nuovo si scompigliarono e voltaron le spalle. Se gl'Inglesi senza metter
più lunga dimora al loro cammino si fossero spinti innanzi, avrebbero
senz'alcun dubbio intrapreso il presidio della Nuova-Jork, che si
ritirava. Ma ossiachè i generali inglesi non potessero restar capaci di
tanta viltà negli Americani, e temessero di cacciarsi in mezzo a due
schiere nemiche, ossiachè, come scrivono alcuni, gonfiati dal prospero
successo, si trattenessero a diporto per ben due ore in casa di una
gentildonna, certo è, che fu lasciato luogo a Putnam, che guidava il
presidio, di difilare, e d'andarsi a congiungere col rimanente
dell'esercito. Lasciarono però gli Americani in poter dei nemici le più
grosse artiglierie, molte bagaglie e munizioni, e massimamente le tende,
delle quali stavano in grandissimo bisogno. Dei soldati pochi mancarono,
e questi in una scaramuccia presso Bloomingdale.

L'esercito inglese, mandato una grossa banda a pigliar possesso della
città della Nuova-Jork, la quale può dare in ogni caso di fortuna
recapito ad un buon esercito, s'accampò presso il centro dell'isola,
avendo l'ala sua dritta posta a Horens-Hook sulla riviera di Levante,
mentre la sinistra toccava Bloomingdale presso quella del Nort,
occupando esso in tal modo tutta la larghezza dell'isola da una parte
all'altra, la qual è, di circa un miglio. Gli Americani poi si erano
molto affortificati a tramontana dell'isola, e massimamente a
Kingsbridge. Avevano anche un alloggiamento sulle alture di Harlem,
distante ad un miglio e mezzo dalle guardie inglesi. Un altro forte
passo occupavano tra Harlem e Kingsbridge, siccome pure una Fortezza
chiamata il Forte Washington sul fiume del Nort. In questo stato di cose
seguivano frequenti avvisaglie, nelle quali appoco appoco andavano gli
Americani ricuperando il coraggio, e s'avvezzavan di bel nuovo a
guardare in viso l'inimico. Washington molto desiderava, che i suoi si
mescolassero cogl'Inglesi in questi fatti. Uno fra gli altri ne seguì
molto grosso nelle pianure di Harlem, dove, spintesi troppo avanti pel
troppo ardore alcune bande d'Inglesi e di Essiani, furono prese alla
tratta in un agguato apparecchiato loro dagli Americani, e ne andarono
colla peggio. Washington molto commendò per lettere pubbliche il valor
de' suoi.

Pochi giorni dopo che la città della Nuova-Jork, tanto opportuna alle
cose d'America, era venuta in poter dei regj, arse per un fuoco acceso,
chi scrive da alcuni cittadini a bella posta, perchè gl'Inglesi non si
potessero prevalere delle stanze di tanta città, e chi a caso. Fu
scritto, che il fuoco si appiccasse in varj luoghi nel medesimo tempo, e
per mezzo di esche ingegnosamente preparate; il che negano gli
Americani. Poco mancò, tutta la città non fosse consumata dalle fiamme,
soffiando il vento forte, ed essendo l'aria secca. I soldati del
presidio guidati dal generale Robertson molto si adoperarono per
arrestar l'incendio; ed infuriati, com'erano, presi alcuni fra
gl'incendiarj, o che tali credevano, gli precipitavano a trabocco in
quelle fiamme, che accese avevano.

Il generale inglese accorgendosi, che tal era la fortezza degli
alloggiamenti del nemico, che il cacciarnelo per una battaglia era una
cosa piena di grandissimo pericolo, e molto incerta nell'evento, fece
quella risoluzione, la quale per avventura avrebbe dovuto fare da bel
principio, cioè di andar a campeggiare alle spalle degli Americani posti
a Kingsbridge, ed obbligargli in tal modo a combattere con isvantaggio,
o a ritirarsi con perdita, o a rimanere con pericolo. A questo fine,
lasciato lord Percy con due brigate inglesi, ed una di Essiani negli
alloggiamenti di Harlem, acciò difendessero la Nuova-Jork, egli col
rimanente esercito imbarcatosi sui battelli e sulle piatte, ed entrato
prosperamente nel Sound per la Porta d'Inferno, andò a sbarcare a
Frogsneck vicino alla Terra di West-Chester situata sui confini delle
due province della Nuova-Jork e del Connecticut. Fu da alcuni biasimata
questa mossa dell'Howe; perciocchè il generale americano avrebbe potuto
con un improvviso assalto opprimere le genti lasciate a Harlem, ed
impadronirsi di nuovo della città di Nuova-Jork. Ma forse fece egli
fondamento sullo sbigottimento, in cui tuttavia si trovavano i
provinciali, e sulla presenza delle navi, le quali in ogni caso
avrebbero porto un sicuro asilo alle pericolanti schiere. Aveva anche
Howe molto fortificato il posto di Gowans-hill per proteggere la città.
Per impedire poi che il nemico non potesse valersi della navigazione del
fiume del Nort, e per mezzo di questo trar le vettovaglie dalla
Nuova-Cesarea, aveva ordinato, che tre fregate montassero su oltre i
Forti Washington e Lee, il primo posto sulla sinistra, ed il secondo
sulla destra riva del fiume. Il che eseguiron esse con molta destrezza,
nonostanti le artiglierie dei due Forti, ed i triboli, coi quali avevano
gli Americani cercato d'interrompere la navigazione. Il generale inglese
soprastò alcuni giorni a Frogsneck, sia per rifar i ponti, che dal
nemico stati erano disfatti, sia per aspettare un grosso rinforzo, che
gli doveva venire dall'Isola degli Stati. La strada da Frogsneck a
Kingsbridge è molto difficile per le continue macìe, e gli Americani
l'avevano anche rotta in molti luoghi. Washington, il quale aveva
adunato tutto il suo esercito a Kingsbridge, mandò avanti i soldati
leggieri per tribolar nel suo viaggio l'esercito nemico.

Ricevuti i rinforzi, l'Inglese si moveva da Frogspoint con tutto
l'esercito, e traversato alcuni luoghi detti Pelham-manor, andava ad
alloggiare nella Nuova-Roccella. Là si congiungeva con lui la seconda
schiera dei lanzi essiani, e waldecchesi guidati dal generale
Knyphausen, ed un reggimento di cavalli testè arrivato dall'Irlanda alla
Nuova-Jork. Siccome il principal fine della spedizione quello era di
tagliar a Washington la comunicazione colle province orientali, e se ciò
ottenuto, non volesse combattere, chiuderlo dentro l'isola della
Nuova-Jork, così bisognava occupar le due strade, l'una inferiore più
verso il Sound, e l'altra superiore, che l'una e l'altra guidano nel
Connecticut. La prima già occupavano gl'Inglesi; ma per intraprender la
seconda faceva mestiero traversar quella contrada difficile, che già
detto abbiamo, a fine di andar a pigliar il posto di White-plains, o sia
delle Pianure Bianche alle spalle di Kingsbridge. Al qual partito si
risolvette Howe, marciando però lentamente e con molta precauzione, dopo
di aver lasciato alla Nuova-Roccella i lanzi venuti ultimamente, per
tener le vie aperte, e sicurar le vettovaglie e le munizioni, che ogni
dì vi arrivavano.

Washington stava attento al pericolo che correva; e, conosciuta
ottimamente l'intenzion del nemico, determinò di abbandonar col grosso
del suo esercito l'alloggiamento di Kingsbridge. Perciò girando col
sinistro corno, andò con questo ad occupar le Pianure Bianche, mentre il
diritto alloggiava sulle alture di Valentine's-hill presso Kingsbridge,
e la battaglia di mezzo senza interrompimento guerniva le alture, che si
distendono da Valentine's-hill alle Pianure Bianche. Quivi attendeva a
fortificarsi sollecitamente. In tal modo si trovò l'esercito americano
attelato paralellamente al fiume Brunx, che lo fasciava da fronte, e lo
separava dall'inglese, il quale marciava all'insù sopra la sinistra riva
di questo fiume. Aveva di dietro il grosso fiume del Nort, per mezzo del
quale dalle parti superiori, non avendo sin là potuto penetrar le
fregate inglesi, riceveva le vettovaglie. Col corno sinistro poi
occupava la superiore via del Connecticut, per la quale anche gli
pervenivano abbondantemente i viveri e le munizioni. Lasciò sufficienti
presidj a Kingsbridge, a Harlem e nel Forte Washington, abbenchè in
questo contro sua voglia. Intanto mandava spesso i corridori sul Brunx
per ritardar le mosse del nemico. Onde seguivano frequenti abboccamenti
tra l'una parte e l'altra, nei quali, sebbene per l'ordinario i reali
rimanessero superiori, servivano però maravigliosamente a cancellar la
paura negli Americani, i quali ogni dì pigliavano più animo addosso ai
nemici. Finalmente, approssimandosi il nemico alle Pianure Bianche,
Washington ristrinse subitamente il suo esercito, e, abbandonati gli
alloggiamenti, che aveva lunghesso il Brunx, tutto lo raunò in un forte
campo su certe alture, presso le Pianure medesime, a fronte
degl'Inglesi. Il suo destro fianco era protetto dal Brunx, il quale co'
suoi rivolgimenti fasciava anche da fronte il destro corno. Il centro
era quasi paralello al fiume, ed il sinistro corno posto quasi ad angolo
retto sul centro, e per conseguente quasi paralello al destro, si
distendeva verso tramontana sulle colline, quanto era necessario per
guardare i passi verso le regioni montagnose superiori, alle quali
l'esercito avrebbe potuto ritirarsi. Ma siccome il destro corno, come
quello che in una regione più piana e meno difficile era posto, si
trovava in maggior pericolo, così giudicò opportuno di mandar ad occupar
un monte, un miglio circa distante dal campo, per una grossa banda di
soldati condotti dal generale Macdougall. Questi vi si afforzarono, come
meglio per la brevità del tempo potettero.

Stando in tal condizione l'esercito americano, arrivarono gl'Inglesi a
sette o otto miglia distante dalle Pianure Bianche, e si apparecchiavano
ad assalirlo. La mattina dei 28 ottobre le genti divise in due schiere,
la dritta guidata da Clinton, e la sinistra da Heister marciavano alla
battaglia. A mezzodì, cacciate e ributtate indietro tutte le scolte e
guardie nemiche dai primi feritori inglesi ed essiani, compariva
l'esercito inglese avanti il campo americano. Incontanente si diè mano
al trarre delle artiglierie, sebbene con poco effetto. Gl'Inglesi
pigliarono tosto gli ordini, e talmente disponevano le genti loro, che
la dritta occupava la strada che conduce a Merrineck, un miglio circa
distante dalla battaglia di mezzo degli Americani; mentre la sinistra,
posta ad egual distanza dall'ala dritta di quelli, toccava il Brunx.

Il generale inglese, veduta l'importanza del posto pigliato da
Macdougall, e persuasosi, che non si sarebbe potuto assalir con frutto
il fianco destro del nemico esercito, il quale solo si poteva assaltare
essendo l'altro situato in luoghi più forti, determinò di sloggiarnelo.
Ordinò ad una squadra di Essiani sotto l'obbedienza del colonnello
Ralle, che guadasse il Brunx, e, fatta una giravolta, andasse a noiar il
fianco del generale Macdougall, mentrechè il brigadier generale Leslie
con una brigata d'Inglesi e di Essiani gli darebbe la battaglia da
fronte. Pervenuto Ralle al luogo indicato, Leslie dopo d'aver traversato
il Brunx assaltò furiosamente gli alloggiamenti di Macdougall. Le
milizie andarono tosto in volta; ma i regolari resistettero
gagliardamente. Anzi un reggimento marilandese condotto dal colonnello
Smallwood, ed un jorchese dal colonnello Ratzemar saltati fuori dalle
trincee animosamente andarono ad affrontar a piè della collina il
nemico. Ma oppressi dal numero cedettero, e si ritirarono. Salivano
quindi con mirabile intrepidità gl'Inglesi e gli Essiani, e, superati a
viva forza i nemici contrastanti, s'impadronirono del monte.
Continuarono però gli Americani a trarre per qualche tempo di dietro le
muricce ed altri luoghi vicini. Il che ritardò il progresso degli
assalitori. Putnam, ch'era stato inviato in aiuto, non arrivò in tempo.
Perdette l'una parte e l'altra in questo fatto assai gente.

Aspettava Washington con grand'animo ne' suoi alloggiamenti il vicino
assalto, e già aveva fatto sgombrar dietro i malati e le bagaglie. Ma,
essendo trascorsa una gran parte del dì, l'Inglese determinò di
aspettare il seguente. Perciò fe' alloggiar i suoi a gittata di cannone
del campo americano. Washington usò l'opportunità della notte per
fortificar vieppiù i suoi alloggiamenti, e per ritirar indietro a luoghi
più forti l'ala sinistra, la quale, per la perdita del monte, era
diventata più esposta alle offese. La mattina, Howe, considerata la
fortezza di quelli, si fermò, prima di dar la battaglia, a voler
aspettar l'arrivo di alcuni battaglioni, ch'erano stati lasciati alla
Nuova-Jork sotto i comandamenti di Percy, e d'alcune altre compagnie da
Merrineck. Essendo questi rinforzi giunti al campo la sera dei trenta,
intendeva di andare all'assalto la mattina seguente. Ma piovve la notte
e pioveva la mattina tuttavia sì fuor di misura, che ne fu rotto il
disegno. Intanto il generale americano, il quale considerava con molta
prudenza i pericoli, ed era alieno di tentare senza grandissima speranza
la fortuna di una battaglia campale, fatto considerazione eziandio, che
gl'Inglesi avevano già piantato quattro o cinque batterie, e che
potevano, girando sul destro fianco di lui, andarsi ad impadronir di
certi colli, che gli stavano a ridosso, la notte del primo novembre mutò
l'alloggiamento, ed andò a porsi in certi luoghi più alti nelle
vicinanze di North-Castle, non senza prima però aver posto il fuoco al
villaggio delle Pianure Bianche, siccome anche a tutte le case ed ai
foraggi, che dentro il campo si ritrovavano. Mandò tostamente una grossa
banda di soldati ad occupare il ponte sul fiume Crotone, pel quale si ha
la via alle parti superiori dell'Hudson. Gl'Inglesi entrarono l'indomani
nel campo americano.

Avendo il generale inglese veduto che l'Americano fuggiva la battaglia,
e che non si poteva in quel luogo urtare per la fortezza degli
alloggiamenti senza evidente pericolo e grave danno de' suoi, si
risolvette a torsi giù del seguitarlo, e si voltò a volersi render
affatto padrone dell'isola della Nuova-Jork. Principalmente gli stava a
cuore il Forte Washington, il qual era il più forte baluardo della
medesima. Tuttavia, quantunque il luogo, dove questa Fortezza era
murata, fosse molto aspro e difficile ad ascendersi, le fortificazioni
sue non erano tali, che potessero resistere ai colpi delle grosse
artiglierie; nè per la strettezza non era capace di più di mille
difensori, abbenchè nell'opere esteriori, dalle quali era circondato,
soprattutto a ostro verso la Nuova-Jork, potesse dar luogo a molti più.
Dubitando Washington di quello, che avvenne, aveva scritto mandando al
generale Greene, che comandava in quei contorni, esaminasse molto bene;
e se trovasse, che il Forte Washington non fosse abile a sostener
l'assalto, il facesse votare incontanente, e la guernigione trasportasse
sulla destra riva dell'Hudson. Ma questi, o sia che giudicasse per la
fortezza del luogo, e pel buon animo della guernigione, si potesse tener
lunga pezza, o che non volesse coll'esempio della ritirata sbigottir di
più i già troppo rimessi animi degli Americani, deliberò di voler
persistere nella difesa. Al qual partito tanto più volentieri
s'appigliò, che credette, sarebbe sempre fatto abilità alla guernigione
di ritirarsi sicuramente al Forte Lee situato sull'altra riva del fiume.
Ma Washington, temendo di qualche sinistro, ed avvisandosi molto bene,
che gl'Inglesi non si sarebbero rimasti alla presura del Forte, ma che,
valicato il fiume, e preso col medesimo impeto il Forte Lee, il quale
non era difendevole lungo tempo, avrebbero corso tutta la provincia
della Nuova-Cesarea, lasciato il generale Lee colle genti appartenenti
alle province orientali sulla sinistra riva dell'Hudson, e pigliati i
luoghi forti verso il fiume Crotone, e particolarmente a Peek's-hill
presso l'Hudson medesimo, valicò questo fiume col grosso dell'esercito,
e andò a congiungersi con Greene negli alloggiamenti del Forte Lee. Il
generale Lee medesimo teneva ordine di venir rattamente a raggiugnerlo,
ove il nemico, superati i Forti, avesse corso sulla destra riva del
fiume. Scrisse poi al governatore della Nuova-Cesarea, facesse sgombrare
ai luoghi più lontani le vettovaglie, e chiamasse sotto le insegne tutte
le milizie. Fatti tutti i preparamenti, che meglio per lui si potevano,
Washington aspettava, e diligentemente spiava, quali avessero ad essere
le mozioni del nemico.

Intanto Howe, fatto marciare dalla Nuova-Roccella il generale
Knyphausen, gli aveva ordinato, s'impadronisse di Kingsbridge. Il che
eseguì egli senz'avere incontrato resistenza alcuna, essendosi gli
Americani, che guardavano quel luogo, ritirati al Forte Washington. Per
la qual cosa le genti di Knyphausen entrarono nell'isola della
Nuova-Jork, ed andarono ad osteggiare il Forte dalla banda di
tramontana. Poco stante l'istesso generale inglese, lasciati gli
alloggiamenti delle Pianure Bianche, e costeggiando l'Hudson menava il
rimanente dell'esercito a Kingsbridge, e poneva il campo sui colli di
Fordham con aver l'ala sua dritta prossima a questo fiume, e la sinistra
al Brunx. Così stando le cose, si apparecchiarono i regj a dar la
batteria al Forte Washington, nel quale, ed in tutte le sue
appartenenze, si trovavan bene da tre migliaia di soldati sotto i
comandamenti del colonnello Macgow, esperto, animoso e prudente
capitano. Fattagli la chiamata, rispose, volersi difendere. I soldati
regj ivano all'assalto divisi in quattro schiere. La prima da tramontana
guidata da Knyphausen, e composta di Essiani e Waldecchesi, la seconda
da levante condotta dal brigadier generale Matthew, nel quale vi erano i
fanti leggieri inglesi, e due battaglioni delle guardie. Questi dovevano
assalir le trincee, che dal Forte Washington si distendevano sin presso
questo fiume. La terza, la quale doveva passare il fiume più sotto, che
la seconda, ed era capitanata dal colonnello Stirling, doveva, sbarcata
che fosse, assaltar il Forte più verso ostro. Ma quest'era un assalto
simulato. La quarta finalmente, che obbediva agli ordini di lord Percy,
molto grossa, era ordinata a far il suo sforzo contro il fianco australe
del Forte. Tutte erano fornite di buone ed ottimamente ministrate
artiglierie.

Gli Essiani condotti da Knyphausen dovevano traversare un bosco assai
folto, in cui alloggiava il colonnello Rawlings col suo reggimento di
corridori. Seguiva tra gli uni e gli altri un ferocissimo affronto, nel
quale i primi provarono un danno assai grave. Perciocchè gli Americani
appiattati dietro gli alberi e le rocche, traevano alla celata, e
sicuramente. Ma infine, fatto un grande sforzo, riuscirono gli Essiani
su d'una difficile, e molto erta cresta, dalla quale di forza cacciarono
i nemici, di modo che fu fatta facoltà alle schiere, che venivan dietro,
di sbarcar alla libera. Il colonnello Rawlings co' suoi si ritirò a tiro
del cannone del Forte. Dal canto suo Percy si era impadronito di un
puntone esteriore, sicchè diè facoltà alle genti di Stirling di poter
isbarcare. Il che fatto, con mirabil costanza montando per l'erta,
pervenne alla sommità di un monte, dove fece molti prigionieri,
nonostante l'ostinata difesa loro. Il colonello Cadwallader, che stava
alle difese in questa parte, si ritrasse anch'esso al Forte. In questo
mezzo Ralle, il quale guidava la destra squadra della schiera di
Knyphausen, superati con valore incredibile tutti gli ostacoli, si era
sì fattamente approssimato al cassero, che piantò il suo alloggiamento a
cento passi del medesimo. Quivi venne poco stante a congiungersi con
esso lui Knyphausen medesimo colla sinistra squadra, sbrigatosi
dagl'impedimenti incontrati nel bosco. Così, perduti, non però senza
gloria, tutti i gironi esteriori, si trovava la guernigione tutta
incastellata. In tale stato di cose gli assalitori intimarono a Macgow,
dovesse arrendersi. Avendo egli già quasi logoro tutte le munizioni, e
nuocendo alla difesa l'istessa moltitudine dei difensori in un luogo
così stretto, si accorgeva benissimo, che non avrebbe potuto sostenere
l'assalto. Perciò si arrese a patti. Il presidio, che sommava a duemila
seicento soldati, incluse le bande paesane, rimase prigioniero di
guerra. Morirono dal canto dei provinciali pochi; circa ottocento da
quello dei reali; la maggior parte tedeschi. Così coll'acquisto del
Forte Washington venne in potere delle genti del Re tutta l'isola della
Nuova-Jork.

Volendo Howe usar pienamente questa sbattuta degli Americani, ed
impedirgli, che non rifacessero testa, raunata una grossa banda di circa
sei migliaia di soldati sotto la guida di Cornwallis, le fe' valicar il
fiume del Nort a Dobbsferry, e correre contro il Forte Lee, sperando
d'intraprendere tutta la guernigione, che entro vi si trovava.
Consisteva essa in duemila soldati. A mala pena si potettero salvare,
abbandonato il Forte, tostochè intesero il caso del Forte Washington, ed
ebbero i primi avvisi del passare e della forza del nemico. Le
artiglierie, le munizioni, le bagaglie, e massimamente le tende, perdita
gravissima, vennero in mano dei vincitori. I vinti si ritirarono al di
là dell'Hackensack. I vincitori potevano andare a percuotere nelle parti
più interne della Cesarea.

Da questa avversa fortuna dell'esercito americano, e massimamente dalla
perdita dei due Forti Washington e Lee, e dall'assalto così feroce dato
al primo, ne nacque subito grandissima mutazione di cose. Si
manifestarono quegli effetti, che la stessa battaglia così infelice
dell'Isola-Lunga non aveva potuto operare, vale a dire la dissoluzione
dell'esercito. Le milizie correvano difilate ed alla sfuggiasca alle
case loro; i soldati stessi d'ordinanza, quasi disperati delle cose, si
sfilavano anch'essi, e disertavano alla giornata. In questo periodo
della guerra pareva la fortuna americana affatto disperata. L'esercito
di Washington restò si dimagrato, che, se arrivava, più non passava i
tremila combattenti, e questi sconfortati, e quasi affatto perduti
d'animo in una contrada piana e sfogata senza istrumenti da trincerarsi,
senza tende in una stagione sì rigorosa, ed in mezzo a popoli poco
zelanti, anzi avversi alla repubblica. Doveva il capitano del congresso
fronteggiare un esercito vittorioso e grosso di più di ventimila
soldati, tutti gente disciplinata, ed usa alle guerre, il quale condotto
da capitani eccellenti, e volendo usare la caldezza della vittoria lo
perseguitava alla distesa; ed intendeva di por fine, spegnendo le
reliquie dell'esercito repubblicano, quei dì medesimi alla guerra. Si
aggiungeva a queste difficoltà, che, quantunque gli Inglesi non
abbondassero, non mancavano però di alcune torme di cavalleggieri, i
quali correvano la contrada; mentrechè Washington non aveva altri
cavalli fuori di alcune piccole e cattive bande del Connecticut guidate
dal maggiore Shelden. Il quale difetto, in quelle campagne piane e
cavalcherecce, di quanto danno e pericolo fosse per riuscire, nissuno è,
che non lo veda. Nè meglio era fornito di artiglierie, che di cavalli;
che anzi di coteste armi tanto necessarie si trovava in grandissimo
bisogno. Queste genti poi erano la più parte milizie, quasi tutte della
Nuova-Cesarea, le quali, o nella fede balenavano, od eran disiose di
ritornarsene, in tanto pericolo, alle case loro, desiderando di campare,
se possibil fosse, le sostanze ed i parenti dalle imminenti calamità.
Quei pochi soldati stanziali, che pure continuavano sotto le insegne, la
maggior parte compivano le ferme col finir dell'anno; e si temeva, che
anche questo rimasuglio d'esercito avesse fra pochi dì intieramente a
risolversi. Nè in tanta depressione di fortuna poteva il generale
americano sperare di ricevere pronti o sufficienti rinforzi, essendo nei
vicini luoghi sbigottite fuori di misura le popolazioni, dimodochè
ciascuno temendo per sè, non voleva andare a soccorrer gli altri. Quei
pochi reggimenti di ordinanza, i quali ancora si trovavano nei luoghi
vicini al Canadà o erano là necessarj per arrestar i progressi del
nemico, o erano anch'essi soggetti ad una vicina dissoluzione pel finir
delle ferme. A tanti mali veniva ad arrogersi il pericolo delle
sedizioni da parte dei mali affetti, i quali in varj luoghi chiamavano
il nome dell'Inghilterra, ed una massimamente era vicina a rompersi
nella Contea di Montmouth in questa provincia stessa della
Nuova-Cesarea, di maniera, che fu egli obbligato a separare dal già
troppo debole esercito una parte de' suoi, mandandogli contro quei
popoli tumultuanti. Imperciocchè essendo ai leali per la presenza
dell'esercito regio vincitore fuggita quella paura, che avuto avevano
de' libertini, cominciarono a sputare contro ad essi quel veleno, che
s'avevano fin là tenuto nel petto. Questa disposizione dei popoli a
levarsi in capo, ed a far novità contro l'autorità del congresso, e
quest'aura favorevole della vittoria determinarono di voler usare i
commissarj inglesi. Perciò i fratelli Howe mandarono un bando,
copiosamente spargendolo per tutto il paese. Comandavano a tutti coloro,
i quali tenevano l'armi in mano, di sbandarsi, e di ritornar alle case
loro; ed a quelli, che tenevano i magistrati civili, di cessare, e di
spogliarsi dell'usurpata autorità. Offerivano nel medesimo tempo il
perdono a tutti coloro, i quali nello spazio di sessanta giorni avanti
gli uffiziali civili o militari della Corona si rappresentassero,
dichiarando di voler usare il benefizio dei perdoni, e promettendo ad un
tempo di voler alle leggi obbedire, ed alla reale autorità
sottomettersi. Ebbe questo bando l'effetto, che i commissarj inglesi se
n'erano promessi. Una moltitudine di persone di ogni ordine, ma più di
quei della più infima plebe, o dei più ricchi, che di coloro, che si
trovavano nella mezzana condizione constituiti, i quali per lo più
tennero il fermo, accettando la mansuetudine del vincitore, correvano
ogni giorno a chieder le perdonanze, ed a sottoscrivere la leanza.
Parecchj fra costoro eran di quelli, che avevano nello stato popolare
avuto i principali maestrati, stati essendo membri, o del governo
provinciale, o della congregazione di sicurezza, o dei tribunali di
giustizia. Si escusavano essi, e si offerivano dicendo, che quello che
fatto avevano, lo avevan fatto per fin di bene, e per ovviar agli
scandali maggiori ed inconvenienti, che nascer potevano, ed ancora
tirativi dai parenti e dagli amici, senza aver potuto ricusare. E chi
avesse la loro prima arroganza veduta, e la presente sommessione e
mansuetudine, e con quanta umiltà favellassero, loro esser quei medesimi
cittadini mai credere potuto non avrebbe. Ma gli uomini amano meglio
leggieri, o simulatori esser tenuti, che caparbj e contumaci; e molto
preferiscono scampar il danno con vergogna, che sopportarlo con virtù.
Nè solo queste cose giravano nella Nuova-Cesarea, dove per la presenza
dell'esercito vittorioso era maggiore il pericolo, ma ancora dalla
Pensilvania veniva la gente ad umiliarsi presso i commissarj, ed a
promettere obbedienza e fedeltà. Vennervi fra gli altri i Galloway, la
famiglia degli Allen, ed alcune altre fra le più ricche e riputate.
L'esempio diventava pernizioso, e se ne dovevano temere i più
pregiudiziali effetti. In questo modo precipitavano con impeto
grandissimo le cose dell'America, calamità sopra calamità continuamente
accumulandosi. Pareva vicina l'ultima rovina. Gli uomini più prudenti
cominciavano a non conoscere alcun fine lieto all'impresa, e già
predicevano il prossimo fine della guerra, e la totale obbedienza delle
colonie.

Ma Washington, in mezzo a tanta avversità, non disperava della salute
pubblica. Era maravigliosa la sua costanza; e non che facesse fuori
alcun segno di dubitazione o di timore, si dimostrava all'esercito suo
travagliato ed oppresso con volto sereno, e quasi colla certa speranza,
che l'avvenire dovesse portare congiuntura migliore. La rea fortuna non
aveva potuto non che vincere, piegare quell'animo invitto. Nè minore
costanza dimostrava il congresso disposto, per arrivare al fine suo, di
tentare ogni fortuna. Pareva, che anzi colle avversità crescesse in
quegli animi pertinaci l'ardire. A questa grandezza d'animo dei Capi
americani dee la finale vittoria, e l'independenza sua l'America
riconoscere. Pigliava Washington tutte quelle risoluzioni, che per la
brevità del tempo, e per la strettezza delle circostanze più utili alla
mente sua si offerivano, a fine d'ingrossar di nuovo il suo esercito,
non colla speranza di poter a quei dì arrestare il corso delle cose
favorevole al nemico, ma piuttosto per non parere di aver del tutto
abbandonata la Repubblica, e per tener rizzata al vento una qualche
insegna, sino a tanto che la pietà divina, o la benignità della fortuna
conducessero più fondate occasioni di risorgere. Aveva egli qualche
tempo prima, siccome di già abbiam notato, comandato al generale Lee,
che con una parte dell'esercito tenesse il paese verso le rive superiori
del fiume del Nort, perchè potesse all'esercito canadese soccorrere, il
quale combatteva contro le genti di Carleton in sui laghi. Ma veduti i
bisogni della Nuova-Cesarea, ed il vicino pericolo della città di
Filadelfia, alla volta della quale l'inimico s'incamminava difilato, gli
mandò facendo grande instanza, perchè venisse a congiungersi con lui. Il
che tanto più sicuramente si poteva eseguire, che si ebbe poi l'avviso,
che Carleton, occupato Crown-point, e fattosi padrone del lago
Champlain, siccome si vedrà nel progresso di queste Storie, non avendo
voluto tentar Ticonderoga, si era ritirato. Scrisse eziandio al generale
Schuyler, che dall'esercito canadese mandasse, senza frappor tempo in
mezzo, alla volta sua le genti della Pensilvania e della Cesarea. Ordinò
medesimamente al generale Mercer, il quale conduceva una massa di genti
leggieri, e spedite a Berghen, venisse subitamente a raccozzarsi con
esso lui. Ma però poca speranza si poteva in questi aiuti collocare pei
presenti bisogni; stantechè il cammino era lungo, le strade difficili,
vicine a compiersi le ferme dei soldati, ed il nemico vittorioso instava
senza dar respitto. Nè trascurava il generale americano gli aiuti delle
cerne, o sia milizie. Aveva scritto ai principali maestrati della
Pensilvania mostrando loro il presentissimo pericolo di Filadelfia, se
con pronti ed efficaci ajuti non si soccorreva all'esercito, e
pregandogli molto instantemente, gli avviassero le milizie della
provincia. Ma avendo queste lettere poco o nissuno effetto partorito,
mandò a quella volta il generale Mifflin, che in quella provincia aveva
gran credito, ed era persona molto grata a quei popoli, acciò coi più
vivi colori dipignesse loro il presente pericolo, e la necessità di
correre grossi ed unanimi alle difese. Scriveva parimente al governatore
della Nuova-Cesarea, per farlo avvisato, che s'ei non raccoglieva le
bande paesane, e non le faceva speditamente marciare alla volta
dell'esercito, impossibil era, che il nemico non corresse vittorioso
tutta la provincia, e che, valicata la Delawara, non s'impadronisse di
Filadelfia. Ma ogni diligenza in questa parte riuscì quasi del tutto
vana. Le contrade più basse della provincia o mal affette, o sbigottite
non volevano muoversi; e le superiori a stento si risolvevano a pigliar
le armi per marciar in soccorso della patria.

In mezzo a queste incerte speranze, e nell'aspettazione di questi deboli
rinforzi, gl'Inglesi non istavano punto a bada, e, seguitando
sollecitamente la prosperità della fortuna, cacciavano di luogo a luogo
le schiere americane. Si erano queste ritirate dietro l'Hackensack; ma
questo fiume poco grosso non poteva riputarsi un riparo sufficiente
contro la furia inglese. Ed oltre a ciò trovandosi alle spalle ed in
poca distanza la Passaica correvano le genti di Washington il pericolo,
abbondando gli altri di stracorridori, di esser fra questi due fiumi
rinserrate. Perlochè il generale americano, varcato la Passaica sul
ponte di Acquackannunc, andò a pigliare i suoi alloggiamenti a Newarck
sulla destra riva di questo fiume. Il che fatto, gl'Inglesi, passato
l'Hackensack, corsero il paese sino alla Passaica. Ma approssimandosi
molto gagliardo Cornwallis, Washington, lasciate anche le rive di
questo, si ritirò al di là del fiume Rariton ad una Terra detta
Nuovo-Brunswick. Quivi le bande marilandesi e cesariane, essendo
compiute le ferme loro, abbandonato il restante esercito, alle case loro
se ne ritornarono. Disertarono parimente alcune bande pensilvanesi, e
quello che già era sì debole, diventò quasi stremo di genti.
Sopraggiungevano a stormo gl'Inglesi. Washington, fatte prima con quei
miserabili avanzi alcune dimostrazioni, come se non solo difendersi, ma
offendergli volesse, diè luogo, e, lasciato Lord Stirling con dodici
centinaia di soldati a Princetown, acciò speculassero le mosse del
nemico, si ritirò colle restanti genti a Trenton sulla sinistra riva
della Delawara. Nè potendo sperare di mantenervisi lungo tempo,
trasportò al di là del fiume i malati, le bagaglie e le munizioni, e fe'
sgombrar all'opposta riva tutte le barche, acciò gl'Inglesi non se ne
potessero valere per valicare. Determinava di rimanersene tuttavia sulle
rive della Cesarea, acciocchè, se qualche occasione si offerisse di
ritardare il progresso dei nemici, la potesse pigliare. Anzi avendo tra
cittadini armati di Filadelfia, ed il battaglione tedesco ricevuto un
rinforzo di due migliaia di soldati, si spinse avanti, intendendo di
ritornare a Princetown. Ma rinforzandosi vieppiù la fama che Cornwallis
veniva contro molto potente da Brunswick per diverse vie, dimodochè
poteva la strada al fiume venirgli mozza, indietreggiò di nuovo, ed il
dì otto decembre, lasciate le rive della Cesarea intieramente in balìa
del nemico, si ritirò sulla destra riva della Delawara, non senza aver
prima rotti i ponti, guastate le strade, e sgombrate le navi. Appena
aveva la dietroguardia toccato la destra riva, che comparirono sulla
sinistra i primi feritori inglesi. Ma questi non trovando modo a passare
il fiume si ristettero. Così in questo momento non rimaneva altra difesa
alle genti americane, che il fiume Delawara, il quale se avessero
gl'Inglesi potuto passare, la città di Filadelfia sarebbe subitamente
venuta in poter loro. E certamente l'acquisto di sì nobil città, ch'era
il capo di tutta la lega, nella quale sedeva il governo con tutti i
principali maestrati, e si trovavano ammassate le munizioni di guerra e
gran copia di vettovaglie, avrebbe tale effetto prodotto sulla mente di
quei popoli, che forse gl'Inglesi avuto ne avrebbero la totale vittoria,
od almeno le cose si sarebbero talmente a favor loro inclinate, che
presto avrebbero potuto sperare il fine della guerra. Ma Cornwallis
aveva troppo lungo tempo, seguendo gli ordini del generale Howe, che non
governò questa cosa così calda, come avrebbe dovuto, soprastato a
Brunswick, sicchè fu fatta facoltà a Washington di porre tutti
gl'impedimenti al passaggio del fiume. Nè non si può non riprendere nei
capitani inglesi la negligenza di non aver fatto apprestare dapprima
tutte le cose necessarie a far i ponti, e di non aver sul fatto
construtti foderi per passare. Perciocchè su quella prima giunta
avrebbero in tal modo potuto trasportarsi all'opposta riva. Forse
credettero nella sicurezza della vittoria, che la guerra fosse vinta
affatto, e che avrebbero potuto, ogni volta che, e quando il volessero,
traversar il fiume, ed insignorirsi di Filadelfia. Caso notabile, che
nelle cose di guerra, più che in qualunque altra azione umana, non si
dee credere di aver tutto fatto, quando qualche cosa rimane ancora a
farsi. Egli è ben certo, che questo inaspettato indugio degl'Inglesi
operò in tutto il corso della guerra a danno loro, ed in salute degli
Americani. Gl'Inglesi posarono il principal alloggiamento a Trenton, e
colle due ali si distendettero su e giù sulla riva del fiume. Questo,
correndo prima da maestro a scirocco, giunto a Bordenton, e fatto ivi un
gomito, ovvero angolo, si torce ad un tratto, andando verso Filadelfia,
a garbino, di maniera che quando gl'Inglesi lo avessero passato
superiormente a Trenton ad un luogo detto Coriell's-Ferry, od in quei
contorni, si sarebbero trovati altrettanto vicini a quella città, che
gli Americani stessi, i quali guardavano le sponde del fiume opposte a
Trenton. E che tale fosse il disegno loro lo dimostrava il tentativo
fatto, quantunque riuscito vano per la diligenza di lord Stirling,
d'impadronirsi di certi battelli a Coriell's-Ferry. Per impedir quel
passo faceva fare il generale americano certe trincee, alle quali
soprantendeva il generale Putnam, ingegnere molto pratico, dallo
Schuilkil sino alle alture di Springatsburg. Ma siccome gl'Inglesi
riparavano i ponti sotto Trenton, e molto s'ingrossavano a Bordenton,
così temettero gli Americani, che intendessero di passare il fiume ad un
tratto di sopra a Coriell's-Ferry, e di sotto verso Burlington; ed in
questo modo corresser loro alle spalle, e tutte le genti loro
rinchiudessero dentro quella punta di terra la quale la Delawara
abbraccia col suo rivolgimento. Per ovviare a questo pericolo Washington
faceva stanziar nei luoghi opportuni le galee, acciocchè, e subito
avvisassero, ed il nemico valicante ributtassero. Per altro, essendo
maggiore il pericolo verso le parti superiori, le sue migliori genti vi
disponeva per modo, che guardar potessero i luoghi più pericolosi. Si
facevano puntoni qua e là, e si munivano di artiglierie. Ordinava
eziandio, che in caso d'infelice evento, e che il nemico passasse il
fiume, si facesse la massa generale a Germantown, grosso borgo poco
distante da Filadelfia. I capitani britannici, vedute le difese del
nemico, o forse sperando di poter sicuramente valicare il fiume, quando
pel rigor del freddo sarebbe gelato, il che, secondo il solito della
stagione, che già molto era inoltrata, non poteva tardar ad avvenire,
invece di seguir gli Americani in sulla ritirata, e non dar loro spazio
di rifarsi, non tentato il passo, posero le genti alle stanze.
Quattromila soldati presero gli alloggiamenti sulla sponda medesima del
fiume a Trenton, a Bordenton, al Caval Bianco, ed a Burlington. Grosse
bande stanziarono a Princeton, ed a Brunswick, dov'era la massa delle
vettovaglie e delle munizioni. Il rimanente alloggiò qua e là in
differenti luoghi della Cesarea.

Arrestatosi in tal modo l'esercito inglese sulle rive della Delawara o
per negligenza, o per troppa confidenza de' suoi capitani, ovvero per la
costanza e la prudenza del generale americano, aspettava questi i
rinforzi sia di milizie, che di soldati d'ordinanza. A questo fine
nissuna diligenza si lasciava indietro. I generali Mifflin e Amstrong,
l'uno e l'altro uomini riputatissimi e di grandissimo seguito nella
Pensilvania, trascorrevano questa provincia, esortando i popoli a
pigliar le armi per correre alla difesa della città capitale e della
patria. Queste esortazioni, e l'imminente pericolo partorirono i soliti
effetti. Molti andavano sotto le insegne, quantunque non con quella
prontezza che si desiderava. Ed acciocchè le genti stanziali servissero
come quasi di nodo, attorno al quale venissero volentieri a congiungersi
le bande paesane, aveva Washington ordinato al generale Gates, che
dall'esercito canadese partendo colle migliori sue schiere venisse ad
accozzarsi rattamente con esso sulle sponde della Delawara, lasciati
però guardati i passi più forti dalle milizie della Nuova-Inghilterra.
Arrivava Gates all'esercito pensilvanico il giorno venti di dicembre.
Similmente aveva fatto replicatamente gran pressa al generale Lee,
perchè, posti dall'un de' lati tutti gli indugj, venisse a congiungersi
colle restanti genti sulla Delawara. Ma egli mal volentieri eseguiva i
comandamenti del capitano generale, ed andava ponendo tempo in mezzo,
ossiachè per ambizione amasse meglio comandare ad un esercito separato,
ossiachè credesse, più opportuna cosa fosse il tenere i luoghi superiori
e montagnosi della Nuova-Cesarea per esser pronto in tal modo ad
avventarsi sul fianco destro dell'oste britannica. In mezzo a questi
suoi indugj gli sopravvenne un caso, che lo ridusse ad una miserabile
cattività, e riempì di rammarico tutta l'America, la quale aveva posto
nel suo zelo, nell'ingegno e nella perizia delle cose della guerra
grandissima confidenza. Trovandosi egli in un luogo detto Baskinbridge
lontano a venti miglia dai quartieri dei nemici, si credeva fuori di
ogni pericolo, e stava a mala guardia. Alloggiava un dì discosto molto
dal grosso delle sue genti con alcuni pochi soldati. Il colonnello
Harcourt, il quale co' suoi cavalleggieri scorazzava la contrada, ebbe
per mezzo di un Leale avviso della cosa, ed a corsa si avviò al luogo,
dove tanto incautamente stanziava Lee. Arrivatovi sprovvedutamente, si
assicurò senza strepito delle sentinelle, ed entrato a furia nella casa
gli pose le mani addosso, e lo arrestò. Fattolo poscia immantinente su
d'un veloce cavallo montare, colla medesima prestezza e felicità lo
condusse prigione nella Nuova-Jork. La qual cosa conosciuta dagli
Americani ne sentirono somma molestia, mentre gl'Inglesi ne presero
grandissimo contento, i quali andavano vantandosi, aver acquistato il
palladio americano. Di questo fatto se ne fecero grandi allegrezze in
Inghilterra, e perfino nella Corte, come se fosse stata vinta qualche
gran battaglia, o come se questo fosse più prospero avvenimento
dell'invasione stessa della Cesarea, e dell'acquistate speranze di
entrar di corto nella città di Filadelfia. Nacque poi da questo
accidente una molto acerba contesa tra i generali delle due parti in
rispetto al modo, col quale esso generale Lee, e tutti gli altri
prigionieri di guerra dovessero esser trattati. A' tempi di Gage non
aveva mai questi voluto consentire allo scambio dei prigionieri. Dal che
ebbero origine molte crudeltà dall'una parte, e dall'altra. Ma quando
Howe pigliò egli il generalato, o sia per la natura sua, che più umana
fosse di quella del suo antecessore, o per le istruzioni, che intorno a
ciò avesse ricevuto dal governo, o sia veramente, che per bella forza
fosse indotto a ciò fare per la gran quantità degl'Inglesi, che venuti
erano in mano degli Americani, era calato agli scambj, i quali avevano
luogo di quando in quando. Ma, preso Lee, non volle il generale inglese
far con questo a buona guerra, e lo fe' confinare in una stretta
prigione, nella quale era molto diligentemente custodito, come se un
prigioniero di Stato fosse. Allegavasi dal canto suo, che essendo Lee
descritto come uffiziale negli eserciti inglesi doveva disertore e
traditore riputarsi. Nel che è da sapersi, che Lee tirava prima la mezza
paga come uffiziale inglese; ma in sul bel principio della guerra
americana aveva chiesto la licenza, e rassegnato il grado suo in
Inghilterra, per potersi, come libero, agli stipendj dell'America
condurre. Ma o sia, che la rinunziazione non fosse arrivata in tempo, o
che nella mente del governo, o dei generali inglesi più potesse l'odio
veramente grande, che concetto avevano contro di lui, che l'uso delle
polite nazioni, lo volevan credere e trattare piuttosto come prigioniero
di Stato, che di guerra. Non avendo Washington in poter suo alcun
uffiziale inglese, che fosse constituito nel grado di Lee, aveva fatto
la proposta a Howe di scambiarlo con sei uffiziali essiani; ed in caso
la proposta accettata non fosse, richiedevalo, fosse Lee trattato a quel
modo, che al suo grado si conveniva, e ch'era conforme non solo all'uso
delle civili nazioni, ma ancora a quello, che gli Americani medesimi
tenuto avevano verso gli uffiziali inglesi prigionieri di guerra.
L'Inglese ricusò. Il congresso decretò, si rappigliasse; e che il
luogotenente colonnello Campbell con cinque uffiziali essiani fossero
incarcerati e trattati, come Lee. Ciò fu eseguito. Ma i Massacciuttesi,
trovandosi Campbell in Boston, arrosero molto sulla risoluzione del
congresso, e lo confinarono in fondo di una prigione ad uso dei
malfattori, dove gli era usato un grandissimo rigore. Washington non
avrebbe voluto, si procedesse tant'oltre, stantechè Lee era bensì
imprigionato, ma non già maltrattato. Temeva anche delle rappresaglie,
essendo più Americani in mano degl'Inglesi, che non di questi in mano di
quelli. Ne scrisse con parole molto gravi al congresso. Ma egli stette
alla dura, e non vi fu modo, che Campbell e gli Essiani fossero
liberati, finchè non ebbe Howe consentito a tener Lee nel grado di
prigioniero di guerra.

In mezzo a queste altercazioni si sospendè il cambio dei prigionieri.
Quei che si trovavano nella Nuova-Jork ebbero a provar ogni sorta di
maltrattamento. Eran essi rinchiusi nelle chiese, ed in altri luoghi
esposti a tutte le intemperie dell'aria. Non era loro concesso cibo
sufficiente, pane poco e pessimo, companatico nissuno o non mangereccio.
Gli ammalati misti coi sani, l'immondizia incredibile, scherniti dalle
soldatesche, ed ancor più dai leali. Niuna specie di conforto. Ne
nacquero un tanfo intollerabile, e malattie mortalissime. Meglio, che
quindici centinaia passarono di questa vita in poche settimane.
Credevasi, tanta crudeltà fosse a sciente per costringere i prigionieri
a pigliar soldo nell'esercito inglese. Il che noi non ardiremmo
affermare. Vero è bene, che a ciò fare erano esortati instantemente
dagli uffiziali del Re. Ma ricusavano, preferendo una morte certa
all'abbandonamento della patria. Poco più accettevol era la condizione
degli uffiziali. Svaligiati prima e spogliati dagli avari soldati, eran
poi nella cattività loro bersaglio ad ogni tristo. Alcuni furon tratti,
feriti come erano, e quasi nudi a dileggio di popolo sulle carrette per
le contrade della Nuova-Jork. Gli chiamavano, in mezzo agli scherni ed
alle imprecazioni ribelli e traditori. Alcuni altri ebbero anche a
toccar del bastone, perchè si studiavano di procurare qualche
alleggiamento ai gregarj, i quali morivano di fame e di morbo
negl'infetti abituri. Si era Washington doluto acerbamente coll'Howe, e
fattogli spessi e gravi richiami sull'inumano procedere verso i
prigionieri. Questi parte negava, parte si scusava, parte incolpava. Ma
che non fosse netto, il pruova l'aver egli ricusato la proposta
dell'Americano, acciò permettesse, che un agente suo venisse a far
dimora nella Nuova-Jork, a fine di provvedere di ogni bisognevole i
cattivi. Da questo la nimistà fra i due popoli diventava più intensa, e
gli odj si rincappellavano. In fine i sopravviventi furon liberati e
mandati allo scambio. Ma tal era la miserabil condizione loro, che molti
ne morirono per istrada, prima di poter rivedere la patria, e ciò che
tenevano più caro. Nacquero quindi nuove altercazioni, e di molto agre
parole tra i due capitani generali, pretendendo l'Inglese, che gli si
restituissero i suoi cattivi anche a ragguaglio dei morti, e negandolo
l'Americano. In somma da tutta questa bisogna dei prigionieri si può
comprendere, che nelle guerre cittadine gli amici diventano peggio che
nemici, e le nazioni più civili, barbare. Ma gl'Inglesi vi ebbero di
gran lunga maggior colpa.

Tornando ora, donde partimmo, il generale Sullivan, il quale, fatto
cattivo Lee, era sottentrato nel comando in luogo suo, obbediendo agli
ordini di Washington, traversata la Delawara a Filippoburgo, andò a
congiungersi con questo sul finir di dicembre, dimodochè a quei dì
montava la somma dell'esercito americano a sette migliaia di soldati, od
in quel torno. Ma per altro la più parte compivano le ferme coll'anno, e
si temeva di breve la totale dissoluzione.

Mentre l'esercito inglese perseguitava le reliquie dell'americano sulle
terre della Nuova-Cesarea, e che, varcata da queste a fatica la
Delawara, a sì debil filo si attenevano le speranze degli Americani, non
si dimostrava più benigna la fortuna loro sulle spiagge dell'Isola di
Rodi. Eran partiti a bordo d'un sufficiente navilio l'ammiraglio
Peter-Parker, ed il generale Clinton con due brigate inglesi, e due
d'Essiani per andar sopra quella provincia, e sottrarla dall'obbedienza
della lega. Non aspettando gli Americani questo assalto, non avevano le
difese apprestate, e perciò inabili al resistere si ritirarono,
lasciandola affatto in poter degl'Inglesi. La occuparon questi l'istesso
dì, che Washington varcò la Delawara. Fu questa una grave perdita alla
parte americana, sia per l'opportunità dei luoghi, e sia perchè
trovandosi in quelle acque l'armatetta dell'Hopkins, e molti armatori
che avevan fatto gran danni alle navi inglesi, furon tutti obbligati di
ritirarsi a gran fretta su pel fiume della Provvidenza, dove bloccati
dal nemico furono messi in silenzio, e stettero inutili gran tempo.
Occuparono anche gl'Inglesi le due isole vicine di Conanicut e della
Prudenza. Si ebbero due pezzi d'artiglieria. Furon pochi i prigioni.
Riuscì eziandio questa fazione dell'Isola di Rodi di molta utilità alla
parte degl'Inglesi; poichè di quindi potevano travagliare le cose del
Massacciusset; e gli ajuti, i quali raccolti sotto l'imperio del
generale Lincoln dovevano da quest'ultima provincia recarsi ad ingrossar
l'esercito di Washington, furon fatti soprastare, per tener a bada
Clinton, ed impedire che non perturbasse la quiete di quella provincia.
Lo stesso Connecticut era tenuto in gelosia, e non potette inviare
rinforzi alle genti, che militavano sulla Delawara.

Gl'Inglesi medesimamente, per impedire che le colonie meridionali non
potessero mandar ajuti a quelle di mezzo, nelle quali intendevano di far
impeto, rinnovarono nella state del presente anno coi leali e coi
selvaggi, che abitavano le parti superiori, le pratiche per fargli
correre a' danni della Giorgia, delle Caroline e della Virginia. E
quantunque i tentativi fatti nei precedenti anni per mezzo dei
regolatori e degli sbanditi scozzesi avessero infelice fine avuto,
speravano i mandatarj inglesi presso le nazioni indiane, e più di tutti
lo Stuart, uomo audace ed operoso molto, di poter coll'aiuto di queste
ottenere un miglior successo. Di esortazioni e di speciosi pretesti eran
maestri; d'oro e di presenti abbondavano. Spargevano, che una grossa
schiera d'Inglesi avrebbe sbarcato nella Florida occidentale; che,
traversato il territorio degl'Indiani denominati Creek, Chickesaw e
Cherokee, e congiuntisi i guerrieri loro avrebbero corso le Caroline e
la Virginia; e che nell'istesso tempo una numerosa armata, ed un grosso
esercito avrebbero dato gli assalti sulle coste. Stuart mandava attorno
fra i leali lettere circolari, invitandogli a venirsi a porre sotto lo
stendardo reale, il quale era stato rizzato nelle contrade dei Cherokee;
aggiungendo, che menassero e portassero seco loro i cavalli, i bestiami
ed ogni sorta di vettovaglie, le quali sarebbero loro a giusto prezzo
pagate. I leali ricordevoli ancora delle recenti sconfitte non fecero
alcun motivo d'importanza. Ma gl'Indiani mossi dalle parole e dai
presenti, siccome pure dalla probabilità della cosa, e dal desiderio del
sacco, accorrevano a stormo, e parevano voler correre popolarmente
contro le colonie. Le sei tribù stesse, le quali fin allora se n'erano
state religiosamente di mezzo, incominciavano a muoversi, e già avevano
commesse le ostilità sui confini. I Creek più avventati ruppero la
guerra, e la esercitarono colla solita barbarie. Ma avendo trovato, che
i fatti non corrispondevano alle parole, e che i soccorsi non
comparivano, si ristettero, e, dimandata la perdonanza, venne loro di
leggieri conceduta. E tanto furon essi, o nella fede costanti, o delle
parole inglesi diffidenti, od in tal modo compresi dal timore, che
quando poco dopo i Cherokee gli richiedettero degli aiuti, risposero
secondo l'usanza di quelle genti, che s'eran ben essi cavata quella
spina dal piè, e che bene gliene incoglieva loro. Ma i Cherokee non
istettero a soprastare. Assalirono con grandissimo furore le colonie,
commettendo danni e crudeltà collo scarpello e coi mazzeri. Ammazzavano
con eguale ferità, e coloro che abili erano a portar le armi, e coloro
ch'erano inabili, i vecchi, le madri, ed i pargoletti loro
indistintamente. In ciò facevano a tanto maggior sicurtà, ch'era
comparsa a quel tempo l'armata di Peter-Parker nelle acque di
Charlestown. Ma quando questa dopo l'infelice assalto dato al Forte
Moultrie, abbandonò le coste della Carolina, i Cherokee si trovarono in
grande stretta. Poichè, cessato il pericolo dalla parte inglese sulle
coste, le due Caroline e la Virginia, intente tutte a opprimere questo
male, mandarono le genti loro contro i Barbari, che devastavano la
contrada. Queste genti non solo gli sconfissero in varj affronti; ma,
entrate nelle contrade loro, tutto posero a ferro ed a fuoco, ardendo le
abitazioni, tagliando gli alberi, guastando le biade, e tutti coloro
ammazzando, che portato avevano, o tuttavia portavano le armi. Questo fu
un quasi totale sterminio della nazione dei Cherokee. Quei, che
sopravvissero, parte si sottomisero a tutte le condizioni del vincitore;
e parte, venute meno le vettovaglie, si rifuggirono collo Stuart
medesimo, autor principale della crudel guerra, e dell'eccidio loro,
nella Florida occidentale, dove il governo inglese gli mantenne del
pubblico. Cotal fine ebbe in quest'anno la guerra indiana, nella quale
si può osservare, che nissun gastigo fu mai nè altrettanto severo, nè
altrettanto meritato, quanto questo, che provò la nazione dei Cherokee
messa su da uomini crudeli ed avari, i quali tanto più avrebbero dovuto
vergognarsi di dar luogo a sì fatte enormità, in quanto che erano nati,
cresciuti, ed allevati sotto questo clemente cielo d'Europa.

Ma tempo è oggimai di ritornar a favellare delle cose del Canadà, nel
quale, non che posassero le armi, con grandissima contenzione si
adoperavano. Abbiam noi nel precedente libro raccontato, come gli
Americani cacciati dall'armi britanniche, abbandonato tutto il Canadà
inferiore, e perfino Monreale e San Giovanni, si erano ritratti a
Crown-point, nel quale luogo gl'Inglesi non avevano potuto seguitargli
per difetto delle navi necessarie non solo a traversar il lago
Champlain, ma anche a combatter quelle, che a difesa loro avevano gli
Americani apprestate. Ma tal era l'importanza per la esecuzione dei
disegni degli Inglesi, che ottenessero essi la signoria dei laghi, che
Carleton stava tutto intento per apprestar il navilio. Voleva, seguendo
le istruzioni dei ministri, penetrare per la via dei laghi sino al fiume
del Nort, e quindi recatosi ad Albania congiungersi e cooperare
coll'esercito della Nuova-Jork. Nel qual caso non era dubbio, che
trovandosi separate da un esercito molto grosso e vittorioso le province
della Nuova-Inghilterra dalle altre, le cose americane si sarebbero in
gravissimo pericolo ritrovate. Quest'era il disegno, che da lungo tempo
aveva covato nelle teste inglesi, e del quale tanto si dilettavano i
ministri. Per verità la natura stessa dei luoghi del Canadà sino alla
Nuova-Jork pareva dar favore a quest'impresa; conciossiachè, cavatone
quelle alture, che tra l'estremità superiore del lago Giorgio e la
sinistra sponda del fiume del Nort si frappongono, le quali non sono
spazio maggiore di sedici miglia, tutto il tragitto dall'una all'altra
di quelle due province si può fare sulle navigabili acque, prima pel San
Lorenzo, poi pel Sorel, e quindi, pel lago Champlain, e da questo pel
lago Giorgio, o pel Wood-creek sino alle terre di mezzo, e finalmente
pel fiume del Nort sino alla città della Nuova-Jork. Siccome poi
prevalevano grandemente gl'Inglesi di navilio, che il Canadà stava a lor
divozione, che il capo principale della resistenza era nelle province
della Nuova-Inghilterra, e che le vicinanze della Nuova-Jork erano molto
acconce agli assalti marittimi, così non si può negare, avesse questo
pensiero in se stesso molta ed utilità ed opportunità. Ma la difficoltà
dell'impresa di Carleton era eguale all'importanza sua. Si aveva a
construrre od a ricomporre una flotta di trenta vascelli armati di
diversa grandezza, ed alti a portar le artiglierie, ed al combattere;
delle quali cose l'una e l'altra erano malagevoli ad eseguirsi per la
mancanza dei materiali. Il trasporto poi in certi luoghi per terra, ed
il trar su pel ratti di Santa Teresa e di San Giovanni trenta barconi
lunghi, molte piatte da carico, una gondola di trenta botti, con
quattrocento altri battelli, era opera che pareva non che malagevole
quasi impossibile. Ma i marinari inglesi per la perizia ed audacia loro
non se ne sgomentarono. I soldati stessi gli secondavano, ed i paesani,
fatti tralasciar l'aratro e la marra, erano spinti per forza ad entrare
a parte della fatica. In ciò si affrettavano molto i Capi inglesi per
prevenir l'inverno, che già si avvicinava, (queste cose si facevano nei
mesi di luglio d'agosto, e di settembre); conveniva varcare due lunghi
laghi; erano incerte le novelle sulle forze del nemico, il quale stava
riparato nelle Fortezze di Crown-point e di Ticonderoga; avuta la
vittoria per mezzo delle navi più grosse sul lago Champlain, quelle
forse non avrebber potuto passare l'emissario tra il medesimo ed il lago
Giorgio, dove peraltro dovevano necessarie essere. Superati finalmente
tutti questi ostacoli, rimaneva, che si traversassero le terre di mezzo,
selvose, paludose ed intricate per arrivare sulle rive del fiume del
Nort, e recarsi sino ad Albania, nel quale luogo solo potevasi sperare
di trovar riposo e rinfrescamento di ogni cosa. Ma non si ristavano
gl'Inglesi a tante difficoltà. Pareva anzi, che a misura di quelle
crescesse l'animo loro, ed in questo era eguale l'ardor dei soldati a
quel dei capitani. Conoscevano benissimo l'importanza della cosa, e che,
se avessero potuto arrivare ad Albania prima dell'inverno, sarebbe stato
la totale vittoria, ed il fine della guerra. Nè non erano molto
stimolali dai prosperi successi ottenuti dall'esercito della Cesarea.
Ardevano di desiderio di aver parte ancor essi alla riuscita della
guerra; e temevano, se non si affrettassero, che quello solo acquistasse
la gloria di averla condotta a compimento. Lavoravano adunque con
grandissima contenzione. Ma ciò nonostante, non potette esser terminata
l'opera loro, e la flotta pronta al navigare, se non quando era già la
stagione trascorsa sino al mese d'ottobre. Era quella molto gagliarda, e
tale, che non mai su quei laghi si era la somigliante veduta, e non
sarebbe nemmeno stata da tenersi a vile sui mari d'Europa. La Capitana,
denominata l'Inflessibile, portava 18 cannoni, che buttavano dodici
libbre di palla. Avevansi due grossi giunchi, uno di quattordici e
l'altro di dodici; un fodero molto largo fornito di dodici cannoni con
molti obici; ed una gondola di sette. Seguivano venti battelli, ed
alcuni barconi lunghi armati di cannoni e di obici, con parecchie altre
barche ad uso di palischermi. Quest'erano le navi atte a combattere. Ma
abbondavano in grandissima copia le passeggiere ad uso di trasportar le
vettovaglie, le bagaglie, le munizioni e le armi di ogni sorta. Guidava
tutta l'armata il capitano Pringle, marinaro espertissimo; le ciurme
erano pratiche de' luoghi, numerose ed accese di grandissimo desiderio
della vittoria. I soldati poi da terra erano accampati ne' vicini
luoghi, pronti, vinte che fossero le battaglie navali, ed avuta la
signoria dei laghi, a correre contro il nemico nelle battaglie
terrestri. Tremila soldati avevano gli alloggiamenti loro nell'Isola
delle Noci, ed altrettanti a San Giovanni; i rimanenti parte sulle navi,
e parte qua e là nelle vicine guernigioni.

Contro tanti apparati facevano gli Americani gli estremi sforzi loro. I
generali Schuyler e Gates soprantendevano il tutto. Arnold poi si
trovava presente, e con quel suo smisurato ardire spirava coraggio a
tutti. E siccome l'esito della guerra in queste parti dipendeva in tutto
dalla forza dell'armata, così niuna diligenza tralasciavano gli
Americani per ingagliardir la loro, e di tutte le cose necessarie
fornirla. In questo però la cosa non riusciva all'aspettazione. Mancavan
loro i legnami, e quei pochi che potevano ottenere, era d'uopo
procacciare di lungi; nè la portata delle artiglierie era eguale a gran
pezza al bisogno. Difettavasi ancora grandemente di marangoni, i quali,
i più, si erano ai porti verso la marina condotti, dove molto faticavano
nella costruzione dei legni da andar in corso. Quindi è, che nonostanti
l'assiduità e la perseveranza, colle quali insistevano al lavoro delle
navi, la flotta non sommava che a quindici vascelli di diversa
grandezza, due giunchi, una corvetta, una fusta, tre galee, ed otto
gondole. Le più grosse artiglierie, che si trovavano sul giunco
principale, buttavano solamente sei libbre di palla. E perchè non
mancasse al governo di questa armata un capitano, il cui ardire fosse
uguale alla difficoltà ed al pericolo dell'impresa, le fu preposto
Arnold. Doveva questi quella chiarezza, che acquistato s'era nelle
battaglie terrestri, ora mantenere nelle navali. L'esercito americano
poi, il quale malgrado i molti ostacoli, e specialmente il vajuolo, che
l'aveva travagliato, per l'industria e la diligenza dei capitani saliva
a otto o nove migliaia di soldati, alloggiava a Ticonderoga, avendo però
lasciato una grossa guardia a Crown-point. Stando ogni cosa in pronto da
ambe le parti, Carleton impaziente della vittoria spingeva avanti tutta
l'armata verso Crown-point per incontrarvi l'inimico. Già era giunto a
mezzo il lago, senza che avesse potuto discoprirlo, ed andava a suo
viaggio senz'alcun sospetto, quando tutto ad un tratto apparve agli
occhi degl'Inglesi l'armata americana, la quale molto opportunamente
s'era appiattata dietro l'isola di Valicour, e chiudeva il passo per
quel braccio del San Lorenzo, che scorre tra quest'isola e la sponda
sinistra del fiume. A questa vista insperata si commossero grandemente
gli uni e gli altri; gli Inglesi pel corso pericolo, gli Americani per
la moltitudine e la grossezza pelle navi nemiche, delle quali alcune,
cosa inudita su quei laghi, erano fornite di tre alberi. Ne seguì
immantinente una feroce battaglia. Ma gl'Inglesi trovandosi sottovento
non potevano prevalersi di tutte le navi loro, dimodochè nè
l'Inflessibile, nè le altre più grosse potettero dar dentro. Solo
combattettero il giunco, il Carleton, ed i battelli. Nel che diedero
pruove di una perizia e di un coraggio non ordinarj. Gli Americani dal
canto loro sostennero la battaglia con maraviglioso valore, la quale
durò per ben quattr'ore. Finalmente continuando il vento a soffiar
contro gl'Inglesi, e vedendo, che costretti a combattere con una sola
parte delle forze contro tutta l'armata nemica non facevan frutto, il
capitano Pringle richiamò, facendosi già notte, dalla battaglia i suoi,
e pose le sue navi arringate in faccia, e presso a quelle del nemico.
Arse in questo affronto il miglior giunco degli Americani, ed una
gondola andò a fondo. Trovavansi in grave pericolo, e temevano una
totale sconfitta, se in quel luogo stesso aspettato avessero una seconda
battaglia. Perciò si determinarono ad andarsi a raccoppiare sotto le
mura di Crown-point, dove speravano, che l'artiglierie del Forte
avrebbero conguagliato la superiorità delle forze nemiche. Parve,
volesse la fortuna mostrarsi favorevole a questo disegno di Arnold; e
già le sue navi, perduta la vista delle inglesi, navigavano velocemente
verso la nuova stazione; quando, diventato improvvisamente il vento
prospero alle inglesi, che le seguitavano, queste sopraggiunsero loro
addosso, prima che arrivar potessero a Crown-point. Quivi si rinfrescò
con più rabbia di prima la battaglia, la quale durò per ben due ore. Ma
quelle navi americane, ch'erano nell'antiguardo, cioè una galea e tre
bastarde, giovandosi dell'occasione, che le altre tenevano a bada il
nemico, dato alle vele, si ritirarono a Ticonderoga. Rimanevano
coll'Arnold due galere e cinque gondole, che facevano una disperata
difesa. In questo mezzo la galea il Washington condotta dal brigadier
generale Waterburg, abbassata la tenda, si arrendè. In tanto pericolo
vedendosi Arnold al di sotto, sia pel numero delle navi, sia per la
quantità e la portata delle artiglierie, e sia ancora, perchè alcuni de'
suoi non facevano quelle parti che dovevano, determinò di cedere alla
fortuna in guisa però, che nè il suo navilio, nè i suoi soldati, nè i
marinari non venissero in poter del nemico. Adunque con eguale destrezza
che intrepidità mandò a traverso, e fe' arenare sulla spiaggia la galea
il Congresso, sopra la quale ei si trovava. L'istesso fece delle cinque
gondole. Ma queste cose mandò ad effetto in modo, che le sue genti
ebbero tempo di sbarcare, e di ardere le navi, avendo a ciò contrastato
gl'Inglesi invano per causa del vento, che soffiava da terra, e per la
strettezza del lago. Arnold fu l'ultimo ad arripare. Perciocchè non
volle abbandonar la sua nave, se non quando già era in fiamme, e dopo
d'aver tenuto sino all'ultimo l'insegna inalberata. La qual cosa fu
dagli Americani tutti tenuta un'azione degna di un animo forte e
generoso. La rotta, quantunque grave, ricevuta dall'Arnold, non solo non
nocque alla sua prima fama di guerriero valente ed animoso, ma gli
acquistò di vantaggio il nome di pratico e destro marinaro. Gli
Americani abbandonaron tostamente Crown-point, non senza di averlo prima
smantellato, arso e distrutto tutte quelle cose che non potettero
trasportare. Carleton l'occupò, e venne fra breve a congiungersi con
esso lui il rimanente dell'esercito. Cotal fine ebbe l'impresa, che per
far piuttosto la sedia della guerra nel paese degli inimici, che
aspettare, fosse trasferita nel proprio, tentarono gli Americani nel
Canadà. Così venne del tutto in poter degl'Inglesi il lago Champlain, ed
altro ostacolo non rimaneva loro a superare per entrare nel lago
Giorgio, se non la Fortezza di Ticonderoga. Se Carleton avesse potuto
spingersi avanti, subito avuta la vittoria, ed in tal modo valersi della
confusione, in cui era sulle prime il nemico, forse che si sarebbe senza
molta difficoltà impadronito di quella importante Fortezza. Ma un vento
da ostro, che soffiò per lo spazio di molti giorni, glielo impedì. In
questo frattempo vi si affortificavano gli Americani con quella maggior
diligenza, che sapevano e potevano. I cannoni furon posti sui carretti,
nuovi bastioni furon construtti, ed i vecchi rassettati. Questi si
accerchiarono con fossi, e si palificarono. Nuove genti si fecer venire
in fretta per ingrossar la guernigione, e seguendo gli ordini di
Washington si sgomberarono a luoghi più lontani i buoi ed i cavalli,
acciò non potessero gl'Inglesi con elli vivere, e someggiare. Intanto
non aveva tralasciato Carleton di mandare frequenti masnade di
speculatori per le due rive del lago, e quando pel vento gli fu
permesso, anche alcune navi delle più sottili sino nelle vicinanze di
Ticonderoga, per ricavare, quali fossero l'animo e le forze del nemico,
e la condizione della Fortezza. Ebbe in avviso, che questa era
fornitissima, e la guernigione piena di ardire. Considerò pertanto, che
la oppugnazione sarebbe stata lunga, difficile e molto sanguinosa; e
che, questo stante, il benefizio che si poteva ottenere dall'acquisto
della Fortezza, non sarebbe uguale alla perdita. Essendo già il verno
grande, ed i tempi sinistri alla guerra, non si poteva nè invernar senza
pericolo sul lago Giorgio pel difetto delle vettovaglie, e per la
difficoltà di tenere aperte le vie verso il Canadà, nè usar la guerra
con isperanza di buon successo nelle fredde e deserte regioni, che
questo lago dal fiume Hudson dividono. Quindi è, che ei giudicò, che la
presa di Ticonderoga riuscirebbe in quella stagione pressochè inutile; e
giacchè si aveva la signorìa dei laghi, si poteva ritornare sopra di
questa molto presto al tempo nuovo, senza esporre i soldati alle fatiche
ed ai pericoli di una guerra poco guerriabile in quei tempi del più
fitto inverno. Fatte adunque le sue consulte, allentò il pensiero di
assaltar quella Fortezza, e deliberò di ritirare il suo esercito nei
luoghi più bassi verso Monreale, e così fece sull'entrar di novembre,
lasciando le sue prime scolte all'Isola delle Noci. Ma prima di
andarsene ebbe per la singolar cortesia ed umanità dell'animo suo
mandato alle case loro gli uffiziali americani, che prigioni erano
venuti nelle sue mani, somministrando loro tutte quelle cose, delle
quali bisogno avevano. L'istessa generosità usò verso i gregarj, i quali
la più parte pressochè nudi essendo, fe' rivestire, e fornir di tutto il
bisognevole, avuta però la fede dagli uni e dagli altri, non portassero
le armi contro i soldati del Re. Questo consiglio di Carleton dell'esser
ito a quartiere fu da parecchj biasimato come timido, e pregiudiziale
molto alla somma della guerra. Imperciocchè, se si fosse già fin
d'allora impadronito di Ticonderoga, ed avesse fatto svernar le sue
genti nei vicini luoghi, avrebbe potuto uscire a campo molto per tempo
nella seguente primavera. Nel qual caso non era da dubitare, che la
guerra avrebbe un tutto diverso fine avuto da quello ch'ella ebbe in
fatti. Ma il rendersi padrone di un luogo per natura e per arte tanto
forte, quanto era veramente Ticonderoga, dipendeva al tutto dalla
difesa, che vi avrebbero fatto dentro gli Americani; e certamente dal
numero loro, dal valor dimostrato nei precedenti combattimenti navali, e
dalla fede, che avevano grandissima nei Capi loro, dovevasi presumere,
che sarebbe stata e lunga ed ostinata. Senza di che doveva pur molto
importare la considerazione delle vettovaglie e della comunicazione del
Canadà. Comunque ciò sia, questa ritirata del generale inglese, e questa
invernale sosta riuscirono di grandissimo giovamento agli Americani.
L'esercito che aveva militato sotto il generale Lee, ebbe abilità di
andarsi a congiungere con quello di Washington sulle rive della
Delawara, ed una parte dello stesso esercito canadese potette condursi
sotto gli ordini di Gates al medesimo destino.

In questo tempo stava la fortuna americana in sul crollo della bilancia,
ed il minimo caso sinistro avrebbe bastato a farle avere il trabocco. Di
questo più si doveva temere, che sperar del contrario. Due grosse
province la Nuova-Jork e l'Isola di Rodi erano già venute tutte intiere,
siccome pure la più grande e la miglior parte della Cesarea, in mano
dell'esercito vincitore. E sebbene le armi anch'esse vittoriose di
Carleton avessero arrestato il corso loro sotto le mura di Ticonderoga,
poca speranza si poteva avere, che, fatto un nuovo sforzo nella
primavera, non s'impadronissero di questa Fortezza, ed arrivate sulle
sponde del fiume del Nort non si congiungessero coll'esercito della
Nuova-Jork. Nè potevasi ragionevolmente aspettare, che Washington,
inferiore di forze egli stesso al suo avversario, fosse in condizione di
poter rimandar all'esercito canadese quelle genti, che per la tregua
nata sui laghi erano venute a trovarlo sulla Delawara. L'esercito suo
poi, quantunque, come abbiam veduto, fosse stato ingrossato per alcuni
aiuti, non era però con quello del nemico a gran pezza da paragonarsi nè
pel numero, nè pell'ardire, nè per la disciplina dei combattenti, nè per
la quantità delle provvisioni d'ogni maniera, nè per la qualità
dell'armi. Sottentrava poi anche quella peste dell'esercito americano,
vogliam dire il finir delle ferme dei soldati, che minacciava una
prossima e quasi totale dissoluzione. Nè non dava molta molestia ai Capi
il pensare alla prontezza, colla quale i popoli delle province
sottomesse, e principalmente quelli della Nuova-Jork, si apparecchiavano
a mutar fede, e correvano ai perdoni. Alcuni si arrolavano eziandio
sotto le insegne reali, e sembrava, volessero alla civil guerra inglese
arrogere la civil guerra americana. E siccome erano dati loro i perdoni,
e ricevuti in grazia, così temevasi, che l'esempio loro avesse a riuscir
pernizioso anche per le altre province, e che si destassero dappertutto
maligni umori. Si sapeva, che in ciò si esercitava vivamente il
governatore Tryon, il quale a bella posta stato era nominato Brigadier
generale, e già aveva fatto grandissimi frutti. Per lo contrario la
bisogna dello arrolare andava molto lenta dalla parte degli Americani; e
di più molti disertori assottigliavano di dì in dì l'esercito già di per
sè stesso tanto debole. A tutti questi mali augurj si aggiungeva un
altro peggiore, e questo era, che i biglietti di credito incominciavano
a scapitare; e siccome quasi niun'altra sorgente d'entrata pubblica si
aveva fuori di questa, non osando il governo, tuttavia troppo tenero in
quei principj, por mano alle tasse di moneta, e quando osato l'avesse,
non potendo tali tasse, se non accrescere il male, aumentando il
discredito dei biglietti, si temeva, che fosse per mancar di breve quel
nervo principale delle guerre, la pecunia. Il gittar poi nuovi biglietti
gli avrebbe certamente fatti cadere in maggior bassanza. Eppure
astenersi dal gittarne, pei bisogni dello Stato ognor crescenti, non
potevano. Nè vi mancavan di quelli, i quali non che gli ricevessero a
perdita, non gli volevan ricevere del tutto. Adunque un presente tempo
pericoloso, ed un futuro pericolosissimo si appresentava alla mente
degli Americani. Si temeva da tutti, e si diceva da molti, che l'ora
dello spegnimento dell'independenza fosse vicina a quella del suo
nascimento. Parecchj ancora forte, ed apertamente biasimavano il
congresso per aver chiarito l'independenza, ed in tal modo chiusa la via
ad ogni onorevole accordo. Perciocchè se prima della dichiarazione si
poteva compor con onore, dopo non si poteva se non con vergogna, e senza
che diventassero gli Americani la favola del mondo.

In mezzo a tante e così gravi difficoltà il congresso non si perdette
d'animo, e deliberò di mostrare il viso alla fortuna. Non che facesse
vista di disperarsi, maggior fiducia dimostrava; ed in tanta depressione
di cose nissun dubbio pareva, ammettesse sul finale esito dell'impresa.
Conosceva egli, che buono studio vince rea fortuna. I membri suoi
risguardando alla gloria anteponevano la pericolosa guerra alla
pericolosa pace. E pel modo, col quale sostennero l'impeto dell'avversa
fortuna, allorquando parevano le cose loro vicine all'ultima rovina,
fecero sì, che il nome loro dovesse fiorire per la lode singolare di
aver poste le fondamenta ad un nuovo Stato. Si maravigliavano le genti
per ogni dove a tanta costanza; e se prima, allorquando i prosperevoli
venti parevano volere questa americana nave nel sicuro porto spinger di
breve, la sapienza dei piloti lodavan esse universalmente, ora essendo
la medesima da una feroce burrasca sbattuta e quasi sommersa, l'ardire e
la magnanimità loro ed ammiravano grandemente, e con efficacissime
parole magnificavano. Cresceva in proporzione negli animi europei le
benevolenza verso gli Americani, siccome l'odio contro l'Inghilterra,
per voler essa soggettare, ed ai termini della servitù ridurre popoli sì
generosi. Tanto o per ambizione si dilettano gli uomini degli sforzi,
che fanno i deboli contro i potenti, o per commiserazione amano quelli,
che fanno gli uomini generosi contro l'avversa fortuna. Quest'erano le
americane afflizioni e virtù, allorquando, depresse le cose della
repubblica, non appariva scintilla alcuna di lume propinquo.

Già raccontato abbiamo, quali siano state le risoluzioni del congresso a
fine d'ingrossar con nuove leve l'esercito, e per allontanare il
pericolo della brevità delle ferme, siccome pure per far correre
all'armi le bande paesane. Intanto, come se presente non fosse, o non
incalzasse così vicino un possente nemico, piacque al congresso di andar
considerando alcuni articoli di confederazione e di perpetua unione tra
gli Stati, acciocchè ognuno di questi venisse a conoscere, e l'autorità
propria al di dentro, ed i suoi rispetti verso gli altri, e quali
fossero nel capo della lega, cioè nel congresso medesimo le facoltà a
reggere e governare il tutto. Furon essi articoli vinti nella tornata
del congresso dei quattro ottobre, ed inviati spacciatamente per
l'approvazione alle assemblee di ciascun Stato. I principali erano i
seguenti:

Che i tredici Stati si confederassero insieme sotto il nome _degli Stati
Uniti d'America_;

Che si obbligasser tutti, e ciascheduno alla comune difesa, e per le
libertà loro mantenere;

Che ad ogni Stato particolare fosse conservata la facoltà di regolar le
cose del suo governo interiore in tutto ciò, che non fosse contrario
agli articoli della confederazione;

Che nissuno Stato particolare potesse nè mandare, nè ricevere
ambascierie, nè negoziare, nè far trattati, nè romper la guerra
(eccettuati i casi di repentino assalto) con alcuno re, principe, o
potentato qualsivoglia senza il consentimento degli Stati Uniti;

Che nissuno, che tenesse o maestrato, o uffizio, o commissione
qualsivogliano dagli Stati Uniti, o da qualcuno di essi, ricever
potesse, nè presenti, nè paghe, nè uffizj, nè titoli di niuna sorta da
alcun re, principe, o potentato forestiero;

Che non potesse niuna assemblea conferir titoli di nobiltà;

Che nissuno Stato potesse fare alleanze, o trattati qualsivogliano con
un altro senza il consenso di tutti;

Che ciascuno Stato particolare potesse sia in pace, che in guerra quel
numero di navi da guerra, o di soldatesche tenere, e non più di quanto
dall'assemblea di tutti gli Stati stabilito fosse;

Che vi dovesse essere un tesoro generale ad uso della lega da riempirsi
dalle rate particolari di ciascuno Stato, le quali determinar si
dovessero all'avvenante del numero degli abitatori di ogni età, sesso ed
ordine, eccettuati però gl'Indiani;

Che ogni anno il primo lunedì di novembre si convocasse a Filadelfia un
congresso generale dei deputati di tutti gli Stati, al quale tutte
quelle facoltà concedute fossero, che ai reggitori supremi delle nazioni
si appartengono. E di tutte queste fu fatta una diligente enumerazione;

Che gl'impiegati, che tirassero o stipendio, o salario, o emolumenti di
qualsivoglia natura si fossero, avessero divieto dal congresso;

Che vi fosse un Consiglio di Stato composto di un deputato per ciascuno
Stato da eleggersi ogni anno dai suoi colleghi dello Stato medesimo, e
nel caso che questi non si accordassero, dalla generale assemblea;

Che ciascuno Stato rendesse un solo suffragio;

Che il Consiglio di Stato avesse, e duranti le tornate, ed a' tempi
delle vacanze della generale assemblea, la facoltà di governare gli
affari generali della lega, consistendo però sempre nei limiti
prescritti dalle leggi, e particolarmente dagli articoli della lega
medesima.

Fu lasciato luogo alla provincia del Canadà ad entrare nella lega.

Poscia il congresso per confortar coloro, che sbigottiti si erano al
sinistro aspetto delle cose, e perchè colla fortuna non si mutassero gli
animi dei popoli, mandò fuori un cartello, col quale, raccontato prima
la giustizia della causa loro, le lunghe ed inutili supplicazioni, ed i
crudeli procedimenti dei ministri, la necessità della dichiarazione
dell'independenza, e l'universale consenso, col quale era stata
approvata, andò annoverando i prosperi successi, che accompagnato
avevano le armi americane nelle settentrionali province, la cacciata di
Boston, il ributtamento di Charlestown, l'arrestamento a Ticonderoga,
l'abbondanza delle prede fatte sul mare, la copia delle vettovaglie, e
la speranza di poter presto fornir l'esercito delle vestimenta, delle
quali abbisognava. Gli esortò quindi, e particolarmente i popoli della
Pensilvania, della Nuova-Cesarea, e dei vicini Stati, stessero concordi
e forti nel difendere la patria. Addusse, che la presente condizione non
era da niun errore commesso dai Capi, o da difetto di valore nei soldati
da riconoscersi; ma bensì dalla brevità delle condotte. Ricordava, che
già i principi forestieri avevano accomodato l'America di molte cose
necessarie all'uso della guerra, e che si aveva la certezza di averne a
ricevere più efficaci ajuti; che non mancassero a sè stessi, e non
permettessero, che la ricca e popolosa città di Filadelfia venisse in
poter del nemico; che non lasciassero fuggir la occasione di opprimere
l'esercito di lui principale ora, che si trovava lontano dalle navi,
nelle quali la sua principal forza consisteva. E quantunque la perdita
di Filadelfia non fosse per essere la perdita della causa, tuttavia non
permettessero, che il nemico ne trionfasse; che lo raffrenassero; che lo
arrestassero; che convincessero gli amici dell'America, anche i più
lontani, che quivi fosse una mente sola, ed una sola volontà per
difendere contro uomini crudeli, ciò che l'uomo ha, e dee tenere più
caro; pensassero, che si trattava di acquistar una perpetua quiete e
sicurtà agli Stati Uniti, ed a' loro nomi una gloria immortale;
durassero; serbassero sè medesimi a più prosperi successi; risorgessero
a miglior fortuna.

E perchè l'autorità della religione confortasse e tenesse anch'essa in
fede i popoli, determinarono, che si dovesse dalle assemblee dei diversi
Stati fermar un dì di digiuno, di umiliazione, e di preghiera per
impetrar dalla clemenza dell'altissimo Dio prosperità alle armi e
felicità alla giusta causa americana.

Ma crescendo vieppiù il pericolo, ed avvicinandosi il nemico alle rive
della Delawara, il congresso a ciò confortato dai generali Putnam e
Mifflin deliberò addì dodici decembre di allontanarsi da Filadelfia,
aggiornandosi al giorno venti dello stesso mese a Baltimore nella
Marilandia. Partito il congresso da quella città gli abitatori entrarono
in grandissimo spavento, sia pel timore dell'esercito nemico, sia anche
per quello dei leali, che vi abbondavano; poichè sebbene molti iti
fossero per aver i perdoni a trovar i commissarj inglesi, un più gran
numero erano rimasti, e si dubitava forse fossero per fare qualche
motivo pregiudiziale alla pubblica tranquillità; poichè già avevano
impedito coi clamori e colle minacce loro, che non si fortificasse la
città, come si era voluto fare. Questi erano la maggior parte della
generazione dei Quaccheri. Washington era stato obbligato a mandarvi una
buona smannata di soldati d'ordinanza sotto gli ordini del Lord
Stirling, perchè i fedeli confortassero, e frenassero gli avversi.

Assembratosi il congresso a Baltimore, considerato l'imminente pericolo,
e la necessità dell'autorità dittatoria, decretò, che avendo la più
intiera fede posta nella saviezza, nel vigor della mente e nella
rettitudine del generale Washington; fosse questi investito della più
piena, ampia e compiuta facoltà di levare e raccorre nel più speditivo
ed efficace modo da qualcuno, o da tutti gli Stati Uniti sedici
battaglioni di fanti in arrota a quei dal congresso già ordinati, e di
eleggerne gli uffiziali; di levare, fornire, compire di uffiziali
tremila cavalleggieri, tre reggimenti d'artiglieri ed uno di ingegneri,
e di stabilir loro le paghe; di chiamar dagli Stati, e far marciar le
milizie; di far canove come e dove più giudicasse conveniente; di dar le
licenze, e far gli scambj a tutti gli uffiziali sotto il grado di
brigadier generale, e di empir tutte le vacanze in qualunque parte
dell'esercito; di pigliare, ovunque ci fosse, e quantunque gli
abbisognasse per l'uso dell'esercito, mettendo alle robe richieste un
giusto prezzo, quando gli abitanti di buon grado vender non le
volessero; di far por le mani addosso, e sostener tutti coloro, che i
biglietti di credito rifiutassero, od in qualunque modo disaffezionati
si mostrassero, mandando ai rispettivi Stati, ai quali i sostenuti
appartenessero, i nomi loro, la natura delle offese, ed i testimonj da
comprovarle. Statuirono eziandio, che tali straordinarie facoltà
dovessero in Washington durare sino a sei mesi, se però diversamente non
determinasse il congresso. In cotal modo i governatori dell'America
mossi da un estremo pericolo, e dalla virtù del capitano generale in lui
solo rimettettero tutto il pondo della guerra. In tanta depressione
delle cose loro, ed in mezzo a tante calamità non si udì fra gli
Americani alcuno, che accennasse non che il sospetto del tradimento,
quello solamente di negligenza, o d'insufficienza nei primi Capi
dell'esercito, e principalmente nel Capitano generale, nè venne meno
quella fiducia, che in lui grandissima collocato avevano. Esempio da
notarsi di temperanza e di modestia cittadina; imperciocchè quel popolo
non credeva sè stesso invincibile per orgoglio, nè era sospettoso per
ambizione. Quindi è, che riconosceva le sconfitte dalla necessità delle
cose, e non dalle falte dei capitani; e per questa costanza nell'avuta
fede meritò di trovare, e trovò in effetto capitani fedeli; mentrechè
altri popoli, o corrivi al sospettar della fede altrui, o facili al
prestar orecchi agli ambiziosi rapportatori, o impazienti delle
disgrazie, o intemperanti nella superbia, spesso provarono con danno e
pericolo loro, che chi non ha fede in altrui, non la trova.

Perchè poi non potesse venir meno in tanto bisogno la pecunia pubblica,
il congresso applicò l'animo al far un accatto di cinque milioni di
dollari, dei quali si pagasse ai prestatori un merito di quattro per
centinaio; e che la fede degli Stati Uniti fosse impegnata al pagamento
del capitale e degl'interessi; quello sul finir di tre anni, e questi
ogni anno. Crearono a questo fine un uffizio di accattatori, e vollero
che questi avessero per sè un ottavo per centinaio delle somme che
ricevessero in accatto. Poco poi non riempiendosi questo, se non a
stento, il merito del quattro per centinaio fu fatto salire al sei.

Fecero anche col medesimo intento un lotto, nel quale si metteva o dieci
dollari, o venti, o trenta, o quaranta per polizza. Questo lotto doveva,
dedotti i premj, gittare una somma di sette milioni e cinquecentomila
franchi, e qualche cosa più. I possessori poi delle polizze beneficate
potevano riceverne, in premio sotto certe condizioni una polizza del
camerlingo, pagabile in moneta al fine di un certo spazio di tempo, e
coll'interesse aggiuntovi del quattro per cento. Speravasi in tal modo,
sia pel guadagno del lotto, sia per l'accatto dei premj riscuotere una
buona somma di pecunia.

Queste cose si facevano altresì per ristorare il credito dei biglietti
coll'allontanare la necessità di gittarne dei nuovi. Ma tutti questi
rimedj in sì pericoloso frangente, se non riuscivano vani del tutto,
eran però poco efficaci per ovviare a un sì gran male, come quello si
era dello scapitar dei biglietti di credito. Si giudicò dunque
necessario di venire a provvedimenti più gagliardi. E siccome questa
sfidanza dei biglietti si manifestava principalmente nella Pensilvania,
così il congresso decretava, che la congregazione di sicurezza di questa
provincia fosse ricerca di fare le più efficaci e pronte provvisioni per
punir coloro, i quali i biglietti ricusassero, e che il generale desse
assistenza, perchè le risoluzioni della congregazione fossero recate ad
effetto. La congregazione deliberò, che chiunque ricusasse di ricevere i
biglietti di credito in pagamento, o soddisfazione di qualunque debito o
contratto, o in prezzo di qualsivoglia grascia o merce, o di esse
maggior prezzo domandasse in biglietti che in moneta, dovesse
considerarsi per la prima volta, come un nemico della società, e
perdesse o la somma del credito, o la roba contrattata, le quali ceder
dovessero in proprietà del debitore, o del compratore. Pagasse inoltre
allo Stato una multa maggiore o minore secondo il valore delle robe.
Quelle persone poi, che cadessero in fallo per la seconda volta, oltre
le mentovate pene avessero ad esser sbandite e confinate là, dove, e
come al Consiglio medesimo più conveniente paresse. Stante poi che ad
alcuni di simili sfiduciati erano già state prima fatte serrar le
botteghe, e chiudere i traffichi, ed alcuni anche stati erano banditi,
così a quelli fu fatta abilità di riaprire i traffichi, e questi furono
ribanditi, sperandosi, che per la ricordanza delle passate pene, e pel
timore delle nuove avessero ad astenersi da queste pratiche tanto al
credito pubblico, ed alla somma delle cose pregiudiziali.

Poco tempo dopo il congresso, avendo conosciuto, che l'autorità della
congregazione di sicurezza di Pensilvania non aveva bastato ad arrestar
il corso dello scapito in quella provincia, e vedendo, che questa peste
giva appiccandosi anche alle altre, volendo anche coll'autorità sua dar
maggior peso alle risoluzioni, che ad allontanarla tendevano, stanziò,
che chiunque in qualsivoglia compra o vendita, o baratto stimasse l'oro
o l'argento coniati a maggior prezzo che i biglietti di credito del
congresso, fosse tenuto nemico alle libertà degli Stati Uniti, ed il
valsente perdesse della moneta, o di quell'altra cosa qualsivoglia, la
quale fosse venuta in quella compra o vendita, od in quel baratto, in
cui quella differenza di valore fosse stata fatta. Decretò ancora, che
si facesse richiesta alle assemblee provinciali, acciò rendessero i
biglietti moneta legale che non si potesse rifiutare nel pagamento dei
debiti sì pubblici, che privati; e che il rifiuto importasse
l'estinzione del debito. Le assemblee fecero le provvisioni consentanee
all'intendimento del congresso.

Il primo effetto di tutti questi provvedimenti fu, che crebbe
all'avvenante del discapito il prezzo di tutte le robe, che si vendevano
su pei mercati; ed invece di diminuire, pareva crescesse lo scapito pel
gran desiderio che si dimostrava per impedirlo. L'altro si fu, che i
debitori si liberavano con una moneta scadente verso i creditori; e
sebbene in questo anno lo scapito non fosse grande, potendosi aver cento
dollari coniati con centoquattro dollari in biglietti, il danno però fu
assai grave, e l'esempio perniziosissimo. Laonde per andare all'incontro
ad un male tanto grave, raccomandò il congresso alle assemblee degli
Stati, dessero la fede loro per la redenzione dei biglietti gittati dal
congresso, sperandosi, che la mallevadoria di ciascuno Stato particolare
per la rata sua, al quale effettualmente spettava la redenzione,
aggiunta a quella del congresso potesse procacciar maggior fidanza a
questi biglietti. Si pensò ancora, che conveniente fosse, le medesime
assemblee degli Stati ponessero senza più indugiare quelle tasse, che
meglio credessero potersi per la condizione dei rispettivi popoli
sopportare, e con minore scomodo esser pagate. Ei promise loro, che le
somme in tal modo riscosse sarebbero a favore di ciascuno Stato ricevute
in credito dagli Stati Uniti in quella rata del debito pubblico, ch'era
stata a ciascun di quelli sortita. Le assemblee fecero le risoluzioni
giusta i desiderj del congresso. Si vinse anche in questo un altro
accatto di due milioni di dollari. Ma tutte queste provvisioni
riuscivano di poco o di nessun effetto per la strettezza delle cose
presenti, per l'incertezza dell'avvenire, per l'abbondanza dei biglietti
che già erano in corso, per la facilità che avevano il congresso e gli
Stati particolari, e per la necessità che sovrastava loro di gittarne
ogni dì de' nuovi.

Ma qualunque fosse per esser l'effetto che le narrate risoluzioni del
congresso dovessero operare, sia per far genti, come per mantener il
credito pubblico, e ad ogni modo per arrestar il corso della vittoria al
nemico, conosceva esso benissimo, che se i principi europei non ci
mettevano le mani, ed all'America non soccorrevano, non si poteva
concepire speranza di bene. Sapeva ancora ch'essi principi, e
massimamente quelli, dei quali siccome gagliardi sull'armi marittime, si
poteva più utile opera aspettare, e tra i quali il Re di Francia teneva
il primo luogo, erano tutti, o per odio contro l'Inghilterra, o per la
speranza di vantaggi, volti a favor dell'America. Di questo, oltre la
propensione generale dei popoli, ne apparivano manifestissimi segni. Le
navi americane erano ricevute nei porti francesi e spagnuoli sia in
Europa che nelle Antille, non solo come appartenenti ad una nazione
amica, ma veramente come se spettassero ad una nazione affatto
independente. Dal che ricevevano i Francesi e gli Spagnuoli grandissimo
benefizio; stantechè incominciavano a godere i vantaggi di quel
commercio coll'America, il quale sin là stato era privato e proprio
della sola Inghilterra. Nè solo si contentavano di accogliere nei porti
amichevolmente gli Americani, ma di più permettevano, che gli armatori
pubblicamente vi vendessero le prede, che avevano fatte contro il
commercio inglese, tanto in Europa che in America. E poco o niun effetto
avevano avute le rimostranze, che i ministri britannici avevano
indiritte in questo proposito alle Corti di Versaglia e di Madrid. Nè
era nascoso, che ogni dì partivano dai porti francesi navi cariche di
munizioni da guerra alla volta dell'America. Una cosa eziandio che
gl'Inglesi non potevano a patto nissuno tollerare, e della quale
facevano un grandissimo scalpore, questa si era, che nell'Antille i
Francesi non solo ricevevano nei porti loro i corsari americani, le
prede comperavano, e di ogni cosa necessaria gli accomodavano; ma ancora
non pochi fra i Francesi medesimi, armato navi in corso, e rizzatovi su
lo stendardo americano, dopo di aver dal congresso ricevute le
commissioni, scorrazzavano quei mari, e, fatte molte prede, il commercio
inglese manomettevano. Il che siccome il governo francese non proibiva,
forz'era concludere, che l'approvasse. Si vedeva poi anche una generale
inclinazione in Francia in tutti gli ordini di persone, e massimamente
nei gentiluomini di chiaro nome per andarsi a condurre ai soldi degli
Stati Uniti; e già molti fra i medesimi arrivati in America si erano
acconci col congresso, e fra gli altri il cavaliere Defermoy era stato
eletto brigadier generale negli eserciti americani; ed il signor di
Portail, uomo di chiaro ingegno e di pronto valore, Capo degli
ingegneri, dei quali avevano gli Americani grandissimo difetto. Nè mai
in nissun'altra guerra i Francesi, i quali tanto si dilettano nel romor
dell'armi, si erano così disiosi dimostrati di andar a mettersi sotto le
insegne di un potentato forestiero. La qual cosa, sebbene si possa in
parte attribuire alle opinioni, che a quei tempi regnavano generalmente
in Europa in fatto di materie politiche, ciò non di meno si debbe
massimamente dalla conosciuta inclinazione del governo riconoscere. Ella
è anzi cosa molto probabile, che la Francia avrebbe piuttosto, ch'ella
non fece, rotta la guerra alla Gran-Brettagna, se il Re francese fosse
stato di meno mansueta natura di quello, ch'egli era veramente. Nè non
davano molto sospetto all'Inghilterra, e molta speranza agli Americani
gli apparecchiamenti marittimi, che con incredibil ardore si
proseguivano nei porti della Francia e della Spagna. Dimandavan ragione
di sì grandi apparati i ministri britannici, ai quali si rispondeva, che
si temeva, per una querela nata col Portogallo, di vicina guerra con
quel regno. Ed oltre a ciò, che giacchè i mari erano gremiti di flotte
inglesi e di corsari americani; che non solo la guerra marittima si
esercitava con tanta rabbia da ambe le parti, ma che tali eserciti erano
stati mandati dall'Inghilterra nel Nuovo Mondo, che mai somiglianti vi
si eran veduti ne' tempi andati, anche la Francia e la Spagna dovevan
farsi forti sull'armi per proteggere il commercio loro, ed assicurare
all'uopo le colonie. Aggiungevano, ch'era ben da maravigliare, che
coloro, i quali non contenti all'aver messo in pronto col maggiore
sforzo loro tutte le nazionali forze, avevano anche mandato in America
un grosso esercito di mercenarj forestieri, trovassero, che strana cosa
fosse, che i vicini loro anch'essi si preparassero alle difese contro
tutti quei casi che potrebbero avvenire. Queste escusazioni, siccome non
soddisfacevano al governo inglese, così non toglievano nissuna speranza
agli Americani, i quali vedevano benissimo, che gli addotti motivi non
eran proporzionali di gran lunga alla grandezza degli apparecchiamenti.
Nè era dubbio, che siccome il patto di famiglia stipulato nel 1761 tra
il Re Cristianissimo ed il Re Cattolico aveva dimostrato in questi due
Re l'intenzione di alleare e collegare tutta la Casa dei Borboni contro
l'Inghilterra per abbassare la sua potenza, così questa querela
americana ne dovesse esser l'occasione. Questo era evidentemente lo
scopo, al quale tendevano gli straordinarj preparamenti della Francia e
della Spagna; e se in luogo di quei peritosi dottori di legge, i quali
allora reggevano i consiglj britannici, l'animoso conte di Chatam, o
qualche altro che lo somigliasse, avesse in questo tempo avuto la somma
delle cose in mano, certo è, che l'Inghilterra avrebbe fin d'allora
intimato la guerra ai Borboni; poichè si sa per pruova, che la fortuna è
amica agli audaci, e che questo mondo è di chi se lo piglia. La Olanda
poi, sebbene per non esser ella Stato altrettanto guerreggevole, che la
Francia e la Spagna erano, non facesse preparamenti che potessero dar
sospetto, tuttavia, pel maggior desiderio del guadagno in sul
mercanteggiare, gli Olandesi abbondantemente gli Americani fornivano di
munizioni, di armi, e di ogni altra cosa, che più sia alle guerre
necessaria. Tutti gli altri potentati dell'Europa più, o meno del
medesimo animo si dimostravano. Solo il Portogallo, persistendo
nell'alleanza, si manteneva fedele all'Inghilterra, e non volle mai
consentire, che da' suoi si fornissero gli Americani delle cose
appartenenti alla guerra, nè si desse ricetto ne' suoi porti ai corsari
loro.

Il congresso adunque, considerate molto bene tutte queste cose, e spinto
dalla necessità, deliberò di usar la presente occasione. E stante che
tutta questa lega, la quale contro l'Inghilterra si andava preparando,
aveva per fondamento principale, e quasi per anima la Francia, così
molto per tempo nell'anno 1776 aveva mandato presso quel governo Silas
Deane, acciò spiasse meglio, quali fossero le intenzioni di lui verso
l'America; disponesse vieppiù gli animi a favor suo, ed ottenessene
intanto tutte quelle somministrazioni d'armi e di munizioni, che meglio
sapesse e potesse. Eseguì egli molto diligentemente le sue commissioni,
specialmente in rispetto all'ultimo capo delle somministrazioni. Non
solo ottenne dagli uomini, o dalle compagnie private, tra i quali merita
particolar menzione Carone di Beaumarchais, che con molto utile, e degli
Americani e suo, prestò in questo un'opera molto eccellente, ogni sorta
di armi e di munizioni, le quali dalle navi americane apertamente, e
dalle francesi di nascosto erano portate in America; ma ancora trovò
modo di cavarne dalle armerìe regie. Ebbe principalmente da queste
quindicimila archibusi ad uso delle fanterie, i quali avviò con gran
diligenza in America, dove furono molto opportuni. Usava ancora di
condurre agli stipendj dell'America quei gentiluomini francesi, i quali
di ciò si dimostravano vaghi; ma in ciò con poca soddisfazione del
congresso, il quale non potette sovente star contento agli accordi fatti
dal Deane, nè qualche volta ancora alle persone.

Ma, chiarita la independenza, e diventando da un altro canto le cose
della guerra molto strette, aveva il congresso giudicato, cosa
conveniente fosse il mandar uomini di maggior autorità, acciocchè
rappresentando questa solenne ambascierìa tutto l'aspetto della
repubblica rendessero al re Luigi testimonio di una singolare affezione
e reverenza. Facessero anche ogni opera, perchè quello che non era che
un semplice desiderio, diventasse volontà efficace, e l'intenzione si
convertisse in atto. Per la qual cosa il congresso nella sua tornata dei
26 settembre chiamò commissarj alla Corte di Francia Franklin,
Jefferson, e Deane, uomini tutti di gran maneggio e di giudizio fino. Ma
essendosi scusato Jefferson, ebbe lo scambio in Arturo Lee. Il mandato
loro fu di continuar a far procaccio di armi e di munizioni, di ottener
licenza dal governo di allestir a spese degli Stati Uniti nei porti
francesi alcune navi da guerra per correre addosso alle proprietà
inglesi; e finalmente di tenere con uffizj ed offerte spesso sollecitato
il governo di Francia, acciò concludesse un trattato d'alleanza, del
quale il congresso aveva fatto una bozza, e rimessa ai commissarj.
Avevano anche nel mandato medesimo di operar in modo, che la Francia
accomodasse gli Stati Uniti con un presto di dieci milioni di franchi; e
quando non se ne potessero ottenere altrettanti, se ne avessero almeno
sei, o finalmente al postutto quattro. Sopra ogni cosa, procurassero,
che la Francia riconoscesse pubblicamente la independenza degli Stati
Uniti. E siccome sapeva il congresso, che quello che teneva sospesi gli
animi dei principi a non voler far sì tosto questa riconoscenza, si era
il timore, che gli Americani gli abbandonassero ad un bel bisogno, ed
all'antica obbedienza ritornassero, così ordinò a' suoi commissarj,
facessero ogni opera per persuadere al Re Cristianissimo, che gli Stati
Uniti non erano mai per ritornare sudditi al Re della Gran-Brettagna; e
che di niuna cosa, ch'egli per questa pia causa si promettesse delle
forze ed opera loro, non sarebbe per ritrovarsi in alcun tempo
ingannato; che mai non avrebbero conceduto agl'Inglesi nissun traffico
esclusivo, o maggiori vantaggi, o privilegj di commercio, che ai sudditi
della Francia concessi non fossero. Volle ancora, che offerissero ed
ottenessero, che nel caso di guerra tra la Francia e la Gran-Brettagna,
gli Stati Uniti e la Francia si obbligassero a dinunziarsi
vicendevolmente i negoziati tendenti alla pace, i quali potrebbero
nascere, acciocchè l'una parte e l'altra potessero, quando il volessero,
entrarvi. Sollecitassero una nuova provvisione di venti o di trentamila
archibusi con una certa quantità di artiglierie e gran copia di
munizioni, da essere ogni cosa conviata dalle navi francesi sino in
America; il quale convoglio però far si dovesse a spese degli Stati
Uniti. E per aggiungere negli animi francesi alle speranze dei vantaggi
da ritirarsi dall'unione con essi Stati anche il timore dei danni da una
nuova congiunzione loro coll'Inghilterra, comandò il congresso a' suoi
mandatarj, artatamente andassero spargendo, che malgrado la buona
volontà degli Stati Uniti, non potevano però essi colle sole forze loro
resistere alla prepotente forza della Gran-Brettagna lungo tempo; che ci
era pericolo, se abbandonati fossero a loro medesimi, fossero per la
necessità delle cose costretti a cedere, e che per la conquista
ottenesse il governo britannico ciò, che la volontà loro non avrebbe mai
potuto consentire. Rispetto poi alla Spagna, a fine di scemar il timore,
ch'ella aveva della ribellione nelle sue proprie colonie,
l'assicurassero con quelle più efficaci protestazioni, che migliori
immaginar sapessero, che mai in nissun caso avrebbero le colonie
spagnuole ricevuto dagli Stati Uniti molestia alcuna. Finalmente
stessero vigilanti per penetrare, se mai covasse qualche nuovo trattato
in Europa per inviar nuovi soldati mercenari a danni dell'America. E
quando tale fosse il caso, si studiassero con ingegno di ottenere dalla
Corte di Francia, che s'intromettesse per istornare un sì pernizioso
disegno.

Avute tutte queste istruzioni partirono i mandatarj americani. Arrivava
Franklin addì 13 dicembre a Nantes, e poco poi a Parigi. Da molto tempo
non era in questa città capitato un uomo, che più di questo e venerando
fosse, e venerato, o si consideri l'età sua, che già era oltre i
settant'anni trascorsa; o l'eccellenza dell'ingegno, o la vastità della
dottrina, o la fama della virtù. Nè medesimamente di lunga pezza era
stata tra gli uomini francesi, naturalmente molto avidi di novità,
tant'aspettazione, come in questi dì. Pareva, che di altro non si
parlasse fra di loro, di altro non si scrivesse, ad altro forse non si
pensasse, che a questa medesima causa americana, la quale tutti
universalmente lodavano ed ammiravano. Giunto adunque l'inviato
americano, se i popoli lo riguardassero, se con ogni curiosità le
parole, gli atti e le opinioni ne spiassero, non è da domandare. Nè si
potrebbe negare, che non abbia molto acconciamente quella via seguita,
che alla condizione della sua patria, ed alla sua propria ottimamente si
convenivano; Si dimostrava egli, ed in ogni luogo si appresentava come
un cittadino d'un'infelice patria agli estremi casi ridotta dalla
britannica crudeltà. Con quelle canute chiome, ed in quell'età ormai
caduca, venuto essere a traverso un mare smisurato a raccomandare la
causa di lei a coloro, che soccorrer la potevano. Non mai sì pietosa
opera, come questa, essersi offerta a compire alla generosità francese;
esser la Francia l'avvocata dei miseri, la difenditrice dei
perseguitati, la protettrice degli oppressi; quella guerra essere per la
parte britannica crudele; quel sangue sparso dagli Americani innocente;
sperar essi nel patrocinio del Re ritrovare alcun rifugio alla loro
misera e travagliata fortuna, e potersi un dì ridurre a vita tranquilla
e sicura. Si ritraeva poscia alla villa di Passy, posta presso le porte
di Parigi, dove pareva, deplorasse in quel secesso i duri casi
dell'America. Si spargeva la voce, se a caso o a studio non saprei, che
il governo inglese aombrasse per la vicinanza di lui, ed al francese
domandasse, lo facesse allontanare. Quindi nacque fra i popoli quella
compassione, che si ha di satura verso la virtù perseguitata. Tutti
perciò lo guardavano con maggior curiosità; e ne' suoi passeggi, dove
gli facevan l'accompagnatura molti fra i suoi paesani stati prima o
manomessi crudelmente, o proscritti dal governo britannico, siccome pure
nelle brigate sì pubbliche che private, e nelle adunanze delle accademie
dei dotti, dove interveniva spesso, si facevano le affoltate per
vederlo. Su pei canti si vedevano i ritratti di Franklin, dipintovi con
aspetto venerabile, e con vestito, come si suol fare, anzi un po'
strano, che no. Viveva poi a Passy con una certa semplicità, che molto
ritraeva da quella degli antichi filosofi; ed i suoi arguti motti, e le
gravi sentenze facevan sì, che molti a Socrate lo somigliassero. Così il
nome di Franklin era in bocca di tutti; e la moda, che sì spesso aggira
i cervelli francesi anche nelle cose più leggieri, s'era questa fiata
volta ad un oggetto molto grave, e degno d'osservanza. Ma egli intanto,
contento all'aver guadagnata l'attenzione, ed eccitata verso la patria
sua la compassione di quegli spiriti parigini cotanto gentili e ben
creati, a questo non si ristette; che anzi con eccellente industria, e
con molta segretezza andava presso i ministri, dai quali era udito con
allegra fronte, avanzando la causa dei suoi mandatori. Nel che faceva
grandissimi frutti, e si speravano dalla Francia di breve pubblici ed
efficaci ajuti.

Ma in questo mezzo, essendosi la fortuna tanto contraria dimostrata
nella Nuova-Jork, e nella Cesarea agli Americani, trovandosi le cose
loro di tal maniera afflitte, che non che altro l'istessa città capitale
della lega portava grandissimo pericolo di cader in mano del vincitore,
temette il congresso, che tosto che le infelici novelle fossero
pervenute in Francia, si raffreddassero le pratiche già incominciate coi
governi francese e spagnuolo da' suoi delegati; e che questi governi
dubitando della prossima rovina dell'America, e della costanza degli
Americani, non si ritraessero. Per la qual cosa deliberò di fare alla
Francia ed alla Spagna nuove e più gagliarde protestazioni tendenti a
far credere, di voler ad ogni rischio nella intrapresa via continuare,
ed a far loro più grassi partiti, quando a favor suo si discoprissero.
Scrisse ai suoi delegati, assicurassero di nuovo quei governi, che gli
Americani s'erano fermi a voler mantenere ad ogni evento la
independenza. Comandò loro, ponessero ogni studio, perchè la Francia si
discoprisse ad ogni modo contro la Gran-Brettagna con assaltar
l'Elettorato d'Hannover, o quell'altra parte dei dominj britannici, che
più opportuna sarebbe creduta sia in Europa, che nell'Indie orientali od
occidentali. E per questo ottenere più facilmente, facessero certo il Re
Cristianissimo, che in caso, che Sua Maestà denunziasse la guerra alla
Gran-Brettagna, congiungerebbero gli Stati Uniti le forze loro colle sue
per conquistar le isole di Terra-Nuova e del Capo-Brettone, e che,
ottenuto l'intento, si escluderebbero per sempre dalle pescagioni del
merluzzo su per quelle spiagge i sudditi del Re britannico, e quei di
qualunque altra nazione, dimodochè solo gli Americani ed i Francesi
avrebbero il diritto di esercitar quelle pescagioni; che il Re
Cristianissimo possedesse in piena proprietà la metà dell'isola di
Terra-Nuova, purchè egli fornisse all'uopo gli Stati Uniti del
necessario navilio per soggettar la provincia della Nuova-Scozia; e che
questa medesima provincia coll'isola del Capo-Brettone, e la rimanente
parte della Terra-Nuova fossero ridotte sotto l'imperio della
repubblica. Quando poi le mentovate offerte non bastassero a persuader
la Francia alla guerra, proponessero di più, che gli Stati Uniti erano
pronti a consentire, che tutte quelle isole inglesi dell'Indie
occidentali, le quali nel corso della guerra conquistate fossero dalle
forze unite della Francia e dell'America, cadessero in assoluta
proprietà del Re Cristianissimo; e che a questo fine avrebbero essi
somministrato le provvisioni a proprie spese, e sino al valsente di due
milioni di dollari, come pure sei fregate allestite e fornite di tutto
punto, e pronte a mettere in mare. Che avrebbero in somma tutta quella
assistenza data in queste spedizioni, che a buoni e fedeli alleati
meglio si convenissero. Che finalmente avrebbero stipulato, che tutto il
traffico, che si sarebbe fatto all'avvenire tra gli Stati Uniti e le
Antille, sarebbe esercitato dalle navi dei sudditi di Sua Maestà
Cristianissima e degli Stati Uniti. L'animo poi del Re Cattolico
volevano si tentasse con promettergli, caso dinunziasse la guerra alla
Gran-Brettagna, di aiutarlo a ridurre in sua potestà la città ed il
porto di Pensacola. Gli si proponesse ancora di concludere cogli Stati
Uniti un trattato di alleanza e di commercio somigliante a quello, che
al Re Cristianissimo era stato proposto. Aggiunsero all'uno ed all'altro
Re, che quando fosse vero, come già n'eran pervenute le novelle, che il
Re portoghese avesse con insulto da' suoi porti cacciato, o confiscato i
vascelli americani, e quando ciò fosse cosa grata alla Francia ed alla
Spagna, avrebbero gli Stati Uniti a quel Re intimato la guerra.

Nè qui si ristettero in questa bisogna i pensieri del congresso.
Mandarono commissarj alle Corti di Vienna, di Prussia e di Toscana,
nelle quali non si vedevano male disposizioni verso l'America, anzi
molti segni d'istimare la salvezza della repubblica. Volle, che que'
sovrani fossero accertati della determinazione degli Stati Uniti a voler
persistere nell'independenza. Gli piacque ancora, che questi commissarj
usassero ogni studio loro, perchè le sopraddette Corti, ma specialmente
l'Imperatore di Germania, ed il Re di Prussia s'intromettessero, perchè
non fossero mandati a' danni dell'America altri soldati mercenarj
tedeschi o russi. Ebbero anche in mandato di proporre alla Corte di
Berlino un trattato di amicizia e di commercio, quando ciò non
dispiacesse ai Re, Cristianissimo e Cattolico.

Queste furono le risoluzioni prese dal congresso in fortificazione dello
Stato in tanto pericolo delle cose sue. Nel che si vede, ch'ei trattava
colla medesima costanza i negoziati co' principi e niente più pigramente
provvedeva alle cose, che appartengono all'esercizio della guerra. Non
solo ei non fece alcuna vista di voler abbandonar il proposito
dell'independenza, o di calare a qualche accordo coll'Inghilterra, ma
neanco nissuna proposizione, od offerta fece ai principi forestieri, la
quale dimostrasse la disperazione, o si sconvenisse ad uno Stato
ottimamente constituito, forte ed independente. Per verità alcuni membri
del congresso posero in questa occorrenza certi partiti, che minor
costanza e fiducia dinotarono. Conciossiacosachè taluno fosse diventato
fautore, che si facesse abilità ai commissarj presso la Corte di
Francia, offerissero di trasferire, a favor di questa tutto quel
monopolio di commercio, di cui aveva goduto l'Inghilterra; altri, che le
si proponesse il monopolio d'alcuni capi di commercio, ed altri ancora
una lega offensiva e difensiva. Ma vinse la fortuna della repubblica, la
quale l'aveva a migliori condizioni destinata; e tutte queste proposte,
contraddicendo la più sana e la miglior parte dei membri del congresso,
non si ottennero. Nissuno non vedeva, che se accettate si fossero,
avrebbero, mostrando disperazion delle cose, un tutto contrario effetto
partorito a quello, che gli autori loro ne aspettavano. Perciocchè la
Francia aveva ben altri e più forti motivi, che questi non erano, per
romper la guerra alla Gran-Brettagna, i quali avrebbero bastato per
indurla a pigliar tal partito, solo che gli Americani si dimostrassero
costanti nel proponimento loro, e con forti animi, e con ogni sforzo la
guerra esercitassero.

Queste instruzioni del congresso inviate a' suoi commissarj furono per
via intraprese dagl'Inglesi, i quali le fecero pubblicare. Del che non
si mostrò malcontento il congresso. Perciocchè non dubitava, che il
dimostrare con tanta efficacia, che continuasse in tutti la medesima
prontezza a non voler tornare sotto l'obbedienza britannica, mentre la
fortuna loro era condotta a tanto bassamento, convincesse coloro fra i
principi europei, i quali lo sceveramento dell'Impero britannico
desideravano, ch'era tempo, che si discoprissero, acciocchè quello, a
che gli Americani non volevano consentire, l'inferiorità delle forze
loro e la conquista non se lo facessero.

Ma qualunque fossero la costanza del congresso, o l'opportunità delle
sue proposte ai principi forestieri, poco si poteva sperare, che in
tanto pericolo delle cose sue acconsentissero questi al venire a parte,
abborrendo ciascuno dal prender briga di ripescar coloro che sommergono.
Certo poco profittan le parole, quando elleno non sono dalle buone armi,
e dal favor della fortuna accompagnate. E così deboli erano le speranze,
alle quali si atteneva sul finire del presente anno il destino
dell'America, che si doveva ragionevolmente credere, che due o tre notti
fredde, che si fossero messe, fatto gelar le acque della Delawara,
avrebbero posta in mano degl'Inglesi, senza che gli Americani opporvi si
potessero a patto nissuno, la città capitale di tutta la lega. E quando
questa gelata contro il solito della stagione non avesse avuto luogo, la
più gran parte del già sì debole esercito di Washington si sarebbe
risoluta pel finir delle ferme nell'uscir dell'anno. Nè si poteva
credere, che in tanta avversità nuovi soldati venissero a pigliare il
luogo di quelli, che se ne andavano. In questo stato di cose altro non
si poteva aspettare, che un soggettamento senza ostacolo delle province
più aperte, e che, ritiratisi i miseri avanzi dell'esercito americano ai
luoghi più forti, nelle selve e nelle montagne inaccessibili, nascesse
una guerra guerriata, la quale nulla potrebbe importare alla somma
dell'impresa. Ma Washington non si disperava; e prima che, o il
gelicidio sopraggiungesse, o finissero le ferme dei soldati, volle con
audace e ben ponderato consiglio far nuova pruova della fortuna della
repubblica, con affrontar un nemico vittorioso e forte, il quale a
tutt'altro pensava fuori che a questo. Del che debbono i posteri suoi
avergliene una eternal riconoscenza; imperciocchè da questa improvvisa
fazione cambiossi ad un tratto, e fuori di ogni aspettazione la
condizion della guerra, ed incominciò la vittoria ad inclinare alle
parti americane. Aveva egli osservato, che Howe, o fosse per procurare
a' suoi soldati alloggiamenti più comodi in quell'aspra stagione, o per
impedire, come si credette, il reclutar degli Americani, o che
giudicasse in modo la guerra vinta, ed i nemici inabili a qualunque
sforzo, aveva troppo distese le ali del suo esercito, occupando tutta la
provincia della Nuova-Cesarea, e la riva sinistra della Delawara da
Trenton sino a Burlington. Aveva le sue stanze a Trenton il colonnello
Ralle, valoroso capitano di Essiani colla sua brigata di fanti, ed
alcuni pochi cavalleggieri inglesi, e cinquanta stracorridori, che
sommavano in tutto a quattordici o quindici centinaia di soldati.
Alloggiava più sotto a poche miglia a Bordenton il colonnello Donop con
un'altra brigata di Essiani; ed ancor più in giù, distante a venti
miglia di Filadelfia, aveva i suoi quartieri un'altra schiera di Essiani
e d'Inglesi. Gli uni e gli altri stavano a mala guardia, sia perchè
conoscevano, esser il nemico non che debole, quasi affatto distrutto,
sia perchè per le passate rotte lo tenevano molto imbelle, e come
spogliato d'ogni onore della milizia. Il rimanente esercito si era
fermato in luoghi più lontani, e principalmente a Princetown, a
Brunswich e ad Ambuosa. Washington, considerata bene la larghezza degli
alloggiamenti del nemico, entrò in isperanza di potere con un improvviso
assalto opprimere quelle bande, le quali erano più vicine al fiume, e sì
dall'altre lontane, che non avrebbero potuto essere soccorse a tempo.
Perchè poi l'assalto procedesse con ordine, e partorisse maggior frutto,
distinse tutto il suo esercito, il quale per la più parte consisteva
nelle cerne della Pensilvania e della Virginia, in tre schiere, la prima
delle quali, ch'era la principale, dovesse varcar il fiume a
Mackenky's-ferry circa nove miglia sopra Trenton. Questa doveva guidar
egli stesso, accompagnato dai generali Sullivan e Greene, ed aveva seco
alcuni pezzi di artiglierie da campo. S'intendeva, ch'ella facesse
impelo contro Trenton. La seconda, che obbediva agli ordini del generale
Irwin, doveva traversar a Trenton-ferry un miglio circa sotto il borgo
di questo nome, ed arrivata sulla sinistra del fiume impadronirsi
spacciatamente del ponte posto sul rio di Trenton, e ciò per impedire
che il nemico, rotto che fosse a Trenton dalla schiera di Washington,
non potesse per questa strada trovare il suo scampo. La terza, ch'era
posta sotto i comandamenti del generale Cadwallader, doveva traghettare
a Bristol per andar a pigliar il posto di Burlington. La notte di Natale
fu destinata alla fazione. Preso, come si è detto, modo ad assalir il
nemico, procedevano gli Americani con mirabile silenzio ed ordine verso
la Delawara. Dicevasi ai soldati per tener fermi gli animi loro, e
deliberati al combattere, stessero obbedienti agli ordini, e nell'animo
forti; si levassero dal viso le macchie dell'Isola-Lunga, della
Nuova-Jork e della Cesarea; si poneva loro davanti la necessità, la
gloria, le magnifiche spoglie della vittoria; avvisassero, che quella
notte fatale doveva il destino della patria definire. S'infiammavano
d'ardentissimo desiderio della vittoria. Giugnevano tutto e tre le
schiere sull'imbrunire sopra la sponda del fiume. Aveva sperato
Washington di poterlo passare, e trasportar sull'altra riva le
artiglierie, prima che fosse fatto mezza notte, e perciò aver tempo di
sopraggiungere sullo spuntar dell'alba, e sorprendere il nemico a
Trenton. Ma essendo il freddo molto aspro, il fiume si trovò sì
fattamente ingombrato di grossi diacci, che non si potette por piede e
sbarcar le armi sull'altra sponda prima delle quattro della mattina.
Passato il fiume, la schiera si divideva in due bande, delle quali la
prima voltasi a diritta s'incamminava a Trenton per la via più bassa,
che corre a riva la riviera; e l'altra condotta dallo stesso Washington
camminava per la via superiore, o sia per la strada di Penington. E
siccome la distanza per a Trenton per queste due strade era ad un di
presso eguale, si credette, potessero l'una e l'altra banda arrivarvi
nel medesimo punto. Fu imposto loro, venissero tostamente, ed a prima
giunta alle mani, e, messe in fuga le prime scolte, corressero senza
frappor tempo in mezzo contro il grosso del nemico a Trenton, acciocchè
non avesse questi comodità di apparecchiarsi all'assalto. Facevano ogni
diligenza per arrivare prima del dì. Ma erano molto ritardati da un
grosso nevazìo, e da una pioggia grandinosa, che rendevano anche le vie
molto sdrucciolose. Arrivavano alle otto l'una e l'altra banda. Malgrado
tanti Impedimenti, e l'ora già tarda, non ebbero gli Essiani del Ralle
alcun avviso dell'approssimarsi del nemico. Gli Americani adunque venuti
sopra alla non pensata, fatto impeto nelle scolte, le mettevano in
rotta. Ralle mandava in soccorso il suo reggimento, acciocchè, ricevuta
la prima impressione, gli ritardasse, finchè il grosso avesse tempo di
ordinarsi alle difese. Ma la fuga dei primi sbaragliava anche gli ordini
dei secondi, e gli uni e gli altri si ritiravano a rotta al principale
alloggiamento. Il capitano tedesco, ordinati a molta fretta i suoi, gli
traeva fuori per dar la carica al nemico in luogo aperto. Ma ferito
mortalmente nel primo assalto, e affoltandosi gli Americani con molta
furia, i lanzi si voltarono in fuga, lasciando sul campo sei pezzi di
minute artiglierie. Si attentaron essi di scantonarsela difilatamente
per la via di Princetown. Ma, accortosi Washington del disegno, fatte
marciare rattamente alcune compagnie, che da fronte gli assalissero,
gl'intraprese. Accerchiati in tal modo da ogni parte i tre reggimenti
dei lanzi di Ralle, di Anspach e di Knyphausen furon costretti a por giù
le armi, e ad arrendersi a prigionieri di guerra. Alcuni pochi,
massimamente cavalleggieri, stracorridori, ed altri fanti più spediti,
in somma quasi cinquecento soldati, trovarono modo di scampare per la
via di sotto, che conduce a Bordenton. Un altro numero di Essiani, i
quali erano quella mattina usciti alla busca, e lontani dal campo, udito
il remore, e poscia la rotta dei compagni, se ne fuggirono a Princetown.
Aveva bene il generale Irwin fatto ogni sforzo per passare il fiume al
tempo prescritto, e poter quindi cooperare per la parte sua al
compimento di tutto il disegno. Ma tanto si erano in questa parte del
fiume accumulati i ghiacci, che la passata ne fu del tutto impossibile.
E perciò questa parte di Essiani ebbero la via libera per ricoverarsi in
salvo a Bordenton. L'istesso incontro ebbero i tentativi fatti dal
generale Cadwallader per valicar più sotto, ed andar a pigliare il posto
di Burlington, come n'era stato il pensiero. Perchè dopo di aver
trasferito sulla sinistra riva una parte delle sue fanterie, non si
trovò modo a portar oltre le artiglierie; e perciò inabili a far frutto
alcuno, e trovandosi in pericolo, furon di nuovo fatte venire sulla
diritta. Così una parte sola del disegno del capitano del congresso ebbe
l'esito che si aspettava. Ma da quello che si ottenne, si può
argomentare, che, se non correva in quella notte il verno sì aspro, e
tutte avessero la esecuzione loro avuta, tutte le bande regie, che si
trovavano nelle vicinanze del fiume sarebbero state attorniate e prese.
Pochi fra gli Essiani furono morti o feriti, non più di trenta o
quaranta. Ma i prigionieri sommarono a prima giunta a meglio di
novecento; poi, raccolti quei che si erano nascosti per le case, a
meglio di un migliaio. Ottenuto questo prospero successo, Washington si
ristette, non volendo perdere per imprudenza quel frutto, che con tanta
discrezione aveva acquistato. La forza delle sue genti non era tale, che
potesse resistere a quelle, che in poco d'ora avrebbero i capitani
inglesi potuto raccorre. Conciossiachè una grossa banda di fanti
leggieri aveva le sue stanze a Princetown, Terra distante a poche miglia
da Trenton; alla quale avrebbero potuto facilmente congiungersi la
brigata di Donop, ed altri battaglioni, che avevano gli alloggiamenti
nei circonvicini luoghi. Perciò abbandonato Trenton, e conducendo seco a
man salva i prigionieri, le conquistate armi e le bandiere, si ritrasse
sulla destra riva del fiume.

I Capi americani si deliberarono di usare in ogni modo la opportunità
della vittoria a fine di spirar coraggio e maggior caldezza agli animi
de' sbigottiti popoli. Perciò fecero marciare a guisa di trionfo i
soldati cattivi, le armi e le insegne conquistate per le vie di
Filadelfia. Ciò nonostante, tanto era spaventoso ai popoli d'America il
nome di questi Tedeschi, che molti si eran dati a credere nel momento
stesso, in cui andavano i vinti a processione per la città, che questo
fosse un inganno dei Capi per aggirargli; stimando, fosse impossibil
cosa, che i lanzi fossero stati superati dai soldati americani.
Degl'Inglesi non temevano altrettanto; perchè gli conoscevano; ma di
questi forestieri assai, siccome l'uomo suol più temere delle cose
ignote; e poi la lingua loro strana, le maniere affatto nuove, gli abiti
diversi generavano lo spavento. Ma quando si accorsero, esser vera la
cosa, non si potrebbe con parole descrivere, quanto si rallegrassero a
sì insperato accidente, e si confortassero quei popoli; e siccome prima
gli stimavan da più, così ora gli tenevan da meno degl'Inglesi. E
brevemente da quest'affare di Trenton cominciò a variarsi la condizione
delle cose, sicchè quei, che quasi disperati erano, diventassero
confidentissimi. Nè minor maraviglia provarono gl'Inglesi a così subito
ardimento, ed a questi nuovi rigogli di un nemico, il quale credevano
vinto e disfatto. Non potevano restar capaci, come una gente, che
nell'arte della guerra era tenuta fra le prime, fosse stata obbligata a
cedere ad una milizia raunaticcia, male armata, e peggio disciplinata.
Quindi, come si fa nelle disgrazie, i rimproveri, le accuse ed i
sospetti erano frequenti; che il generale inglese avesse ordinato i
quartieri del suo esercito troppo larghi; che Ralle mal si fosse
consigliato, trovandosi più debole, a lasciar l'alloggiamento, ed uscir
alla carica; che fossero stati a sì mala guardia; e che invece di star
alle poste iti fossero scorrazzando a saccomanno. Comunque ciò sia, ogni
cosa in moto nell'esercito britannico. Donop, udite le novelle, temendo
di sè, e de' suoi, si ritirò più che di passo per la via d'Ambuosa, ed
andò a congiungersi col generale Leslie a Princetown; ed il generale
Grant, il quale con il grosso dell'esercito stanziava a Brunswick, si
condusse pur esso ad accozzarsi colla vanguardia a Princetown. Il conte
di Cornwallis medesimo, il quale si trovava alla Nuova-Jork in procinto
di far vela per l'Inghilterra, sentito l'impensato accidente, se ne
tornò speditamente nella Nuova-Cesarea.

Ma intanto gli Americani, ripreso ardire, correvano all'insegne, e
l'esercito di Washington si trovò talmente ingrossato, ch'egli alzò
l'animo a maggiori pensieri, e credette poter tentare qualche cosa sulle
rive della Nuova-Cesarea. Perciò ordinò a Cadwallader, che, valicato il
fiume, andasse a pigliar un posto forte dall'altra parte, dimodochè però
procedendo con molta cautela, evitasse i casi improvvisi. Mifflin con un
grosso polso di bande pensilvanesi s'era accostato al generale Irwin, e
l'uno e l'altro passarono il fiume. Poco poi seguitò Washington
medesimo, e si fece la massa di tutte le genti a Trenton. Quivi le genti
della Nuova-Inghilterra, compiute le ferme, se ne volevano andare; ma
colle preghiere, e con un caposoldo di dieci dollari ciascuno, i più
furon fatti rimanere. Il nemico, che si era fatto forte a Princetown,
deliberò di non perder tempo, e di andar ad assalire Washington ne' suoi
alloggiamenti di Trenton, prima ch'ei ricevesse nuovi rinforzi, e forse
anche sapendo e sperando, che pel finir delle ferme si sarebbe una parte
del suo esercito sbandata.

[1777]

Adunque il dì due gennaio Cornwallis marciava coll'antiguardo sopra
Trenton, dove arrivò verso le quattro della mattina. Il retroguardo si
trovava a Maidenhead, Terra posta a mezzo cammino tra Princetown e
Trenton. Altri reggimenti erano sulle mosse da Brunswick per andar a
rinforzare l'esercito principale. Washington, trovandosi il nemico sì
grosso e sì vicino, ritirava i suoi alloggiamenti sull'opposta riva del
rio di Trenton, che chiamano anche Assumpink, dove, occupato e guardato
bene il ponte, attendeva a fortificarsi. Gl'Inglesi si attentavano di
passare in varj luoghi; ma sempre invano, trovandosi tutti i guadi
ottimamente custoditi. Si diè mano dall'una parte e dall'altra al trar
delle artiglierie, sebbene con poco frutto, stando forti gli Americani
nel loro vallo; il che durò sino alla seguente notte. Cornwallis
aspettava i rinforzi per andar all'assalto all'indomani; ma l'Americano
non intendeva di tirar un sì gran dado. Da un altro canto il ripassare
la Delawara, ch'era allora più che mai fosse ingombra di ghiacci, ed
avendo sì vicino e sì gagliardo il nemico, era impresa troppo piena di
pericolo, perchè tentar si potesse. Perciò si trovava di nuovo in
grandissima difficoltà. In questo stato di cose fece Washington una
molto audace risoluzione, e questa si fu, poichè si era condotto tanto
innanzi, che senza manifesto pericolo non poteva tornar indietro, di
abbandonar ad un tratto le rive della Delawara, e di portar la guerra
nel cuore stesso della Nuova-Cesarea. Avvisossi, che Cornwallis, siccome
pareva più verosimile, dubitando di esser tagliato fuori dalla provincia
della Nuova-Jork, e temendo forte per le canove, che abbondantemente ad
uso di tutto l'esercito britannico s'eran fornite in Brunswick, si
sarebbe anch'esso allontanato dal fiume, ed in tal caso la città di
Filadelfia sarebbe preservata, una gran parte della Nuova-Cesarea
ricuperata, e la guerra da difensiva cambiata in offensiva; il che
avrebbe dato nuovo animo all'universale dei popoli. Ovvero, persistendo
l'Inglese nel suo disegno, si sarebbe recato al di là del fiume, ed
impadronitosi di Filadelfia. Ma, qualunque avessero ad essere gli
effetti di questo sinistro avvenimento, sarebbe stato sempre miglior
consiglio il perder Filadelfia, conservando intiero l'esercito, che il
perder ad un tratto e quella, e questo. Fatta la deliberazione, la quale
fu approvata da una Dieta di tutti i capitani dell'oste, si pose tosto
mente a mandarla ad effetto. S'inviaron gl'impedimenti più sotto a
Burlington; e quando fu alta ora, cioè un'ora della mattina, non
buzzicandosi i nemici, gli Americani riaccesi i fuochi nel campo loro,
lasciate le guardie al ponte ed ai guadi, perchè secondo il solito
facessero la ronda, e battessero le strade, si difilarono con eguale, e
silenzio, e rattezza, passando per la via più lunga di Allenstown per
isbrigarsi dal rio, e schifar l'incontro del nemico a Maidenhead, verso
Princetown. S'eran posati quella notte in questa Terra tre reggimenti
inglesi, due dei quali già s'erano inviati a levata del sole per alla
volta di Maidenhead. Sopraggiungevano in questo mentre gli Americani, e
gli assalivano con molta vigorìa. Gl'Inglesi si difendevano con gran
valore, dimodochè le milizie americane, le quali erano andate le prime
all'assalto, si volgevano in fuga, e si ritiravano disordinate. In
questa prima affrontata fu ferito mortalmente il generale Mercer, mentre
faceva ogni sforzo per rannodar i suoi. Ma Washington, veduta la rotta
della vanguardia, e conoscendo ottimamente, che la perdita della
giornata sarebbe stata la totale rovina dei suoi, si spinse avanti colla
sua schiera composta di quelle genti, che avevano avuta la vittoria di
Trenton, e rinfrescò la battaglia. Sopraffatti i due reggimenti inglesi
dal numero e dalla furia del nemico, furon separati l'uno dall'altro, e
si trovarono in grandissimo pericolo. Il colonnello Mawhood, che ne
guidava uno, dopo d'aver sostenuto con maraviglioso ardire per un pezzo
il durissimo assalto, fatto un grande sforzo, e puntando colle baionette
ferocemente, si aprì la via per mezzo gli ordini delle schiere nemiche,
e si ritirò a salvamento a Maidenhead. L'altro, che era la retroguardia,
sostenuta lunga pezza la carica, non potendo aprirsi la via verso
Maidenhead, ritornò per la via di Hillsborough a Brunswick. Un terzo,
che si trovava tuttavia a Princetown, si ritirò anch'esso, dopo un
leggier conflitto, di gran passo a Brunswick. Morirono in questo fatto
degl'Inglesi da cento, e circa trecento furon fatti prigionieri. Dal
canto degli Americani pochi meno morirono. Ma tra questi il generale
Mercer, lodato ed esperto capitano della Virginia, lasciò grandissimo
desiderio di sè nell'animo di tutti, e principalmente in quello di
Washington, il quale lo riputava molto, e teneva caro. Dopo il
combattimento gli Americani fecero la mossa a Princetown.

A levata del dì, accortosi Cornwallis, che gli Americani avevano
abbandonato il campo di Trenton, e conosciuto tostamente, qual fosse il
disegno loro, levatosi anch'esso dal suo si avviò molto tostamente verso
Brunswick, temendo delle bagaglie e munizioni che ammassate vi erano.
Arrivò alla coda dell'esercito americano a Princetown. Washington si
trovava di nuovo in grave pericolo. I suoi soldati erano aggravati dal
sonno, non avendo dormito le due notti precedenti, ed oltreacciò stanchi
dalle fatiche, afflitti dalla fame, pressochè nudi in quella sì aspra
stagione. Aveva alle spalle un nemico, che lo perseguitava, possente di
numero, fresco dal riposo, abbondante di tutte le cose. In tal
condizione, non che potesse sperare di continuar ad offendere, doveva
recarsi a gran ventura, se potesse a luoghi forti e sicuri ritirarsi.
Per il che, lasciata la Terra di Princetown, s'incamminò rattamente
verso le parti superiori e montagnose della Cesarea; e per ritardare il
nemico ebbe rotti i ponti sul fiume Millstone, che corre tra Princetown
e Brunswick. Quindi, valicato il fiume più grosso detto il Rariton,
andava a porre gli alloggiamenti a Pluckemin, dove le sue genti si
riconfortarono dalle sofferte fatiche e dai corsi pericoli. Ma
trovandosi molto debole, ed assottigliandosi il suo esercito ogni dì di
vantaggio pel numero degli ammalati e degli andantisi, deliberò di
accamparsi più in su in un luogo più sicuro. Perchè, dopo che ebbe per
la necessità delle cose tentato colle precedenti fazioni la fortuna, gli
piaceva il procedere sicuramente, e l'uscire il meno che potesse dalla
potestà di sè medesimo. Si ritirò a Morristown nell'alta Cesarea.
Cornwallis, non credendo di poter seguitar il nemico con frutto su per
quelle balze, si avviò a Brunswick, dove trovò il generale Matthews, che
aveva avuto una gran battisoffiola, e già aveva incominciato a sgomberar
le bagaglie e le munizioni. Ma Washington, ricevuti alcuni racimoli di
nuove fanterie, e riconfortati i suoi, fra breve uscì di nuovo alla
campagna correndo tutto il paese sino al fiume Rariton; che anzi,
valicato questo, ed entrato nella contea di Essex, s'impadronì delle
Terre di Newarck, di Elisabetta, e perfino di Woodbridge, di maniera,
che ei signoreggiava tutta la costa della Cesarea, che guarda l'Isola
degli Stati. E seppe così bene, e tanto acconciamente pigliar i posti,
ed affortificargli, che i regj non ebbero ardire di tentare di
sloggiarnelo. In cotal modo l'esercito britannico, il quale aveva corso
vittoriosamente tutta la Cesarea sino alla Delawara, e ridotto in così
imminente pericolo la città stessa di Filadelfia, si trovava ora
ristretto nei soli due posti di Brunswick, e di Ambuosa, i quali
eziandio per la sola via del mare potevano colla Nuova-Jork aver
comunicazione. Così da un esercito presso che ridotto allo stremo fu
salvata Filadelfia, preservata la Pensilvania, ricuperata la Cesarea
quasi tutta, ed il suo avversario vittorioso e potente in istretti
termini confinato; e non che osasse offendere, ridotto alla necessità
del difendersi.

Tutte queste sì inaspettate fazioni acquistarono grandissima riputazione
al capitano del congresso, e tutte le nazioni, non che l'americana,
furono soprapprese da non poca maraviglia. Ognuno lodava la prudenza, la
costanza e l'ardimento del generale Washington. Tutti lo chiamavano il
salvatore della sua patria; tutti lo pareggiavano coi più riputati
capitani dell'antichità, e specialmente col nome di Fabio americano lo
distinguevano. Era egli nelle bocche di tutti gli uomini, e nelle penne
degl'ingegni più elevati. I maggiori personaggi di Europa fecero con
esso lui ogni uffizio di lode e di congratulazione. Così non mancarono
al generale americano nè una insigne causa da difendere, nè l'occasione
di acquistar gloria, nè l'ingegno per usarla, nè la fama che lo
esaltasse, nè tutta una generazione d'uomini atta e molto ben inclinata
a celebrarlo.

Il congresso poi, preso maggior confidenza in lui, ed avendo veduto, che
per opera sua già s'era risvegliata la fortuna della repubblica,
decretò, che nelle consultazioni fatte nelle Diete militari non
foss'egli obbligato alla pluralità dei voti, nè al parere degli
uffiziali generali, coi quali opportuna cosa credesse il consigliarsi.
Volle anzi, che in ogni caso seguisse quei consigli, che di per sè
conoscesse, poter ritornare a maggior benefizio dell'impresa. Ritornò il
congresso a Filadelfia, intendendo di vieppiù riconfortare i popoli.

Le cose intanto continuarono nel medesimo stato tutto l'inverno, e la
maggior parte della primavera. Seguivano però spesse scaramucce tra le
due parti, le quali altro effetto non partorivano, che quello di
tribolare ed istancar l'esercito britannico, e di dar nuovo coraggio
agli Americani. Erano, siccome abbiam detto, le genti del Re ristrette
nelle due Terre di Brunswick e di Ambuosa, donde poco s'ardivano di
saltar fuori, e non potevano non che buscare alla scapestrata,
foraggiare senza pericolo. Perchè non solo la gente assoldata di
Washington, ma gli abitatori stessi della Cesarea a grandissima rabbia
commossi dalle enormità commesse, principalmente dagli Essiani, e parte
anche dagl'Inglesi, prese le armi, saltavan fuori dalle case loro e dai
luoghi opportuni alle insidie, e le bande scorrazzanti con subiti
assalti opprimevano. Quei, che non potevano portar le armi, facevan
l'uffizio di spie, di maniera, che appena, i regj incominciato avessero
una mossa, i repubblicani n'erano informati, e si apparecchiavano a
sturbarla. Questo tanto cambiamento nell'animo dei Cesariani, i quali,
subito dopo le fazioni della Nuova-Jork, dimostrati si erano favorevoli
alle armi del Re, debbesi alla barbara ferità, colla quale i soldati del
Re la guerra esercitavano, intieramente riputare. Si levò in America un
romor universale contro le crudeltà, gli ammazzamenti, i ratti, le
rapine del distruggitore esercito; le quali se convien credere, siano
state esagerate, forza è pur confessare, siano state la gran parte vere.
Questi Essiani naturalmente feroci, per niente avvisantisi nè di
umanità, nè di non umanità, nissun modo conoscendo, che violento non
fosse, nè altra sorta di guerra, che quella di ridur tosto col maggior
possibil danno sì pubblico che privato il nemico a divozione, non
mettevano nissun freno alle voglie loro, nè nissun fine alle
devastazioni. Fu scritto da alcuni, che fosse nata tra questa gente
zotica una opinione, che quelle terre che in America conquistassero,
avessero a diventar loro proprie, e perciò riputassero i possessori di
queste, come naturali nemici loro, che bisognasse spegnere ad ogni modo.
Ma che trovandosi poscia ingannati della opinione loro, venissero in sul
saccheggiare ed abbottinare a guerra rotta le cose mobili. E si disse
ancora, che questi uomini trauzeschi con tanta ingordigia in ciò si
adoperassero, che finalmente ne diventasser sì ingombri di preda, che
fossero male atti alle fazioni militari. Questo desiderio del predare
accrescevano vieppiù gli Americani cogl'improperj contro gli Essiani.
Avvezzi alla libertà detestavano, ed abborrivano quest'imbestiati
mercenarj, i quali non contenti, dicevano, di sopportare il dispotismo
in casa loro, si facevano ancora per pochi denari gl'istromenti della
tirannide in casa altrui, venivano a tramescolarsi in una domestica
querela, dove non avevano interesse di sorta alcuna; che avevan lasciate
le case loro nel vecchio mondo per venir a far beccheria nel nuovo di un
popolo innocente e generoso, il quale non aveva fatto loro ingiuria
alcuna; che anzi aveva ricevuto in luogo di asilo, e confortato
ospitalmente una moltitudine degli antenati loro, che fuggivano una
tirannide simile a quella, che ora vorrebbon essi nell'America
stabilire. A queste parole i Tedeschi si accanivano vieppiù, e
dimostravan coi fatti la rabbia loro. Era un aspetto terribilissimo e
crudelissimo a vedere quella campagna fertilissima abbruciata e
danneggiata in ogni suo bene. Amici e nemici, repubblicani e reali,
tutti erano vittime di tanto furore. Sverginate le donzelle, svergognate
le spose nelle case, e sotto gli occhi dei padri e dei mariti loro.
Molte fuggivano spaventate nelle selve. Ma nemmen là potevan trovare
rifugio contro la bestiale lussuria dei barbari imperversati, che con
ogni diligenza le ricercavano. Le case arse o distrutte, i bestiami o
rapiti, o uccisi; ogni cosa disterminata. Il generale essiano de Heister
non che comportasse tant'enormità a' suoi soldati, dava loro la briglia
in sul collo; ed il generale inglese avrebbe voluto, ma non poteva
frenarle. Erano questi Essiani altrettanto numerosi, quanto gl'Inglesi
medesimi, e non si volevan disgustare. Quindi questa peste pel malo
esempio, e per l'impunità si appiccò alle genti britanniche, sicchè
facevano a gara colle tedesche nel rubare, rapire, violare, ardere, e
guastare. La Nuova-Cesarea ne fu sperperata in fondo. L'America fu
riempita di querele, e la fama di tante ingiurie si sparse per tutta
l'Europa con gran carico dell'Inghilterra. I popoli si raccapricciarono;
particolarmente i Francesi mansueti di natura, nemici agl'Inglesi,
favorevoli agli Americani. Dappertutto si diceva, essere rinati in
America per opera del governo inglese il gotico furore e la
settentrionale barbarie. Ma tanta immanità ritornò in capo, e riuscì
ancor più pregiudiziale agli autori, che non ai sofferitori. Gli amici
in America diventaron nemici, ed i nemici di maggior odio e desiderio di
vendetta si riempirono. I popoli correvano all'armi più unitamente, e
più volonterosamente per cacciar dalle terre loro, come dicevano, quegli
efferati ladroni. Così l'enormità dell'esercito del Re egual danno, e
forse maggiore arrecarono alla causa britannica, che non le armi stesse
di Washington e le risoluzioni del congresso.

Ma questa smania del far suo quello d'altrui aveva anche contaminato
l'esercito americano. Mandavansi a ruba le case, e le proprietà dei
miseri Cesariani sotto pretesto, che fossero leali. Soldati ed uffiziali
in questa brutta usanza si esercitavano. Così gli saccheggiavano gli
Essiani e gl'Inglesi, allegando, fossero ribelli; gli depredavano gli
Americani affermando, fossero leali. Sì oltre procedette la cosa, che
Washington, al quale queste cose infinitamente cuocevano, fu costretto
per raffrenare l'insolenza de' suoi e temperare un tanto furore, a
pubblicar un bando, le più severe pene minacciando ai commettitori di
tante mostruosità.

In questo mezzo i leali facevano vista di voler far novità nelle Contee
di Sommerset, e Worcester in su quel della Marilandia, ed in quella di
Sussex nello Stato della Delawara, siccome pure in su quel d'Albania e
nella contrada dei Moacchi. Vi si mandaron le soldatesche per fargli
stare in cervello. Il congresso decretò, si sostenessero, e si
confinassero a luoghi sicuri i sospetti. In questo tempo il generale
Heath, il quale stava alla guardia delle alture della Nuova-Jork, tentò
il Forte Independenza situato nelle vicinanze di Kingsbridge. Ma quei
che lo guardavano, risposero audacemente, e si preparavano alle difese.
Gli Americani disperando di far frutto per assalto, abbandonata
l'impresa, se ne ritornarono a luoghi alti e forti.

Non facendo sul principio di quest'anno Howe nissun moto, che potesse
dar sospetto agli Americani, ch'ei volesse di breve uscir a campo,
deliberò Washington di usar la presente quiete per liberar dal vaiuolo i
suoi, peste sì terribile a quei popoli. Era stato di questo malore
talmente afflitto l'esercito settentrionale nel varcato anno, che non
altro, se non se gli ostacoli incontrati sui laghi avevano impedito, che
l'esercito inglese non venisse sopra il fiume del Nort. Temevasi nel
presente di una simile calamità per l'esercito del mezzo. Deliberò
Washington di sottomettere tutte le sue genti, e tutti quegli aiuti, che
da varie parti gli pervenivano, ad un generale annestamento del vaiuolo.
La cosa fu con tanta prudenza condotta nel campo, che niuna occasione fu
offerta al nemico di poter far danno. Si ordinò nel medesimo tempo ai
medici dell'ospedale di Filadelfia, innestassero grado grado tutti quei
soldati, che dalle province meridionali erano inviati al campo, e che
venivano a far capo grosso in quella città. Negli altri luoghi di posata
le istesse cautele si usavano, in guisa che si ebbe ottenuto per le
vicine fazioni un esercito esente da un male, che di gravissimi pericoli
poteva diventar cagione. Da quest'esempio delle soldatesche nacque un
insigne benefizio a tutte quelle popolazioni; perchè imitandolo
generalmente, pochi furono coloro, che non usassero l'innesto, e appoco
appoco i popoli diventarono esenti da tal malattia.

Frattanto essendo già trascorsa la stagione sino più oltre di mezzo
marzo, e non potendo Howe uscir ancora a guerra campale per la mancanza
delle tende, e di altre bagaglie, che aspettava dall'Inghilterra,
deliberò di tentare almeno qualche spedizione, che potesse riuscire di
notabil danno al nemico. Avevano gli Americani durante l'inverno fatto
una molto considerabil massa di vettovaglie, di strami e di munizioni di
ogni sorta in quell'alta e montagnosa contrada chiamata Courtland-Manor.
La fortezza del luogo, la vicinità del fiume del Nort, l'opportunità di
poter ricevere dalle occidentali province tutte quelle cose, che là
inviate si sarebbero, e la facilità di farle pervenire all'esercito
cesariano, avevano persuaso ai Capi americani a fare su di quelle alture
la generale riposta. Giace poi più sotto sul fiume del Nort, distante a
cinquanta miglia dalla Nuova-Jork, una piccola Terra chiamata
Peek's-hill, la quale serviva di porto per ricevere le provvisioni, e
rimandarle all'esercito. Ma siccome assalire ad un tratto tutto il
Courtland-Manor era impresa, se non impossibile, molto difficile,
essendo il luogo fortissimo e ben custodito, così il Capitano britannico
si determinò a fare soltanto la fazione di Peek's-hill. Si avviarono
gl'Inglesi a quella volta per la via del fiume. Tostochè ebbero gli
Americani le novelle dell'avvicinarsi del nemico, stimandosi inabili al
resistere, e non isperando per la brevità del tempo rimuover le
munizioni, posto fuoco alle baracche ed ai magazzini, si ritirarono.
Giunti gl'Inglesi sbarcarono. Il danno fu grande; ma non tanto, quanto
se l'erano gl'Inglesi dati a credere, maggiore però di quanto
pubblicassero gli avversarj.

Un'altra somigliante fazione fu fatta dagl'Inglesi alcuni giorni dopo
sulle terre del Connecticut. Avevan gli Americani una gran riposta di
bagaglie e di munizioni a Danbury, grosso borgo del Connecticut nella
contea di Fairfield. Fu commessa la cura di andar a guastarle al
generale Tryon. Oltre la distruzione delle provvisioni, speravasi che i
leali sarebbero accorsi a congiungersi coi soldati del Re. In questo era
Tryon confidentissimo, siccome quegli, che prestava gran fede alle
parole dei fuorusciti, pronti sempre a credere quello, che desiderano.
La sera dei venzette aprile una banda di duemila soldati, passato il
Sound, sbarcò, dopo tramontato il sole, sulla costa del Connecticut tra
Fairfield e Norwalk. E senza metter tempo in mezzo, s'avviò a Danbury,
dove arrivò l'indomani. Il colonnello Huntingdon, che vi era di presidio
con pochi soldati, veduto il nemico vicino, si ritirò in su ai luoghi
forti. Gl'Inglesi non avendo carreggio da trasportar le munizioni, le
guastarono. Fu gravissimo il danno, massimamente per la perdita di
parecchie centinaia di tende, delle quali stava l'esercito americano in
gran bisogno, perdita tanto più grave, che mancavano negli Stati Uniti
le materie atte a poterle rifare. I leali non fiatarono.

Ma intanto la contrada si era levata a romore. Già le milizie,
dimostrando volontà e fede verso la repubblica, si erano aggreggiate a
Reading sotto le insegne del congresso. Arnold, che per caso si trovava
nelle vicinanze occupato nella bisogna dell'arrolare, udito il romore
dell'armi, del quale tanto si dilettava, seguendo quel suo smisurato
ardire, era corso a congiungersi coi compagni a Reading. Il generale
Wooster, il quale dagli stipendj del congresso si era condotto, come
brigadier generale delle milizie, a quei dello Stato del Connecticut,
arrivò da un'altra parte con molte genti. Tutti ardevano di desiderio di
venirne alle mani col nemico. Gl'Inglesi, veduto il pericolo, si
ritirarono a gran passo per la via di Ridgefield. Gli Americani
determinarono di opprimergli, prima che nuovi rinforzi ricevessero.
Wooster molestava agramente, usando l'opportunità dei luoghi, il
retroguardo inglese, quantunque i capitani colle minute artiglierie si
difendessero valorosamente, e si fiancheggiassero con numerose torme di
corridori. Ma finalmente l'Americano, combattendo, piuttosto con
temerità giovanile, che con senil prudenza (era egli nell'età di
settant'anni) fu ferito mortalmente, e portato fuori del campo, dove
poco distante morì con quella costanza istessa, colla quale era vissuto.
I suoi, conosciuto il caso del capitano, si disbandarono. Ma in questo
mezzo era arrivato Arnold a Ridgefield, dove affortificatosi con
barricate e terrapieni ordinava i suoi alla battaglia. Arrivarono
gl'Inglesi, e ne seguì un feroce affronto, che durò assai tempo. I regj
saliti di forza sui dirupi fulminavano gli Americani per fianco. Si
disordinarono questi, e mal grado tutti gli sforzi di Arnold per
rannodargli, si ritirarono alla spezzata a Pangatuck, distante a tre
miglia da Norwalk. Gl'Inglesi impadronitisi di Ridgefield vi
pernottarono, e l'indomani mattina, arse prima alcune case,
ricominciarono a ritrarsi, camminando verso il Sound. Furono di nuovo
incontrati dall'Arnold, il quale aveva raccozzate nuove genti con alcune
artiglierie. Succedevano leggieri e continue avvisaglie dall'una
all'altra riva, ed una più grossa al ponte del fiume Sagatuck. Ma
finalmente gl'Inglesi superiori di numero e di disciplina, superati gli
ostacoli, arrivarono al luogo dove le navi gli aspettavano, ed ivi non
senza però gravi difficoltà e nuove battaglie s'imbarcarono. Il
congresso fece rizzare un monumento a Wooster, e presentò a molto onore
Arnold con un cavallo acconciamente bardato.

Questa spedizione con tanto apparato fatta non francò la spesa. Le
provvisioni distrutte, se si eccettuano le tende, non importarono gran
cosa; e l'arsione delle case di Danbury e di Ridgefield in un coll'altre
bestialità commesse dai regj eccitò a maggior rabbia quei popoli già di
per sè stessi molto ostinati ed ardenti. Si conobbe eziandio, quanto
fossero vane le speranze, che Tryon aveva poste negli aiuti dei leali.
Poichè da parte nissuna si romoreggiò a favor degli Inglesi; per lo
contrario i popoli si levarono a calca, e corsero contro gli assalitori.

Questa medesima fazione degli Inglesi diè origine ad un'altra piena di
molta audacia posta ad effetto dai Connecticuttesi. Avevano questi avuto
notizia, che un abbondanziere inglese, aveva fatto accolta di munizioni
sì da guerra, che da bocca, e specialmente di biade in un piccolo porto
chiamato Sagg-Harbour nell'Isola-Lunga, dove stavano a guardia pochi
fanti, ed un giunco armato di dodici cannoni. Ma ciò nonostante gli
Inglesi stavano a molta sicurezza, perchè tenendo un frequente navilio
nel Sound, non avrebbero potuto recarsi nell'animo, che gli Americani
sarebbero stati sì arditi a volerlo varcare per andar sopra
all'Isola-Lunga. Ma la difficoltà dell'impresa non potè tanto raffrenare
quegli uomini arrisicati, che non tentassero di sorprendere a
Sagg-Harbour con un'improvvisa e subita correria il nemico. A questo
fine il colonnello Meigs, uno degli audaci compagni d'Arnold nella
spedizione del Canadà, superati con incredibile prestezza tutti gli
ostacoli del tragitto, arrivò prima del dì nel luogo delle canove; e,
nonostante la resistenza della guardia e delle ciurme, arse molti legni,
ed ogni cosa distrusse di quelle che stavano sulla marina. Ottenuto
l'intento se ne ritornò a man salva a Guilford nel Connecticut,
conducendo seco non pochi prigioni. Si portarono gli Americani in questo
fatto molto umanamente, astenendosi dal sacco delle proprietà private,
ed avendo anzi ai prigionieri tutte le robe restituite.

Mentre queste cose si facevano, cominciando omai il verno a indolcire,
si avvicinava la stagione del poter osteggiar alla campagna, e nissuno
dubitava, nel presente anno non avrebbero gl'Inglesi lasciato indietro
cosa alcuna per ridur la guerra ad una finale conclusione. Un grosso
esercito stava pronto ad assalire le province americane dalla parte del
Canadà, ed un altro ancor più grosso instava contro quelle del miluogo.
Tutti stavano in grandissima aspettazione delle future cose. Se i
capitani inglesi avessero potuto uscir a campo, tostochè la stagione
avesse svernato, certo è, che avrebbero fatto grandissimo frutto.
L'esercito di Washington si trovava nella primavera tuttavia molto
debole; poichè, quantunque alcuni fra coloro, i quali avevano compiute
le ferme, pregati dai generali, e temendo della totale rovina della
patria, quando l'esercito già debole abbandonassero, fossero rimasti, i
più, inabili a sopportare in mezzo ai campi i rigori del verno, se
n'erano alle case loro ritornati. La bisogna poi dell'arrolare per tutto
il termine della guerra, od almeno per tre anni, procedeva molto
lentamente, nonostanti i promessi vantaggi, ostandovi la natura di quei
popoli, nemici naturalmente di ogni soggezione, ed amantissimi della
personale libertà. Il trarre poi per sorte dalle bande paesane i soldati
d'ordinanza, il che era l'ultimo rimedio, era riputata cosa, siccome
nuova, così piena di molto pericolo. Nè si poteva l'esercito della
Nuova-Cesarea rinforzare col far venir dalle province della
Nuova-Inghilterra, le quali abbondavano d'uomini valorosi e pugnaci,
nuovi aiuti, temendosi di Ticonderoga, del fiume del Nort, e della città
stessa di Boston, dove una moltitudine di armatori americani ridotta si
era colle prede, e contro la quale l'antico odio conservavano
gl'Inglesi. Davano anche sospetto le genti britanniche, che stanziavano
nell'Isola di Rodi, le quali potevano assalire il Massacciusset di
fianco, e correre vittoriosamente le vicine province. Tanta era la
necessità e la difficoltà, in cui si trovavano a quei dì gli Americani
di far gente, che diedero la libertà a servi, cosa, alla quale prima
grandemente ripugnate avevano, e pigliarono ai soldi i novizj dei
mestieri. In tal modo si travagliava nell'inverno e nell'entrante
primavera. Cominciando poi a spirare verso il finir di maggio l'aria più
propizia, correvano gli Americani all'armi volonterosamente, e
Washington ogni dì acquistava nuove forze. Perdettero adunque gl'Inglesi
l'occasione di una facile vittoria, forse, come fu scritto, pel ritardo
delle tende, ed allora ricominciarono la guerra, quando dovevano trovare
più duro incontro. Ignorava Washington; quali avessero ad essere i
disegni di Howe sul modo di fare la vicina guerra, e stava in molta
apprensione, a quali parti fosse il suo avversario per volger le armi.
Temevasi, che, rinnovata la guerra nella Nuova-Cesarea, si avviasse alla
volta della Delawara; la quale valicata su di un ponte, che sapevasi
essere stato a quest'uopo costrutto, s'impadronisse della città di
Filadelfia. Dubitavasi eziandio molto, e quest'era la credenza di
Washington, che il generale inglese si avvierebbe verso le parti
superiori della provincia della Nuova-Jork, montando a ritroso pel fiume
del Nort a fine di cooperar coll'esercito inglese del Canadà, il quale
doveva nel medesimo tempo far impeto contro Ticonderoga; e, superata
questa, venire a congiungersi nelle vicinanze di Albanìa con quello
dell'Howe. Di questa mossa altrettanto più si doveva temere, che, oltre
l'opportunità sua, sapevasi di certo, che già fin dall'anno passato
aveva Howe ricevute istruzioni dai ministri di doverla eseguire; dalla
quale però le sue vittorie dal canto della Nuova-Cesarea, ed il
desiderio nato colla speranza di poter da sè solo porre un pronto fine
alla guerra, l'avevano distratto. In tanta incertezza sulle operazioni
future dell'inimico, Washington, avendo ricevuto i rinforzi, si
determinò a pigliar tali posti, che fossero egualmente opportuni per
potergli contrastare, sia che quegli s'incamminasse ad Albanìa, ossiachè
si volgesse per la Cesarea alla volta di Filadelfia. Adunque le bande,
che appartenevano alle province settentrionali, furon fatte alloggiare
parte a Ticonderoga, e parte a Peek's-hill, quelle delle province di
mezzo, e delle meridionali sino alla Carolina del Nort, nella
Nuova-Cesarea, lasciandone alcune poche per la guardia delle province
più occidentali. In tal modo, se l'Howe si avviava a Filadelfia, avrebbe
trovato da fronte tutte le forze adunate nella Cesarea, e di più quelle
di Peek's-hill, le quali sarebbero scese a tribolarlo sul destro suo
fianco. Se quegli poi si fosse volto ad Albanìa, le genti di Peek's-hill
avrebbero difeso i passi da fronte, e sarebbero rattamente venute in
soccorso loro quelle della Cesarea, le quali avrebbero anche potuto
molestare sul suo fianco sinistro il nemico sulle rive del fiume del
Nort. Se per lo contrario l'esercito inglese del Canadà fosse venuto per
la via del mare a congiungersi con quello dell'Howe sulle spiagge della
Cesarea, potevano le genti di Peek's-hill ad un tratto congiungersi
colle restanti in questa stessa provincia, e fare in tal modo un'oste
gagliarda per difendere Filadelfia. Ma finalmente, se l'esercito del
Canadà puntasse contro Ticonderoga, le bande di Peek's-hill avrebbero
potuto correre in aiuto di quelle, che già avevano in cura di difendere
quella Fortezza. Ma siccome troppo più grande, di quanto si sarebbe
potuto pensare, si era l'importanza di conservare in poter della lega la
città di Filadelfia, così determinò il congresso, si ponesse un campo
sulla riva occidentale della Delawara, sia perchè là andassero a
rannodarsi tutte le leve, che venivano dalle province australi ed
occidentali, e sia perchè servir potesse alle riscosse. Quivi anche
dovevano concorrere tutte le bande paesane della Pensilvania, confortate
da alcuni reggimenti di stanziali. Si fece Capo di quest'esercito
Arnold, il quale si trovava a quei dì in Filadelfia. Fatte tutte queste
cose, Washington levatosi dal campo di Morristown andò il dì 28 maggio a
pigliar con tutto l'esercito gli alloggiamenti a Middlebrook a poche
miglia distante da Brunswick sulla sinistra riva del Rariton in una
contrada difficile e montagnosa, dove non poteva essere sforzato. Quivi
attendeva a fortificarsi maggiormente, ed in pochi dì questo nuovo campo
diventò non che forte, pressochè inespugnabile. Aveva da fronte alcune
creste di monti ed il fiume Rariton, che colle sue giravolte lo
proteggeva. Alle spalle poi, e da fianco luoghi alpestri e sicuri.
Signoreggiava ancora tutto il paese da Brunswick sino ad Ambuosa,
dimodochè potevano gli Americani discoprir tosto qualunque mossa, che
gl'Inglesi si facessero. Erano in questo mentre nell'esercito americano,
inclusi i Caroliniani del Nort e le milizie della Cesarea, quindici
migliaia di soldati, od in quel torno, tra i quali però si contavano
molto servidorame, ed alcune bande indisciplinate.

Spinto Howe sempre da quella fatale necessità, la quale fu la cagione
manifesta della perdita di tutta l'impresa, e per cui non avendo mai
voluto volgersi su pel fiume del Nort verso il Canadà per cooperare, e
congiungersi con quell'esercito, si era ostinato a portar l'armi nella
Cesarea e nella Pensilvania, aveva fatto il disegno di penetrare per la
prima di queste province sino alla Delawara, cacciandone del tutto
Washington, e riducendo la contrada a tale stato di divozione, che la
comunicazione tra l'esercito e la Nuova-Jork ne fosse libera, ed esente
da ogni pericolo. Pensava egli, che o Washington avrebbe accettata la
battaglia, nel qual caso nissun dubbio aveva di non rimanerne colla
vittoria; ovvero si sarebbe grado grado ritirato, il che pareva più
probabile; ed allora, posate le cose della Cesarea con assicurarla alle
spalle, e diminuito il numero ed il coraggio dei nemici per la
prosperità della vittoria, si sarebbe, sperava, ad un tratto sul ponte,
che si era a questo uopo apparecchiato, potuto valicar la Delawara, ed
insignorirsi affatto di Filadelfia. Il generale americano non avrebbe
potuto preservar questa città senza mettersi al pericolo di una
battaglia, che l'Inglese molto desiderava. Ma se gl'impedimenti da
incontrarsi nella Nuova-Cesarea non si fossero potuti superare senza
molto o sangue o perdita di tempo, intendeva di usar l'opera
dell'armata, e di quel numero grandissimo di navi passeggiere, che si
avevano in pronto alla Nuova-Jork. Per mezzo di questo navilio potevasi
l'esercito trasportar per la via del mare, od alle bocche della
Delawara, e di là per a Filadelfia, ovvero a quelle del golfo di
Chesapeak, pel quale si aveva l'adito facile alle parti più interne
della Pensilvania, e più vicine alla città stessa di Filadelfia.
Nell'uno e nell'altro caso sarebbe questa venuta in poter degli Inglesi.
Il che ottenutosi, si sarebbe quivi fatto la massa generale, e potuto
portar la guerra nel cuore stesso delle nimichevoli province della
Pensilvania, della Virginia, e della Marilandia; le quali, e per i
grossi fiumi che vi corrono, e pei profondi bracci di mare, che vi
penetrano, si trovavano molto esposte alle offese di un nemico tanto
potente sull'armi marittime. Ma egli è evidente, che il primo scopo, al
quale doveva attendere il generale inglese, quello era della distruzione
dei Washingtoniani, e perciò prima di venirne al mezzo del trasporto per
la via del mare volle tentar la fortuna nella Cesarea, proponendosi di
usar ogni arte per astringere il nemico alla battaglia. Per la qualcosa,
avendo ricevuto d'Europa le tende, ed altri arnesi necessarj al
campeggiare, con alcuni aiuti, principalmente di lanzi, sul cominciar di
giugno, passò egli stesso in persona sulle rive della Nuova-Cesarea, e
fe' marciare tutto l'esercito a Brunswick, lasciata però una sufficiente
guardia in Ambuosa. Quivi, considerata molto bene la fortezza del campo,
nel quale si era Washington riparato, non si ardì assaltarlo; e perciò,
dimorato ivi prima alcuni dì, e così avendo appresentato la giornata al
nemico, ed avendola questo rifiutata, deliberò di far le viste di
volersi incamminare alla volta della Delawara. Pensava, che l'Americano,
veduto il pericolo di Filadelfia, avrebbe per seguitarlo abbandonato
quel posto inespugnabile. Ma Washington, che non voleva mettersi alla
stretta dei fatti d'arme, se non al sicuro, non si muoveva. Ordinava
intanto, avendo veduto da queste dimostrazioni del nemico, che il
disegno suo era, di continuar la guerra non contro i passi, che guidano
verso il Canadà, ma sibbene nella Cesarea, venissero in suo aiuto le
genti di Peek's-hill. Metteva insieme una torma di cavalleggieri sotto
gli ordini del colonnello Morgan, quello stesso, che con sì smisurato
valore aveva combattuto nell'assalto di Quebec, acciò pizzicasse alla
sfuggita il sinistro fianco dell'esercito inglese, e gli scorrazzanti
frenasse ed opprimesse Sullivan; il quale con una grossa schiera stava
alle stanze di Princetown, ebbe ordine di ritirarsi a luogo più sicuro
sul Rocky-hill. Ma Howe, veduto, che Washington non si lasciava pigliare
a queste dimostrazioni, determinò di avviarsi in fatti, ed avvicinarsi
vieppiù alla Delawara. Perciò, la mattina dei 14 di giugno, molto per
tempo, tutto l'esercito britannico, lasciati duemila soldati di guardia
a Brunswick, si moveva diviso in due colonne verso quel fiume. La testa
della prima condotta dal Conte di Cornwallis, e che seguitava la via a
dritta, arrivava allo spuntar del giorno a Sommerset-Court-House a nove
miglia distante da Brunswick. La sinistra guidata dal generale de
Heister giungeva nel medesimo tempo a Middlebush, Terra situata più
sotto sulla strada per a Princetown. Ma Washington, che pur persisteva
nel voler temporeggiare la guerra, non si lasciava aggirare.
Considerava, che il nemico non si sarebbe attentato, seppure non si
determinasse temerariamente, il che dell'Howe prudente e circospetto
capitano non si poteva sospettare, di recarsi sino sulle rive della
Delawara, e passar questo fiume, avendo un esercito nemico a combattere
sull'opposta riva, ed un altro più grosso alle spalle. Era altresì cosa
evidente, che se l'intendimento del generale inglese fosse stato di
varcar già fin d'allora la Delawara, là sarebbe corso velocemente senza
fare alcuna ristata, e non avrebbe indugiato, come fece, a mezza strada.
Nè era nascoso all'Americano, che l'Inglese era camminato sin là,
sciolto e spedito, lasciando a Brunswick tutta la salmerìa, i battelli
ed i ponti. Bene adunque ponderate tutte queste cose, molto
prudentemente giudicò Washington, che l'intenzione del nemico non era
già di correre alla Delawara, ma sibbene di cavarlo dal forte campo di
Middlebrook, ed in tal modo trovar occasione, od anche indurlo alla
necessità di una battaglia. Laonde non fece alcun motivo, ma continuò a
starsene quietamente dentro il suo alloggiamento. Solo, essendo così
vicino il nemico, arringò le sue genti in ordine di battaglia sui poggi
che difendevano gli alloggiamenti da fronte, e così continuaron esse
tutta la seguente notte. Intanto le milizie cesariane correvano all'armi
da ogni parte; e Sullivan colla sua schiera si era, marciando sulla
sinistra riva del Millstone-river, avvicinato al Rariton, di maniera che
e potesse ritardare con frequenti badalucchi il nemico da fronte, ed
accozzarsi all'uopo col generale Washington.

Conosciuto Howe, che l'avversario non si lasciava pigliare a quei
tranelli, e che le minacce a voler correre alla Delawara erano state
infruttuose, volle provare, se la sembianza della paura, e della
precipitosa ritirata verso Ambuosa lo potessero adescare, ed in tal modo
acquistare la occasione di combattere. Per la qual cosa la notte dei 19,
lasciati gli alloggiamenti, in cui già aveva incominciato ad
affortificarsi, si ritirava con grandissima celerità a Brunswick, e
quindi colla celerità medesima ad Ambuosa. Durante questa mossa andaron
gl'Inglesi ardendo le case, o per furor soldatesco, o forse per vieppiù
infiammar il nemico a seguitargli. In Ambuosa, gettato il ponte, che
apparecchiato avevano pel passaggio della Delawara, sul canale che
divide la terra-ferma dall'Isola degli Stati, traghettarono tosto in
questa le salmerìe, e tutti gl'impedimenti più gravi. Poscia le genti
stesse cominciarono a varcare, sicchè pareva che tutto l'esercito
sarebbe in poco d'ora dentro di quell'isola ridotto, come se avesse
perduto ogni speranza, ed abbandonato del tutto il disegno di annasar
più oltre la Cesarea. A questo scaltrimento dell'Howe si lasciò
Washington, nonostante la sua natura molto circospetta, ingannare.
Ordinò pertanto prima ai generali Greene, Sullivan e Maxwell,
seguitassero con grosse bande il nemico che indietreggiava; ma i due
ultimi arrivarono troppo tardi. Morgan però co' suoi cavalleggieri lo
andò infestando alla coda; e lord Stirling col colonnello Conway, lo
noiarono sul sinistro fianco. Tuttavia potettero far poco frutto,
marciando l'Inglese con grande circospezione, e molto grosso in sul
retroguardo. Poi Washington istesso con tutto l'esercito, lasciato il
suo sicuro alloggiamento de' colli di Middlebrook, volendo difendere da
ogni insulto le bande mandate avanti, andò a porre il campo a
Quibbletown, Terra situata sei o sette miglia più prossimamente ad
Ambuosa. Lord Stirling occupò con una forte squadra il luogo detto
Metuckin più sotto verso questa città. Si determinò Howe ad usar
prontamente quella occasione, che astutamente aveva aperto a sè stesso.
Incontanente la notte dei 25 richiamò le sue genti dall'Isola degli
Stati sulla terra-ferma della Cesarea, e la mattina de' 26 marciò
minaccevolmente contro gli Americani, avendo diviso il suo esercito in
due schiere. Tre eran le parti del suo disegno; quello di tagliare il
ritorno ai corridori dei nemici; l'altro di combattere il grosso
dell'esercito loro; e finalmente l'ultimo, facendo marciare una grossa
banda sulla sinistra molto celeremente, andar ad impadronirsi dei passi
delle montagne, pei quali si ha la via al campo di Middlebrook, acciochè
Washington non potesse più andarvi a cercar rifugio. La destra schiera
guidata da Cornwallis era destinata a compir quest'ultimo fine, e perciò
ella si avviava a gran passi per la via di Woodbridge alle Pianure
Scozzesi. La sinistra condotta dall'Howe in persona camminava per la
strada di Metuckin. Era l'intento dei capitani inglesi, che queste due
schiere si congiungessero l'una coll'altra al di là di Metuckin sulla
strada, che da questo luogo conduce alle Pianure Scozzesi; e che quindi
di nuovo separatesi, la sinistra si voltasse rattamente contro il fianco
sinistro dell'esercito americano alloggiato a Quibbletown, e la dritta
nel medesimo tempo andasse ad occupar i colli posti sulla sinistra del
campo di Middlebrook. Quattro battaglioni con sei bocche da fuoco
alloggiavano a Bonhamtown per assicurar Ambuosa da ogni assalto
improvviso. Ordinato in tal modo l'esercito inglese camminava molto
celeremente non senza grande speranza della vittoria. Ma la fortuna, che
voleva serbar gli Americani a miglior destino, disordinò ad un tratto il
ben composto disegno dei capitani britannici. Lord Cornwallis, varcato
che ebbe Woodbridge, s'incontrò in una masnada di settecento veliti, o
sia corridori americani. Ne seguì un abboccamento, nel quale non
indugiaron molto i repubblicani a voltar le spalle. Ma intanto il romor
dell'armi, poscia le certe novelle recate dai fuggiaschi fecero
avvertito Washington, che stava molto ritenuto, del vicino e gravissimo
pericolo, nel quale si trovava. Si risolvette tostamente a ricuperare
con celerità quello, che forse con imprudenza aveva abbandonato.
Lasciato adunque tosto l'alloggiamento di Quibbletown se ne andò
difilato a ripiantar di nuovo il campo a Middlebrook, dove giunto mandò
senza metter tempo in mezzo grosse guardie ad assicurarsi i passi sulla
sinistra, pei quali intendeva Cornwallis di penetrare sino sulle alture.
Quest'intanto, sbaragliate senza fatica le prime bande di corridori che
battevano le strade, s'incontrò finalmente nella schiera del Lord
Stirling grossa di tre migliaia di combattenti, la quale fe' le viste di
volergli contendere il passo. Aveva il capitano americano molto
acconciamente ordinato le sue genti in mezzo alle selve, e protettele
con molte artiglierie. Ma gl'Inglesi e gli Essiani, eccitati gli uni e
gli altri da emulazione, diedero dentro con tanta furia, che ne furono
tosto gli Americani disordinati, e costretti a dar luogo. Perdettero in
questo fatto molti morti, feriti e prigionieri, con tre pezzi di
artiglierie. Gl'Inglesi gli seguitarono sino dentro Westfield, sebbene
con poco frutto per le selve, e per l'intenso calore della giornata.
Lord Cornwallis, conosciuto che i passi erano diligentemente guardati, e
disperatosi di poter ottenere l'intento suo, ritornò per la via di Raway
ad Ambuosa. Howe medesimamente, veduto rotto, e guasto affatto il suo
disegno per la subita ritirata di Washington al sicuro nido di
Middlebrook, se ne tornò anch'esso in quella città. Le brigate di Scot e
di Conway gli seguitarono alla seconda, e gli accompagnarono sino in sui
confini, senza però offendergli in alcuna parte, perchè camminarono
rannodati e cauti.

Ora i capitani britannici andavano considerando, che il voler seguitare
ad osteggiar nella Cesarea, e per questa penetrare sino alla Delawara
sarebbe non solo cosa inutile per l'ostinazione del nemico a non voler
venirne ad una battaglia giusta, ma ancora per la fortezza de' luoghi, e
per la nimistà degli abitatori, perniziosa oltre modo; perciocchè già la
stagione s'inoltrava, e non v'era più tempo da perdere in ispedizioni
infruttuose. Si risolvettero adunque di andar per la via del mare ad
assaltar la Pensilvania (seguendo sempre quel pensiero loro di voler
operare da sè, e non in congiunzione dell'esercito canadese, del quale
già si avevano gli avvisi certi, avesse investito Ticonderoga; ed
incerti, ma probabili, se ne fosse fatto padrone). Perciò tutto
l'esercito, varcato il canale, passò nell'Isola degli Stati; e poco
stante gli Americani entrarono in Ambuosa.

I grandi apparecchiamenti che si facevano dagl'Inglesi nell'Isola degli
Stati, ed in tutta la provincia della Nuova-Jork pel trasporto
dell'esercito per la via del mare, e l'incertezza del luogo, nel quale
dovesse andare a ferire una sì grande tempesta, teneva sollevate tutte
le province americane. Si temeva di Boston, del fiume del Nort, della
Delawara, del Chesapeak, e perfino di Charlestown nella Carolina, dove
era una considerabile canova di viveri e di munizioni. Il generale
Washington stava vigilantissimo, e teneva continue e segrete pratiche
coi repubblicani della Nuova-Jork, i quali giornalmente lo
ragguagliavano di quanto vi si diceva e faceva; e secondochè gli avvisi
o la fama portavano, che questo o quell'altro luogo avesse ad essere la
meta della spedizione, mandava tostani procacci, perchè si ordinassero
alle difese. Ma in questo avevano gl'Inglesi il vantaggio; perchè
procedendo per la via del mare, potevano riuscir improvvisi nel proposto
luogo innanzi che si fossero gli abitanti apparecchiati, od avessero le
soldatesche potuto marciare in soccorso. Potevano gl'Inglesi già aver
fatti notabili progressi prima, che questi arrivassero.

Ma fra tutti gli oggetti, ai quali potesse Howe tener la mira,
avvisavano benissimo gli Americani, che due, siccome i principali,
fossero anco i più probabili. Questi erano, o la conquista di
Filadelfia, o la cooperazione pel fiume del Nort coll'esercito canadese.
Quale però de' due avesse ad anteporre, non era facil cosa il definire.
Perciò si stava Washington molto perplesso, e non si moveva dal suo
campo di Middlebrook, dal quale poteva e sicuramente temporeggiar con
gli accidenti, ed all'uopo correre con eguale prestezza a Filadelfia, od
alle parti superiori dell'Hudson. In questo stato di cose una mossa
dell'Howe lo persuadeva, che quest'intendesse di far la fazione
d'Albania. Il navilio inglese da Princesbay, luogo poco lontano da
Ambuosa, fu ridotto più in su verso la Nuova-Jork a Watering-place, e
tutto l'esercito colle munizioni e le bagaglie, lasciata la costa vicina
ad Ambuosa, se ne era ito ad alloggiar nella punta settentrionale
dell'Isola degli Stati. Sopra che Washington, ordinato che due
reggimenti di fanti ed uno di cavalleggieri rimanessero nella contrada
tra Newark ed Ambuosa per difenderla contro le improvvise correrìe, se
ne tornava col grosso del suo esercito nel suo campo di Morristown.
Quivi era più vicino all'Hudson, e non tanto lontano da Middlebrook, che
non potesse subitamente di nuovo occuparlo, quando il nemico facesse
un'altra volta un impensato motivo sulla Cesarea. Spediva altresì
Sullivan con una forte schiera sino a Prompton sulla via di Peek's-hill,
acciocchè secondo il bisogno potesse spacciatamente recarsi a
quest'ultimo luogo, o ritornare a Morristown. In questo mezzo si
rinfrescava vieppiù la fama, che Burgoyne, capitano generale
dell'esercito britannico sui laghi, era comparso molto grosso sotto le
mura di Ticonderoga. Per la qual cosa il generale americano, sospettando
viemmaggiormente della cooperazione dei due eserciti dell'Howe e del
Burgoyne sulle rive dell'Hudson, ordinò tosto a Sullivan, si recasse a
Peek's-hill, ed egli stesso andò ad alloggiare a Prompton, e poscia
anche a Clove. Si ebbero poco poi le novelle della resa di Ticonderoga;
e nel medesimo punto s'intese, che il navilio dell'Howe era venuto sino
alla città della Nuova-Jork, e che anzi molti legni passeggieri già
erano entrati nel fiume del Nort, e andati su sino a Dobbsferry, dove il
fiume dopo di essersi notabilmente allargato, come quasi in un lago, che
chiamano mare Tappan, di nuovo si ristringe. Questi tentativi giunti
alla evidente opportunità dell'impresa, cancellarono quasi ogni dubbio
nella mente di Washington, che l'intendimento del nemico quello fosse di
far forza su per le rive dell'Hudson, e di levar i difensori di sopra
quei passi per cooperar poscia coll'esercito canadese. Perciò comandava
a Sullivan, che, immantinente varcato il fiume, andasse ad accamparsi
dietro Peek's-hill sulla sinistra sponda di questo. Istessamente commise
a lord Stirling di passare, e d'andar a congiungersi con Putnam, il
quale era alla guardia delle alture, delle quali si stava in tanta
gelosia. Ma, siccome le navi più grosse, ed una parte delle sottili si
erano ridotte da Watering-place a Sandy-Hook verso l'aperto mare, e per
alla volta della Delawara, e che il grosso dell'esercito inglese
stanziava tutt'ora nell'Isola degli Stati, non istava del tutto
Washington senza sospetto, che Howe fosse per imbarcarsi, ed andar sopra
a Filadelfia.

In mezzo a queste incertezze, e mentre il capitano americano s'ingegnava
ad ogni modo di penetrare nell'intento dell'Inglese, e questi si
sforzava d'ingannarlo con vane dimostrazioni sulle rive del fiume del
Nort, ecco, che pervennero le novelle di un caso, il quale, quantunque
in sè stesso di poca importanza, molto però rallegrò da una parte gli
Americani, e dall'altra molto rattristò gl'Inglesi. Comandava alle genti
britanniche, che alloggiavano nell'Isola di Rodi, il maggior generale
Prescott, il quale trovandosi dentro di un'isola, e le acque all'intorno
tutte essendo corse da frequenti navilj del Re, ed avendo una soldatesca
molto superiore a quella, che ne' vicini luoghi avrebbero i nemici
potuto adunare, se ne viveva molto confidentemente a mala guardia. Gli
Americani, che ardentemente desideravano di rappigliare pel generale
Lee, deliberarono di sorprendere Prescott, e condurlo prigione sul
continente. Pertanto la notte dei dieci luglio il luogotenente
colonnello Barton con una masnada di quaranta soldati delle milizie
rodiane molto pratiche dei luoghi, s'imbarcò sui battelli atti a pescar
balene, e dopo d'aver navigato per ben dieci miglia, e schivato con
mirabile destrezza le navi nemiche, che non eran poche, sbarcò sulla
costa occidentale dell'Isola tra Newport e Bristol-Ferry. Di là
s'avviarono rattamente, e con grandissimo silenzio all'alloggiamento di
Prescott. Quivi si assicurarono con somma accortezza delle sentinelle,
che custodivano la porta, ed un ajutante di campo entrato a gitto nella
camera, dove il generale dormiva quietamente, lo arrestò. Poscia senza
nemmen dargli tempo si vestisse, lo condussero con eguali segretezza e
felicità a salvamento alle terre loro. Gli Americani ne fecero gran
festa, perchè speravano di poterlo scambiare con Lee. Prescott ne sentì
grandissimo cordoglio; poichè da poco tempo era stato liberato dalle
mani degli Americani per mezzo degli scambj, dacch'era venuto in potestà
loro nella guerra canadese. Oltreacciò aveva egli poco tempo prima con
insolenza barbara posto un taglione addosso al generale Arnold, come se
questi stato fosse un ladro od un assassino. Del che Arnold, si era
rappigliato col porre addosso a Prescott un taglione minore del suo. Il
congresso rendè molte grazie a Barton, e lo presentò con una spada.

Intanto la grandezza degli apparati, che si facevano dall'Howe per
fornir l'armata, ed alcune mosse di questa accrescevano nella mente del
generale americano il sospetto, che quello che dapprima aveva creduto,
fosse il primo scopo dell'Inglese, cioè il campeggiar le contrade
dell'Hudson, non fosse altro che una vana dimostrazione. Grado grado si
accostava vieppiù all'opinione, che il vero intento suo fosse
d'imbarcarsi, e d'andare per la via del mare a percuotere la città di
Filadelfia, sedia e capo di tutta la lega. Perciò si ritirava appoco
appoco da Clove, e spartiva il suo esercito in molte bande spedite,
acciocchè potessero con più facilità correre in aiuto dei luoghi
assaltati. Pregava il congresso, adunasse spacciatamente le milizie
della Pensilvania, e quelle delle basse contee della Delawara, le prime
a Chester e le seconde a Wilmington. Instava, che si ponessero le
vedette sopra i capi della Delawara per sopravvedere i mari, spiare e
prontamente avvisare l'arrivo del nemico. Ricercava il governatore della
Nuova-Cesarea, facesse correre alle insegne le milizie dei distretti
vicini a quel fiume; e che facessero capo grosso a Gloucester, piccola
Terra situata sulla sinistra riva poco sotto a Filadelfia.

Nonostante tutta la diligenza che usavano i fratelli Howe nei
preparamenti del tragitto, e l'opera assidua delle ciurme di più di
trecento navi, si penò molto a fornire le cose necessarie, sicchè
l'armata coll'esercito a bordo non potette salpare da Sandy-Hook, se non
il giorno 23 di luglio. S'imbarcarono a questa spedizione trentasei
battaglioni tra Inglesi ed Essiani, inclusi i fanti leggieri, i
granatieri, una banda di Jorchesi nominata i corridori della Regina, ed
un colonnello di cavalleggieri. Seguiva un acconcio fornimento di
artiglierie. Sette battaglioni con un colonnello di cavalleggieri, e le
rimanenti bande paesane continuarono a stanziare nella Nuova-Jork per la
difesa della provincia. Altrettanti ne furono lasciati nell'Isola di
Rodi. Fu scritto, che Howe avesse in animo d'imbarcar più genti; ma che
avendo Clinton, che, partito Howe, doveva rimanere in grado supremo di
dignità, dimostrato il pericolo, che si correva per la debolezza delle
guernigioni, per la vastità dei luoghi, e per la frequenza dei porti,
abbia consentito a lasciar indietro sì gran numero di soldati. Così
l'Inghilterra per errore o dei ministri o dei capitani, invece di una
grossa e poderosa oste, aveva in America tre eserciti minori, da
ciascuno dei quali non si poteva sperare la vittoria certa; uno nel
Canadà, un altro nell'Isole della Nuova-Jork, e di Rodi, ed un terzo,
che viaggiava sulle navi alla volta di Filadelfia. Ma forse credettero
essi, che in un paese, come quello era in cui si guerreggiava,
interrotto sì frequentemente da laghi, da fiumi, da selve e da ogni
sorta di luoghi difficili e forti, dovesse riuscir più efficace l'opera
di tre eserciti pronti e spediti, che non quella di un più grosso, e per
conseguente più impedito dalla moltitudine delle salmerìe. La quale
escusazione sarebbe per avventura accettabile, se i capitani britannici
invece di giocare, come si suol dire, allo sbaraglino, ed operar, come
fecero, alla spartita, avessero, congiungendo i consiglj loro, l'uno
aiutato l'altro, ed unitamente a qualche grande e comune impresa fossero
concorsi. Quale di questo sia la verità, i progressi che faceva grandi
verso le fonti dell'Hudson l'esercito del Burgoyne, il timore dei futuri
assalti dell'Howe, e l'incertezza del luogo, dov'egli avesse a ferire,
tenevano sospesi ed in grandissima apprensione gli animi di tutti sul
continente americano. Si aspettavano le battaglie, che ognuno riputava,
dovessero riuscire altrettanto aspre e sanguinose, quanto importanti e
decisive.


FINE DEL VOLUME SECONDO



TAVOLA DELLE COSE CONTENUTE NEL TOMO SECONDO


  LIBRO QUINTO                                          _pag._   3

  _Sommario._ — Sito di Boston. Condizione dei due eserciti.
  Le province fanno apparecchj di guerra. Presa di Ticonderoga.
  Guerra di Boston. Battaglia di Breed's-hill. Nuovo congresso
  in Filadelfia. Giorgio Washington eletto capitano generale.
  Si conduce al campo di Boston. Il congresso fa nuovi ordini
  pell'esercito. Elogio patetico del dottor Warren. Il
  congresso fa provvisioni di pecunia. Assicura gl'Indiani.
  Suo manifesto. Solennità religiose per muovere i popoli.
  Dicerìa del congresso al popolo inglese. Altra al Re della
  Gran-Brettagna. Altra al popolo irlandese. Sua lettera ai
  Canadesi. Vicende nel Canadà. Risoluzione del congresso
  intorno gli accordi proposti da lord North. Articoli di lega
  tra le province proposti dal congresso. I governatori regj
  si oppongono ai disegni dei popolari, e notabili effetti,
  che ne seguono. Il Massacciusset incomincia a tentar
  l'independenza. Ma le altre province vanno a rilento. Guerra
  guerriata presso Boston. Gravi difficoltà, in cui si trova
  Washington. Gage ha lo scambio nell'Howe pel capitanato
  generale delle genti inglesi. Ardire degli Americani in sul
  mare. Strettezze di Howe. Invasione del Canadà. Magnanimità
  di Montgommery. Presa di Monreale. Mirabile impresa condotta
  a fine da Arnold. Assalto di Quebec. Morte di Montgommery.

  LIBRO SESTO                                              »   168

  _Sommario._ — Condizione delle Sette in Inghilterra. Mala
  contentezza dei popoli. I ministri accattano soldati in
  Germania. Parlamento convocato. Disegni della Francia.
  Disegni dei ministri inglesi. Dicerìa del Re al Parlamento.
  Gravi battoste, che ne seguono. Prevalgono i ministri.
  Commissarj in sui perdoni. Guerra di Boston. Gl'Inglesi
  sforzati a votarlo. Nuovi romori nella Carolina
  Settentrionale. Successi prosperi del congresso sul mare.
  Guerra canadese. Lodi di Montgommery. Disegni degl'Inglesi
  contro la Carolina Meridionale, e feroce assalto dato da essi
  al Forte Moultrie. Strana condizione dell'America. I popoli
  vi si dispongono all'independenza, e per quali cagioni. Il
  congresso pone il partito dell'independenza. Orazione di
  Riccardo Enrico Lee in favor dell'independenza. Orazione di
  Giovanni Dickinson contro la medesima. Il congresso chiarisce
  l'independenza. Esultazioni dei popoli.

  LIBRO SETTIMO                                            »   276

  _Sommario._ — I regj assaltano con grand'apparato di
  guerra l'America. Abboccamento per gli accordi. Rotta di
  Brooklin. Nuovo abboccamento per gli accordi. I regj
  s'impadroniscono della città di Nuova-Jork. I Forti
  Washington e Lee vengono in poter loro. Corrono vittoriosi
  la Cesarea. Pericolo di Filadelfia. I regj s'arrestano sulla
  Delawara. Lee fatto prigione. Guerra indiana. Guerra
  canadese. Virtù del congresso, e di Washington nell'avversa
  fortuna, e deliberazioni loro per ristorarla. Facoltà
  dittatoria conceduta a Washington; ed in qual modo la usa.
  Maneggi del congresso presso il governo di Francia. Vi manda
  Franklin. Qualità di quest'uomo. La fortuna d'America
  risorge a Trenton, e come. Prudenza, e valore maraviglioso
  di Washington. Howe dopo varie mosse abbandona la Cesarea.
  S'imbarca alla Nuova-Jork per portar la guerra altrove.

FINE DELLA TAVOLA



Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
grafie alternative (Isola Lunga/Isola-Lunga, terraferma/terra-ferma,
Albania/Albanìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori
tipografici.





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